L’OPINIONE / Giovanni Macrì: E ora puntiamo alla Destinazione turistica Costa degli Dei

di GIOVANNI MACRÌ Quando un’idea è vincente, le difficoltà contingenti nulla possono rispetto alla sua forza propulsiva.

Il progetto di un sodalizio capace di unire i Comuni della bellissima Costa degli Dei, tratteggiato con audacia dal senatore Giuseppe Mangialavori fin dal 2018, a tanti sembrava un’utopia ma il sogno, nonostante la complessità degli eventi che lo hanno frenato, prima tra tutti la prematura scomparsa dellaPresidente Jole Santelli  è diventato realtà dando il via ad un percorso che non potrà non essere foriero di benessere condiviso. 

Il Consorzio Costa degli Dei sfata il pregiudizio dell’individualismo calabro quale tratto distintivo della nostra terra, causa di arretratezza culturale oltre che economica e già questo non é poco. Un plauso sentito, quindi, al senatore Mangialavoriche ha scommesso, vincendo, sulla capacità dei Comuni costieri del Vibonese di fare squadra per costruire un progetto unitario di crescita turistica e umana. 

Pizzo, Vibo, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Ricadi, Joppolo e Nicotera congiuntamente punteranno alla valorizzazione di quel meraviglioso tratto di terra calabrese che il compianto on.le Domenico Romano Carratelli definì Costa degli Dei, a sottolinearne la divina magnificenza, e l’evoluzione della fascia costiera coinvolgerà automaticamente l’entroterra fino a consegnare al viaggiatore una vasta mappa ricca di tesori da scoprire, esplorare ed amare. 

Un grazie sentito va anche a tutte le altre personalità politiche che hanno contribuito, col proprio impegno e con tanta passione, a realizzare questa fantastica conquista, dai Consiglieri Regionali, della passata legislatura, Vito Pitaro e Filippo Pietropaolo, che hanno dato forma e condotto a compimento il percorso che ha istituito il consorzio, agli attuali Consiglieri Michele Comito Giovanni Arruzzolo che hanno sostenuto gli emendamenti mirati a consentirgli di procedere nel segno dell’operatività e della massima efficienza.

Grazie, ovviamente, al Presidente Roberto Occhiuto che, con la sua guida oculata e attenta, valorizzerà al massimo quest’organismo d’avanguardia che racchiude in sé un potenziale propulsivo enorme.

Ora l’importante partita passa nelle mani dei Comuni associati: siamo noi a dover cogliere fino in fondo e a dover condividere lo spirito che ha guidato la nascita di quest’importante realtà: un sodalizio che mira a promuovere lo spirito di collaborazione e la concertazione di strategie e atteggiamenti per raggiungere ambiziose mete di progresso comune e di benessere diffuso. 

Con convinzione e fiducia auguro che lo slogan del consorzio sia semplicemente e ambiziosamente “Insieme” perché dall’unione di energie e di intenti, di passione ed entusiasmo, di impegno e amore per il nostro luogo certamente nasceranno risultati eccellenti, in primis la creazione di una vera destinazione turistica Costa degli Dei. (gm)

 

LO STRETTO E I “MEDITERRANEI INVISIBILI”
CULTURA È SUGGESTIONE D’UN TRAMONTO

di SANTO STRATI – Si può fare una proposta di legge per salvaguardare un tramonto? Sì, si può, soprattutto se il tramonto riguarda Stromboli ma coinvolge la Costa degli Dei: un fenomeno che si ripete solo quattro giorni all’anno (il 26-27-28-29 agosto) e si osserva dal lato calabrese del Tirreno. La cultura, quella che salverà la nostra Calabria, è anche nella bellezza di un tramonto, che, osservato dalla costa calabrese, fa vedere il sole “inghiottito” dal cratere. In realtà, la proposta di istituzionalizzare questo tramonto (a firma di Vittorio Sgarbi) è venuta fuori in un ambito ben più significativo, durante il bell’incontro sui “Mediterranei invisibili” e lo Stretto promosso dall’architetto Alfonso Femia, originario di Taurianova e oggi archistar mondiale, che ha lanciato già da alcuni anni l’idea di una Biennale che unisca le due sponde. Lo Stretto come pretesto e motivazione per un’operazione culturale di altissimo prestigio e livello: un’idea che è piaciuta molto a Sgarbi, il quale si è prodigato a far ospitare il convegno nell’esclusiva Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto (dove ha sede, tra l’altro, la Commissione Antimafia della Camera dei Deputati), coinvolgendo il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. L’incontro a Sam Macuto è stato quindi l’occasione per mettere insieme con un parterre di relatori di grande rilievo (Francesca Moraci dei UniMediterranea, il direttore del Museo Archeologico di Reggio Calabria Carmelo Malacrino, Patrizia Giancotti antropologa dell’Accademia di Belle Arti di Reggio, Maria Fedele, assessore Turismo del Comune di Taurianova e il ministro Garavaglia, moderati da una brillante Francesca Agostino che è anche una delle animatrici del progetto sul Tramonto di Stromboli). È stato un incontro che dovrebbe avere molti seguiti: parlare del territorio, delle sue potenzialità soprattutto alle nuove generazioni, significa non solo aprire alla curiosità e stuzzicare l’interesse di giovani e future risorse, ma anche tracciare marcatori di sviluppo. Sgarbi che ha confessato di annoiarsi abitualmente ai convegni ha voluto sottolineare di aver trovato, invece qui, molti motivi di coinvolgimento: lo Stretto rappresenta – ha detto –  la civiltà e la cultura europea che, cominciando a Vienna, a Londra, prima di arrivare nel nuovo continente finisce in Sicilia. L’idea di una Biennale dello Stretto può diventare il luogo che testimonia le tante cose che lì vengono create e non hanno modo di farsi conoscere. Ci sono tanti eventi al Nord (si pensi a Venezia, alla Triennale di Milano), al Meridione nulla». Per questo, questo tipo di incontri può essere da stimolo per individuare risorse che mandino avanti un progetto grandioso come una esposizione internazionale che emuli al Sud la Biennale di Venezia.

Intanto, in attesa del Ponte (in ferro, se mai si farà), l’idea di costruire un ponte ideale tra Sicilia e Calabria è suggestiva e vede protagonista lo Stretto di Messina nella proposizione di una Biennale (sul modello veneziano) che va a sconfinare al Sud. L’obiettivo – sostiene l’architetto Femia – è di conoscenza e di coscienza per arrivare alla consapevolezza: lo Stretto come omphalos di cultura e civiltà. Il progetto è stato avviato da tempo: «Il percorso che ci porta qui – ha detto Femia – è nato quattro anni fa: un team di architetti, artisti, fotografi, giornalisti ha esplorato i luoghi e gli aspetti più invisibili del Mediterraneo. Attraverso le direttrici geografiche individuate per ogni viaggio è stata costruita una mappa con riferimenti essenziali (infrastrutture, paesaggio, ambiente urbanizzato) su cui orientare le risorse e sviluppare in termini progettuali iniziative e interventi».

Se come dice Sgarbi al di sotto di Napoli c’è un’altra realtà anche in campo artistico, allora l’idea di una Biennale dello Stretto assume un ulteriore significato tutt’altro che divisivo: significa coinvolgere città e borghi in una ricerca che vuole esaltare il territorio e le sue specificità, oltre a persone e personalità artistiche in grado di lasciare un segno distintivo. Un racconto del territorio che diventa bene comune, dove – afferma Femia – «arte, architettura e politica possono cooperare per una crescita collettiva dei luoghi. La Biennale chiama a raccolta l’immaginazione, la progettualità, la ricchezza intellettuale del territorio». Sono stati indagati l’Area Grecanica con Amendolìa e Gallicianò, la Costa Viola, Rosarno, Scilla, Gerace per arrivare fino a Messina dove risaltano antiche fortificazioni passando dalla Rada di San Francesco, l’area portuale di Tremestieri, la passeggiata a mare della Batteria Masotto.

«Il progetto – secondo l’arch. Femia – è il primo passo nella direzione di sinergie e collaborazioni tra cittadini, istituzioni e amministrazioni. Mutando lo sguardo, lo Stretto, storicamente letto come divisivo tra Messina e Reggio, tra Calabria e Sicilia, diventa connessione che unisce i territori». È un luogo straordinario il Mediterraneo e l’idea di sconfinare a Sud acquista il sapore non di una provocazione, quanto dell’acquisita consapevolezza che il territorio racchiude una forza e una ricchezza ai più sconosciute. Ma Femia non parla al singolare, semmai allarga il campo, guarda ai Mediterranei Invisibili: «Viviamo una società che è figlia negli ultimi venti-trent’anni della schiavitù della velocità e abbiamo volto lo sguardo a oriente e ad altri mondi dimenticando, invece, questo luogo che è molto più ampio di come può sembrare e che può ancora ci può insegnare tantissimo, il Mediterraneo. E dalla nostra riflessione nasce l’esigenza di guardare al plurale, i Mediterranei, per indicare il luogo più importante, storico nei millenni dell’umanità, che ci ha raccontato la storia del mondo a tutti i livelli, artistici, economici, sociali, culturali, politici. Abbiamo coinvolto più di 80 artisti, scrittori, giornalisti, architetti, designer, fotografi per rispondere e reagire emotivamente quasi emotivamente a questa duplice riflessione». Il progetto è stato presentato alla Biennale di Venezia nel 2018 e successivamente a Città della Pieve per dare centralità all’idea per poi decidere che il luogo più significativo dove concentrare questa ricerca fosse lo Stretto.

«Avevo aperto un dialogo sulla sensibilità attraverso la proposizione dei Mediterranei invisibili, motivato dalla necessità di non volgere lo sguardo altrove: lo Stretto, alla fine, è diventato il baricentro di questa ricerca, è il magnete del Mediterraneo. Oggi che siamo tutti connessi è facile costruire un percorso che metta in gioco il tempo: per tre-quattro anni abbiamo scandagliato, anche emotivamente, le coste dello Stretto, tra Reggio e Messina intuendo la potenzialità dello Stretto come laboratorio permanente. Il viaggio come strumento di dialogo. Due parole racchiudono il senso di questo progetto: responsabilità, nell’azione presente, e generosità nel rapporto col futuro di ogni nostra azione. E la cultura come motore operativo è l’elemento più straordinario che oggi si possa immaginare».

Dunque, il progetto della Biennale dello Stretto può divenire il punto di raccolta della centralità del Mediterraneo tra arte, cultura e interscambio di conoscenze con i popoli che vivono il Mediterraneo in quanto si affacciano su di esso. E il Mediterraneo, anche dal punto di vista della crescita e sviluppo della Calabria, trova, per esempio, con il Porto di Gioia Tauro un ruolo di centralità che lo pone come motore e propulsore di iniziative economiche che fanno da preludio a interventi di natura sociale sul territorio. Lo Stretto è importante ma nessuno le mette al centro del dibattito politico e culturale. L’iniziativa di Alfonso Femia, dunque, merita attenzione e sostegno da una parte e dall’altra dello Stretto, perché come – sottolineato la prof. Francesca Moraci – «va condiviso il percorso di un codice di futuro diverso qui nell’area dello Stretto, dove la diversità riesce a fare sistema» e il territorio magico di entrambe le sponde è il respiro del Mediterraneo che rigenera la relazione in un mare che divide e unisce. E a supporto di tale progetto, anche il meraviglioso tramonto stromboliano (da osservare dalla Calabria), diventa un’ulteriore suggestione e un contributo ad attrarre attenzione sul territorio. Ricco, importante, ancora tutto da scoprire e valorizzare. (s)

 

TROPEA – La mostra “Scogli degli Dei” di Colloca

26 ottobre 2018 – Interessante la mostra fotografica di Giancarlo Colloca, “Scogli degli Dei – Sulla cresta dell’ombra”, in esposizione al Marina Yachting Club del Porto di Tropea.
Si tratta di una serie di fotografie in bianco e in nero scattate lungo la Costa degli Dei tra il 2012 e il 2018.
Le silhouette degli scogli si fondono con quelle delle figure umane che talvolta affiorano sulla cresta dell’ombra. Uomo e pietra sono ritratti fusi in un’unica forma scura, solida e viva, mentre cielo e mare si confondono nella luce opposta.
Nell’essenzialità dei dualismi primordiali e degli estremi contrasti tra Bianco-Nero, Luce-Ombra, Cielo-Terra, Bene-Male, gli umani appaiono come minuti effimeri esseri di frontiera. Eppure, impressi nell’istantanea simbiosi con la roccia, sembrano poter riappropriarsi dell’eredità della natura, riscoprire le antiche verità della pietra, tornare a sentirsi figli della roccia, del mare.
Uomini degli scogli. E gli scogli, solennemente, Scogli degli Dei.
La mostra si potrà visitare fino al 1 dicembre. (rvv)