Quirinale: altra fumata nera. L’ultima chance di Draghi e l’exit-strategy da manuale

di SANTO STRATI – Dopo una seconda, infruttuosa giornata di voto per il Quirinale, caratterizzata da frenetici incontri, resta solo oggi alla nostra classe politica per salvare la faccia e onorare adeguatamente Draghi. Il premier non ha mai fatto mistero di una (legittima) aspirazione di andare al Colle, ma ugualmente non ne ha fatto una ragione di vita. Adesso si trova davanti a una drammatica realtà: se viene eletto oggi con i numeri della sua maggioranza, le due fumate nere verranno classificate come prove generali per trovare l’intesa, e il trasloco al Colle gli consentirebbe di indicare agevolmente il suo successore per portare il governo fino al termine della legislatura. Se, invece – come purtroppo sembra – non ci sono margini di manovra e – vergognosamente – una maggioranza all’apparenza coesa non riesce a trovare un punto di incontro che travalichi i nomi e dia serenità agli italiani (di cui hanno tanto bisogno), il premier Draghi dovrà superare se stesso adottando una exit strategy da manuale: si tira fuori dalla competizione e si prende, senza che alcuno possa contestarglielo, il ruolo di king maker, suggerendo lui alla “sua” maggioranza chi votare. In questa maniera darebbe scacco matto a tutti, portando a termine la legislatura con un presidente (da lui indicato) e potrebbe con tutta tranquillità preparare il suo arrivo al Quirinale dopo le elezioni della prossima primavera.

Il rischio più grande, in questo momento, è che l’inesistenza della maggioranza (di fatto acclarata, giorno dopo giorno e confermata dalla mancanza di qualsiasi intesa per il voto al Quirinale) determini la brusca e repentina fine del Governo con tutte le conseguenze nefaste che potrebbero arrivare. Al di là della drammatica situazione della pandemia e della crisi economica che sconsiglierebbero qualsiasi avventurismo politico in questo momento, l’unica soluzione all’orizzonte sarebbe lo scioglimento anticipato delle Camere e nuove elezioni. Il nuovo presidente della Repubblica (malvotato da una maggioranza inesistente) avrebbe da subito una brutta gatta da pelare.

Secondo il nostro modesto parere, Draghi ha ben chiara la situazione che si sta delineando. L’alibi di Berlusconi con lo spauracchio della destabilizzazione non ha retto neanche un istante dopo il ritiro della candidatura dell’ex premier, rivelando non solo la debolezza di una sinistra succube di un evaporato (forse meglio dire inesistente) Movimento 5 Stelle alla disperata ricerca di un’identità, ma anche le lacerazioni che esistono nell’area di centro-destra. L’unica che effettivamente vuole Draghi al Quirinale è Giorgia Meloni perché rientra nella sua logica di primazia rispetto alla Lega: secondo la leader di Fratelli d’Italia, con Draghi al Colle il Governo cade subito e si va a votare. In questo momento di vento favorevole ai danni di Salvini e dei resti in dissoluzione di Forza Italia, la Giorgia non rischierebbe di non guadagnare voti e posizioni da primo partito. In fondo, il suo obiettivo è fare la Presidente del Consiglio, ma la sua visione del mondo è troppo ristretta e confusa (come la mettiamo con le sue posizioni antieuropeiste?) per poter anche minimamente immaginare di conquistare gli italiani schifati da questo modo di fare politica? Senza contare la disperazione dei tantissimi onorevoli “disoccupati” che il nuovo Parlamento lascerà fuori del Palazzo.

A fronte di una situazione che sta facendo venire il voltastomaco a mezza Italia, ci sono dunque due soluzioni immaginabili. La prima vede Draghi eletto oggi a pieni voti, con la conferma di una maggioranza (apparentemente) coesa che ha voglia di mantenere in piedi il governo, con un sostituto del premier capace di traghettare fino al voto questa legislatura; l’altra, richiede il polso fermo del premier che si tira fuori e fa il king maker. Qualcuno storcerebbe il naso perché secondo la Costituzione non è il capo del Governo che sceglie il Capo dello Stato (bensì il contrario), ma la situazione è talmente drammatica che diviene difficile far prevalere presunti maldipancia costituzionali. Draghi in questo modo fotte tutti (scusate l’anglicismo): quelli che aspirano a fare i franchi tiratori e impallinarlo, delegittimandolo persino nel ruolo di capo del Governo (quale governo se non c’è una maggioranza?) e quelli che lo spingono a forzare la mano e accettare il minimo sindacale di un voto raccogliticcio quando sulla carta ci dovrebbero essere (escludendo Fratelli d’Italia e altri “dissidenti”) 900 voti della maggioranza che tiene in vita il governo. È una scelta difficile, ma chi è leader, per davvero, non ha mai cose facili a cui trovare soluzione. (s)

Basta Vittime sulla 106: Nemmeno dal quarto Cipess un centesimo per la Statale 106

Il Direttivo dell’Odv Basta Vittime sulla Strada Statale 106, ha reso noto che, nel corso del quarto Consiglio dei ministri, «non vi è alcuna traccia relativa ad interventi, finanziamenti o proposte che possano riguardare in qualsiasi modo la strada Statale 106 in Calabria».

Il Consiglio, riunitosi nella giornata del 28 ottobre, in merito al tema delle infrastrutture, attraverso una Delibera CIPESS ha approvato il parere sull’aggiornamento del Piano Economico-Finanziario e relativo atto aggiuntivo relativo alla Tangenziale Est Esterna di Milano, ha approvato il progetto definitivo del Collegamento ferroviario con l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia a seguito delle determinazioni del Consiglio dei Ministri ed ha approvato il decreto di riparto del Fondo per le infrastrutture portuali.

«Quanto accaduto – spiega L’oDv – stride fortemente con i diversi annunci delle scorse settimane in cui la politica, attraverso i diversi autorevoli esponenti dei partiti al Governo, hanno promesso finanziamenti riguardarti la famigerata e tristemente nota “strada della morte” in Calabria. Spiace, infine, dover constatare che, a circa un mese dalle scorse elezioni regionali, anche questa volta agli annunci della politica non siano succeduti i fatti».

«Il Direttivo dell’O.D.V. “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”– prosegue la nota – continuerà ad informare correttamente e con serietà tutti i cittadini calabresi – come accade ormai da anni – i quali hanno il diritto, oltre la demagogia politica e la propaganda della “politica politicamente” che strumentalizza il tema della Statale 106 in vista delle elezioni regionali, di conoscere gli atti ufficiali, formali e sostanziali e le scelte del Governo italiano che riguardano la famigerata e tristemente nota “strada della morte” in Calabria».

«Ed è per questo motivo – conclude l’Odv – che continueremo senza sosta a rendicontare tutte le future sedute dei Consigli dei Ministri affinché tutti, nessuno escluso, possano finalmente avere contezza della verità». (rrc)

Basta Vittime sulla 106: Nel Consiglio dei ministri non c’è traccia di interventi per la ss 106 in Calabria

Il Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”, ha reso noto che, nel Consiglio dei ministri, non «vi è alcuna traccia relativa ad interventi, finanziamenti o proposte che possano riguardare, in qualsiasi modo, la strada Statale 106 in Calabria».

«Il Consiglio dei Ministri – continua la nota – in merito al tema delle infrastrutture, nella seduta di ieri, attraverso una Delibera Cipess ha dato parere favorevole, relativamente all’autostrada Pedemontana lombarda, alla proroga del termine convenzionale previsto per la stipula di un contratto di finanziamento da parte del concedente CAL S.p.A., relativo alla realizzazione delle tratte B2 (Lentate sul Seveso-Cesano Maderno) e C (Cesano Maderno-Interconnessione con la Tangenziale Est/A51). Altra scelta del Governo che riguardano le infrastrutture e che non comporta l’adozione di una Delibera ha riguardato l’accoglimento della proposta del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili di autorizzare l’utilizzo di risorse rinvenienti da residui per interventi di completamento del “Sistema Mose”».

«Il Direttivo dell’O.D.V. “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” – conclude la nota – continuerà ad informare correttamente e con serietà tutti i cittadini calabresi – come accade ormai da anni – i quali hanno il diritto, oltre la demagogia politica e la propaganda della “politica politicamente”, di conoscere gli atti ufficiali, formali e sostanziali e le scelte del Governo italiano che riguardano la famigerata e tristemente nota “strada della morte” in Calabria ed è per questo motivo che continueremo senza sosta a rendicontare tutte le future sedute dei Consigli dei Ministri affinché tutti, nessuno escluso, possano finalmente avere contezza della verità». (rrc)

EDITORIALE / Basilio Giordano: Gli italiani nel mondo meritavano l’attenzione di Draghi

di BASILIO GIORDANO – Francamente, ci saremmo aspettati di più. Un “uomo di mondo” come Mario Draghi avrebbe potuto, e dovuto, fare di meglio per valorizzare gli italiani nel mondo. Che non sono mai stati e non saranno mai un peso, una zavorra, ma una risorsa, un asset strategico per il ‘sistema Paese’. Ad un banchiere, accademico ed economista, che ha rivestito incarichi importanti a livello nazionale e internazionale, dalla Banca d’Italia alla Banca Centrale Europea, non può sfuggire il ruolo imprescindibile che svolgono gli Italiani fuori dai confini nazionali, nella promozione del ‘Made in Italy’ in tutte le sue sfaccettature.

E invece il Premier Draghi, probabilmente mal consigliato, è riuscito nell’impresa di ignorare quasi 5,5 milioni di italiani iscritti all’Aire (ed oltre 80 milioni di oriundi) che ogni giorno, da veri e propri ‘ambasciatori sul campo’, rilanciano il marchio tricolore nei quattro angoli del pianeta: mangiando italiano, vestendo italiano, parlando italiano, vivendo all’italiana. Conservando strenuamente ed orgogliosamente tradizioni spesso dimenticate in Patria. Facendo cioè da apripista al ‘Made in Italy’ con il loro esempio quotidiano e la loro rete di amicizie. Una ‘pubblicità’ gratuita e naturale che merita di essere premiata. Un ruolo troppo spesso dato per scontato, ma che nel lungo periodo costituisce un volano fondamentale per veicolare usi e costumi italiani nei Paesi stranieri. Una sponda essenziale per il successo di un settore come il Turismo che l’Italia fatica a far decollare, anche perché, dal 2001, è soggetto alla competenza regionale. Ed ogni regione ha i suoi tempi, la sua strategia, il suo stile.

Manca una visione univoca, d’insieme, con tante Italie che viaggiano in ordine sparso. Una lacuna che gli ‘Italiani nel mondo’ provvedono a riempire soltanto con la loro presenza. Costituendo, quindi, un fattore spesso decisivo per la diffusione della nostra cultura ed il successo delle nostre imprese all’estero. La speranza, naturalmente, è che l’istituzione di un Ministero del Turismo, affidato a Massimo Garavaglia, possa migliorare la promozione dell’Italia nel mondo. Sappiamo perfettamente che oggi le priorità sono altre, che questo è praticamente un ‘governo di scopo’: per debellare la pandemia, vaccinare la popolazione e rimettere in moto l’economia.

Ed è per questo che non avremmo preteso un Ministro per gli Italiani nel mondo. Molto più semplicemente, ci saremmo accontentati di un Sottosegretario con una ‘delega ad hoc’. A prescindere dall’appartenenza politica, la non-riconferma di Ricardo Merlo o la mancata nomina di un altro ‘eletto all’estero’ al suo posto, per occuparsi di Italiani all’estero, rappresentano un preoccupante ‘vulnus’ che ci lascia perplessi. Dopo il taglio dei parlamentari, che costringerà i pochi eletti a rappresentare ripartizioni sconfinate, nessun eletto all’estero nel governo! Neppure per un ruolo simbolico, ma significativo. Oltre al danno, anche la beffa. L’errore di valutazione è macroscopico. Al Governo Draghi auguriamo ogni bene: siamo sicuri che saprà traghettare l’Italia fuori dalle sabbie mobili della crisi sanitaria ed economica. Perché gli ‘italiani nel mondo’ sono fatti così: operano in silenzio, nel completo anonimato, non chiedono nulla in cambio. Lo fanno per l’amore dell’Italia che alberga nei loro cuori. Un’altra Italia si è accorta di loro ed ha voluto premiarli. L’Italia di oggi non ha avuto la stessa sensibilità. Eppure, nonostante meritino di più, gli Italiani nel mondo continueranno ad amare ed a sostenere – sempre e comunque – la loro Terra. (bg)

[Basilio Giordano è il direttore de Il cittadino canadese, quotidiano di lingua italiana a Montréal]

Alessia Bausone (Fondazione C. Alvaro): Nomina di Nesci a sottosegretario segnale importante per la Calabria

Alessia Bausone, componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Corrado Alvaro, ha dichiarato che «la nomina dell’on. Dalila Nesci a sottosegretaria per il Sud e la Coesione Territoriale rappresenta un segnale di attenzione importante per la nostra Regione, e per le sfide e occasioni importanti che la attendono a partire dal Recovery Fund e la lotta alla crisi economica e alla disoccupazione aggravata dalla pandemia».

«La laboriosità dell’on. Nesci – ha aggiunto – ha avuto più di un riscontro nelle aule parlamentari in due legislature sui più svariati temi, dalla sanità, alle questioni territoriali, alla lotta agli sprechi della politica. Giova porre attenzione a come chi ha votato contro la fiducia al Governo Draghi con la motivazione che il presidente del Consiglio non avesse parlato di lotta alla mafia, con la nomina di Dalila Nesci ha ricevuto un sonoro smacco che delinea la netta differenzaa tra gli speculatori dall’antimafia e chi, come la neo sottosegretaria, pratica l’antimafia dei (e nei) fatti».

«Inoltre – ha proseguito – va evidenziato che oggi il “governo del Sud” è in mano a due donne, la sottosegretaria Dalila Nesci e la ministra Mara Carfagna alle quali va posta una sincera fiducia affinché siano protagoniste del necessario riscatto femminile calabrese in ambito pubblico e non solo. Superare stigmi, pregiudizi, ghettizzazioni e ingabbiamenti culturali e sociali è un lavoro che non può prescindere da un’azione politica incisiva da attuare con determinazione».

«Sono tutti temi – ha detto ancora – dalla legalità, alla parità di genere, alla moralità (e alla questione morale) della politica, che hanno un collante: la cultura. Ecco perché Fondazioni come quella di San Luca che porta il nome di Corrado Alvaro, non vanno lasciate sole al loro destino infausto di tappeti rossi per passerelle politiche, ma vanno riempite di cuore, attenzione e proposte di rilancio».

«Per questo – ha concluso – oltre all’augurio di buon lavoro, al sincero apprezzamento per la scelta governativa e all’abbraccio personale alla neo sottosegretaria, le rivolgo pubblicamente l’invito a visitare la Fondazione culturale Corrado Alvaro, fiore all’occhiello della Calabria che si sta lasciando appassire». (rrc)

MARIO OCCHIUTO, LA RIVOLUZIONE GREEN:
LA CALABRIA IDEA-MODELLO PER DRAGHI

di SERGIO DRAGONE – Quando nell’aprile del 2019, a Lamezia Terme, il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto – lanciatissimo verso la candidatura alla presidenza della Regione – parlò di “rivoluzione green” per la Calabria, molti lo presero per matto o giù di lì. In una terra capace di ragionare solo su concorsi pubblici, bandi assistenzialistici, finanziamenti distribuiti a pioggia, numeri di assessorati e presidenze da spartirsi, quella visione che legava strettamente le politiche ambientali a quelle economiche apparve un’idea piuttosto strampalata, una trovata propagandistica, poco più di una suggestione.
Occhiuto vaneggiava di una Calabria “scrigno verde” fatta di mari e di boschi salvaguardati dalla mano assassina dell’uomo, di energie pulite ricavate dal sole, dal vento e dalle maree, di turismo nuovo ed esperienziale, di artigianato digitale, di città rigenerate, di agricoltura affidata ai droni, di medicina a distanza, di nuovi lavori e di nuove professioni, di economia circolare e di economia della conoscenza. E poi parlava di giovani, di nuove generazioni, di “next generation”, si direbbe oggi.
A distanza di quasi due anni, l’opzione “green” è diventata il fulcro del programma di rinascita del Paese affidato a SuperMario Draghi che nelle dichiarazioni programmatiche rese alle Camere ha dedicato il passaggio più significativo – e applaudito – all’esigenza vitale di proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale. Ma, al di là delle dichiarazioni d’intenti, ci sono forti motivazioni economiche. Il 37% delle risorse del Recovery Fund saranno destinate ad interventi per contrastare i cambiamenti climatici e tutte le azioni che gli Stati membri andranno a proporre dovranno rispettare il principio del “non arrecare un danno significativo” contro l’ambiente.
Non spetta a me fare valutazioni politiche sull’azione amministrativa di Mario Occhiuto, spettano semmai ai suoi concittadini, ma la sua visione green” del futuro della Calabria, arrivata quasi due anni prima della “svolta verde” del Governo Draghi, credo possa essere uno spunto di riflessione interessante ed utile per tutti.
Io penso che la Calabria possa diventare uno dei laboratori più interessanti e creativi per le politiche green che il presidente Draghi attuerà nel nostro Paese, utilizzando al meglio le irripetibili risorse che l’Europa ci ha gentilmente concesso. Le condizioni ci sono tutte: 800 chilometri di costa, tre parchi nazionali, un’infinità di aree naturali, un clima assolutamente unico che favorisce colture altrettanto uniche, un giacimento inesauribile di testimonianze di un passato glorioso. E poi il sole, il vento, le maree.
C’è bisogno di un investimento epocale per salvaguardare questa ricchezza, per difendere il territorio, per abbattere l’inquinamento marino, per creare nuove occasioni di lavoro attraverso un turismo, un’agricoltura, un artigianato rivoluzionati nelle metodiche e nel marketing. C’è bisogno di più laureati, di più professionisti, di più giovani che abbiano voglia di mettersi in discussione e guardare all’avanzare delle nuove tecnologie.
L’opzione green, che il visionario sindaco di Cosenza aveva intravisto già due anni fa, è oggi il terreno di sfida decisivo per una Calabria che ha l’ultima occasione di dimostrare che non è una terra “perduta” e irrecuperabile. (sd)

E MARIO DRAGHI ESCLAMÒ A CANNIZZARO
«VIVA LA CALABRIA»: CHE SIA UN OBIETTIVO

di SANTO STRATI – Secondo quanto ha riferito l’on. Francesco Cannizzaro che lo ha salutato alla Camera a margine della votazione di fiducia, il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiuso il dialogo informale col deputato reggino esclamando “Viva la Calabria!”. Detto nemmeno tanto a bassa voce prima di andare via tra gli applausi – ha detto Cannizzaro.

La cosa rende felici i calabresi che osservano con trepidazione le nuove prime mosse del Governo: c’è un corposo carnet di richieste avanzate dai sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil, ci sono le preoccupazioni per il Recovery fund, visto che il “Piano di ripresa e resilienza”  elaborato dal governo Conte 2, lo scorso dicembre, ha inopinatamente dimenticato la nostra regione. Completamente: nella bozza, che – è stato promesso – sarà riveduta e ampiamente corretta, l’unica volta che appare la parola Calabria è accanto a Reggio, nel progetto di “ammodernamento” della rete ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. Non sappiamo se risulta chiara la parola “ammodernamento”, quando, invece, si attende una nuova rete ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità, in grado di consentire un collegamento rapido da Salerno a Reggio. Ovvero permettere ai treni superveloci, che sull’attuale materiale rotabile non possono raggiungere alte velocità, di sfruttare la potenza di cui dispongono.

E poi c’è la storia infinita del Ponte sullo Stretto su cui i troppi no hanno di fatto fatto incavolare calabresi e siciliani. L’ultimo studio di un gruppo di docenti universitari ha consegnato ai governatori di Sicilia e Calabria un dossier da presentare appunto a Draghi perché non si perda l’opportunità offerta dal Recovery fund. Oltretutto, il gruppo WeBuild (ex Impregilo) che fa capo a Pietro Salini e, di fatto, assegnatario dell’esecuzione del progetto dell’attraversamento stabile dello Stretto ha fatto sapere di essere pronto a investire risorse proprie (4 miliardi di euro) per costruire il Ponte, lasciando allo Stato solo le opere accessorie (circa 2 miliardi). A conti fatti costa quasi di più non farlo il Ponte, viste le altissime penali previste in caso di mancata realizzazione.

Draghi ha una visione strategica che va oltre l’Italia, ma comprende l’Europa e il resto del mondo: il nemico numero uno da battere nel più breve tempo possibile si chiama Covid. Una guerra, praticamente, mondiale che si può vincere solo con un’unità di intenti e la comune condivisione di risorse vaccinali e ricerca scientifica. 

Risulta persino odioso pensare che le multinazionali del farmaco difendano i brevetti del vaccino anziché concederli gratuitamente a tutto al mondo. E se non gratuitamente, almeno a un prezzo forfettario che liberi la “proprietà” scientifica e permetta la produzione del vaccino in ogni parte del mondo. Non ci sarebbero problemi di disponibilità se ogni Paese potesse fabbricarsi in proprio il vaccino.

Ma torniamo alla Calabria: il simpatico saluto del presidente Draghi non dev’essere considerato un auspicio, ma ci piacerebbe che fosse un obiettivo, un impegno che l’ex mr BCE prende con i calabresi. I quali – per inciso – molto probabilmente non avranno alcun rappresentante tra gli oltre 40 sottosegretari e viceministri che saranno nominati in settimana proprio da Draghi. Non è questione di campanile, ma farebbe comodo qualcuno dentro l’Esecutivo che parli in nome e per conto della Calabria.         (s)

Recovery Fund e il rischio di dimenticare le politiche di coesione

di DOMENICO ROSITANO  e FRANCESCO MOLICA – Il Piano di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è stato protagonista negli ultimi mesi di un intenso dibattito politico e mediatico.

Eppure, non sarà il solo banco di prova per il nuovo governo Draghi in fatto di finanziamenti Ue. Sotto la sua egida dovrà essere completato il processo di programmazione, e avviata l’attuazione delle risorse della politica europea di coesione 2021-2027: circa 42 miliardi di euro, escluso il co-finanziamento nazionale. Si tratta di un passaggio altrettanto cruciale per il paese.

L’obiettivo di promuovere la convergenza territoriale, proprio di questi fondi, assume un valore ancora più pregnante in periodo di crisi. Le sfide che la neo ministra per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna si troverà ad affrontare sono numerose, alcune delle quali per certi versi inedite.

Nello specifico, la declinazione suggerita dalla Commissione Europea per i sei ambiti d’intervento su cui dovranno concentrarsi i Pnrr ricalcano in buona parte delle aree prioritarie dei futuri fondi di coesione. Per questo motivo, le linee guida UE raccomandano ai paesi membri di impostare un robusto coordinamento tra i diversi finanziamenti europei in modo da garantirne la complementarietà. Il rischio è che si verifichino sovrapposizioni tra misure simili, e in casi estremi finanche forme di competizione per finanziare i medesimi progetti. Questo scenario non è peregrino, viste le storiche difficoltà delle nostre amministrazioni nel creare parchi progetti sufficientemente ampi.

Per la verità, la bozza di Pnrr messa a punto sotto il governo Conte, pur soffermandosi sull’aspetto della complementarità tra risorse del recovery plan (Next Generation Eu) e fondi di coesione, non fornisce indicazioni su come realizzarla. Al nuovo esecutivo il compito di farlo.
Un prerequisito, a nostro giudizio, è procedere ad un’ulteriore consultazione delle autorità regionali, in quanto queste programmano e gestiscono la fetta maggiore di fondi di coesione.

Un buon coordinamento avrebbe, anche, un effetto positivo sulle tempistiche di avvio della programmazione dei fondi di coesione. I ritardi registrati a livello europeo nell’adozione dei regolamenti hanno già rallentato la preparazione dei programmi. Un film già visto nella scorsa programmazione. Esiste quindi il rischio che l’attenzione politica e lo sforzo amministrativo di cui necessita la stesura e la messa a terra del Pnrr produca ulteriori ritardi sul fronte delle risorse della coesione
Per evitare ciò, il nuovo governo dovrà aggredire alcune delle tare storiche dei fondi.

Innanzitutto, quello della capacità amministrativa. L’assunzione nella pubblica amministrazione di diecimila giovani prevista dal Piano Sud 2030 deve essere accelerata. Ma non è una ricetta miracolosa. Deve essere legata ad un forte investimento sulle competenze esistenti e sulla formazione. Di più, deve inserirsi in un cambiamento di cultura amministrativa sulla gestione dei fondi che sposti l’attenzione dall’assorbimento fine a se stesso alla qualità progettuale, ridisegni il coinvolgimento di territori e del partenariato valorizzandone il contributo virtuoso a scapito dell’interesse particolare, ridimensioni la pericolosa deriva sostitutiva tra risorse ordinarie e aggiuntive che si è andata rafforzando negli ultimi anni.

Solo così il nuovo governo Draghi, nato sotto i migliori auspici, potrà vincere la sfida, non solo del Recovery Fund, ma anche delle politiche di coesione, che non sono solo fondamentali per ridurre lo storico gap tra Nord e Sud del paese, ma sono oggi un’importante leva di crescita anche per le regioni settentrionali. (rrm)

MEZZOGIORNO: ATTRARRE INVESTIMENTI
È LA RICETTA DI DRAGHI PER LO SVILUPPO

di SANTO STRATI – «L’unità, oggi, non è un’opzione, è un dovere guidato da ciò che ci unisce tutti: l’amore per l’Italia». Le parole conclusive del concreto e rigoroso discorso del presidente Draghi in Senato chiudono una serie di considerazioni che vanno dritte al cuore degli italiani. È un discorso che mira al cuore, ma senza paternalismi o usuali promesse del tipo “faremo, vedrete, etc”: Draghi non cerca effetti speciali ma analizza con la freddezza di chi ha amministrato con convinta determinazione e giusto rigore la Banca Centrale Europea, salvando l’euro e l’Europa stessa. Draghi ha parlato delle donne, dei giovani, del lavoro che non c’è e sul desiderio di rinascere, di tornare più forti, dopo la pandemia, sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un Paese in grado di realizzare i loro sogni.

E ha parlato di Mezzogiorno il presidente Draghi ponendolo al centro di un’idea di sviluppo che ha obiettivi marcati, precisi: «benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno. Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, investire il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite». Il riferimento al Recovery Plan è esplicito: «Per riuscire a spendere e spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati dal Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza di un passato che spesso ha deluso la speranza».

Non boccia il lavoro fin qui svolto dal precedente esecutivo  a proposito del Recovery Plan: «Gli orientamenti che il Parlamento esprimerà nei prossimi giorni a commento della bozza di Programma presentata dal Governo uscente saranno di importanza fondamentale nella preparazione della sua versione finale. Voglio qui riassumere l’orientamento del nuovo Governo. Le missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva». E qui che si potrà misurare la vera sfida del Governo sul Mezzogiorno e sulla Calabria: la vecchia bozza del Recovery Plan ha del tutto ignorato la nostra regione, ad esclusione dei lavori di “ammodernamento” della ferrovia Salerno-Reggio Calabria. Ma la Calabria non ha bisogno di operazioni di maquillage: sono necessarie nuove infrastrutture, l’Alta Velocità dev’essere reale, con la posa dei binari adeguati, la creazione di nuove linee ad alta capacità di percorrenza, così da trasformare il Roma-Reggio in un percorso simile a quello del Roma-Milano. E un’attenzione particolare dovrà essere rivolta al Ponte sullo Stretto: un’opera infrastrutturale che potrebbe partire già domani, il progetto esecutivo è pronto da anni, che porterebbe fin troppi vantaggi che il Governo Draghi non potrà ignorare. Il primo di natura economica: il gruppo di Pietro Salini (WeBuild) è pronto a metterci i soldi necessari lasciando allo Stato solo spese per le opere accessorie, che costano appena poco più della penale da pagare se non si farà il Ponte. Il Ponte simbolo della capacità dei progettisti italiani, ammirati in tutto il mondo, diventerebbe un attrattore formidabile di turismo e investimenti che creerebbe un volano di sviluppo straordinario sia per la Calabria sia per la Sicilia. Anche in questo caso le due Regioni hanno pronta un’istanza a Governo che sembra orientato a cessare la costante del NO a tutto. L’ambiente, la sostenibilità, non si difendono a colpi di NO, questo ormai appare fin troppo evidente.

Il Sud ha moltissime risorse inespresse, ha una storia di sprechi, di restituzione (infame) di contributi europei non spesi o non utilizzati, ha storie di malaffare, c’è il problema della ‘ndrangheta e della cultura della rassegnazione. E invece devono andare proprio qui gli sforzi del Governo che oggi affronterà (senza rischi) il voto della fiducia della Camera: domani ci sarà la nomina dei sottosegretari, ma da lunedì il Governo Draghi deve dimostrare la sua efficienza che il popolo italiano non solo auspica, ma, a questo punto, pretende. E i calabresi non vogliono restare a guardare: l’incapacità di spesa deve diventare un pallido ricordo del passato. Non dimentichiamoci e lo ricordiamo al professor Draghi che i 209 miliardi UE sono diventati tali dagli scarsi 90 previsti perché il divario Nord-Sud, il disagio del Mezzogiorno ha fatto scattare i valori delle competenze spettanti. La popolazione meridionale non assisterà a un nuovo scippo: le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, riunite proprio ieri a Lamezia, hanno fatto un quadro di quello che serve alla Calabria, un dossier che Draghi deve impegnarsi di studiare, valutare e rendere, ove possibile, attuabile in tempi brevissimi: «Il Governo – hanno detto i tre segretari confederali regionali Sposato, Russo e Biondo – non può scappare dal Meridione».

Del resto, è consapevole Draghi della sfida che attende il suo Esecutivo: «alcuni modelli di crescita dovranno cambiare». Ad esempio – ha detto – quello del turismo che «avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato». Investire nel turismo, sostenerlo – ha detto poi nella replica serale – non significa buttar via i soldi. Un Paese ad alta vocazione turistica come il nostro è fondamentale non far fallire le imprese del comparto, perché il rischio maggiore è la perdita del capitale umano.

Draghi fa un discorso ad ampio spettro, spazia da Cavour a Papa Francesco, parla di ambiente, di prospettive, di futuro e insiste sul ruolo delle donne. «Una vera parità di genere – ha detto – non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro. Garantire parità di condizioni competitive significa anche assicurarsi che tutti abbiano eguale accesso alla formazione di quelle competenze chiave che sempre più permetteranno di fare carriera – digitali, tecnologiche e ambientali».

La pandemia è ovviamente al centro dell’azione del Governo. «Quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo? Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così». Il Governo dovrà affrontare il problema della scuola: «Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza. È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo».  Senza trascurare di investire – ha aggiunto – nella formazione del personale docente. «Su questa consapevolezza il Governo costruirà la sua credibilità» – ha rimarcato nella replica serale.

E sul suo effettivo impegno su Mezzogiorno e, in particolare, sulla Calabria, ultima tra le regioni ultime e più bisognosa delle altre di avere un’attenzione specifica e culturale. Non avremo, siamo convinti, nuove promesse al vento. Ieri il Presidente è apparso algido nella sua esposizione del mattino, ingessato, ma non imbarazzato: si è sciolto e ha mostrato un’immagine più “vivace” col lieve sorriso del condottiero che va alla battaglia per vincere e non per tornare sconfitto, senza arroganza e senza timore, ma con convinzione e la giusta determinazione. Quella che, abitualmente, porta al successo. Il suo successo sarà quello del Paese: auguri, Presidente Draghi. (s)

Il discorso integrale di Mario Draghi al Senato

Nuovo Governo: l’appello dell’ex presidente Giuseppe Nisticò a Draghi per la Calabria

L’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò ha lanciato un appello al nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri prof. Mario Draghi perché non si dimentichi della «nostra Calabria».

Caro Presidente,
la Calabria si trova in una particolare situazione di disagio e sta vivendo una drammatica crisi economica e sociale. Per di più la ndrangheta s’infiltra nei gangli della politica, della sanità e della vita economica. Accanto all’impegno straordinario che sta profondendo il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, che rappresenta un pilastro fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata, la Calabria ha bisogno per crescere di un secondo pilastro e cioè di una rivoluzione culturale e scientifica che solo il Governo può aiutare ad attuare.

Lei è riuscito in breve tempo a varare un governo politico  di responsabilità nazionale per affrontare e risolvere le emergenze sanitarie, economiche e sociali della drammatica pandemia da Covid che ci sta duramente colpendo da oltre un anno e, allo stesso tempo avviare quel processo di ripresa che il nostro Paese ormai non può più rimandare.

Ho avuto il piacere di incontrarla e averla mio compagno di viaggio in un volo Bruxelles-Roma: in quella circostanza abbiamo parlato a lungo oltre che della vita e delle nostre esperienze internazionali anche di alcuni comuni amici calabresi. Abbiamo ricordato Andrea Monorchio, Antonio Catricalà, Riccardo Misasi, per i quali Lei ha espresso la sua più viva stima ed amicizia. Abbiamo poi ricordato Erkki Liikanen con cui avevo creato un ottimo rapporto di amicizia quando ero parlamentare europeo ed Erkki era il Commissario dell’Industria in Europa. Oggi è il Governatore della Banca di Finlandia. All’epoca ero impegnato nella creazione dell’Istituto Rita Levi Montalcini, oggi sono sicuro che il Presidente Draghi sarà lieto di appoggiare l’iniziativa di creare a Lamezia l’Istituto Renato Dulbecco che sarà diretto dal Prof. Roberto Crea, famoso scienziato di San Francisco di origine calabrese, considerato il “padre” delle biotecnologie nel mondo.

Il Renato Dulbecco Institute rappresenterà una piattaforma di eccellenza per la produzione e lo studio di anticorpi monoclonali e soprattutto di pronectine che rappresentano le forme più avanzate, più efficaci e più tollerate rispetto agli stessi anticorpi monoclonali. Si tratta di prodotti biotecnologici innovativi da usare per il trattamento di malattie da Coronavirus, alcune forme di cancro resistenti alle terapie tradizionali, e malattie neurodegenerative. La compianta presidente Jole Santelli aveva invitato e convinto il prof. Roberto Crea a rientrare in Calabria, dopo 40 anni in California, per dirigere i laboratori del Renato Dulbecco Institute non appena allestiti presso la fondazione Mediterranea Terina di Lamezia e la presenza di questo illustre scienziato in Calabria, accanto al quale si sono già resi disponibili diversi premi Nobel, è sicuramente uno straordinario punto di partenza per il rilancio di una regione che vuole pensare al futuro dei suoi giovani.

Questa è solo una parte della Calabria che vuole crescere e offrire opportunità di formazione e lavoro per i nostri tantissimi laureati che, ahimè, continuano a lasciare la propria terra e trovano accoglienza dovunque per le competenze e la capacità di cui sono dotati. Ricorderà, quando era al Ministero del Tesoro, di averne incontrati tanti di calabresi di talento.

Fermare l’emigrazione dei nostri ragazzi, offrire stabilità agli occupati, garantire formazione e studi di specializzazione, dotare la regione delle infrastrutture necessarie, cogliendo le opportunità offerte dal Recovery Plan e offrire soluzioni di mobilità al Sud degne di un Paese moderno, includendo anche la realizzazione del Ponte sullo Stretto, un’opera che valorizzerà l’intera area e mostrerà di cosa sono capaci i progettisti italiani.

Lei che ha avuto sempre a cuore i problemi della ricerca e dell’innovazione, segua dall’alto che il progetto del Renato Dulbecco Institute sia realizzato in tempi brevi e non sia soffocato dalla lentezza tipica della burocrazia.

Faccia aumentare le risorse per la ricerca scientifica, essendo la Calabria la cenerentola del nostro Paese in modo tale che oltre al Dulbecco Institute si possa sviluppare una rete di centri di eccellenza presso le 3 università calabresi, in cui ci sono figure eccellenti apprezzate in tutto il mondo. Come le ricerche nel campo della fisica, dell’intelligenza artificiale, dell’informatica e dell’economia presso l’Unical di Cosenza, nel campo dell’Oncologia, della Medicina, della Cardiologia e della Farmacologia alla Magna Graecia di Catanzaro, e nel settore ingegneristico e dell’agro-alimentare presso la Mediterranea di Reggio Calabria.

Quello che i calabresi le chiedono con forza e quasi con disperazione è attenzione verso il Mezzogiorno, massima attenzione verso la Calabria, ultima tra le ultime regioni italiane, ma con prospettive di crescita straordinarie. Con la sua illustre e preziosa guida avrà modo di crescere e diventare un modello che l’Europa possa invidiarci».

Giuseppe Nisticò

Commissario Fondazione Renato Dulbecco,
già Presidente della Regione Calabria ed europarlamentare