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Ad Acquaformosa concluso il Festival delle Migrazioni

È ad Acquaformosa che si è concluso la XV edizione  del Festival delle Migrazioni, promossa dall’Associazione Don Vincenzo Matrangolo e  dedicata quest’anno al tema “Resistenza. ArMIAMOCI”. Un percorso itinerante che, dal 21 al  30 agosto, ha attraversato sette comuni della provincia di Cosenza – San Sosti, Vaccarizzo  Albanese, Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile e Acquaformosa – dopo  l’anteprima del 7 agosto nel Giardino dei Giusti di Rota Greca. 

Sette giorni di incontri e un’anteprima, contestimonianze, dibattiti, mostre, proiezioni,  presentazioni di libri e concerti che hanno coinvolto giuristi, giornalisti, accademici, operatori  dell’accoglienza, rappresentanti delle istituzioni, attivisti, cooperanti internazionali e  beneficiari dei progetti SAI, trasformando piazze e spazi pubblici in luoghi di confronto sui temi  delle migrazioni, dei diritti umani, della pace e della partecipazione democratica. 

L’edizione 2026 ha affrontato questioni di grande attualità: la Palestina, il caporalato e lo  sfruttamento lavorativo, il naufragio di Cutro, le nuove tecnologie di controllo e sorveglianza,  la libertà accademica, la mobilità europea, il Patto europeo su immigrazione e asilo e il sistema  dei CPR. 

Dalla Palestina al lavoro sfruttato: i temi del Festival 

L’apertura a San Sosti, il 21 agosto, ha rimesso al centro del dibattito pubblico la crisi palestinese e il  dramma di Gaza. «Continuare a parlarne è un atto non solo dovuto, ma necessario», ha affermato  l’operatrice legale e socia ASGI Erminia Rizzi, sintetizzando il senso di una serata che ha intrecciato  testimonianze dirette, approfondimenti giuridici e riflessioni sulla responsabilità della comunità  internazionale. 

A Vaccarizzo Albanese il confronto si è concentrato sul tema del caporalato e dello sfruttamento  lavorativo. Intervenendo nel dibattito, il presidente dell’Associazione Don Vincenzo  Matrangolo Giovanni Manoccio ha denunciato la superficialità con cui spesso vengono raccontate le  tragedie che coinvolgono i lavoratori migranti: «Quando si dice “tanto si ammazzano tra di loro” si  guarda al fenomeno in modo superficiale, mentre dietro queste morti c’è una guerra economica e  criminale che prospera sull’assenza di diritti e cittadinanza» ha affermato Manoccio.  

La segretaria della CGIL Calabria Celeste Logiacco ha ribadito la necessità di affrontare il fenomeno  come una questione strutturale e non emergenziale: « bisogna scegliere da che parte stare» ha  dichiarato Logiacco.

21–30 agosto 2026 | San Sosti, Vaccarizzo Albanese, Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile, Acquaformosa 

Cutro: memoria, verità e giustizia 

La tappa di Cerzeto è stata dedicata al naufragio di Cutro e alle sue conseguenze umane, sociali e  istituzionali. L’incontro “Cutro, una ferita aperta” ha riunito giornalisti, operatori del soccorso e  rappresentanti della società civile per riflettere sul diritto alla verità e sulla necessità di mantenere viva  la memoria delle vittime. 

Come ha sottolineato il giornalista e ricercatore Francesco Donnici: «la strage di Cutro deve  continuare a vivere nella memoria collettiva. Non potremo parlare di una ferita rimarginata finché non  saranno accertate verità e giustizia su quanto accaduto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023». Particolarmente significativa la riflessione dell’ex Ammiraglio della Guardia Costiera Vittorio  Alessandro, che ha richiamato il carattere universale del soccorso in mare. «Prima dei confini, delle  definizioni e delle istituzioni ci sono le persone» ha dichiarato Alessandro, spiegando l’obbligatorietà  dei soccorsi, in quanto: «il salvataggio delle persone in mare non è bontà. Non è generosità, non è  accoglienza, non è neppure scelta politica. È il riconoscimento di una condizione elementare. Ci sono  persone in mare e se sono in pericolo vanno salvate». 

Gli occhi lucidi delle persone presenti in piazza durante la proiezione del docufilm “Cutro 94…and  more” hanno testimoniato la forza e l’importanza del racconto del dramma del naufragio portato sullo  schermo da Bruno Palermo, Angelo Resta e Vincenzo Montalcini. All’evento erano presenti due degli  autori, Angelo Resta e Bruno Palermo, che hanno condiviso con il pubblico riflessioni ed emozioni  legate all’opera. Grande interesse ha suscitato anche la mostra fotografica “I sogni attraversano il  mare” di Giuseppe Pipita, che ha dialogato con i visitatori e risposto con disponibilità e sensibilità alle  domande di alcuni bambini. 

Cybercrazie, controllo e libertà 

A Bisignano, il Festival ha ospitato il confronto tra Renato Curcio e Maurizio Alfano sul rapporto tra  migrazioni, tecnologia e sistemi di controllo. 

Curcio ha invitato a riflettere sul rapporto tra tecnologia e potere, affermando: “non è che le tecnologie  di cui parliamo ci pongono un problema di tecnologia, ma di potere». 

Alfano ha invece evidenziato come la figura del migrante sia stata costruita nel dibattito pubblico come  un nemico funzionale alla diffusione di nuove forme di controllo sociale. «I processi di avvicinamento a  queste tecnologie e di persuasione mentale sono stati operati nel tempo anche attraverso la figura dei  migranti» ha dichiarato Alfano. 

Nella stessa serata è stato presentato il libro Sono un Arbëresh, dedicato alla storia e all’esperienza  di accoglienza ad Acquaformosa di Giovanni Manoccio. Nel ricordare il valore delle esperienze  migratorie e dell’accoglienza, Manoccio ha ribadito la necessità di raccontare le storie e credere nelle  proprie azioni e scelte, nonostante i pregiudizi e le azioni di contrasto: «non puoi arrenderti, diventi un  guerriero, rivendichi il diritto di quello che hai fatto. Di una cosa che vuoi fare per gli altri» è il messaggio  dato dal Presidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo. 

Mobilità europea, università e libertà accademica 

A San Benedetto Ullano il Festival ha celebrato i dieci anni del progetto SAI locale e presentato  l’esperienza di mobilità europea sviluppata tra Calabria e Alsazia dall’Associazione Don Vincenzo  Matrangolo. 

21–30 agosto 2026 | San Sosti, Vaccarizzo Albanese, Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile, Acquaformosa 

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle università nella tutela della libertà accademica e  nella costruzione di percorsi di inclusione. Sono stati illustrati, tra gli altri, i programmi promossi  dall’Università della Calabria a favore di studenti rifugiati e provenienti dai territori colpiti dai conflitti. 

Patto europeo, diritto d’asilo e CPR 

La penultima tappa, a San Basile, è stata dedicata all’analisi del nuovo Patto europeo su immigrazione  e asilo e al sistema dei CPR. 

Tra gli interventi più significativi quello di Luciano Scalettari, presidente di ResQ – People Saving  People, che ha ricordato come le persone soccorse in mare debbano essere considerate innanzitutto  naufraghi e non destinatari di categorie amministrative o politiche. 

Le parole della giurista Rita Coco hanno invece risvegliato le coscienze dei presenti approfondendo le  criticità dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), dando voce alle parole di chi è rinchiuso o è  stato rimpatriato per aver mostrato, tramite dei video, le condizioni di vessazione nei centri.  Le testimonianze dei relatori sono state un ulteriore confronto e analisi sulle principali sfide che  attendono operatori e amministrazioni nei prossimi anni. 

Acquaformosa: le buone pratiche dell’accoglienza 

La giornata conclusiva ad Acquaformosa è iniziata con un momento formativo dedicato agli operatori  dei progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), con gli interventi di Michele Rossi, del CIAC di  Parma, e Lidia Vicchio, vicepresidente dell’associazione e socia ASGI. 

Rossi ha illustrato l’esperienza emiliana e il lavoro sviluppato dal CIAC, richiamando come riferimento  la Piramide di Maslow e l’importanza di costruire percorsi di inclusione che partano dai bisogni  fondamentali delle persone. Vicchio ha invece approfondito il tema del nuovo Patto Europeo su  Immigrazione e Asilo, soffermandosi sulle misure legislative che incidono direttamente sull’operatività  dei progetti SAI. 

All’incontro ha partecipato anche Virginia Costa, responsabile del Servizio Centrale SAI, che ha  ascoltato le esigenze e le criticità espresse dagli operatori, favorendo il dialogo tra il livello nazionale e  quello locale di una rete che coinvolge circa duemila comuni italiani. Come ha affermato la Dirigente:  «in questo momento ci troviamo davanti ad una sfida nuova, che è quella della entrata in vigore del Patto  Europeo, quindi con nuove regole..e modalità anche operative che ci vedranno coinvolti». 

Costa ha parlato anche del prossimo ampliamento della rete nazionale dell’accoglienza, «con oltre  3400 posti» predisposti dal Ministero dell’Interno, sottolineando il ruolo strategico dei piccoli comuni e  delle aree interne. 

Nel pomeriggio, in piazza Fontana Vecchia, si è tenuto il panel “SAI a confronto: le buone pratiche  nazionali”, moderato dalla giornalista Roberta Ferruti, componente del direttivo Re.Co.Sol. Nel corso dell’incontro è stato illustrato il funzionamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione: «Il  SAI prevede una convenzione tra Ministero dell’Interno e Anci. I comuni aderiscono volontariamente e  la gestione viene affidata a enti del Terzo Settore» ha affermato Ferruti, ricordano che la maggior parte  dei beneficiari dei progetti sono ospitati nel sud Italia e «3700 in Calabria». 

È stato inoltre ricordato come i CAS abbiano inizialmente «tamponato l’emergenza numerica della  seconda accoglienza», diventando però nel tempo una componente strutturale del sistema. Tra i relatori è intervenuto Luigi Andreini, dell’Associazione Progetto Accoglienza di Borgo San Lorenzo  (Firenze), che ha sottolineato l’importanza dell’ascolto e della relazione umana nei percorsi di  inclusione. «La relazione è convivere con le persone», ha affermato, evidenziando come il confronto  diretto non possa essere sostituito da un dialogo virtuale privo di interazione. Andreini ha inoltre 

21–30 agosto 2026 | San Sosti, Vaccarizzo Albanese, Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile, Acquaformosa 

osservato che «rispetto al passato manca la comunità, siamo in un mondo dove mancano le relazioni» e  ha aggiunto: «In questi giorni qui si è fatto relazione». Un richiamo forte al valore dei rapporti umani,  perché, come ha ricordato, «quando mancano i rapporti umani, allora viene fomentata, ad arte, la  paura»

Successivamente ha preso la parola Gazmin Cela, che ha aperto il suo intervento con un saluto in  lingua albanese e ha raccontato la propria esperienza nei comuni arbëreshë. Cela ha illustrato l’attività  del SAI del CIAC di Parma, evidenziando come il progetto sia inserito in una rete di servizi e  collaborazioni che «fanno sì che il sistema non sia isolato»

Con Francesca Rocca, presidente di Radica e referente del SAI Agorà Kroton di Crotone, il dibattito è  tornato sul territorio calabrese. Rocca ha approfondito il caso del Cara di Crotone, uno dei più grandi  centri d’Europa, evidenziando il rischio che le nuove politiche migratorie possano determinare un  incremento delle presenze nei grandi centri, con conseguenti problemi di sovraffollamento. 

A chiudere il panel è stato Francesco Evangelista, dell’associazione Restiamo Umani – Rete  Vesuviana Solidale, che ha raccontato la nascita dell’organizzazione e gli interventi sociali realizzati  nelle periferie dell’area napoletana, da Scisciano a Marigliano. Tra le iniziative più significative figura  l’Emporio Solidale, un modello che restituisce dignità alle persone sostituendo la distribuzione  tradizionale dei pacchi alimentari e consentendo ai beneficiari di scegliere autonomamente i beni di cui  hanno bisogno. 

A testimonianza dell’impatto concreto di queste attività sono intervenuti Faysal Naeem Mia e Fedi  Mgasseb.  

Il giovane Fedi, proveniente dalla Tunisia, ha ripercorso il proprio viaggio verso l’Italia, da Lampedusa a  Crotone fino a Napoli, raccontando le difficoltà della traversata e le condizioni di precarietà vissute  durante il percorso migratorio. Oggi, dopo tre anni nel capoluogo campano, ha trovato una nuova  dimensione e ha sottolineato come la partecipazione al Festival gli abbia consentito di condividere  momenti di serenità e confronto con coetanei provenienti da esperienze diverse. 

Analoga intensità ha caratterizzato la testimonianza dell’altro giovane arrivato dall’Asia meridionale  che prima di arrivare in Italia ha lavorato negli Emirati Arabi Uniti e in Libia, sperimentando direttamente  condizioni di sfruttamento. Grazie al supporto dell’associazione Restiamo Umani, oggi vive una  situazione di maggiore stabilità e integrazione. 

Tra le novità di questa edizione, l’incontro dedicato ai “Calabresi Costruttori di Pace” ha portato al  Festival le testimonianze di cooperanti impegnati in contesti internazionali di crisi, confermando il  legame tra accoglienza locale e solidarietà globale. 

Il messaggio del Festival in due parole: resistenza e relazione 

Pur affrontando temi differenti, tutte le tappe del Festival hanno evidenziato alcuni elementi comuni: la  centralità delle parole nel racconto dei fenomeni migratori, il bisogno di cambiare prospettiva nel  guardare alle migrazioni, la necessità di contrastare la disumanizzazione e l’importanza della memoria  come strumento di resistenza civile. 

In questo contesto, il titolo scelto per l’edizione 2026 ha assunto un significato  preciso: “ArMIAMOCI” come invito a dotarsi non di strumenti di conflitto, ma di relazioni, conoscenza,  solidarietà e partecipazione. 

Il bilancio finale 

A conclusione della manifestazione, il presidente dell’Associazione Don Vincenzo  Matrangolo Giovanni Manoccio ha tracciato il bilancio della XV edizione:

21–30 agosto 2026 | San Sosti, Vaccarizzo Albanese, Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile, Acquaformosa 

«È stato un gran bel festival, con grandi presenze dal punto di vista dei dibattiti, massimi esperti  nazionali e internazionali del fenomeno dell’immigrazione, visto dalla nostra parte, non dal racconto  che si fa quotidianamente attraverso i giornali. Tante presenze, grandi artisti, ma soprattutto comunità  che si sono aperte al dialogo e hanno contribuito con le loro presenze a rendere il festival un momento  di scambio di idee e di denuncia sociale». 

Manoccio ha inoltre sottolineato l’importanza della giornata formativa dedicata agli operatori  dell’accoglienza e il riconoscimento ricevuto dal progetto SAI di Acquaformosa: 

«Acquaformosa rappresenta, all’interno del sistema, uno dei migliori progetti soprattutto per  l’interazione che è riuscita a costruire nel territorio, per i rapporti con i sindaci e per questa rete  territoriale fatta di comuni arbëreshë, in cui c’è un filo unico: da comunità accolte cinquecento anni fa  a comunità che oggi accolgono». 

Infine, il presidente ha ricordato la partecipazione che ha accompagnato tutte le tappe del Festival,  con una media di 60 persone per gli incontri fino alla tappa di «Bisignano, con oltre 150 presenze e ad  agosto in Calabria, con l’afa che c’era, è veramente un risultato sul quale all’inizio avremmo messo una  firma e che si è concretizzato perché c’è tanto interesse per questo festival». 

A supporto delle parole del Presidente ci sono anche i dati delle visualizzazioni delle dirette e dei reel con le interviste agli ospiti del festival: 260.000 mila visualizzazioni tra Instagram e Facebook e circa,  19.000 interazioni sulle pagine social del Festival di Acquaformosa 2026, pagine che continueranno ad  essere arricchite nei prossimi mesi con altri contributi e interviste dei protagonisti di questa edizione.  Nei prossimi mesi, I quaderni del festival con i contributi dei relatori, altra novità di questa edizione,  contribuiranno a mantenere vivo il dialogo tra gli ospiti di questi giorni e il pubblico, mentre il  documentario “Lo Spirito dell’Utopia”, realizzato in questi giorni dalla regista Cristina  Mantis mostrerà i volti e i luoghi toccati dal Festival.  

Tornando all’edizione di quest’anno, i momenti musicali si confermano tra i più partecipati in presenza:  circa duemila persone presenti al concerto dei Modena City Ramblers, al termine di una «giornata  incredibile, un concerto bellissimo, che ha riportato proprio tutti i temi che noi abbiamo affrontato in  questo festival con le loro canzoni, che sono canzoni di denuncia sociale”

La XV edizione del Festival delle Migrazioni ci lascia con l’immagine degli ospiti dei progetti SAI, abitanti  di Acquaformosa e ospiti venuti da fuori a ballare sulle note dei Modena City Ramblers, davanti a una  piazza gremita, simbolo di un percorso che anche quest’anno ha trasformato il confronto sui diritti,  sulle migrazioni e sulla pace in un’occasione concreta di incontro e costruzione di comunità e più di  una chiusura è un arrivederci alla prossima edizione. (rcs)