LA CALABRIA HA LA SUA LEGGE CONTRO LA
POVERTÀ EDUCATIVA: È LA PRIMA IN ITALIA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – È una «pagina storica per la Calabria», l’approvazione del Sistema Integrato Istruzione Zero-Sei contro la povertà educativa. Una legge tanto attesa ma che, da adesso, dovrebbe contribuire a migliorare la grave situazione nella nostra regione, permettendo a tanti bambini e bambini, ragazze e ragazze, di avere le stesse opportunità dei loro coetanei del resto d’Italia.

Un risultato brillante – e che ha anche il suo primato, essendo la Calabria la prima regione ad aver approvato questa legge – e tanto atteso, raggiunto grazie alla vicepresidente della Regione, Giusi Princi, perché, «la questione del sistema educativo zero-sei è stata fin da subito attenzionata da questo governo regionale».

Adesso, «dopo 11 anni, abroghiamo la legge regionale 15 del 2013 che ha impedito di dare attuazione al sistema integrato di istruzione e, fino ad ora, di allinearci alla normativa nazionale e di usufruire delle relative risorse», ha detto ancora Princi, sottolineando come «ora, infatti, dopo i 15 milioni di euro cofinanziati dalla Regione Calabria che hanno permesso di accedere allo stanziamento complessivo ministeriale che ammonta ad 80 milioni di euro e che saranno destinati ad attivare asili nido, sezione primavera e centri educativi per l’infanzia, per i prossimi anni, nell’ambito del piano d’azione del Dipartimento istruzione, abbiamo previsto 22 milioni di euro che implementeranno le sezioni primavera nelle aree interne e prevedranno voucher da destinare a famiglie meno abbienti per poter usufruire della gratuità degli asili».

Questa legge, infatti, contribuirà a colmare il gap della povertà educativa territoriale legata all’infanzia: in Calabria, infatti, solo il 3% di bambini e bambine usufruisce di asili nido o servizi educativi per l’infanzia. L’Osservatorio Regionale Istruzione e Diritto allo Studio, infatti, ha rilevato come «solo 54 comuni su 404 presentano un reddito pro capite superiore a quello medio regionale. Se analizziamo la percentuale dei contribuenti con reddito superiore a 15 mila euro solo in 14 casi risulta essere superiore del 50,1%».

«I comuni maggiormente vulnerabili dal punto di vista economico, ovvero che si caratterizzano per la presenza di una quota rilevante di contribuenti con un reddito inferiore a 15 m€, sono Platì (Ats Locri) e Verbicaro (Ats Praia a Mare/Scalea) in cui la quota si attesta rispettivamente ali’ 81 % e ali’ 80%. Seguono, poi, 114 Comuni afferenti a 25 Ats (su 32) in cui più del 70% dei contribuenti ha dichiarato un reddito inferiore a 15 m€; e 221 comuni afferenti a 18 Ats, in cui la quota è compresa tra il 60% ed il 70%».

Per l’Osservatorio, poi, «un’altra variabile da considerare è, certamente, il tasso di occupazione femminile», da cui è emerso che «nel 2020 in Calabria risultano occupate 527.050 persone, di queste solo il 35,4% sono donne. Dal 2018 al 2020 il numero di donne occupate ha subito una flessione di 1,5 punti percentuali corrispondente in valore assoluto a -16.504 persone».

Quello dell’occupazione femminile, infatti, è un dato chiave, in quanto, come rilevato dalla Svimez, infatti, nell’ultimo numero di Informazioni, dedicato ad asili nido e infrastrutture scolastiche, «stime recenti della Banca d’Italia confermano che nelle province italiane il tasso di attività delle madri di bambini con meno di tre anni tende a crescere con la disponibilità di servizi di assistenza alla prima infanzia a parità di caratteristiche individuali delle madri (età, titolo di studio, nazionalità). La qualità delle infrastrutture scolastiche favorisce l’accumulazione di capitale umano determinando il successo dei processi di apprendimento sin dalle prime fasi dei percorsi di studio. A tale riguardo, numerosi studi evidenziano come la frequenza dell’asilo nido promuova lo sviluppo delle abilità cognitive e non cognitive dei bambini, soprattutto nei contesti di fragilità familiare».

Nella nostra regione, infatti, al 31 dicembre 2022 risultano attivi in Calabria 309 servizi per l’infanzia con una disponibilità complessiva di 5.838 posti autorizzati al funzionamento. Complessivamente i Comuni nei quali risultano servizi attivi sono 118 (pari al 29,2% dei comuni calabresi), mentre i Comuni senza sono 286 (pari al 70,8%). Per quanto riguarda la titolarità, dalla rilevazione realizzata dalla Regione Calabria è emerso che il 25,6% dei servizi afferisce al settore pubblico, che offre all’utenza il 30, 7% dei posti complessivi.

Dall’analisi per Ats, poi, sono emersi cinque gruppi, in cui «Ats in cui l’offerta è solo privata (6 Ats): Amantea, Mesoraca, Rosarno, Serra San Bruno, Soverato, Villa San Giovanni; Ats  in cui l’offerta è solo pubblica (2 Ats): Cariati e Soveria Manelli; Ats misti ma con prevalenza della componente privata (18 Ats) (superiore al 50% ): Castrovillari, Catanzaro, Caulonia, Cirò Marina, Corigliano-Rossano, Cosenza, Crotone, Locri, Montalto Uffugo, Paola, Polistena, Praia a Mare/Scalea; Reggio Calabria, Rende, San Marco Argentano, Spilinga, Taurianova, Vibo Valentia; Ats misti ma con prevalenza della componente pubblica (3 Ats) (superiore al 50%): Rogliano, San Giovanni in Fiore, Trebisacce; Ats in cui l’offerta è omogenea (50 % pubblica e 50% privata) (1 Ats): Lamezia Terme».

«L’offerta – viene rilevato – si compone principalmente di nidi (143 servizi censiti, pari al 46,3% dei servizi per l’infanzia) con il 54% dei posti autorizzati; seguono i micronidi (I 06, pari al 34,5%) con il 28, l % dei posti autorizzati e le sezioni primavera (25), che rappresentano 1’8, 1 % dei servizi per l’infanzia con 7,4% posti autorizzati. Rispetto al 31.12.2021 si rileva: un incremento dei posti autorizzati per i micronidi (da 1.041 a 1.643) e un decremento dei posti autorizzati sia per i nidi (da 3.506 a 3.153) che per le sezioni di primavera (da 457 a 434).

Dall’analisi dei dati fomiti dai comuni sui posti autorizzati emerge che in Calabria la copertura dei posti disponibili rispetto al potenziale bacino di utenza – ovvero i bambini residenti da O a 2 anni di età – si attesta al 31.12.2022 al 14,4% (al 31.12.2021 era pari al 13,5%), ben distante, quindi, dall’obiettivo per raggiungere l’obiettivo del 33% previsto (D.LGS. 65/2017, art. 4, c. I, lett. a.). Analizzando i dati per Ats, emerge che solo l’Ats di Cirò Marina con il 56,6% raggiunge l’obiettivo.

Gli Ats che registrano valori superiori a quello regionale, seppur lontani dal parametro fissato al livello europeo e nazionale del 33%, sono: Rogliano (25,9 %), Castrovillari (23,2%), Rende (21,8%), Caulonia (20,7%), Montalto Uffugo (20,2%). Gli Ats che presentano una bassa copertura sono: Melito Porto Salvo – che come abbiamo evidenziato al 31.12.2022 non presenta servizi per l’infanzia – Spilinga (4,6%), Trebisacce (5,6%), Lamezia Terme (6,9%).

Numeri e dati che indicano come la Calabria sia lontana dal parametro fissato al livello europeo e nazionale del 33%3, dei bambini sotto i 3 anni che dovrebbero usufruire dei servizi per l’infanzia. A questo deve necessariamente legarsi anche la problematica connessa alle proroghe sistematiche della legge regionale n.15 del 2013 circa l’adeguamento dei requisiti strutturali ed organizzativi previsti dalla stessa legge e dal relativo regolamento di attuazione.

«Il mancato adeguamento di molte strutture ha certamente inciso sui procedimenti di autorizzazione e accreditamento quindi, per l’effetto, sulla determinazione dei posti complessivamente disponibili», si legge nel testo del disegno di legge, composto da 28 articoli ed elaborato  Tavolo di lavoro, appositamente istituito presso il Dipartimento regionale istruzione e coordinato dalla dirigente di settore Anna Perani, rappresentato dall’Ufficio scolastico regionale (Usr), dalla Federazione italiana scuole materne (Fism), dall’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), dai rappresentanti degli ambiti territoriali sociali, da una rappresentanza di dirigenti scolastici in quiescenza e non.

«L’obiettivo – ha spiegato la vicepresidente Princi – è di definire il sistema integrato per conseguire la continuità del percorso educativo dallo zero ai sei anni, attraverso il potenziamento dei servizi di nido, micro nido, sezioni primavera, servizi integrativi per l’infanzia. Si vuole, pertanto, consolidare e ampliare l’offerta del numero dei posti, prevedendone la gratuità per i meno abbienti, per il progressivo raggiungimento della copertura del 33% della popolazione nella fascia di età zero tre anni, così da ridurre il gap esistente con le altre regioni, attraverso la ridefinizione dei requisiti strutturali ed organizzativi. È previsto, altresì, il miglioramento della qualità del sistema attraverso la formazione permanente di tutto il personale in servizio».

«Questo nuovo disegno di legge – ha concluso – si propone, inoltre di realizzare una governance di sistema tra Regioni, Comuni e Ufficio scolastico regionale, con azioni di raccordo e collaborazione interistituzionale, in continuità del percorso già avviato con i Protocolli d’intesa sottoscritti tra Regione, Usr e Anci». (ams)

Vel, il progetto che vuole contrastare la povertà educativa con la sinergia pubblico-privata

Si chiama Vel –  vettori educativi per il lifelong learning il progetto che vuole contrastare la povertà educativa attraverso una sinergia pubblico-privata che valorizza competenze e relazioni che vede il Centro Calabrese di Solidarietà come Ente capofila e finanziato dall’Agenzia per la Coesione Territoriale fondi 2022.

Il progetto, presentato nei giorni scorsi all’Istituto “Petrucci-Maresca-Ferraris” di Catanzaro, vuole promuovere l’alleanza, le competenze e la capacità d’innovazione della Comunità educante della zona Catanzaro Sud attraverso l’attivazione di spazi pedagogici, culturali, d’inclusione sociale e di ristrutturazione delle relazioni con il territorio volti a contrastare la povertà educativa, la dispersione scolastica e i rischi di emarginazione sociale a cui potrebbero essere destinati i minori residenti.

Ad illustrare i particolari del progetto, nel corso di una conferenza stampa: Andrea Barbuto, coordinatore di progetto  – Centro Calabrese di Solidarietà Ets (capofila di progetto); Manuela Viola, referente di Fondazione Albero della Vita (partner di progetto) e staff educativo; Caterina Chiarella, referente dell’I.I.S. Petrucci-Ferraris-Maresca (partner di progetto); Livia Perri, referente dell’IC Don Milani (partner di progetto); Serafino Marsico, operatore di Scuola Attiva (partner di Progetto); Massimiliano Valente, operatore di Scuola Attiva (partner di Progetto).

Beneficiari diretti delle azioni di progetto – della durata di 18 mesi di cui è capofila il Centro Calabrese di Solidarietà – saranno 250 minori tra gli 11 e i 17 anni. Ad entrare nel merito dell’iniziativa, Andrea Barbuto che ha portato i saluti della presidente Del CCS Isolina Mantelli e ringraziato tutti i partner, anche quelli non presenti alla conferenza stampa vale a dire l’Its Cadmo e il Centro Giustizia Minorile di Catanzaro.

«Grazie ad un partenariato pubblico/privato espressione della relazione con la comunità locale di riferimento, si valorizzeranno le abilità e le competenze degli attori locali (compresi i beneficiari diretti degli interventi) – ha spiegato nel dettaglio Barbuto – si implementeranno percorsi di rafforzamento competenze legate alle stem e presidi territoriali volti ad innescare dinamiche orientative funzionali al posizionamento dei minori rispetto al futuro».

«La Fondazione L’Albero della Vita – ha spiegato Manuela Viola – è impegnata nella tutela dei diritti dei minori a livello nazionale e internazionale da oltre 25 anni. Attualmente, sta concludendo un percorso di educazione al dibattito avviato in una scuola e nell’Istituto Don Milani, coinvolgendo sei classi con l’obiettivo di formare gli studenti allo strumento del dibattito».

Il dibattito è visto come uno strumento per «trasformare l’esperienza scolastica in un impegno attivo nel territorio, coinvolgendo i ragazzi a 360 gradi per contrastare la povertà educativa. Il progetto si configura come un programma che coinvolge il territorio, con ragazzi attivi in diverse azioni, anche attraverso figure professionali come esperti di teatro».

Il progetto mira a individuare e supportare la categoria più svantaggiata, coinvolgendo i ragazzi in un percorso alla scoperta del talento territoriale.

«A partire da gennaio – spiega ancora – puntiamo a stimolare i ragazzi a partecipare a questo percorso, lavorando sul piano socio-affettivo per orientarli nella scoperta e potenziamento delle proprie capacità. Parallelamente, l’attività nella scuola rimarrà fissa, con uno spazio di orientamento attivato già ad ottobre nei due istituti. Lo staff educativo incontra settimanalmente i ragazzi per discutere delle difficoltà legate al mondo scuola, collaborando con il centro calabrese e i colleghi di scuola attiva. Il lavoro, apparentemente separato, è perfettamente allineato per garantire un intervento completo e sinergico».

Sull’argomento è intervenuta anche la professoressa Caterina Chiarella, referente del progetto per l’Istituto Petrucci-Maresca-Ferraris che ha portato anche i saluti della dirigente scolastica Elisabetta Zaccone.

«Siamo orgogliosi di essere partner di questo progetto incentrato sulle life skills, competenze psicosociali sempre più richieste nel mondo del lavoro. La scuola – ha detto ancora – deve adattarsi ai bisogni attuali e collaborare con realtà territoriali come associazioni e fondazioni. Seguiamo i sette saperi necessari per il futuro di Edgar Morin e riteniamo che la scuola sia l’ambiente ideale per insegnare competenze trasversali, fondamentali per la vita di oggi. I ragazzi hanno sperimentato una didattica innovativa, utilizzando metodologie come il debate, il cooperative learning e il circle time. Questi approcci hanno potenziato le life skills, favorendo l’apprendimento attivo e la collaborazione di gruppo. Ringraziamo i partner per la collaborazione seria e la partecipazione a progetti di qualità, sperando di ottenere risultati significativi anche in questa nuova iniziativa».

Massimiliano Valente, Educational Specialist e socio di Scuola Attiva ha portato i saluti di Simona Frassone la presidente della cooperativa di Roma specializzata in progetti finanziati per le scuole. «Nel contesto delle STEM, offriremo un approfondimento su robotica, intelligenza artificiale e tecnologie, non solo dal punto di vista tecnico ma anche etico ed educativo. I moduli riguardano l’etica delle tecnologie e la robotica educativa. Vogliamo che i ragazzi applichino le competenze apprese anche al di fuori della scuola – ha spiegato ancora Valente –. È un’opportunità per i ragazzi di imparare e applicare le conoscenze in modo pratico».

«La nostra esperienza nella programmazione ci permette di trasferire competenze e stimolare l’interesse dei ragazzi, rendendo l’apprendimento divertente e significativo per il loro futuro. Non dobbiamo dare per scontato che siano nativi digitali, ma dobbiamo fornire un approccio di qualità per sviluppare le competenze necessarie per il domani».

La professoressa Livia Perri dell’Istituto Comprensivo Don Milani Sala di Catanzaro ha portato i saluti della dirigente, professoressa Cinzia Emanuela De Luca.

«Riconosciamo, dal mondo della scuola, l’emergenza educativa evidenziata e apprezziamo l’attenzione dei partner presenti nell’individuare questa problematica, che non può essere più ignorata né trascurata – ha detto ancora –. Oltre all’analisi lucida della situazione, credo che l’adozione di strumenti come il progetto Vel sia uno degli interventi più efficaci. Nella nostra scuola, da qualche mese, abbiamo avviato due attività: un supporto didattico extracurriculare coinvolgente otto classi di prima e seconda, e uno sportello d’ascolto motivazionale di supporto allo studio e orientamento alle scuole superiori, riscontrando notevoli difficoltà e insicurezze tra gli studenti».

«Queste iniziative sono in linea con le indicazioni ministeriali per la realizzazione di un curriculum di orientamento – ha concluso – che comincia già dalla prima classe e contribuisce alla creazione di un portfolio. Serve la consapevolezza che la tecnologia va utilizzata in modo consapevole. Il confronto e l’aiuto nell’uso di questa tecnologia non possono che contribuire positivamente alla formazione dei nostri studenti». (rcz)

A Siderno si è parlato della povertà educativa

di ARISTIDE BAVACombattere la povertà educativa è una necessità del territorio calabrese. Di questo si è parlato presso l’istituto superiore Guglielmo Marconi di Siderno, dove si è tenuto un’incontro programmatico del progetto Locride educante 4.0, iniziativa selezionata da “Con i Bambini” impresa sociale nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. L’evento è servito a ribadire la necessità di costruire in sinergia un sistema di “comunità educante” della Locride grazie ai tanti partecipanti che collaborano al progetto con passione  e attenzione, molti dei quali hanno preso parte all’ intenso dibattito che ha caratterizzato l’incontro.

Tra gli altri anche Marco Rossi Doria considerato grande esperto di politiche educative e sociali, che è stato anche sottosegretario all’Istruzione del Governo Monti, il quale ha offerto agli studenti e a tutti gli altri partecipanti profondi spunti di riflessione  e molte piste di lavoro da seguire. Il progetto è finalizzato a co-costruire un sistema territoriale di comunità educante capace di contrastare la rilevante povertà educativa che si registra nel comprensorio della Locride.

Allo stesso partecipano enti di terzo settore, enti pubblici ed istituti scolastici del territorio, con la precisa convinzione che la scuola, anche se rimane  attore chiave ed indispensabile debba avere anche una stabile collaborazione con l’extra scuola, e in particolare con tutte le agenzie educative operanti nel territorio. Il tutto con la necessità di correggere il circolo vizioso tra la debolezza del capitale sociale, l’elevato tasso di povertà educativa e il basso tasso di adesione alla cultura della legalità.

Anche per questo è stata molto importante la presenza di Marco Rossi Doria, che è, pure,  presidente dell’Impresa sociale “Con i bambini” oltre ad essere considerato tra i maggiori esperti europei nel campo delle politiche educative. L’evento è stato coordinato da Francesco Mollace, coordinatore del progetto e portavoce del Forum Territoriale del Terzo Settore. In apertura la sindaca di Siderno Maria Teresa Fragomeni ha portato il suo saluto all’importante evento evidenziando l’importanza del progetto. A margine del convegno si è tenuto un laboratorio parallelo di studenti del territorio che con metologia world cafè hanno elaborato le loro idee sul tema della costruzione della comunità educante.

Tra gli altri sono intervenuti Federica Roccisano, il consigliere Metropolitano di Reggio Calabria, Domenico Mantegna, il  sindaco di Caulonia presidente dell’Ambito territoriale per il sociale, Francesco Cagliuso, la dirigente scolastica Maria Giuliana Fiaschè, il dirigente dell’Ipsia di Siderno, Gaetano Pedullà, la direttrice dell’USSM di Reggio Calabria, Rosa Maria Morbegno, che ha presentato i dati relativi ai minori del circuito della giustizia minorile, Francesca Ferrigno del Cismai, Daniela Diano dell’associazione Sinapsi,  Giuseppe Belcastro del Forum territoriale del terzo settore della Locride e Raffaella Rinaldis, della Consulting Prodest. (ab)

 

Presentato il progetto contro la povertà educativa della Diocesi e Caritas di Lamezia

Si chiama OffLab – Officine Laboratoriali per il contrasto alla povertà educativa il progetto presentato nel corso di una conferenza stampa che vede coinvolti in partenariato: Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in qualità di capofila; Caritas diocesana di Lamezia Terme, cinque istituti comprensivi statali della Diocesi di Lamezia Terme.

All’incontro, tra gli altri, erano presenti il sindaco, Paolo Mascaro, con gli assessori Giorgia Gargano e Teresa Bambara; Antonella Mongiardo, dirigente dell’Istituto comprensivo “Manzoni-Augruso”; Daniela Quattrone, dirigente dell’Istituto comprensivo “don Saverio Gatti”.

«Si avvia un progetto – ha detto il Vescovo, monsignor Serafino Parisi – con la finalità precisa del contrasto alla povertà educativa e per una fascia di età molto critica. Si entra dentro le cosiddette periferie esistenziali, anche se questo termine non mi piace, per crearne centri di interesse in cui fare emergere cose belle».

Quindi, nel rammaricarsi del fatto che «ci sia ancora bisogno di interventi come questi» a dimostrazione che «esistono ancora sacche di povertà che devono essere eliminate», monsignor Parisi ha sottolineato la necessità di «intervenire sulle cause della povertà, non solo economica o materiale ma anche culturale».

Di “diverse facce della povertà”, ha poi parlato don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas Diocesana, che ha anche spiegato come la Caritas abbia una sorta di osservatorio privilegiato per analizzare tali fenomeni «grazie anche al lavoro dei parroci che operano sul territorio e raccolgono le istanze della aree in cui operano. Quello di stasera – ha aggiunto don Fabio – non è solo un progetto che parte ma parliamo di una progettualità più ampia alla quale guardiamo per avviare processo che diano risposte ai bisogni senza creare assistenzialismo ma entrando in contatto con la persona per ascoltarla, accoglierla, rindirizzarla, e con le diverse esigenze del territorio».

Il progetto, infatti, come spiegato dalla coordinatrice, Alessandra Cugnetto, «è stato pensato per intervenire sulla povertà educativa dilagante in alcune aree della città di Lamezia Terme e di alcuni comuni dell’hinterland. L’idea è quella di proporre ai bambini e ai ragazzi, appartenenti alla fascia d’età 5-10 anni, il concetto di “Officina Laboratoriale” con tre aree tematiche di riferimento: arte-creatività con laboratori di teatro, fotografia e manualità con la realizzazione di laboratori di teatro, teatro di strada, fotografia e manualità; sport con laboratori di arrampicata, calcio e basket con la realizzazione di attività di arrampicata e giochi di squadra quali il calcio e il basket; cittadinanza attiva con incontri, testimonianze e narrazioni per imparare il concetto di diritti umani».

Ogni attività prevista dalle Officine, darà vita ad una sorta di output finale (cortometraggio, breve spettacolo teatrale, tornei sportivi, raccolta di testimonianze…).

«Trasversalmente – ha poi spiegato Cugnetto – verranno proposti percorsi di supporto alla genitorialità, in tutte le scuole e le parrocchie che si prevede di coinvolgere. Lo scopo del laboratorio sulla genitorialità è quello di sostenere i genitori  ad instaurare  o migliorare il dialogo con i propri figli e, nello stesso tempo,  sensibilizzare e informare la popolazione locale e l’opinione pubblica sulle tematiche relative alla povertà  educativa, alla corresponsabilità e alla difesa dei diritti dei bambini, soprattutto dei più svantaggiati che vivono in  contesti difficili. Il laboratorio di supporto alla genitorialità prevede la realizzazione  di incontri con figure di professionisti specializzati sulle tematiche da affrontare quali psicologi, pediatri, pedagoghi. Saranno realizzati eventi di sensibilizzazione specifici in occasione delle giornate internazionali dei Poveri, dei disabili, dei migranti e dei rom». (smg)

 

Approvati protocolli tra Regione, Ufficio Scolastico e Anci contro povertà educativa

Sono stati approvati, dalla Giunta regionale presieduta da Roberto Occhiuto, i protocolli d’intesa tra la Regione, Ufficio Scolastico regionale e Anci contro la povertà educativa.

Lo ha reso noto la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, sottolineando come «per la prima volta la Regione Calabria è impegnata realmente a contrastare la povertà educativa legata all’infanzia, dando seguito al Dlg numero 65/17 istitutivo del Piano nazionale pluriennale del sistema integrato di educazione e di istruzione. Rispondiamo, pertanto, concretamente ai bisogni di realizzare adeguati servizi per la prima infanzia, contribuendo alla diffusione di una cultura attenta alle potenzialità dei bambini da 0 a 6 anni, in coerenza con il principio della continuità educativa».

Il primo protocollo prevede la costituzione e il funzionamento dei Poli per l’infanzia e la promozione dei coordinamenti pedagogici territoriali, nell’ambito del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a 6 anni.

Nello specifico, il protocollo impegna tutti i sottoscrittori a definire le linee di indirizzo generali per la costituzione e il funzionamento dei Poli per l’infanzia, nonché la promozione dei coordinamenti pedagogici territoriali, ed anche la formazione congiunta delle figure professioni impegnate nel sistema integrato in raccordo con il Piano nazionale di formazione.

I Poli educativi per l’infanzia, per l’attivazione dei quali sono previste apposite risorse, potranno comprendere nidi e micronidi, sezioni primavera e scuole dell’infanzia e potranno essere costituiti anche presso istituti comprensivi. Verrà data priorità ai territori costituiti da Comuni periferici caratterizzati dalla presenza di indicatori di disagio socio-economico e povertà culturale.

«Si tratta di un documento programmatico di estrema valenza – ha evidenziato la vicepresidente Princi – perché chiama a raccolta i diversi attori del territorio, Usr e Anci in rappresentanza dei Comuni, per pianificare, insieme alla Regione, i servizi educativi che forniamo alle famiglie calabresi per la fascia di età più tenera e, allo stesso tempo, più bisognosa di un percorso educativo adatto alle esigenze dei bimbi in tenera età».

L’altro protocollo, invece, interesserà la Regione e l’Ufficio scolastico regionale per la definizione dell’offerta per i servizi educativi “sezioni primavera”. Con questo atto viene sostenuta l’attivazione delle cosiddette sezioni primavera, per i bambini di età compresa tra i 24 e i 36 mesi, integrate ed aggregate alle attuali strutture delle scuole dell’infanzia statali e paritarie (comunali e private paritarie), di nidi d’infanzia gestiti direttamente dai Comuni o da soggetti in convenzione con i Comuni, ovvero dagli stessi appositamente autorizzati.

«Continua il percorso di programmazione – ha aggiunto la vice presidente – a garanzia dei servizi educativi per le fasce giovanili della scuola calabrese con un impegno che ci vede coinvolti anche nella pianificazione di oltre 5 milioni di euro, recuperati da finanziamenti inattivi del 2018, che aggiunti agli oltre 60 milioni messe in campo fino al 2025, permetteranno, alle scuole dell’infanzia nella fascia 0-6 ANNI, ed alle nuovi sezioni primavera, un’opportuna progettazione».

«La delibera approvata prevede proprio una riprogrammazione di fondi – ha detto ancora – con previsione di interventi a favore delle scuole dell’infanzia paritarie comunali, di quelle dell’infanzia paritarie a gestione privata, e anche delle scuole dell’infanzia statali».

«Si tratta – ha specificato Princi – di un programma di dettaglio messo in campo dal Dipartimento Istruzione, Formazione e Pari opportunità, guidato da Maria Francesca Gatto, attraverso il Settore Istruzione diretto dalla dirigente Anna Perani, che ringrazio per il lavoro svolto congiuntamente al gruppo di lavoro interistituzionale, costituito in seno all’osservatorio regionale per il diritto allo studio. Una delle più importanti mission del presidente Occhiuto e di tutta la Giunta regionale è quella di garantire a tutti i bambini dell’età prescolare pari opportunità di sviluppo e di superamento delle disuguaglianze e delle barriere territoriali, sociali, culturali ed economiche».

«Riusciremo –ha concluso – a fare della Calabria una regione a misura di bambino, grazie al grande lavoro di squadra che sta caratterizzando questo ambizioso traguardo e che, oltre la Regione, vede in prima linea l’Ufficio scolastico Regionale e tutti gli Ambiti territoriali sociali». (rcz)

POVERTÀ EDUCATIVA: AI BIMBI CALABRESI
SOLO 149 € PRO-CAPITE, A TRENTO 2.481

di ANTONIETTA MARIA STRATI – C’è tanta, troppa povertà educativa in Calabria. Nella nostra regione, purtroppo, la spesa media pro capite sotto i tre anni è di 149 euro, contro i 2.481 di Trento. È l’allarme lanciato da Save the Children nel corso di Impossibile 2022, uno spazio di confronto per produrre proposte e azioni concrete che possano fare la differenza in positivo per i diritti delle bambine e dei bambini in corso a Roma.

Hanno partecipato alla prima giornata di confronto Tito Boeri, Fabiana Dadone, Mauro Di Roberto, Maria Bianca Farina, Federico Fubini, Paolo Gentiloni (con un messaggio video), Enrico Giovannini, Monica Maggioni, Andrea Orlando, Vanessa Pallucchi, Dario Scannapieco e Gillian Triggs.

Per Save the Children, «la prima sfida per il futuro dei bambini che sembrerebbe impossibile, ma non lo è, riguarda l’utilizzo tempestivo ed efficace delle straordinarie risorse messe in campo oggi dal PNRR, dalla Child Guarantee e da altri fondi di programmazione europea e nazionale, che sono la vera opportunità per invertire il trend di impoverimento materiale e educativo dei bambini amplificato dagli effetti della pandemia, e per fa sì che le risorse pubbliche possano essere un volano anche per attrarre investimenti dal settore privato».

«L’Italia è di fronte a un bivio – ha rilevato Save the Children – perché il potenziale di rigenerazione del paese, che sono i bambini, gli adolescenti e i giovani, è profondamente in crisi. I nuovi nati in un anno sono ormai meno di 400 mila, la povertà assoluta infantile, che colpisce quasi 1,4 milioni di bambini, ha raggiunto il suo massimo assoluto da quando si registra questo dato (2005), la povertà educativa accentua le disuguaglianze, e lo spreco di talenti è tale che in 6 regioni i giovani senza impiego e accesso alla formazione hanno sorpassato i coetanei con un lavoro».

«La corsa ad ostacoli per i bambini inizia appena nati – è stato rilevato – pone barriere più alte nei territori maggiormente svantaggiati e continua durante il percorso di crescita. Solo il 14,7% usufruisce di asili nido o servizi integrativi finanziati dai Comuni, e la spesa media pro capite sotto i 3 anni si ferma a 906 euro, con forti disparità nella forbice che va da Trento (2.481) alla Calabria (149)».

«Quando si passa alla scuola primaria – si legge ancora – si scopre che nel centro-nord il 45% dei bambini può beneficiare del tempo pieno, un’opportunità che manca invece all’85% dei bambini al sud. Se a Milano tempo pieno e mensa scolastica sono un’esperienza ordinaria per il 95% dei bambini, a Palermo è un’eccezione assoluta visto che riguarda solo il 6% dei bambini. La fragilità del rapporto con la scuola fa danni maggiori al sud, dove il 16,3% dei giovani ha lasciato prematuramente gli studi nel 2021, anche se in media, in Italia, la dispersione scolastica raggiunge comunque il 12,7%».

«Mentre il made in Italy “è a caccia” di 244mila talenti secondo i dati Istat, sui posti vacanti elaborati dalla Confcommercio a luglio 2021, 182mila nel settore dei servizi e 62mila in quello dell’industria, il nostro è un motore educativo che in molti aspetti sembra girare al contrario, e che ha prodotto il numero più alto di NEET in Europa, più di 2 milioni di cui il 23,1% nella fascia di età 15-29 anni. In 6 Regioni italiane si è già verificato il sorpasso dei NEET rispetto ai giovani inseriti nel mondo del lavoro. In regioni come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia per 2 giovani occupati ce ne sono altri 3 che non lavorano e non studiano, a livello nazionale, tra i giovani occupati e i NEET vi è uno scarto di soli 8 punti percentuali».

Per Save the Children, per uscire da questo scenario si deve «fare ogni sforzo possibile per investire bene, e con una priorità sull’infanzia, le risorse economiche straordinarie disponibili, per agire dove serve di più e colmare concretamente le disuguaglianze che producono queste condizioni».

«Gli errori da evitare – viene evidenziato – sono quelli di investire in prevalenza su territori più “attrezzati” e più pronti a rispondere e gestire i bandi, vanificare l’efficacia delle spese basandole su dati superati e incompleti che non rappresentano gli aspetti cruciali e i reali bisogni dei bambini, programmare “a canne d’organo” senza creare invece alleanze mirate tra soggetti istituzionali, mondo privato e terzo settore. Abbiamo bisogno di un salto di qualità che consenta alla spesa pubblica di essere volano anche per gli investimenti privati e per il pieno coinvolgimento dei saperi e delle energie del terzo settore, attorno ad un obiettivo comune».

«Investire bene, rapidamente e in modo trasparente le risorse disponibili non è un’impresa impossibile – è stato ribadito –. Come è emerso dal confronto oggi, bisogna però partire da dati e analisi puntuali sulle condizioni dei minori, facendo dialogare tra loro le diverse fonti per costruire un quadro reale del Paese e capire così dove investire e su quali priorità, come raggiungere i territori più deprivati, ma bisogna anche predisporre quelli necessari per riuscire a monitorare la spesa e verificare l’impatto concreto su bambini e giovani».

Per Save the Children, infatti, «non ha senso, ad esempio, costruire nuovi asili nido se non si investe contemporaneamente per predisporre un numero di educatori sufficienti al loro funzionamento» e «sbaglia chi considera il protagonismo delle comunità un aspetto secondario, o buono solo per le anime belle. Le esperienze nazionali e internazionali dimostrano che la spinta civica che accompagna le scelte di investimento è una delle fondamentali garanzie di sostenibilità e di efficacia».

«Una priorità cruciale della strategia di impiego delle risorse – è stato ancora evidenziato – è lo sviluppo dei talenti, delle capacità, delle intelligenze delle bambine, dei bambini e degli adolescenti, superando anche gli stereotipi di genere che accentuano il numero di ragazze tra i NEET e ostacolano i loro percorsi di studio scientifici e tecnologici. Per colmare il mismatch tra le aspettative del mondo del lavoro e l’offerta educativa, ci vuole una strategia integrata che agisca a partire dalla scuola per sviluppare le cosiddette soft skills, le abilità personali necessarie allo sviluppo della persona, e metta in gioco e responsabilizzi le agenzie formative, le aziende e il mondo del lavoro».

«Dobbiamo porci – conclude Save the Children – l’obiettivo di dimezzare il numero dei NEET nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni e raggiungere così la media europea, con misure straordinarie per reinserire nel mondo della formazione e del lavoro almeno un milione di giovani entro il 2026, e investire nel frattempo nelle scuole sulla prevenzione del fenomeno, attraverso la didattica dell’orientamento sin dalle scuole secondarie di primo grado». (ams)

ABBANDONO SCOLASTICO, CALABRIA PRIMA
UN GIOVANE SU 5 LASCIA PRIMA DEL TEMPO

La situazione della Calabria, dal punto di vista dell’abbandono scolastico e della povertà educativa, è tra le peggiori in Italia: Nella regione, quasi 1 giovane su 5 (19%) abbandona la scuola prima del tempo, e il 35,1% dei giovani non studia, non lavora e non investe nella formazione professionale. È quanto è emerso da uno studio condotto da Save the Children nel 2020, che fotografa una situazione che, purtroppo, in Calabria c’è da anni, e a cui, ancora, non è stata trovata una soluzione.

«Non sono solo i dati di partenza diversi tra la Calabria e le altre regioni su diversi fattori – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio regionale e consigliere dem, Nicola Irto – ma c’è anche lo stato di salute di partenza delle amministrazioni locali che sono profondamente differenti. In Calabria hanno condizioni drammatiche che ne impediscono l’attività quotidiana, come lo sviluppo di politiche sociali e scolastiche efficaci. Serve dunque un rafforzamento della Pubblica Amministrazione calabrese anche per far fronte all’isolamento sociale di alcune grosse fette di popolazione».

Di queste problematiche, quindi abbandono scolastico, ma anche  criticità della rete della formazione, difficoltà logistiche nei trasporti scolastici che rendono complessa la vita delle famiglie e degli studenti, è stato al centro di un webinar dal titolo Povertà educativa, ospitato sui canali social del consigliere regionale Nicola Irto e che ha visto la partecipazione di Domenico Capomolla, referente regionale dell’Associazione Culturale Pediatri, e i contributi di Eliana Ciappina, Assessore alle Politiche sociali del Comune di Palmi, di Carmen Moliterno, vicesindaco del Comune di Gioia Tauro; di Vito Pirruccio, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo “Siderno-Agnana” e Pino Boero,  già docente ordinario di Letteratura per l’Infanzia dell’Università di Genova.

Particolare attenzione è stata riservata, negli interventi, all’esigenza della riorganizzazione della rete scolastica territoriale. A segnare difficoltà quotidiane per l’80% dell’utenza scolastica, infatti, è la distribuzione degli istituti a cui si associa un’endemica mancanza di un sistema di trasporti pubblici che sia strutturato e realmente rispondente alle esigenze della popolazione.

«L’incontro odierno – ha detto Irto nel suo intervento conclusivo – è stato un momento significativo, perché ci ha permesso di confrontarci e approfondire l’analisi su temi certamente noti ma che devono essere affrontati con un approccio aperto. Che senso ha decidere burocraticamente l’organizzazione della rete e dell’offerta scolastica regionale, se poi non si conoscono le reali esigenze del territorio, dei docenti, delle famiglie, degli studenti, delle associazioni il cui lavoro è fondamentale per la messa in atto di politiche sociali determinanti per il contesto calabrese?».

«C’è un argomento sul quale saremo chiamati a intervenire presto, e che oggi non siamo ancora in grado di inquadrare pienamente: quanto peserà sul futuro degli studenti più piccoli l’anno della pandemia in cui si sono persi contatti, relazioni, confronti e occasioni di crescita collettiva? Prima della Covid-19, i dati Istat ci dicevano che in Calabria, solo il 25% dei bambini sopra i 6 anni di età leggeva almeno un libro all’anno, oltre a quelli inquadrati nel percorso scolastico. Dopo la pandemia, temo che questo dato già drammatico sarà peggiorato: dobbiamo intervenire al più presto e concertando le attività tra diversi soggetti che possono fare qualcosa di concreto».

«Nessuno da solo può farcela – ha aggiunto il consigliere regionale – sembrerà una banalità, ma è la realtà: per mettere in campo un’azione aggressiva verso la povertà educativa, bisogna avere la capacità di fare qualcosa di concreto, partendo proprio dalla Legge Regionale per la promozione della lettura nella fascia tra 0 e 6 anni (di cui Irto è stato promotore e primo firmatario in Consiglio regionale, ndr) che già abbiamo approvato: non basta che sia una stella al merito della Regione, ma deve trovare concreta applicazione».

Di povertà educative aveva già parlato ampiamente su Calabria.Live il sociologo Francesco Rao, sottolineando come «il nostro sistema scolastico ancora oggi è invaso da molte sacche di esclusione, soprattutto nelle scuole delle aree interne che definirei come uno tra i pochissimi presidi dello Stato e simbolo della legalità. L’emergenza sanitaria e la protratta chiusura delle scuole hanno fatto sparire dal radar molti studenti a rischio seppur vi sia stato un costante impegno svolto da insegnanti e dirigenti scolastici e dalle associazioni impegnate ad affiancare le scuole e i loro alunni per garantire quel supporto al conseguimento degli obiettivi che caratterizzano le Comunità educanti».

«La dispersione scolastica, implicita ed esplicita, oggi più che mai – ha proseguito Rao – sembra essere inarrestabile anche perché alla crescente affermazione del learning loss, ossia la perdita dell’apprendimento, registratosi nel periodo estivo e consistente nella perdita di competenze e conoscenze accademiche rilevabili alla conclusione delle vacanze estive nei paesi che hanno pause lunghe durante l’anno scolastico si aggiunge quest’ennesima fase di sospensione delle attività didattiche che potrebbe trasformarsi in un altro lockdown nazionale».

Tuttavia, per poter vincere la battaglia contro la povertà educativa, ci si deve concentrare su altri temi, come ad esempio la questione della digital divide, che «colpisce molti studenti, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia»:  «il 12,3% degli studenti Italiani tra 6 e 17 anni, a marzo dell’anno scorso, non possedeva un computer o un tablet presso la propria abitazione (850 mila in termini assoluti), la quota raggiunge quasi il 20% nel Mezzogiorno. Il 57% degli studenti che possiede un computer lo deve condividere con altri componenti della famiglia e solo il 6,1% vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per ogni componente. Tra le famiglie con minori (0-17 anni) circa 1 su 7 non ha un computer o un tablet a casa (il 14,3%), con differenze geografiche nette: al Sud sono il 21,4%, mentre sono l’8,1% nel Nord-Ovest.  Quindi, anche se quasi tutte le famiglie con figli hanno accesso ad internet, magari attraverso il cellulare di un genitore, risulta molto difficile seguire le lezioni online e svolgere bene i compiti a distanza. Diventa invece difficilissimo, per i segmenti sociali più fragili, stampare e scansionare le schede da inviare ai docenti quale attività di restituzione per gli studi compiuti».

«Un’altra criticità riscontrata in passato, divenuta più evidente nella prima fase della pandemia – ha spiegato ancora Rao – afferisce alle competenze in ambito informatico tanto dei discenti quanto dei familiari. L’Istat stima che tra gli adolescenti (14-17enni), impegnati in questa fase con la didattica a distanza in varie forme e livelli di complessità, solo il 30,2% presenta alte competenze digitali, mentre il 3% non ha alcuna competenza digitale e la rimanente parte presentano competenze digitali basse o di base. È particolarmente interessante notare come le ragazze, mediamente con rendimenti scolastici più elevati ed esposte a minor rischio di fallimento formativo rispetto ai ragazzi, presentano complessivamente livelli più elevati per le competenze digitali. In questo caso, il 32% dichiara alte competenze digitali contro il 28,7% dei coetanei maschi».

Il mancato adeguamento tecnologico e la lenta risposta delle Istituzioni,  in buona parte ha amplificato le numerose difficoltà strutturali: nelle aree interne della Calabria, ancora oggi la qualità della rete internet è identificabile più come un ostacolo che un valido alleato. A ciò si aggiunge la qualità della dotazione informatica da parte di moltissime famiglie.  (rrm)

 

 

 

SCUOLE CHIUSE, DIDATTICA A DISTANZA KO
LE POVERTÀ EDUCATIVE VERA EMERGENZA

di FRANCESCO RAO –Le povertà educative, per il Meridione e per la Calabria in particolare sono un’emergenza da non trascurare. L’Istat, già nei dati  relativi al 2018-2019, aveva individuato alcune criticità che il Covid ha ulteriormente aggravato. Per brevità, in questa sede, condividerò alcuni spunti rilevati dell’istantanea fornitaci dall’Istituto di statistica. In primis la questione afferente al digital divide che colpisce molti studenti, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. Basti pensare che il 12,3% degli studenti Italiani tra 6 e 17 anni, a marzo dell’anno scorso, non possedeva un computer o un tablet presso la propria abitazione (850 mila in termini assoluti), la quota raggiunge quasi il 20% nel Mezzogiorno. Il 57% degli studenti che possiede un computer lo deve condividere con altri componenti della famiglia e solo il 6,1% vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per ogni componente. Tra le famiglie con minori (0-17 anni) circa 1 su 7 non ha un computer o un tablet a casa (il 14,3%), con differenze geografiche nette: al Sud sono il 21,4%, mentre sono l’8,1% nel Nord-Ovest.  Quindi, anche se quasi tutte le famiglie con figli hanno accesso ad internet, magari attraverso il cellulare di un genitore, risulta molto difficile seguire le lezioni online e svolgere bene i compiti a distanza. Diventa invece difficilissimo, per i segmenti sociali più fragili, stampare e scansionare le schede da inviare ai docenti quale attività di restituzione per gli studi compiuti. Un’altra criticità riscontrata in passato, divenuta più evidente nella prima fase della pandemia, afferisce alle competenze in ambito informatico tanto dei discenti quanto dei familiari. L’Istat stima che tra gli adolescenti (14-17enni), impegnati in questa fase con la didattica a distanza in varie forme e livelli di complessità, solo il 30,2% presenta alte competenze digitali, mentre il 3% non ha alcuna competenza digitale e la rimanente parte presentano competenze digitali basse o di base. È particolarmente interessante notare come le ragazze, mediamente con rendimenti scolastici più elevati ed esposte a minor rischio di fallimento formativo rispetto ai ragazzi, presentano complessivamente livelli più elevati per le competenze digitali. In questo caso, il 32% dichiara alte competenze digitali contro il 28,7% dei coetanei maschi.

Il nostro sistema scolastico ancora oggi è invaso da molte sacche di esclusione, soprattutto nelle scuole delle aree interne che definirei come uno tra i pochissimi presidi dello Stato e simbolo della legalità. L’emergenza sanitaria e la protratta chiusura delle scuole hanno fatto sparire dal radar molti studenti a rischio seppur vi sia stato un costante impegno svolto da insegnanti e dirigenti scolastici e dalle associazioni impegnate ad affiancare le scuole e i loro alunni per garantire quel supporto al conseguimento degli obiettivi che caratterizzano le Comunità educanti. La dispersione scolastica, implicita ed esplicita, oggi più che mai, sembra essere inarrestabile anche perché alla crescente affermazione del learning loss, ossia la perdita dell’apprendimento, registratosi nel periodo estivo e consistente nella perdita di competenze e conoscenze accademiche rilevabili alla conclusione delle vacanze estive nei paesi che hanno pause lunghe durante l’anno scolastico si aggiunge quest’ennesima fase di sospensione delle attività didattiche che potrebbe trasformarsi in un altro lockdown nazionale.

In questi mesi, il Covid, oltre alle vite umane sta mietendo il futuro dei giovani ed oggi, la penuria di una letteratura di prossimità riconducibile a questo fenomeno sociale non ci consente di poter avere contezza immediata del dato per poter elaborare risposte e la didattica a distanza, seppur praticata con impegno e dedizione da parte dei docenti, non può certo sopperire alla quotidiana azione educativa e formativa della scuola, che si fonda tra l’altro sulla relazione, sull’accoglienza e l’organizzazione della vita dei suoi alunni giorno dopo giorno.

Il mancato adeguamento tecnologico e la lenta risposta delle Istituzioni,  in buona parte ha amplificato le numerose difficoltà strutturali: nelle aree interne della Calabria, ancora oggi la qualità della rete internet è identificabile più come un ostacolo che un valido alleato. A ciò si aggiunge la qualità della dotazione informatica da parte di moltissime famiglie. Nei segmenti sociali più umili, dovendo procedere all’acquisto di computer o tablet, spesso hanno scelto una qualità medio bassa soprattutto viste le limitate risorse economiche tendendo a risparmiare, la mancata competenza in ambito informatico porterà a non considerare come prioritaria la ricaduta reale sull’efficienza del computer o il tablet acquistato quando poi verrà utilizzato. In tal senso, seppur vi siano stati interventi straordinari da parte del Ministero dell’Istruzione, le porte di una Scuola Smart, posta in linea con il sistema industria 4.0 resta chiusa soprattutto per i poveri i quali rischiano ancora per una volta di essere gli esclusi. Il mondo scolastico calabrese, durante la fase di lockdown, ha ricevuto 3,6 milioni di euro e questi fondi saranno stati un valido supporto teso a superare le prime difficoltà vissute dalle numerose famiglie e soprattutto un piccolo punto di forza per gli studenti più esposti alle difficoltà. Il problema dei problemi continua ad essere la qualità della rete considerata ancora dall’utenza il vero limite da superare. (fr)

Francesco Rao è sociologo e docente, vive a Cittanova.

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Sto lavorando ad una ricerca tesa a rilevare le dinamiche trattate in questa breve riflessione. È possibile chiedere ai lettori di Calabria.Live di far partecipare a tale studio i loro figli? Il questionario è compilabile da tutti gli studenti con almeno 12 anni d’età utilizzando il seguente link

https://forms.gle/F1EvWuvSzDwFVgun8