Tirocinanti pubblica amministrazione, Lo Schiavo: Regioni non abbandoni i lavoratori

Il consigliere regionale di De Magistris PresidenteAntonio Lo Schiavo, ha chiesto alla Regione Calabria di non abbandonare le migliaia di tirocinanti calabresi della Pubblica Amministrazione, precari e senza un regolare contratto di lavoro.

«Si tratta – ha spiegato – di lavoratori ai quali sono stati promessi da anni percorsi di formazione e di qualifica, di durata annuale, in grado di offrire maggiori opportunità lavorative a cui sarebbero seguiti ulteriori percorsi di perfezionamento presso gli uffici dei relativi ministeri, dislocati in territorio regionale. Ad oggi però la situazione non è mutata nel concreto. Questo tipo di rapporto di lavoro si è trasformato purtroppo in sfruttamento e precarietà. Da dieci anni, infatti, gli ex percettori della mobilità in deroga nei vari Enti pubblici italiani sono stati trasformati in Tirocini di inclusione sociale (Tis)».

«La Calabria fa eccezione – ha proseguito Lo Schiavo – poiché il personale in questione è stato formato oltre misura ma continua a svolgere il suo lavoro, senza aver ottenuto un vero contratto, lavorando “in nero” per lo Stato. Tali lavoratori offrono un concreto contributo al funzionamento degli uffici e nell’erogazione di servizi, anche grazie alle competenze acquisite nei numerosi anni di lavoro. Una situazione incresciosa e paradossale, soprattutto in un periodo in cui la Pa necessita di un fabbisogno di personale adeguato alle sfide del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per il quale sono stati adottati Decreti legge ad hoc mirati al rafforzamento delle Pubbliche amministrazioni».

«È necessario, dunque – ha concluso – un serio ed efficace intervento da parte della politica: l’Anci e la Regione Calabria non abbandonino i lavoratori al proprio destino ma si attivino al più presto per trovare una soluzione in vista della scadenza della proroga prevista nei prossimi mesi, affinché si scongiuri quello che potrebbe diventare un vero e proprio dramma sociale». (rcz)

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: La cattiva burocrazia un virus mortale per le imprese

di PIETRO MOLINARO – Le Imprese la conoscono bene per i costi insostenibili, i tempi lunghissimi, la scarsa imparzialità e spesso corruzione, un mix che genera ritardi nello sviluppo ed il rifiuto di investitori stranieri a trasferirsi.

La conferma arriva dai dati Ambrosetti e Deloitte, siamo l’ultima Regione d’Europa; certificano anche lo svantaggio competitivo pur in presenza di enormi risorse pubbliche Nazionali e Comunitarie. La Calabria, purtroppo è anche agli ultimi posti in Italia per imprese condotte da giovani imprenditori e all’ultimo posto per startup innovative.

Non è più rinviabile l’individuazione, tramite concorsi, delle Competenze necessarie negli uffici Regionali, l’attuazione della Digitalizzazione tra P.A. e Imprese con l’obiettivo di far dialogare le banche dati pubbliche. Le nuove competenze, vengono spesso soffocate dall’attuale burocrazia. Serve coraggio per utilizzare il criterio del merito. Non è più sostenibile ed eticamente inaccettabile per i tanti giovani laureati e professionisti specializzati che si continuano a firmare contratti nazionali e decentrati che prevedono istituti, premiati con enormi risorse disponibili, su indicatori dei risultati nel ciclo valutativo della performance che non incidano sulle criticità e deficit che caratterizzano la burocrazia regionale.

Pnrr, Por, Psr, Programmi Nazionali, ecc. non si possono affidare alla stragrande maggioranza delle attuali figure apicali che nella migliore delle ipotesi guardano alla spesa solo con il pallottoliere. (pm)

La Calabria ultima in Europa per la Pubblica Amministrazione

Per la qualità istituzionale, la Calabria, insieme alla Campania, sono ultime in Europa. È il triste primato della nostra regione che è stato rilevato dallo studio promosso dalla Cgia di Mestre, sulla base dei dati elaborati dall’Istituto Ambrosetti e da Deloitte.

La nostra regione, infatti, nell’indice Europeo sulla qualità istituzionale pari a -2,09, mentre per il tema qualità è -2,14, tema impazialità -2.24 e tema corruzione  -1,65.

«I tempi, i costi e la farraginosità della cattiva burocrazia italiana – si legge nello studio – costituiscono un problema che caratterizza negativamente il nostro Paese, all’interno del quale sono presenti forti differenziazioni tra Nord e Sud, nonché tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale. Nel Mezzogiorno, dove la nostra Pubblica Amministrazione (PA) è meno efficiente, la situazione è maggiormente critica. Non è un caso, infatti, che molti investitori stranieri rifiutino a trasferirsi in Italia proprio per la difficoltà di approcciarsi con il nostro sistema burocratico che non ha eguali tra i nostri principali partner europei».

«Secondo l’Ufficio studi CGIA – si legge – il miglioramento dell’efficienza della macchina pubblica deve svilupparsi secondo tre direttrici: innanzitutto attraverso una digitalizzazione estesa del rapporto tra PA e imprese, soprattutto attraverso il dialogo tra le banche dati pubbliche; standardizzazione dei procedimenti e della modulistica; riorganizzazione delle competenze e riduzione del numero di enti pubblici coinvolti nel medesimo procedimento. In questo modo si creeranno le condizioni per applicare finalmente il principio dell’ “once only”, in base al quale le pubbliche amministrazioni non possono chiedere all’impresa i dati già in loro possesso».

«Infine, secondo gli artigiani mestrini – continua il rapporto – l’impresa deve poter contare su norme chiare, senza doversi assumere la responsabilità di interpretazioni incerte, rischiando di essere sanzionata a seguito di controlli da parte di soggetti diversi, non coordinati, o che interpretano in maniera differente la medesima normativa. In sintesi, le imprese chiedono che il rapporto con la PA si semplifichi con una sola istanza, una sola piattaforma informatica, una sola risposta ed un solo controllo». (rrm)

PA, Biondo (Uil Calabria): Avviare al più presto stagione di concorsi pubblici aperta a talenti calabresi

Il segretario generale della Uil Calabria, Santo Biondo, ha ribadito la necessità di «avviare, nel più breve tempo possibile, una stagione di concorsi pubblici aperta ai talenti calabresi, e su questo aspetto il governo deve allargare le maglie assunzionali» per quanto riguarda la pubblica amministrazione.

Per Biondo, infatti, «occorre un intervento del governo, diretto a mettere nella disponibilità dei Comuni calabresi, una squadra di tecnici per aiutare gli enti locali a mettere a terra le ingenti risorse economiche destinate alla nostra regione rivenienti dal Pnrr, ma non solo dal Pnrr».

«Nei prossimi mesi – ha spiegato – il problema più grave da affrontare in Calabria, dopo quello legato alla criminalità organizzata, è legato alla incapacità amministrativa della nostra pubblica amministrazione. Anni di blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, ritardi dei rinnovi contrattuali e scarsa formazione del personale, hanno destrutturato la macchina pubblica del Paese e in modo specifico della nostra regione. In Calabria in dieci anni il personale negli enti locali, si è ridotto di circa 8500 unità».

«Nella nostra regione – ha proseguito – su oltre 17000 lavoratori alle dipendenze dei Comuni, solo il 15% è in possesso di una laurea contro il 31% della media nazionale e il 40% ha un titolo di studio inferiore al diploma contro una media nazionale del 20%. E mentre nel resto del Paese in questi anni è cresciuta negli enti locali la percentuale di  diplomati e laureati, in Calabria la percentuale riferita a queste categorie di personale, è decresciuta».

«Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ha evidenziato – per la Calabria deve rappresentare anche l’opportunità per rinnovare, innovare e irrobustire la nostra pubblica amministrazione, mettendola al passo con gli standard europei, in Calabria sono tantissimi i giovani dotati di straordinaria capacità, competenza e abnegazione, apriamogli le porte e le finestre per farli entrare a trasformare la macchina pubblica calabrese».

«In caso contrario – ha concluso – per la Calabria questa stagione di finanziamenti europei, rappresenterà il punto di non ritorno.  Nella nostra Regione si potrebbe verificare il paradosso che nel 2026, anno di completamento del Piano Nazionale, lo stesso piuttosto che aver ridotto, avrà divaricato le distanze tra la Calabria e il resto del Paese e del Sud. La politica calabrese tutta e a tutti i livelli, è ora che si renda conto della crisi amministrativa della nostra regione e agisca di conseguenza. Noi con sano realismo e senza politically correct, lo denunciamo da anni!». (rrm)

Regione, sottoscritto accordo con la Formez per assunzione del personale

È stata approvata, dalla Giunta regionale su proposta del presidente Roberto Occhiuto, l’accordo quadro con la Formez Pa, per la selezione del personale che lavorerà per la Regione.

Soddisfazione è stata espressa dall’assessore alle Risorse Umane Filippo Pietropaolo, sottolineando che tale accordo «è di straordinaria importanza, perché ci consentirà di rafforzare e rendere più efficiente l’amministrazione, seguendo i criteri di trasparenza e merito e premiando la formazione e le competenze».

L’accordo con Formez Pa, organismo in house della presidenza del Consiglio e degli altri associati pubblici, che ha tra gli obiettivi la realizzazione di interventi di miglioramento della qualità istituzionale e amministrativa, e la messa a sistema degli interventi di accompagnamento, affiancamento, consulenza e formazione, nell’ambito della implementazione dei sistemi di governance strategica e gestionale della Regione Calabria.

«In seguito alla stipula del Protocollo – ha proseguito Pietropaolo – come primo intervento procederemo alla pubblicazione, entro la fine dell’anno, dell’avviso pubblico per la selezione del personale necessario al potenziamento dei Centri per l’impiego calabresi, come previsto dal piano straordinario approvato dalla precedente giunta, grazie all’impegno dell’assessore Fausto Orsomarso, e dal ministero del Lavoro».

«Proprio grazie al finanziamento ministeriale – ha concluso – saranno infatti assunti oltre 500 operatori per portare i Centri per l’impiego calabresi al livello delle altre regioni italiane in termini di efficienza e qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese. Un investimento consistente che prevede anche la formazione del personale, oltre all’ammodernamento e al potenziamento strutturale e tecnologico». (rcz)

Pa, al via nuovo concorso pubblico per 2.022 posti al Sud

È partito, per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, un nuovo concorso pubblico per 2.022 posti nella Pubblica Amministrazione al Sud Italia.

Lo ha reso noto la sottosegretaria per il Sud Dalila Nesci, spiegando che l’avviso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riguarda il reclutamento di personale di Area III – F1 o categorie equiparate per supportare le Pubbliche amministrazioni nell’ambito degli interventi previsti dalle Politiche di Coesione europee e nazionali.

Si tratta, in particolare, di personale tecnico per la progettazione e la realizzazione di opere pubbliche e di personale addetto alla rendicontazione degli interventi. (rrm)

Link del concorso

EDILIZIA E ABUSIVISMO: È MAGLIA NERA
CALABRIA, ESEGUITE POCHE DEMOLIZIONI

È un’altra maglia nera, quella ‘assegnata’ alla Calabria, per quanto riguarda la demolizione edilizia abusiva e sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Nel primo caso, infatti, la nostra regione ha registrato l’11,2% di ordinanze di demolizioni eseguite dal 2004 al 2020, ovvero 133, mentre per quanto riguarda la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, invece, solo 15 sono stati i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente su 404.

È quanto è emerso dalla seconda edizione del dossier Abbatti l’Abuso di Legambiente sulle mancate demolizioni edilizie nei Comuni italiani, che fotografa una Italia «spaccata in due»: sulla base delle risposte complete date dai 1.819 comuni (su 7.909) al questionario di Legambiente, nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020, è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, un dato “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord.

In Calabria, infatti, dal 2004 al 2020, su 1.192 ordinanze di demolizione emesse, solo 133 sono state eseguite, ovvero l’11,2%. Gli immobili abusivi trascritti al patrimonio immobiliare del Comune sono stati appena 5, lo 0,4%. Delle restanti ordinanze non ottemperate, 1.059, solo 33 sono state trasmesse al Prefetto.

Maglia nera anche per la “trasparenza” delle pubbliche amministrazioni: solo 15 sono stati i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente su 404. La provincia peggiore è stata quella di Crotone con un risultato pari a zero, preceduta da Vibo Valentia (2%), Reggio Calabria (2,1%), Catanzaro (3,8%).

«Sono numeri preoccupanti – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – che dimostrano ancora una volta come l’abusivismo edilizio in Calabria sia una tra le tante piaghe di questa regione colpita da una cementificazione selvaggia che deturpa il nostro territorio ed in particolare le splendide coste, luoghi tra i più colpiti dal fenomeno. Si tratta purtroppo di numeri che non stupiscono alla luce del Rapporto Ecomafia che Legambiente ha presentato lo scorso mese di dicembre e che vedeva la Calabria al terzo posto nel ciclo illegale del cemento con 1.173 reati, 1.352 persone denunciate, 9 persone arrestate e 459 sequestri avvenuti nel 2019».

«Non siamo sorpresi dai dati del Dossier Abbatti l’abuso – ha concluso – ma siamo sempre più amareggiati, ed allo stesso tempo motivati, a continuare le nostre battaglie per contribuire al ripristino della legalità in Calabria e al rispetto dell’ambiente».

Il “pasticcio” della circolare del Ministero

«Un allarme sui dati – si legge nel dossier – a cui si aggiunge anche il “pasticcio” generato nelle scorse settimane dalla circolare interpretativa inviata dal Ministero dell’Interno a tutte le prefetture che va ad azzerare l’efficacia della norma, inserita nella L.120/2020, c.d. Dl Semplificazioni, che attribuisce ai prefetti il potere sostitutivo nelle demolizioni degli abusi edilizi, di fronte all’inerzia dei Comuni che emettono le ordinanze ma non le eseguono».

«Applicando le disposizioni della circolare ministeriale – ha denunciato Legambiente – si va a restringere l’ambito d’azione dei prefetti ai soli abusi edilizi accertati dopo l’entrata in vigore della legge e, escludendo tutte le ordinanze su cui sia pendente un ricorso per via amministrativa, decine di migliaia di manufatti illegali sono destinati a rimanere esattamente dove sono, com’è successo finora. A confermare l’inequivocabile senso della norma sono le 935 ordinanze inevase trasmesse, da settembre 2020 a marzo 2021, dai Comuni alle prefetture».

«Procedere con gli abbattimenti – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è il migliore deterrente perché si scongiuri il sorgere di nuovi abusi edilizi. Il quadro che emerge dal nostro dossier conferma la necessità, non più procrastinabile, di avocare allo Stato il compito di riportare la legalità dove le amministrazioni locali non sono riuscite a farlo per decenni. Per questo, su proposta di Legambiente, lo scorso, anno è stata approvata una norma inserita nel Dl Semplificazioni che assegna alle prefetture la responsabilità di demolire stante l’inerzia prolungata dei Comuni; ma con la sconcertante circolare interpretativa della legge del Ministero dell’Interno ora ciò verrà meno andando a tradire il senso e l’obiettivo di quanto approvato in Parlamento».

«Per questo – ha aggiunto – abbiamo elaborato un emendamento all’ultimo decreto “Semplificazioni” del governo Draghi con l’obiettivo di ricondurre a un’interpretazione autentica della disposizione, nel pieno rispetto della ratio legis, fugando ogni margine di dubbio circa la sua applicazione. Alla ministra Lamorgese e al Parlamento chiediamo di rivedere e correggere la nota interpretativa del ministero riaffermando il potere d’intervento dei Prefetti su tutte le ordinanze emesse dai Comuni. Per liberare il Paese dallo sfregio del cemento selvaggio e dall’abusivismo impunito serve un netto cambio di direzione che solo la classe politica può intraprendere, non sono ammessi più ritardi o passi falsi».

Per Legambiente, siamo di fronte a un dato che conferma la corretta interpretazione della legge da parte degli uffici comunali e la bontà della ratio della norma fortemente voluta da Legambiente, che deve sancire un definitivo cambio di passo sul fronte delle demolizioni, avocando allo Stato il compito di ripristinare la legalità quando i Comuni, per tutte le ragioni che sono state alla base dell’intervento legislativo (a cominciare da quelle legate ai contraccolpi sul consenso elettorale), non hanno provveduto. (rrm)

Sulla Gazzetta Ufficiale il bando per le 2.800 assunzioni nella Pubblica Amministrazione

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando per le 2800 assunzioni nella Pubblica Amministrazione al Sud, di cui 365 in Calabria. Lo ha reso noto la sottosegretaria al Sud, Dalila Nesci, aggiungendo che «inizia un processo di rigenerazione della PA nel Mezzogiorno garantendo assunzioni e formazione delle professionalità necessarie alla gestione dei fondi strutturali del nuovo ciclo di Programmazione 2021-2027 e del Piano di Ripresa e Resilienza».

«A beneficiare – ha spiegato – saranno le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia che potranno assumere, con contratto di lavoro a tempo determinato, personale non dirigenziale in possesso di specifiche professionalità, nel limite massimo di 2.800 unità per una durata non superiore ai 36 mesi».

«Nell’ultima legge di bilancio – ha spiegato ancora la Nesci – abbiamo già previsto che il 50% di queste persone sarà stabilizzato attraverso concorso. Un lavoro concluso con i ministri Mara Carfagna e Renato Brunetta, ma che parte da lontano con il precedente Governo insieme alla ministra Fabiana Dadone e all’ex ministro Giuseppe Provenzano e grazie al costante impegno del gruppo M5S che ha visto in prima linea i parlamentari del Sud, da sempre attenti alle difficoltà delle amministrazioni regionali e locali».(rrm)

CALABRIA RESTA TRA I CATTIVI PAGATORI
1 COMUNE SU DIECI SALDA ENTRO 30 GIORNI

La Calabria, che già risultava fanalino di coda nel 2020 nello studio sulle abitudini di pagamento della Pubblica Amministrazione condotto da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information, con un ritardo nel pagare i propri fornitori del 52,6%, oggi continua a essere indietro, anche se con un piccolo miglioramento: il 44,6% del Comuni calabresi, infatti, paga oltre i 60 giorni, 26,3 punti superiore alla media nazionale, che è del 18,3%.

È quanto emerge dal report dell’’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria in merito all’Analisi tempi di pagamento dei comuni calabresi nei primi tre trimestri del 2020, esaminando i dati disponibili dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dove viene rilevato che la quota dell’importo delle fatture ricevute è particolarmente elevata: il 47,1%, a fronte del 13,0% medio nazionale.

Secondo quanto emerge nel report, solo un Comune pagante su dieci (10,6%) è virtuoso e, come previsto dalla direttiva comunitaria recepita come legge in Italia, salda le fatture dei fornitori entro 30 giorni: si tratta di 42 Comuni dei 395 su cui è svolta l’indagine, che concentrano però solo il 7,7% dell’importo pagato dai Comuni (38 milioni di euro). Anche in tal caso si rileva una peggiore prestazione dei comuni calabresi in quanto la quota di fatture pagate entro il limite di legge risulta inferiore di 46,1 punti, rispetto alla quota media nazionale (53,8%).

Nel complesso, sono al di fuori dei limiti di legge, pagando sopra ai 30 giorni, l’89,4% dei Comuni della Calabria (353 Comuni). In media, nei primi tre trimestri del 2020, a fronte di un importo totale di 831 milioni di euro di fatture ricevute, i Comuni della nostra regione hanno pagato 500 milioni di euro (59,3% del totale fatture ricevute), mediamente in 60 giorni (prima regione della classifica nazionale per tempi medi di pagamento dei comuni più elevati): il dato è superiore a quello medio nazionale (36 giorni) e supera di 30 giorni il limite fissato nel 2013 dalla direttiva comunitaria sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (30 giorni).

 «Tali ritardi sono di particolarmente gravità nel pieno della crisi da pandemia che ha portato il 44,4% delle imprese calabresi in crisi di liquidità – ha spiegato il presidente di Confartigianato Imprese Calabria, Roberto Matragrano –. Nonostante un dimezzamento delle tempistiche negli ultimi anni, i ritardi sono ancora evidenti e i tempi vanno necessariamente accorciati».

«L’effetto delle misure –  ha aggiunto – sarebbe sicuramente un incremento di liquidità e lo smobilizzo dei crediti, elementi fondamentali per favorire l’operatività delle imprese, soprattutto le più piccole, messe in ginocchio dal ping pong delle aperture e delle chiusure determinate dalle misure di contenimento alla diffusione della pandemia. Le procedure necessarie per giungere al pagamento dei debiti devono essere tali consentire il rispetto dei termini imposti dalla normativa». (rrm)