LA SIGNORA DI ELLIS ISLAND di Mimmo Gangemi (2011)

Sono tante le storie di emigrazione di inizio novecento, ma questa raccontata da Mimmo Gangemi ha un sapore diverso, riesce a coinvolgere chiunque, non soltanto i meridionali protagonisti – spesso controvoglia – di un esodo in cerca di fortuna.
È una saga familiare lunga un secolo che ha sullo sfondo un miracolo, presunto o reale – dipende se si è credenti o meno – della Signora del titolo. È la Vergine col bambino o un’allucinazione del protagonista Giuseppe? Poco importa che si ripeta due volte quest’incontro, ma il sogno “mericano” di tanti calabresi sicuramente ha visto tanti “miracoli” come questo a Ellis Island e forse in tanti altri oscuri posti dove la vita di un calabrese, di un meridionale, valeva meno di zero ed era fatta solo di lavoro duro, di stenti e di miseria, vissuta solo per mandare qualche soldo a casa,
La storia del contadino ventenne che lascia l’Aspromonte per cercare fortuna è molto simile a quella di tante migliaia di calabresi: Giuseppe parte, ritorna e si ferma al paese, già dominato dalla ‘ndrangheta, per scoprire sulla propria pelle ingiustizie e illegalità, passando attraverso un secolo dilaniato da due guerre, per finire agli anni del boom, quando la morte si avvicina ed è tempo di ritornare indietro con la memoria e il ricordo.
Difficile non innamorarsi di questo libro che, minuziosamente, scava nelle fonderie d’America, nelle miniere dove si muore, dove la fortuna non è far fortuna ma riuscire a sopravvivere. Il racconto è appassionato, vivido, avvolgente: le figure dei migranti, i poveri migranti calabresi di cui oggi quasi qualcuno si vergogna, sono delineate con una mano sicura e un tratteggio di grande scrittura. Il racconto della povera esistenza nella “Merica” è palpitante, ma non perde di ritmo quando il contadino ex-emigrato costruisce la sua “fortuna” nel paese che l’ha visto nascere. E qui la saga familiare assume i contorni di una storia avvincente, con i tormenti del protagonista e dei suoi comprimari, non figuranti, ma protagonisti essi stessi dell’avventura della vita che può cambiare, della speranza di crescita sociale che era l’aspirazione più grande dei poveri contadini sfruttati e consumati dal rancore verso una non-vita. È il racconto di un grande scrittore calabrese, dell’orgoglio calabrese. (s)

—————————–

LA SCHEDA

La signora di Ellis Island
di Mimmo Gangemi
626 pagg. 19,50 euro
Einaudi (2011)
ISBN 9788806200077
www.einaudi.it

L’ AUTORE
Mimmo Gangemi
Ingegnere di Santa Cristina d’Aspromonte (1950), ha esordito come scrittore nel 1995  con “Un anno d’Aspromonte” (Rubbettino) e ha pubblicato, diversi libri tra cui “Il giudice meschino” (2009, da cui è stato tratto uno sceneggiato tv) e “Il patto del Giudice” e “La verità del giudice meschino”. Collabora con il quotidiano La Stampa.

—————————–

Le prime venti righe

Una lunga scala protetta da ringhiere conduceva ai due piani alti signorili, di prima e seconda classe. Per loro di terza c’era già, allungata a mezz’aria, una passerella in legno ancora staccata dal bordo della banchina. Attraverso il portello aperto l’occhio penetrava il ventre del piroscafo, l’antro scuro che li avrebbe inghiottiti. La nave impressionava per la grandezza. Era dipinta di nero fino a poco più su del pelo dell’acqua, e di bianco da lì in poi. In alto, all’estremità della fiancata, il nome, a caratteri cubitali. Pasquale Palamara provò a leggerlo. Sillabava incerto.

– Rio Amazonas, lo aiutò Giuseppe.

– Rio Amazonas, Rio Amazonas. Le maiuscole le so anch’io. Nino Strangio, che era bianco di scuola, annuì, per compiacere Pasquale. Aveva “scelto lui come punto d’appoggio: gli scodinzolava dietro da quand’erano montati sul carretto di Melo trainato dai due muli, in paese, la notte precedente, direzione Gioia Tauro, e da lì il treno per Napoli. Antonio increspò un sorriso. Si tenne dentro le parole. Tutt’e quattro avevano una valigia di cartone con l’abito buono fatto cucire da mastro Ginetto per l’incontro con la Merica e un sacco di canapa da cui esalavano gli odori degli insaccati, delle pezze di formaggio, del pane nero.

—————————–

Salva e conserva la scheda del libro:

SICUREZZA È LIBERTÀ di Marco Minniti (2018)

di mons. ANTONINO IACHINO*

Sicurezza è libertà è il racconto di una interessante e intensa esperienza di vita, che diventa una provocazione e una testimonianza.

Marco Minniti in questo libro ripercorre gli anni difficili in cui si è trovato a gestire eventi epocali di portata internazionale, come la forte ondata migratoria successiva alle primavere arabe, il consolidamento dello Stato islamico, la stagione degli attacchi terroristici in Europa, ed eventi a carattere nazionale come l’emergenza sicurezza nelle grandi città e la lotta alla criminalità organizzata. Nelle pagine di questo libro Minniti offre anche spunti su quelle che sono le sfide che attendono la sinistra europea rispetto ai temi del terrorismo e dei flussi migratori.

Non ci racconta la sua vita, anche se c’è qualche riferimento autobiografico, ma ci invita a riflettere sul particolare momento storico che stiamo vivendo: viviamo in “un mondo ossessionato”. Ma come arginare questa ossessione? Occorre accettare la sfida rispondendo alle grandi masse che si interrogano sul loro futuro, condizionate da un sentimento che si chiama paura: paura di impoverimento, di perdere i propri diritti, suscitata da un fantomatico nemico esterno, l’immigrato. Su questa paura della gente si sta speculando.

Minniti riconosce che la sinistra, che è nata per farsi carico dei più vulnerabili, cioè dei ceti più fragili, per stare accanto alle persone e ascoltarle per liberarle dai loro timori, ha sottovalutato le paure e le incertezze di parecchi strati sociali, lasciando il campo libero agli speculatori. Occorre reagire, consapevoli che “tutti siamo responsabili di tutti”, tutti siamo chiamati a dialogare con le paure e le domande di senso della gente.

Papa Francesco ci ha richiamati a uscire i recinti ecclesiastici e delle nostre istituzioni per incontrare la gente, per conoscere la gente. Conoscere la gente significa dare risposte a domande essenziali. Il mondo della politica, inoltre, deve dare risposte alle esigenze fondamentali della vita, quelle che riguardano il lavoro, l’istruzioni, la sanità. Deve offrire sicurezza alla gente. La sicurezza, come dice bene Minniti, è anzitutto un bene comune, che si concretizza nel rapporto dell’individuo con l’altro, nel reciproco riconoscimento. Il disagio diffuso va preso sul serio: sempre più sole e con un futuro incerto, le persone si sentono insicure. Chiedono, cioè, che ci sia qualcuno che si metta in mezzo tra la propria vita e gli effetti negativi dei grandi processi globali, perché sia sempre salvaguardata la sicurezza delle persone e la loro libertà. Costruire sicurezza significa garantire libertà.

La sicurezza non può essere ridotta ad ordine pubblico, e quindi di competenza dello Stato. L’autorità pubblica deve assicurare e garantire le condizioni della convivenza, ma nel rispetto della legalità e della libertà delle persone. Scrive Minniti: “La sfida del terrore è quella di spaventare e chiudere le persone dentro casa… La piazza più sicura è quella più vissuta… occorre sì il controllo del territorio da parte delle forze di polizia, ma anche un’alleanza strategica con i suoi abitanti”.

Nella dottrina sociale della Chiesa c’è un importante principio di sussidiarietà che sfida le risorse migliori presenti nella società a lavorare insieme per il bene comune: “È illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propri per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare”. È frutto di una saggezza cristiana laicamente condivisa e che è bene non dimenticare. È un principio che ci aiuta a capire meglio perché la sicurezza è libertà.

La sicurezza è anche umanità. “Umanità e sicurezza convivono nella stessa persona, sono due momenti nella vita di ciascuno di noi. I tratti fondamentali dell’individuo sono appunto il senso di umanità, il rispetto della vita umana, la capacità di accoglienza e, contemporaneamente, il bisogno di sicurezza e il timore dell’altro, soprattutto se sconosciuto”.

“Se vogliamo che umanità e sicurezza coesistano dobbiamo affrontare una serie di questioni cruciali legate all’accoglienza e all’equilibrio, nelle moderne democrazie, tra i diritti delle due parti in causa, chi accoglie e chi è accolto”.

“L’accoglienza è una prerogativa fondamentale fondamentale di tutte le società aperte. Ma l’accoglienza ha un limite oggettivo e insuperabile nella capacità di integrazione. Non si può accogliere sempre e comunque. Occorre verificare quante persone si possono inserire in un progetto di integrazione. Questo non vuol dire abbandonare nel mare i richiedenti asilo, ma organizzare l’afflusso con interventi rispettosi della dignità delle persone. Occorre governare ma occorre anche separare nettamente la parola ‘emergenza’ dalla parola ‘immigrazione'”.

Papa Francesco insistentemente rivolge l’invito agli Stati, alle società civili e, in particolare, ai cristiani di abbattere i muri e costruire ponti. In molti Paesi si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere di accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando e offendendo la dignità delle persone, che invece deve essere sempre essere rispettata soprattutto quando si tratta di persone deboli e vittime di violenza e sfruttamento.

Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni esser umano. Alcuni considerano le migrazioni una minaccia.

Papa Francesco, invece, invita a guardarle con uno sguardo carico di fiducia, come opportunità per costruire un futuro di pace e sintetizza in quattro verbi la risposta da dare al fenomeno delle migrazioni: accogliere, proteggere, promuovere, integrare.

Minniti racconta gli interventi ministeriali per gestire meglio i flussi dei migranti, cercando di far comprendere all’Europa che le relazioni con l’Africa sono un tema centrale non nel senso che ci si deve occupare di questo Continente con un atteggiamento caritatevole, ma per tre ragioni che toccano i nostri interessi e il nostro futuro.

  1. La sicurezza dell’Europa si gioca in gran parte in Africa anche per la presenza nel suo territorio di gruppi terroristici autoctoni
  2. L’Africa è cruciale per l’aspetto demografico.
  3. L’Africa è decisiva per l’Europa per la questione relativa alla gestione delle ricchezze e delle materie prime: se l’Africa sta bene l’Europa starà bene; se l’Africa sta male l’Europa starà male.

Aiutare gli immigrati a casa propria significa investire per lo sviluppo dei Paesi di partenza dei migranti.

Minniti si sofferma ancora sull’apertura dei corridoi umanitari dalla Libia verso l’Italia, con la collaborazione della Comunità di S. Egidio, la Tavola Valdese, la Conferenza Episcopale Italiana e la Caritas, dimostrando la possibilità di tenere insieme il contrasto all’immigrazione illegale e l’apertura di canali legali di arrivo degli immigrati e richiedenti asilo nel nostro Paese. L’Italia ha retto bene alla sfida dell’accoglienza nei momenti più difficili, grazie alla mobilitazione del mondo cattolico e di molte organizzazioni religiose di altre confessioni

Per noi – egli scrive – che ci assumevamo continuamente delle responsabilità sulle questioni relative al governo dei grandi flussi migratori, la forza del messaggio della Chiesa era potente e molto importante. E qui riporta un pensiero di Papa Francesco che conversa con i giornalisti nel viaggio di ritorno dalla Colombia: «Io sento il dovere di gratitudine verso l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore ai migranti. Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è, primo, cuore aperto sempre. È anche un comandamento di Dio, di accoglierli “perché tu sei stato schiavo, migrante in Egitto” (Lev. 19, 33-34): questo dice la Bibbia Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho? Secondo: non solo riceverli, ma anche integrarli. Io ho visto esempi – qui, in Italia – di integrazione bellissimi». Ovviamente queste parole del Papa sono state di grande gradimento e incoraggiamento per un Ministro degli Interni che cercava di adoperarsi, in un tempo di emergenza di sbarchi, per assicurare nella legalità un’accoglienza dignitosa dentro precisi progetti di integrazione.

La prima parte del libro, i primi cinque capitoli ci raccontano soprattutto l’azione intelligente del Governo e del Ministro degli Interni per contrastare l’illegalità, per dare un colpo durissimo ai trafficanti di esseri umani, dimostrando che tutto questo poteva essere fatto senza perdere l’umanità. Ritengo che sia la parte più interessante. Le altre due parti sono il racconto di tante esperienze di grande rilievo, soprattutto, per prevenire atti di terrorismo, drammaticamente presenti in altri Paesi europei. (a.i.)

 *Mons. Antonino Jachino ha presentato a Reggio il libro di Marco Minniti. Già Vicario generale della Diocesi Reggio-Bova è presidente del Centro per il Diaconato Permanente della stessa Diocesi Arcivescovile.

2 dicembre 2018

LA CITTÀ DELLA PORTA di Domenico Raso (2004)

Esiste una Stonehenge in Calabria, ma pochi lo sanno. I megaliti di Nardodipace (Vibo) sono di una straordinaria bellezza e raccontano di una Calabria preistorica che dovrebbe risalire a 7mila anni fa. Il prof. Raso a questo affascinante mistero legato al popolo dei pelasgi (il cosiddetto popolo del mare) ha dedicato anni e anni di studi, decodificando le tavolette incise in una lingua sconosciuta. Tavolette che raccontano le storie di cui parla Raso in questo meraviglioso libro che proietta il lettore nella preistoria della montagna mediana calabrese.
Sono fatti accaduti nelle Serre joniche vibonesi e catanzaresi, in tempi lontanissimi e, per questo, misteriosamente più vicine di quanto si possa immaginare. Raso racconta come è arrivato alle tavolette rinvenute da un avvocato di Girifalco, Mario Tolone, e di come sia rimasto affascinato da quanto, con moltissimo lavoro, è riuscito ha raccogliere: una storia probabilmente sconosciuta ai primi coloni magno-greci che dal IX secolo a.C cominciarono a percorrere il Mediterraneo. Una storia incisa in tavolette di creta per raccontare di una civiltà sconosciuta e affascinante che aveva conoscenze astronomiche e astrologiche che sembrano incredibili se posizionate in epoca preistorica.
È un viaggio affascinante che ci accompagna a scoperte che lasciano senza fiato, rivelate con un tratteggio di scrittura apprezzabilissimo che spiega cosa c’era e c’è stato nelle terre di Calabria, in una preistoria che non finirà mai di regalarci piccole ma significative tracce utili a capire chi siamo e da dove veniamo.
Difficile catalogare quest’opera come saggio, anche se del saggio ha tutte le caratteristiche, ma la leggerezza del racconto l’avvicina più a un grande racconto di una Calabria sconosciuta (anche se non si chiamava ancora Calabria) con protagonisti regali e umili servitori, donne e madri, pronte a festeggiare l’arrivo della primavera per un intero mese, e vittime di un esodo estivo di mariti e compagni che andavano per mare. Si legge tutto d’un fiato e l’impressione è di esser compartecipi di riti e miti che fanno impallidire i racconti omerici: la sensazione finale – bellissima – è che di quei popoli siamo in fondo eredi. (s)

LA SCHEDA
La Città della Porta
di Domenico Raso
160 pagg. 18,00 euro
Kaleidon Editrice
ISBN 9788888867007
www.kaleidoneditrice.it

L’ AUTORE
Domenico Raso
È stato uno scrittore appassionato di storie calabresi e dell’Aspromonte.
Ha pubblicato diversi volumi dedicati alla montagna e ad antiche tradizioni calabresi. Da ricordare “L’ippocampo. Memoria dei Pelasgi delle serre calabresi” (Laruffa, 2007), “La crealicoltura nella Calabria pelasgica. La lamina di Botricello (Kaleidon) e “San Luca e Polsi. Storie e paesaggi d’Aspromonte” (con Alfonso Picone Chiodo). (Città del Sole Edizioni, 2008).

Le prime venti righe

A questa incredibile storia ci siamo arrivati per gradi. L’evento culturale dei megaliti di Sambuco e di Ladi è stato soltanto lo spunto propizio che ci ha consentito di avere certezza piena di quanto eravamo venuti appurando da sei anni almeno dai ritrovamenti di antichità delle Serre da parte dell’avv. Mario Tolone di Girifalco (CZ) nostro carissimo amico.
Questi reperti, ordinatamente custoditi nella sua bella casa, riguardavano per la verità, tutte le Serre Joniche, ma una quarantina almeno toccavano espressamente il territorio montano, collinare e marino tra Nardodipace e Focà, dandogli un riscontro tanto mirato da lasciarci a tutta prima perplessi. Essi raccontavano una antichissima storia sepolta, ignota persino ai padri magnogreci che dal IX sec. a.C. cominciarono a sciamare in modo deciso dal Mediterraneo orientale verso i lidi occidentali, intesi a fondare nuove colonie.
Eravamo incappati in quei reperti una decina di anni orsono e fu proprio la loro indecifrabilità a stimolarci alla ricerca…

◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊

Scarica e conserva la scheda del libro:

LA MALIGREDI di Gioacchino Criaco (2018)

Se cercate nei dizionari o su Google la parola “maligredi” non la troverete se non come riferimento al titolo del bellissimo romanzo di Gioacchino Criaco. L’autore, in molte occasioni, ne ha spiegato il significato: è la brama del lupo quando entra in un recinto e, invece di mangiarsi la pecora che gli basta per sfamarsi, le scanna tutte; è la discordia che diventa maledizione in una comunità.
Criaco è di Africo e nel suo paese ambienta una storia di rivoluzione (in realtà c’è stata in diverse occasioni) dove racconta l’evoluzione “criminale” di tre bambini che vedono il capopopolo, tornato dalla Germania, guidare il Sessantotto in Aspromonte, mentre sullo sfondo si intrecciano le storie delle gelsominaie, dell’orgoglio e della povertà, della disperazione e del sogno impossibile.
Criaco si avvia a diventare il Corrado Alvaro del terzo millennio, anzi in realtà merita questa definizione: la sua prosa, asciutta e senza fronzoli, traccia pennellate autentiche di persone reali che vivono in una Calabria che il tempo non riuscirà mai a cambiare. I suoi personaggi grondano di calabresità e di impotenza, di passione e malinconia, di speranza e di disincanto. Il calabrese, diceva Alvaro, “vuole essere parlato” e Criaco non solo parla, ma mette in bocca ai suoi protagonisti il sentimento più forte che può esistere lungo le mulattiere del paese o nei viaggi in treno lungo la costa jonica: il rispetto. Un senso del rispetto che si scontra con la presenza della mafia e s’imbatte nei sogni di libertà del giovane rivoluzionario che vedrà scemare ogni entusiasmo di fronte alla repressione dello Stato.
Lo Stato in Calabria opprime e reprime, lascia intendere Criaco, e non distingue tra lotta di classe contro i padroni e il soffocamento di libertà imposto dal potere mafioso. Quindi non esistono mezze misure. la rivolta va domata comunque, senza pensare a chi sono i vincitori e chi sono i vinti. Un libro straordinario, che odora di gelsomino e di carrozze di seconda classe che non fermavano neanche al paese, un libro dove il racconto di un brusco passaggio dall’adolescenza alla giovinezza e, poi, alla maturità è un pugno in faccia alle illusioni, smarrite e forse perdute per sempre. O forse no.  (s)

LA SCHEDA
La maligredi
di Gioacchino Criaco
Collana “I narratori”
Feltrinelli Editore
316 pagg. 18,00 euro
ISBN 9788807032813
www.feltrinellieditore.it

L’ AUTORE
Gioacchino Criaco
Nato ad Africo nel 1965, ha esordito con il romanzo “Anime nere” da cui è stato tratto l’omonimo film di Francesco Munzi (nove David di Donatello e tre Nastri d’Argento). Ha pubblicato i romanzi “Zefira” e “American Taste” e “Il saltozoppo” (2015).

Le prime venti righe

Era il fatto più magnifico dell’anno il miracolo di san Sebastiano, anzi, il più magnifico di sempre, il più straordinario che conoscevo, nemmeno al cinema dell’oratorio ne avevo visto uno così e lì ci mostravano tutto il mondo nei film di sceriffi e indiani o in quelli cinesi di arti marziali o nei film dei romani.
Mi venne in testa ora che dovevo stare concentrato. “Noi non vogliamo padroni, i diritti ci toccano senza che li chiediamo per favore.” La voce rimbombava, gonfiandosi come il pallone di una gigantesca gingomma, avvolse la piazza distraendo quella vecchiaccia della Lupa dalla sua roba, e così Filippo le passò di lato, per infilarsi sotto la bancarella e sbucarle alle spalle, le diede un’occhiata, prese un sacchetto e lanciò. Una parabola morbida, Antonio lo acchiappò al volo, fece una smorfia, me lo mostrò – meglio di niente, anche se erano ceci tostati, quelli che ci piacevano meno.
Un’altra occhiata, un altro lancio, e il secondo sacchetto lo pigliai io – arachidi, buone –, lo passai ad Antonio e lui lo mise nella busta di plastica che nascondeva dietro le gambe…

>>> Puoi scaricare e conservare la recensione:

REGGIO – “L’alunno del tempo” di Salvatore Borzì

19 gennaio 2019 – Oggi a Reggio, alle 17.30, presso lo Spazio Open, l’incontro con Salvatore Borzì, autore del libro L’alunno del tempo – La straordinaria vita del giudice Filocleone.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale Anassilaos in collaborazione con lo Spazio Open.

Interviene Maria Festa, critico e studioso di Letteratura.

Il libro, edito da Algra Editore, mette al centro Filocleone, giudice protagonista della commedia “Le vespe” di Aristofane (422 a.C.), colpevole di aver snaturato la giustizia a mezzo di mera affermazione del potere dei demagoghi. Risuscitandolo dalle antiche pagine, l’autore lo fa agire in un arco temporale lunghissimo, che va dall’Atene del tempo della mutilazione delle Erme (415 a.C.) e delle inquietanti figure di Teramene e Crizia ai nostri giorni, e ne immagina l’opera di disumanizzazione dell’uomo proprio con la forza del diritto che giustizia o – il che fa lo stesso – dignità avrebbe dovuto invece assicurare. Ma un episodio lo spinge a un radicale ripensamento del proprio ruolo, al quale contribuiscono anche pagine di filosofi e letterati, e alla consapevolezza del bisogno per il diritto di riflettere sulla sua essenza, la giustizia, rimettendo al centro l’uomo, senza il quale, scrive Sciascia, è solo «un sacco vuoto». Di ciò nell’odierna crisi del diritto, che ha espulso dai codici persino la parola giustizia, si ha di certo urgente bisogno.

Chi è l’autore, Salvatore Borzì

Salvatore Borzì è Dottore di ricerca in Filologia greca e latina. Insegna Lettere al Liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale. È autore di studi su Leopardi, Sciascia, nonché curatore di numerose voci per il Dizionario patristico e di antichità cristiane, edito dalla Marietti nel 2007, e della silloge Grecia. Poesia in due atti di Silvestro Neri. Autore di numerosi libri, il saggio Leopardi e i volti di Dio (pubblicato nel 2015) ha ricevuto il 28esimo Premio Anassilaos per la saggistica 2016. (rrc)

REGGIO – La presentazione del libro di Valeria Varà

15 gennaio 2019 – Oggi a Reggio, alle 17.00, presso la Biblioteca Comunale “Pietro De Nava”, la presentazione del libro L’antica Sant’Agata di Reggio e la Chiesa di San Nicola. Una storia ricostruita di Valeria Varà.

Intervengono Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, Salvatore Patamia, segretario regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, Irene Calabrò, Assessore alla Valorizzazione del Patrimonio Culturale Comune di Reggio, Fabrizio Sudano, soprintendente ABAP di Reggio Calabria e Vibo Valentia, e Daniela Neri, funzionario del Comune, settore tutela e valorizzazione dei beni culturali. Presente l’editore Antonella Cuzzocrea e Franco Arcidiaco, delegato alla Cultura del Comune di Reggio Calabria.

Il libro, edito da Città del Sole Edizioni,  rappresenta, ad oggi, un importante e prezioso tassello che contribuisce ad arricchire la storia della Vallata del Sant’Agata, il cui territorio è oggi inglobato per la maggior parte nella città di Reggio Calabria. Frutto di inedite ricerche storiche ed archivistiche, attraverso l’utilizzo di immagini, disegni e ricostruzioni tridimensionali consente una immediata e chiara divulgazione dei contenuti.

Si suddivide in due parti, una prima, generale e descrittiva dell’antica città di Sant’Agata, accompagnata da foto e spiegazioni minuziose, quasi una guida turistica, un racconto di quel che è stato un tempo e che oggi resta ed è ancora visitabile sulla rupe di “Suso”.
Una seconda, interamente dedicata alla chiesa protopapale di San Nicola, con lo studio degli imponenti ruderi per lo stato di fatto e le ricostruzioni virtuali delle fasi principali ed infine un approfondimento sul pregevole portale rinascimentale che oggi si trova posto in opera nella chiesa parrocchiale di San Giovanni a San Salvatore.
Un lavoro scrupoloso di ricerca ed indagine, avvenuto attraverso il ritrovamento, l’attenta lettura e l’interpretazione di preziosi ed inediti documenti d’archivio, pubblicati per la prima volta nella ricostruzione della storia della chiesa e della città.

Chi è l’autrice

L'immagine può contenere: 1 persona
l’autrice, l’architetto Valeria Varà

Architetto ed esperta conoscitrice del patrimonio storico ed artistico della vallata del Sant’Agata, Valeria Varà è, da sempre, impegnata nella salvaguardia e nella valorizzazione del sito archeologico della dell’antica città – in gran parte, purtroppo, distrutta dal terremoto del 1783 – che si erge su una montagnola, comunemente indicata con il nome di Suso, tra i borghi di Cataforio e San Salvatore, sulle colline reggine. (rrc)

REGGIO – Allo Spazio Open il libro su Armando Diaz

4 gennaio 2019 – Oggi, allo Spazio Open di Reggio Calabria, alle 16.30, la presentazione del libro Armando Diaz – Il generale e l’uomo di Raffaele Riccio.

L’evento è stato organizzato da Biesse – Associazione Culturale Bene Sociale e dallo Spazio Open.

Introduce Bruna Siviglia, presidente di Biesse, mentre i saluti saranno affidati ad Antonella Cuzzocrea, responsabile Casa Editrice “Città del Sole”. Modera e presenta l’autore la prof.ssa Raffaella Imbriaco, mentre le conclusioni sono affidate a Raffaele Riccio.

Il saggio storico, edito dalla casa editrice Ippogrifo, mette in particolare rilievo gli aspetti umani del Generale della Prima Guerra Mondiale, che attuò un’inversione di tendenza rispetto alla consolidata disciplina militare piemontese, instaurando con le truppe rapporti umani, basati sul rispetto e la comprensione. Il testo, ricco di citazioni, di riferimenti storici e letterari, restituisce il giusto riconoscimento al Generale che fu l’artefice della vittoria italiana guidando l’esercito nelle battaglie del Piave, del Grappa e di Vittorio Veneto. (rrc)

REGGIO – La graphic novel “Buio su Roma” di Presentino e Barresi

4 gennaio 2019 – Oggi a Reggio, alle 18.00, presso la sede del Circolo Culturale “Guglielmo Calarco”, la presentazione dell’antologia a fumetti Il buio su Roma di Marco Presentino e Giulio Barresi.

Dialoga con gli autori Simone De Maio.

“Buio su Roma” è una graphic novel che raccoglie i racconti strettamente legati alla realtà degli accadimenti. Infatti, le vicende narrate raccontano e descrivono luoghi e avvenimenti assolutamente realistici, che si svolgono durante un blackout che paralizza l’intera città di Roma. (rrc)

REGGIO – Incontro con Alessandro Quattrone

29 dicembre 2019 – Oggi a Reggio, alle 18.30, presso il Circolo “Guglielmo Calarco”, l’incontro con Alessandro Quattrone, che presenterà il suo libro La gentilezza dell’acero.

L’evento è stato organizzato dal Circolo Culturale “Guglielmo Calarco”, e prevede gli interventi di Cinzia Messina, Daniela Pericone e Caterina Scopelliti. Dialoga con l’autore Renè Corona. (rrc)

SAN SALVATORE (RC) – Il libro di Valeria Varà

28 dicembre 2018 – Oggi pomeriggio, a San Salvatore, alle 17.30, presso la sede della Pro Loco, la presentazione del libro  L’antica Sant’Agata di Reggio e la Chiesa di San Nicola di Valeria Varà.

Intervengono Demetrio Iero, presidente Pro Loco, Irene Calabrò, Assessore Valorizzazione Patrimonio Culturale Comune di Reggio, Daniela Neri, funzionario del Comune di Reggio. 

Il libro, edito da Città del Sole Edizioni, rappresenta, ad oggi, un importante e prezioso tassello che contribuisce ad arricchire la storia della Vallata di Sant’Agata, il cui territorio è, oggi, inglobato per la maggior parte nella città di Reggio Calabria. (rrc)