È scomparso Domenicantonio Rotiroti, per decenni pilastro e preside della Facoltà di Farmacia all’Università Magna Graecia di Catanzaro, fondata dal prof. Giuseppe Nisticò. A seguire, il ricordo dell’ex presidente della Regione e Commissario della Fondazione di Biotecnologie Renato Dulbecco, Roma.
di GIUSEPPE NISTICÒ – Lasciando una ondata di profonda commozione e dolore, è scomparso ieri (4 gennaio ndr) il prof. Domenicantonio Rotiroti, professore Ordinario di Farmacologia e già Preside della Facoltà di Farmacia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. Egli era stato ricoverato improvvisamente nelle scorse settimane presso l’Ospedale Universitario di Padova e apparentemente aveva superato un complesso intervento di Cardiochirurgia. Si trovava a Padova ospite della figlia Gisella che da tempo si era trasferita a vivere al Nord. Lascia oltre alla figlia anche il figlio Francesco ricercatore presso la Facoltà di Giurisprudenza di Catanzaro e la moglie Maria Grazia, una donna di una dolcezza, discrezione ed eleganza non comuni.
Domenicantonio è stato uno dei miei primi allievi in Farmacologia. Infatti agli inizi degli anni ’70 era venuto a chiedermi di entrare interno per preparare la tesi di Laurea presso l’Istituto di Farmacologia di cui io, insieme con il prof. Umberto Scapagnini, eravamo gli aiuti e il prof. Paolo Preziosi il giovane e geniale Maestro. Io lo conoscevo di nome perché era nato nel mio stesso paese, Cardinale, e fin da ragazzo si era rivelato un giovane molto intelligente e brillante. Aveva un carattere riservato, piuttosto timido e introverso; un uomo di poche parole ma di molti fatti, come poi ha dimostrato nel corso degli anni, diventando un ricercatore serio, affidabile e, come io andavo dicendo, un vero “orologio svizzero”. La sua personalità era impregnata di valori etici universali (libertà di pensiero, amicizia, solidarietà, grande rispetto della dignità della persona) da vero erede della civiltà del popolo dei Lacini.
Entrato interno nell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Napoli dopo aver preparato diligentemente una tesi Sperimentale, ha chiesto di seguirmi quando mi sono trasferito a dirigere l’Istituto di Farmacologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Messina nel 1976. Dalla sua passione iniziale per la ricerca in campo cardiovascolare, sotto la mia guida è passato nelle ricerche del Sistema Nervoso Centrale dove ha creato un gruppo eccellente di giovani ricercatori specializzato in tecniche di avanguardia di stereotassi cerebrale con cui raggiungere con microcannule varie aree del cervello e così caratterizzare il ruolo delle catecolamine, della serotonina e di altri neurotrasmettitori nel controllo del sonno e della veglia, nonché della temperatura corporea e di altre funzioni fondamentali del Sistema Nervoso Centrale. Di questo gruppo hanno fatto parte giovani molto qualificati come Giovambattista De Sarro, Enzo Mollace, Franco Naccari, Lia Silvestri, Vera Faraone, Riccardo Ientile, Rosamaria Di Giorgio etc.
Ottima e aggiornata era anche la sua attività didattica. Pertanto per le sue elevate capacità scientifiche e didattiche (ha pubblicato su riviste internazionali centinaia di lavori scientifici), ha meritato di ricoprire il ruolo di Professore di Farmacologia Veterinaria presso l’Università di Messina.
Quando mi sono trasferito alla nuova Università di Medicina dell’Università di Catanzaro nel 1983, e dovendo l’Università di Catanzaro attivare il Corso di Laurea di Farmacia per potersi staccare dall’Università di Reggio Calabria, insieme con il prof. Paolo Preziosi, che ne era il Presidente del Comitato Tecnico Ordinatore, non abbiamo avuto dubbi di chiamare il prof. Rotiroti presso la nuova Facoltà di Farmacia. Qui egli profuse tutte le sue energie fisiche e mentali e fu eletto Preside della Facoltà, carica che poi mantenne per circa vent’anni. Così, sotto la sua Presidenza, la Facoltà passo per passo e gradualmente chiamò altri validissimi docenti di Chimica Farmaceutica come il prof. Stefano Alcaro e, così, divenne solida e forte basandosi su due pilastri: quello della Farmacologia e quello della Chimica Farmaceutica. Così, con il tempo guadagnò prestigio a livello nazionale e internazionale grazie alla selezione onesta di docenti qualificati di primo piano e grazie agli insegnamenti professionali scientifici ed etici su cui si formarono migliaia di studenti, oggi stimati professionisti nel campo della Farmacia. Particolarmente importante il contributo del Prof. Rotiroti nel campo delle Neuroscienze, e cioè del ruolo comportamentale dei neurotrasmettitori come pure nei meccanismi alla base della febbre ad opera della liberazione di prostaglandine nell’ipotalamo.
Lo ricordo sempre sereno, anche se con una intensa partecipazione emotiva ed affettiva e sono convinto che la sua figura rimarrà un esempio per le nuove generazioni di ricercatori che erano ammirati soprattutto non solo per la sua attività scientifica ma anche per la sua integrità morale. Tutto ciò che produceva scientificamente – voglio sottolinearlo con chiarezza – era “oro colato”, cioè i risultati delle sue ricerche erano rigorosamente verificati e riproducibili. Tutto ciò era anche segno di grande rispetto per i principi appresi dal Maestro, e cioè della meritocrazia, del rispetto della validità internazionale della ricerca.
Non potrò mai dimenticare la sua ultima, tenera telefonata di pochi giorni or sono durante le festività natalizie; egli avvertiva forte il bisogno di riconfermarmi il suo affetto e la sua gratitudine e di tenermi informato delle condizioni della sua salute, della vita dei figli, della carissima moglie Maria Grazia. Mi aveva confidato di aver subito un grave intervento Cardiochirurgico ed era stato fortunato di averlo fatto in uno degli Ospedali più prestigiosi del nostro Paese e che, pertanto, si sentiva meglio e non vedeva l’ora di tornare nella nostra Calabria per trascorrere serenamente l’ultima parte della sua vita vicino agli amici e parenti più cari e a tanti giovani che aveva formato con sapienza e tanto amore. Non dimenticherò mai la sua grande umiltà, come quella di un giunco che si piega all’arrivo delle onde di un fiume in piena, mai superbo o arrogante, sempre grato e devoto nei miei riguardi e tutto ciò era espressione della sua intelligenza superiore. (gn)







