Scuola e Sanità, al via le assunzioni per equipe scolastiche a sostegno delle Dsa

Sono partite le assunzioni per le equipe scolastiche a sostegno degli studenti con Dsa. È quanto ha annunciato la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, sottolineando come «attraverso un approccio multifunzionale agli studenti con disturbo dsa (dislessia, disgrafia, discalculia) sarà garantito un percorso diagnostico e di presa in carico rapido con percorsi di accesso facilitati ai servizi».

«In ogni distretto sanitario delle singole Asp Provinciali (Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia) saranno, infatti – ha spiegato – attivate una o più equipe dedicate, formate da psicologo, logopedista e neuropsichiatra infantile che, su richiesta dei singoli istituti (previo consenso informato delle famiglie), interverranno nelle scuole e attraverso screening mirati diagnosticheranno il disturbo. In caso di conferma diagnostica si provvederà al rilascio della relativa certificazione garantendo, ove richiesto dalle scuole, il necessario supporto da parte delle equipe anche per la predisposizione del Piano didattico personalizzato (art.5 legge 170/2010) nel quale sono contemplate le strategie didattiche di sostegno agli studenti interessati».

«L’intento del progetto – ha proseguito – è anche quello di promuovere una collaborazione metodica tra scuola, famiglia e sistema socio-sanitario, al fine di scongiurare la dispersione scolastica (cioè l’abbandono precoce degli studi), promuovere il successo formativo e l’inclusione degli studenti, attenuando e compensando il disturbo e quindi favorendo il corretto raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti».

«Con il presidente della Regione Roberto Occhiuto – ha ricordato Princi – avevamo garantito tempi rapidi in fase di presentazione a gennaio 2023, ed oggi partecipiamo con gioia la consequenzialità delle azioni attuative legate al progetto: Interventi per l’individuazione precoce e la presa in carico degli alunni con disturbi specifici di apprendimento (dsa) degli istituti scolastici della Regione Calabria, approvato con decreto del commissario ad Acta n. 37/23. Dopo il trasferimento delle dovute risorse alle Aziende sanitarie provinciali con apposito Ddg, sono in corso presso tutte le Aziende calabresi operazioni per reclutare 74 nuove professionalità di cui 15 neuropsichiatri infantili, 28 psicologi, 28 logopedisti, 3 assistenti sociali».

«Con nota n. 222975 del dipartimento tutela della salute, a firma del dirigente del settore programmazione dell’offerta ospedaliera e sistema delle emergenze- urgenze, Maria Bernardi, tutti i commissari del Sistema sanitario regionale – ha aggiunto – sono stati, infatti, invitati ad attivare tutte le necessarie procedure concorsuali per l’assunzione dei profili professionali richiesti, rispettando la tempistica del progetto che prevede l’inizio delle attività entro settembre prossimo».

Si stima che in Calabria su una popolazione scolastica (6-18 anni) complessiva di oltre 228 mila alunni, siano 11.500 gli alunni portatori di un disturbo specifico dell’apprendimento e, di questi, soltanto 3.600 sono in possesso di una certificazione specifica. Disturbo che, se non individuato e adeguatamente compensato, può determinare rilevanti conseguenze funzionali, come il raggiungimento di un livello scolastico inferiore e un elevato disagio psicologico, incoraggiando caos e abbandono scolastico.

«Fortemente sostenuto dal presidente Occhiuto – ha sottolineato la vicepresidente – questo è un traguardo importantissimo per la nostra regione perché, finalmente, le famiglie per la diagnosi e per la certificazione degli studenti con disturbo specifico di apprendimento potranno contare sul servizio pubblico sanitario, anziché ricorrere, come avvenuto in passato, al servizio privato. Vorrei sottolineare il prezioso lavoro che sta ponendo in essere il dipartimento salute della Regione Calabria, nello specifico la dirigente Maria Bernardi, d’intesa con i commissari delle Asp e con tutto il rispettivo personale».

«È una sanità – ha rimarcato infine la vicepresidente Princi – che, finalmente, grazie al presidente e commissario ad acta Roberto Occhiuto, sta cambiando volto. Dopo il risultato storico legato alla recente chiusura dei bilanci del 2022 da parte delle Asp, è un percorso tutto in salita proiettato a garantire, sempre di più da qui ai prossimi anni, quei servizi essenziali per troppo e per lungo tempo negati ai cittadini al punto da costringere i calabresi o a ricorrere al privato, come nel caso degli studenti con disturbi specifici di apprendimento, con forti discriminazioni per le famiglie meno abbienti), o ad andare fuori incentivando la migrazione sanitaria». (rcz)

Princi incontra il ministro Valditara: Liceo Biomedico potrebbe diventare vero indirizzo di studio

«Con il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, abbiamo oggi ragionato sulla possibile nascita del liceo biomedico». È quanto ha annunciato la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, a margine del proficuo incontro avuto col ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

«Il progetto di biomedicina – ha spiegato Princi –, ideato e sperimentato in Calabria, presso il liceo scientifico da Vinci di Reggio Calabria, grazie alla positiva collaborazione con l’Ordine provinciale dei medici, potrebbe diventare presto un vero e proprio indirizzo di studio. È stato dapprima sperimentato per 6 anni presso il liceo reggino e, successivamente, riconosciuto quale buona pratica, altri 7 anni a livello nazionale a seguito di un accordo tra il ministero dell’Istruzione e la Federazione nazionale dei medici».

«Attualmente – ha aggiunto – la curvatura sperimentale coinvolge quasi 300 licei italiani, tutti gli Ordini provinciali dei medici d’Italia e oltre 40mila studenti. I risultati della sperimentazione hanno dimostrato l’efficacia del percorso nell’orientare gli studenti, facendo loro capire se hanno l’attitudine, o meno, per la carriera medico- sanitaria, e nel fornire loro le competenze necessarie per affrontare i test di accesso a medicina. La struttura didattica del percorso prevede, infatti, che le lezioni dei docenti siano intervallate da lezioni dei medici e da esperienze pratiche presso strutture sanitarie».

«L’incontro con il con il ministro Valditara – ha proseguito la vicepresidente –, a cui hanno partecipato anche Pasquale Veneziano, presidente dell’Ordine dei medici di Reggio Calabria, e Roberto Monaco, segretario della Federazione nazionale dei medici e dei chirurghi, è stato molto proficuo. Il Ministro si è complimentato per il felice intuito della proposta partita dalla Calabria e si è impegnato a verificare con il suo capo dipartimento i presupposti tecnico finanziari legati ad un nuovo indirizzo di studi che potrebbe dare alle scuole la possibilità di garantire agli studenti un’offerta formativa coerente con la grande richiesta di medici che c’è nel nostro Paese. La Calabria dell’istruzione riesce anche in un settore come quello sanitario nel quale il presidente Occhiuto è fortemente impegnato per rimediare a 12 anni di commissariamento e per garantire ai calabresi il diritto alle cure».

«È motivo di orgoglio – ha rimarcato Princi – che un modello didattico partito dalla Calabria, abbia fatto scuola al resto d’Italia, e potrebbe tracciare un’impronta indelebile nei regolamenti scolastici in tema di formazione sanitaria nelle scuole secondarie di secondo grado. Con il ministro si è discusso inoltre della possibilità di implementare il programma Agenda Sud, presentato proprio in Calabria, attraverso la disponibilità della Regione di finanziare un campione di 60 scuole in progetti di recupero, d’intesa con USR e sistema universitario».

«Per finire, ci si è confrontati su un tema a cui il ministro tiene molto, che è quello di attivare – ha concluso – con l’Ufficio scolastico regionale, un apposito tavolo che veda anche il coinvolgimento degli istituti tecnici, professionali, degli ITS e delle università. L’obiettivo è di costruire percorsi formativi coerenti con le nuove figure professionali, richieste anche nell’ambito della realizzazione del ponte sullo Stretto». (rcz)

Il Pd incontra i movimenti studenteschi per riformare il diritto allo studio

«Riorganizzare il diritto allo studio, dialogare con i territori, proseguire il radicamento già avviato e costruire insieme a tutti i cittadini l’alternativa a una destra che non dà risposte ai cittadini e ai territori».

Gli obiettivi del Pd sono condensati in queste parole, pronunciate da Alfredo D’Attorre, responsabile Università della segreteria nazionale, e da Nicola Irto, segretario dei dem calabresi, nel corso di un incontro con rappresentanti di associazioni e movimenti studenteschi tenutosi a Lamezia Terme, nella sede del partito cittadino, al fine di stilare una proposta organica sul diritto allo studio, anche per evitare che al riguardo vengano ancora penalizzate le regioni meridionali e le fasce meno abbienti.

D’Attorre, che ha salutato la «sede piena di giovani e rappresentanti delle associazioni studentesche», ha chiarito che «il Pd torna a mettere il sistema dell’istruzione pubblica e dell’università pubblica al centro del proprio progetto, a parlare di un sistema universitario nazionale e pubblico per avviare una grande battaglia in modo che siano rivisti i meccanismi di distribuzione delle risorse che penalizzano il Sud, le aree interne e la Calabria, e perché il ministero assicuri che nessuno resti indietro».

«Contrastiamo – ha aggiunto D’Attorre – lo sciagurato progetto dell’autonomia differenziata. Se andasse avanti, esso distruggerebbe alla radice l’idea di un sistema nazionale con diritti e regole che garantiscono tutti. Il nuovo Pd che stiamo costruendo con Elly Schlein riparte invece dalla centralità della scuola pubblica, dell’istruzione pubblica, della sanità pubblica e della dignità del lavoro».

«Come Pd, abbiamo deciso di aprire una discussione vera con gli studenti, con i dottorandi e con le associazioni – ha sottolineato Irto – per lanciare dalla Calabria delle proposte sul sistema universitario e sulla formazione. Puntiamo su una riorganizzazione del diritto allo studio calabrese. Nel merito è necessario un nuovo impegno economico da parte della Regione, al di là degli slogan, e serve un forte sostegno alla ricerca, posto che l’università non è un “laurificio”. Se vogliamo che i giovani laureati poi restino in Calabria, devono esserci percorsi lavorativi e di impresa, anche fondati sulla capacità di ricerca scientifica che dia appetibilità alle nuove generazioni». «Il congresso è finito, noi stiamo lavorando – ha puntualizzato il segretario regionale dem Irto – per il Pd nazionale e stiamo lavorando in Calabria. Oggi c’è il nostro responsabile nazionale per l’Università, avremo nei prossimi giorni il responsabile dell’Economia e faremo iniziative sulla sanità e sull’autonomia differenziata. Insomma, lavoriamo sodo per ricostruire il Pd e per la Calabria del futuro». (rcz)

Domani il ministro Valditara in Calabria per presentare “Agenda Sud”

Domani il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sarà in Calabria per presentare il progetto Agenda Sud, dedicato a tutte le realtà del Mezzogiorno.

Lo ha reso noto la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, sottolineando come l’Agenda Sud ha come «obiettivo la riduzione del gap formativo con il resto d’Italia».

L’appuntamento è alle 12 nella Sala Verde della Cittadella Regionale. La presentazione del progetto, a cura del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sarà preceduta dai saluti del Presidente Roberto Occhiuto e dall’introduzione dei dati sulla Calabria a cura del Vicepresidente Giusi Princi. A moderare sarà la giornalista di Mediaset-TGcom24, Erica Cunsolo.

Proprio giorno 9, implementando le azioni promosse dal Ministero tramite Agenda Sud, saranno illustrate le azioni messe in atto dalla Regione per contrastare gli abbandoni scolastici nei prossimi anni. Nella circostanza, verrà inoltre presentato l’Osservatorio regionale per il Diritto allo Studio di cui si è dotata la Calabria, quale strumento utile a geolocalizzare in tempo reale le aree a maggiore rischio di dispersione scolastica e preziosa fonte per pianificare le adeguate misure d’intervento.

«Stiamo stanziando importanti risorse per fronteggiare la povertà educativa e la dispersione scolastica. Ringrazio il Ministro per aver voluto che sia proprio la Calabria terra di lancio nazionale del progetto. La nostra Regione – ha concluso Princi – lavorando d’intesa con l’Usr e con tutte le istituzioni scolastiche, è pronta a cogliere la sfida delle opportunità formative che devono appartenere agli studenti calabresi al pari di quelli delle altre regioni italiane. (rcz)

Istruzione, Regione approva linee guida per diagnosi e gestione disturbi specifici dell’apprendimento

La Giunta regionale ha approvato “Linee guida per la diagnosi e la gestione dei disturbi specifici dell’apprendimento”, che ha l’obiettivo di «uniformare le procedure diagnostiche e di presa in carico degli allievi con disturbi specifici dell’apprendimento – ha spiegato la vicepresidente Giusi Princi – nell’ambito della Regione Calabria, indicando ruoli e compiti di tutti i soggetti coinvolti nella filiera di supporto agli studenti (scuola, famiglia, servizi sanitari, enti, associazioni, università) fornendo, ai docenti, utili strumenti didattici di osservazione per l’identificazione precoce dei disturbi negli studenti».

Grazie a questo strumento, la Regione fornirà alle scuole indicazioni per supportare al meglio e per individuare quegli studenti con difficoltà di lettura, scrittura e calcolo, riferibili ad un sospetto disturbo specifico di apprendimento (dsa).

Lo ha reso noto la vicepresidente con una nota indirizzata a tutte le Istituzioni scolastiche e al mondo accademico regionale ai quali ha condiviso l’importante documento, per la stesura del quale, si legge, è stato costituito apposito gruppo di lavoro che ha coinvolto i dipartimenti regionali Istruzione, Formazione e Pari opportunità e Tutela della Salute e Servizi Socio-Sanitari, l’Ufficio scolastico regionale, le Università calabresi, l’Ordine degli psicologi e le Associazioni di categoria.

«Per gli studenti – ha spiegato ancora – che presentano caratteristiche più probabilmente compatibili con i dsa, le istituzioni scolastiche dovranno avviare attività di potenziamento didattico per almeno 6 mesi e quindi, laddove le difficoltà apprenditive persistano, occorrerà coinvolgere le famiglie per attivare l’iter di accertamento diagnostico anche attraverso le equipe multidisciplinari riconosciute alle istituzioni scolastiche nell’ambito del progetto sperimentale che sarà attivato dalla Regione Calabria da settembre. All’interno delle linee guida è chiarito, inoltre, afferma la vice presidente, che ogni istituto dovrà individuare un referente dsa dotato di formazione specifica e competenze organizzative, gestionali, relazionali».

«Il forte riconoscimento e la formalizzazione della figura del referente dsa in tutte le istituzioni scolastiche – ha sottolineato Princi – si intende finalizzato ad aggirare e superare alcuni punti di debolezza che, si legge nella nota, attualmente caratterizzano la situazione della Calabria in materia di disturbo specifico dell’apprendimento, come la bassa percentuale di casi diagnosticati rispetto alla prevalenza epidemiologica stimata e l’attuale mancanza di raccordo tra le figure presenti nel territorio, promuovendo il lavoro di rete e la condivisione di buone prassi».

«Le Linee guida regionali, sono estese anche al sistema universitario – ha proseguito – molti studenti con dsa arrivano alle ultime classi della scuola secondaria di II grado e alle soglie dell’Università senza avere ancora ricevuto una diagnosi si legge nella nota. Nell’ottica di garantire a tutti la possibilità di proseguire con successo gli studi universitari, anche le Università, sono tenute ad adottare adeguate misure tecnologiche, metodologiche e valutative atte a favorire, anche per gli studenti con difficoltà di lettura, scrittura e calcolo dsa, il raggiungimento degli obiettivi formativi prefissati per ogni singolo corso di studio».

«In particolare – ha concluso la vice presidente Princi –, gli Atenei debbono prevedere servizi specifici per i disturbi specifici dell’approfondimento, di nuova attivazione o nell’ambito di quelli già preesistenti di tutorato e/o disabilità, che pongano in essere tutte le azioni necessarie a garantire l’accoglienza, il tutorato, la mediazione con l’organizzazione didattica e il monitoraggio dell’efficacia delle prassi adottate». (rcz)

Istruzione, al via formazione sui rischi per cause naturali e antropiche del territorio

Domani, al Liceo Scientifico “Alessandra Volta” di Reggio Calabria, prendono il via i corsi di formazione sui rischi per cause naturali e antropiche del territorio calabrese per i referenti di educazione civica delle scuole.

Questi corsi sono promossi dall’Assessorato all’Istruzione, dai Dipartimenti Istruzione e Protezione Civile della Regione Calabria, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale.

«Siamo tutti consapevoli quanto la nostra Terra sia caratterizzata da un alto rischio sismico ed idrogeologico. Pertanto – ha spiegato Giusi Princi, vicepresidente con delega al ramo – la formazione è volta proprio ad accompagnare gli studenti, attraverso i docenti, nel conoscere ed approfondire le attività del Servizio Nazionale della Protezione Civile, i rischi presenti sul territorio italiano ed in particolare i rischi naturali ed antropici che incombono sulla Regione Calabria».

«La conoscenza dei rischi del proprio territorio – ha continuato – consente di ridurre la vulnerabilità e di conseguenza l’impatto sulla nostra vita. Con l’intento di fornire ai docenti gli strumenti per formare adeguatamente i propri studenti con la Protezione Civile regionale sono stati organizzati dei corsi di formazione per i docenti referenti, tenuti dal prof. Agostino Miozzo, già Direttore generale del Dipartimento di Protezione civile nazionale nonché membro del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza covid2019, e da Domenico Costarella, attuale Direttore generale del Dipartimento regionale».

«Ad ogni corso, organizzato per ambito provinciale – ha detto ancora – potranno partecipare massimo 40 persone. Il percorso formativo, della durata di 4 ore, sarà pratico laboratoriale e contestualizzato nei territori di riferimento in base alle relative emergenze. A tutti i partecipanti sarà rilasciato l’attestato di partecipazione e sarà distribuito materiale informativo da condividere con i propri collegi dei docenti che nell’occasione ringrazia per la preziosa disponibilità Antonella Iunti, Direttore dell’Usr, Antonino Domenico Cama, vicario Usr e Coordinatore dell’Ambito provinciale di Reggio, e tutti i Dirigenti scolastici regionali titolari delle sedi in cui si svolgeranno i corsi». (rcz)

Dalla Regione oltre 6 mln per costruire equipe dedicate alle Scuole

La Regione ha stanziato oltre 6 milioni per realizzare il progetto pilota “Interventi per l’individuazione precoce e la presa in carico degli alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA) negli istituti scolastici della Regione Calabria”. Il progetto prenderà il via a settembre, in coincidenza con l’avvio del nuovo anno scolastico-

Lo ha reso noto la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, in  una nota indirizzata a tutti gli istituti scolastici della Calabria. Compiaciuta, Princi fa presente che da parte delle ASP è in atto un imponente piano di assunzioni di personale sanitario, che permetterà di rispondere in modo adeguato ai bisogni formativi degli alunni con Dsa.

«A seguito del fabbisogno calcolato da ciascun distretto sulla base dei propri organici – ha spiegato Princi – sono in corso le operazioni per individuare, su scala regionale, 74 nuove professionalità a tempo determinato, di cui: 15 neuropsichiatri infantili, 28 psicologi, 28 logopedisti, 3 assistenti sociali. Per i profili di psicologi, di logopedisti e di assistenti sociali, si sta operando con lo scorrimento di graduatorie aperte presso le Asp e specificatamente: AO Pugliese e ASP CS per la categoria degli psicologi, Asp Cs per la categoria dei logopedisti, Asp di Vv per la categoria degli assistenti sociali. In merito alle unità di neuropsichiatra infantile, essendo state esaurite le graduatorie, si sta procedendo a reclutarle tramite nuovo avviso pubblico gestito dall’Asp di Cz».

I disturbi specifici di apprendimento scolastico (dislessia, disgrafia, discalculia) sono molto frequenti. L’incidenza dei disturbi nel suo complesso è stimata intorno al 5% del totale degli alunni, con un’elevata variabilità regionale.

«Attraverso un approccio multi professionale – si legge nella nota a firma del Vicepresidente – agli studenti con DSA sarà garantito un percorso diagnostico e di presa in carico rapido con percorsi di accesso facilitati ai servizi. In ogni distretto Sanitario delle singole ASP Provinciali (Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia), infatti, saranno attivate una o più equipe dedicate, formate da psicologo, logopedista e neuropsichiatra infantile che, su richiesta dei singoli istituti (previo consenso informato delle famiglie), interverranno nelle scuole (a scelta delle famiglie in orario pomeridiano anche presso la struttura pubblica)».

«In caso di conferma diagnostica si provvederà al rilascio della relativa certificazione garantendo, ove richiesto – ha continuato – il necessario supporto alla scuola anche per la predisposizione del Piano Didattico Personalizzato (art.5 legge 170/2010). Parallelamente, d’intesa con l’Usr-Calabria, saranno organizzati incontri formativi/informativi destinati al personale docente interessato».

«Fortemente sostenuto dal Presidente Occhiuto, questo è un traguardo importantissimo per la nostra Regione – ha detto ancora Giusi Princi – perché finalmente le famiglie per la diagnosi e per la certificazione degli studenti con DSA potranno contare sul servizio pubblico sanitario, anziché ricorrere al servizio privato. Una collaborazione metodica tra Scuola, Famiglia e Sistema socio-sanitario che permetterà di identificare precocemente il disturbo, al fine di scongiurare la dispersione scolastica (cioè l’abbandono precoce degli studi), promuovere il successo formativo e l’inclusione degli studenti, attenuando il disturbo e quindi favorendo il corretto raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti».

«Vorrei sottolineare il prezioso lavoro che sta ponendo in essere il Dipartimento Salute della Regione Calabria – ha concluso – d’intesa con i Commissari delle ASP e tutto il rispettivo personale». (rcz)

Turismo, grandi adesioni intra e fuori regione per l’avviso sui viaggio d’istruzione

La vicepresidente della Regione, Giusi Princi, ha reso noto che «il bando sul turismo montano ha registrato grande interesse con tantissime adesioni provenienti non solo dalla Calabria, ma anche dalle limitrofe Sicilia, Basilicata, Campania e Puglia, alle quali, per la prima volta, è stato aperto l’Avviso».

Si tratta di un Avviso pubblico promosso dal Dipartimento Turismo, d’intesa con il settore Istruzione, avente ad oggetto “Viaggi di Istruzione per la promozione del Turismo Scolastico Montano”.

Gli istituti scolastici che hanno ottenuto il contributo per la realizzazione di un viaggio d’istruzione all’interno di uno dei Comuni montani della Calabria sono infatti complessivamente oltre 100, con richieste provenienti da varie province delle regioni coinvolte, tra cui Potenza, Messina, Lecce, Caltanissetta, Matera, Salerno, Caserta. Per la Calabria, gli istituti destinatari del finanziamento sono: 34 dalle Province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia; 26 per la Provincia di Cosenza; 24 per quella di Reggio Calabria.

Dalla Sila all’Aspromonte, diverse le richieste degli istituti intra e fuori Regione equamente distribuite per i territori montani calabresi, i cui comuni sono stati dettagliatamente riportati nell’Avviso. Il bando è stato particolarmente significativo, in quanto permetterà alle scuole di utilizzare il contributo regionale, quale importante occasione per facilitare lo scambio culturale tra giovani di realtà locali diverse, rendendoli messaggeri di valori culturali, storici e ambientali differenti.

«Il viaggio alla scoperta delle aree di montagna della Calabria sarà un’opportunità di aggregazione e condivisione delle grandi bellezze che anche in chiave montana sa offrire la nostra Terra – ha aggiunto Princi – ma diventerà ancora più strategico perché, l’averlo rivolto anche agli istituti scolastici delle regioni limitrofe, su impulso del Presidente Roberto Occhiuto, permetterà ad un flusso importante di utenti, come gli studenti, di conoscere ed apprezzare i nostri territori, incentivando anche un turismo destagionalizzato, occasione tra l’altro di forte impulso per il settore economico di tutta la Calabria».

«Tutte le operazioni amministrative sono state ottemperate con grande celerità, ogni richiesta di chiarimento o supporto proveniente dalle istituzioni scolastiche interessate è stata prontamente accompagnata e soddisfatta. Pertanto – ha concluso Giusi Princi – intendo rivolgere un sentito ringraziamento al Direttore generale del Dipartimento Turismo, Antonella Cauteruccio, ed a tutto il personale del Dipartimento che con grande spirito di servizio ha permesso il raggiungimento dell’obiettivo». (rcz)

ISTRUZIONE, C’È UN PAESE MA DUE SCUOLE
SVIMEZ: VA RAFFORZATO IL SISTEMA AL SUD

di ANTONIETTA MARIA STRATI – La Scuola, in Italia, viaggia a due velocità. Anzi, è il caso di dire che c’è un «Paese e due scuole», prendendo in prestito il titolo dell’incontro promosso dalla Svimez e L’Altra Napoli Onlus, a Napoli, in cui è emerso un divario allarmante tra le Scuole del Nord e del Sud.

Da una parte, c’è un bambino nel Nord che può beneficiare di formazione e servizi che, spesso, un bambino del Sud non ha. E questo per mancanza di infrastrutture e tempo pieno. Un gap sull’offerta formativa che desta preoccupazione. L’ultimo rapporto Svimez, infatti, ha rilevato come i servizi per l’infanzia sono caratterizzati dall’estrema frammentarietà dell’offerta e da profondi divari territoriali nella dotazione di strutture e nella spesa pubblica corrente delle Amministrazioni locali.

Nel Mezzogiorno, circa 650 mila alunni delle scuole primarie statali (79% del totale) non beneficiano di alcun servizio mensa. In Campania se ne contano 200 mila (87%), in Sicilia 184 mila (88%), in Puglia 100 mila (65%), in Calabria 60 mila (80%). Nel Centro-Nord, gli studenti senza mensa sono 700 mila, il 46% del totale.

Per effetto delle carenze infrastrutturali, solo il 18% degli alunni del Mezzogiorno accede al tempo pieno a scuola, rispetto al 48% del Centro-Nord. La Basilicata (48%) è l’unica regione del Sud con valori prossimi a quelli del Nord. Bassi i valori di Umbria (28%) e Marche (30%), molto bassi quelli di Molise (8%) e Sicilia (10%). Anche la Calabria non scherza: solo il 24% degli alunni, su un totale di 80.893, frequenta il tempo pieno.

Gli allievi della scuola primaria nel Mezzogiorno frequentano mediamente 4 ore di scuola in meno a settimana rispetto a quelli del Centro-Nord. La differenza tra le ultime due regioni (Molise e Sicilia) e le prime due (Lazio e Toscana) è, su base annua, di circa 200 ore.

Circa 550 mila allievi delle scuole primarie del Mezzogiorno (66% del totale) non frequentano inoltre scuole dotate di una palestra. Solo la Puglia presenta una buona dotazione di palestre, mentre registrano un netto ritardo la Campania (170 mila allievi privi del servizio, 73% del totale), la Sicilia (170 mila, 81%), la Calabria (65 mila, 83%).

Nel Centro-Nord, gli allievi della primaria senza palestra, invece, raggiungono il 54%. Analogamente, il 57% degli alunni meridionali della scuola secondaria di secondo grado non ha accesso a una palestra; la stessa percentuale che si registra nella scuola secondaria di primo grado.

«Questi divari nelle infrastrutture scolastiche – ha rilevato la Svimez – frenano anche la diffusione della pratica fisica e sportiva, con conseguenze negative per la salute, la spesa pubblica e lo stile di vita della popolazione, con particolare riferimento ai minori. Nel meridione quasi un minore su tre nella fascia tra i 6 e i 17 anni, infatti, è in sovrappeso, rispetto ad un ragazzo su cinque nel Centro Nord. Nel Centro Nord il 42% della popolazione adulta pratica sport regolarmente e il 26,8% saltuariamente. Nel Mezzogiorno invece le percentuali si invertono: la maggioranza pratica sport saltuariamente (33,2%) mentre la minoranza lo pratica abitualmente (27,2%). Il divario si riflette sulla percentuale di sedentari, con particolare riferimento per i minori: 15% nel Centro Nord e 22% nel Centro Sud. Ma ancor più allarmante è il dato sulle aspettative di vita: Nel Mezzogiorno sono inferiori di tre anni rispetto a quelle degli adulti centro-settentrionali».

Ma a cosa è dovuto tutto ciò? A un indebolimento delle politiche per la Scuola e la cristallizzazione del divario Nord-Sud, secondo la Svimez. L’Associazione, infati, ha analizzato la dinamica dell’intensità dell’intervento pubblico nell’istruzione – dalla scuola all’università – sulla base dei dati di spesa pubblica di fonte Conti Pubblici Territoriali. Dallo studio risulta un progressivo disinvestimento dalla filiera dell’istruzione che ha interessato soprattutto le regioni del Sud.

Tra il 2008 e il 2020, la spesa complessiva in termini reali si è ridotta del 19,5% al Sud, oltre 8 punti percentuali in più del Centro-Nord. Ancora più marcato il differenziale a svantaggio del Sud nel calo della spesa per investimenti, calati di quasi un terzo contro “solo” il 23% nel resto del Paese. In Calabria, dal 2008 al 2020 la spesa è scesa del -25,6%. È la più alta insieme alla Liguria (-20,3%), la Puglia (-20,2%) e la Sicilia (-21,9%).

Per l’ultimo anno per il quale sono disponibili i dati risulta un differenziale di spesa pubblica pro capite nell’intero comparto Istruzione, comprensivo dell’istruzione terziaria, favorevole al Mezzogiorno di circa 90 euro, ma il dato non fornisce una fotografia reale dell’effettivo impegno pubblico per l’istruzione. Più significativo è il rapporto tra spesa e studenti, dal quale risulta uno scarto sfavorevole al Sud, dove la spesa per studente è di circa 100 euro annui inferiore rispetto al resto del Paese (5.080 euro per studente contro 5.185). Lo scarto aumenta se si considera il solo comparto della scuola, con una spesa per studente di 6.025 euro al Sud contro un valore di 6.395 nel Centro-Nord. Lo scarto è ancora più significativo se si guarda alla sola spesa per investimenti: 34,6 contro 51 euro per studente.

«L’indebolimento dell’azione pubblica nella filiera dell’istruzione – ha rilevato la Svimez – incrocia un trend demografico avverso, un fenomeno che causa la riduzione degli studenti. I due fattori rischiano di autoalimentarsi in un circolo vizioso nazionale, ma particolarmente intenso al Sud. La debolezza dell’offerta scolastica e, più in generale, la limitata qualità dei servizi pubblici alimenta il processo di denatalità e i flussi di migrazione giovanile che, a loro volta, comprimono il numero di alunni, con il conseguente adeguamento al ribasso dell’“offerta” di istruzione. Tra il 2015 e il 2020 il numero di studenti del Mezzogiorno (dalla materna alle superiori) si è ridotto di quasi 250.000 unità (-75.000 nel Centro-Nord)».

Cosa fare, allora? Una soluzione la propone il direttore della Svimez, Luca Bianchi: «occorre invertire il trend di spesa e rafforzare le finalità di coesione delle politiche pubbliche nazionali in tema di istruzione. Il Pnrr è l’occasione per colmare i divari infrastrutturali, tuttavia l’allocazione delle risorse deve essere resa più coerente con l’analisi dei fabbisogni di investimento, superando i vincoli di capacità ammnistrativa».

«La priorità, oggi – ha evidenziato – è rafforzare il sistema di istruzione soprattutto nelle aree più marginali, sia del Sud che del Nord. Garantendo asili nido, tempo pieno, palestre, rafforzando l’offerta formativa dove più alto è il rischio di abbandono. Il quadro che emerge dai dati, e che rischia di rafforzarsi ancor più se passano le proposte di ’autonomia, è quello di adattare l’intensità dell’azione pubblica alla ricchezza dei territori, con maggiori investimenti e stipendi nelle aree che se li possono permettere, pregiudicando proprio la funzione principale della scuola che è quella di “fare uguaglianza”».

«Si parla di ‘due scuole’ perché il sistema scolastico nel Sud, rispetto al resto d’Italia, è carente sotto il profilo delle strutture, della capacità di attrarre i giovani, perché ha maglie larghe e troppo spesso non riesce a contrastarne l’abbandono degli studi, ed ancora perché la scuola non riesce a trovare sbocchi, una volta terminati i percorsi, nel mercato del lavoro», ha spiegato Antonio Lucidi, presidente della onlus L’Altra Napoli.

«C’è la necessità – ha dichiarato Clementina Cordero di Montezemolo, presidente dell’associazione Yolk – di creare e ricreare un patto condiviso tra la scuola e le famiglie, motivo per cui la scuola dovrebbe assumere un ruolo fondamentale nell’educazione alla vita. L’idea di tenere aperte le scuole nel pomeriggio con una collaborazione pubblico – privato, non solo ha una valenza sociale perché rappresenta un alleggerimento per le famiglie ma anche individuale, di crescita per il singolo, di sviluppo del sé, soprattutto nelle ragazze e ragazzi delle scuole medie».

Uno squilibrio che rischia di accentuarsi con l’autonomia differenziata. Guido Leone, già dirigente tecnico della Usr Calabria, ha evidenziato come sia lecita la preoccupazione «che una deriva regionalistica del sistema di istruzione possa accentuare gli squilibri già oggi esistenti fra le diverse aree territoriali del Paese, con esiti ancor più penalizzanti per quelle economicamente e socialmente più in sofferenza come la Calabria nei suoi vari servizi alla persona».

Con l’autonomia, i soldi «di cui ogni amministrazione scolastica potrà disporre verrebbero determinati in rapporto al reddito pro capite della regione di appartenenza  a tutto vantaggio delle Regioni del Nord che godono mediamente di una ricchezza doppia rispetto alle regioni meridionali come doppio è mediamente il Pil, tra il Nord e il  Sud», «con l’istruzione regionale sarebbe negato l’esercizio del diritto allo studio in maniera uguale su tutto il territorio nazionale e si realizzerebbe un doppio regime fra quello nazionale e quello regionale».

Fatto ancora più grave, le scuole si «differenzierebbero sempre più radicalmente, il divario Sud-Nord non potrebbe che aumentare, la diffusione uniforme di scuole dell’infanzia e tempo pieno sarebbe definitivamente negata, il valore legale del titolo di studio sarebbe compromesso e le regioni potrebbero decidere autonomamente su programmi, strumenti e risorse».

«La nostra comunità – ha concluso Leone – non può tollerare che un diritto fondamentale come quello dell’istruzione possa essere esposto a forme di razzismo territoriale». (rrm)

Istruzione e Autonomia, Giusi Princi: Regione impegnata a evitare diseguaglianze col resto d’Italia

La vicepresidente della Regione, Giusi Princi, in merito all’autonomia differenziata, ha reso noto che la Regione «attraverso una serie di misure mirate, è già impegnata a colmare il divario territoriale legato all’istruzione, puntando ad accorciare le distanze non solo con le altre regioni italiane ma anche quelle territoriali all’interno della stessa Regione».

«Il nostro impegno quotidiano – ha evidenziato – è di garantire un sistema Istruzione che accorci le diseguaglianze e che garantisca gli stessi diritti, formativi, sociali, civili per tutti gli studenti, gli insegnanti e i dirigenti scolastici, sia che vivano in Calabria che in altre regioni d’Italia. Per questo credo fortemente in un sistema scolastico nazionale e pubblico. La scuola, mai come in questo difficile momento che il mondo sta vivendo, rappresenta una forte speranza di salvezza e di garanzia dei diritti costituzionali».

La vicepresidente, inoltre, nel corso della visita del ministro Calderoli in Calabria, ha rivendicato l’unitarietà del sistema nazionale di istruzione e la necessità di scongiurare ulteriori diseguaglianze tra regioni.

«Sono, infatti, ingenti le risorse stanziate e previste con la nuova programmazione – ha proseguito – attraverso cui si vogliono garantire pari opportunità di sviluppo e di superamento delle disuguaglianze e delle barriere territoriali, sociali, culturali ed economiche. Obiettivo strategico è quello di promuovere il diritto allo studio elevando la qualità della scuola calabrese e garantendo pari opportunità di successo formativo a tutti gli studenti, nello specifico: potenziamento dei servizi educativi dell’infanzia (asili nido, sezioni primavera), miglioramento del trasporto scolastico, ausili didattici ed attrezzature per l’inserimento degli alunni disabili, tempo pieno, servizio mensa».

«Le nostre azioni, condivise con l’Ufficio scolastico regionale e con il mondo sindacale – ha rimarcato Princi – sono orientate all’elaborazione delle nuove linee guida regionali sul dimensionamento scolastico e su una nuova legge del diritto allo studio che vede quella della Regione Calabria ferma al 1985. La nostra mission principale sarà, infatti, quella di fronteggiare la povertà educativa, salvaguardare le aree marginali per evitare la dispersione scolastica».

«In un momento così delicato – ha concluso la vicepresidente Princi – occorre pertanto evitare, di determinare ulteriori differenze di qualità dell’istruzione tra studenti e scuole dello stesso territorio, tra studenti e scuole calabresi e tra studenti e scuole italiane». (rcz)