Cutro, a Cerzeto una giornata di memoria, verità e resistenza civile

È stata una riflessione collettiva sulle conseguenze umane, sociali e istituzionali del naufragio del caicco Summer Love a Steccato di Cutro, il 26 febbraio 2023, costato la vita ad almeno 94 persone, l’incontro “Cutro, una ferita aperta”, svoltosi il 23 agosto a Cerzeto nell’ambito del percorso itinerante del Festival delle Migrazioni 2026 – XV edizione, dedicato quest’anno al tema “Resistenza. ArMIAMOCI”.

Ad aprire i lavori sono stati il sindaco di Cerzeto, Silvio Cascardo, e Maria Ida Barbuto, coordinatrice del progetto SAI, che hanno ricordato l’impegno delle comunità locale nell’accoglienza dei sopravvissuti e la realizzazione del monumento in memoria delle vittime del mare.

A introdurre e moderare il confronto è stato il giornalista e ricercatore Francesco Donnici, che ha sottolineato l’importanza di continuare a raccontare una delle pagine più drammatiche della storia recente della Calabria e dell’Italia.

La strage di Cutro deve continuare a vivere nella memoria collettiva. Non potremo parlare di una ferita rimarginata finché non saranno accertate verità e giustizia su quanto accaduto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023”, ha affermato Donnici.

Al centro dell’incontro le testimonianze di chi continua a seguire le vicende processuali e umane legate al naufragio.

Tra i relatori, Giuseppe Pipita, direttore de Il Crotonese, tra i primi giornalisti a raggiungere la spiaggia di Steccato di Cutro nelle ore successive alla tragedia. Nel suo intervento ha evidenziato come il procedimento giudiziario in corso stia facendo emergere un complesso intreccio di responsabilità istituzionali tra Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto. “Qualcuno quella notte doveva intervenire, qualcuno si è ritirato, qualcuno non è stato avvisato, chi doveva essere avvisato non ha chiesto” ha ricordato Pipita. 

Il direttore de Il Crotonese ha operato una riflessione sulla scelta del trattare le operazioni di soccorso come operazioni di polizia e le conseguenze, come i ritardi nei soccorsi. Spiegando le difficoltà incontrate dalla stampa nel continuare a seguire il processo in corso, dopo il divieto di riprese in aula decise dal Tribunale, il giornalista ha lanciato un appello al pubblico per continuare a parlare del naufragio e delle vittime affinché la vicenda non venga relegata all’oblio mediatico.

Il silenzio generale riguarda anche le altre politiche migratorie repressive che continuano ad alzare muri e provocare morti, ha ricordato Pipita. Un esempio è quello della situazione dei migranti a Crotone.  “…Abbiamo un centinaio di persone che vivono all’addiaccio. In un giardino di Crotone […] queste persone restano lì perché la prefettura non vuole aumentare i numeri del centro di accoglienza di Sant’Anna […] per colpa del decreto Piantedosi che ha eliminato la possibilità di stare nei SAI” ha affermato il giornalista.

Particolarmente intensa la riflessione dedicata alla genesi della mostra fotografica “I sogni attraversano il mare”, composta da 94 immagini, una per ciascuna vittima identificata della strage. Il titolo, ha dichiarato Pipita, è stato suggerito dalla vista degli oggetti, come scarpe e borse, sulla spiaggia di Steccato di Cutro, appartenuti alle persone che volevano arrivare in Italia e in Europa per realizzare i propri sogni, “invece purtroppo solo il sogno ha attraversato il mare perché in quelle scarpe non c’erano più corpi non c’erano più bambini che potevano correre…”, ha affermato il giornalista. 

Il giornalista Bruno Palermo ha ripercorso le responsabilità politiche e amministrative emerse nel dibattito pubblico successivo al naufragio, soffermandosi sull’evoluzione delle politiche di soccorso in mare e sui processi di criminalizzazione delle migrazioni. 

Palermo è partito da una riflessione sul pregiudizio e sulle motivazioni che spingono le persone a partire, rischiando di morire. Credere di poter fermare le migrazioni con barriere e forza è un’illusione, secondo il giornalista perché “se si pensa che il mare o i muri o il filo spinato o le armi possano fermare genitori che cercano una vita migliore per sé stessi e per i propri figli, stiamo già bocciati dalla storia. Se pensiamo una cosa del genere, siamo già perdenti perché il mondo va avanti lo stesso…”. 

Palermo ha, poi, parlato delle origini storiche della cultura dell’accoglienza nell’antichità, quando “straniero e ospite per gli antichi greci era la stessa cosa. Lo straniero tu lo dovevi prima cogliere, rifocillare e poi forse gli potevi chiedere anche il nome”.  Una cultura dell’accoglienza tipica anche della storia calabrese e di una regione che  “non è una frontiera” ma una “porta”. “La Calabria è una porta verso una vita migliore per chi scappa da guerre, da persecuzioni, da fame. Questa è la Calabria. Non può essere una frontiera” ha ricordato Palermo, avanzando un appello alla politica e alla Sinistra, tornado “dalla parte degli ultimi, di chi accoglie e non di chi ha i soldi”.

Sul valore della memoria si è soffermato anche Angelo Resta, regista del docufilm Cutro 94…and more, definendolo “una piccola forma di resistenza all’oblio”, capace di trasformare il dolore in consapevolezza e partecipazione civile.

A rappresentare il punto di vista delle famiglie delle vittime e delle reti di solidarietà internazionale è stato Giacomo Donadio di Carovane Migranti, che ha ribadito l’importanza del diritto alla verità per i familiari delle vittime e della costruzione di percorsi di giustizia sostenuti dalla società civile. 

La testimonianza di Donadio ha ricordato la lotta comune dei collettivi di familiari in tutto il mondo, dai “..collettivi di familiari hondureni, messicani, guatemaltechi con famiglie di harraga algerini, della Tunisia, dei Balcani che cercano risposte anche se parlano lingue diverse in qualche modo portano avanti una stessa lotta e una stessa richiesta”. 

Dopo un esame delle conseguenze delle scelte politiche, Donadio si è soffermato sulla necessità di costruire reti territoriali e non affidarsi solo alle istituzioni, auspicando una maggiore partecipazione dal basso per continuare a cercare la verità sul naufragio di Cutro e assistere i familiari.

A chiudere il dibattito è stato Vittorio Alessandro, già Ammiraglio della Guardia Costiera, che ha offerto una riflessione sul significato dei confini, del soccorso in mare e della responsabilità collettiva. 

Fra tutti i confini quello marino è forse il più ambiguo perché non è disegnato sul territorio. Non ci sono torrette, non c’è un limite, non c’è un salto. Il mare è fluido, inafferrabile. Separa le terre e contemporaneamente le mette in relazione. Segna quindi distanza e vicinanza” ha affermato Alessandro.

«Prima dei confini, delle definizioni e delle istituzioni ci sono le persone», ha ricordato Alessandro, richiamando le parole recentemente pronunciate da Papa Leone XIV.  Il salvataggio delle persone in mare “non è bontà. Non è generosità, non è accoglienza, non è neppure scelta politica. Il riconoscimento di una condizione elementare. Ci sono persone in mare e se sono in pericolo vanno salvate” ha precisato Alessandro. 

Nella storia del caicco “si è perso lo sguardo”, c’erano più attori alle prese con un sistema di procedure e passaggi che, invece di facilitare i soccorsi hanno portato alla morte delle persone a bordo di quell’imbarcazione di legno già individuata da Frontex. Per l’Ammiraglio bisogna ripartire proprio dallo sguardo e da un modo diverso di porsi domande, partendo da un diverso punto di vista: prima d’interrogarsi sulla presenza di migranti a bordo, bisognerebbe chiedersi se ci sono persone che hanno bisogno di essere salvate.

Il docufilm e la forza della memoria

La serata è proseguita con la proiezione del docufilm Cutro 94…and more, che ricostruisce le ore del naufragio, le reazioni istituzionali successive, le testimonianze dei giornalisti, delle persone che hanno prestato assistenza e una serie di riflessioni sui fenomeni migratori e la partecipazione dei cittadini crotonesi.

La partecipazione del pubblico ha confermato la forza narrativa e civile dell’opera, trasformando la proiezione in un momento condiviso di riflessione e commozione, come hanno mostrato gli occhi lucidi di molti presenti.

Al termine sono intervenute  Ghada Shihadeh, che ha richiamato l’attenzione sulle vittime più giovani del conflitto palestinese, invitando ad agire ora per evitare altre morti come quelle dei bambini di Cutro, e Maria Ida Barbuto, che ha portato il punto di vista degli operatori che, nei giorni del naufragio hanno assistito superstiti e familiari e non si riconoscono nella scelta di attribuire al “Decreto Cutro” quel nome, riconoscendolo invece come “Decreto Piantedosi” alla luce del contenuto del decreto. Allo stesso modo, Barbuto ha ricordato la promessa della Premier, pronunciata a Cutro nel marzo del 2023, di cercare gli scafisti per tutto il globoterracqueo, mentre -nei fatti- è stato consentito il trasporto con volo di Stato del criminale libico Al Masri.

La mostra e il concerto di Danilo Sacco

Prima della cena gli ospiti hanno visitato la mostra fotografica “I sogni attraversano il mare” di Giuseppe Pipita, un percorso attraverso le immagini che raccontano i giorni successivi al naufragio: il recupero delle vittime, il dolore e le proteste dei familiari, la grande mobilitazione civile che portò sulla spiaggia di Cutro cittadini provenienti da tutta Italia.

La giornata si è conclusa con il concerto di Danilo Sacco in Piazza Santi Pietro e Paolo. L’esibizione, seguita da un pubblico numeroso e trasversale per età e provenienza, ha chiuso la serata sulle note di Vagabondo, suggellando una giornata dedicata alla memoria, all’incontro e alla resistenza civile.

Prossimo appuntamento

Dopo la tappa di Cerzeto, il Festival delle Migrazioni 2026 si prende una breve pausa e dà appuntamento a Bisignano dal 27 al 30 agosto, per quattro giornate di incontri, dibattiti, testimonianze e musica dedicate ai temi dell’accoglienza, dei diritti umani e della partecipazione democratica.

Il 6 e 7 luglio il Cerzeto Food Festival

Il 6 e 7 luglio, a Cerzeto, si terrà il Cerzeto Food Festival, una rassegna di cibo, cultura, creatività e tradizioni all’insegna dell’Arberia, organizzata dalla Comunità Slow Food Arberia” insieme all’Associazione Slow Food con il progetto “Terra Madre”.

Un progetto di comunità ma anche di professionalità che ridisegnano i confini enogastronomici di un territorio ricchissimo per valori, sapori e opportunità. L’obiettivo è quello di salvaguardare dei prodotti autoctoni del territorio, portando avanti la promozione e l’identificazione della propria terra di origine.

«Il nostro evento – ha spiegato il sindaco di Cerzeto, l’arch. Giuseppe Rizzo – è un’operazione di conservazione e rilancio: conserviamo le conoscenze per le generazioni future ma offriamo anche lo slancio per continuare a generare socialità ed economia da queste conoscenze e tradizioni. La cultura non è un “museo” nel senso di un luogo di tutela e conservazione dei beni, in questo caso di beni enogastronomici e quindi di facile deperibilità; si tratta di concepire la cultura come un percorso a staffetta, dove le persone e le generazioni co-creano una comunità attiva rigenerando di continuo le sue tipicità».

Coinvolti i comuni di  San Benedetto Ullano, San Martino di Finita, Mongrassano, Cervicati, Santa Caterina Albanese, Acquaformosa, Vaccarizzo Albanese, Falconara Albanese, Plataci che interverranno nell’Assemblea generale che si terrà il 6 luglio alle 15 nella Sala Consiliare con la presenza, tra gli altri, del Referente Regionale Comunità Slow Food Marisa Gigliotti, il Presidente Gal Valle Crati Rosaria Capparelli, il Commissario Fondazione Arberia Ernesto Madeo, la Presidente della Provincia di Cosenza Rosaria Succurro, il Vice Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, Pierluigi Caputo e l’assessore all’agricoltura delle Regione Calabria Gianluca Gallo.

Numerose le attività artistiche, i laboratori esperienziali, le degustazioni enogastronomiche e lo spazio riservato alle esibizioni dei gruppi delle tradizioni arbëreshe, tra cui l’essenziale “Shpirti Arbëresh” di Cerzeto, organizzati nella due giorni, con una particolare attenzione al mondo junior e la conclusione della manifestazione affidata alla bravura e all’ironia del cantautore calabrese, istrionico, divertente e geniale Santino Cardamone, che chiude con il concerto alle 21.30 del 7 luglio in Piazza. SS. Pietro e Paolo.

«“Katunde Slow Food Arberia” è un legame profondo che racconta il nostro mondo –  ha concluso il sindaco Rizzo –. Ospitalità, strategia e promozione determinano il corso delle nostre iniziative, che intendiamo implementare, sfruttando ogni opportunità di crescita del territorio per garantire il benessere e la felicità di chi ha scelto di restare qui e di chi sceglie di passare da qui. L’ospitalità è il valore antico e la lezione sempre contemporanea che non dimentichiamo».

Nuova veste anche per la comunicazione, gestita dal team degli artisti della “Compagnia Teatrale BA17”, impegnata sulla valorizzazione del mondo delle minoranze linguistiche da diverso tempo.

«Ci contaminiamo di bellezza – ha spiegato Angelica Artemisia Pedatella, regista e responsabile della comunicazione insieme allo staff composto da Francesco Russo, Giuseppe Giampà, Lorenzo Cardamone, Raffaele Guzzo, Paolo Paparella e Kristal Berlingieri –. Tutto il mondo è palcoscenico, diceva Shakespeare, e per noi questo è il mantra. Cerzeto è un luogo di grandi prospettive e aperture allo stile, all’integrazione dei linguaggi dell’arte e al coinvolgimento delle persone. Il cibo è una forma d’arte speciale. Un po’ come uno spettacolo, dura il tempo di una serata e poi ricomincia tutto da capo».

Sottile il legame tra arte e cibo. Ed è proprio l’arte che apre la due giorni con il reading poetico di Daniel Cundari in piazza Risorgimento alle 17 del 6 luglio. In mezzo a tale tripudio di cibo, arte e festività, nel prestigioso e suggestivo Palazzo Mayerà verrà presentata la Guida “Il Cammino di San Francesco di Paola”, perché dal territorio viene tutto: nutrimento per il corpo e per l’anima, socialità, autenticità, diversità storica e culturale e, soprattutto, l’eccezionale capacità di raccontare tutto questo in un evento davvero straordinario. (rcs)

CERZETO (CS) – La conferenza internazionale di studi sullo scrittore arbëreshë Santori

Oggi, a Cerzeto, all’Università della Calabria e nelle Comunità arbëreshë di Santa Caterina Albanese, una conferenza internazionale di studi sullo scrittore italo-albanese  Francesco Antonio Santori.

L’evento è stato organizzato in occasione del bicentenario della nascita dalla Fondazione Universitaria “Francesco Solano” e dal Laboratorio di Albanologia dell’Unical in collaborazione con le Amministrazioni Comunali delle comunità santoriane di Santa Caterina Albanese e di Cerzeto, con il patrocinio della Regione Calabria (interverrà nel corso dei lavori l’Assessore alla Cultura Maria Francesca Corigliano) e della Repubblica del Kosovo – Presidenza della Repubblica.

La conferenza sarà inaugurata a San Giacomo di Cerzeto alle 18.00, comunità dove il Santori operò come parroco e morì nel 1894, con una Messa solenne in cui è prevista la partecipazione del Vescovo della Diocesi di San Marco-Scalea, Mons. Leonardo Bonanno, e di don Ennio Stamile, sacerdote originario della stessa comunità e responsabile regionale di Libera Calabria.

Seguirà la presentazione della antologia santoriana, in albanese con traduzione italiana a fronte, a cura di Vincenzo Belmonte.

Chiuderanno la manifestazione la presentazione del sito web santoriano, con le opere manoscritte on-line e i luoghi citati nelle opere del Santori, sito curato dall’ing. Battista Sposato, con la collaborazione di Luigi Caparelli, Monica Lombardo e Sandra Domanico e la rappresentazione teatrale della EMIRA, curata da Nando Pace, con voce recitante Brunilda Lato e la partecipazione del gruppo etnomusicale Shpirti Arberesh di Cerzeto e del Coro Picilia di Santa Caterina Albanese.

Diversamente da altri intellettuali di formazione ecclesiastica arbëreshë, di rito e formazione cattolica di rito bizantino, Santori fu un francescano di rito latino: formatosi nel Seminario diocesano di San Marco Argentano, dove ritroviamo con lui altre figure importanti del romanticismo calabrese come Vincenzo Selvaggi e Vincenzo Padula, per molti anni ha operato nel convento dei Riformati di San Marco Argentano, ricoprendo incarichi di responsabilità all’interno dell’ordine francescano.

Figura di spicco della cultura arbëreshë – aveva Girolamo De Rada come suo mentore letterario – Francesco A. Santori appartiene a quella corrente romantica naturale calabrese fatta conoscere dal grande critico Francesco De Sanctis, che per la prima volta ha proiettato la nostra regione nella letteratura nazionale.

Purtroppo la sua straordinaria opera, linguistica e letteraria, è rimasta in ombra sino agli anni ’70 del secolo scorso, essendo rimasta in gran parte inedita, anche per la estrema povertà in cui visse – e una parte importante delle sue carte sono finite nel Fondo De Rada della Biblioteca Civica di Cosenza, dove attualmente si trovano, purtroppo in precario stato di conservazione.

Le sue opere vanno, però, al di là del romanticismo, assumendo una forte connotazione sociale assimilabile a quelle di Vincenzo Padula, e per alcuni aspetti anticipano dal punto di vista tematico il realismo nella letteratura albanese. Santori non è solo, assieme a Girolamo De Rada, a Giuseppe Serembe e a Gabriele Dara junior tra i protagonisti del romanticismo arbëresh, ma anche il primo autore in assoluto nella letteratura albanese di romanzi, ma anche di tante opere teatrali – la più nota è l’EMIRA, che descrive la dura repressione del brigantaggio meridionale da parte dell’esercito piemontese subito dopo l’Unità d’Italia, ma anche molti romanzetti o novelle in versi, novelle, drammi e melodrammi. (rcs)

CERZETO: AL VIA L’OTTAVA EDIZIONE DELLO SLOW FOOD

7 luglio – Prende il via oggi, a Cerzeto, alle 18.30, presso Piazza Risorgimento, l’ottava edizione del Festival Slow Food di Cerzeto.
La manifestazione è stata organizzata dall’Amministrazione Comunale di Cerzeto in collaborazione con Slow Food Pollino Sibaritide Arberia, e fa parte delle “tappe Convivium” organizzate da Slow Food Pollino che terminerà il 18 agosto.
Il tema di questa edizione è  “Il grano, la cultura e i sapori in festa”. Si parte, alle 18.30, a Piazza Risorgimento, con la presentazione del Progetto Mulinum, il primo mulino dei contadini. Nel corso del convegno, l’imprenditore Stefano Caccavari riceverà il “Premio Cerzeto Slow Food 2018”.

Contemporaneamente, in Piazza A. Santori, a San Giacomo di Cerzeto, il gruppo di ricerca etnomusicale Shpirti Arbëresh presenta le “Vallje”, la danza popolare in costume.
Alle 20.00, in via XXV Aprile, alla presenza delle autorità, sarà presentato il murales 2018 di Maurizio Musacchio, mentre alle 20.30, in Piazza SS. Pietro e Paolo, si esibiranno i gruppi 
arbëresh, a cui seguirà il concerto di Zalles, storica band arbëreshe.