Truffe nei consolati esteri direzione Calabria, Nucera: Basta con i funzionari furbetti

Giuseppe Nucera, leader del movimento La Calabria che vogliamo, in una lettera aperta indirizzata all’attenzione della premier Giorgia Meloni e del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, denuncia le truffe subite dagli immigrati intenzionati a spostarsi in Calabria o verso altri luoghi.

«Quanto accade nei consolati, in Marocco e non solo, è inaccettabile. Immigrati costretti ad attendere tempi biblici o in alternativa a dover pagare per ricevere servizi dovuti. Appuntamenti non concessi, documenti non forniti, gravi le inefficienze che i cittadini subiscono e che talvolta possono superare soltanto pagando funzionari compiacenti», ha detto Nucera.

«Sono comportamenti da prima repubblica – ha continuato – che ritenevamo definitivamente appartenenti al passato. Questi funzionari furbetti, per non dire ladri di professione, oltre ai soprusi con i quali vessano gli immigrati, danneggiano in modo importante l’immagine e la dignità dell’Italia”.

Nucera, già presidente di Confindustria Rc, si rivolge direttamente alla presidente del consiglio Giorgia Meloni e al Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

«Faccio un al Governo per la gestione dei flussi d’immigrazione – ha proseguito – ma va fatta pulizia nel Consolati, dove si annidano truffatori che speculano sui visti d’ingresso in Italia. Piccoli uomini che sfruttano la povera gente e danneggiano anche noi imprenditori. Negli ultimi anni, la mancanza di manodopera si è acuita, spesso gli immigrati rappresentano la soluzione ideale per far fronte alla necessità di personale. Questi ritardi e problematiche, dovuti ai funzionari furbetti, impediscono a noi imprenditori di trovare manodopera e ai cittadini immigrati di poter lavorare una volta arrivati in Italia».

«Siamo alle porte di luglio, in ritardo rispetto alla programmazione della stagione estiva – ha concluso –. Non è possibile -conclude Nucera- che gravi comportamenti di alcuni funzionari, scorretti e miserabili, mettano a rischio le nostre imprese e limitino le libertà degli immigrati. E’ il momento di fermare questo triste mercato, si intervenga adesso per porre fine a questo squallore». (rrm)

Nucera (Assobalneari Calabria): Proroga concessione demaniali un colpo mortale per turismo balneare calabrese

«Con questa sentenza del Consiglio di Stato il turismo balneare calabrese ha ricevuto un colpo mortale» ha dichiarato Giuseppe Nucera, presidente di Assobalneari Calabria, commentando la decisione che prevede  proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative fino al 2033».

«Ci sono oltre 3 mila aziende fondate sulle concessioni demaniali, migliaia di operatori e lavoratori che svolgono attività sia stagionale che annuale. La Calabria, con i suoi 800 km di costa, deve riaffermare il suo diritto all’impresa, che ha prodotto economia ed occupazione nel fondamentale settore del turismo» ha proseguito Nucera, evidenziato la necessità di «condurre una battaglia  di prima linea, tutte le forze politiche devono isolare gli sprovveduti che pensano di fare l’interesse del pubblico quando invece si scatenano contro gli imprenditori».

«Nelle prossime settimane – ha spiegato – ci saranno iniziative importanti, il presidente nazionale Fabrizio Licordari sarà in Calabria e, tutti insieme, con una protesta civile e con ogni mezzo legale difenderemo a spada tratta le le nostre aziende».

 A commentare duramente quanto deciso dall’organo amministrativo, è stato proprio il presidente di Assobalneari Italia aderente a Federturismo Confindustria, Licordari: «il Consiglio di Stato dopo aver bocciato quanto disposto dalla legge 145/2018, ignorando di fatto i fondamentali diritti costituzionalmente garantiti in gioco, quello della proprietà privata delle aziende balneari, della libertà di impresa, del legittimo affidamento sul quadro normativo esistente, dispone esso stesso, sostituendosi al legislatore, una proroga biennale della durata delle concessioni esistenti, finalizzata alla predisposizione dei bandi di gara, anche in assenza del necessario riordino del quadro normativo».

«Con la conseguenza – ha aggiunto – che nella probabile assenza di nuove norme certe, dato il breve lasso di tempo, ci si verrà a trovare di fronte al crollo di un intero settore economico che contribuisce oggi in larga parte a produrre il 13% del PIL nazionale, con conseguenze sociali devastanti».

«Non smetteremo mai di chiederci  – ha proseguito – perché il problema della Bolkestein si pone in questi termini solo in Italia ma non in stati della U.E. nostri competitori turistici quali Spagna, Portogallo ecc. dove esiste una normativa che assicura lunga durata e certezze alle imprese concessionarie che hanno copiato ed importato il nostro modello di balneazione».

«Abbiamo oggi – ha concluso – la necessità di incontrare a tempi rapidi i leader dei partiti di Governo e di opposizione perché la Politica deve riappropriarsi del suo ruolo, occupato oggi con questa sentenza da un manipolo di giudici, e difendere 30.000 imprese con i suoi 300.000 addetti più tutto l’indotto». (rrm)

LAVORO AL SUD: SERVE UNA “RIVOLUZIONE”
PER RENDERE COMPETITIVO IL TERRITORIO

di GIUSEPPE NUCERA – La visita nella Locride dei vertici delle sigle sindacali ha rappresentato una occasione importante per il nostro territorio, anche alla luce del fatto che due dei tre segretari (Sbarra e Bombardieri) sono figli proprio di questa terra. Impossibile non cogliere la valenza simbolica di un simile evento, che ha visto il mondo del lavoro presenziare in uno dei territori più poveri e in difficoltà dell’intera nazione.

Ma non è stato sempre cosi, la situazione attuale si presenta capovolta rispetto ai secoli scorsi. Il Meridione nell’Italia preunitaria rappresentava la locomotiva del paese, era più avanti sia da un punto di vista storico e culturale che economico. Per rendersi conto di quanto appena affermato invito a visitare il Museo delle Ferriere Borboniche a Mongiana. Successivamente, una politica fatta di dazi e favori al Nord ha completamente ribaltato i valori e il Sud da decenni si trova costretto a vivere in uno stato di forte arretratezza.

Ai tre Segretari delle sigle sindacali dico che per cambiare davvero le cose bisogna andare in profondità, capire come si può rendere davvero attrattivo e competitivo un territorio, specie se così complesso come quello della Calabria e del Mezzogiorno in generale.

Da Presidente di Confindustria Reggio Calabria, mi sono spesso confrontato con le più importanti realtà industriali del Nord Itali, proponendo loro di investire in Calabria. Il più delle volte, notavo scarsa conoscenza delle potenzialità della nostra regione e anche superficialità nel trattare il solito tema della ‘ndrangheta, in realtà ben più presente al Nord dove gli interessi economici sono superiori.

Per far imprimere davvero una svolta al Mezzogiorno sul tema del lavoro, serve una rivoluzione fatta di scelte forti e anche provocatorie. Ai tre Segretari delle sigle sindacali, dall’alto della loro esperienza e degli incarichi prestigiosi che ricoprono, suggerisco di riconsiderare il costo del lavoro tra Nord e Sud.

In alcuni ambiti si è faticato molto a ottenere la parità salariale, in questo momento storico ritengo che un abbassamento del costo del lavoro al Sud possa portare benefici al Mezzogiorno d’Italia. Con un costo della vita decisamente inferiore e la possibilità di rimanere nella propria terra, sono convinto che ogni meridionale accetterebbe uno stipendio leggermente più basso pur di evitare il trasferimento al Nord. Allo stesso tempo, le aziende non avrebbero necessità di delocalizzare all’estero potendo così effettuare investimenti importanti al Sud.

Comprendo perfettamente come la mia proposta vada controcorrente. Qualcuno potrebbe pensare al ripristino delle “gabbie salariali”. L’intento non è questo, la volontà è quella di dare un nuovo e diverso valore alle regole del mercato del lavoro, che non sono di parte. Da ex sindacalista, conosco bene le tematiche relative al mondo del lavoro, specie se declinate alla realtà della Calabria. Ritengo sia arrivato il momento di compiere scelte coraggiose, utili a far risorgere il Sud riportandolo più vicino agli antichi splendori e ben lontano dalla triste situazione in cui si trova. (gnu)

L’ASSENZA DI LEADER LIMITA LO SVILUPPO
GIUSEPPE NUCERA: CALABRIA VOLTI PAGINA

di SANTO STRATI – Le prossime elezioni regionali in Calabria continuano a riservare colpi di scena senza soluzione di continuità. La lite pressoché irrisolvibile tra l’ex premier Giuseppe Conte e Beppe Grillo finirà per compromettere anche le contestatissime decisioni del partito democratico sulla candidatura di Maria Antonietta Ventura. E mentre il centro-destra, con saldamente al comando, in chiave unitaria, Roberto Occhiuto, gongola e pregusta una vittoria quasi a tavolino, c’è una Calabria che si domanda e si interroga se ci sarà una nuova coscienza politica anche se non dovesse cambiare l’attuale compagine di governo regionale. 

Calabria.Live sul tema elezioni e sviluppo possibile ha ascoltato Giuseppe Nucera, imprenditore del turismo con una fortissima passione politica.

– Mentre a destra si è consolidata una forte e coesa coalizione, a sinistra si brancola nel buio e i movimenti d’ispirazione civica come il suo “La Calabria che vogliamo” vivono un momento di inevitabile incertezza. Vuole tentare un’analisi politica e indicare il percorso ideale per la Calabria e i calabresi? Non crede sarebbe opportuno raccogliere le forze sane della regione disposte a impegnarsi per un rilancio della politica?

«In Calabria la politica è debole, o meglio, la classe politica calabrese è molto debole rispetto ai partiti nazionali e al quadro politico nazionale. Abbiamo una classe politica che è asservita alle logiche dei partiti nazionali, non abbiamo grandi leader. Il tempo dei leader calabresi che cavalcavano la scena politica e nazionale è finito da molto tempo. Tempi di Misasi, di Mancini, quando la Calabria contava, quando la Calabria aveva un ruolo ed in Calabria si facevano gli investimenti, si facevano le università, l’Università della Calabria, l‘Università di Reggio Calabria, che è nata prima di ogni altra università, l’Università Dante Alighieri. 

«Tutti ricordiamo l’onorevole Reale, il suo impegno culturale, ebbene, quella stagione politica è finita da tempo, e, infatti, oggi la Calabria patisce questa debolezza e di conseguenza anche i gruppi politici, le personalità politiche minori che rappresentano delle energie, delle forze sane, delle intelligenze, soffrono di un grande difetto, quella della mancanza di unione e di fare squadra. L’eccesso di individualismo non porta bene a nessuno. 

«Ci può essere una sintesi? Ci potrebbe, ma gli attori che cavalcano la scena politica calabrese, anche in vista delle prossime elezioni regionali, sono attori non credibili. Quindi bisogna lavorare per mettere in campo programmi, idee, proposte e poi chi guida questi programmi, chi si mette a capo di questi programmi, può essere la rappresentazione da sintesi.Il nostro movimento La Calabria che Vogliamo, si sforza in tal senso. Abbiamo sempre cercato il dialogo non guardando né la destra, né la sinistra ma guardando a quello che può essere interesse della nostra regione. La massima, che mi guida in Calabria, è quella di Mao Tse Tung che diceva: “A me non interessa il colore del gatto, se bianco nero o rosso. A me interessa che il gatto prenda il topo”. Lo stesso dico io. 

«A me interessa che sia una leadership capace di portare avanti gli obiettivi, i programmi, le questioni aperte della nostra regione, che sono tante e non c’è chi può fare una sintesi in questo momento».

– Il centro-destra ha mostrato di saper fare gioco di squadra, mettendo da parte rivalità, dissapori e gelosie…

«In Calabria, il centro-destra ha la capacità di raccogliere un po’ i vari gruppi di potere. Alcuni storicamente hanno una loro collocazione di destra, di centro-destra, altri sono come le mandrie, che fanno il passaggio dalla destra alla sinistra a seconda delle convenienze del gruppo di potere, di chi va al governo e quindi, siccome sono gruppi di potere, devono tutelare i loro interessi. Si spostano verso chi governa. Sono delle transumanze politiche umane. Questo è il fenomeno più deleterio, più negativo.

«Nell’unità del centro-destra, gioca il ruolo che hanno i tre leader nazionali, leader forti che hanno capacità di tenere uniti i loro gruppi e quindi attorno a questi tre leader si può creare una forza sana di uomini responsabili, così io li chiamo, che portino avanti le questioni calabresi. 

«Si era avviata bene la stagione di governo di Jole Santelli, che sicuramente avrebbe dato un segno di cambiamento, e noi de La Calabria che Vogliamo ci siamo avvicinati a lei, l’abbiamo sostenuta, in quanto, le nostre idee trovavano molte assonanze, tipo, in primis, la reputazione oppure il ruolo dei calabresi emigrati. Attraverso anche l’Associazione dei Calabresi nel Mondo, la Federazione dei calabresi nel mondo, due movimenti che davano una risposta diversa,  una lettura diversa di quelli che sono i bisogni della nostra regione. Unendo i calabresi residenti, uomini del fare, con i calabresi emigrati nei vari continenti, uomini del fare che hanno avuto successo nei luoghi dove sono andati ed hanno creato delle aziende importanti. E la reputazione ritorna di attualità come sempre perché una regione che non ha una buona reputazione non può porsi all’attenzione delle altre regioni, degli altri territori e anche nel rapporto con le comunità estere. 

«Per cui ci vuole un’autorevolezza che si ponga come difesa di questa regione e anche dimostrando con una sana comunicazione che in Calabria ci sono risorse, intelligenze, ci sono poli industriali che possono fare la differenza specie anche dopo il Covid, quando l’Europa guarda verso il Sud, verso il Mezzogiorno come piattaforma che si pone verso l’Africa, continente africano che sarà lo scenario mondiale e dei futuri decenni dello sviluppo dei consumi e delle produzioni. E non è un caso se la Cina ci ha messo le mani da tempo in silenzio e oggi alza la testa. E vediamo quello che sta succedendo nelle politiche economiche globali. Abbiamo le materie prime che ormai hanno schizzato i prezzi fuori da qualsiasi logica, prezzi triplicati, raddoppiati di materie prime gestite e che sono sotto controllo dei cinesi. Il mondo occidentale sta soffrendo tanto su quest’aspetto e quindi il ruolo del nostro Mezzogiorno, che è la piattaforma naturale dove la Germania, i Paesi del Nord Europa, della Francia, guardano al Sud con occhi diversi».

– Quindi, l’assenza di leader stravolge la campagna elettorale. Ma non sarà anche la mancanza di visione strategica, di programmi, di pianificazione?

«La Calabria, sonorità forti nello scenario politico nazionale, ne ha avuti nel passato. Basta ricordare l’ultimo quarantennio, le figure di Giacomo Mancini e Riccardo Misasi, che hanno fatto vivere alla Calabria una bellisima stagione di crescita, di infrastrutture, sul piano culturale, le università, le industrie, che poi sono anche fallite ma anche Gioia Tauro, il porto di Gioia Tauro. Doveva esserci un centro siderurgico e alla fine è diventato, con il Porto, il punto di riferimento per lo sviluppo industriale di tutto il Mezzogiorno e della Calabria, in particolare. 

«La Calabria è rappresentata in Parlamento, su cento parlamentari, con diciotto eletti nelle liste dei Cinque Stelle, gente che nessuno conosce e che non ha né arte e né parte e questo fa parte della non-politica per cui gli elettori non conoscono gli eletti e perdono interesse e qualsiasi pulsione politica che peraltro ha una bella tradizione nel popolo calabrese. Facile immaginare che l’aumento dell’astensionismo sia figlio di questa situazione. 

«Io francamente dopo la mia ultima esperienza riesco a fare un’analisi più profonda. Il movimento La Calabria che Vogliamo, è nato sulla base di un’esigenza, di un’analisi che è stata fatta in gruppi di discussione e nel mondo imprenditoriale dove abbiamo visto che c’era, e c’è, molta disattenzione verso le problematiche calabresi. Allora io, che venivo da un’esperienza politica di formulazione di base dal movimento studentesco, al Partito Socialista, dove già a 21 anni nel comitato centrale dei Giovani Socialisti a Roma, nel sindacato della grande Cgil e la mia attività di impresa, la mia eperienza anche di assessore a Reggio Calabria negli anni 90, quando con l’inchiesta Tangentopoli ci sono stati molti arresti ed io non ho avuto nemmeno un avviso di garanzia. 

«L’esperienza successiva all’interno di Confindustria dove ho svolto ruoli importanti a livello nazionale ma nel settore del turismo in particolare e poi conclusasi con le elezioni a presidente degli industriali reggini. Io ho deciso di dimettermi da Confindustria proprio perché volevo portare questa ventata nuova calabrese dove un gruppo di imprenditori, uomini del fare, espressione del territorio, si ponevano all’attenzione perché venisse data loro la possibilità di governare la Calabria che usciva da un’esperienza fortemente negativa di Oliverio e cosi via. 

«Uno degli obiettivi che già in Confindustria mi ero posto e ho messo poi a base del programma del mio movimento riguarda la fuga dei cervelli. dare la possibilità di nostri giovani che studiano e si formano fuori di poter tornare nella loro terra di origine. I soldi spesi, investiti diciamo, dai nonni, dai genitori dalle famiglie per farli studiare non possono e non devono servire a far arricchire le regioni del Nord o i Paesi stranieri che sono bravi a trattenere i nostri ragazzi, soprattutto le migliori capacità: bisogna offrire opportunità, occasione di crescita, occupazione sicura e non precariato a vita. I fondi del Por possono servire, ma serve un’azione energica e una pianificazione precisa proprio guardando al futuro dei nostri giovani.

«Quando ero a capo di Confindustria Reggio ho scritto ai Rettori delle principali Università per far conoscere ai giovani alcune opportunità che i programmi di finanziamento (Io resto al Sud, ndr) offrivano. L’obiettivo era di offrire agli “aspiranti imprenditori” il supporto necessario alla creazione di iniziative imprenditoriali nell’Area Metropolitana di Reggio Calabria attraverso la conoscenza del territorio e degli opportuni strumenti agevolativi e l’assistenza di uno sportello dedicato per la fase di analisi dei progetti, l’indicazione delle procedure necessarie per lo sviluppo del bando, le relazioni istituzionali in essere con gli enti partner quali, Camera di Commercio, ordini professionali, istituti di credito, oltre ovviamente il network degli associati a Confindustria sia a livello locale che nazionale ove necessario. E la risposta dei Rettori è stata immediata e positiva, dalla Luiss, dalla Sapienza, da tanti altri atenei italiani.

«Purtroppo, questo progetto sui giovani, come altri che il nostro Movimento stava portando avanti sul welfare e l’occupazione, non è stato recepito e quindi oggi come oggi possiamo dire che le stesse scelte che sono state fatte nel centro-destra con Occhiuto e Spirlì e poi anche nel centro-sinistra con la signora Ventura, sono frutto di analisi, di calcoli, di mediazione fra le forze politiche ed i gruppi che gestiscono la politica a livello regionale. 

«Sono teleguidati da Roma, qui in Calabria non abbiamo dei dirigenti politici che si alzano e prendono la parola e dettano la linea a Roma o quanto meno si fanno ascoltare. Sono tutti lì, dietro la porta del padrino, a prendere ordini e portarli qui in Calabria. A volte, nemmeno vengono consultati, Roma decide senza chiamarli e senza chiedere il loro parere. Quindi c’è la possibilità di rigenerare la politica calabrese in questo contesto? In questo  momento storico, io non la vedo anche perché c’è molta sfiducia, non ci sono elementi che possono dire “percorriamo un’altra strada”. Io sono disposto e l’ho detto anche privatamente, ma lo affermo oggi pubblicamente, ad aggregare, ad essere partecipe, ad un’aggregazione di forze eterogenee, di forze nuove, di personalità diverse che non hanno un interesse di potere ma che sono animati dalla volontà del cambiamento. Ci sono tanti soggetti che si agitano però non riescono a fare sintesi o avvicinarsi e dialogare perché ognuno si sente portatore del vento della verità e quindi non accetta di misurarsi, di confrontarsi e di fare un passo indietro se necessario. Io, questo problema non ce l’ho e sono disposto a sedermi attorno al tavolo con chiunque voglia ricambiare anche al di fuori degli schemi tradizionali dei partiti. 

«Ci sarà questo? Non credo, anche perché chi pensa di fare cambiamento con De Magistris, credo sia gente di parte, è gente che ha preconcetti di partito. 

«De Magistris non rappresenta nulla di nuovo in Calabria, da magistrato ha creato solo scandalismo e nessuno delle sue inchieste è stata poi confermata da gli alti gradi di giudizio della magistratura, tant’è che poi è finita che lui non è più magistrato. L’esperienza di sindaco di Napoli, parlando con i napoletani, si evidenzia il fallimento di questi dieci anni. Napoli non è cambiata in meglio e allora perché viene in Calabria, si propone in Calabria? Perché finisce questa sua esperienza, alla ricerca di un posto al sole, un posto che consenta di vivere e sopravvivere economicamente.

– E di Tansi e del suo movimento cosa pensa? 

«Tansi ha cavalcato il solito cliché dello scandalismo, becero, senza alcuna proposta seria di programmazione. Si è esaurita quella fase, per cui  l’opinione pubblica ha capito che pur facendo parte dell’establishment burocratico calabrese prima a Cosenza e poi alla Regione, non può essere una risposta ai problemi che la Calabria ha. In più il suo forte egocentrismo o narcisismo lo limita sul piano delle alleanze, tant’è che è naufragata la proposta di fare il tandem con De Magistris.

«Ci sono scenari nuovi, ci sono personalità forti calabresi (per esempio Misiti) ma non sono stati presi in considerazione neanche dal centro-destra. Quindi vedo un orizzonte negativo, un orizzonte oscuro, niente di nuovo all’orizzonte, si potrebbe dire». (s)

Nucera scrive a Confindustria: Le risorse del Recovery Fund decisive per la Calabria e il Sud

Giuseppe Nucera, leader del movimento La Calabria che vogliamo, ha inviato una lettera al presidente di ConfindustriaCarlo Bonomi, per coinvolgere gli industriali in un dibattito di fondamentale importanza per il futuro della Calabria e di tutto il Meridione. 

Nucera, infatti, ha ricordato che secondo quanto stabilito dall’Ue, alle regioni del Sud spetta una fetta importante dei 209 miliardi del Recovery Fund, risorse decisive per il meridione e che il Governo potrebbe dirottare altrove e ha scritto al presidente Bonomi in «quanto rappresentante del mondo industriale, del lavoro appassionato e intenso che lo anima».

«Da imprenditori – ha scritto Nucera a Bonomi – abbiamo una visione del paese differente rispetto a chi governa, più concreta e vicina alle esigenze dei cittadini. Si è sempre sostenuto, nel corso delle diverse riunioni all’interno di Confindustria, come il Sud fosse un’immensa opportunità e risorsa per l’Italia. Nelle regioni meridionali si può delocalizzare senza bisogno di andare nell’estero, così come si può tracciare una linea di sviluppo tale da far rinascere il Sud».

«In questo particolare e delicato momento storico – si legge n nella lettera – con l’Unione Europea che ha destinato ben 209 miliardi all’Italia, Confindustria può e deve giocare un ruolo importante. Le somme destinate al nostro Paese sono così rilevanti perché in gran parte destinate al Sud, in quanto territorio bisognoso di un intervento massiccio per poter ripartire in modo adeguato. Il forte divario che separa purtroppo le due estremità del paese, con una differenza sostanziale (il 17% contro il 7%) per quanto riguarda la disoccupazione, è un macigno che pesa su tutta l’Italia e non solo il meridione. Si tratta di numeri che testimoniano, se ce ne fosse bisogno, quanto il Sud abbia assoluta necessità di queste risorse, per costruire strade, infrastrutture, Alta Velocità, Ponte sullo Stretto e una Sanità di livello adeguato. Il cambiamento per l’Italia può avvenire solo ed esclusivamente se riparte il Sud, basti pensare a quanto accaduto in Germania nel recente passato, con l’est a fare da locomotiva per l’intera nazione».

«Carlo, complice l’importante ruolo istituzionale che ricopri – continua la lettera – ti invito a offrire questo sguardo a chi governa il paese da bendato. Il movimento ‘La Calabria che vogliamo’, da me fondato al termine dell’esperienza alla guida di Confindustria Reggio Calabria, non arretrerà di un millimetro sul tema delle risorse destinate al Sud». 

«Se il Governo, ancora una volta – conclude la nota – si mostrerà sordo rispetto alle necessità del meridione scippandolo di risorse fondamentali destinate al Sud, ‘La Calabria che vogliamo’ lo porterà alla Corte di Giustizia Europea. Basta ingiustizie, è arrivato il momento di cambiare davvero le cose». (rrc)

 

Giuseppe Nucera: azione legale contro il Governo per i guasti della Sanità in Calabria

L’ex presidente degli industriali reggini, l’imprenditore turistico Giuseppe Nucera, ha annunciato un’azione legale sia in sede civile che penale nei confronti del Governo pe ri guasi provocati da dieci anni di acommissariamento della Sanità in Calabria, la cui responsabilità ricade nell’esecutivo. Il leader dl movimento La Calabria che vogliamo  mette in guardia sulla crisi che andrà ad abbattersi in modo irreversibile sul comparto del turismo: non verrà più un turista in Calabria, dice sconsolato Nucera. «Le misure inserite all’interno del nuovo Dpcm vedono diventare la Calabria ‘Zona Rossa’, con restrizioni e ulteriori chiusure di attività». Giuseppe Nucera non ci sta e invita il popolo calabrese a manifestare contro misure stringenti che rischiano di disastrare ulteriormente una regione già in grande difficoltà.

«La Calabria – ha dichiarato – si trova ad un passo dal baratro per colpa di una politica incapace. Gli amministratori locali e nazionali con la loro insipienza stanno distruggendo una regione. Per fortuna la nostra regione sin da marzo si è sempre contraddistinta per essere una delle meno colpite dal Covid-19, la possibile chiusura arriva non per una reale emergenza ma perché non si è fatto nulla per aumentare i posti di terapia intensiva negli ultimi mesi. Anni di commissariamento non sono serviti a nulla se non a peggiorare la situazione di una sanità già a pezzi. Questo rischia di essere il colpo di grazia per l’economia della nostra regione. I dati relativi ai contagi vedono la nostra regione sin dall’inizio della pandemia come la meno colpita d’Europa, non a caso la Germania aveva inserito la Calabria tra i luoghi sicuri da visitare. Adesso arriva questa scelta scellerata, figlia dell’incapacità amministrativa della classe politica regionale e nazionale. Non ci sarà attività economica che potrà resistere ad una nuova serrata, il nostro territorio già in ginocchio rischia di subire adesso la mazzata definitiva per colpa dell’imbarazzante incapacità della politica regionale e nazionale.

«Abbiamo dato incarico all’Avv. Francesco Palmeri di predisporre gli atti e procedere sia in sede penale che civile davanti ai giudici perché condannino il capo del Governo ed i Commissari che da 10 anni gestiscono la sanita’ in Calabria al risarcimento degli ingenti danni che la loro condotta provoca alle popolazioni ed alle imprese calabresi”, conclude l’ex Presidente di Confindustria Rc». (rp)

SI PREPARA UN NUOVO SCIPPO PER IL SUD:
DEVIATI 73 MILIARDI DEL RECOVERY FUND

Quello che si preannuncia è l’ennesimo scippo al Sud. Le risorse del Recovery Fund destinate al Sud, che ammontano a 73 miliardi, rischiano di essere dirottate al Centro-Nord. È l’allarme lanciato dal Movimento 24 Agosto di Pino Aprile e ripreso dal leader de La Calabria che vogliamo, Giuseppe Nucera, il quale ha ribadito che «saremo vigili e decisi a chiamarvi alla mobilitazione e scendere in piazza per difendere i nostri soldi».

Questa settimana si deciderà il futuro del Mezzogiorno. «Purtroppo – si legge in una nota dei due Movimenti –, ancora una volta, il Parlamento sottrarrà al Sud 73 miliardi di euro dei fondi del Recovery Fund destinandoli al Centro-Nord, senza tenere conto dei criteri di ripartizione che la Commissione Europea ha stabilito per gli Stati membri.

Lo spiega in poche parole il Movimento 24 Agosto Equità territoriale che fa capo allo scrittore e giornalista Pino Aprile, il quale da anni con i suoi libri si batte contro il divario nord-sud e il “saccheggio” delle ricchezze da parte del Nord ricco e opulento ai danni del Sud “povero e disperato”. La Commissione Europea con il Next Generation EU (comunemente chiamato Recovery Fund) ha stanziato in totale 750 miliardi per superare la crisi economica derivante dalla pandemia (per affrontare la crisi finanzaria e non per ripagare delle vittime della pandemia).

Nella ripartizione dei 750 miliardi di euro tra gli Stati membri l’Unione Europea ha definito tre criteri:

1) Popolazione

2) Reddito pro-capite

3) Tasso medio di disoccupazione negli ultimi 5 anni

In base a questi criteri all’Italia sono stati attribuiti 209 miliardi di euro (la fetta più importante dell’ammontare totale).

«Nello specifico – afferma il documento del Movimento 24 agosto –, se il criterio fosse stato soltanto quello della popolazione l’Italia avrebbe ricevuto soltanto 97,5 miliardi di euro. Tutto il resto (111.5 miliardi di euro) è stato attribuito all’Italia perché il Mezzogiorno ha un reddito pro-capite medio di 17 mila euro rispetto ai 33 mila del Centro-Nord, e un tasso di disoccupazione del 17% rispetto al 7,6% del Centro-Nord. Se le risorse del Recovery Fund assegnate all’Italia sono ben maggiori rispetto al solo criterio della popolazione (più del doppio) lo si deve assolutamente alle condizioni economiche della popolazione del Mezzogiorno, per cui sembra ovvio che il 70% delle risorse complessive (calcolato in base ai tre criteri sopraccitati) debba andare al Mezzogiorno».

«Purtroppo – secondo la nota di M24-ET rilanciata da La Calabria che vogliamo –, questa ovvietà non è così per il Governo nazionale e per alcuni esponenti di rilievo del partito democratico che vogliono assegnare al Mezzogiorno il 34% delle risorse (e c’è pure andata bene!!). Da parte nostra faremo il possibile affinché siano informati tutti i 20 milioni di cittadini del Mezzogiorno e tutti i parlamentari del Sud che ancora non sanno che assistiamo all’ennesima rapina ai nostri danni, dopo quella che dura da vent’anni e che ci ruba 61 miliardi all’anno con il criterio della spesa storica. Partiremo con mail bombing e azioni mirate ad informare il maggior numero di persone possibile. E daremo conto ai cittadini dei lavori parlamentari.

 E se il governo non correggesse i criteri, chiederemo all’Unione Europea di non inviare all’Italia risorse che invece di ridurre le disuguaglianze, le aumentano».

Inoltre – secondo il Movimento di Pino Aprile –, appare necessario applicare, con eventuali aggiustamenti, il criterio di riparto tra i Paesi previsto per le sovvenzioni dal Dispositivo di ripresa e resilienza (popolazione, PIL pro capite e tasso di disoccupazione) anche all’interno del Paese (tra le regioni e le macro-aree), in modo da sostenere le aree economicamente svantaggiate, come indicato dalla XIV Commissione. Si tratta di una massa critica di risorse senza precedenti, la cui entità supera, in percentuale sul PIL nazionale, quella dell’internvento straordinario per il Mezzogiorno, il che rende evidente il fatto che siamo di fronte a un’occasione storica, probabilmente unica e irripetibile, per consentire al Mezzogiorno di colmare il divario rispetto alle zone più sviluppate del Paese». (rrm)

Davanti a Palazzo Chigi delegazione di Sindaci calabresi: rilanciare la nostra terra

Investimenti per il rilancio della nostra terra: un imperativo categorico che una delegazione di sindaci della Calabria ha trasmesso al Governo, con un sit in davanti a Palazzo Chigi. La delegazione, composta dai primi cittadini di Acri, Villapiana, San Marco Argentano, Lungro, Cariati, Cassano Jonio, Diamante e Marzi, ha voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di “garantire i diritti in Calabria per unire l’Italia”, attingendo al Recovery Fund, e chiedere un incontro con rappresentanti istituzionali per consegnare una lettera aperta scritta dal sindaco di Cariati Filomena Greco e già inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Presente a Roma anche Giuseppe Nucera, leader e presidente del Movimento La Calabria che vogliamo. L’ex Presidente di Confindustria Reggio ribadisce quelle che sono le volontà del movimento. «Abbiamo aderito con piacere ed entusiasmo alla manifestazione promossa e organizzata dal sindaco di Cariati, Filomena Greco. Il programma del nostro movimento   da sempre è incentrato sulle necessità e sulle potenzialità del nostro territorio, era importante essere presenti qui, a Roma. Il Governo può e deve fare della Calabria il più grande laboratorio europeo per l’innovazione e la sostenibilità ed evitare che il Recovery Fund si trasformi in una nuova occasione persa. Ponte sullo Stretto, infrastrutture, Alta Velocità: tutte queste –sottolinea Nucera – sono priorità per la Calabria che allo stesso tempo devono rappresentare pilastri del rilancio di tutta l’Italia. La Calabria ha bisogno di infrastrutture primarie e digitali, di garanzia dei diritti fondamentali e allo stesso tempo di investimenti nel capitale umano».

Nucera insiste sulla necessità di un grande piano di investimento «per il Sud e il nostro territorio in particolare. Non ci fermiamo – ha detto – anzi continueremo la nostra battaglia con determinazione ancora maggiore. È stata avanzata una richiesta di incontro ufficiale al Governo per il prossimo 7 ottobre. Il Movimento La Calabria che vogliamo’ sarà ancora presente, in prima fila, a fianco di chi vuole difendere la nostra terra e rilanciarla». (rp)

 

Ferrovie e strade, “la Calabria che vogliamo” chiede nuovo corso di investimenti

Il Movimento politico La Calabria che vogliamo, guidato dall’ex presidente degli industriali reggini Giuseppe Nucera, chiede un nuovo corso negli investimenti per infrastrutture e trasporti. Plaudendo ai nuovi collegamenti dei treni veloci che avvicinano la Calabria all’Italia, Giuseppe Nucera  saluta con soddisfazione l’arrivo dei Frecciarossa a Reggio Calabria ma allo stesso tempo si augura sia solo un punto di partenza nel percorso di rinascita del territorio calabrese: «Il collegamento giornaliero in Frecciarossa da e per Reggio Calabria, assieme all’arrivo di Italo in riva allo Stretto, contribuirà alla ripartenza e al rilancio dell’economia e del settore turistico della Calabria e dell’intero Sud Italia».

«Si tratta però – sottolinea Nucera – di un tassello nell’intricato puzzle di necessità che il nostro territorio da parecchi anni soffre. La Calabria si trova a vivere una fase decisiva: ha davanti un bivio che separa il rilancio del nostro territorio da una crisi devastante i cui confini non sono immaginabili. È il momento di investire in modo forte e deciso nelle infrastrutture così carenti della Calabria. Penso all’ammodernamento e completamento della rete stradale, ad esempio il tratto Bovalino-Bagnara o il megalotto della S.S. Statale 106 nel versante che collega Reggio Calabria a Locri e Roccella a Soverato».

«C’è ancora molto da fare – assicura l’ex Presidente di Confindustria Rc –sulla linea ferroviaria, specie per quella che collega la nostra regione al versante Adriatico. Sarebbe importante, anche sul piano turistico, ripristinare le linee Taurensi in disuso da anni. L’arrivo del treno Frecciarossa e di Italo deve rappresentare il punto di partenza verso la costruzione di una linea d’alta velocità. Senza una reale alta velocità infatti l’arrivo del Frecciarossa non può concretizzarsi nei fatti. La Calabria non può più rimanere ai margini, isolata, ma deve tornare a correre.

Negli ultimi giorni è tornato d’attualità il Ponte sullo Stretto, la cui possibile costruzione continua a dividere e far discutere. Giuseppe Nucera non ha dubbi: si tratta di un’infrastruttura dall’importanza nevralgica. «Sin dalla nascita del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, uno dei punti fondamentali del nostro programma riguardava la costruzione del Ponte sullo Stretto. È impensabile che un’opera di tale portata possa suscitare dubbi e incertezze. Si tratta invece di un progetto capitale per la nostra regione e l’intero Sud Italia. Dobbiamo guardare al futuro con entusiasmo e determinazione, coscienti delle possibilità che il dramma Covid-19 ci ha offerto. Adesso bisogna ripartire con la volontà di costruire una Calabria forte e all’avanguardia, che possa fare da traino per il rilancio dell’intero paese». (ed)

 

Scongiurare la catastrofe economica nel turismo: la ricetta di Giuseppe Nucera

La gravità della crisi economica che esploderà, soprattutto in Calabria, quando finirà l’emergenza sanitaria si accentua ancor di più nell’ambito del turismo. È questo, senza dubbio, il comparto più devastato dall’emergenza Coronavirus. Un giro d’affari da miliardi di euro per l’Italia il cui crollo appare verticale. Coinvolta tutta la filiera: dalle strutture ricettive agli stabilimenti balneari, senza dimenticare attività di ristorazione e tour operator. L’intera industria potrebbe perdere 120 miliardi entro la fine del 2020.

Giuseppe Nucera, ex presidente degli industriali reggini nonché ideatore del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, sottolinea come servano misure forti e immediate per evitare il tracollo in Calabria. «Non c’è tempo da perdere, bisogna immediatamente correre ai ripari. In Calabria abbiamo una stagione estiva balneare 2020 già quasi compromessa, non sappiamo quando tutte le strutture ricettive e gli stabilimenti balneari potranno riaprire e con quali modalità».

«Il danno economico già creatosi – fa notare Nucera – è devastante, bisogna mettere in campo iniziative forti e decise per fermare l’emorragia. Penso ad esempio alla legge charter, che attualmente prevede che i contributi per i tour operator non vengono erogati durante l’alta stagione. Bisogna modificare questa legge e garantire i contributi anche durante i mesi estivi così da incentivare i tour operator ad organizzare voli dall’estero nei mesi di luglio ed agosto. Inoltre, per i mesi autunnali, il contributo del 25% andrebbe raddoppiato e portato al 50%, così da spingere il turismo anche negli ultimi mesi del 2020».

Misure che favoriscano il turismo a km 0 e tassa di soggiorno da cancellare le altre proposte lanciate da Nucera: «I comuni del territorio calabrese potrebbero sospendere il pagamento della tassa di soggiorno per il 2020, in modo da incentivare i turisti a scegliere la nostra regione. Il turismo a km 0 sarà una una risorsa fondamentale in una situazione come quella che stiamo vivendo, per questo motivo servono una serie di iniziative in favore dei cittadini italiani che sceglieranno la Calabria come meta delle loro vacanze. Penso a buoni vacanza, voucher per la benzina, contributi per il pedaggi».

Secondo Nucera, «Turismo e mobilità hanno subìto uno choc della domanda sei volte superiore a quello dell’11 settembre. C’è disponibilità di fondi europei dai quali attingere, sarebbe un’opportunità per l’intera filiera, ma si tratta soltanto di una delle iniziative da mettere in campo». Per questa ragione Nucera si rivolge al Governo regionale, chiedendo una comunicazione decisa e propositiva assieme ad uno sforzo deciso in materia di strutture sanitarie. «La nostra regione, fortunatamente, è tra le meno colpite dalla diffusione del Coronavirus. La Calabria può e deve ospitare nei prossimi mesi tutti i turisti provenienti dal nord e dall’estero, per farlo però bisogna dare un messaggio forte. La Regione Calabria – dice il responsabile del movimento La Calabria che vogliamo Nucera – deve farsi portavoce attraverso spot rassicuranti, che riescano ad abbinare alle numerose bellezze del nostro territorio anche la sicurezza sul tema sanitario. Chi sceglierà la Calabria per trascorrere le proprie vacanze, deve sapere che lo farà in una regione organizzata, che assicura in caso di bisogno cure in strutture sanitarie all’altezza. Per farlo serviranno i salti mortali, ma si tratta di un aspetto fondamentale. La Calabria si trova davanti a un bivio, bisogna lavorare in modo incessante e le delibere adottate dal governo regionale nelle ultime settimane vanno nella giusta direzione».  (re)