Landini in Calabria: “Il referendum è un’opportunità per rimettere al centro il lavoro e i diritti”

I Referendum «permettono di cancellare leggi sbagliate che hanno precarizzato il lavoro e di estendere i diritti a chi oggi non li ha. Si tratta di rimettere al centro la dignità del lavoro, superare la logica degli appalti e subappalti che riduce la qualità, mette a rischio la sicurezza e sta facendo morire persone». È quanto ha detto Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro per un nuovo appuntamento della campagna referendaria che lo vede impegnato nella nostra regione.

Accompagnato dal segretario generale della Calabria, Gianfranco Trotta, e introdotto dal segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese, Landini ha incontrato studenti e precari nell’aula magna C dell’Ateneo, alla presenza di numerosi dirigenti, docenti ed esponenti politici e istituzionali del capoluogo.

Riferendosi in particolare alla Calabria, il segretario ha richiamato l’emergenza dell’emigrazione giovanile e del lavoro povero: «In tanti, giovani e laureati, sono costretti a lasciare il proprio territorio per mancanza di prospettive. Superare il sistema degli appalti significa anche contrastare gli spazi lasciati alla malavita organizzata, che si infiltra nell’economia dove mancano regole e controlli».

Landini ha ribadito inoltre il legame tra precarietà e criminalità organizzata, denunciando «150 anni di connivenze politiche con mafia, camorra e ’ndrangheta che hanno favorito la concentrazione della ricchezza in mano a pochi, l’evasione fiscale e i condoni».

Sul tema della partecipazione al voto, il leader della Cgil ha lanciato un appello diretto: «Chi invita a non andare a votare ha paura del cambiamento. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta: non si vota per qualcuno, si vota per cambiare leggi che hanno tolto diritti e dignità. E noi sentiamo che il quorum può essere vicino».

«Stiamo portando avanti questa campagna referendaria attraversando i territori, andando in mezzo alla gente, nei luoghi di lavoro, nelle aziende, nelle università, come oggi qui all’Università Magna Graecia. Stiamo cercando, nei tempi e nei modi possibili, di creare occasioni di confronto reali, dove il segretario generale della CGIL, oggi qui con noi, possa ascoltare, discutere e aprire un dialogo vero con le persone. Un dialogo che richiede tempi distesi, non quelli della fretta, perché il confronto sulle questioni del lavoro ha bisogno di ascolto e di approfondimento», ha detto il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese, introducendo i lavori e passando poi la parola al sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita per un saluto.

«L’8 e il 9 giugno andrò a votare e voterò 5 Sì, ma ciò che conta davvero è il valore della partecipazione», ha esordito il sindaco Nicola Fiorita, che ha scelto di non entrare nel merito dei quesiti, lasciando spazio agli esperti e ai promotori del referendum, ma ha voluto sottolineare l’importanza del voto come espressione fondamentale della democrazia. «La democrazia non è solo il governo di chi ottiene più voti, ma un sistema di regole, contrappesi, limiti costituzionali e confronto tra idee. Si può legittimamente scegliere il proprio orientamento, ma utilizzare l’astensione per condizionare il risultato significa danneggiare il nostro sistema democratico», ha aggiunto.

Per il sindaco, il rischio è che la disaffezione al voto possa progressivamente intaccare uno dei pilastri fondamentali della democrazia: «Il voto deve essere uno strumento di confronto libero e trasparente», ha concluso Fiorita.

Ad entrare nel vivo del confronto, la testimonianza del rappresentante delle Rsu dell’Università “Magna Graecia”, Ivan Caroleo, ha posto l’attenzione sulle criticità che investono il personale precario dell’Ateneo di Catanzaro, sottolineando come il problema del precariato coinvolga oggi almeno il 60% del personale.

«Esistono due principali categorie di lavoratori precari – ha spiegato Caroleo –: i tecnologi a tempo determinato, in attesa di una definitiva stabilizzazione dopo anni di precariato, e i lavoratori interinali, soggetti a continui rinnovi di contratti a breve termine, pur svolgendo mansioni essenziali per il funzionamento dell’università».

Caroleo ha quindi auspicato che si possano individuare soluzioni concrete per superare questa situazione e garantire stabilità lavorativa a chi da anni contribuisce con competenza e professionalità alla vita dell’Ateneo.

Durante l’incontro all’Università Magna Graecia di Catanzaro, il rappresentante degli studenti Giovanni Oliverio ha portato la voce della comunità studentesca, sottolineando le difficoltà che oggi vivono gli universitari: dall’insufficiente sistema di diritto allo studio al precariato, fino alle criticità dell’accesso a Medicina e al problema degli stipendi per dottorandi e specializzandi.

«Troppo spesso gli studenti si sentono abbandonati – ha detto Oliverio – e ne pagano le conseguenze nel lavoro, nei trasporti, nella mancanza di tutele economiche. La riforma dell’accesso a Medicina rischia di creare nuove disuguaglianze, mentre il vero merito esiste solo se tutti partono dalle stesse condizioni». Oliverio ha infine invitato a non cadere nella trappola dell’astensione sul referendum: «Per noi votare è un gesto di democrazia e di civiltà. Chi nasce e cresce in Italia deve essere riconosciuto come cittadino a pieno titolo».

«Se penso al quesito sulla precarietà – ha detto Landini – penso al fatto che oggi il lavoro precario è diventato la forma più diffusa di occupazione. Sono stati introdotti strumenti come il lavoro interinale, i voucher e tante altre forme contrattuali atipiche che hanno generato instabilità e insicurezza. Per questo il referendum può rappresentare un punto di svolta: non è solo un modo per cancellare una legge sbagliata, ma per indicare una direzione nuova, un cambio di rotta rispetto alle politiche degli ultimi anni».

«Il referendum – ha ribadito – non serve solo ad abrogare una norma: serve a dare un segnale politico forte al Governo, al Parlamento e a tutte le forze politiche. È il modo per dire che c’è una parte importante del Paese che chiede un cambio di paradigma nel mondo del lavoro. Non si può più andare avanti con norme che alimentano precarietà e diseguaglianze.»

«Naturalmente il referendum da solo non basta – ha sottolineato –. Servono nuove riforme: una legge sul salario minimo, una sulla rappresentanza sindacale, un nuovo Statuto dei diritti dei lavoratori che non lasci nessuno indietro. Perché oggi lavorano anche i collaboratori, le partite IVA, i freelance, e tutti devono avere gli stessi diritti su malattia, maternità, infortuni e sicurezza».

«La sfida più grande oggi – ha concluso – è riportare al voto anche chi ha smesso di crederci. Il referendum è diverso dalle elezioni politiche: qui non si vota per eleggere qualcuno, ma per decidere direttamente su leggi che incidono sulla vita delle persone. È come essere parlamentari per un giorno. E spesso ci sentiamo dire: “Voto per i miei figli, per il loro futuro”. Questo ci dice che la speranza, nonostante tutto, esiste ancora». (rcz)

VERSO I REFERENDUM DELL’8-9 GIUGNO
LE RAGIONI DEL SÌ A TUTELA DEL LAVORO

di MASSIMO COGLIANDRO – I cinque Referendum di giorno 8 e 9 giugno servono a restituire maggiore dignità, giustizia ed equità a quattordici milioni di lavoratori! Personalmente credo nella battaglia non politica ma sindacale intrapresa, giustamente, dalla Cgil! Sommariamente ed in forma asettica vi dico che: il primo referendum chiede ai cittadini di restituire al  giudice del lavoro la facoltà di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato! Facoltà, che il Job Act gli aveva tolto!

Il secondo chiede ai cittadini di restituire, sempre alla magistratura la facoltà di quantificare il risarcimento per aver ingiustificatamente licenziato un lavoratore, a prescindere dalla grandezza dell’impresa in cui lavora e quindi in ragione del danno patito dal lavoratore; il terzo chiede ai cittadini di ripristinare l’obbligo di dare sempre una motivazione ai contratti a tempo determinato. Questa circostanza permette più tutele ai lavoratori ed è un freno all’abuso di questo tipo di contratti che rendono più precario il mondo del lavoro. Questo tipo di contratto aumenta la precarietà e quindi aumenta la denatalità anche perché colpisce solo i lavoratori giovani perché si applica alle assunzioni dal 2015 in poi; il quarto referendum tende a portare l’attenzione del Governo e del Parlamento, alla situazione relativa i sub appalti nei lavori privati e pubblici. In quei casi, veri gineprai, le imprese guadagnano, spesso, negando i diritti alla sicurezza dei lavoratori quindi votare per un ampliamento della responsabilità permetterà di far tornare qualche operaio in più a casa ed avere meno feriti sul lavoro! Il quinto ed ultimo Referendum chiede ai cittadini di dimezzare da 10 a 5 anni il tempo di attesa per intraprendere la pratica di cittadinanza che poi durerà altri 2 o 3 anni.

Quest’ultimo Referendum riguarda me e specie tutti i pensionati ed imminenti tali! Infatti, come pensionati, siamo direttamente interessati alle vicende dei cittadini extracomunitari che vogliono prendere la nostra cittadinanza perché è nostro interesse ampliare e stabilizzare la maggiore quantità di persone che paghino le tasse, specie quelle contributive! Infatti dei recenti studi universitari denunziano l’imminente maggiore difficoltà, nei prossimi 5/10 anni, da parte dello Stato, di far fronte a tale onere a causa della denatalità.

Questo comporterà per forza almeno un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile. Quindi è nostra convenienza allargare la platea dei cittadini italiani che possono fare fronte a ciò e che hanno un indice di natalità superiore. È anche nostro interesse, sempre per lo stesso motivo, diminuire la denatalità  restituendo ai giovani l possibilità di progettare una futuro ove possano fare famiglia, casa e specialmente figli portando quindi al minimo possibile i contratti a tempo determinato, ovvero accettandoli solo per giustificate cause!

Purtroppo le motivazione dei Referendum sono state confuse e macchiate sia dalla quasi inesistenza di attenzione dei media nazionali, sia da dialoghi politici che non avevano motivo di esistere e che li hanno farciti di argomentazioni che nulla hanno a che vedere con le azioni propositive! A tutto ciò si somma l’esternazione del presidente del Senato, Ignazio la Russa, che, verosimilmente, giorno 9 maggio 2025, avrebbe pubblicamente, in Senato, esortato a non esercitare il diritto di voto! Questa notizia sulla quale lo stesso è tornato ad effettuare dichiarazioni dal palco organizzato dal suo partito a Firenze il 9 e 10 maggio 2025 “Spazio Cultura – Tutto Per L’Italia” è stata confermata ed un po’ edulcorata mantenendo il concetto di base! Queste ultime dichiarazioni rimarcano e non smentiscono il concetto! Ma si dà il caso che il Presidente la Russa dovrebbe ricordare che l’Art. 98 D.P.R 30 marzo 1957, n. 361 – Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, Vigente al  23-5-2025, estrapolato dal sito “Normattiva” recita: “Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 3000 a lire 20.000”.

Non solo, l’art 54 della Costituzione aggrava la sua posizione etica perché recita: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Non sono un giurista per dire che ciò che accaduto costituisca reato, ma di certo mi aspetterei, dalla seconda carica dello Stato, un comportamento più devoto al ruolo rivestito, invece che all’ideologia che insegue. Tutto ciò porta la discussione in caciara politica. L’intervistatore addirittura arriva a confondere che il PD sia promotore del Referendum avendo egli stesso approvato la legge all’epoca! Ovvero non fa differenza tra PD e CGIL!

Quindi in questa nebbia, che si è addensata sopra i referendum, si rischia di perdere d’occhio tutte le vere ragioni che hanno spinto la CIGL a proporli. Rammento che si oppose subito al Jobs Act di Renzi, che rammento a tutti era segretario del PD, ovvero alla Legge Delega 183/2014, con manifestazioni di piazza e dichiarazioni dei propri dirigenti sindacali nazionali! Quindi sono assolutamente corrette le intenzioni del sindacato che vuole mettere sullo stesso piano tutti i lavoratori, sia delle imprese piccole che di quelle grandi, rimandando le decisioni, sulle soglie dei rimborsi, a seguito dei soli licenziamenti ingiusti, al buon senso decisionale della magistratura. I Referendum, se passassero, permetterebbero al giudice anche la possibilità d reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato!

Quindi quel giorno mi recherò alle urne con la mia famiglia e voteremo 5 SI perché è giusto e conveniente per me, per i nostri figli e nipoti!

È ora di votare 5 SI e cambiare l’Italia! λ

[Massimo Cogliandro

è Responsabile del Partito del Sud per la città Metropolitana di Reggio Calabria]

Vertenza tirocinanti, Cgil, Cisl e Uil: “Il confronto è aperto e si parla finalmente di assunzioni”

«Servono più risorse e un impegno strutturale». È quanto hanno detto Cgil, Cisl e Uil Calabria, insieme alle rispettive categorie Nidil, Felsa e Uiltemp, commentano l’incontro istituzionale svoltosi, presso la Cittadella Regionale di Catanzaro per la vertenza sui tirocinanti, dove il «confronto è aperto e si parla finalmente di assunzioni».

Al tavolo la Regione Calabria, rappresentata dall’assessore al Lavoro Giovanni Calabrese e dal direttore generale del dipartimento regionale Lavoro, Fortunato Varone, le Organizzazioni sindacali, l’Anci Calabria con la Presidente e una delegazione di sindaci, e l’Upi Calabria per le province.

L’incontro si inserisce nel percorso di confronto aperto sulla vertenza dei tirocinanti calabresi, una questione che coinvolge migliaia di lavoratori impegnati da anni nei Comuni, negli enti locali e nelle strutture pubbliche della Regione senza una prospettiva occupazionale stabile.

«Finalmente – hanno sottolineato le sigle sindacali – si parla concretamente di stabilizzazioni, dopo anni di precarietà e incertezza».

«La Regione Calabria – si legge nella nota dei sindacati – ha messo sul tavolo una prima proposta concreta: un contributo economico pari a 25.000 euro per ciascun tirocinante stabilizzato, da utilizzare come incentivo per coprire il 50% del costo del lavoro per un triennio, destinato agli enti che decidono di trasformare i tirocini in contratti a tempo indeterminato».

«Si tratta di un primo segnale positivo, che accoglie una storica richiesta sindacale: uscire dalla logica dei rinnovi infiniti e aprire una fase di contrattualizzazione vera, con diritti, retribuzioni certe e tutele», hanno continuato i sindacati, aggiungendo come «i rappresentanti di Anci Calabria, pur apprezzando l’apertura della Regione, hanno sollevato alcune perplessità operative e finanziarie. I sindaci, nello specifico, hanno evidenziato criticità operative e finanziarie, proponendo che il contributo venga spalmato su un arco temporale di 10 anni, in modo da rendere sostenibile per i Comuni l’eventuale assunzione dei tirocinanti».

«L’assessore al Lavoro – prosegue la nota – ha confermato la volontà di esplorare la possibilità di ottenere maggiori risorse dal Governo nazionale, mentre gli uffici regionali verificheranno la fattibilità tecnica dell’estensione decennale, considerando che si tratta di risorse di provenienza comunitaria, soggette a vincoli precisi».

«Il confronto, seppur franco e non privo di divergenze – si legge ancora – ha visto prevalere un clima costruttivo e orientato alla soluzione della vertenza, con l’obiettivo comune di costruire un percorso stabile e dignitoso per i lavoratori».

Cgil, Cisl e Uil, insieme a Nidil, Felsa e Uiltemp, hanno chiesto alla Regione «di intervenire con forza presso il Governo nazionale per ottenere un incremento delle risorse disponibili. L’obiettivo è portare la “dote” dello zainetto lavoro ad un importo maggiore dei 25.000 euro previsti per tirocinante, così da garantire una copertura economica più ampia e incentivare realmente la partecipazione degli enti locali alla manifestazione di interesse».

«È un passaggio storico: finalmente si parla di contratti e non più di proroghe, grazie alla nostra pressione unitaria e alla determinazione dei lavoratori coinvolti – hanno evidenziato le tre sigle –. Ma ora servono fatti concreti: servono più risorse, serve continuità e serve una governance chiara per guidare il processo di stabilizzazione. I tirocinanti calabresi non possono più attendere: è tempo di dare risposte definitive, e di costruire un vero percorso di dignità e stabilizzazione».

Le Organizzazioni sindacali hanno chiesto pertanto: «un rafforzamento del contributo economico per ciascuna assunzione, il superamento dei vincoli che ostacolano i Comuni, anche con il sostegno diretto del Governo».

«La vertenza è tutt’altro che chiusa – conclude la nota – ma si registra una svolta concreta, che consente di affrontare in modo maturo una questione rimasta per troppo tempo senza soluzione». (rcz) 

LAMEZIA – L’iniziativa “Caro bolletta”

Domani mattina, a Lamezia, alle 9.30, nella sede di Unioncamere Calabria, si terrà l’iniziativa “Caro Bolletta… confronto, dibattito e proposte per sopravvivere alla giungla dei prezzi e delle tariffe” promossa da Cgil Calabria, Spi Cgil Calabria, Filctem Cgil Calabria, Sunia Calabria, Federconsumatori Calabria.

Parteciperanno il Segretario Cgil Nazionale, Pino Gesmundo, il Segretario Generale Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, la presidente di Federconsumatori Calabria, Mimma Iannello, il Segretario Generale Spi Cgil Calabria, Carmelo Gullì, la responsabile regionale Filctem Cgil Area Mercato Elettrico, Annamaria Palummo, il Segretario Generale Sunia Cgil Calabria, Francesco Alì, il Segretario Cgil Area Vasta, Enzo Scalese e il Segretario Generale Filctem Cgil Calabria, Francesco Gatto. (rcz)

Si è costituito l’Ente Bilaterale OPNR per la sicurezza sul lavoro

Nella sede di Confapi Cosenza è stata firmata la costituzione dell’Ente Bilatelare OPNR per  la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.

L’evento ha rappresentato un momento fondamentale per rafforzare la collaborazione tra le parti sociali nella promozione della cultura della sicurezza. L’incontro ha avuto come obiettivo quello di consolidare l’impegno condiviso per la protezione della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, puntando su una continua collaborazione tra le parti sociali.

Francesco Napoli, presidente di Confapi Calabria, ha evidenziato come «la bilateralità rappresenta una pietra miliare per il welfare, sottolineando l’importanza del ruolo degli enti bilaterali nella costruzione di un sistema di welfare inclusivo e orientato alla tutela dei lavoratori».

Sono intervenuti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria, Gianfranco Trotta, Giuseppe Lavia e Maria Elena Senese, esprimendo grande soddisfazione per il percorso avviato da Confapi, riconoscendo il valore dell’iniziativa e l’importanza di una collaborazione sinergica tra le parti sociali per garantire la sicurezza e il benessere nei luoghi di lavoro.

Pasquale Mazzuca, direttore di Confapi Calabria, che ha coordinato i lavori, ha guidato il dibattito sul ruolo fondamentale degli enti bilaterali nella sicurezza e nel benessere dei lavoratori.

A Lamezia l’assemblea dei lavoratori della Fp Cgil

Domani mattina, al Grand Hotel di Lamezia, alle 9.30, si terrà l’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici Fp Cgil. Sarà presente, tra gli altri, la Segretaria Generale Fp Cgil Nazionale, Serena Sorrentino.

Un’occasione importante per fare quadrato sulle vertenze, le ingiustizie e le iniquità che riguardano coloro che sono impiegati negli enti pubblici. In particolare si discuterà del rinnovo dei Ccnl che a causa delle scarse risorse stanziate dal governo fanno perdere ai lavoratori il 10% secco del salario a fronte di un indice di inflazione del 16, 5%.

La Funzione Pubblica Cgil Calabria punta, inoltre, a un Piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione che si sta desertificando perché sempre meno attrattiva, alla tenuta salariale dei dipendenti pubblici per un contratto dignitoso che valorizzi il lavoro pubblico, rimuovendo anche i tetti di spesa della contrattazione decentrata.

Il sindacato è impegnato a combattere la precarietà avviando processi di stabilizzazione dei tanti lavoratori a tempo determinato ma diventati essenziali per l’erogazione di servizi pubblici che difendiamo contro ogni esternalizzazione e privatizzazione, perché sono gli unici che garantiscono l’eguaglianza di tutti i cittadini ad esigere i diritti costituzionalmente garantiti e a soddisfare in maniera eguale i bisogni di tutte le persone. (rcz)

Cgil, Cisl e Uil Calabria: Avviare procedure per reperire 16 mld per av

Cgil, Cisl e Uil ritengono fondamentale avviare subito le procedure per reperire i rimanenti 16 miliardi necessari al completamento dell’alta velocità, riconoscendo l’opera come strategica non solo per la Calabria ma per l’intero Paese. È quanto hanno ribadito i sindacati a margine dell’incontro con Rfi alla presenza del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, in cui è stato presentato il piano di Rete Ferroviaria Italiana.

Il piano – visto con interesse dai sindacati – prevede investimenti strategici per oltre 38 miliardi di euro, di cui 16 già finanziati, destinati al potenziamento della rete ferroviaria della nostra regione.

«Gli interventi, che spaziano dalla linea Alta velocità-Alta capacità Salerno-Reggio Calabria alla riqualificazione della linea Jonica – hanno rilevato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Gianfranco TrottaTonino RussoMariaelena Senese – rappresentano un’opportunità unica per rendere la Calabria un nodo cruciale del sistema ferroviario nazionale. In questa fase storica, però, è di fondamentale importanza garantire la copertura economica completa di tutti gli interventi progettati».

«Oltre al miglioramento della mobilità – hanno rilevato – questi interventi potrebbero generare circa 6.000 posti di lavoro diretti nei cantieri, senza contare i benefici occupazionali legati all’indotto. Cgil, Cisl e Uil Calabria ritengono che questa sia una risposta concreta alla necessità di creare nuove opportunità per il territorio e frenare l’emorragia di giovani costretti a migrare».

«Appare determinante, intanto – hanno sottolineato – fissare la tempistica delle opere così come rappresentate da Rfi, che per quanto riguarda la tratta Catanzaro Lido – Sibari (inclusi lunetta e snodo per Lamezia) il  completamento è previsto entro giugno 2026. Mentre per la tratta Catanzaro Lido – Roccella Jonica il completamento è previsto entro il 2029, con risorse già stanziate dalla Regione Calabria e, infine, per la tratta Roccella Jonica – Reggio Calabria la Regione si impegna a reperire le risorse necessarie, riconoscendo l’opera come strategica».

Durante l’incontro, poi, Rfi si è impegnata a completare l’Alta velocità fino a Praia a Mare, un’opera  che richiede 17 miliardi di euro.

La disponibilità attuale è di 16 miliardi e la  Regione Calabria si è impegnata a collaborare con il Governo per reperire il miliardo mancante, affinché il completamento sia garantito entro il 2031.

L’implementazione del sistema tecnologico Ertms, che interesserà 216 km della rete ferroviaria calabrese, rappresenta un salto di qualità in termini di sicurezza, efficienza e interoperabilità.

Di fronte a un piano così ambizioso, Cgil, Cisl e Uil Calabria richiamano «l’attenzione su alcuni punti cruciali: il rispetto dei tempi e dei finanziamenti: ogni ritardo nell’attuazione degli interventi rischierebbe di vanificare i benefici attesi; la trasparenza e il coinvolgimento: è essenziale che le parti sociali, sindacati in primis, siano parte attiva nella fase di monitoraggio e implementazione dei progetti e investimenti integrati per il potenziamento ferroviario».

Cgil, Cisl e Uil Calabria «sono pronti a mettere in campo ogni iniziativa utile al rilancio infrastrutturale del territorio e invitano il Presidente Occhiuto a spingere sul Governo al fine di garantire la corretta copertura economica degli interventi programmati e garantire la piena attuazione del piano, vigilando sull’effettivo rispetto dei tempi e dei finanziamenti previsti».

«La realizzazione di questi interventi – hanno concluso – potrebbe sancire un punto essenziale per il potenziamento infrastrutturale regionale e per dare risposte concrete alle richieste dei calabresi. Per questo è  necessario un maggiore coinvolgimento delle parti sociali per assicurare che questi investimenti siano davvero orientati al benessere della comunità. La Calabria merita infrastrutture moderne e sostenibili, in grado di supportare uno sviluppo socio-economico equo e duraturo». (rrm)

L’OPINIONE / Trotta, Celebre, Larocca: Realizzazione AV opportunità di riscatto per regione

di GIANFRANCO TROTTA, SIMONE CELEBRE E SALVATORE LAROCCALa realizzazione dell’Alta Velocità in Calabria non significa solo dotare questa Regione di un’importante infrastruttura ma la sua realizzazione rappresenta una vera e propria opportunità di riscatto soprattutto per i suoi abitanti, gente onesta, laboriosa, che qui ci vivono e che qui, nonostante le tante difficoltà esistenti, hanno programmato il loro futuro.

Gente che merita, quindi, grande rispetto.  Non è una novità per nessuno che questa terra e i suoi abitanti, pur nonostante la loro grande ricchezza di storia e di cultura, sono da troppo tempo relegati ai margini dello sviluppo nazionale e che la mancanza di una rete ferroviaria adeguata costituisce un ostacolo insormontabile nel percorso verso il loro progresso.

La questione dell’Alta Velocità, quindi, non è solo una questione di trasporti, ma un tema che tocca il cuore dello sviluppo economico, sociale e culturale della Calabria che, grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo, funzionale al trasporto delle merci da e per il porto di Gioia Tauro, ha il potenziale per diventare un punto di riferimento nei rapporti euro-mediterranei.

La mancanza di una rete ferroviaria adeguata ha effetti devastanti: la regione continua a essere esclusa dai corridoi europei e i suoi cittadini costretti a emigrare per cercare opportunità altrove. Perciò riteniamo che la realizzazione dell’Alta Velocità in Calabria sia un’esigenza imprescindibile in quanto capace di ridurre l’isolamento di una terra che merita rispetto e dignità. Siamo convinti che investire nell’Alta Velocità significhi non solo migliorare i collegamenti, ma anche attrarre investimenti, incrementare il turismo e creare nuove opportunità di lavoro e soprattutto, siamo certi, che in fase di realizzazione genererebbe una crescita del Pil importante per questa terra.

Un aumento basato sul lavoro di qualità in una terra dove purtroppo il 70% del lavoro è in nero o in grigio, dove il rispetto dei Ccnl non è sempre garantito con notevole danno per i lavoratori e per le imprese sane che sono chiamate a fronteggiare e a difendersi da una continua concorrenza sleale.

La mobilità moderna è un elemento essenziale per il progresso e il benessere di una regione, e il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie è il primo passo verso un futuro migliore.

L’Alta Velocità è fondamentale per connettere persone, luoghi e opportunità, e per favorire una mobilità necessaria che possa contrastare la fuga dei talenti. In un contesto in cui il lavoro spesso è precario e non tutelato, la realizzazione dell’Alta Velocità rappresenta un’opportunità per generare occupazione di qualità e per sostenere l’imprenditoria sana. Nel 2021, era stata prevista la realizzazione della nuova linea ferroviaria AV Salerno-Reggio Calabria, un progetto che avrebbe dovuto ricucire l’Italia e offrire alla Calabria il posto che le spetta nel contesto nazionale.

Tuttavia, questo progetto sembra essersi eclissato dai programmi del governo e delle Ferrovie dello Stato. Un investimento di oltre 9 miliardi di euro, già finanziato, non può essere dimenticato anche perché esiste uno studio di fattibilità elaborato di recente dalle stesse Rfi e costato all’incirca 30 milioni di euro.

La mancanza di chiarezza e la continua revisione dei programmi da parte del Governo non possono diventare un alibi per negare a una regione la possibilità di crescere. È arrivato il tempo di mettere da parte le logiche di divisione e di piangere sulle ingiustizie. Bisogna unirsi e rivendicare con forza quello che ci spetta.

I calabresi e la Calabria meritano rispetto, non solo per la loro storia, ma per il potenziale che possono esprimere.  Lo meritano quelle donne e quegli uomini laboriosi che, ogni giorno, si impegnano per costruire un futuro migliore, per valorizzare le proprie università e per sostenere un’economia sana. Non è più tempo di piangerci addosso, abbiamo il dovere di alzare la testa e chiedere con forza il rispetto che ci è dovuto.

La lotta per l’Alta Velocità è la lotta per il nostro futuro, per il nostro diritto a sognare e programmare una vita dignitosa in Calabria. Perciò siamo pronti a confrontarci con tutte le forze che condividono questa visione, per unire le nostre voci e far sentire la nostra richiesta di sviluppo e progresso. La Calabria non può più essere sacrificata sulle logiche politiche che ignorano le reali esigenze del territorio.

È giunto il momento di fare sentire la nostra voce e di rivendicare un diritto fondamentale: quello di avere infrastrutture all’altezza delle nostre ambizioni. L’Alta Velocità non è solo una linea ferroviaria, è un simbolo di speranza e un’opportunità di crescita per tutta la Calabria. Lottiamo per renderla realtà, non un’eterna chimera. (gt, sc, sl)

(Giangranco Trotta, Simone Celebre e Salvatore Larocca sono rispettivamente segretario generale Cgil Calabria, segretario generale Fillea Cgil e segretario generale Filt Cgil]

 

L’ITALIA SI FERMA PER LO SCIOPERO DI
CGIL E UIL, LA CISL NON HA ADERITO

Oggi  tutti in piazza “Per cambiare la manovra di bilancio”. È questo lo slogan della mobilitazione indetta per oggi da Cgil e Uil, con l’obiettivo di chiedere  di cambiare la manovra di bilancio, considerata del tutto inadeguata a risolvere i problemi del paese, e per rivendicare l’aumento del potere d’acquisto di salari e pensioni e il finanziamento di sanità, istruzione, servizi pubblici e politiche industriali.

«Il Governo – si legge in una nota – ci infliggerà 7 anni di austerità con: perdita del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati causata da un’inflazione da profitti; crescita della precarietà e del lavoro nero e sommerso; tagli ai servizi pubblici, a partire da Sanità, Istruzione, Trasporto pubblico, Enti locali; rinnovi contrattuali per il pubblico impiego che coprono appena 1/3 dell’inflazione; taglio del cuneo fiscale (con perdite per molti) pagato dagli stessi lavoratori con il maggior gettito Irpef; politiche fiscali che riducono la progressività e che, attraverso condoni e concordati, favoriscono gli evasori; nessun intervento sugli extraprofitti; peggioramento della Legge Monti/Fornero che si applicherà al 99,9% dei lavoratori; insufficiente rivalutazione delle pensioni, con la beffa di un aumento di soli 3 euro al mese per le minime; assenza di una politica industriale e tagli agli investimenti; ritardi nell’attuazione del Pnrr e nessuna strategia per il Mezzogiorno; attacco alla libertà di manifestare il dissenso con il Disegno di Legge Sicurezza».

In Calabria la mobilitazione sarà a Cosenza, a Piazza Kennedy, con il comizio conclusivo a Piazza. G. Carratelli. Presente, anche, la Fillea Cgil Calabria.

«Se non ora, quando?», ha chiesto il segretario generale di Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, ospite di Buongiorno Regione, invitando tutti i lavoratori e le lavoratrici calabresi ad aderire allo sciopero, «di scendere in piazza con noi».

«Voglio solo sottolineare il fatto che dalla legge di Bilancio è sparito il Mezzogiorno. Non solo le risorse sono scomparse, ma quando vengono tolte tutte quelle agevolazioni che potevano incentivare le assunzioni, come la decontribuzione del 30%, le aziende se ne accorgeranno a partire dal 1 gennaio 2025, ma nessuno ne parla», ha detto Gianfranco Trotta, segretario generale Cgil Calabria, intervenendo all’assemblea di Cgil Area Vasta svoltasi nei giorni scorsi.

Trotta, intervenendo all’assemblea di Cgil Area Vasta,  ha poi parlato della mancanza di un piano di assunzione per il comparto sanitario, evidenziando le difficoltà nel reclutamento di medici e infermieri e il bisogno urgente di politiche che rispondano alle necessità della Calabria: «Così come in una legge di Bilancio dove mancano i fondi per un piano di assunzione nel comparto sanità, per medici e infermieri. Qui in Calabria abbiamo medici cubani, ma a livello nazionale non ci danno le risorse per un piano di assunzione nel settore sanitario. I calabresi devono scendere in piazza a protestare ancora di più, senza delegare la protesta a nessuno, perché i dati impietosi dell’Inps presentati ieri ci dicono che la realtà è ben diversa rispetto ai TikTok e agli annunci a cui assistiamo ogni giorno».

«Per il nostro settore – ha spiegato Simone Celebre, segretario generale Fillea Cgil Calabria –  gli obiettivi e le ragioni della mobilitazione di venerdì sono: stop alle morti sui posti di lavoro, una nuova e più giusta riforma fiscale e un nuovo modello sociale».

«Come Fillea Cgil – ha aggiunto – venerdì scenderemo in piazza, con pullman provenienti da tutte le province calabresi, perché la salute e la sicurezza sul lavoro devono diventare un vincolo per poter esercitare l’attività d’impresa. È necessario cancellare le leggi che negli anni hanno reso il lavoro precario e frammentato, così come bisogna superare la logica del subappalto a cascata e ripristinare la parità di trattamento economico e normativo per le lavoratrici e i lavoratori di tutti gli appalti pubblici e privati».

«Questo “sacrificio economico” – ha proseguito – chiesto a tutti i lavoratori dell’intero settore delle costruzioni servirà anche per ribadire il nostro categorico No al lavoro senza un’adeguata formazione e diritto alla formazione continua per tutte le lavoratrici e i lavoratori. Saremo in piazza soprattutto per ribadire, per l’ennesima volta, che l’istituzione della “patente a crediti” non basta a risolvere la piaga degli infortuni mortali e il problema della sicurezza nei cantieri, una misura simbolica, senza un reale impatto sui luoghi di lavoro».

«Per noi è importante introdurre il reato di omicidio colposo sui luoghi di lavoro – ha concluso – garantire il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di eleggere in tutti i luoghi di lavoro i propri rappresentanti per la sicurezza (RLS) e, infine, istituire una procura speciale che si possa occupare solo ed esclusivamente degli infortuni mortali sui luoghi di lavoro».

«Riteniamo che questa mobilitazione rappresenti un momento cruciale per dare voce alle tante istanze sociali, economiche e lavorative che attraversano la nostra regione e l’intero Paese», hanno detto i consiglieri regionali del Partito Democratico Calabria, annunciando la propria adesione alla manifestazione. 

«Temi come il diritto al lavoro dignitoso, la sanità pubblica – hanno spiegato – il potenziamento dei servizi pubblici, il sostegno alle fasce più fragili della popolazione e la lotta contro le disuguaglianze sono da sempre al centro delle nostre battaglie politiche. L’adesione a questa giornata di lotta è, dunque, un atto di responsabilità nei confronti di quei cittadini che ogni giorno chiedono un futuro più giusto, equo e sostenibile. Ci schieriamo al loro fianco, per riaffermare con forza la necessità di politiche pubbliche capaci di garantire crescita, coesione sociale e rispetto dei diritti».

«Ribadiamo che c’è una necessità urgente, in una fase così particolare e complicata, che il popolo calabrese dia sostegno a questa manifestazione. Bisogna mobilitarsi per spostare in avanti la discussione e risolvere le questioni che stiamo affrontando, a partire dal lavoro. Soprattutto dopo aver visto i report che ci sono stati consegnati ieri, nel rendiconto sociale dell’Inps, che evidenziano le problematiche che stiamo denunciando: persone che abbandonano questa terra, il tema dei contratti a tempo determinato e le difficoltà che questa situazione comporta», ha detto Enzo Scalese, segretario generale Cgil Area Vasta nell’assemblea territoriale organizzata in vista della mobilitazione del 29 novembre.

«Il collegato al lavoro è uno degli esempi di come le politiche attuate – ha detto Scalese – non vadano nella giusta direzione e contribuiscano a creare precarietà. In Calabria, la sanità è in difficoltà e la politica industriale non riesce a dare un futuro ai nostri giovani, costringendoli ad emigrare. I vari decreti del governo vanno in direzione opposta, e non possiamo tollerare un attacco alla nostra organizzazione, che ha sempre contrastato le ingiustizie». (rrm)

 

L’OPINIONE / Pierpaolo Bombardieri: Venerdì in piazza per migliorare la vira delle persone

di PIERPAOLO BOMBARDIERI – Abbiamo proclamato uno sciopero generale perché siamo convinti che le condizioni reali del Paese abbiano bisogno di risposte concrete. Stop ai bonus, basta con le soluzioni temporanee e inefficaci: urgono politiche strutturali tese a superare le disuguaglianze sociali ed economiche.

La manovra di bilancio non dà sufficienti risposte, intanto, ai salari ed al potere d’acquisto. Dunque, tra i motivi c’è anzitutto la questione economica.

Nel corso degli ultimi anni, con un’inflazione (da profitti) altissima, si è registrato un aumento del costo della vita e dei prezzi superiore alla crescita degli stipendi.

L’unica azione del Governo su questo fronte è stata la conferma del taglio al cuneo fiscale (una nostra conquista con lo sciopero generale durante il Governo Draghi), che non aggiunge soldi nella busta paga di gennaio ed anzi le nuove modalità ne determineranno in diversi casi una perdita.

A chi ci accusa di far politica, rispondiamo: è vero, facciamo politica sindacale, chiedendo il rinnovo dei contratti e il recupero del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni.

Qualche anno fa qualcuno dava la colpa ai sindacati per la mancata crescita dei salari, ma ora che stiamo facendo una battaglia visibile su questo terreno veniamo definiti fondamentalisti. Evidentemente, c’è poco rispetto per i lavoratori e per le lavoratrici, che rinunceranno liberamente ad una giornata di stipendio.

Le politiche in materia di previdenza, sanità, welfare e fisco non garantiscono un reale sostegno alle famiglie e non affrontano i problemi del precariato, della povertà lavorativa e delle diseguaglianze territoriali.

I pensionati italiani sono tra i più tassati in Europa: il 30% in più degli altri Paesi. Ed è assolutamente insufficiente, finanche imbarazzante, la rivalutazione delle pensioni, con la beffa di un aumento di soli 3 euro al mese per le minime.

La sanità è in profonda crisi, basti notare che l’anno scorso 2 milioni e mezzo di persone hanno rinunciato a curarsi per motivi economici e 1 milione di persone si sono spostate da Sud a Nord per assicurarsi trattamenti sanitari. Le liste d’attesa al Cup sono infinite, mentre nelle stanze del potere si chiama direttamente il primario amico. Come possiamo ritenerci soddisfatti del sistema sanitario italiano? Serve riconoscere il lavoro dei professionisti della sanità. Il Governo ha messo più risorse in termini assoluti, ma gli investimenti si calcolano in rapporto al Pil e l’Italia su questo fa passi indietro ed è agli ultimi posti Ue.

Non è accettabile che nella Manovra non ci siano risorse per nuovi contratti e assunzioni.  E neanche traccia della detassazione degli aumenti contrattuali e della contrattazione di secondo livello, nostre rivendicazioni.

Sulle politiche fiscali, poi, registriamo scelte che riducono la progressività e che, attraverso condoni e concordati, favoriscono gli evasori.

Dove prendere le risorse per finanziare le nostre richieste? Era necessario applicare un’extratassa sugli extraprofitti alle banche, alle Big Pharma e alle grandi aziende che si occupano di energia, che hanno speculato sulla vita delle persone durante la pandemia e la guerra. La presunta extratassa alle banche applicata in manovra è semplicemente un prestito che verrà restituito entro due anni. Non ci prendano in giro!

Altra priorità è quella riguardante la sicurezza sul lavoro. Le stragi continuano ma non c’è un solo euro investito.

Continuano a dare numeri roboanti sull’occupazione. Ma quale occupazione? I dati delle attivazioni Inps evidenziano l’elevata percentuale di lavoro precario. E noi su questo punto stiamo girando l’Italia per parlare di fantasmi, i protagonisti del lavoro sommerso, del lavoro nero e del lavoro precario, che non possono godere dei principali diritti di cittadinanza né dei presupposti per progettare la propria vita.

Un Sindacato serio che svolge il proprio mestiere non può accontentarsi che le condizioni delle persone non peggiorino; ma rivendica il miglioramento delle condizioni per lavoratori, giovani e pensionati.

Vogliamo che quella del 29 novembre sia una giornata storica per le nostre bandiere e per dare un segnale concreto al Paese reale sin qui ignorato dal Governo. Se vogliamo le cose cambino: scendiamo tutti insieme in piazza! (pb)

[Pierpaolo Bombardieri è segretario nazionale Uil]