CALLIPO: NON RITORNA PIÚ IN CONSIGLIO
«ANDARE OLTRE LE LOTTE DEL POTERE»

di SANTO STRATI – Che le sue dimissioni fossero irrevocabili si era capito già dal primo momento, quando le annunciò tradendo la grande amarezza che gli covava dentro: Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria ha confermato che non  torna più in Consiglio regionale, motivando una delusione che. evidentemente, non riesce a superare. Certo il voto favorevole all’accoglimento delle dimissioni arrivato in Consiglio regionale da tre consiglieri della sua coalizione (Aieta, Tassone e Sculco) è stato il colpo finale, quando, a cominciare dal presidente del Consiglio Mimmo Tallini, tutta l’aula le aveva respinte invitando il cav. a ritornare sui suoi passi.

Callipo, ha diffuso una nota con cui si augura che il suo gesto possa stimolare una riflessione «oltre le lotte del potere», ma compie un doppio passo falso che non aiuta in alcun modo il  processo di rinnovamento di cui la Calabria ha disperato bisogno. Il primo errore è che con le sue dimissioni Callipo ammette implicitamente il fallimento di un disegno politico che, pur tuttavia, aveva convinto una bella fetta di elettorato e offre spazio ai suoi detrattori (della stessa coalizione) che non hanno mai digerito la sua “ingombrante” presenza nella politica regionale. Un “marziano” che arriva in politica con un caterpillar con l’idea di fare piazza pulita del vecchio modo di fare politica, non era decisamente accettabile da quanti, ormai da anni, vivono di “politica”. Le sue esclusioni dalle liste di alcuni “eccellenti” ma discutibili personaggi della a politica regionale avevano confermato una difficile convivenza tra le due anime della sinistra: quella del rinnovamento ad ogni costo, scontentando una importante fetta di  “grandi” elettori e quella dello status quo, dove un accomodamento si riesce sempre a trovare con buona pace di  chi coltiva pie illusioni di rinascita politica e cultura per la Calabria. Seguire l’antipolitica di Callipo (non in senso grillino, ma con un obiettivo di innovazione) avrebbe significato ammettere, dall’altra parte (inclusi i dem) che in questi ultimi trent’anni troppe cose non hanno funzionato in Regione. Significava ammettere l’ignavia e l’inezia dimostrata, a fasi alterne, da tutti gli schieramenti e doversi cospargere il capo di tonnellate di cenere (virtuale), a presunta espiazione di un vero fallimento – quello sì – della politica regionale.

Callipo, invece, ha fatto prevalere il sentimento sulla ragione: il suo non essere un “animale politico” avrebbe dovuto mettere in guardia i suoi  consigliori che – complice l’età, 73 anni non sono molti, ma si è superato lo slancio della lotta fino allo stremo – il personaggio Callipo era troppo “distante” da ciò che è la politica. Quello che, con poca signorilità, ma autentica verità, Rino Formica ha espresso in due parole: sangue e merda. Per poi spiegare che  «la politica è per gli uomini il terreno di scontro più duro e più spietato. Si dice che su questo campo ha ragione chi vince, e sa allargare e consolidare il consenso, e che le ingiustizie fanno parte del grande capitolo dei rischi prevedibili e calcolabili». Ecco, le parole dell’ex ministro socialista si adattano perfettamente al personaggio Callipo. La lotta politica, però, non si può arrestare di fronte a uno scontro di poteri, anzi deve farsi più acuta, occorre mostrare tutta l’energia necessaria per coinvolgere i propri sodali e affrontare una battaglia che può anche diventare guerra. Purché gli ideali siano forti e trovino consenso.

Ma quali ideali? Il nostro grande Corrado Alvaro parlava dell'”inutile dubbio di essere onesti” (vedi calabria.live del 30 giugno scorso) quando si dimise dal giornale di destra con cui non condivideva nulla. Ma un intellettuale può dissociarsi –  e in modo anche eclatante – da una iniziativa editoriale che è contro i propri convincimenti politici, un politico deve, invece, lottare con le unghie e con i denti per strappare il consenso che gli avversari pensano di avere già in tasca. Callipo sì è arreso e questo non depone a suo favore e le sue motivazioni, anzi, il suo auspicio che «dimissioni servano ad aprire una riflessione seria che vada oltre le lotte di potere e le beghe di partito perché i calabresi hanno necessità di riconquistare la fiducia nello Stato e nelle Istituzioni che, purtroppo, hanno comprensibilmente perduto» non fa altro che accentuare il formidabile autogol del cavaliere. Che a questo sarà pur senza macchia, ma ha mostrato paura: un legittimo sentimento, una suggestione o un’emozione difficile da conciliare con l’impegno politico di chi crede nelle proprie idee.

Il secondo passo falso è che il suo abbandono lascia non solo “orfani” i suoi consiglieri di Io resto in Calabria (da cui si era già defilato Francesco Pitaro spostandosi nel Gruppo misto) ma sottrarre un seggio al movimento che, per la legge del quoziente del miglior perdente, va ai Democratici e Progressisti. Quelli, per intenderci, che avevano votato sì alle sue dimissioni. Quelli che stanno remando contro perché la sinistra ritrovi un minimo di compattezza e di unità, smettendo di proporre un’opposizione fatta di distinguo e di insulti a ripetizione. La Calabria ha bisogno di un impegno comune e condiviso, ovviamente nel rispetto delle proprie convinzioni politiche, ma che segua un unico percorso, quell’obiettivo di crescita ormai non più rinviabile.

Non sappiamo cosa resterà del movimento da fondato da Callipo, che probabilmente troverà un’altra guida, di sicuro prepariamoci a vedere la Rete inondata da un inevitabile meme: Io resto (a casa mia) in Calabria. (s) 

CONSIGLIO, C’È INTESA SULLE COMMISSIONI
E CALLIPO PENSA DI CONFERMARE L’ADDIO

In attesa di conoscere le decisioni di Pippo Callipo sulle “irrevocabili” dimissioni da consigliere, in Consiglio regionale – convocato per martedì prossimo – si cercherà di trovare un compromesso che metta fine alla spiacevole situazione di stallo provocata dalle elezioni dei vertici delle Commissioni. Non è pace, ma certamente una accettabile tregua che dovrebbe permettere di rimettere in moto l’attività piena del Consiglio e agevolare il lavoro delle Commissioni. Callipo ha raccolto molti inviti a ripensarci, non solo dalla sua parte politica, ma lo stesso presidente Tallini e qualche altro esponente della maggioranza si sono augurati che il cavaliere possa cambiare idea. Persone vicine a Callipo sussurrano che l’imprenditore, molto amareggiato, è sempre più convinto di abbandonare il Consiglio, ma non si può escludere un ripensamento dovuto alle varie sollecitazioni che stanno arrivando da ogni parte politica. Di sicuro non sono previsti prima di martedì anticipazioni o annunci definitivi sulla scelta che l’imprenditore vibonese deciderà di adottare.

All’ordine del giorno di martedì ci sono anche le sue dimissioni: salvo colpi di scena in apertura di Consiglio, l’Assemblea regionale dovrà esprimersi sulle dimissioni presentate da Callipo. Come da prassi, in prima istanza dovrebbero essere respinte dal Consiglio, ma se il capogruppo di Io resto in Calabria dovesse ribadirle, a fronte di un voto contrario dell’Aula, il Consiglio dovrà prendere atto e formalizzare l’addio al Consiglio del capo dell’opposizione. Nel qual caso, sta scaldando i muscoli per l’eventuale subentro l’ingegnere di Palmi Antonio Billari che, però, è in quota Democratici e Progressisti. Quindi, l’equilibro nella minoranza potrebbe avere un ulteriore piccolo scossone, visto che serpeggia qualche malumore tra dem e Dp, soprattutto dopo la decisione di Flora Sculco di non dimettersi dalla vicepresidenza della Commissione Bilancio, alla quale l’ha mandata un voto della maggioranza.

A proposito delle Commissioni, occorre prendere atto degli sforzi del presidente Tallini di evitare di dover azionare «i poteri sostitutivi al fine di garantire il buon funzionamento dell’Assemblea,l’esercizio dei diritti dei consiglieri e la principale  ‘mission’ consiliare, ossia la funzione legislativa». Il presidente Tallini si è augurato che «superate queste frizioni politiche, maggioranza ed opposizione possano contribuire, ciascuna per la propria parte e per la propria responsabilità, a fronteggiare e risolvere i tanti problemi che in questa grave congiuntura economica e sociale stanno angustiando i calabresi».     

La Giunta del Regolamento, riunitasi martedì per la prima volta in questa legislatura, a proposito delle procedure per l’elezione degli Uffici di Presidenza delle Commissioni permanenti  e speciali ha confermato che «sono state adottate nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti», nel corso della seduta consiliare del 12 giugno scorso. Dopo quattro ore di confronto, la Giunta per il Regolamento,  col voto contrario dei consiglieri d’opposizione, ha approvato (hanno votato a favore i consiglieri De Caprio, Pitaro Vito, Crinò, Sainato, Minasi, Paris, mentre alla discussione generale hanno partecipato anche i consiglieri Neri e Pietropaolo),  la determinazione illustrata poi dal presidente Mimmo Tallini: «Alla luce del quesito posto e degli orientamenti prevalentemente emersi nel corso della discussione non si può non concludere che le designazioni disciplinate dall’articolo 27 comma 1 del Regolamento interno non sono da considerarsi necessariamente propedeutiche e vincolanti ai fini dell’elezione degli Uffici di Presidenza delle Commissioni e che le procedure seguite per le relative elezioni tenutesi nel corso della seduta consiliare del 12 giugno sono avvenute nel pieno rispetto delle disposizioni delle Regolamento, della consuetudine e della prassi consolidata nell’Assemblea legislativa calabrese». 

Dopo le osservazioni dei consiglieri d’opposizione (Bevacqua, Notarangelo, Pitaro e Anastasi) che hanno ribadito «lo strappo politico verificatosi quando la maggioranza ha eletto in Consiglio sia i presidenti che i vicepresidenti spettanti all’opposizione», in vista del superamento dell’impasse per consentire alle Commissioni di entrare il più rapidamente possibile in funzione,  si è all’unanimità convenuto che prossimamente  occorrerà elaborare una riforma organica del Regolamento del Consiglio, onde evitare in futuro disguidi, incomprensioni e fraintendimenti. (rp)

CALLIPO, LE DIMISSIONI: «L’INUTILE DUBBIO
DI ESSERE ONESTI», COME DICEVA ALVARO

di FRANCESCO RAO – “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”. Così asseriva Corrado Alvaro quando, nel 1947, si dimise dalla direzione di un giornale di Destra, “il Risorgimento di Napoli“, in quanto il personale disaccordo con la linea editoriale non rendeva possibile il protrarsi della collaborazione. Ritenendosi di Sinistra, l’approccio dello scrittore, originario di San Luca, con quella realtà editoriale, era  del tutto inconciliabile.

Nella giornata dedicata ai Santi Pietro e Paolo, le dimissioni annunciate da Pippo Callipo hanno rappresentato un fulmine a ciel sereno. Tutto ciò, dopo pochissimi mesi dalle ultime elezioni regionali è divenuto un pretesto per avviare “sotto gli ombrelloni” una inaspettata discussione politica. Non è mia intenzione entrare nel merito della riflessione praticata dal noto imprenditore Calabrese. Le scelte saranno state più che ponderate. Penso anche che il dibattito avviato, a seguito della diffusione della notizia, rifletta lo stato asimmetrico che attualmente regna nel sistema politico italiano dove è più indispensabile stare sul pezzo, utilizzando slogan che il giorno dopo saranno scaduti e non ricordati più da nessuno che affrontare con determinazione e concretezza le problematiche economiche e sociali dei Cittadini. Nell’esercizio della mia personalissima libertà di pensiero e senza voler dare seguito ad alcuna polemica, seppur non sia stato elettore di Pippo Callipo, riconosco il valore intriso nella scelta che lo stesso ha compiuto, decidendo di volersi dimettere dalla carica di Consigliere regionale della Calabria. Ho letto attentamente le sue motivazioni. Ho anche letto quanto asserisce la maggioranza. Da educatore esprimo un segno di soddisfazione nel vedere lo spessore dei valori manifestati da una persona che nella vita ha coronato i suoi sogni perché la mattina non ha atteso la sveglia per alzarsi dal letto e non ha nemmeno sviluppato il proprio lavoro per mera volontà di essere soltanto ricco.

Nell’etica imprenditoriale di questa persona, è stata da sempre apprezzata la bellezza del rapporto umano, paragonabile a quello di un’azienda di famiglia, dove i collaboratori non sono estranei ma componenti di un nucleo di persone capaci a gioire e soffrire nella stessa misura di come vive ogni gioia e dolore, familiare ed aziendale, il titolare in prima persona. In altri tempi, a fronte di una circostanza analoga, l’atteggiamento del politico sarebbe stata quella di creare ostruzionismo continuando a ricoprire la carica – nel caso di Callipo la permanenza in Consiglio regionale non avrebbe fatto maturare indennità e/o vitalizio -. A questo punto, il fortissimo segnale di un disaccordo palesato dall’ex candidato PD alla carica di Presidente della Regione Calabria, potrebbe anche risiedere nell’aver avvertito le fortissime difficoltà di natura socio-economica, rilevate dallo stesso in questi ultimi mesi a causa dell’emergenza Covid-19. La crescente insofferenza dei Calabresi e le varie vicissitudini personali, vissute nell’esercizio della funzione, con buona probabilità, avranno ferito lo spirito imprenditoriale dell’uomo che avrebbe voluto fare tanto ma, improvvisamente è stato triturato dalla macchina burocratica del sistema ed ha ritenuto percorrere la strada che riporterà lo stesso, al quale è riconducibile il suo nome ad una delle più importanti aziende della Calabria, ad occuparsi ancora di quel mondo che ha saputo premiare un piccolo particolare umano ancora presente in alcune persone che, seppur giunti nel Terzo Millennio, desiderano continuare a difendere la prospettiva della mission ed il peso della vision praticate nella quotidianità semplicemente perché sono parti indivisibili della propria vita come lo è la corazza per la tartaruga.

Adesso tocca ai Calabresi riflettere a lungo su questa vicenda, evitando cortesemente di giudicare. Personalmente, esprimo ammirazione per Pippo Callipo perché ha saputo anteporre a tutto l’identica visione che ebbe Corrado Alvaro quando decise di volersi dimettere da direttore di un giornale per disaccordo.

A volte è difficile comprendere alcuni gesti. Perciò è meglio attendere in silenzio la sentenza del tempo. (fr)

Francesco Rao, è un sociologo e si occupa di formazione e realtà giovanili. È originario di Cittanova

Tallini a Callipo: Cav., torni sui suoi passi, non si faccia influenzare dall’antipolitica»

Il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini ha inviato un messaggio al Pippo Callip, invitandolo a ritirare le dimissioni. «Mi sforzo – ha detto Tallini –, senza trovarle, le motivazioni vere e autentiche delle dimissioni presentate dal Cavaliere Callipo. Sul piano generale, mi dolgo di questa decisione che priverebbe l’opposizione della sua guida naturale. Me ne dolgo anche sul piano dei rapporti personali poiché il Cavaliere Callipo è persona non solo rispettabile, ma soprattutto dotata di qualità etiche e professionali di notevole spessore. Trovo però eccessive e perfino ingiuste –  osserva Domenico Tallini – le critiche rivolte ad un Consiglio Regionale che si è insediato da pochi mesi, all’indomani di un’emergenza epocale e che ha dovuto fare i conti con una situazione di straordinaria gravità».

«Ci sono stati – prosegue il presidente Tallini –,  lo riconosco, alcuni errori di valutazione, alcune incertezze e soprattutto alcune incomprensioni tra maggioranza e opposizione che non hanno fatto bene all’Istituzione. Ma ciò non giustifica certe valutazioni espresse dal consigliere Callipo che tenderebbero ad accreditare l’immagine di un Consiglio delegittimato e privo di responsabilità istituzionale». Tallini insiste a difendere l”operato dell’Aula: «Niente è stato fatto in questi mesi di irregolare. Ogni provvedimento licenziato dall’Assemblea è stato adottato nel rispetto dello Statuto e del Regolamento. Quando si è incorsi in errori di valutazione, che hanno coinvolto anche lo stesso consigliere Callipo, abbiamo avuto il coraggio e l’umiltà di riparare. Ho l’impressione che le forze dell’antipolitica, con le loro campagne denigratorie, abbiano influenzato molto la decisione del Cavaliere Callipo che non si è sottratto alla tentazione di sottolineare una sua ‘diversità’, dimenticando però quali sono le responsabilità nei confronti degli elettori che lo hanno votato e delle forze politiche che lo hanno candidato.

«Per tali motivi – conclude il presidente del Consiglio regionale – conoscendo la sensibilità umana e politica del cavaliere Callipo, gli chiedo  – interpretando credo il sentimento unanime dei gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione – di tornare sui suoi passi e di ritirare le dimissioni, garantendo così il suo contributo di passione politica e competenza non tanto e non solo alla sua parte politica, quanto a tutta l’Assemblea. Lo faccia senza timore, senza farsi condizionare dai giacobini dell’antipolitica, senza nessun senso di colpa. Lo faccia per la sua storia personale e per il rispetto che si deve alla massima istituzione della Calabria». (rp)

CALLIPO ADDIO AL CONSIGLIO REGIONALE
«NON CONDIVIDO LE LITURGIE POLITICHE»

di SANTO STRATI – Non può condividere “le liturgie politiche” che condizionano l’attività del Consiglio regionale e perciò il cav. Pippo Callipo ha consegnato stamattina la sua lettera di dimissioni da consigliere regionale. L’insofferenza del capogruppo di io resto in Calabria nei confronti della politica intesa come rispetto di canoni legati a interessi di partito o, peggio, di parte, era apparsa evidente già dalle prime sedute dell’Assemblea di Palazzo Campanella: i buoni propositi non avrebbero retto alla sottile arte della politica, fatta di compromessi, scambi di cortesie (e di insulti, all’occorrenza), clientela e scarsa visione dei reali problemi della gente. Ne abbiamo un esempio lampante con l’attuale governo che continua a giocare con l’insostenibile situazione di centinaia di migliaia di famiglie, di imprenditori, di lavoratori, cui viene continuamente rinviato anche il minimo aiuto concreto, solo parole e burocrazia per rallentare l’erogazione di quattrini veri: è la politica che sta nei Palazzi e non si rende conto di com’è il Paese reale, non conosce i problemi quotidiani di chi stenta a fare il minimo di spesa per dar da mangiare ai propri bambini, di chi non sa se ci sarà ancora un lavoro. È la politica che parla e non fa, proclama meraviglie, ma noi inciampa nella realizzazione, si scontra con la lentezza dell’apparato che non riesce a dominare. E la gente comune, il popolo, è stanco della politica, di questa politica. Figuriamoci un personaggio “rivoluzionario” (nel senso del pragmatismo che lo ha sempre contraddistinto) come Callipo se avrebbe potuto sopportare il sussiegoso teatrino della politica.

Che la Regione continua a perpetrare, incurante delle incazzature dei calabresi. Lo abbiamo scritto nell’editoriale di stamattina: sono passati cinque mesi dalle elezioni e ancora l’attività del Consiglio regionale è ferma per l’impossibilità di trovare una quadra tra maggioranza e opposizione, anche solo sulle Commissioni, che sono gli organi esecutivi del Consiglio stesso. L’assemblea è ferma, bloccata ogni attività legislativa e si va avanti solo con ordinanze e delibere della Giunta. Il che, ovviamente, non significa attività legislativa, quando i problemi della Calabria continuano ad accumularsi senza che vengano individuate soluzioni. La burocrazia continua a regnare sovrana, con i suoi lacci e lacciuoli in grado di sbaragliare il più paziente dei “bisognosi”.

Con queste premesse, la scelta di Callipo trova ampie motivazioni, che indubbiamente avranno ripercussione nel Consiglio regionale che si aprirà fra poco. Già da ieri circolava la voce delle imminenti dimissioni, ma si pensava che avrebbe scelto l’assise di Palazzo Campanella per annunciare e motivare la sua scelta. Il cavaliere, invece, ha diffuso in mattinata una concisa dichiarazione: «Dopo una lunga e molto sofferta riflessione, questa mattina ho rassegnato le mie dimissioni dalla carica di consigliere regionale della Calabria perché mi sono reso conto che, purtroppo, non ci sono le condizioni per portare avanti concretamente l’importante mandato che un considerevole numero di calabresi mi ha conferito».
«Fin da subito – dice Callipo – ho lavorato con entusiasmo e ottimismo, tuttavia ben presto ho capito che le regole e i principi che ordinano l’attività del Consiglio regionale sono di fatto “cedevoli” al cospetto di prassi consolidate negli anni che mortificano la massima Assemblea legislativa calabrese e che si scontrano con la mia mentalità improntata alla concretezza. L’attività del Consiglio si svolge assecondando liturgie politiche che impediscono la valutazione delle questioni sulle quali l’Assemblea è chiamata ad esprimersi, impedendo quindi che il Consiglio stesso renda quel servizio al quale dovrebbe tendere istituzionalmente. Le regole a presidio dell’ordinata gestione dell’ordine del giorno e della presentazione delle proposte da votare non sono un inutile orpello creato per imbrigliare l’iniziativa legislativa dei Consiglieri, ma rappresentano una garanzia del corretto svolgimento della funzione legislativa e rispondono ai principi e ai doveri indiscutibili che sono posti alla base del nostro ordinamento democratico. Per questo non posso in alcun modo accettare che tali regole vengano calpestate.
«Mi sono candidato per spirito di servizio verso la mia terra e verso i calabresi e avrei voluto lavorare nel loro interesse per rompere ogni logica clientelare, realizzare progetti di ampio respiro e raggiungere obiettivi in funzione di una visione unitaria e moderna della Calabria. Non l’ho certo fatto per interesse personale o per il lauto compenso che viene corrisposto per questa carica, che per altro ho finora interamente devoluto in beneficenza, rinunciando in tempo utile anche al “vitalizio” e all’indennità di fine mandato.
«È stato traumatizzante dover accettare che qualsiasi sforzo profuso non avrebbe portato ad alcun risultato. Dopo circa cinquant’anni di attività lavorativa non posso consentire né tollerare cambiamenti della mia personalità e della mia “forma mentis”; non posso farlo per il rispetto che nutro nei confronti dei calabresi, della mia famiglia, dei miei quattrocento collaboratori e verso me stesso.
Mi auguro che nei prossimi anni il Consiglio regionale possa lavorare e produrre leggi in grado di migliorare le condizioni e la qualità di vita di tutti i calabresi. Auspico che i Consiglieri tutti possano ricordare che la politica è doveroso servizio ai cittadini e che il miglior servizio è quello che si rende nel rispetto delle regole». (s)

L’appello di Pippo Callipo: ripartiamo con responsabilità senza mollare adesso

Dobbiamo stare attenti, non bisogna mollare proprio adesso. Con queste due parole d’ordine, se così le vogliamo chiamare, Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria, ribadisce come la Calabria abbia bisogno di ripartire, e di come la Regione e il Governo debbano aiutare chi è «messo in ginocchio dalla crisi».

Per Callipo, infatti, non bisogna vanificare i sacrifici fatti finora: «Da oggi – ha dichiarato il capogruppo di Io resto in Calabria – anche molti calabresi, studenti, lavoratori, precari, potranno rientrare a casa. Bentornati, ragazzi. Sono sicuro che il vostro primo pensiero è tutelare la salute dei vostri cari».

«Per farlo, come sapete – ha proseguito Callipo – è necessario che osserviate rigorosamente le regole e i protocolli predisposti per il vostro rientro. Se è necessario so che andrete anche oltre ciò che vi viene imposto per legge. Vi consiglio di farlo, nell’interesse di tutti. Impedirvi di tornare, prendendo tutte le precauzioni del caso, sarebbe stata una grave ingiustizia. La politica ha il dovere di non seminare paure, creare caos o additare nemici. Deve, piuttosto, trovare le soluzioni affinché i nostri giovani non siano più costretti a partire. Sappiate che la Calabria non dimentica i suoi figli. Per questa terra non sarete mai un problema ma sempre e solo una grande, inesauribile risorsa. Contiamo su di voi».

«Tutti da oggi – ha concluso Callipo – siamo chiamati a una grande prova di responsabilità. La nostra terra ha bisogno dell’amore e del rispetto di tutti noi per dimostrare anche al resto dell’Italia che il nostro senso civico sta facendo la differenza in questa guerra contro un nemico subdolo e invisibile. Finora abbiamo dimostrato di potercela fare, non molliamo proprio adesso». (rp)

L’opposizione: «Subito le commissioni in Consiglio regionale». La replica del presidente Tallini

Viene dall’opposizione in Consiglio regionale un pressante appello al presidente Mimmo Tallini perché l’Assemblea di Palazzo Campanella proceda «con urgenza e tempestività agli ulteriori adempimenti dettati dallo Statuto della Regione Calabria e dal Regolamento interno del Consiglio regionale». La lettera è firmata dai presidenti dei gruppi consiliari di Io resto in Calabria e del Pd, Pippo Callipo e Domenico Bevacqua.

La risposta del presidente Tallini non si è fatta attendere: «Stiano tranquilli – ha replicato – i capigruppo Bevaqua e Callipo: il Consiglio  sta adempiendo, nei termini previsti, ogni incombenza necessaria per entrare a pieno regime. Nonostante l’emergenza da Covid-19 abbiamo tenuto la prima seduta consiliare e presto, una volta eletti i Presidenti dei Gruppi, terremo la seduta per eleggere gli Uffici di Presidenza delle Commissioni permanenti e speciali e soprattutto per approvare, non avendolo fatto la maggioranza che ha governato nella scorsa legislatura, il bilancio della Regione, approntando provvedimenti utili a fronteggiare la crisi che la Calabria sta attraversando. Il punto su cui vorrei richiamare l’attenzione – sottolinea il presidente Tallini – è che il mutamento del contesto politico e sociale intervenuto con la pandemia, richiede alla politica ed a ciascuno di noi un rinnovamento anche nell’approccio ai problemi, più sostanziale e meno formalistico. In tal senso, stiamo anche lavorando per  approntare una proposta organica che, utilizzando i risparmi ottenuti con il bilancio del Consiglio, possa dare subito una risposta cospicua alle tante famiglie in difficoltà. Circa le osservazioni sulla nuova Commissione che si vuole  istituire, intendo chiarire che l’idea, da me formulata per dare rilevanza ai rapporti con l’Unione Europea e non certo per avere nuove poltrone, è aperta ad ogni valutazione e ad ogni confronto. Tenendo presente, tuttavia, che se l’opposizione è legittimata a non condividerla, la stessa libertà d’orientamento è in capo alla maggioranza che, qualora la ritenesse utile per concretizzare il proprio programma, pur  nella massima correttezza e lealtà istituzionale, non potrà che prenderne atto e determinarsi in merito».

I lavori del Consiglio, avevano scritto i due capigruppo, ancora oggi «appaiono in una fase di preoccupante ed inspiegabile stallo» visto che «non sono stati ancora formalizzati tutti i Presidenti dei gruppi consiliari, nonostante il regolamento del Consiglio preveda che la loro costituzione avvenga entro un termine di 7 giorni dalla prima seduta consiliare». Di conseguenza, «non è mai stata convocata la Conferenza dei capigruppo, strumento di confronto fondamentale per esaminare e approvare il programma dei lavori consiliari».
«Un altro tassello istituzionale fondamentale per l’attività legislativa – si legge nel documento firmato da Callipo e Bevacqua – è l’immediata costituzione delle Commissioni consiliari che devono essere votate in Consiglio regionale» e, a questo proposito, nella missiva si sottolinea come sia «inaccettabile l’eventualità dell’istituzione di una nuova commissione consiliare con relativo aggravio di spesa sul bilancio regionale».
«La Regione Calabria – affermano i due capigruppo – ha bisogno di un’azione di governo e di un’attività legislativa tempestiva ed all’altezza della situazione di emergenza che si è venuta a creare in questo particolare momento storico. Bisogna dunque convocare al più presto il Consiglio regionale che deve ancora esaminare la relazione programmatica della Presidente della Giunta, un passaggio politico che con l’emergenza in corso appare di fondamentale importanza per il futuro della Calabria».
Per quanto concerne il Bilancio, i capigruppo di Iric e Pd ritengono «necessario conoscere nel più breve tempo possibile i contenuti del provvedimento approvato dalla Giunta in modo da porre la minoranza nelle condizioni di concorrere, con le proprie proposte, alla definizione e all’approvazione di una manovra finanziaria che, mai come in questo momento, appare cruciale per il destino economico e sociale della Regione».
Callipo e Bevacqua auspicano inoltre l’intervento del presidente del Consiglio regionale «al fine di sollecitare la Presidente della Regione a relazionare periodicamente in Consiglio sulla situazione dell’emergenza in Calabria ed in particolare sulla vicenda della Rsa di Chiaravalle».
«Un ulteriore rallentamento delle attività consiliari – concludono i capigruppo di Iric e Pd – soprattutto se motivato da questioni di ordine politico interne alla maggioranza, non sarebbe più accettabile e avrebbe conseguenze rovinose per i cittadini calabresi che attendono risposte ed azioni di aiuto e sostegno concreto a fronte di disagi economici e sociali sempre più gravi». (rp)

A Callipo non piace la Santelli dalla D’Urso in tv: parli direttamente ai calabresi

Al cav. Pippo Callipo, capo dell’opposizione in Regione, non piacciono le apparizioni della presidente Jole Santelli in tv, ospite di Barbara D’Urso. In una nota il capogruppo in Consiglio regionale di Io resto in Calabria chiede «meno collegamenti con la D’Urso e più informazioni ai calabresi». Considerando che le apparizioni della Santelli in tv danno molta visibilità alla Regione, non si capisce il motivo di tale disappunto. È semmai da apprezzare che si riesca a far parlare della Calabria su programmi con larga audience: i problemi trovano eco e rilevanza che possono tornare utili. Le opinioni di Callipo sono da rispettare, ma in questo momento, sembra inutile e privo di efficacia occuparsi del salotto pomeridiano della Barbara nazionale: meglio pensare all’emergenza e alle inadempienze del governo centrale nei confronti della Calabria.

Callipo ha detto: «Prendiamo atto della decisione della Regione di non far divulgare più alle Asp calabresi i dati riguardanti il Coronavirus e condividiamo il fatto che possa essere controproducente avere informazioni frammentate, ma a questo punto pretendiamo che la presidente della Giunta regionale dia un’informazione puntuale e aggiornata su numeri e luoghi del contagio e su cosa la Regione stia facendo per contenerlo. Non un semplice bollettino come quello attuale, ma una videoconferenza stampa da tenere almeno tre volte la settimana, con dati specifici riferiti ai singoli Comuni e, soprattutto, con la possibilità di sottoporsi alle domande dei giornalisti».

E quindi contesta le apparizioni televisive nella seguitissima trasmissione di Canale 5: «Non è possibile che la presidente della Regione intenda comunicare solo attraverso collegamenti con programmi delle tv nazionali come quello condotto da Barbara D’Urso e che, invece, ai cittadini e ai giornalisti calabresi venga negato il diritto all’informazione. Se si vuole che sia solo la Regione a rendere note le informazioni sull’emergenza Covid-19 lo si faccia fornendo un’informazione completa che, nel rispetto della privacy di ognuno, contempli anche dati geografici più precisi di quelli relativi alle aree provinciali e che sia quanto più possibile aggiornata. Se si vuole accentrare tutto, specie in un momento come quello attuale, si deve garantire la massima trasparenza». (rrm)

 

Callipo dona tutta la sua indennità di consigliere regionale. E gli altri?

L’appello di Pippo Callipo ai consiglieri regionali di donare almeno 6000 euro della propria indennità sta raccogliendo sempre nuovi consensi, anche se ancora manca l’unanimità. Dal canto suo l’imprenditore di Vibo ha deciso di devolvere l’intero importo del mese di febbraio (15 gg.) e marzo a iniziative per l’emergenza. «E noi consiglieri regionali della Calabria? – dice Callipo – Il 28 marzo ci arriveranno i compensi relativi a metà del mese di febbraio e all’intero mese di marzo. Circa 18.000,00 (diciottomila) euro di cui circa il 50% esentasse perché relativi al rimborso spese di esercizio del mandato. Dalle elezioni del 26 gennaio non abbiamo fatto sostanzialmente nessuna attività a parte una istanza firmata da una parte dei consiglieri per chiedere la sconvocazione dell’ultima seduta del Consiglio. Cari elettori, vi ringrazio di questa ricca opportunità che mi avete dato votandomi ma non riesco, in coscienza, a trattenere per me queste somme. Una quota la donerò alla Protezione civile regionale e un’altra quota andrà ad un’associazione che raccoglie fondi a sostegno dell’ospedale di Vibo Valentia. Un grande abbraccio (virtuale) a tutti.
Restiamo a casa e contribuiamo con senso di responsabilità alla lotta contro il Coronavirus». (rrm)

Con i treni del Nord è forte il rischio contagio
Chiuso lo Stretto, ma c’è ancora chi passeggia

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Sul treno Roma-Reggio, qualche giorno fa un operatore del 118, armato di termometro-scanner ha scoperto nove passeggeri con febbre oltre i 37,5 e tosse forte. Dai treni del Nord continua ad arrivare gente del Sud che, irresponsabilmente, porta con sé il virus. La situazione è gravemente seria, ma sono ancora troppi a non averlo capito. Tanti irresponsabili che si mettono ugualmente in viaggio per raggiungere (e probabilmente) infettare le famiglie rimaste al Sud, troppi incoscienti (ma forse soltanto stupidi) che non rinunciano alla “passeggiatina”. Non è uno scherzo, non è un gioco, qui si sta rischiando di prolungare all’infinito un’epidemia che invece va stoppata al più presto, limitando le possibilità di contagio e di alzare, in modo spropositato, il numero dei positivi. A molti dei quali servirà il ricovero in terapia intensiva, ma i posti sono limitati. Come #celafaremo se stuoli di cretini continuano a sottovalutare il rischio e non capiscono che questi sacrifici – la rinuncia della propria libertà di movimento – funzionano solo se siamo tutti a farli?

Grazie al cielo, il numero dei positivi nella regione è di gran lunga limitato rispetto alle cifre spaventose di intere aree della Lombardia, ma non c’è da stare allegri, le nostre strutture sanitarie non sono in grado di fronteggiare un’epidemia in larga scala, bisogna agire, responsabilmente, tutti, nel comune personale impegno di rispettare le disposizioni del Governo. Anche se non ci piacciono, anche se ci sembrano stupide o poco efficaci: le norme non si discutono, si osservano. «Sono ancora troppe le persone che continuano a spostarsi su tutto il territorio nazionale» – da detto la deputata Wanda Ferro presentando un’interrogazione parlamentare per conoscere l’entità dei flussi.

Da oggi pomeriggio sono interrotti i collegamenti nello Stretto, solo per le persone, non per le merci, i controlli alle stazioni, negli aeroporti, nelle autostazioni sono capillari, ma evidentemente non bastano. E allora si prenda esempio dal sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà che, a fronte di pochi irrequieti “riggitani” che non rinunciano alla passeggiata in via Marina o sul Corso, ha drasticamente chiuso le strade principali. Stop al passeggio irresponsabile, stop (forse) ad ulteriori contagi. Non appaia una misura che neanche in guerra, la verità è che siamo in guerra e il nemico, purtroppo, è invisibile e subdolo e ancora non è stato individuato prima che possa fare i danni che sta provocando. Basta un esempio: il sindaco di Montebello Jonico risulta positivo: è di Montebello la prima vittima calabrese, un geometra del Comune, ma il sindaco Ugo Suraci non ha avuto alcun contatto, eppure è rimasto contagiato. E nemmeno il dipendente comunale aveva avuto contatti con persone provenienti dal Nord. Allora – ha scritto il sindaco – vuol dire che c’è un focolaio locale, bisogna rimanere a casa.

Restare a casa è un imperativo categorico se si vuole aiutare a risolvere il problema. La presidente Jole Santelli, che si sta muovendo con polso in questa drammatica situazione, ha fatto sapere che sta lavorando in squadra, senza esautorare nessuno e ha annunciato per domani la fine dei lavori di adeguamento del secondo padiglione del Policlinico universitario di Germaneto. Non ha escluso di chiedere l’intervento dell’esercito, se necessario: l’obiettivo è riuscire a contenere il contagio. Il riferimento, quando parla di squadra, è in risposta al segretario generale della Cgil calabra Angelo Sposato e al capo dell’opposizione Pippo Callipo che chiedevano dove fosse finito il generale Cotticelli, attuale commissario straordinario della Sanità in Calabria. Per la verità, in molti si domandano perché non si faccia sentire, vista la responsabilità che ricade sulla sua persona.

Callipo, con un filo di ironia, si era permesso «sommessamente di far notare che il flusso degli arrivi dal Nord forse andava arginato prima e, adesso, quando già in migliaia sono rientrati in Calabria, evocare l’intervento dell’Esercito è inutile, anche perché i militari sono già impegnati sul territorio nell’operazione “Strade sicure”. Semmai, abbiamo bisogno di un esercito di medici, di infermieri e di operatori sanitari. E abbiamo bisogno che chi governa, piuttosto che mandare messaggi poco rassicuranti, dia delle risposte e metta chi lavora nella Sanità nelle condizioni di operare in sicurezza».

Angelo Sposato
Angelo Sposato, segretario regionale Cgil Calabria

«La stragrande maggioranza dei calabresi – ha detto il cav. Callipo – sta osservando con dedizione le norme disposte dal decreto “Io resto a casa”, dunque non serve militarizzare ulteriormente il territorio. Serve invece essere pronti a fronteggiare dal punto di vista sanitario un eventuale aumento dei contagi. Servono strutture, personale e strumenti. Servono le assunzioni e serve reperire subito i dispositivi di protezione per chi lavora negli ospedali con grande spirito di sacrificio. Serve – conclude Callipo – che il commissario alla Sanità, gen. Saverio Cotticelli, faccia sentire concretamente la sua presenza perché di lui al momento non abbiamo notizie. È ora di svegliarsi».

Angelo Sposato, invece, aveva messo in evidenza in un post su Facebook che la presidente Santelli «avoca a sé ogni decisione sull’emergenza COVID-19, di fatto, esautorando il Commissario ad acta Cotticelli, di cui non abbiamo traccia, ed i Commissari delle Asp, che in questi giorni si stanno prodigando per individuare soluzioni, medici, infermieri e posti letto. Un atto di grave responsabilità che pone il presidente Santelli come unico responsabile dell’emergenza, senza tentare di costituire una cabina di regia per il governo di questa fase delicatissima. Ci preoccupano le dichiarazioni del Presidente Santelli di questi giorni, nelle varie apparizioni televisive Nazionali, nel ribadire che la nostra regione non sia pronta ad affrontare l’emergenza COVID-19, né quanto potrebbe essere il contenimento del virus». E, ancora, Sposato aveva sottolineato che «in Calabria siamo senza una guida dell’emergenza, nonostante sia passato un mese, navighiamo a vista. Intervenga il Governo centrale per ripristinare un minimo di coordinamento che garantisca la Calabria».

Tra due giorni ci sarà la prima seduta del Consiglio regionale da cui deve uscire il nuovo presidente, i due vice (uno andrà all’opposizione) e due segretari-questori (anche qui uno va all’opposizione). E contestualmente la Santelli dovrebbe sciogliere il nodo Giunta. Di certo serve urgentemente l’assessore alla Sanità, dal cui profilo devono emergere competenze scientifiche e capacità manageriali. Tra gli attuali aspiranti alle cinque deleghe rimaste libere non appare nessuno con queste caratteristiche. Sarà un altro esterno (in tutti i sensi)? Lo scopriremo presto. (ams)

Il video del sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà “Buongiorno reggini”