ABUSIVISMO, LA CALABRIA È MAGLIA NERA
UNO SU CINQUE AL LAVORO NON È IN REGOLA

Maglia nera per la Calabria per l’abusivismo: non è regolare un quinto (21,5%) degli occupati. È quanto è emerso da uno studio di Confartigianato, dove viene evidenziato che, nonostante tale fenomeno non risparmi nessuna regione, è il Mezzogiorno ad avere il tasso di lavoro irregolare più alto, che si attesa al 17,5%, mentre il Centro Nord è del 10,7% e il Nord Est al 9,2%.

Parliamo di 3,2 milioni di uomini e donne che popolano un mondo parallelo che “vale” 202,9 miliardi di euro e rappresenta l’11,3% del Pil e il 12,6% del valore aggiunto, in cui non esistono regole e che produce danni ingenti alle imprese, alla sicurezza dei consumatori, alle casse dello Stato. Il sommerso, praticamente, è il terzo settore più numeroso dell’economia italiana, preceduto dai servizi, che contano 16,3 milioni di addetti, e dal manifatturiero (4 milioni di addetti).

Secondo i dati di Confartigianato «sono 709.959 le aziende italiane – si legge – maggiormente esposte alla concorrenza sleale ad opera di 1 milione di operatori abusivi che si spacciano per imprenditori, ma che di regolare non hanno nulla. E’ irregolare il 14% dei soggetti che svolgono attività indipendente e questa quota è aumentata d 0,6 punti percentuali rispetto al 2011. In particolare, i rischi maggiori di infiltrazione abusiva li corrono 587.523 imprese artigiane, soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’acconciatura ed estetica, dell’autoriparazione, dell’impiantistica, della riparazione di beni personali e per la casa, del trasporto taxi, della cura del verde, della comunicazione, dei traslochi».

«Confartigianato lancia in tutto il Paese una campagna di informazione contro l’abusivismo dal titolo ‘Occhio ai furbi! Mettetevi solo in buone mani’ – si legge in una nota di Confartigianato Calabria –. L’abusivismo sottrae lavoro e reddito soprattutto ai piccoli imprenditori, oltre che risorse finanziarie allo Stato, oltre a minacciare la sicurezza e la salute dei consumatori. Mai come in questo momento è il caso di mobilitarsi: tolleranza zero per la tutela dei lavoratori e dell’imprenditoria sana».

Tre gli obiettivi dell’iniziativa: mettere in guardia i consumatori dal rischio di cadere nelle mani di operatori improvvisati, valorizzare qualità, durata, rispetto delle norme, convenienza e sicurezza del lavoro dei veri artigiani, richiamare le Autorità ad un’azione di controllo e repressione e di contrasto all’evasione fiscale e contributiva.

Ma non c’è solo un problema di abusivismo lavorativo nella nostra regione. C’è anche quello dell’abusivismo edilizio che, come è stato rilevato da Legambiente nel suo dossier Abbatti l’abuso presentato nel giugno dell’anno scorso, «ha pesantemente compromesso il territorio, le demolizioni sono ferme al palo andando, così, ad aumentare il divario con un Nord Italia che, invece, fa più controlli, sanziona l’abuso e demolisce».

La Calabria, infatti, «dal 2004 al 2020, su 1.192 ordinanze di demolizione emesse, solo 133 sono state eseguite, ovvero l’11,2%. Gli immobili abusivi trascritti al patrimonio immobiliare del Comune sono stati appena 5, lo 0,4%. Delle restanti ordinanze non ottemperate, 1.059, solo 33 sono state trasmesse al Prefetto».

Dati che fanno preoccupare ma che, sembrerebbe, aver scosso qualche amministrazione: il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianni Papasso, nei giorni scorsi ha reso noto che «anche a Sibari si è concluso  il forte intervento per il ripristino della legalità, la lotta all’abusivismo edilizio e, soprattutto, la lotta all’occupazione del suolo pubblico».

«Nei mesi scorsi – ha dichiarato il Sindaco Gianni Papasso – abbiamo emesso una quindicina di ordinanze per degli abusi edilizi commessi sul suolo pubblico. Devo dare atto ai cittadini di Sibari che, nella stragrande maggioranza, hanno provveduto da soli alla demolizione. Stamane, invece, era programmata la parte della demolizione a carico del Comune (ma che poi sarà addebitata agli inadempienti)».

«Sono delle azioni – ha detto ancora il sindaco – fatte con dolore ma che servivano per riconsegnare alla collettività degli spazi abusivamente occupati. C’era un elenco di 52 immobili che abbiamo trovato e che furono assunte con delle deliberazioni dalla commissione straordinaria e stiamo andando avanti. Non stiamo facendo niente di eccezionale, stiamo solo facendo il nostro dovere di amministratori pubblici ripristinando la legalità, demolendo ciò che era abusivo e riconsegnando alla comunità degli spazi pubblici occupati senza permesso».

«La mia amministrazione comunale – ha proseguito – sta intervenendo in lungo e in largo su tutto il territorio comunale anche per rimettere a posto ciò che non andava bene dalla collina al mare. Possiamo fare tutto questo se il nostro operato sarà improntato, allo stesso tempo, alla legalità, alla democrazia, al rispetto del prossimo, per vivere un nuovo civismo al passo con i temi moderni». (rrm)

 

L’EXPORT È IL TESORO DELLA CALABRIA
E IL PIL 2022 POTRÀ CRESCERE DEL 3,9%

Il Pil della Calabria crescerà del 3,9% nel 2022, se l’export continuerà a fare da traino. È quanto è emerso dal Rapporto Svimez, che è stato ripreso dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Calabria. Il report Tendenze a inizio 2022, tra rischi e opportunità, ha evidenziato come il dato rilevato dalla Svimez «per poco non permettere di raggiungere e superare il Pil pre-pandemia», ossia del 2019 e di come «l’ammontare delle vendite oltre confine di prodotti legno, arredo, metalli, alimentari e altra manifattura, realizzati nei settori a maggior presenza di micro piccole realtà produttive, ha superato quello pre pandemia (I-III trimestre 2019) del +27,4%, grazie al recupero delle esportazioni di mobili (+65,6%), metalli (+33,2%), alimentari (+29,8%) e prodotti tessili (+0,4%)».

Un dato confortante, se si considera che, sul sito della Regione, era stato indicato un dato preoccupante: nel 2020, le esportazioni calabresi ammontano a 401 milioni di euro rispetto al 2019, registrando un decremento del 16,2%. Una percentuale altissima, se si considera che quella nazionale era del 12,8%. 

L’Osservatorio, poi, riferisce come, invece, resta invece ancora preceduto da segno meno l’export dei prodotti moda made in Calabria (-32,4%) nonostante la performance positiva del tessile: il mancato recupero della Moda (38,9% dei settori di MPI) fa fermare a +1,9% i Settori di MPI (+8,3% al netto della Moda).  

A livello provinciale l’export di MPI nel periodo I-III trimestre 2021 recupera e supera i livelli pre crisi (I-III trimestre 2019) in modo più accentuato a Crotone e a Catanzaro.

Dati, quelli riportati dall’Osservatorio, che confermano quelli pubblicati a dicembre dall’Istat e riportati dall’Osservatorio Internazionalizzazione della Regione Calabria: nei primi mesi del 2021, c’è stato un recupero delle esportazioni calabresi del +32,5% e +19,2% la crescita dell’export regionale rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 2019. Dinamiche positive, poi, sono state rilevate nelle Province: Crotone + 112,2%; Vibo Valentia + 47,5%, Reggio Calabria +34,4%, Cosenza +19,2% e Catanzaro +13,1%.

Tutto questo insieme di dati, in pratica, fanno rilevare come in Calabria le esportazioni calabresi ammontino a 394 milioni di euro (e una crescita stimata del 32,5%), che porta la nostra regione tra quelle che registrano una crescita superiore al valore nazionale, che è del 20,1%.

I dati delle Province. Come riporta l’Osservatorio, nei primi 9 mesi del 2021 il 49,6% dell’export calabrese (pari a195 M€) proviene dalla provincia di Reggio Calabria; seguono la provincia di Cosenza con un valore dell’export che si attesta sugli 80 M€ (pari al 20,6% dell’export regionale); la provincia di Catanzaro (56 M€, pari al 14,3%), la provincia di Crotone (35 M€, pari al 9,0%) e la provincia di Vibo Valentia (25 M€, pari al 6,5%).

Dinamiche positive caratterizzano tutti i territori calabresi: a Crotone si registra una crescita rilevante (+112,2%, da 17 M€ a 35 m€) e la provincia calabrese si colloca al primo posto nella graduatoria delle province italiane per variazione registrata rispetto allo stesso periodo del 2020.

 Valori superiori alla crescita media regionale si riscontrano a Vibo Valentia (+47,5%) – che nella classifica delle province italiane si colloca al 7° posto – e Reggio Calabria (+34,4%) (16° posto), mentre nella provincia di Cosenza l’incremento è del +19,2% e a Catanzaro del +13,1%.

 Complessivamente 98 su 107 sono le province italiane che registrano dinamiche positive rispetto allo stesso periodo del 2020.

 Lo scenario muta leggermente dal confronto con i primi 9 mesi del 2019: 80 sono le province che recuperano terreno, fra cui Crotone (+159,2%, che si colloca al secondo posto della graduatoria nazionale), Vibo Valentia (+58,1%, al 6° posto), Reggio Calabria (+23,8%, al 15° posto) e Cosenza (+16,6%, al 23° posto). Catanzaro rientra nell’alveo delle province che registrano variazioni negative (-23,0%).

Per quanto riguarda i settori, invece, è emerso come da gennaio a settembre 2021, l’export dei prodotti di agricoltura, silvicoltura e pesca abbiano registrato un calo del -3,4%, mentre a livello nazionale e meridionale si rileva un incremento del +11,3% e del +5,6% rispettivamente. I prodotti delle attività manifatturiere, invece, portano a casa un incremento del +36,2%. Una percentuale superiore alla crescita stimata per l’Italia, che è del +19,5% e per il Mezzogiorno del +15,9%.

«Le imprese calabresi continuano a dare grande prova di vitalità e resilienza – ha dichiarato il presidente di Confartigianato Calabria Roberto Matragrano –. L’impulso alla crescita che ha caratterizzato per la maggior parte il 2021, oggi però rischia di subire nel concreto un forte rallentamento per la presenza di numerosi ostacoli, primo tra tutti i rincari dei costi energetici e delle materie prime».

«Moltissime la segnalazione delle imprese – ha aggiunto – che stanno subendo un raddoppio dei costi sulle bollette, che si aggiunge ai rincari delle materie prime e al caro gasolio, con gli interventi del governo non sufficienti».

Il report  dell’Osservatorio evidenzia come sia tornato a crescere il numero delle nuove iscrizioni di impresa nell’anno 2021, permettendo la continuità della rigenerazione del tessuto produttivo imprenditoriale del nostro territorio, anche se inferiore a quello del 2019 (anno pre crisi), rimanendo inferiore del 7,6% (-754 unità). A livello settoriale, quello che cresce maggiormente è il settore delle costruzioni (+34,0%), mentre si osserva che il numero di start up, nel 2021 rispetto al 2019, registra una più accentuata riduzione nel manifatturiero (-25,8%) e nei servizi (-13,2%). Tra le province il numero di start up registrato nel 2021 rispetto a quello del 2019 subisce una riduzione più contenuta a Vibo Valentia (-3,6%).

«La forte crescita avuta dal settore edile – ha spiegato ancora Matragrano – è fortemente legata ai bonus edilizi introdotti dal Governo, ma anche in questo caso ci preoccupa l’incertezza legata alle continue modifiche che vengono introdotte sul tema dal Governo (9 in 20 mesi). Proprio l’ultima, prevista dal  DL sostegni ter con i limiti alla cessione del credito, ha creato scompiglio nel settore e siamo lieti che il Governo abbia accolto le nostre sollecitazioni, modificandola».

Resta, sempre negativo, Il trend del turismo che, ancora nei primi 9 mesi del 2021, non recupera i livelli dei primi nove mesi del 2019.

Nella nostra regione, infatti anche a causa del crollo accentuato della presenza di turisti stranieri, la dinamica registrata è ampiamente negativa e pari al -44,7%. Il turismo, quindi, è ancora ben lontano dai livelli pre-crisi. (rrm) 

C’È RISCHIO CRESCITA PER 18MILA AZIENDE
PER AUMENTO COSTI DELLE MATERIE PRIME

dalla REDAZIONE ROMANA – Sono circa 18mila le piccole e medie imprese in Calabria che rischiano di avere serie ripercussioni per l’aumento delle materie prime e la contestuale riduzione di disponibilità delle stesse. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria, relativi allo studio sul caro-commodities no energy, che prevede costi aggiuntivi per 309 milioni di euro.

«Sulla base di un modello controfattuale – si legge – si stima che in Calabria 18 mila micro e piccole imprese della manifattura e delle costruzioni, che danno lavoro a 47 mila addetti, siano interessate da uno shock sui maggiori costi delle materie prime che su base annua, ceteris paribus, vale 309 milioni di euro, pari allo 0,9% del PIL, inferiore a quello nazionale (2,6%). Valore quest’ultimo che ne misura l’impatto e che posizione la nostra regione in ultima posizione nella classifica nazionale».

«A livello provinciale – si legge nel rapporto – i maggiori costi delle materie prime, su base annua, valgono 115 milioni di euro a Cosenza, interessando 7.017 MPI delle costruzioni e manifatturiere e i loro 17.435 addetti, 65 milioni di euro a Catanzaro, interessando 3.650 MPI e i loro 9.923 addetti, 73 milioni di euro a Reggio di Calabria, interessando 4.528 MPI e i loro 11.033 addetti, 27 milioni di euro a Crotone, interessando 1.600 MPI e i loro 4.178 addetti e 29 milioni di euro a Vibo Valentia, interessando 1.636 MPI e i loro 4.390 addetti».

L’Ente, poi, ha reso noto che in estate si sono registrati «i primi segnali di rallentamento dell’escalation dei prezzi che interessa 11 mila imprese artigiane».

Quello esposto da Confartigianato non è un problema solo calabrese, in quanto «l’Italia è particolarmente esposta all’aumento dei prezzi delle materie prime, essendo la seconda economia dell’UE per produzione manifatturiera, con una alta dipendenza dall’estero di commodities. Inoltre, ai segnali di prezzo si associano quelli di una rarefazione delle materie prime».

«Gli acquisti di materie prime delle micro e piccole imprese della manifattura e delle costruzioni nel 2020 – viene spiegato – sono calcolati pari a 156.096 milioni di euro, costituti per il 75% da acquisti delle MPI manifatturiere e per il rimanente 25% da input acquistati dalle MPI delle costruzioni. In questi due comparti l’incidenza sul fatturato degli acquisti di materie prime è del 42,5%, più elevato nella manifattura (46,6%) rispetto alle costruzioni (33,1%)».

«Il prezzo troppo elevato delle materie prime rappresenta un duro colpo ai bilanci delle aziende che paradossalmente in alcuni dovranno rinunciare a lavorare sia per il prezzo troppo elevato delle materie prime sia per la difficoltà a reperirle sul mercato» hanno dichiarato il presidente e il segretario regionale di Confartigianato Imprese Calabria, Roberto Matragrano e Silvano Barbalace.

«Le nostre aziende – hanno evidenziato – rischiano di rallentare la produzione a causa di materie prime sempre troppo care e introvabili: questa situazione paradossale rappresenta un freno per la produzione e quindi per la ripresa».

«Un aumento persistente del tasso di inflazione – hanno proseguito – potrebbe innescare un cambio di direzione della politica monetaria delle banche centrali, con rialzi dei tassi di interesse che rallenterebbero gli investimenti, ribaltandosi pericolosamente sulle imprese, ancora soggette a tensioni di liquidità, e sui bilanci dei paesi con elevato debito pubblico, come l’Italia, in cui un aumento della spesa pubblica per interessi verrebbe finanziato con incrementi di imposte, generando ulteriori effetti recessivi».

«In tale contesto – hanno concluso Matragrano e Barbalace – per allentare la pressione sui prezzi degli input produttivi, diventano prioritari gli interventi per ridurre il costo del lavoro delle micro e piccole imprese».

Ma non è solo il settore manifatturiero e artigianale ad essere in pericolo: anche Coldiretti Calabria ha lanciato l’allarme in merito, sottolineando come tale aumento dei costi delle materie prime rischia di essere un salasso per agricoltori e allevatori.

«L’emergenza covid ha innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle, dove e necessario adeguare i compensi riconosciuti agli allevatori per il latte e la carne» ha spiegato la Coldiretti, aggiungendo che «le quotazioni dei principali elementi della dieta degli animali, dal mais alla soia, sono schizzati su massimi che non si vedevano da anni con il rischio di perdere capacità produttiva in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria per i prodotti zootecnici».

Ma non è solo il fronte alimentare a destare preoccupazione: «con l’avvio delle operazioni colturali autunnali gli agricoltori – sottolinea la Coldiretti – sono costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le operazioni colturali che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione».

«Il rincaro dei costi energetici – ribadisce la Coldiretti – riguarda anche il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi ma ad aumentare sono pure i costi per l’acquisto dei fertilizzanti, delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne».

«Senza dimenticare gli imballaggi, dalla plastica all’acciaio, dal vetro fino al legno e alla carta con aumenti dei listini che – continua la Coldiretti – incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi fino ai vasetti per i fiori».

Ovviamente, anche i costi dei trasporti sono lievitati. Su questo scenario pesa sia la lontananza dai mercati che il deficit logistico per la carenza o l’assenza di infrastrutture per il trasporto merci che aumenta il gap che penalizza il sistema economico sia rispetto ad altre regioni che agli altri Paesi dell’Unione Europea

«In gioco c’è il futuro dell’agricoltura», ha spiegato il presidente della Coldiretti Calabria, Franco Aceto, nel sottolineare che l’impennata dei costi si verifica «in una situazione in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa ai beni essenziali per conquistare l’autosufficienza produttiva nei settori strategici per garantire l’alimentazione delle popolazione». (rrm)

Matragrano (Confartigianato): le piccole e medie imprese ossatura del Paese

Quando pesa l’attività delle piccole e medie imprese nel quadro economico generale.. Se lo chiede il presidente di Confartigiano Imprese Roberto Matragrano che confuta la presunta fragilità del sistema produttivo dovuta al “nanismo” delle imprese italiane.

«In questi giorni – ha detto Matragrano – hanno fatto molto discutere le dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo il quale il numero estremamente elevato di micro imprese italiane sarebbe la causa principale della fragilità del sistema produttivo. Forse Visco non tiene conto del fatto che se l’Italia è il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa e leader globale nei settori di punta del made in Italy, dall’agroalimentare alla moda, dal legno-arredo alla meccanica, lo dobbiamo proprio ai 4,2 milioni di piccole imprese che rappresentano il 99% di tutte le aziende d’Italia e danno lavoro al 65% degli addetti. Anche la nostra regione poggia la sua fragile ossatura economica sul sistema delle piccole e micro imprese, soprattutto artigiane: mani e creatività, impegno e coraggio che dobbiamo semplicemente ringraziare».

«In Calabria – secondo i dati dell’Osservatorio MPI della Confartigianato Imprese Calabria –- sono 32.500 le imprese artigiane (per lo più imprese famigliari) attive nei diversi settori in cui si realizzano prodotti artigianali e si offrono servizi di qualità – spiega Matragrano  -. L’errore è stato sempre quello di non valorizzare e proteggere questo immenso patrimonio che rappresenta quasi il 20% del totale delle imprese calabresi. Ciò che deve cambiare non è la ‘taglia’ aziendale, ma le condizioni di un habitat che è poco favorevole all’iniziativa economica, sia essa micro, piccola, media o grande.

«Quelle dell’artigianato, ad esempio, sono imprese che hanno dimostrato, soprattutto nella fase della pandemia, di saper coniugare tradizione e innovazione. Dalla ceramica all’argilla, dagli strumenti musicali ai tessuti pregiati, dai gioielli preziosi al legno, il vimini e la paglia, i prodotti artigiani sfidano i confini puntando sulla qualità e il valore aggiunto del grande cuore di chi realizza grande qualità – aggiunge ancora Matragrano –. Scegliere i prodotti e servizi artigiani offerti sul proprio territorio vuol dire sostenere l’impresa, l’imprenditore e le migliaia di addetti e le loro famiglie. E nello stesso tempo significa dare linfa al benessere della comunità, dato che il 41,9% delle micro e piccole (3-49 addetti) imprese del territorio sostengono o realizzano iniziative di interesse collettivo esterne all’impresa, di contrasto alla povertà e al disagio sociale e socio- assistenziali: si tratta del 98,6% delle imprese totali impegnate in attività di interesse collettivo. Il problema del nostro Paese, quindi – rimarca il presidente regionale di Confartigianato Calabria – non sono i piccoli imprenditori ma l’ambiente che li circondadevono cambiare le condizioni poco favorevoli in cui solitamente si sviluppa l’iniziativa economica e deve essere valorizzato l’esistente che ha finora trainato la nostra economia.

«Il capitale umano e professionale dei dipendenti è il patrimonio più prezioso per i piccoli imprenditori – conclude Matragrano -. Sarebbe più utile  correggere le errate percezioni sul nostro sistema produttivo e migliorare, finalmente e davvero, le condizioni nelle quali gli imprenditori svolgono la propria attività, senza costringerli a crescere per forza». (rcz)

CALABRIA, VA L’IMPRENDITORIA FEMMINILE
E L’IMPRESA È SEMPRE PIÚ SPESSO “DONNA”

Un antico adagio dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. In Calabria ci sono grandi donne che, nonostante le difficoltà e i pregiudizi, si sono messe alla guida delle imprese permettendo non solo la creazione di posti di lavoro, ma anche il sostegno dell’economia regionale.

Si potrebbe dire, dunque, che Calabria l’impresa è donna: Sono 44.244 le imprese ‘rosa’ e, di queste, il 13,2% sono artigiane (5.826), di cui 1.022 (pari al 17,5% % su totale imprese artigiane femminili) gestite da giovani under 35, mentre quelle guidate da straniere sono 443 (7,6% sul totale imprese artigiane femminili). I maggiori settori in cui operano solo quelli dei servizi alla persona, con il 62,3% delle imprese registrate – in lieve aumento tra il 2019 ed il 2020 (più 1,3%) – e del manifatturiero, in cui si concentra il 24,2% delle imprese.

È quanto è stato rilevato nel report Verso l’8 di marzo 2o21 dell’Osservatorio Mpi Confartigianato Imprese Calabria che, tuttavia, indica una riduzione importante dell’occupazione femminile in Calabria: parliamo di meno 16 mila unità lavorative nel terzo trimestre del 2020. In particolare, sono 190 mila occupate totali al terzo trimestre 2020: 41 mila (21,8% del totale) occupate indipendenti, meno 9 mila rispetto al terzo trimestre 2019, pari al -17,9%; 149 mila occupate dipendenti al terzo trimestre 2020, meno 7 mila rispetto al terzo trimestre 2019, pari al -4,8%.

«I numeri impongono di prestare attenzione al lavoro delle donne –ha detto la vicepresidente di Confartigianato Imprese Calabria e presidente dell’associazione territoriale di Vibo Valentia, Liberata Soriano –. L’impegno di tutti, della classe dirigente e politica della nostra regione in particolare dovrebbe riservare una particolare attenzione al sostegno delle imprese al femminile, creando le condizioni sociali ed economiche volte a valorizzarne ed amplificarne le potenzialità, da cui trarrebbe vantaggio lo sviluppo dell’intera Calabria».

Ed infatti, lo studio condotto dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria ha messo in evidenza anche le disparità di genere (positive e negative) che potranno influenzare in modo favorevole o sfavorevole la partecipazione delle donne nel percorso futuro di ripresa. In particolare, ciò che emerge è una scarsa partecipazione delle donne alla formazione continua (solo il 5,5% partecipa anche se in linea con gli uomini) per accrescere le proprie competenze, ma solo il 12,3% con competenze nel digitale (contro il 21,2% degli uomini) ed una difficoltà nel conciliare i tempi di vita e lavoro con un maggior ricorso al part-time involontario per il 24,9% degli occupati donne (più del doppio degli uomini) ed una retribuzione media inferiore del 45,5% rispetto a quella maschile.

«Le imprenditrici – ha detto ancora la vicepresidente offrono un rilevante contributo alla ricchezza nazionale, una affermazione che, visto i numeri, vale anche per la nostra regione. C’è bisogno della forza e della creatività delle donne che sono capaci di affrontare con coraggio le criticità di una terra complicata, ancora più aggravate dalla crisi economica e sociale peggiorata dalla pandemia. Ma fare impresa, per una donna, non è facile. Le donne italiane sono tra le più intraprendenti d’Europa, ma il nostro paese è agli ultimi posti nell’Ue per l’occupazione femminile e le condizioni per conciliare lavoro e famiglia».

«Occorre superare i gap e le disparità – ha evidenziato – che possono influire sul domani. Non dimentichiamo che il valore artigiano, vale a dire quell’insieme di valori storici ai quali la nostra associazione si ispira, che ci consentono di rappresentare gli interessi generali del ceto medio produttivo e di intere comunità e società locali, riesce ad essere interpretato al meglio soprattutto dalle donne. Soprattutto nel difficile percorso per affrontare in modo solidale le sfide della modernità».

Del protagonismo della donna nell’impresa è anche Coldiretti Calabria, che ha sottolineato che «è ben oltre il 30% la percentuale delle donne in Calabria che conducono un’azienda agricola con un continuo apporto di donne giovani».

«Dati – ha dichiarato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – che sottolineano  il loro protagonismo che sta  rivoluzionando l’attività agricola come dimostra l’impulso dato dalla loro presenza nelle attività di educazione alimentare ed ambientale con le scuole,  le fattorie didattiche, i percorsi rurali gli orti didattici, ma anche nell’agricoltura a basso impatto ambientale e multifunzionale, assieme alla valorizzazione dei prodotti tipici locali e della biodiversità,  fino nella presenza nei mercati di vendita diretta di Campagna Amica oltre che naturalmente nell’agriturismo». (rrm)

[Nella foto la presentazione del progetto Calabria Avventura, donne imprenditrici]

Coldiretti Calabria e Confartigianato Imprese donano la statuina dell’infermiera all’arcivescovo Mons. Nolè

Coldiretti CalabriaConfartigianato Imprese Cosenza hanno donato all’Arcivescovo Metropolita di Cosenza, mons. Francesco Nolè, la statuina del presepe che raffigura l’infermiera anti-Covid.

Si tratta di un’iniziativa, avviata a livello nazionale, anche in collaborazione con Symbola, che promuove la consegna del personaggio simbolo dell’anno in tutte le diocesi italiane.

Nei giorni scorsi, analoga consegna è avvenuta ai Vescovi delle diocesi calabresi.

«È un doveroso tributo – hanno spiegato i promotori – agli operatori sanitari che sono in prima linea contro il Covid-19 per salvare vite, ma è anche simbolo di solidarietà, impegno e coraggio delle migliaia di imprenditori che da mesi ogni giorno, silenziosi, tengono duro con grande difficoltà per costruire la rinascita del tessuto produttivo del nostro Paese».

Presenti all’incontro, il vice-presidente e direttore di Coldiretti Cosenza, del Patronato Epaca e il Consigliere ecclesiastico rispettivamente, Vincenzo Abbruzzese, Francesco Cosentini, Giuseppe Meringolo e don Fabio De Santis.

Per Confartigianato Imprese Cosenza, il presidente Francesco Rotondaro e la responsabile relazioni esterne, Maria Loredana Ambrosio.

La statuina speciale del presepe è stata realizzata da artigiani di Napoli.

«La statuina, che arricchisce il Presepe in anno di pandemia – hanno spiegato i responsabili delle organizzazioni – è simbolo dell’impegno e del sacrificio di tutto il mondo della sanità per la cura delle persone colpite dal Covid. Abbiamo voluto quindi consegnarla al Vescovo, quale segno di riconoscenza verso gli eroi del nostro tempo che lottano per sconfiggere la pandemia».

«Con la statuina dell’infermiera – hanno aggiunto – vogliamo sottolineare il valore della solidarietà, della sobrietà, del prodigarsi per gli altri, del rispetto».

Mons. Nolè ha ringraziato per questo gesto simbolico, «ma che fa la storia di questi giorni – ha sottolineato – altresì, che nel messaggio natalizio che i vescovi calabresi hanno indirizzato alla comunità regionale si fa esplicito riferimento a medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose, agricoltori e artigiani e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo».

«Quanta gente – ha concluso l’Arcivescovo – esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità!». (rcs)