l’opinione / Rubens Curia: Con Pnrr acquistate 49 Grandi apparecchiature medicali all’Asp di RC

di RUBENS CURIA – Oggi c’è, giustamente, una notevole attenzione da parte dei calabresi sul malfunzionamento della nostra sanità  che costringe ai cosiddetti “viaggi della speranza” che sono costati al Fondo Sanitario Regionale oltre 300 milioni di euro nell’ultimo anno, a lunghe Liste d’attesa per effettuare esami diagnostici, alla bocciatura dei Livelli Essenziali Assistenziali come nel caso degli screening dei tumori della cervice dell’utero, della mammella e del colon-retto e molto altro.

Con il Pnrr, altri Finanziamenti Europei dedicati a sette regioni del Sud, tra cui la nostra Regione, e alla legge speciale Calabria si è offerta  una grande opportunità per dare risposte ai bisogni di salute dei calabresi.
Comunità Competente con il suo Osservatorio ha monitorato l’utilizzazione dei Fondi del PNRR finalizzati  all’acquisto di 49 ” Grandi  Apparecchiature Medicali” presso gli Ospedali e le Strutture Sanitarie Territoriali dell’Asp di Reggio Calabria la cui linea rossa, che aveva stabilito l’Unione Europea, era il 30 giugno… l’obiettivo è stato raggiunto, infatti 47 “Apparecchiature” sono state collaudate e le ultime due saranno collaudate nei prossimi giorni: ottimo risultato!
Entriamo nel merito perché, dal 6 settembre 2022, con l’acquisto di un Ecotomografo Cardiologico 3D con i Fondi del Pnrr sono stati acquistati: 28 Ecotomografi Multidisciplinari di cui 5 Presso l’ Ospedale di Polistena, 6 Presso l’Ospedale di  Locri, 3 presso l’Ospedale di Melito P.S., 2 presso l’Ospedale di Gioia Tauro e ben 12 per le Case della Comunità ed i Poliambulatori della provincia di Reggio per valorizzare la ” Medicina Territoriale”; 5 Ecotomografi Cardiologici 3D di cui 4 per i Presidi Ospedalieri ed 1 per la Casa della salute di Scilla; 4 Ortopantomografi 2 D ( Ospedale di Comunità di Oppido, Polo Sanitario Reggio Nord, Ospedali di Locri e Melito P.S.) che forniscono l’immagine radiologica dei denti, delle ossa mandibolari e mascellari; 3 Ecotomografi ginecologici presso gli Ospedali di Polistena, Melito P.S, e Locri.
E, ancora, 3 Sistemi Radiologici Fissi Telecomandati per esami di Reparto presso gli Ospedali di Polistena, Melito P.S. e Locri; 3 Sistemi polifunzionali per Radiologia Digitale diretta per la “Medicina Territoriale” (Palmi, Siderno e Reggio Cal.); 2 Mammografi con Tomosintesi   presso le Case della Comunità di Palmi e Siderno); 1 Telecomandato Radiologico per Esami di Pronto Soccorso presso l’ Ospedale di Gioia Tauro.
A queste 49 “Grandi Apparecchiature” desidero aggiungere, acquistati con i finanziamenti della Delibera Cipe n° 51 del 2019: 2 Mammografi per gli Ospedali di Gioia Tauro e Melito P.S.; 2 TAC per gli Ospedali di Gioia Tauro e Locri.
Adesso, in attesa che possano essere assunti a tempo indeterminato i medici specialisti di branca, investiamo negli specialisti ambulatoriali interni abolendo, come richiesto nel punto 4 del Manifesto di Comunità Competente “Per una democrazia delle Cure”, il tetto di spesa stabilito dal Decreto del Commissario ad acta n° 82/2015 per gli stessi specialisti. (rc)
[Ruben Curia è portavoce di Comunità Competente Calabria]

PNRR, QUALCHE TIMORE PER I FONDI: NON
C’È CAPACITÀ DI SPESA PER OLTRE IL 50%

di ERCOLE INCALZA – Siamo in attesa del Piano in corso di definizione da parte del Ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, di un Piano che riconosce formalmente il reale rischio di perdere risorse assegnate dalla Unione Europea per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dall’Italia, prevede investimenti e un coerente pacchetto di riforme, a cui sono allocate risorse per 191,5 miliardi di euro di cui 68,9 miliardi di euro a fondo perduto e 122,6 finanziati tramite prestiti e per 30,6 miliardi di euro attraverso il Fondo complementare istituito con il Decreto Legge 59 del 6 maggio 2021 a valere sullo scostamento pluriennale di bilancio. Il totale dei fondi previsti ammonta quindi a di 222,1 miliardi di euro.

Ebbene, con apposite mie note ho, in modo dettagliato, ricordato sin dal 2021, praticamente pochi mesi dopo l’approvazione dell’apposito provvedimento da parte del Governo italiano, che il massimo importo che saremmo stati in grado di spendere entro il 30 giugno 2026 non avrebbe superato la soglia dei 90 miliardi di euro.

Il mio era un convincimento facilmente difendibile perché come ho ribadito più volte l’intero impianto programmatico non conteneva: una governance unica (fino all’inizio del 2023 vi erano ben sette centri di riferimento preposti alla gestione dell’operazione); elaborati progettuali con caratteristiche tecniche a livello esecutivo e, soprattutto, supportati da misurabili processi autorizzativi; cronoprogrammi che in partenza assicurassero il completamento delle opere entro il 30 giugno 2026, per cui è stato davvero facile poter quantificare una concreta attivazione della spesa, ripeto, non superiore ai 90 miliardi.

Il volano di risorse pari a 191,5 miliardi di euro (68,9 miliardi di euro a fondo perduto e 122,6 finanziati tramite prestiti) a cui si aggiunge, come detto prima, l’importo di 30,6 miliardi attraverso il Fondo complementare e che su preciso indirizzo della Unione Europea deve rispettare le stesse logiche e le stesse scadenze del Pnrr, vede un residuo di risorse non spese pari a: 222,1 – 90 = 132,1 miliardi di euro.

Sicuramente sarò smentito e sicuramente da più parti saranno forniti dati e precisazioni sul valore reale di questa mancata spesa e le cifre varieranno tra un minimo di 115 miliardi di euro ad un massimo di 125 miliardi di euro; non voglio polemizzare su simili precisazioni perché anche la cifra minima di 115 miliardi denuncia da sola quanto sia grave e al tempo stesso rischioso non poter ormai in nessun modo dare vita ad un tentativo di concreto salvataggio di tali risorse.

Ora, almeno seguendo sue ultime precisazioni, il Ministro Foti intende, entro questo mese di febbraio presentare un nuovo Piano che annulli le opere che non sarà possibile portare a compimento entro il 30 giugno del 2026 e, al loro posto, inserire nuovi interventi.

Questa impostazione, purtroppo, creerà rilevanti problemi con gli Enti locali e con le grandi aziende come le Ferrovie dello Stato, e questo contenzioso, ingestibile dal punto di vista istituzionale e politico, renderà ancora più difficile il rispetto della scadenza imposta dall’Unione Europea.

Per l’ennesima volta cerco di prospettare una ipotesi di lavoro così articolata: si chieda subito alla Unione Europea di aprire un confronto diretto in cui il nostro Paese  ammette la impossibilità di rispettare quanto previsto in merito alla scadenza dell’intero impianto programmatico e giustifica una simile inadempienza ricordando anche che una delle cause era da ricercarsi sia nella serie di verifiche elettorali effettuate negli anni 2022 e 2023, sia all’alternarsi di tre distinti Governi; verifiche sia nazionali che locali e questa mancata continuità amministrativa ed istituzionale aveva prodotto sostanziali ritardi nei processi autorizzativi.

Si trasformino le risorse a fondo perduto, pari a circa 28 miliardi non spendibili dei 68,9 miliardi autorizzati, in prestito con un tasso di interesse da definire; si aumentino i tassi dei 52 miliardi di euro dei 122,6 autorizzati inizialmente, mentre si mantengano inalterati i tassi dei 20 miliardi dei 30,6 miliardi del Fondo complementare; si fissi come scadenza definitiva di tutta l’operazione il 30 giugno del 2028; una data questa identica alla scadenza del Fondo di Sviluppo e Coesione 2021 – 2027 (scadenza che contiene in partenza una proroga fino al 30 giugno del 2028).

La Unione Europea penso sia disposta a confrontarsi su una simile proposta ed in particolare si convinca che con l’adeguamento dei tassi di interesse il nostro Paese sta praticamente adottando una procedura che non penalizza in nessun modo le aspettative di altri Paesi interessati da Fondi del Programma Next Generation Eu (Ngeu), il pacchetto da 750 miliardi di euro, costituito per circa la metà da sovvenzioni, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica.

Insisto nel difendere questa ipotesi di lavoro perché temo che ogni ipotesi alternativa si configuri come un secondo imperdonabile fallimento, un fallimento di questo Governo, un fallimento che peserebbe moltissimo nel bilancio conclusivo dell’attuale Legislatura. (ei)

 

PNRR, IL PARADOSSO DELLA CALABRIA:
LA REGIONE INDIETRO E I COMUNI AVANTI

di PABLO PETRASSO – Il Mezzogiorno va al rilento e la Calabria è in fondo alla classifica. Il percorso del Pnrr è accidentato, almeno alle latitudini meridionali e Svimez lo mette nero su bianco nel capitolo della ricerca sui fondi europei che riguarda le opere gestite dalle Regioni. Al Sud le amministrazioni regionali hanno avviato lavori per 1,9 miliardi di euro, il 50% del del valore complessivo degli investimenti Pnrr di loro competenza. Al Nord i cantieri viaggiano a ritmo più sostenuto: il valore dei progetti avviati è di 3,5 miliardi, quasi il 76% delle risorse. Questo «ampio gap nasconde però sensibili differenziali tra amministrazioni regionali in entrambe le macroaree». E qui arriva la citazione in negativo: i cantieri faticano a partire in Basilicata (avviato solo il 21,8% dei progetti), Calabria (23,5%) e, soprattutto, Sardegna dove la percentuale delle risorse in fase di esecuzione dei lavori è ferma al 12,1%.

Più celere, invece, l’avvio della fase esecutiva dei lavori nelle regioni centro-settentrionali, con Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Veneto in testa.
È un quadro, quello descritto da Svimez, caratterizzato da risposte molto diverse da Regione a Regione, specchio di «apprezzabili differenziali di capacità amministrativa, anche interni a Nord e Sud del Paese». Le Regioni – e la Calabria in particolare – sono pachidermi frenati dalla burocrazia, molto più lente dei Comuni.

È una questione generalizzata. Le amministrazioni comunali meridionali vanno comunque a velocità ridotte rispetto alle “colleghe” del Nord. A fine dicembre 2024, i Comuni meridionali hanno avviato lavori per 5,6 miliardi, il 64% del valore complessivo degli investimenti a loro titolarità; per i Comuni del Centro-Nord il dato è di 9,7 miliardi, l’82,3% delle risorse Pnrr.
La differenza di capacità amministrativa, per dirla con Svimez, diventa (anche) terreno di scontro politico. È il sindaco metropolitano di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, a mettere nel mirino la Regione. Falcomatà parla di «una situazione allarmante che dimostra l’enorme divario tra l’incapacità organizzativa della Cittadella, in netta e strutturale difficoltà, e l’operatività dei Municipi che si dimostrano all’altezza delle sfide del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

 

I Comuni meridionali, come detto, sono stati finora più lenti rispetto a quelli del Nord, ma il primo cittadino di Reggio sottolinea che «risultano molto più efficienti della Regione Calabria sulla spesa dei fondi e sulla realizzazione delle opere Pnrr. Gli Enti locali – entra nel dettaglio – in Calabria dimostrano una capacità di spesa quasi tripla rispetto alla Regione, con un divario di molto superiore alla media nazionale. Una fotografia che non ci rallegra affatto e che costituisce invece un chiarissimo segnale della netta e strutturale difficoltà organizzativa da parte della Cittadella nell’avanzamento dei cantieri del Pnrr, a fronte di una operatività molto più sviluppata da parte di sindaci e amministratori calabresi che dimostrano di saper spendere meglio le risorse ottenute».

Qualche dato: in Calabria «a un anno e mezzo dalla scadenza del programma, i Comuni sono arrivati al 66% dei cantieri avviati. Un dato confortante che evidenzia il proficuo lavoro svolto da sindaci e amministratori locali su tutto il territorio regionale. Dall’altra parte c’è da porsi un pesantissimo interrogativo sul dato del 23% riferito alla Regione Calabria, tra le ultimissime in Italia quanto a capacità di spesa dei fondi Pnrr, peraltro in riferimento a settori strategici come quello sanitario dove la Calabria fa registrare pesantissimi ritardi perfino rispetto alle altre regioni meridionali».
L’allarme di Falcomatà, da più parti visto come uno dei papabili avversari di Occhiuto alle prossime Regionali punta il dito sulle inefficienze della gestione centralizzata: per il sindaco «si era intuito da un po’» che qualcosa fosse andato storto, «ma che la Regione, sulle stesse linee di finanziamento, si fosse fermata addirittura ad un terzo rispetto ai Comuni, è un fatto oggettivamente allarmante, sul quale sarebbe opportuno che qualcuno fornisse delle spiegazioni ai calabresi».
«A pagarne le spese – conclude il sindaco – sono come sempre i cittadini, che si vedono privati delle importanti opportunità offerte dal Pnrr, a causa dell’inefficienza di un indirizzo politico regionale evidentemente confuso e poco incisivo, attento più alle operazioni di maquillage politico che ad un reale sviluppo del territorio». (pp)
[Courtesy LaCNews24]

M5S: Pnrr in Calabria un paradosso, con Regione indietro e i Comuni avanti

Per il consigliere regionale Davide Tavernise, l’europarlamentare Pasquale Tridico, i parlamentari nazionali Vittoria Baldino, Anna Laura Orrico, Elisa Scutellà e Riccardo Tucci, gli amministratori e i consiglieri comunali pentastellati della Calabria, «il rapporto Svimez sull’esecuzione del Pnrr evidenzia il paradosso di una Calabria a due velocità».

«I Comuni hanno avviato il 65,6% delle opere – hanno spiegato – dimostrando capacità di gestione nonostante la carenza di personale. Il valore complessivo delle opere avviate ammonta a circa 640 milioni di euro, con una spesa media pro capite di 340 euro, tra le più alte del Sud dopo Abruzzo e Molise. Tuttavia, senza un adeguato supporto da parte della Regione, la gestione delle risorse rimane una sfida complessa».

«La Regione, invece, è ferma al 23,5%, tra le peggiori d’Italia – hanno rilevato – con gravi ritardi soprattutto in sanità. Il settore sanitario, cruciale per il benessere dei cittadini, registra una preoccupante lentezza nell’attuazione dei progetti finanziati. Questo immobilismo rischia di compromettere la qualità dei servizi sanitari e di lasciare la Calabria indietro rispetto ad altre regioni, privando i cittadini di infrastrutture essenziali come ospedali e case di comunità».

«Oltre ai ritardi, pesa anche la burocrazia – hanno continuato – che rallenta ulteriormente l’avanzamento delle opere. La lentezza della Regione rappresenta un freno allo sviluppo del territorio, con il rischio concreto di compromettere opportunità fondamentali per la crescita economica e sociale. A ciò si aggiunge la difficoltà per i Comuni nel reperire personale tecnico qualificato, una criticità che la Regione non ha affrontato con misure adeguate».
«È necessario un deciso cambio di passo – hanno ribadito – per garantire che i fondi del Pnrr vengano utilizzati in modo efficace e tempestivo. Serve un impegno maggiore nell’affiancare i Comuni, semplificare le procedure amministrative e velocizzare l’avvio dei cantieri».
«Solo così la Calabria – hanno concluso – potrà colmare il divario con le altre regioni e affrontare il futuro con maggiore competitività, assicurando ai cittadini servizi efficienti e un territorio capace di crescere in modo sostenibile». (rcz)

Alecci (PD): Regione in preoccupante ritardo su Pnrr

«Ritengo, quanto mai necessario, prevedere al più presto da parte del Presidente Roberto Occhiuto, un dibattito aperto, ormai non più rinviabile, all’interno del consiglio Regionale dedicato allo stato di avanzamento dei progetti e delle opere finanziabili attraverso il Pnrr». È quanto ha chiesto il consigliere regionale del Partito Democratico, Ernesto Alecci, a seguito dei dati emersi dal Rapporto Svimez “Pnrr Execution”, dedicato allo stato di attivazione dei progetti finanziabili attraverso i fondi del Pnrr.

«Credo necessario, inoltre – ha aggiunto il dem – conoscere quali azioni la governance regionale intende attuare per recuperare l’evidente gap, analizzando anche l’attività delle risorse umane e professionali fino ad oggi messe in campo».

«I dati del rapporto, evidenziano, infatti – ha rilevato Alecci – un enorme ritardo nella progettualità esecutiva a titolarità della regione Calabria, con un poco edificante 23% di attuazione al dicembre 2024. Questi dati fanno riferimento anche alla “Missione Sanità”, con “cantieri”, come ad esempio la realizzazione di ospedali e case di comunità, in cui la nostra regione fa registrare ritardi e criticità, anche nel confronto comparato con le altre regioni d’Italia, basti pensare che la media delle regioni meridionali per quanto riguarda i progetti in fase esecutiva è pari al 50%».

«Più volte, nei mesi scorsi – ha ricordato – abbiamo denunciato questa situazione, auspicando un cambio di passo e un’accelerazione che purtroppo, a un anno e mezzo circa dalla scadenza del Pnrr non abbiamo ancora visto. Inutile dire che, stando così le cose, il Pnrr rischia di certificare l’ennesima occasione mancata per la Calabria, con la conseguente perdita di finanziamenti già potenzialmente stanziati, soprattutto in quegli ambiti, come la sanità, dove maggiormente si sente il bisogno di investimenti e innovazione».

«Mi preme, infine, rivolgere un sentito plauso agli ottimi sindaci e amministratori locali calabresi che, sempre secondo i dati del rapporto, ad oggi stanno facendo registrare uno straordinario 65,6% – ha concluso – per quanto riguarda le opere a titolarità dei Comuni con progetti in fase esecutiva. Un risultato molto importante, che pone i Comuni calabresi in un’ottima posizione anche nel confronto con le altre regioni meridionali, nonostante le difficoltà croniche dovute alla mancanza di risorse e di personale specializzato». (rcz)

REGGIO – In Prefettura la cabina di monitoraggio delle opere del Pnrr

Si è svolta, alla Prefettura di Reggio Calabria, la cabina di coordinamento sull’avanzamento delle opere finanziate attraverso i fondi del Pnrr.

Presenti, all’incontro, il prefetto Clara Vaccaro,i rappresentanti ministeriali e il consigliere metropolitano delegato all’Ambiente, Salvatore Fuda.

«Si tratta di interventi importanti – ha spiegato Fuda – che seguiamo quotidianamente, e sui quali stiamo andando avanti in maniera spedita. Complessivamente si tratta di un finanziamento di 10 milioni di euro per la piantumazione di nuovi alberi in tutto il territorio della Città Metropolitana».
«I nostri tecnici – ha aggiunto – hanno portato avanti fino ad oggi un lavoro davvero meritorio, realizzando tutte le attività previste in linea con i target di spesa ed il cronoprogramma dei lavori. Contiamo quindi di chiudere tutte le operazioni al termine del 2025 così come previsto dagli obiettivi che ci siamo posti».

«Continueremo a seguire insieme all’apparato amministrativo, in linea con gli indirizzi programmatici del sindaco Falcomatà con il quale abbiamo assegnato una specifica priorità agli aspetti ambientali – ha continuato – verificando lo stato di avanzamento degli interventi con l’obiettivo di realizzare una Città Metropolitana ancora più verde e sostenibile, per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto e per realizzare un ecosistema più sostenibile ed equilibrato. Gli alberi sono importanti, perché regolano l’habitat ed il paesaggio e migliorano la qualità della vita delle persone».

Un focus specifico il delegato all’Ambiente lo hai poi dedicato al recente monitoraggio Svimez, diffuso proprio in queste ore, ad un anno e mezzo dalla chiusura del piano. In particolare, secondo i dati diffusi dall’Associazione, gli Enti locali in Calabria sono molto avanti nella spesa dei fondi Pnrr rispetto alla Regione.

«Viene ribaltato quel falso mito – ha detto Fuda – secondo il quale gli Enti territoriali siano sinonimo di inefficienza e non riescano a spendere le risorse. Abbiamo invertito questo paradigma – ha affermato ancora il Consigliere metropolitano delegato all’Ambiente – non solo in Calabria e al Sud, ma anche nel resto d’Italia, dimostrando che i Comuni riescono, seppur con grandi sacrifici organizzativi, ad attuare meglio gli investimenti sovraordinati».
«Per cui serve maggiore fiducia nei confronti delle Amministrazioni locali – ha concluso – che dimostrano di saper spendere, conoscendo i reali bisogni del territorio e delle comunità. Gli Enti di programmazione dovrebbero forse un po’ mollare la presa, affidando al territorio la spesa degli investimenti e permettendo una più efficace gestione da parte degli Enti locali che hanno sempre dimostrato sul campo di meritare quella tendenza al decentramento che è peraltro prevista dalla Costituzione, ma che rimane spesso inattuata». (rrc).

Pnrr, Cassano All’Ionio tra i comuni più virtuosi in Calabria

Cassano All’Ionio, insieme a Lamezia Terme, Cotronei e Gerace sono i Comuni calabresi  che hanno saputo intercettare le risorse più significative per lo sviluppo del proprio territorio. È quanto emerso dall’ultima analisi condotta dalla Svimez sul Pnrr, in cui viene evidenziato come la città sibarita stia riuscendo a cogliere opportunità importanti, contribuendo a un processo di crescita che merita attenzione e riconoscimento.

Mentre alcuni detrattori politici tentano di costruire una realtà distorta e distante dalla verità, la fotografia offerta dai dati nazionali non lascia spazio a dubbi. La gestione delle risorse pubbliche e l’attuazione di politiche locali lungimiranti stanno dando risultati concreti e tangibili. Un riconoscimento che non si può ignorare.

«Lo stiamo dicendo da mesi – ha commentato il sindaco Giovanni Papasso, visibilmente soddisfatto – negli ultimi anni, Cassano ha saputo emergere in un contesto economico e sociale complesso, riuscendo ad attrarre finanziamenti e risorse per progetti cruciali per la modernizzazione della città e il miglioramento dei servizi».

«La capacità dell’amministrazione – ha spiegato – di intercettare fondi europei (e anche statali e regionali) ha permesso di avviare opere infrastrutturali fondamentali per il territorio, migliorando la qualità della vita dei cittadini e creando opportunità di lavoro per i giovani. Poi, purtroppo, tutto il Sud soffre, in primis, dei problemi di spopolamento per la mancanza del lavoro che non dipendono da noi. Anzi, noi stiamo facendo il massimo e non lo dicono i gruppetti di piazza che hanno trovato voce in vista della campagna elettorale, lo dice l’autorevole Svimez»

I dati Svimez e le evidenze concrete delle opere in corso e dei finanziamenti ottenuti smentiscono categoricamente queste narrazioni negative. Cassano è un esempio di resilienza, di capacità di rispondere alle sfide del momento e di interpretare le esigenze dei propri cittadini con progetti concreti. Le politiche di sviluppo adottate hanno portato a un utilizzo oculato delle risorse e a un miglioramento delle infrastrutture fondamentali per il rilancio del territorio.

La strada intrapresa da Cassano è quella giusta: i dati Svimez, infatti, non sono solo un riflesso di quanto è stato fatto, ma sono anche una promessa di crescita futura. I progetti in corso, e quelli in fase di progettazione, sono solo l’inizio di un percorso che, se proseguito con determinazione, renderà Cassano un modello di sviluppo per l’intera regione Calabria.

«Col Pnrr – ha concluso il primo cittadino – abbiamo messo in campo lavori per il potenziamento delle infrastrutture, la riqualificazione delle aree urbane e la valorizzazione del patrimonio naturale e storico. In particolare, l’impegno per la tutela e promozione delle risorse ambientali è stato un punto di forza, con progetti che mirano a preservare l’ambiente e a valorizzare una città più sostenibile e vivibile riqualificando interi quartieri e con un occhio di riguardo al turismo e alla messa in sicurezza dell’intero territorio. Siamo consapevole delle sfide che ancora ci attendono e continueremo a lavorare per garantire un futuro sempre più prospero per la nostra comunità». (rcs)

L’OPINIONE / Giuseppe Lavia: Rapporto Svimez testimonia difficoltà attuative del PNRR

di GIUSEPPE LAVIAIl Report della Svimez “Pnrr Execution” evidenzia certamente l’urgenza di una decisa accelerazione nella realizzazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma testimonia lo sforzo di tanti Comuni calabresi, che nonostante i limiti delle dotazioni organiche, hanno prima dimostrato capacità progettuali ed ora una discreta capacità di messa a terra degli investimenti.

Merito a queste Amministrazioni Comunali e al personale, complessivamente impegnato sul Pnrr 48 miliardi di Fondi Pnrrerritorializzabili destinati, al Sud, 26,2 miliardi per le Infrastrutture, che hanno per circa un terzo i Comuni come soggetto attuatore.

I Comuni del Mezzogiorno hanno avviato il 64% delle opere, per un valore di 5,6 miliardi. In Calabria la percentuale sale al 65,6%, un dato migliore della media del Mezzogiorno, cosa che non avviene molto spesso. Il valore complessivo delle opere avviate è di circa 640 milioni. Il valore medio pro capite delle opere avviate dai Comuni in Calabria è di 340 euro, inferiore per il Sud solo ad Abbruzzo e Molise.

Complessivamente, guardando alle capacità progettuali, registriamo alcune performance positive.

In base ai dati Open Pnrr, alcuni esempi di Comuni che hanno intercettato risorse importanti: Lamezia Terme, fra i Comuni più grandi, Cassano allo Jonio fra quelli di medie dimensioni, Cotronei e Gerace fra quelli più piccoli.

Al netto di qualche ritardo che sicuramente ci sarà relativamente al caricamento dei dati sulla piattaforma Regis, occorre imprimere una decisa accelerazione.

In particolare sulle opere a titolarità regionale, in gran parte legate alla missione Sanità, per realizzare ospedali e case di comunità, rispetto alle quali registriamo maggiori criticità.

Al 31 dicembre 2024, per come riporta Svimez, nel Mezzogiorno i progetti Pnrr a titolarità regionale in fase esecutiva sono il 50% del totale, in Calabria siamo fermi al 23%.

Altro è il discorso sulle scelte realizzate da alcune Amministrazioni, che in alcuni casi, per esempio, non tengono conto dei processi di contrazione demografica e della bassa natalità.

Nella fase esecutiva del Pnrr, urge, inoltre, rispettare di più le clausole del 30% relative all’occupazione femminile e giovanile, evitando il ricorso generalizzato alle deroghe.

Superare le criticità persistenti in ragione delle tempistiche strette, perché il Pnrr possa incidere sulla riduzione dei divari occupazionali, economici, sociali. (gl)

[Giuseppe Lavia è segretario generale di Cisl Calabria]

PNRR E OPERE PUBBLICHE, PER LA SVIMEZ
IL SUD IN RITARDO NELLA FASE ESECUTIVA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Il Sud è in ritardo nell’avvio della fase esecutiva dei lavori del Pnrr. È quanto emerso nel nuovo numero di InformazioniSvimez “Pnrr Execution: le opere pubbliche di Comuni e Regioni” della Svimez, a meno di un anno e mezzo dalla scadenza del 2026, evidenziando come nei Comuni sono avanzati i lavori per asili e infrastrutture scolastiche, mentre nelle Regioni si registra un rallentamento delle opere, soprattutto per la sanità territoriale.

La Svimez nel documento ha ricordato come le risorse che il Pnrr destina alla realizzazione di lavori pubblici sono pari a 65 miliardi. La quota di risorse Pnrr per interventi infrastrutturali è del 54,2% nel Mezzogiorno (26,2 miliardi), di circa 6 punti percentuali superiore al dato del Centro-Nord (48,5%; 38,8 miliardi).

«Per questa tipologia di interventi – si legge – almeno in termini di stanziamenti, si raggiunge appieno la “quota Sud” del 40%. Proprio gli investimenti in opere pubbliche rappresentano l’ambito di intervento del Pnrr funzionale al riequilibrio territoriale nella dotazione di infrastrutture economiche e sociali e nella quantità e qualità dei servizi».

La distribuzione delle risorse Pnrr che finanziano la realizzazione di opere pubbliche per soggetto attuatore rivela il coinvolgimento primario delle amministrazioni decentrate, soprattutto nel Mezzogiorno.

L’incidenza delle risorse a gestione dei Comuni per opere da realizzare nell’area è del 33,2% nel Mezzogiorno e del 30,5% al Centro-Nord. Anche dai valori pro capite risulta il maggior sforzo attuativo a carico dei Comuni del Mezzogiorno: 440 euro di investimenti Pnrr per cittadino (302 euro il dato del Centro-Nord). Il dato relativo alle amministrazioni regionali è del 15% nel Mezzogiorno e di circa il 12% al Centro-Nord in termini di incidenza di risorse complessive; valutate in pro capite le risorse a gestione delle regioni meridionali raggiungono 197 euro per cittadino (118 euro il dato del Centro-Nord).

A fine dicembre 2024, i Comuni meridionali hanno avviato lavori per 5,6 miliardi, il 64% del valore complessivo degli investimenti a loro titolarità; per i Comuni del Centro-Nord il dato è di 9,7 miliardi, l’82,3% delle risorse Pnrr. Alla stessa data, per le amministrazioni regionali meridionali risultano avviati lavori per 1,9 miliardi di euro, il 50% del valore complessivo degli investimenti Pnrr a loro titolarità. Il valore dei progetti avviati per quelle del Centro-Nord si attesta a 3,5 miliardi, quasi il 76% delle risorse Pnrr.

Se da un lato emergono ritardi dei Comuni del Sud per quota di avviamento dei lavori, i dati in termini di risorse pro capite ribaltano la lettura con livelli di spesa avviata significativamente superiori: 440 euro di investimenti Pnrr per cittadino (302 euro il dato del Centro-Nord).  Va inoltre rilevato che i ritardi nell’apertura dei cantieri riflettono le difficoltà incontrate dalle amministrazioni nella fase progettuale, in quella di accesso competitivo alle risorse, e nell’espletamento delle procedure ammnistrative preliminari all’apertura dei cantieri.

Per le linee di investimento per asili nido e infrastrutture scolastiche, le percentuali di mancato avviamento lavori a gestione dei Comuni del Sud sono significativamente più contenute e si riduce la forbice sui tempi di apertura dei cantieri rispetto al resto del Paese. L’investimento “Costruzione di nuove scuole mediante sostituzione di edifici”, ricompresa nella missione M2C3, registra un valore di progetti non avviati del 9% (2% il dato medio dei Comuni del Centro-Nord). In aggregato, per la componente M4C1 dedicata al potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione, il valore dei progetti avviati è di quasi l’87% (94% il dato del Centro-Nord), per effetto di quote di progetti non in fase esecutiva comprese tra l’8% (Piano estensione del tempo pieno) e il 14% (Potenziamento infrastrutture per lo sport a scuola) delle diverse linee di investimento.

Ma perché le Regioni sono in ritardo rispetto ai Comuni? Per la Svimez è, in parte, a causa della sovrapposizione con gli impegni legati all’implementazione dei programmi della politica di coesione europea.

Il Pnrr ha individuato nella sanità l’ambito di intervento prioritario delle amministrazioni regionali, soprattutto per le misure orientate al rafforzamento della sanità di prossimità, adottando criteri perequativi di allocazione territoriale delle risorse per orientare gli investimenti verso le regioni a maggior fabbisogno. È proprio negli investimenti in sanità territoriale che le Regioni del Sud registrano i ritardi più preoccupanti.

La Svimez, di fronte a questo quadro, pone l’attenzione alla prossima rimodulazione del fondi del Pnrr, ricordando come la «precedente riprogrammazione ha già sottratto investimenti destinati al riequilibrio territoriale infrastrutturale, indirizzando i fondi verso gli incentivi alle imprese di più rapida spendibilità. Una scelta finalizzata a semplificare e accelerare l’attuazione del Piano che però ne ha indebolito le finalità di perequazione infrastrutturale territoriale».

Per questo «replicare quella scelta per motivi di efficienza rischia di penalizzare ulteriormente le finalità di perequazione territoriale dele Pnrr, soprattutto in ambiti fondamentali per la riduzione dei divari di cittadinanza, a partire dalla sanità. Se i fondi per le infrastrutture pubbliche venissero ulteriormente ridotti, il Mezzogiorno vedrebbe diminuire le opportunità di sviluppo e la possibilità di colmare i divari storici nei servizi essenziali, dalla sanità ai trasporti».

«La messa in sicurezza degli interventi orientati a ridurre i gap territoriali nella dotazione di infrastrutture economiche e sociali a titolarità degli enti locali – si legge – dovrebbe, dunque, rappresentare una priorità in vista di nuove possibili nuove riprogrammazioni per: preservare le finalità di coesione territoriale del Pnrr; valorizzare l’inedito sforzo progettuale, attuativo e di spesa realizzato delle amministrazioni, soprattutto quelle comunali; non disperdere il patrimonio di capacità ammnistrativa maturato con l’occasione del Pnrr». (ams)

 

Garofalo (Comitato Spontaneo): Al Poliambulatorio di Cassano non sono stati spesi fondi Pnrr per digitalizzazione

Francesco Garofalo, portavoce del Comitato Spontaneo di Cittadini per la tutela della salute pubblica, ha denunciato la mancata spesa dei fondi Pnrr in materia di digitalizzazione al Poliambulatorio di Cassano allo Ionio.

«Questo intervento – ha detto –, avrebbe potuto risolvere in parte il problema al gabinetto radiologico e, nel contempo, consentire al cittadino di avere in tempo reale il risultato dell’esame radiologico.Questo servizio, costituisce il punto in assoluto più frequentato dalla popolazione in quanto elemento di accesso alle prestazioni socio-sanitarie: la sua importanza è dunque fondamentale per l’intero sistema sanitario e della organizzazione dell’offerta dei servizi».

«Così come – ha ricordato il portavoce del comitato – da 5 anni attendiamo di sapere quando la nomina del nuovo responsabile radiologo, per consentire agli utenti di effettuare la radiografia d’urgenza e evitare di rivolgersi in altri presidi sanitari o in strutture private».

«Anche la nostra proposta – ha proseguito – della semplice e attuabile teleradiologia, che avviene dappertutto, è caduta nel vuoto e nell’indifferenza, a discapito di una migliore organizzazione della tanta decandata medicina territoriale».

«Prendiamo atto– ha concluso – che le cose vanno così e ce ne facciamo una ragione, senza però denunciare che i livelli minimi di assistenza, rimangono sulla carta: la dimostrazione è che i fondi previsti con il Pnrr non sono stati spesi». (rcs)