di VALENTINO DE PIETRO – Mentre la Calabria fa i conti con la difficile ripresa post-festiva e le vertenze sociali che non conoscono vacanza, una cifra a sei zeri rimbalza dalle stanze di Palazzo Campanella per atterrare direttamente nel dibattito pubblico. Al centro della tempesta c’è lo stanziamento di circa 350mila euro deciso dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale: una somma destinata a coprire l’indennità di fine mandato per ventitré ex consiglieri che non sono stati rieletti o non si sono ricandidati nell’ultima tornata elettorale.
Tecnicamente è tutto ineccepibile, normativamente blindato. Ma è proprio sul crinale che separa la legittimità formale dall’opportunità etica che si è innestata la dura denuncia del Si Cobas Calabria, che per voce del suo coordinatore regionale Roberto Laudini ha sferrato un attacco frontale a quella che viene definita senza mezzi termini “una casta sempre più distante dai bisogni reali dei cittadini”.
Il meccanismo che ha generato il “tesoretto” per gli ex onorevoli calabresi è frutto di un calcolo preciso: a fronte di un versamento mensile pari al 3% dell’indennità di carica (circa 150 euro trattenuti ogni mese), i consiglieri maturano il diritto a incassare un premio finale di 5.100 euro per ogni anno di legislatura. Calcolatrice alla mano, considerando che l’ultima consiliatura è durata quattro anni, ciascuno dei ventitré ex inquilini di Palazzo Campanella porterà a casa una buonuscita superiore ai 20mila euro.
«La prima anomalia – tuona Laudini nella sua nota – è quella di equiparare il mandato elettivo e il relativo impegno nel Consiglio regionale a un’attività lavorativa ordinaria, scandita da orari giornalieri e contratti nazionali». Un parallelismo che, secondo il sindacalista, stride violentemente con la realtà del mercato del lavoro calabrese, dove tutele simili sono un miraggio per la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti, per non parlare del popolo delle partite Iva o dei precari storici.
La questione sollevata dal sindacato di base non è giuridica, ma squisitamente politica e morale. «Sorge spontanea la domanda: perché a questi ex consiglieri deve essere concesso ciò che per tutte le altre categorie di lavoratori è vietato o fortemente limitato?», si chiede il coordinatore del Si Cobas. L’interrogativo apre uno squarcio sulla percezione di un “doppio binario”: da una parte la politica che garantisce se stessa con meccanismi di welfare esclusivo, dall’altra una regione che arranca.
Laudini mette sul piatto della bilancia i numeri della crisi sociale che attanaglia il territorio. Mentre si liquidano le indennità agli ex eletti, ricorda il sindacalista, ci sono «circa quattromila tirocinanti di inclusione sociale (TIS) che, in attesa di una stabilizzazione che sembra non arrivare mai, vivono con 700 euro al mese e senza contributi previdenziali». E ancora, l’emergenza abitativa: «Cosa diranno questi signori ai tantissimi cittadini alle prese con il mancato finanziamento del bonus affitti, con graduatorie bloccate e lo spettro dello sfratto esecutivo che incombe sulle famiglie?».
L’accusa è di aver perso il contatto con il “paese reale”, creando una frattura che alimenta la disaffezione al voto e la sfiducia nelle istituzioni democratiche. «Con quale faccia –incalza Laudini – questi signori potranno incontrare chi vive quotidianamente tali difficoltà?». Per il Si Cobas, decisioni di questo tipo sono la benzina che alimenta l’astensionismo, confermando l’idea che alla politica interessi solo «tutelare privilegi lontani anni luce dal vissuto quotidiano di molti calabresi che non riescono a vedere al di là del proprio naso per le troppe difficoltà».
La chiosa del comunicato affida l’amarezza a un vecchio adagio popolare, sintesi perfetta di un sentimento di rassegnazione mista a rabbia che spesso attraversa le piazze calabresi: «U cana muzzica sempa u sciancatu», il cane morde sempre chi zoppica. Come a dire che, mentre le istituzioni trovano sempre il modo di far quadrare i propri conti, a pagare il prezzo delle crisi sono sempre le fasce più deboli della popolazione. Resta ora da vedere se la denuncia del Si Cobas rimarrà una voce isolata o se aprirà un dibattito all’interno dello stesso Consiglio regionale sull’opportunità di rivedere, per il futuro, istituti e benefici della classe politica. Nel frattempo, i bonifici partiranno, ma il costo politico di quell’indennità potrebbe rivelarsi ben più alto dei 350mila euro messi a bilancio. (vdp)








