La Calabria ha turismo ma non ha un sistema turistico regionale

di FRANCESCO AIELLO e MICHELE MERCURI – La Calabria non è una regione senza turismo. I numeri raccontano anzi una realtà diversa: nel 2024 le strutture ricettive ufficiali hanno registrato oltre 8,1 milioni di presenze e 1,75 milioni di arrivi. Si tratta di valori che collocano la regione al terzo posto nel Mezzogiorno, dietro Campania e Puglia. Eppure, osservando più attentamente la distribuzione territoriale dei flussi turistici, emerge un quadro molto meno lineare di quanto suggeriscano i dati aggregati. Il problema della Calabria non sembra essere l’assenza di turismo, ma la sua estrema concentrazione geografica, la forte dipendenza dalla stagione balneare e la difficoltà di trasformare alcune eccellenze locali in un vero sistema turistico regionale.

L’immagine che emerge dai dati ISTAT è quella di una regione nella quale il turismo si concentra quasi interamente lungo le coste, lasciando gran parte dell’entroterra fuori dai principali circuiti turistici. La Figura 1 mostra in modo molto netto questa polarizzazione: il 92,6% delle presenze turistiche regionali si registra nei comuni costieri, mentre ai comuni interni resta appena il 7,4%. Ancora più significativa è la distribuzione per zona altimetrica. Le aree di collina litoranea assorbono da sole il 63,4% delle presenze complessive, mentre la montagna interna, nonostante la presenza di sistemi territoriali di grande valore ambientale come Sila, Pollino e Aspromonte, si ferma al 2%.

Questi dati raccontano molto più della semplice vocazione balneare della regione. Mostrano, infatti, che il turismo calabrese coincide quasi interamente con il turismo costiero estivo. Le aree interne, pur frequentemente richiamate nel dibattito pubblico come possibile frontiera dello sviluppo turistico regionale, continuano ad avere un ruolo quantitativamente marginale. Il problema, quindi, non sembra essere soltanto la scarsità di infrastrutture o servizi turistici nell’entroterra, ma la stessa struttura territoriale del modello turistico regionale, fortemente selettiva e polarizzata.

La distribuzione provinciale dei flussi rafforza ulteriormente questa interpretazione. La Figura 2 evidenzia differenze territoriali profonde tra le cinque province calabresi. Cosenza concentra il maggior numero di presenze turistiche regionali (oltre 3,3 milioni, pari al 40,9% del totale) grazie soprattutto all’estensione della fascia tirrenica e dell’Alto Ionio. Vibo Valentia, però, pur disponendo di un territorio circa sei volte più piccolo di quello cosentino, registra oltre 2,4 milioni di presenze e rappresenta il vero epicentro del turismo regionale ad alta intensità.

I dati provinciali mostrano, infatti, che non esiste una sola Calabria turistica, ma almeno cinque modelli territoriali molto differenti. Vibo Valentia presenta il più alto indice di turisticità regionale, 16,37 presenze per abitante, e la maggiore densità turistica, con oltre 2.100 presenze per chilometro quadrato. La quota di turisti stranieri raggiunge qui il 37,5%, valore nettamente superiore alla media regionale. Al contrario, la provincia di Reggio Calabria mostra indicatori molto più deboli: appena il 6% delle presenze regionali, permanenza media di 2,42 notti e un indice di turisticità inferiore all’unità.

In altre parole, il turismo regionale appare fortemente polarizzato. Alcuni territori costieri concentrano quote molto elevate dei flussi turistici, mentre vaste aree regionali rimangono sostanzialmente marginali. Questa asimmetria emerge con ancora maggiore chiarezza osservando la distribuzione comunale degli indicatori di intensità turistica.

La Figura 3 indica uno degli elementi più interessanti dell’intera informazione statistica disponibile sul turismo calabrese. Le classifiche regionali per indice di turisticità e densità turistica sono dominate quasi esclusivamente dai comuni della Costa degli Dei, in provincia di Vibo Valentia. Ricadi raggiunge 184,8 presenze per abitante residente, mentre Tropea supera le 92 mila presenze per chilometro quadrato.  Si tratta di valori molto elevati nel contesto meridionale italiano e che testimoniano l’esistenza, in Calabria, di vere e proprie enclave turistiche ad alta intensità. Tropea, in particolare, rappresenta un caso di rilievo nazionale: è, infatti, l’unico comune calabrese presente tra i primi 25 italiani per densità turistica.

Eppure, proprio il confronto con il resto del Paese mostra anche i limiti strutturali del turismo regionale. Nessun comune calabrese compare, infatti, tra i primi 25 italiani per indice di turisticità, graduatoria dominata dai centri alpini e lacuali del Nord Italia. Il valore di Ricadi, pur molto elevato nel contesto regionale, resta circa la metà della soglia minima necessaria per entrare nella top 25 nazionale.

È qui che emerge il vero paradosso del turismo calabrese. Le eccellenze esistono. Alcuni territori raggiungono livelli di intensità turistica molto elevati. Ma queste concentrazioni rimangono geograficamente isolate e non riescono ancora a trasformarsi in un sistema turistico regionale integrato.

La Calabria appare così come una regione caratterizzata da forti polarizzazioni territoriali: alcune aree costiere attraggono flussi consistenti e mostrano indicatori comparabili con importanti destinazioni nazionali, mentre il resto del territorio resta sostanzialmente ai margini dei principali circuiti turistici. Più che un sistema turistico regionale diffuso, emerge, quindi, una geografia fatta di “piccoli poli” turistici localizzati, fortemente dipendenti dalla stagione balneare e scarsamente connessi alle aree interne. Il problema della Calabria, dunque, non sembra essere semplicemente “avere più turismo”. I dati mostrano che alcune aree ne hanno già molto. La vera sfida riguarda piuttosto la capacità di diffondere territorialmente questi flussi, governare la stagionalità, aumentare l’integrazione tra coste e aree collinari e montane e trasformare alcune eccellenze locali in una piattaforma stabile di sviluppo regionale. (oc)

[Courtesy OpenCalabria]

TURISMO, QUANTO POTENZIALE SPRECATO
PUBBLICO E PRIVATO COOPERINO INSIEME

di CLAUDIO ALOISIOCriticare senza proporre o facendo proposte non supportate da alcuna valutazione di fattibilità è un esercizio sterile, utile tuttalpiù come sfogatoio personale o, come ultimamente spesso accade, per acchiappare qualche like o qualche effimero consenso cercando di manipolare persone ormai esasperate. 

La risoluzione dei problemi, quindi, non ha nulla a che vedere con la critica fine a se stessa ma con la proposizione di soluzioni sostenibili, normativamente ed economicamente possibili, inserite all’interno di una strategia che tenga in considerazione il globale non soffermandosi solo al particolare. Un po’ come un medico che non si ferma solo a curare i sintomi bensì ne ricerca la causa trovando così la malattia che li provoca. Banalmente, quindi, sconfiggendo la malattia, i sintomi scompariranno. 

Senza voler troppo semplificare, il governo di un territorio deve tener conto nel suo complesso di tutte le criticità e potenzialità presenti. 

Parlando di turismo, proprio in quanto fenomeno fortemente trasversale e articolato, non ci si può soffermare ai sintomi (il numero irrisorio di turisti ad esempio) ma si deve comprendere perché un territorio naturalmente vocato non riesca a creare le minime condizioni per generare dei flussi i quali potrebbero diventare la sua vera e primaria fonte di ricchezza. 

Le soluzioni ci sono, basta volerle mettere in atto. Non sono semplici, intendiamoci. Al contrario di quello che tanti vogliono far credere, non possono esistere soluzioni semplici a problemi complessi. 

Per creare un volano turistico si deve agire in modo multidisciplinare: nell’ambito dei trasporti, delle infrastrutture, dei servizi, del decoro urbano giusto per citare alcune aree d’intervento. Si deve inoltre formare la comunità stimolando la cultura dell’accoglienza che passa anche attraverso il rispetto e la valorizzazione della cosa pubblica sia essa una spiaggia, un parco, una piazza, e la conoscenza delle ricchezze che possiede siano esse materiali o immateriali. Per ultimo, non certo per importanza, si deve creare rete tra pubblico e privato, tra i vari enti che hanno competenze spesso sovrapposte o sovrapponibili, tra le realtà che già operano nel settore, tra gli attori del tessuto imprenditoriale e commerciale realizzando, oltre a ciò, un sistema incentivante per chi voglia investire producendo ulteriore offerta. 

Tutto questo, poi, deve essere supportato da un serio progetto di promozione e marketing territoriale che possa dare vita ad una narrazione appetibile, coerente e rappresentativa, avendo ben presente i vari target di riferimento scelti in relazione alle peculiarità che il nostro territorio esprime. 

Un lavoro enorme che potrebbe essere attuato solo dotandosi dei giusti strumenti. 

Da tempo come Confesercenti Reggio Calabria ci battiamo per la creazione di una Dmo, acronimo che sta per Destination Management Organization. Uno strumento già utilizzato in molti territori turisticamente sviluppati, che mette insieme pubblico e privato e ha come unico scopo la gestione coordinata di tutti gli elementi che costituiscono una destinazione turistica. Un organismo, quindi, che abbia competenze e fondi per creare quell’unità di intenti e di azioni che trasformino un desiderio, ormai consunto dal tempo e dalle troppe parole, in realtà. 

Questa è una proposta concreta che si affianca a un’iniziativa, piccola se vogliamo, ma rivelatasi efficace ed apprezzata: la webapp reggiocalabriaguide.it che, questa estate, è stata utilizzata da un ragguardevole numero di turisti e reggini i quali hanno potuto vivere il territorio con maggior consapevolezza delle tante proposte e degli innumerevoli luoghi incantevoli da visitare. 

Quindi fermo restando le critiche, sacrosante purché costruttive, è importante, per cambiare realmente le cose, che esse siano accompagnate da proposte sostenibili e adeguate oltreché da iniziative concrete che vadano nella direzione di fornire servizi innovativi incoraggiando e favorendo, al contempo, la realizzazione di reti collaborative. 

Questo vuole essere l’approccio di Confesercenti Reggio Calabria: affrontare i problemi con una visione strategica, intervenendo laddove possibile con iniziative utili e proponendo soluzioni percorribili. La strada da perseguire, dal punto di vista di approccio e concetto, per cercare di incidere realmente evitando di avanzare pretese o progettualità inattuabili quanto improbabili o, come altrettanto spesso capita, di fermarsi al trito e ritrito “piove governo ladro”. (cal)

[Claudio Aloisio è presidente di Confesercenti Reggio Calabria]

Stasera a Gs Channel si parla di Turismo

Si parla di Turismo in Calabria, nel programma Calabria ieri. Oggi e… di Paolo Bolano, in onda questa sera su GS Channel e Made in Calabria. Due frequenze, una in Calabria e l’ altra a Roma.

 In studio ci sono due  imprenditori turistici: Giuseppe Nucera  e Francesco Pratico. Filippo Cogliandro, ristoratore e Domenico Tramontana, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria.

Si parlerà della Calabria con le sue coste bellissime: Spiagge e monti incantevoli, sole tutto l’anno e ottimo cibo. Purtroppo il turismo zoppica. Un fatturato che si aggira intorno ai 500 milioni di euro  con poche migliaia di occupati. Si potrebbe puntare ad avere 100 mila occupati se si attrezzasse meglio il settore.

La Calabria è la porta naturale del mediterraneo, deve puntare  a fare col turismo crescita aggiuntiva e occupazione di qualità. Per questo deve rendere più attrattivo il territorio. Serve più impegno per migliorare le nostre periferie, rammendarle come sostiene Renzo Piano. Bisogna potere vendere all’estero le sue bellezze e la sua storia. Il turismo calabrese può cosi contribuire a diminuire il divario col Nord. (rrm)

IDEE / Giuseppe Nucera: «Il fallimento della politica turistica: a Reggio manca una strategia»

I nostro focus sui 227mila visitatori del Museo dei Bronzi ha suscitato un interessante dibattito in campo politico. Giuseppe Nucera, già presidente degli industriali reggini ed ex candidato governatore alle prossime elezioni regionali (si è ritirato perché non è riuscito a fare una sua lista: «mettere miei candidati o entrare io in altre liste non l’ho mai pensato, avrei tradito “la Calabria che vogliamo”») con una grande esperienza nel campo dell’imprenditoria turistica, ci ha inviato una nota che permette di analizzare meglio i dati contenuti nell’articolo.

«Ben 227 mila visitatori nel 2019, – osserva Nucera – un dato straordinario quello registrato dal Museo Archeologico di Reggio Calabria ma che, se confrontato con i numeri delle presenze nelle strutture ricettive, evidenzia la mancanza di una strategia che trattenga e/o faccia pernottare a Reggio Calabria i visitatori del Museo. È il fallimento della politica turistica, che mostra in modo eloquente la mancanza di programmazione. La “Reggio città turistica” da me pensata partiva da presupposti e ragionamenti imprenditoriali che mettevano al centro le peculiarità del territorio. Reggio Calabria e tutta l’area metropolitana custodiscono un tesoro di bellezze da far conoscere e valorizzare: sono innumerevoli le possibilità per i turisti di ammirare luoghi di cultura e bellezze che il mondo ci invidia. Penso a Scilla, Gambarie, Pentedattilo, la Vallata dell’Amendolea, la Sinagoga di Bova, la Villa Romana a Casignana o ancora gli scavi di Locri, Gerace, Mammola, Stilo il convento ortodosso di Bivongi e tanto altro. Serve una politica turistica che guardi ad un turismo della terza età nella bassa stagione e famiglie e giovani nel periodo estivo. Per farlo servono grandi investimenti e una mirata promozione da fare fuori dalla Calabria, con workshop e incontri con buyer e tour operator», sostiene Giuseppe Nucera leader del Movimento ‘La Calabria che vogliamo’.

Giuseppe Nucera
L’imprenditore turistico Giuseppe Nucera

«Sarà proprio il turismo, la visione e realizzazione di una ‘Reggio città turistica’, il primo punto nel programma di ‘La Calabria che vogliamo’ alle prossime elezioni comunali reggine. Reggio Calabria ha la fortuna di avere porto e aeroporto incorporati e quindi consente a chi sta per più giorni di potere arrivare alle isole Eolie, andare sull’Etna o a Taormina con semplicità. Abbiamo un territorio che Madre Natura ha predisposto proprio per chi vuole trascorrere un lungo periodo di vacanza qui in riva allo Stretto. Da queste considerazioni nasceva l’idea proposta 15 anni fa di ampliare l’offerta dei posti letto, trasformando le scuole del Lungomare in diverse strutture ricettive. Nonostante una raccolta di firme da me promossa  – ricorda Nucera – il progetto non andò in porto. Ma è questa la visione che serve, Reggio ha bisogno di questo tipo di idee per poter davvero sviluppare concretamente il progetto di una città turistica. Tutto questo è fattibile, anche grazie alle possibilità offerte dall’essere una città metropolitana. Bisogna puntare in modo forte e deciso su questo settore, così da creare ricchezza e offrire possibilità occupazionali ai nostri giovani, spesso costretti ad emigrare altrove». (gsp)