L’ASSENZA DI LEADER LIMITA LO SVILUPPO
GIUSEPPE NUCERA: CALABRIA VOLTI PAGINA

di SANTO STRATI – Le prossime elezioni regionali in Calabria continuano a riservare colpi di scena senza soluzione di continuità. La lite pressoché irrisolvibile tra l’ex premier Giuseppe Conte e Beppe Grillo finirà per compromettere anche le contestatissime decisioni del partito democratico sulla candidatura di Maria Antonietta Ventura. E mentre il centro-destra, con saldamente al comando, in chiave unitaria, Roberto Occhiuto, gongola e pregusta una vittoria quasi a tavolino, c’è una Calabria che si domanda e si interroga se ci sarà una nuova coscienza politica anche se non dovesse cambiare l’attuale compagine di governo regionale. 

Calabria.Live sul tema elezioni e sviluppo possibile ha ascoltato Giuseppe Nucera, imprenditore del turismo con una fortissima passione politica.

– Mentre a destra si è consolidata una forte e coesa coalizione, a sinistra si brancola nel buio e i movimenti d’ispirazione civica come il suo “La Calabria che vogliamo” vivono un momento di inevitabile incertezza. Vuole tentare un’analisi politica e indicare il percorso ideale per la Calabria e i calabresi? Non crede sarebbe opportuno raccogliere le forze sane della regione disposte a impegnarsi per un rilancio della politica?

«In Calabria la politica è debole, o meglio, la classe politica calabrese è molto debole rispetto ai partiti nazionali e al quadro politico nazionale. Abbiamo una classe politica che è asservita alle logiche dei partiti nazionali, non abbiamo grandi leader. Il tempo dei leader calabresi che cavalcavano la scena politica e nazionale è finito da molto tempo. Tempi di Misasi, di Mancini, quando la Calabria contava, quando la Calabria aveva un ruolo ed in Calabria si facevano gli investimenti, si facevano le università, l’Università della Calabria, l‘Università di Reggio Calabria, che è nata prima di ogni altra università, l’Università Dante Alighieri. 

«Tutti ricordiamo l’onorevole Reale, il suo impegno culturale, ebbene, quella stagione politica è finita da tempo, e, infatti, oggi la Calabria patisce questa debolezza e di conseguenza anche i gruppi politici, le personalità politiche minori che rappresentano delle energie, delle forze sane, delle intelligenze, soffrono di un grande difetto, quella della mancanza di unione e di fare squadra. L’eccesso di individualismo non porta bene a nessuno. 

«Ci può essere una sintesi? Ci potrebbe, ma gli attori che cavalcano la scena politica calabrese, anche in vista delle prossime elezioni regionali, sono attori non credibili. Quindi bisogna lavorare per mettere in campo programmi, idee, proposte e poi chi guida questi programmi, chi si mette a capo di questi programmi, può essere la rappresentazione da sintesi.Il nostro movimento La Calabria che Vogliamo, si sforza in tal senso. Abbiamo sempre cercato il dialogo non guardando né la destra, né la sinistra ma guardando a quello che può essere interesse della nostra regione. La massima, che mi guida in Calabria, è quella di Mao Tse Tung che diceva: “A me non interessa il colore del gatto, se bianco nero o rosso. A me interessa che il gatto prenda il topo”. Lo stesso dico io. 

«A me interessa che sia una leadership capace di portare avanti gli obiettivi, i programmi, le questioni aperte della nostra regione, che sono tante e non c’è chi può fare una sintesi in questo momento».

– Il centro-destra ha mostrato di saper fare gioco di squadra, mettendo da parte rivalità, dissapori e gelosie…

«In Calabria, il centro-destra ha la capacità di raccogliere un po’ i vari gruppi di potere. Alcuni storicamente hanno una loro collocazione di destra, di centro-destra, altri sono come le mandrie, che fanno il passaggio dalla destra alla sinistra a seconda delle convenienze del gruppo di potere, di chi va al governo e quindi, siccome sono gruppi di potere, devono tutelare i loro interessi. Si spostano verso chi governa. Sono delle transumanze politiche umane. Questo è il fenomeno più deleterio, più negativo.

«Nell’unità del centro-destra, gioca il ruolo che hanno i tre leader nazionali, leader forti che hanno capacità di tenere uniti i loro gruppi e quindi attorno a questi tre leader si può creare una forza sana di uomini responsabili, così io li chiamo, che portino avanti le questioni calabresi. 

«Si era avviata bene la stagione di governo di Jole Santelli, che sicuramente avrebbe dato un segno di cambiamento, e noi de La Calabria che Vogliamo ci siamo avvicinati a lei, l’abbiamo sostenuta, in quanto, le nostre idee trovavano molte assonanze, tipo, in primis, la reputazione oppure il ruolo dei calabresi emigrati. Attraverso anche l’Associazione dei Calabresi nel Mondo, la Federazione dei calabresi nel mondo, due movimenti che davano una risposta diversa,  una lettura diversa di quelli che sono i bisogni della nostra regione. Unendo i calabresi residenti, uomini del fare, con i calabresi emigrati nei vari continenti, uomini del fare che hanno avuto successo nei luoghi dove sono andati ed hanno creato delle aziende importanti. E la reputazione ritorna di attualità come sempre perché una regione che non ha una buona reputazione non può porsi all’attenzione delle altre regioni, degli altri territori e anche nel rapporto con le comunità estere. 

«Per cui ci vuole un’autorevolezza che si ponga come difesa di questa regione e anche dimostrando con una sana comunicazione che in Calabria ci sono risorse, intelligenze, ci sono poli industriali che possono fare la differenza specie anche dopo il Covid, quando l’Europa guarda verso il Sud, verso il Mezzogiorno come piattaforma che si pone verso l’Africa, continente africano che sarà lo scenario mondiale e dei futuri decenni dello sviluppo dei consumi e delle produzioni. E non è un caso se la Cina ci ha messo le mani da tempo in silenzio e oggi alza la testa. E vediamo quello che sta succedendo nelle politiche economiche globali. Abbiamo le materie prime che ormai hanno schizzato i prezzi fuori da qualsiasi logica, prezzi triplicati, raddoppiati di materie prime gestite e che sono sotto controllo dei cinesi. Il mondo occidentale sta soffrendo tanto su quest’aspetto e quindi il ruolo del nostro Mezzogiorno, che è la piattaforma naturale dove la Germania, i Paesi del Nord Europa, della Francia, guardano al Sud con occhi diversi».

– Quindi, l’assenza di leader stravolge la campagna elettorale. Ma non sarà anche la mancanza di visione strategica, di programmi, di pianificazione?

«La Calabria, sonorità forti nello scenario politico nazionale, ne ha avuti nel passato. Basta ricordare l’ultimo quarantennio, le figure di Giacomo Mancini e Riccardo Misasi, che hanno fatto vivere alla Calabria una bellisima stagione di crescita, di infrastrutture, sul piano culturale, le università, le industrie, che poi sono anche fallite ma anche Gioia Tauro, il porto di Gioia Tauro. Doveva esserci un centro siderurgico e alla fine è diventato, con il Porto, il punto di riferimento per lo sviluppo industriale di tutto il Mezzogiorno e della Calabria, in particolare. 

«La Calabria è rappresentata in Parlamento, su cento parlamentari, con diciotto eletti nelle liste dei Cinque Stelle, gente che nessuno conosce e che non ha né arte e né parte e questo fa parte della non-politica per cui gli elettori non conoscono gli eletti e perdono interesse e qualsiasi pulsione politica che peraltro ha una bella tradizione nel popolo calabrese. Facile immaginare che l’aumento dell’astensionismo sia figlio di questa situazione. 

«Io francamente dopo la mia ultima esperienza riesco a fare un’analisi più profonda. Il movimento La Calabria che Vogliamo, è nato sulla base di un’esigenza, di un’analisi che è stata fatta in gruppi di discussione e nel mondo imprenditoriale dove abbiamo visto che c’era, e c’è, molta disattenzione verso le problematiche calabresi. Allora io, che venivo da un’esperienza politica di formulazione di base dal movimento studentesco, al Partito Socialista, dove già a 21 anni nel comitato centrale dei Giovani Socialisti a Roma, nel sindacato della grande Cgil e la mia attività di impresa, la mia eperienza anche di assessore a Reggio Calabria negli anni 90, quando con l’inchiesta Tangentopoli ci sono stati molti arresti ed io non ho avuto nemmeno un avviso di garanzia. 

«L’esperienza successiva all’interno di Confindustria dove ho svolto ruoli importanti a livello nazionale ma nel settore del turismo in particolare e poi conclusasi con le elezioni a presidente degli industriali reggini. Io ho deciso di dimettermi da Confindustria proprio perché volevo portare questa ventata nuova calabrese dove un gruppo di imprenditori, uomini del fare, espressione del territorio, si ponevano all’attenzione perché venisse data loro la possibilità di governare la Calabria che usciva da un’esperienza fortemente negativa di Oliverio e cosi via. 

«Uno degli obiettivi che già in Confindustria mi ero posto e ho messo poi a base del programma del mio movimento riguarda la fuga dei cervelli. dare la possibilità di nostri giovani che studiano e si formano fuori di poter tornare nella loro terra di origine. I soldi spesi, investiti diciamo, dai nonni, dai genitori dalle famiglie per farli studiare non possono e non devono servire a far arricchire le regioni del Nord o i Paesi stranieri che sono bravi a trattenere i nostri ragazzi, soprattutto le migliori capacità: bisogna offrire opportunità, occasione di crescita, occupazione sicura e non precariato a vita. I fondi del Por possono servire, ma serve un’azione energica e una pianificazione precisa proprio guardando al futuro dei nostri giovani.

«Quando ero a capo di Confindustria Reggio ho scritto ai Rettori delle principali Università per far conoscere ai giovani alcune opportunità che i programmi di finanziamento (Io resto al Sud, ndr) offrivano. L’obiettivo era di offrire agli “aspiranti imprenditori” il supporto necessario alla creazione di iniziative imprenditoriali nell’Area Metropolitana di Reggio Calabria attraverso la conoscenza del territorio e degli opportuni strumenti agevolativi e l’assistenza di uno sportello dedicato per la fase di analisi dei progetti, l’indicazione delle procedure necessarie per lo sviluppo del bando, le relazioni istituzionali in essere con gli enti partner quali, Camera di Commercio, ordini professionali, istituti di credito, oltre ovviamente il network degli associati a Confindustria sia a livello locale che nazionale ove necessario. E la risposta dei Rettori è stata immediata e positiva, dalla Luiss, dalla Sapienza, da tanti altri atenei italiani.

«Purtroppo, questo progetto sui giovani, come altri che il nostro Movimento stava portando avanti sul welfare e l’occupazione, non è stato recepito e quindi oggi come oggi possiamo dire che le stesse scelte che sono state fatte nel centro-destra con Occhiuto e Spirlì e poi anche nel centro-sinistra con la signora Ventura, sono frutto di analisi, di calcoli, di mediazione fra le forze politiche ed i gruppi che gestiscono la politica a livello regionale. 

«Sono teleguidati da Roma, qui in Calabria non abbiamo dei dirigenti politici che si alzano e prendono la parola e dettano la linea a Roma o quanto meno si fanno ascoltare. Sono tutti lì, dietro la porta del padrino, a prendere ordini e portarli qui in Calabria. A volte, nemmeno vengono consultati, Roma decide senza chiamarli e senza chiedere il loro parere. Quindi c’è la possibilità di rigenerare la politica calabrese in questo contesto? In questo  momento storico, io non la vedo anche perché c’è molta sfiducia, non ci sono elementi che possono dire “percorriamo un’altra strada”. Io sono disposto e l’ho detto anche privatamente, ma lo affermo oggi pubblicamente, ad aggregare, ad essere partecipe, ad un’aggregazione di forze eterogenee, di forze nuove, di personalità diverse che non hanno un interesse di potere ma che sono animati dalla volontà del cambiamento. Ci sono tanti soggetti che si agitano però non riescono a fare sintesi o avvicinarsi e dialogare perché ognuno si sente portatore del vento della verità e quindi non accetta di misurarsi, di confrontarsi e di fare un passo indietro se necessario. Io, questo problema non ce l’ho e sono disposto a sedermi attorno al tavolo con chiunque voglia ricambiare anche al di fuori degli schemi tradizionali dei partiti. 

«Ci sarà questo? Non credo, anche perché chi pensa di fare cambiamento con De Magistris, credo sia gente di parte, è gente che ha preconcetti di partito. 

«De Magistris non rappresenta nulla di nuovo in Calabria, da magistrato ha creato solo scandalismo e nessuno delle sue inchieste è stata poi confermata da gli alti gradi di giudizio della magistratura, tant’è che poi è finita che lui non è più magistrato. L’esperienza di sindaco di Napoli, parlando con i napoletani, si evidenzia il fallimento di questi dieci anni. Napoli non è cambiata in meglio e allora perché viene in Calabria, si propone in Calabria? Perché finisce questa sua esperienza, alla ricerca di un posto al sole, un posto che consenta di vivere e sopravvivere economicamente.

– E di Tansi e del suo movimento cosa pensa? 

«Tansi ha cavalcato il solito cliché dello scandalismo, becero, senza alcuna proposta seria di programmazione. Si è esaurita quella fase, per cui  l’opinione pubblica ha capito che pur facendo parte dell’establishment burocratico calabrese prima a Cosenza e poi alla Regione, non può essere una risposta ai problemi che la Calabria ha. In più il suo forte egocentrismo o narcisismo lo limita sul piano delle alleanze, tant’è che è naufragata la proposta di fare il tandem con De Magistris.

«Ci sono scenari nuovi, ci sono personalità forti calabresi (per esempio Misiti) ma non sono stati presi in considerazione neanche dal centro-destra. Quindi vedo un orizzonte negativo, un orizzonte oscuro, niente di nuovo all’orizzonte, si potrebbe dire». (s)

Nucera scrive a Confindustria: Le risorse del Recovery Fund decisive per la Calabria e il Sud

Giuseppe Nucera, leader del movimento La Calabria che vogliamo, ha inviato una lettera al presidente di ConfindustriaCarlo Bonomi, per coinvolgere gli industriali in un dibattito di fondamentale importanza per il futuro della Calabria e di tutto il Meridione. 

Nucera, infatti, ha ricordato che secondo quanto stabilito dall’Ue, alle regioni del Sud spetta una fetta importante dei 209 miliardi del Recovery Fund, risorse decisive per il meridione e che il Governo potrebbe dirottare altrove e ha scritto al presidente Bonomi in «quanto rappresentante del mondo industriale, del lavoro appassionato e intenso che lo anima».

«Da imprenditori – ha scritto Nucera a Bonomi – abbiamo una visione del paese differente rispetto a chi governa, più concreta e vicina alle esigenze dei cittadini. Si è sempre sostenuto, nel corso delle diverse riunioni all’interno di Confindustria, come il Sud fosse un’immensa opportunità e risorsa per l’Italia. Nelle regioni meridionali si può delocalizzare senza bisogno di andare nell’estero, così come si può tracciare una linea di sviluppo tale da far rinascere il Sud».

«In questo particolare e delicato momento storico – si legge n nella lettera – con l’Unione Europea che ha destinato ben 209 miliardi all’Italia, Confindustria può e deve giocare un ruolo importante. Le somme destinate al nostro Paese sono così rilevanti perché in gran parte destinate al Sud, in quanto territorio bisognoso di un intervento massiccio per poter ripartire in modo adeguato. Il forte divario che separa purtroppo le due estremità del paese, con una differenza sostanziale (il 17% contro il 7%) per quanto riguarda la disoccupazione, è un macigno che pesa su tutta l’Italia e non solo il meridione. Si tratta di numeri che testimoniano, se ce ne fosse bisogno, quanto il Sud abbia assoluta necessità di queste risorse, per costruire strade, infrastrutture, Alta Velocità, Ponte sullo Stretto e una Sanità di livello adeguato. Il cambiamento per l’Italia può avvenire solo ed esclusivamente se riparte il Sud, basti pensare a quanto accaduto in Germania nel recente passato, con l’est a fare da locomotiva per l’intera nazione».

«Carlo, complice l’importante ruolo istituzionale che ricopri – continua la lettera – ti invito a offrire questo sguardo a chi governa il paese da bendato. Il movimento ‘La Calabria che vogliamo’, da me fondato al termine dell’esperienza alla guida di Confindustria Reggio Calabria, non arretrerà di un millimetro sul tema delle risorse destinate al Sud». 

«Se il Governo, ancora una volta – conclude la nota – si mostrerà sordo rispetto alle necessità del meridione scippandolo di risorse fondamentali destinate al Sud, ‘La Calabria che vogliamo’ lo porterà alla Corte di Giustizia Europea. Basta ingiustizie, è arrivato il momento di cambiare davvero le cose». (rrc)

 

Giuseppe Nucera: azione legale contro il Governo per i guasti della Sanità in Calabria

L’ex presidente degli industriali reggini, l’imprenditore turistico Giuseppe Nucera, ha annunciato un’azione legale sia in sede civile che penale nei confronti del Governo pe ri guasi provocati da dieci anni di acommissariamento della Sanità in Calabria, la cui responsabilità ricade nell’esecutivo. Il leader dl movimento La Calabria che vogliamo  mette in guardia sulla crisi che andrà ad abbattersi in modo irreversibile sul comparto del turismo: non verrà più un turista in Calabria, dice sconsolato Nucera. «Le misure inserite all’interno del nuovo Dpcm vedono diventare la Calabria ‘Zona Rossa’, con restrizioni e ulteriori chiusure di attività». Giuseppe Nucera non ci sta e invita il popolo calabrese a manifestare contro misure stringenti che rischiano di disastrare ulteriormente una regione già in grande difficoltà.

«La Calabria – ha dichiarato – si trova ad un passo dal baratro per colpa di una politica incapace. Gli amministratori locali e nazionali con la loro insipienza stanno distruggendo una regione. Per fortuna la nostra regione sin da marzo si è sempre contraddistinta per essere una delle meno colpite dal Covid-19, la possibile chiusura arriva non per una reale emergenza ma perché non si è fatto nulla per aumentare i posti di terapia intensiva negli ultimi mesi. Anni di commissariamento non sono serviti a nulla se non a peggiorare la situazione di una sanità già a pezzi. Questo rischia di essere il colpo di grazia per l’economia della nostra regione. I dati relativi ai contagi vedono la nostra regione sin dall’inizio della pandemia come la meno colpita d’Europa, non a caso la Germania aveva inserito la Calabria tra i luoghi sicuri da visitare. Adesso arriva questa scelta scellerata, figlia dell’incapacità amministrativa della classe politica regionale e nazionale. Non ci sarà attività economica che potrà resistere ad una nuova serrata, il nostro territorio già in ginocchio rischia di subire adesso la mazzata definitiva per colpa dell’imbarazzante incapacità della politica regionale e nazionale.

«Abbiamo dato incarico all’Avv. Francesco Palmeri di predisporre gli atti e procedere sia in sede penale che civile davanti ai giudici perché condannino il capo del Governo ed i Commissari che da 10 anni gestiscono la sanita’ in Calabria al risarcimento degli ingenti danni che la loro condotta provoca alle popolazioni ed alle imprese calabresi”, conclude l’ex Presidente di Confindustria Rc». (rp)

SI PREPARA UN NUOVO SCIPPO PER IL SUD:
DEVIATI 73 MILIARDI DEL RECOVERY FUND

Quello che si preannuncia è l’ennesimo scippo al Sud. Le risorse del Recovery Fund destinate al Sud, che ammontano a 73 miliardi, rischiano di essere dirottate al Centro-Nord. È l’allarme lanciato dal Movimento 24 Agosto di Pino Aprile e ripreso dal leader de La Calabria che vogliamo, Giuseppe Nucera, il quale ha ribadito che «saremo vigili e decisi a chiamarvi alla mobilitazione e scendere in piazza per difendere i nostri soldi».

Questa settimana si deciderà il futuro del Mezzogiorno. «Purtroppo – si legge in una nota dei due Movimenti –, ancora una volta, il Parlamento sottrarrà al Sud 73 miliardi di euro dei fondi del Recovery Fund destinandoli al Centro-Nord, senza tenere conto dei criteri di ripartizione che la Commissione Europea ha stabilito per gli Stati membri.

Lo spiega in poche parole il Movimento 24 Agosto Equità territoriale che fa capo allo scrittore e giornalista Pino Aprile, il quale da anni con i suoi libri si batte contro il divario nord-sud e il “saccheggio” delle ricchezze da parte del Nord ricco e opulento ai danni del Sud “povero e disperato”. La Commissione Europea con il Next Generation EU (comunemente chiamato Recovery Fund) ha stanziato in totale 750 miliardi per superare la crisi economica derivante dalla pandemia (per affrontare la crisi finanzaria e non per ripagare delle vittime della pandemia).

Nella ripartizione dei 750 miliardi di euro tra gli Stati membri l’Unione Europea ha definito tre criteri:

1) Popolazione

2) Reddito pro-capite

3) Tasso medio di disoccupazione negli ultimi 5 anni

In base a questi criteri all’Italia sono stati attribuiti 209 miliardi di euro (la fetta più importante dell’ammontare totale).

«Nello specifico – afferma il documento del Movimento 24 agosto –, se il criterio fosse stato soltanto quello della popolazione l’Italia avrebbe ricevuto soltanto 97,5 miliardi di euro. Tutto il resto (111.5 miliardi di euro) è stato attribuito all’Italia perché il Mezzogiorno ha un reddito pro-capite medio di 17 mila euro rispetto ai 33 mila del Centro-Nord, e un tasso di disoccupazione del 17% rispetto al 7,6% del Centro-Nord. Se le risorse del Recovery Fund assegnate all’Italia sono ben maggiori rispetto al solo criterio della popolazione (più del doppio) lo si deve assolutamente alle condizioni economiche della popolazione del Mezzogiorno, per cui sembra ovvio che il 70% delle risorse complessive (calcolato in base ai tre criteri sopraccitati) debba andare al Mezzogiorno».

«Purtroppo – secondo la nota di M24-ET rilanciata da La Calabria che vogliamo –, questa ovvietà non è così per il Governo nazionale e per alcuni esponenti di rilievo del partito democratico che vogliono assegnare al Mezzogiorno il 34% delle risorse (e c’è pure andata bene!!). Da parte nostra faremo il possibile affinché siano informati tutti i 20 milioni di cittadini del Mezzogiorno e tutti i parlamentari del Sud che ancora non sanno che assistiamo all’ennesima rapina ai nostri danni, dopo quella che dura da vent’anni e che ci ruba 61 miliardi all’anno con il criterio della spesa storica. Partiremo con mail bombing e azioni mirate ad informare il maggior numero di persone possibile. E daremo conto ai cittadini dei lavori parlamentari.

 E se il governo non correggesse i criteri, chiederemo all’Unione Europea di non inviare all’Italia risorse che invece di ridurre le disuguaglianze, le aumentano».

Inoltre – secondo il Movimento di Pino Aprile –, appare necessario applicare, con eventuali aggiustamenti, il criterio di riparto tra i Paesi previsto per le sovvenzioni dal Dispositivo di ripresa e resilienza (popolazione, PIL pro capite e tasso di disoccupazione) anche all’interno del Paese (tra le regioni e le macro-aree), in modo da sostenere le aree economicamente svantaggiate, come indicato dalla XIV Commissione. Si tratta di una massa critica di risorse senza precedenti, la cui entità supera, in percentuale sul PIL nazionale, quella dell’internvento straordinario per il Mezzogiorno, il che rende evidente il fatto che siamo di fronte a un’occasione storica, probabilmente unica e irripetibile, per consentire al Mezzogiorno di colmare il divario rispetto alle zone più sviluppate del Paese». (rrm)

Davanti a Palazzo Chigi delegazione di Sindaci calabresi: rilanciare la nostra terra

Investimenti per il rilancio della nostra terra: un imperativo categorico che una delegazione di sindaci della Calabria ha trasmesso al Governo, con un sit in davanti a Palazzo Chigi. La delegazione, composta dai primi cittadini di Acri, Villapiana, San Marco Argentano, Lungro, Cariati, Cassano Jonio, Diamante e Marzi, ha voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di “garantire i diritti in Calabria per unire l’Italia”, attingendo al Recovery Fund, e chiedere un incontro con rappresentanti istituzionali per consegnare una lettera aperta scritta dal sindaco di Cariati Filomena Greco e già inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Presente a Roma anche Giuseppe Nucera, leader e presidente del Movimento La Calabria che vogliamo. L’ex Presidente di Confindustria Reggio ribadisce quelle che sono le volontà del movimento. «Abbiamo aderito con piacere ed entusiasmo alla manifestazione promossa e organizzata dal sindaco di Cariati, Filomena Greco. Il programma del nostro movimento   da sempre è incentrato sulle necessità e sulle potenzialità del nostro territorio, era importante essere presenti qui, a Roma. Il Governo può e deve fare della Calabria il più grande laboratorio europeo per l’innovazione e la sostenibilità ed evitare che il Recovery Fund si trasformi in una nuova occasione persa. Ponte sullo Stretto, infrastrutture, Alta Velocità: tutte queste –sottolinea Nucera – sono priorità per la Calabria che allo stesso tempo devono rappresentare pilastri del rilancio di tutta l’Italia. La Calabria ha bisogno di infrastrutture primarie e digitali, di garanzia dei diritti fondamentali e allo stesso tempo di investimenti nel capitale umano».

Nucera insiste sulla necessità di un grande piano di investimento «per il Sud e il nostro territorio in particolare. Non ci fermiamo – ha detto – anzi continueremo la nostra battaglia con determinazione ancora maggiore. È stata avanzata una richiesta di incontro ufficiale al Governo per il prossimo 7 ottobre. Il Movimento La Calabria che vogliamo’ sarà ancora presente, in prima fila, a fianco di chi vuole difendere la nostra terra e rilanciarla». (rp)

 

Ferrovie e strade, “la Calabria che vogliamo” chiede nuovo corso di investimenti

Il Movimento politico La Calabria che vogliamo, guidato dall’ex presidente degli industriali reggini Giuseppe Nucera, chiede un nuovo corso negli investimenti per infrastrutture e trasporti. Plaudendo ai nuovi collegamenti dei treni veloci che avvicinano la Calabria all’Italia, Giuseppe Nucera  saluta con soddisfazione l’arrivo dei Frecciarossa a Reggio Calabria ma allo stesso tempo si augura sia solo un punto di partenza nel percorso di rinascita del territorio calabrese: «Il collegamento giornaliero in Frecciarossa da e per Reggio Calabria, assieme all’arrivo di Italo in riva allo Stretto, contribuirà alla ripartenza e al rilancio dell’economia e del settore turistico della Calabria e dell’intero Sud Italia».

«Si tratta però – sottolinea Nucera – di un tassello nell’intricato puzzle di necessità che il nostro territorio da parecchi anni soffre. La Calabria si trova a vivere una fase decisiva: ha davanti un bivio che separa il rilancio del nostro territorio da una crisi devastante i cui confini non sono immaginabili. È il momento di investire in modo forte e deciso nelle infrastrutture così carenti della Calabria. Penso all’ammodernamento e completamento della rete stradale, ad esempio il tratto Bovalino-Bagnara o il megalotto della S.S. Statale 106 nel versante che collega Reggio Calabria a Locri e Roccella a Soverato».

«C’è ancora molto da fare – assicura l’ex Presidente di Confindustria Rc –sulla linea ferroviaria, specie per quella che collega la nostra regione al versante Adriatico. Sarebbe importante, anche sul piano turistico, ripristinare le linee Taurensi in disuso da anni. L’arrivo del treno Frecciarossa e di Italo deve rappresentare il punto di partenza verso la costruzione di una linea d’alta velocità. Senza una reale alta velocità infatti l’arrivo del Frecciarossa non può concretizzarsi nei fatti. La Calabria non può più rimanere ai margini, isolata, ma deve tornare a correre.

Negli ultimi giorni è tornato d’attualità il Ponte sullo Stretto, la cui possibile costruzione continua a dividere e far discutere. Giuseppe Nucera non ha dubbi: si tratta di un’infrastruttura dall’importanza nevralgica. «Sin dalla nascita del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, uno dei punti fondamentali del nostro programma riguardava la costruzione del Ponte sullo Stretto. È impensabile che un’opera di tale portata possa suscitare dubbi e incertezze. Si tratta invece di un progetto capitale per la nostra regione e l’intero Sud Italia. Dobbiamo guardare al futuro con entusiasmo e determinazione, coscienti delle possibilità che il dramma Covid-19 ci ha offerto. Adesso bisogna ripartire con la volontà di costruire una Calabria forte e all’avanguardia, che possa fare da traino per il rilancio dell’intero paese». (ed)

 

Scongiurare la catastrofe economica nel turismo: la ricetta di Giuseppe Nucera

La gravità della crisi economica che esploderà, soprattutto in Calabria, quando finirà l’emergenza sanitaria si accentua ancor di più nell’ambito del turismo. È questo, senza dubbio, il comparto più devastato dall’emergenza Coronavirus. Un giro d’affari da miliardi di euro per l’Italia il cui crollo appare verticale. Coinvolta tutta la filiera: dalle strutture ricettive agli stabilimenti balneari, senza dimenticare attività di ristorazione e tour operator. L’intera industria potrebbe perdere 120 miliardi entro la fine del 2020.

Giuseppe Nucera, ex presidente degli industriali reggini nonché ideatore del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, sottolinea come servano misure forti e immediate per evitare il tracollo in Calabria. «Non c’è tempo da perdere, bisogna immediatamente correre ai ripari. In Calabria abbiamo una stagione estiva balneare 2020 già quasi compromessa, non sappiamo quando tutte le strutture ricettive e gli stabilimenti balneari potranno riaprire e con quali modalità».

«Il danno economico già creatosi – fa notare Nucera – è devastante, bisogna mettere in campo iniziative forti e decise per fermare l’emorragia. Penso ad esempio alla legge charter, che attualmente prevede che i contributi per i tour operator non vengono erogati durante l’alta stagione. Bisogna modificare questa legge e garantire i contributi anche durante i mesi estivi così da incentivare i tour operator ad organizzare voli dall’estero nei mesi di luglio ed agosto. Inoltre, per i mesi autunnali, il contributo del 25% andrebbe raddoppiato e portato al 50%, così da spingere il turismo anche negli ultimi mesi del 2020».

Misure che favoriscano il turismo a km 0 e tassa di soggiorno da cancellare le altre proposte lanciate da Nucera: «I comuni del territorio calabrese potrebbero sospendere il pagamento della tassa di soggiorno per il 2020, in modo da incentivare i turisti a scegliere la nostra regione. Il turismo a km 0 sarà una una risorsa fondamentale in una situazione come quella che stiamo vivendo, per questo motivo servono una serie di iniziative in favore dei cittadini italiani che sceglieranno la Calabria come meta delle loro vacanze. Penso a buoni vacanza, voucher per la benzina, contributi per il pedaggi».

Secondo Nucera, «Turismo e mobilità hanno subìto uno choc della domanda sei volte superiore a quello dell’11 settembre. C’è disponibilità di fondi europei dai quali attingere, sarebbe un’opportunità per l’intera filiera, ma si tratta soltanto di una delle iniziative da mettere in campo». Per questa ragione Nucera si rivolge al Governo regionale, chiedendo una comunicazione decisa e propositiva assieme ad uno sforzo deciso in materia di strutture sanitarie. «La nostra regione, fortunatamente, è tra le meno colpite dalla diffusione del Coronavirus. La Calabria può e deve ospitare nei prossimi mesi tutti i turisti provenienti dal nord e dall’estero, per farlo però bisogna dare un messaggio forte. La Regione Calabria – dice il responsabile del movimento La Calabria che vogliamo Nucera – deve farsi portavoce attraverso spot rassicuranti, che riescano ad abbinare alle numerose bellezze del nostro territorio anche la sicurezza sul tema sanitario. Chi sceglierà la Calabria per trascorrere le proprie vacanze, deve sapere che lo farà in una regione organizzata, che assicura in caso di bisogno cure in strutture sanitarie all’altezza. Per farlo serviranno i salti mortali, ma si tratta di un aspetto fondamentale. La Calabria si trova davanti a un bivio, bisogna lavorare in modo incessante e le delibere adottate dal governo regionale nelle ultime settimane vanno nella giusta direzione».  (re)

Il turismo della Calabria in ginocchio per il coronavirus: appello di Giuseppe Nucera

L’imprenditore turistico Giuseppe Nucera, già presidente degli industriali reggini e oggi a capo del Movimento La Calabria che vogliamo stigmatizza la gravissima situazione che anche nella nostra regione il turismo dovrà scontare a causa del coronavirus.

«Il panico e il timore legato al coronavirus – ha dichiarato Nucera – sta distruggendo l’economia italiana. I numeri sono impressionanti: Venezia perde il 40%, la Riviera romagnola crolla del 60-70% e teme anche per l’estate, crisi nera per la montagna in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte. Non solo le regioni del Nord sono interessante da questo triste fenomeno ma anche il nostro territorio.

«Il turismo calabrese, già in difficoltà per la mancanza di politiche adeguate, appare in ginocchio davanti alla pioggia di disdette e crollo delle prenotazioni. Da imprenditore nel campo del turismo oltre che ex presidente di Confindustria Reggio, non posso che evidenziare la preoccupazione per una situazione che rischia di diventare disastrosa per l’economia italiana e calabrese in particolare. Chiedo al Governo nazionale, considerata la situazione di estrema gravità, di adottare provvedimenti per tamponare l’emergenza, sospendendo il pagamento di tasse, contributi e mutui ed estendendo l’area d’intervento dei fondi di integrazione salariale. È necessario un intervento urgente, in caso contrario la maggior parte delle imprese saranno costrette a ridurre il personale o addirittura a chiudere i battenti.

«Il movimento ‘La Calabria che vogliamo’ – ha detto Nucera – si rivolge alla Regione Calabria chiedendo la nomina dell’Assessore al Turismo e la convocazione delle associazioni del settore turismo e i tour operator incoming, decisioni da prendere nell’immediato per evitare il tracollo del settore turistico calabrese, fondamentale per la nostra economia. La Calabria finora non è stata interessata da nessun caso di persona positiva al Coronavirus, in ogni caso medici, esperti, e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità hanno invitato i cittadini a valutare la situazione con la dovuta attenzione, senza abbandonarsi però ad un panico immotivato.

«In attesa di capire l’evoluzione legata alla diffusione del Coronavirus, è essenziale limitare i danni devastanti che sta creando al turismo. Per questo motivo le misure di contrasto da attuare da parte del governo nazionale e della Regione Calabria devono essere immediate», ha concluso Nucera. (rp)

IDEE / Giuseppe Nucera: «Il fallimento della politica turistica: a Reggio manca una strategia»

I nostro focus sui 227mila visitatori del Museo dei Bronzi ha suscitato un interessante dibattito in campo politico. Giuseppe Nucera, già presidente degli industriali reggini ed ex candidato governatore alle prossime elezioni regionali (si è ritirato perché non è riuscito a fare una sua lista: «mettere miei candidati o entrare io in altre liste non l’ho mai pensato, avrei tradito “la Calabria che vogliamo”») con una grande esperienza nel campo dell’imprenditoria turistica, ci ha inviato una nota che permette di analizzare meglio i dati contenuti nell’articolo.

«Ben 227 mila visitatori nel 2019, – osserva Nucera – un dato straordinario quello registrato dal Museo Archeologico di Reggio Calabria ma che, se confrontato con i numeri delle presenze nelle strutture ricettive, evidenzia la mancanza di una strategia che trattenga e/o faccia pernottare a Reggio Calabria i visitatori del Museo. È il fallimento della politica turistica, che mostra in modo eloquente la mancanza di programmazione. La “Reggio città turistica” da me pensata partiva da presupposti e ragionamenti imprenditoriali che mettevano al centro le peculiarità del territorio. Reggio Calabria e tutta l’area metropolitana custodiscono un tesoro di bellezze da far conoscere e valorizzare: sono innumerevoli le possibilità per i turisti di ammirare luoghi di cultura e bellezze che il mondo ci invidia. Penso a Scilla, Gambarie, Pentedattilo, la Vallata dell’Amendolea, la Sinagoga di Bova, la Villa Romana a Casignana o ancora gli scavi di Locri, Gerace, Mammola, Stilo il convento ortodosso di Bivongi e tanto altro. Serve una politica turistica che guardi ad un turismo della terza età nella bassa stagione e famiglie e giovani nel periodo estivo. Per farlo servono grandi investimenti e una mirata promozione da fare fuori dalla Calabria, con workshop e incontri con buyer e tour operator», sostiene Giuseppe Nucera leader del Movimento ‘La Calabria che vogliamo’.

Giuseppe Nucera
L’imprenditore turistico Giuseppe Nucera

«Sarà proprio il turismo, la visione e realizzazione di una ‘Reggio città turistica’, il primo punto nel programma di ‘La Calabria che vogliamo’ alle prossime elezioni comunali reggine. Reggio Calabria ha la fortuna di avere porto e aeroporto incorporati e quindi consente a chi sta per più giorni di potere arrivare alle isole Eolie, andare sull’Etna o a Taormina con semplicità. Abbiamo un territorio che Madre Natura ha predisposto proprio per chi vuole trascorrere un lungo periodo di vacanza qui in riva allo Stretto. Da queste considerazioni nasceva l’idea proposta 15 anni fa di ampliare l’offerta dei posti letto, trasformando le scuole del Lungomare in diverse strutture ricettive. Nonostante una raccolta di firme da me promossa  – ricorda Nucera – il progetto non andò in porto. Ma è questa la visione che serve, Reggio ha bisogno di questo tipo di idee per poter davvero sviluppare concretamente il progetto di una città turistica. Tutto questo è fattibile, anche grazie alle possibilità offerte dall’essere una città metropolitana. Bisogna puntare in modo forte e deciso su questo settore, così da creare ricchezza e offrire possibilità occupazionali ai nostri giovani, spesso costretti ad emigrare altrove». (gsp)

 

Nucera (candidato governatore): «Il Governo vuole sottrarre risorse alla Zes di Gioia»

Il candidato governatore Giuseppe Nucera (La Calabria che vogliamo) mette in allarme sul tentativo del Governo di sottrarre risorse alla ZES di Gioia Tauro.

«In Calabria le risorse ci sono e continuiamo a chiederne sempre di nuove, puntualmente queste però non vengono spese. Il caso della ZES – afferma Giuseppe Nucera – rischia di diventare la solita occasione mancata. Il Governo ha le sue grandi responsabilità verso il Mezzogiorno e la Calabria, e tentare di spalmare su tutto il Meridione le poche risorse destinate per le zone speciali economiche, è l’ennesima testimonianza della mancanza di visione. Sembra che si stia facendo il gioco delle tre carte, cercando di accontentare tutti con delle poche briciole. Qualcuno si ricorderà delle vacche di Fanfani, che venivano spostate per tutta la Calabria prima che il Ministro venisse a fare visita».

Giuseppe Nucera
Giuseppe Nucera

«Il Mezzogiorno – afferma il candidato governatore di La Calabria che vogliamo – è una cosa seria, la Calabria ha bisogno di grandi investimenti e grandi infrastrutture. Ha bisogno di snellire le procedure di spesa. La Regione ha le sue responsabilità, ma chi è maggiormente responsabile è l’Autorità Portuale. Non ho visto ancora un’iniziativa indirizzata alla ricerca di imprenditori all’estero, cosa che ha fatto l’Autorità Portuale di Napoli con delle missioni mirate. Ma non è solo questo. Bisogna incidere profondamente nelle cause che impediscono l’arrivo qui di imprenditori, e una di queste è la reputazione. Finché c’è questa cattiva nomea di Gioia Tauro, o fin quando i giornali a nove colonne parleranno solo di cronaca nera e non di possibilità o opportunità che ci sono, non si può sperare che dalla sera alla mattina arrivino mecenati a rischiare i loro capitali».

«L’azione della Magistratura – prosegue Nucera – è importantissima e sta svolgendo un lavoro eccellente, a Gioia Tauro e in tutta la Calabria. Ma non basta solo questo. È tutta un’intera classe politica dirigente che deve rimboccarsi le maniche ed agire. Io penso che anche la stessa Città Metropolitana avrebbe potuto e dovuto, chiedere le ragioni di questi ritardi della spesa dell’avvio della ZES. Gioia Tauro non può continuare ad essere individuata come terra di ‘Ndrangheta e malaffare. Va messa in campo un’azione forte di comunicazione per far conoscere tutte le opportunità. La ‘Ndrangheta c’è qui cosi come al Nord o in Germania. Non è solo la Calabria il punto debole. Qui ci sono Stato e Magistratura che hanno creato a Gioia Tauro un presidio di legalità, e bisogna darne atto. Allo stesso tempo non si può però buttare l’acqua sporca con il bambino. Invitiamo il governo a mantenere gli impegni di spesa verso le Zone Economiche Speciali, ad aumentare l’attenzione ed il controllo. Lo sviluppo passa attraverso l’alta velocità che non si può fermare a Salerno, o anche dalla costruzione del Ponte Sullo Stretto».

«Il Mezzogiorno – ribadisce Nucera – può avere un ruolo importante nello sviluppo del nostro paese. Noi del Movimento “La Calabria che vogliamo” siamo convinti del percorso che bisogna fare e porteremo nel Governo della Regione Calabria la carica e la “calabresità” di uomini del fare che vogliono incidere sul futuro di questa terra, pesando ed intervenendo nelle scelte nazionali. Invitiamo tutti i parlamentari di ogni colore politico, di unirsi sotto la bandiera dell’amore verso la Calabria per fare una battaglia in parlamento per far si che gli impegni presi e le spese destinate al nostro territorio non vengano abbattute ma eventualmente aumentate». (rp)