JONIO, SI NUOTA NELLA PLASTICA E RIFIUTI
LE SPIAGGE SONO DIVENTATE DISCARICHE

di LUIGI STANIZZI – Siamo tutti serviti, ecco cosa ci restituisce il mare in queste giornate di scirocco: bottiglie di plastica, polistirolo, rifiuti speciali che abbiamo smaltito male. E le rive del Mar Jonio vengono così inquinate, incessantemente, con buona pace del tanto decantato sviluppo turistico, vocazione mare-monti, bandiere più o meno blu, e altre parole ormai incredibili.

Oltre all’impegno serio degli organismi preposti, senza una vera collaborazione ci ciascun cittadino l’emergenza rifiuti resterà in eterno. Se riusciremo a sopravvivere, nuoteremo fra plastica e polistirolo! Le istituzioni preposte fanno molta teoria, che difficilmente si concretizza in azioni. Occorrono civiltà, educazione, leggi restrittive, scelte planetarie ma intanto cerchiamo di prenderci cura delle nostre mitiche spiagge ridotte in pattumiere, che abbiamo sotto il naso.

Talvolta è rischioso anche denunciarne lo scempio, perché si rischia di “ledere” l’immagine di questo o quel Comune, soprattutto nel periodo estivo. Grande l’attenzione all’immagine e nessuna attenzione alla sostanza, chiudere gli occhi davanti a tanta sporcizia. Addio Magna Graecia. Noi calabresi diciamo sempre di amare visceralmente la nostra terra, non è sempre vero. La sporcizia è qui a dimostrarcelo. (ls)

[Luigi Stanizzi è presidente del Premio Mar Jonio]

Tutela ambientale, “Calabria al centro del Mediterraneo” arriva a Corigliano Rossano

«La grande partecipazione di oggi dimostra quanto sia forte la volontà di costruire una Calabria più sostenibile e attenta al proprio patrimonio ambientale». È quanto ha Evelina Viola, presidente del Circolo Legambiente Corigliano-Rossano, nel corso dell’incontro svoltosi a Corigliano Rossano, nell’ambito del progetto “Calabria al centro del Mediterraneo”, promosso da Legambiente Calabria e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Regione Calabria (CUP J58D22000410001).

L’iniziativa, organizzata con il supporto del Circolo Legambiente Corigliano-Rossano, ha coinvolto istituzioni, docenti, studenti, rappresentanti del mondo accademico e della società civile, con l’obiettivo di approfondire le sfide ambientali del territorio e individuare soluzioni concrete per il futuro.

«Il lavoro da fare è ancora tanto, ma iniziative come questa sono fondamentali per gettare basi solide per il futuro», ha detto la presidente Viola all’evento in cui è stata evidenziata la necessità di una collaborazione sempre più stretta tra scuola, istituzioni e mondo scientifico per affrontare con efficacia le sfide ambientali. Tra le proposte emerse, si è parlato dell’importanza di avviare studi mirati sulle dinamiche costiere, incentivare il turismo sostenibile e potenziare i percorsi educativi rivolti ai giovani.

Dopo i saluti istituzionali, i partecipanti hanno discusso temi fondamentali come l’erosione costiera, la gestione delle risorse naturali e l’educazione ambientale. Momento centrale della giornata è stata l’inaugurazione, nella città di Corigliano-Rossano, della mostra fotografica curata da Federico Grazzini, che offre uno sguardo approfondito sulle criticità e sulle potenzialità ambientali della Calabria.

Al tavolo di confronto era presente Cinzia D’Amico, dirigente scolastica dell’I.I.S. L. Palma ITI ITG Green Falcone Borsellino di Corigliano-Rossano, che nei mesi scorsi ha aderito ai percorsi didattici e di citizen science promossi da Legambiente. La dirigente ha sottolineato l’importanza della sinergia tra scuola, amministrazione, comunità scientifica, associazioni e cittadini per promuovere azioni efficaci a tutela dell’ambiente. Ha inoltre evidenziato come iniziative di questo tipo non solo stimolino il protagonismo giovanile nel cambiamento, ma arricchiscano anche il concetto di cittadinanza attiva, rafforzando la consapevolezza che ogni azione, anche la più piccola, ha un impatto sulla collettività e sul pianeta.

Il vicesindaco Giovanni Pistoia, portando i saluti del sindaco di Corigliano-Rossano, ha ribadito la necessità di affrontare i temi ambientali senza retorica, sottolineando il valore di un dibattito aperto e partecipato come quello promosso da Legambiente. Ha inoltre evidenziato l’importanza del coinvolgimento dei giovani, già molto sensibili alle tematiche ambientali e alla pace.

La consigliera Lorena Vulcano, presidente della Commissione Ambiente, ha sottolineato l’importanza del confronto con le associazioni nel lavoro della commissione, ponendo l’accento sulla responsabilità individuale nel contesto globale.

L’assessore alla Città Sostenibile ed Equa, Francesco Madeo, ha rivolto un appello ai giovani presenti, ricordando che saranno loro a subire le maggiori conseguenze della crisi climatica. Ha quindi invitato le nuove generazioni a formarsi e a impegnarsi attivamente, in quanto futura classe dirigente chiamata ad affrontare le sfide ambientali. Ha infine ribadito il ruolo cruciale dei giovani come sentinelle della comunità, in un dialogo costante con un’amministrazione aperta all’ascolto.

Di grande rilievo anche il contributo del prof. Giuseppe Mendicino, direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente dell’Unical, che ha sottolineato la necessità di diffondere una solida cultura ambientale. In un contesto in cui manca ancora una piena consapevolezza del vero significato della sostenibilità, ha evidenziato come la conoscenza sia alla base di scelte responsabili e non più rimandabili.

L’incontro ha visto anche la partecipazione attiva di una rappresentanza di studenti dell’Istituto L. Palma, che ha contribuito al dibattito con riflessioni e proposte interessanti.

La mostra fotografica inaugurata l’11 marzo è stata ospitata nei plessi Green e Falcone e Borsellino dell’I.I.S. L. Palma ITI ITG Green Falcone Borsellino di Corigliano-Rossano. Sarà visitabile fino a martedì 18 marzo presso la Biblioteca Ingenio nell’area urbana di Rossano. Il calendario delle visite è disponibile sui canali social del Circolo Legambiente Corigliano-Rossano.

Il progetto “Calabria al Centro del Mediterraneo” proseguirà nei prossimi mesi con nuove iniziative in tutta la regione, coinvolgendo sempre più studenti e cittadini in percorsi di consapevolezza e azione concreta. Domani, sabato 15 marzo, alle 17.30, si terrà un momento di confronto aperto a tutti. (rcs)

ALLARME A REGGIO: LA TERRA DEI FUOCHI
TANTE DENUNCE, MA NESSUN INTERVENTO

di PASQUALE ANDIDEROLa Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha decretato che lo Stato italiano ha violato il diritto alla vita degli abitanti della “Terra dei fuochi” per non essersi occupato del problema in modo tempestivo ed efficace.

La Corte ha definito il rischio alla vita per gli abitanti della Terra dei fuochi come «sufficientemente serio, reale e accertabile» e qualificabile come «imminente», e ha decretato che lo Stato italiano «fosse a conoscenza del problema da molti anni». Nonostante questo, lo Stato non ha affrontato «una situazione così grave con la diligenza e la tempestività necessarie», anche nell’ambito della prevenzione e della comunicazione dei rischi alla popolazione. 

La terra dei fuochi è anche Reggio Calabria, Mosorrofa, Sala di Mosorrofa, Mortara, Arghillà, Rione Marconi e non solo da anni denunciano l’esistenza di enormi discariche che periodicamente prendono fuoco. Nel corso della presentazione del libro Portami al Mare di Domenico Latino a Mosorrofa, in una sala gremita di persone presenti più che per la presentazione del libro per l’argomento che si trattava “Discariche, roghi e incidenza di Tumori”, ancora una volta è venuta fuori la fatidica domanda se c’è relazione tra essi.

Presente tra i relatori il dr. Giovanni Tripepi, dirigente di Ricerca CNR, che ha avviato lo studio epidemiologico promosso dalla garante regionale della salute prof.ssa Anna Maria Stanganelli, appunto su rifiuti, roghi e danni alla salute.

Il dr. Tripepi ha dichiarato che lo studio non ha ancora potuto, per motivi di privacy, indagare nello specifico l’incidenza nei vari quartieri mentre si sa, da consultazioni più ampie, che la città di RC nella sua totalità è nella media nazionale. Lo stesso è stato però chiarissimo nell’asserire che «non dobbiamo chiederci se c’è correlazione tra discariche roghi e salute perché è accertato che tutti i roghi sono dannosi alla salute e che la combustione dei rifiuti e altamente pericolosa per cui la vera domanda è quando si manifesterà il danno su chi è stato esposto agli inquinanti liberati».

Il ricercatore Tripepi stimava, nel corso dei 15 anni, il tempo di latenza dall’esposizione per la manifestazione dei danni alla salute. Nelle nostre discariche insistono materiali di ogni tipo, finanche l’amianto. I continui roghi liberano nell’aria diossina, fibre di amianto, e tante altre sostanze tossiche che noi, malcapitati, ingeriamo con la respirazione. 

A Mosorrofa, zona che conosco meglio, e da più di un ventennio che si va avanti con accumulo di rifiuti e combustione degli stessi e spesso d’estate arriva fin dentro casa quell’odore insopportabile di bruciato, di plastiche combuste, che ci costringe a chiudere porte e finestre che allontanano l’odore ma non sicuramente il rischio di aver respirato sostanze nocive. Negli ultimi 5 anni più volte abbiamo richiesto la bonifica e la messa sotto sorveglianza dei siti in questione, nulla si è mosso.

A niente sono serviti i sopralluoghi degli amministratori comunali, dei carabinieri forestali, delle comunicazioni fatte a prefetti e procure, delle attenzioni dei media. I cittadini hanno paura e ora, dopo la relazione del dr. Tripepi ma ancor di più dopo la sentenza della Corte Europea, si chiedono perché chi può e deve intervenire non lo fa? Si chiedono se possono denunciare chi di competenza deve occuparsi di questo problema e facendo orecchie da mercante lo accantona?

Di fronte alle tante morti per tumore che si stanno verificando le autorità preposte, si possono imputare di omicidio colposo? Non sappiamo se dal punto di vista legale questa imputazione può reggere ma sicuramente dal punto di vista morale è omicidio. Quanto decretato dalla Corte Europea per l’Italia può essere applicato ai nostri amministratori che sapendo da tanto tempo di un rischio reale, serio e imminente continuano a posporre all’infinito un vero intervento per proteggere la vita dei cittadini? (pa)

ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) – Al via il progetto ambientale “Compostiamoci bene”

Ha preso il via, a Isola Capo Rizzuto, il progetto ambientale dal titolo Compostiamoci bene, promosso dal Comune in collaborazione con Calabra Maceri e Servizi SpA e l’Istituto Comprensivo “Karol Wojtyla – Gioacchino da Fiore”.

Attraverso il progetto “Compostiamoci” e le altre attività già avviate, Isola Capo Rizzuto si conferma una comunità che guarda al futuro con attenzione verso la tutela del pianeta e delle sue risorse.

Nel corso dell’evento inaugurale è stato illustrato il piano che vedrà la consegna di una compostiera per ogni plesso scolastico, con l’obiettivo di avviare la gestione dei rifiuti organici direttamente all’interno delle scuole. Già da domani inizieranno i corsi di compostaggio, che saranno rivolti sia agli studenti che al personale scolastico, per promuovere buone pratiche di sostenibilità.

Il sindaco Maria Grazia Vittimberga, in apertura dei lavori, ha sottolineato i significativi passi avanti compiuti da Isola Capo Rizzuto nella raccolta differenziata, con un raggiungimento del 70%: «Questo è un risultato importante, soprattutto per un territorio a vocazione turistica come il nostro. Dimostra che il lavoro congiunto tra Amministrazione, scuole e cittadini sta dando i suoi frutti, ma possiamo e dobbiamo fare di più».

La d.ssa Maria Teresa Celebre, responsabile Comunicazione di Calabra Maceri, ha rimarcato il valore dell’impegno della comunità isolitana: «Isola Capo Rizzuto si distingue positivamente in un contesto provinciale dove, purtroppo, le percentuali di raccolta differenziata sono ancora basse. I risultati ottenuti sono il frutto di un grande lavoro, soprattutto nelle scuole, ma resta fondamentale continuare a sensibilizzare. Complimenti all’Amministrazione e ai cittadini per questo traguardo».

Il vice sindaco Raffaele Gareri, con delega all’Ambiente, è intervenuto nel dibattito sottolineando l’importanza di coinvolgere le nuove generazioni: «Educare i più piccoli significa costruire un futuro più consapevole per il nostro territorio».

«Loro sono il motore del cambiamento – ha proseguito – e iniziative come questa rappresentano un tassello fondamentale per promuovere un rapporto più rispettoso con l’ambiente».

 Il responsabile comunale Franco Scerbo ha presentato nel dettaglio il progetto “Compostiamoci”, spiegando che «non solo spieghiamo ai bambini cosa significa riciclare e riutilizzare gli scarti alimentari, ma glielo facciamo toccare con mano passo dopo passo.  La nostra collaborazione con Calabra Maceri mira a proseguire con altre iniziative che coinvolgano sempre di più la cittadinanza, a partire proprio dai più piccoli».

Tra gli interventi finali, la d.ssa Annamaria Buono, esperta di comunicazione ambientale di Calabra Maceri, ha spiegato come si svolgerà la formazione all’interno delle scuole: «La formazione sarà mirata e coinvolgente, con laboratori pratici e attività che aiuteranno i ragazzi a comprendere l’importanza del compostaggio e delle buone pratiche di sostenibilità».

Le insegnanti Laura Nicotera e Valentina Carvelli, referenti del progetto “Eco Schools”, hanno evidenziato il ruolo fondamentale della scuola nell’educazione ambientale: «La scuola ha il compito di formare non solo i bambini, ma anche di sensibilizzare le famiglie, educando i cittadini di oggi e di domani al rispetto per l’ambiente. Difendere la Bandiera Verde, che le nostre scuole hanno conquistato con il progetto Eco Schools, è un impegno importante, e iniziative come ‘Compostiamoci’ rafforzano questa direzione».

Eco Schools, un progetto promosso dalla FEE (Foundation for Environmental Education) e seguito dall’Assessore Andrea Liò, ha portato per due anni consecutivi le scuole di Isola Capo Rizzuto a ricevere la prestigiosa Bandiera Verde. Questo riconoscimento conferma l’impegno della comunità scolastica verso una maggiore sostenibilità e dimostra che, con un lavoro condiviso, è possibile ottenere risultati significativi per il territorio. (rkr)

 

 

EOLICO, AL SUD SERVE UN SERIO PROGETTO
PER SVILUPPO A TUTELA DEL TERRITORIO

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Con la chiusura del passaggio del gas dall’Ucraina proveniente dalla Federazione Russa ritornano i timori di una nuova crisi energetica e di un ulteriore impennata dei prezzi dell’energia.

E, con Prometeia energia in testa, sono molti a chiedere che si possa estrarre più gas nei territori dove questo in Italia è possibile, che si proceda celermente alla costruzione dei rigassificatori, in particolare quello di porto Empedocle a pochi chilometri dalla Valle Dei Templi e dalla casa natale di Pirandello, oltre che dalla falesia bianca della Scala dei Turchi e all’accelerazione delle concessioni di parchi eolici e impianti solari. 

D’altra parte che vi sia l’esigenza, al di là delle necessità contingenti, di una transizione energetica che faccia passare dai combustibili fossili alle energie rinnovabili non vi è dubbio e al di là dei soliti terrapiattisti ormai è recepito da tutti il tema del riscaldamento globale.  

La necessità di un tale cambiamento è indiscutibile per rendere i Paesi che non hanno fonti fossili, ma in ogni caso vogliono abbandonare tali fonti, autonomi. 

Il secondo passaggio rispetto a tale consapevolezza è quella di capire dove questi impianti vanno localizzati. La risposta più logica sarebbe che ognuno producesse l’energia che serve al proprio territorio. E, quindi, considerato che la realtà più energivora è quella del Nord, la cosa più logica è che si localizzino in tali aree. 

Ma ci sono già state le prime levate di scudo. La Giunta e l’Assemblea regionale piemontese dichiarano che vogliono il loro territorio libero dall’eolico e dal solare. In particolare la Giunta regionale produrrà una delibera che andrà a rendere più restrittivi i vincoli per installare gli impianti agrivoltaici nelle zone Buffer Unesco. 

Approccio simile a quello della Sardegna che ritiene di dover restringere i criteri per realizzare impianti eolici e fotovoltaici. In tal senso si sta muovendo anche la Puglia. 

Insomma è diventato chiaro a tutti che impiantare nelle aree delle strutture per la transizione energetica non sia un grande affare per le aree interessate. Nel senso che confondere tali impianti con la industrializzazione è un modo per ripetere quello che è accaduto con le raffinerie e con l’industria pesante. 

Invece si afferma, da parte di molti anche del Governo centrale, che esse siano forme di industrializzazione e che chi non vuole che vengano localizzate nelle proprie aree non vuole il progresso. In realtà la produzione di energia, indispensabile per un Paese a corto di fossile e che ha rinunciato al nucleare, è assolutamente indispensabile. Ma deve essere considerato un prezzo da pagare dai territori e che deve essere in qualche modo rimborsato. 

O perché si ha nello stesso territorio un’industria manifatturiera che deve poter avere l’energia sufficiente e quindi in quel caso serve al proprio apparato industriale o, nel caso del Mezzogiorno che ha più energia di quanto non ne consumi, perché in cambio di un impatto molto importante sui territori vengano installate industrie energivore che forniscano occupazione rilevante. 

Si sta verificando invece uno strano meccanismo per cui l’energia viene prodotta nel Mezzogiorno, che diventa solo un punto di passaggio di elettrodotti, gasdotti che trasportano l’energia dove serve. 

Per cui si ripete il meccanismo che si è attuato con l’industria petrolchimica, che ha lasciato malattie, inquinamento, pochissimi posti di lavoro e scarso reddito prodotto nei luoghi.

Ovviamente per evitare forme di opposizione locale si tende a dire che gli specchietti che si stanno dando sono brillanti, fuor di metafora che quella delle pale eoliche e degli impianti solari o dei rigassificatori è una forma di industrializzazione. 

O anche che essendovi una grande produzione di energia, sarà più facile che le aziende dell’intelligenza artificiale, che hanno bisogno di quantità enormi di essa, si localizzino in tali aree. 

In realtà poi si vede che Microsoft e Amazon si localizzano invece alle porte di Milano, dove le condizioni complessive sono più favorevoli all’impresa, o  anche la Italian GigaFactory con 200 posti di lavoro diretti e un indotto complessivo di circa 2.000 persone, contribuendo all’eccessivo utilizzo di tali territori. 

Per il Mezzogiorno sarebbe la seconda finta industrializzazione dopo la  prima, che oltretutto non solo non ha dato alcun tipo di reale contributo allo sviluppo del territorio, ma anche ha assorbito risorse europee importanti destinate al Mezzogiorno, nel momento in cui sono stati costruiti gli impianti. Né assorbe adesso sempre delle risorse cosiddette aggiuntive destinate al Sud per disinquinare le realtà coinvolte, come sta accadendo con Bagnoli, peraltro impedendo alcune destinazioni alternative, come quella turistica, per realtà estremamente vocate come la costa siracusana, quella gelese o la realtà di Taranto.  

 E allora bisogna dire no all’istallazione? Sarebbe anche questa una via di fuga sbagliata come quella di consentire la colonizzazione dei territori senza alcun attenzione alla tipologia degli ambienti e alla presenza di beni ambientali importanti, come nel caso della Valle Dei Templi. 

È necessario invece che a fronte di un utilizzo del territorio che serve al Paese, vi sia in cambio una progettazione effettiva di manifatturiero evoluto con un numero adeguato di posti di lavoro.  

Ovviamente le regioni che adotteranno un tale atteggiamento selettivo saranno accusate di essere contro il progresso, di non voler lo sviluppo dell’Italia, e i quotidiani nazionali, sotto la spinta di interessi molto forti e di risorse importanti a disposizione, accuseranno i territori di essere Nimby (Not in My Back Yard – non nel mio giardino di casa). 

Ma forse che il Mezzogiorno aumenti la consapevolezza di un suo progetto di sviluppo e la sua indisponibilità ad essere trattato da colonia interna può essere un fatto importante. Che ovviamente troverà grandi resistenze. 

Abituato il Nord ad estrarre tutto ciò che ha voluto e quando lo ha ritenuto opportuno rispetto ad una resistenza che negli anni passati non c’è stata, avrà sicuramente reazioni di fastidio che saranno rappresentate da molti organismi politici, ma anche organizzazioni imprenditoriali come Confindustria.  

Affermare una propria identità ed un proprio progetto di sviluppo per un territorio poco rappresentato politicamente e spesso con forme di ascarismo esasperato non è semplice. Ma è l’unica strada possibile da percorrere. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

È NECESSARIO UN PIANO NAZIONALE PER
SMALTIRE I RIFIUTI DEL SIN DI CROTONE

di EMILIO ERRIGO – Una attenta riflessione tecnico-amministrativa, su come e dove distribuire la produzione delle energie rinnovabili in Italia, credo che sia un buon esercizio riflessivo che porterà sicuri benefici, non solo alle regioni più meridionali d’Italia, ma anche e soprattutto, alle regioni di confine geografico e politico, più a nord della Repubblica Italiana.

Siamo tutti consapevoli che le cause delle problematiche climatiche sono per lo più causate da un usi e abusi ambientali, che si sono fatti negli ultimi secoli, in danno dei territori, del mare, dei fiumi e laghi nazionali ed esteri.

Le non illimitate risorse ambientali, terrestri e marittime, comunque denominati, sia essi di origine fossili terrestri, minerarie sottomarine, biologiche, ittiche, impongono scelte e decisioni di politica economica protettiva, che finalizzi le azioni da intraprendere senza ritardi, verso la tutela, salvaguardia e protezione, dei beni ambientali, la biodiversità e gli ecosistemi a beneficio e per la soddisfazione dei bisogni delle presenti e future generazioni.

Gli impegni internazionali pattizi e convenzionali, sottoscritti e ratificati, sia dagli Stati componenti la Comunità internazionale, che dagli Stati membri dell’Unione Europea, e conseguentemente dallo Stato Italiano, in aderenza ai principi e valori, espressamente previsti agli articoli 9, 10, 11, 32, 41 e 117 della Costituzione della Repubblica Italiana, devono essere onorati e osservati.

La corsa verso lo sfruttamento intensivo delle risorse ambientali dei Paesi e Regioni italiane, considerati economicamente più poveri del mondo e d’Italia, non è più da considerare possibile, e men che meno sostenibile.

Già alcuni Stati di confine d’oltralpe ad iniziare dalla vicina Svizzera, hanno intrapreso iniziative per la creazione di Parchi eolici e fotovoltaici, sui territori collinari, montani e alpestri, a ruota anche le Regioni d’Italia di confine o di frontiera nord del nostro Paese, non hanno altra scelta da fare diversa da quella di consentire la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici, nelle aree più idonee delle Alpi Liguri, Marittime, Cozie, Graie, Lepontine, Retiche e Giulie, diversificando ed eventualmente, estende i siti nei territori degli Appennini Regionali d’Italia.

Ogni regione italiana ed estera, entro il 2030-2050, dovrà essere autonoma e autosufficiente nella produzione di energia da fonti rinnovabili.

Pensare di rendere compatibili ai bisogni di tutti gli italiani i territori e i mari del Sud Italia non è una soluzione accettabile, a causa della già compromissione delle risorse un tempo disponibili e sfruttabili.

Il trasferimento delle industrie metallurgiche, petrolifere e chimiche nelle Regioni del Sud Italia, ha comportato danni rilevantissimi e irreversibili all’ambiente e alla salute pubblica. I tre Siti contaminati di Interesse Nazionale, di Crotone-Cassano-Cerchiara in Calabria, Augusta -Priolo-Melilli e Milazzo in Sicilia, e Taranto in Puglia, senza dimenticare quelli della Campania, Sardegna e Basilicata e gli altri Sin Nazionali, sono le evidenze più emblematiche della conseguente pericolosità di scelte ambientalmente azzardate e insostenibili per il Meridione d’Italia.

Pensare che la Calabria possa assolvere da sola tutte le necessità di conferimento, trattamento e smaltimento dei residui dei processi delle produzioni industriali e di consumo (rifiuti pericolosi e non pericolosi, con e senza Tenorm e Amianto), non è un ragionamento più accettabile e condivisibile, per assenza di impianti di destino finale, idonei al fine e bisogni delle industrie inquinanti.

Occorre pensare a un Piano Nazionale di Gestione dei RPPI (Residui Processi Produzioni Industriali), prevedendo uno o più impianti di conferimento e trattamento pubblici regionali per ogni Sin (Sito di Interesse Nazionale), tanto al fine di superare il momento di criticità nella gestione dei rifiuti pericolosi e non in Italia.

Ora mi sia consentito dedicare una riflessione alla mia Calabria e in particolare alla Città e Provincia di Crotone, sinonimo di realtà ambientali di pregio internazionale, dove i territori e paesaggi appenninici dei tre Parchi Nazionali del Pollino, Sila e d’Aspromonte, costituiscono la fonte di benessere economico e psicofisico sia dei Calabresi e di quanti amano i boschi e gli ambienti incontaminati dei Parchi, mentre le rilevanti risorse idriche regionali, rappresentano la fonte primaria dell’energia idroelettrica non solo regionale.

Ora mi e chiedo dove sono andate a finire le enormi quantità di energia elettrica prodotta dalle Centrali Idroelettriche del Pollino e della Sila in Calabria, un tempo destinate per alimentare le attività produttive delle industrie metallurgiche di Pertusola, chimiche Agricoltura, Sasol e Fosfotec, ora tutte dismesse e non più funzionanti?

L’eolico e il fotovoltaico on-shore e off-shore, costituiscono assieme alle altre risorse energetiche rinnovabili presenti nella Provincia di Crotone, importanti attrattori di investimento per coloro che intendono localizzare nelle aree della Zes Unica del Sud ancora libere, le loro attività produttive, ricettive e di servizi turistici stagionali, nella considerazione che l’Antica Kroton rimarrà l’Area Archeologica della Magna Grecia più vasta d’Italia. (ee)

(Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria, studioso di diritto dell’Ambiente è docente universitario di diritto internazionale e del mare , attuale Commissario straordinario del SIN di Crotone-Cassano e Cerchiara di Calabria)

CARI POLITICI, BISOGNA RISPONDERE CON
CORAGGIO ALLE SFIDE DEL NOSTRO TEMPO

Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano allo Jonio, nonché vicepresidente della Conferenza Episcopale, ha inviato un messaggio ai politici della sua Diocesi, il cui contenuto vale per l’intera Calabria.

di MONS. FRANCESCO SAVINO – Carissimi, in questo tempo di preparazione al Natale, desidero rivolgermi a voi con un messaggio che unisce gratitudine e sollecitudine.

Purtroppo, gli impegni che scandiscono le vostre giornate e il mio Ministero non hanno permesso che ci incontrassimo di persona, e di questo sono sinceramente dispiaciuto. Tuttavia, non potevo lasciar passare questa occasione senza farvi giungere i miei auguri più sentiti e un pensiero che nasca dalla riflessione sul tempo che stiamo vivendo.

Gratitudine, per l’impegno che quotidianamente dedicate al servizio delle nostre comunità; sollecitudine, perché mai come oggi il ruolo della politica è chiamato a rispondere con coraggio e visione alle sfide del nostro tempo. Il Natale, nella sua profondità, ci ricorda la luce della speranza e della carità, richiamandoci all’urgenza di metterci al servizio del bene comune, con dedizione e responsabilità.

La nostra Diocesi, custode di una storia intrecciata di cultura e fede, incarna tanto le bellezze quanto le sfide che caratterizzano questa terra. Viviamo in un contesto segnato da potenzialità straordinarie, ma anche da ferite che richiedono risposte concrete e immediate. La politica, se vissuta nella sua autentica vocazione di servizio, può diventare il mezzo privilegiato per costruire una società più giusta, solidale e rispettosa della dignità di ogni persona.

La sfida della speranza

Molti, soprattutto i giovani, guardano al futuro con disillusione, prigionieri di un contesto che sembra non offrire prospettive concrete. La speranza sembra essersi smarrita e con essa la fiducia in chi ha il compito di guidare le scelte politiche. È vostro dovere restituire speranza alle comunità, non solo attraverso promesse, ma con azioni capaci di trasformare i sogni in realtà.

Come ci ricorda Gustavo Gutiérrez, «la speranza cristiana non è passiva, ma un motore per l’azione concreta». Ogni vostro gesto, ogni vostra decisione può diventare un segno tangibile di questa speranza. La nostra terra, pur segnata da difficoltà ataviche, è anche una terra di potenzialità inespresse. È compito della politica liberare queste energie e orientarle verso un autentico sviluppo sociale ed economico.

Il bene comune come guida della politica

Papa Francesco, nelle sue esortazioni, ci ricorda che la politica è una delle forme più nobili di carità, un’arte che richiede visione, sacrificio e coraggio. Ogni vostra scelta dovrebbe essere orientata al bene comune, non inteso come la somma degli interessi individuali, ma come una visione più alta che abbraccia giustizia, pace e solidarietà.

Papa Benedetto XVI, nell’enciclica Caritas in Veritate, sottolinea che il bene comune implica il riconoscimento della dignità di ogni persona, in una comunità solidale e giusta. Questo principio deve guidare ogni iniziativa legislativa e amministrativa, affinché nessuno si senta escluso o invisibile.

La giustizia sociale e la lotta alla povertà

La povertà è una delle sfide più urgenti della nostra terra. La Calabria continua a registrare tassi di disoccupazione tra i più alti del Paese, con giovani costretti a lasciare il proprio territorio in cerca di opportunità altrove. Questo fenomeno non è solo una crisi economica, ma una ferita sociale che richiede risposte immediate.

Vi esorto a promuovere politiche che favoriscano l’inclusione sociale, il lavoro dignitoso e l’accesso ai diritti fondamentali. Gandhi ci ricorda che «la povertà è la peggior forma di violenza».

Non possiamo accettare che la dignità umana sia calpestata. La giustizia sociale richiede un cambio di mentalità, una trasformazione che metta al centro la persona, con i suoi bisogni e le sue aspirazioni.

Famiglia e diritti dei bambini

La famiglia è il cuore pulsante della società, il luogo dove nascono e si custodiscono i valori fondamentali. Ogni vostra decisione politica dovrebbe mirare a sostenere le famiglie, offrendo strumenti concreti per conciliare lavoro e vita familiare, protezione sociale e sostegno ai genitori in difficoltà.

Allo stesso modo, è fondamentale garantire che ogni bambino possa crescere in un ambiente sano e sicuro, lontano da situazioni di povertà o disagio. La tutela dei più piccoli è la misura di una società giusta e proiettata verso il futuro.

Ecologia integrale: prendersi cura della Casa Comune

Le questioni ambientali sono ormai al centro delle sfide globali e locali. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato Sì, ci invita a considerare l’ecologia non solo come cura della natura, ma come attenzione integrale alla persona e alla società. Ogni vostra scelta politica, sia essa legata all’urbanizzazione, alla gestione dei rifiuti o alla mobilità, dovrebbe riflettere questa visione ecologica.

Il nostro territorio, ricco di risorse naturali, deve essere tutelato e valorizzato, soprattutto di fronte al grave problema dell’inquinamento che minaccia la sua bellezza e il benessere delle comunità, richiamandoci a un impegno concreto per la salvaguardia del creato.

Dunque, le sfide ambientali non possono più essere rimandate: è tempo di adottare politiche sostenibili che promuovano uno sviluppo equilibrato e rispettoso delle generazioni future.

 La cultura della legalità

La nostra terra è ferita dalla criminalità organizzata, una piaga che mina il tessuto sociale ed economico. La lotta alla ‘ndrangheta  e all’illegalità non è solo un compito delle forze dell’ordine, ma una responsabilità culturale e politica.

La legalità, come ci ricorda Don Tonino Bello, non è una semplice formalità, ma un principio che orienta ogni azione verso una società più giusta e libera. Ogni vostro gesto deve contribuire a costruire una cultura della legalità, che si nutre di educazione, coraggio e trasparenza.

Investire nel futuro

La politica deve guardare lontano, investendo in settori strategici come l’educazione, la formazione e l’innovazione. Il nostro territorio ha un potenziale straordinario nell’agricoltura, nel turismo e nelle energie rinnovabili. È necessario valorizzare queste risorse per creare opportunità di lavoro e trattenere i giovani nella nostra terra.

Un invito alla collaborazione

Come Chiesa, siamo al vostro fianco per costruire una comunità coesa, solidale e rispettosa. La politica, come dice Papa Benedetto XVI, è un’arte nobile che deve sempre essere orientata al bene comune. La collaborazione tra politica e Chiesa può diventare una risorsa preziosa per affrontare le sfide del nostro tempo, coniugando competenze diverse al servizio delle persone.

Conclusione

Vi auguro che il vostro impegno politico possa essere illuminato dalla luce del Natale, guidato dalla giustizia e animato dall’amore per il prossimo. Che ogni vostra scelta possa portare speranza, pace e sviluppo a tutte le comunità.

Con la benedizione di Cristo Bambino, vi invito a vivere la vostra missione con coraggio, fedeltà e visione, trasformando la politica in uno strumento autentico di servizio e carità. (fs)

[Mons. Francesco Savino è vescovo di Cassano allo Ionio]

 

Il PD Calabria presenta proposta per abrogare divieto di grandi impianti a biomasse nei parchi naturali

Il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Calabria ha depositato una proposta di legge per abrogare la norma che introduce il divieto di realizzare impianti di produzione energetica, alimentati da biomasse nei parchi nazionali e regionali con una potenza superiore a 10 MW termici, imponendo anche il depotenziamento degli impianti esistenti entro sei mesi.

La proposta di legge, firmata dai consiglieri regionali del Pd, nasce dalla volontà di tutelare un settore strategico per l’economia e l’ambiente della regione. Gli impianti a biomasse, come la Centrale del Mercure, rappresentano un modello virtuoso di produzione energetica sostenibile, basato sull’utilizzo di materiali organici come residui di potature, scarti agroindustriali e legname.

La centrale del Mercure, in particolare, contribuisce significativamente alla produzione di energia rinnovabile, alla prevenzione degli incendi boschivi e alla gestione forestale sostenibile. Con una potenza di 35 MW elettrici netti, l’impianto garantisce occupazione stabile a circa 60 professionisti e coinvolge oltre 1.200 lavoratori nell’indotto, generando un fatturato annuo di 10 milioni di euro.

L’abrogazione dell’articolo 14 consentirebbe di evitare blocchi operativi che comprometterebbero non solo contratti e investimenti, ma anche l’equilibrio ecologico della regione. Le attività connesse agli impianti a biomasse, infatti, garantiscono la manutenzione dei boschi, riducendo il rischio di incendi e promuovendo la biodiversità. I dati dell’Arpacal e il rigoroso lavoro svolto dall’Osservatorio Ambientale, composto da esperti dell’Iss e del Cnr, confermano, infatti, che la qualità dell’aria nella Valle del Mercure è tra le migliori in Europa, smentendo le preoccupazioni infondate sugli impatti ambientali negativi.

Questa proposta di legge si inserisce in un percorso più ampio volto a promuovere la filiera foresta-legno-energia, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e sostenere l’economia circolare. 

«Con questa iniziativa – hanno spiegato i consiglieri del Pd – intendiamo garantire una gestione razionale e sostenibile delle risorse naturali, salvaguardare l’economia locale e promuovere politiche energetiche in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. La Calabria deve essere protagonista nella transizione verso un futuro più verde e sostenibile». (rrc)

 

SFRUTTARE I FONDI DEL PNRR CONTRO
IL CONSUMO DEL SUOLO IN CALABRIA

di GIOVANNI MACCARRONEL’estate ho l’abitudine di lasciare una vaschetta piena d’acqua in giardino. Serve al mio cane per rinfrescarsi durante le giornate di caldo afoso. Siamo alla fine di novembre e quella vaschetta continuo a tenerla in giardino. Il cane ci va spesso perché fuori le temperature sono ancora alte.

Ma cosa sta succedendo. Ovunque si guardi, il clima sembra essere veramente impazzito.  Basta guardarsi attorno per capire che qualcosa è cambiato. I climatologi stimano che l’aumento della temperatura terrestre ha sicuramente un effetto diretto sull’innalzamento della temperatura superficiale dei mari, che si traduce in una maggiore quantità di vapore acqueo nell’atmosfera. Un’atmosfera con più vapore acqueo favorisce l’insorgenza di eventi atmosferici più imprevedibili e impetuosi 

Come più volte segnalato, l’aumento della temperatura terrestre è dovuta principalmente all’attività dell’uomo. L’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, emanazione dell’Onu) ha fatto notare che esiste un forte legame fra utilizzo di fonti fossili (carbone, petrolio e gas naturale) e l’incremento delle emissioni di gas come anidride carbonica (CO2), metano, protossido di azoto e idrocarburi alogenati che impediscono al calore prodotto dalla terra di ritornare in buona parte nello spazio e fanno salire la temperatura del pianeta (c.d. effetto serra antropico che si aggiunge all’effetto serra naturale).

Bisogna, quindi, fare di tutto per abbandonare le fonti fossili e sviluppare sempre più le fonti di energia rinnovabili. Diversamente, le cose potrebbero presto addirittura peggiorare con l’insorgenza di numerosi processi climatici avversi legati all’innalzamento delle temperature, come ad esempio ridotte precipitazioni, siccità e fenomeni di degradazione del suolo. Inoltre, come abbiamo avuto modo di notare negli ultimi anni, l’aumento della temperatura non ha solo un effetto diretto sul processo di desertificazione. Al contrario, si stima che potrebbe verificarsi un ulteriore aumento della piovosità in certe aree geografiche con un possibile conseguente aumento delle inondazioni in queste zone

È terribile quello che sta accadendo. Pertanto, è subito necessario adottare provvedimenti urgenti per invertire la rotta a causa del riscaldamento globale. Soprattutto, occorre adottare misure coerenti al fine di far tornare il clima globale a qualcosa che si avvicini il più possibile al normale. 

Il problema è che se è vero che i difensori della lotta al mutamento climatico (che oggi si chiama “decarbonizzazione”) pensano che la transizione energetica ed ecologica (cioè il passaggio da un sistema di produzione di energie basato soprattutto sulle fonti fossili – quali il carbone, che ad oggi è la più grande fonte di emissioni globali di carbonio e che ha toccato un +9% nel 2021, il petrolio e il gas naturale – alle fonti rinnovabili) possa avvenire attraverso l’energia solare, l’eolico (inclusi gli impianti off-shore), gli impianti di biometano e la promozione dell’agri-voltaico, è altrettanto vero però che essi rimangono totalmente indifferenti davanti alla considerazione secondo la quale l’interesse sotteso alla realizzazione e alla ricerca di fonti energetiche alternative è normalmente non già quello di tutela ambientale ma quello economico imprenditoriale del soggetto privato ad effettuare un investimento pubblico.

Per cui, in qualche modo, si continua ad avallare un modo di pensare che, attraverso la spinta alla realizzazione e allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, tutela indirettamente la creazione di uno strumento economico.

Invece, bisognerebbe evitare questa strumentalità al mercato delle fonti rinnovabili. Così come bisognerebbe evitare di pensare ancora oggi che “occorre una severa comparazione tra i diversi interessi coinvolti nel rilascio dei titoli abilitativi — ivi compreso quello paesaggistico — alla realizzazione ed al mantenimento (come nel caso di specie, trattandosi di un procedimento di sanatoria) di un impianto di energia elettrica da fonte rinnovabile. Tale comparazione, infatti, nei casi in cui l’opera progettata o realizzata dal privato ha una espressa qualificazione legale in termini di opera di pubblica utilità, soggetta fra l’altro a finanziamenti agevolati (a pena di decadenza senza il rispetto di tempi adeguati) non può ridursi all’esame dell’ordinaria contrapposizione interesse pubblico/interesse privato, che connota generalmente il tema della compatibilità paesaggistica negli ordinari interventi edilizi, ma impone una valutazione più analitica che si faccia carico di esaminare la complessità degli interessi coinvolti. Ciò in quanto la produzione di energia elettrica da fonte solare è essa stessa attività che contribuisce, sia pur indirettamente, alla salvaguardia dei valori paesaggistici” (cfr. in specie Consiglio di Stato, sez. V, 12 aprile 2021, n. 2983, ma nello stesso senso Consiglio di Stato, sez. VI, 9 giugno 2020, n. 3696 e Consiglio di Stato, sez. VI, 23 marzo 2016, n. 1201).

Lo sviluppo economico imprenditoriale del privato rappresenta certamente un interesse meritevole di tutela (ai sensi dell’art. 41 Cost.), ma non deve necessariamente porsi in modo da compromettere la qualità dell’ambiente e la disponibilità delle risorse naturali, la qualità della vita. A tale soluzione è pervenuto di recente il nostro legislatore che ha provveduto ad integrare l’art.41, secondo cui “la libertà dell’azione economica privata non può danneggiare la salute e l’ambiente“.

In tal senso, del resto, già l’art. 3-quater del “codice dell’ambiente” che, in proposito, ha, per l’appunto, esplicitato la regola per cui, in applicazione del principio dello sviluppo sostenibile, in qualsiasi procedimento amministrativo che comporti il bilanciamento di istanze e interessi pubblici e privati contrapposti, l’interesse alla tutela ambientale deve essere tenuto in prioritaria considerazione nella ponderazione e comparazione degli interessi in gioco.  

Pertanto, per ridurre le emissioni di gas serra e garantire un futuro energetico più pulito e sostenibile, le fonti energetiche alternative sono cruciali. Come già detto in altra occasione, sarebbe auspicabile, però, che tale riduzione non finisca per tradursi in un ulteriore pregiudizio per l’ambiente, la qualità dei paesaggi e in un ulteriore depauperamento delle risorse ecosistemiche (e non solo alimentari) dell’agricoltura.

Pur affermando che le fonti rinnovabili possono dare un forte impulso al cambiamento climatico, si deve tuttavia riconoscere che soprattutto in territori come il nostro, dove la perdita di superficie utile per il settore agricolo è già imponente a causa della cementificazione spinta e l’erosione collinare, l’introduzione di quantità considerevoli di impianti di energia elettrica da fonti rinnovabili (in particolare eolico e fotovoltaico) determinerebbe inesorabilmente uno scenario “catastrofico, “apocalittico”.

La Calabria con i suoi 479.000 ettari si pone tra le regioni italiane con il più alto indice di boscosità. Nell’ultimo cinquantennio, tuttavia, abbiamo avuto una forte perdita di alberi determinata in particolar modo dagli incendi boschivi. Inoltre, nel tempo abbiamo avuto anche una forte perdita di superficie utile per il settore agricolo. Tutto questo è stato in generale determinato dai fenomeni erosivi (molto più evidenti nel versante ionico rispetto a quello tirrenico) a loro volta favoriti dai numerosi e ripetuti incendi estivi che hanno ridotto sensibilmente la buona copertura vegetale di tipo arboreo o arbustivo del nostro territorio. Nello specifico, invece, la perdita di suolo è stato anche determinato dalla cementificazione spinta che negli anni ha sottratto al settore primario imponenti superfici.

Pensate, quindi, cosa potrebbe accadere in futuro se non riuscissimo a fermare l’ulteriore consumo del suolo provocato da un incremento considerevole dei parchi eolici oppure di campi fotovoltaici. Possiamo solo immaginare uno scenario “apocalittico e un territorio completamente devastato dal forte incremento delle aeree impermeabilizzate realizzato anche grazie al d.lgs 29 dicembre 2003, n. 387 che, nel prevedere espressamente all’art. 12, comma 1, che “le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità”, sostanzialmente spiana la strada all’espropriazione per pochi soldi delle aree agricole.

Quello che addolora è constatare che in futuro con molta probabilità la bellezza dei territori calabresi verrà completamente sacrificata in nome di una riduzione su scala globale del gas ad effetto serra, dietro la quale – dobbiamo proprio dirlo – “agiscono in realtà molto concreti e potenti interessi economici locali delle imprese del settore (finanziati con lauti incentivi statali, a carico della finanza pubblica e delle bollette dei consumatori)”.

Mi auguro che ciò non accada. Anche perché da un certo punto in avanti non ci sarà più modo di tornare indietro. La nostra generazione e soprattutto quella precedente hanno già causato enormi criticità ambientali. Perciò, in futuro, bisogna intervenire energicamente per migliorare le condizioni di vita sul pianeta e garantire alle nuove generazioni l’accesso a un ambiente pulito e salubre (a tal fine gli stati che aderiscono all’Onu si sono infatti impegnati con l’Agenda 2030 a mettere a punto un piano per il miglioramento delle condizioni di vita sul pianeta entro tale data; inoltre, nell’art. 9 della nostra Costituzione recentemente è stato aggiunto: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.”).

Non c’è più tempo da perdere, dobbiamo mettere a frutto la normativa vigente e, in particolare, l’articolo 9, comma 1 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 (convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2021 n. 108), il quale precisa che “alla realizzazione operativa degli interventi previsti dal Pnrr provvedono le Amministrazioni centrali, le Regioni, le Province autonome di Trento e di Bolzano e gli Enti locali, sulla base delle specifiche competenze istituzionali, ovvero della diversa titolarità degli interventi definita nel Pnrr, attraverso le proprie strutture, ovvero avvalendosi di soggetti attuatori esterni individuati nel Pnrr, ovvero con le modalità previste dalla normativa nazionale ed europea vigente”.

L’attuazione del Pnrr (che è il mezzo con cui, all’interno di ciascuno Stato, si realizzano gli obiettivi di Next Generation Eu) avviene secondo un cronoprogramma con millestones (traguardi) definite e il trasferimento delle risorse avviene periodicamente per tranches, a seguito di un procedimento di verifica del conseguimento da parte dello Stato dei traguardi.

Ogni indugio e ritardo delle amministrazioni pubbliche, compreso le nostre, può compromettere il rispetto del cronoprogramma stabilito, bloccando, alla scadenza prevista, l’erogazione da parte dell’Eu delle tranche di risorse stanziate.

Per cui, compromettere l’attuazione del Pnrr equivale ad impedire ai soggetti attuatori la realizzazione delle Missioni (il Pnrr prevede sette Missioni a loro volta suddivise in sedici componenti e 216 Misure) e, per quello che ci interessa, della Missione 2 relativa ad “Energia rinnovabile, idrogeno, rete e transizione energetica e mobilità sostenibile” che prevede ingenti stanziamenti finalizzati alla crescita delle rinnovabili, al potenziamento delle infrastrutture di rete e all’utilizzo dell’idrogeno che può essere generato anche da rinnovabili e, in tal caso, viene specificamente definito come “verde” per distinguerlo da quello generato da altre fonti.

Con la conseguenza che l’eventuale inerzia amministrativa da parte dei nostri enti locali viene a pregiudicare gravemente la realizzazione di interventi diretti a contribuire alla lotta (globale) ai gas serra, quali l’installazione di impianti diretti allo sfruttamento dell’energia solare, idrica, del vento, geotermica, delle biomasse (come i rifiuti organici), delle onde, delle correnti e delle maree, oppure di interventi finalizzati allo sviluppo della filiera idrogeno verde pari a €3,64 miliardi (di questi, il Governo ha già stanziato €500 milioni per la creazione di 52 Hydrogen Valley in aree industriali dismesse).

Quindi, armiamoci di santa pazienza e vediamo se le istituzioni pubbliche hanno l’intenzione seria di adottare – in tempi brevi – le misure connesse con la tutela dell’ambiente e, soprattutto, se sono in qualche modo in grado di impedire o al massimo di limitare il consumo di territorio e di paesaggio.

“Chi vivrà vedrà” (dalla canzone “Gianna” di Rino Gaetano). Speriamo bene. (gm)

L’assessore Calabrese: La Regione investe sugli alberi monumentali

«La Regione Calabria promuove la fruizione turistica degli alberi monumentali con un sostegno economico per i Comuni territorialmente interessati». È quanto ha reso noto l’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Calabrese, spiegando come «possono essere richiesti sostegni per interventi di recupero e messa in sicurezza delle sentieristiche di avvicinamento agli alberi, per la cartellonistica, per le opere di recinzione e abbellimento, per le visite guidate, il materiale informativo e promozionale, i seminari di educazione ambientale».

«Il Dipartimento Ambiente, con il dirigente generale Salvatore Siviglia, è impegnato da tempo – ha aggiunto – nel censimento degli alberi monumentali della Calabria. Ben 134 alberi di straordinaria valenza naturalistica sono stati inclusi nell’elenco regionale redatto ai sensi della vigente normativa nazionale e regionale. Il lavoro è stato possibile grazie alla fattiva collaborazione dei Carabinieri Forestali e dei Comuni territorialmente interessati».

L’articolato processo di riconoscimento del carattere di monumentalità ha riguardato la valutazione tecnica di svariati aspetti sia di tipo botanico-naturalistico che di tipo storico-culturale. Esemplari di notevole pregio e spettacolarità sono entrati a far parte dell’elenco nazionale degli alberi monumentali.

Tra questi: il millenario platano orientale di Curinga, il più grande d’Italia, forse piantato dai monaci basiliani, con un diametro di circa 12 metri e una cavità all’interno del tronco alta ben tre metri; l’abete bianco del brigante Musolino, in provincia di Vibo Valentia, che legenda vuole sia stato punto di riferimento e sede di incontri tra briganti; il Faggio di Cerzeto, un esemplare di circa 40 metri scelto da San Francesco di Paola per le sue soste durante i viaggi.

Inoltre, fanno parte dell’elenco anche alcuni splendidi esemplari di castagno, come quello rilevato nel comune di Cerva, che rappresenta oramai un simbolo per i castanicoltori del luogo, imponente con i suoi 9,5 metri di circonferenza del tronco, e quelli nel comune di San Luca: il castagno di Pietra Cappa e di Fontanelle, entrambi maestosi con una circonferenza del tronco rispettivamente di 6,5 e 9,5 metri.

«Si tratta – ha rimarcato infine l’assessore Calabrese – di un’altra iniziativa concreta che ha l’obiettivo di favorire una più ampia conoscenza, valorizzazione e tutela dell’importante patrimonio naturalistico che caratterizza la nostra regione. Gli alberi monumentali non sono solo belli ma racchiudono la storia di un determinato territorio».

«Sono il pregio – ha concluso – dei bellissimi paesaggi che caratterizzano la Calabria, spesso dimorati all’interno di itinerari turistico-naturalistici di grande rilievo che rappresentano, sempre di più, un grande attrattore turistico e, quindi, anche un possibile volano per il turismo e l’economia della regione Calabria». (rcz)