Col Panathlon di Reggio alla scoperta dei Bronzi tra scienza, fantasia e giornalismo d’inchiesta

È stata una Conversazione sui Bronzi tra scienza, fantasia e giornalismo d’inchiesta, quello svoltosi al Circolo del Tennis “Rocco Polimeni” di Reggio Calabria e organizzato dal Panathlon Club di Reggio Calabria.

Un evento, che ha fatto riemergere i tanti interrogativi non ancora sciolti, collegati a quella che rimane la più suggestiva scoperta archeologica del Novecento: c’era o no una terza statua al momento del rinvenimento dei Bronzi nel fondali del mare di Riace? Ed è vero che nei giorni precedenti il recupero ci fu uno strano movimento di reperti accessori probabilmente appartenenti alle due opere?

Ed è possibile che alcuni di essi (un elmo uno scudo, forse una lancia) siano misteriosamente finiti oltre oceano nel Museo del miliardario statunitense Paul Getty come contropartita per la liberazione di un ostaggio in mano all’anonima sequestri?

Moderato dallo storico Saverio Verduci, l’incontro è stato introdotto dal presidente del sodalizio Ezio Privitera. Dopo i saluti della presidente del Panathlon Club, Irene Pignata, del consigliere della città metropolitana Filippo Quartuccio, e dal segretario regionale di “sport e salute” Walter Malacrino, l’argomento è stato sviscerato con dovizia di particolari dai tre relatori.

Il professor Riccardo Partinico, ricercatore di anatomia Archeostatuaria, lo scrittore napoletano Paolo Montefusco, il giornalista investigativo Giuseppe Bragò, al quale si deve la “chicca” assoluta della serata.

Quest’ultimo ha proposto all’attenzione del pubblico la registrazione del frammento di una telefonata, ricevuta qualche tempo fa, nella quale l’interlocutore (persona qualificata) riferiva che il super-petroliere e collezionista statuninense Paul Getty, era poco interessato alla liberazione del nipote, Paul Getty terzo (rapito a Roma nel luglio del 1973 dall’anonima sequestri calabrese), ma avrebbe pagato il riscatto a condizione che i reperti, finissero nel suo Museo.

Una vera e intrigante primizia, sulla quale Braghò non ha aggiunto particolari, perché è in corso una inchiesta che dovrà accertare (si spera) la verità e spazzare alcune contraddizioni. Il giornalista, nella sua esposizione ha sempre usato per prudenza il condizionale, ma ci ha tenuto a ricordare che tutte le sue pubblicazioni sull’argomento sono frutto di ricerche rigorose su base documentale presso l’archivio del Museo di Reggio e quello del Ministero dei beni culturali.

Il professore Partinico, affiancato dallo scrittore Monefusco, ha riproposto (dopo averla fatta nelle scorse settimane a Losanna, nella sede del Comitato olimpico internazionale) la sua analisi sulle origini, la realizzazione e la collocazione temporale delle due statue (V secolo a.c.), l’esame archeostatuario (condotto attraverso rigorose ricerche sulla postura, sui piedi e sulle mascelle) porta a concludere che il bronzo B (quello con la conformazione del cranio “a cipolla”), possa raffigurare Pericle mentre il bronzo A porta a concludere che possa trattarsi di Temistocle: Due leader assoluti, due guerrieri e due grandi atleti di quel periodo. Quando i movimenti di navi, gli scambi culturali e commerciali tra l’Ellade e le colonie magnogreche della Calabria, erano molto intensi.

L’avvocato Irene Pignata, presidente del Club di Reggio, ha infine ricordato che il Panathlon, da sempre legato al mondo dello sport come veicolo di cultura, non poteva mancare di celebrare il cinquantesimo anniversario dal ritrovamento dei due atleti-guerrieri, con un incontro dal taglio originale.

Grazie al quale il “Fair play” e il livello alto dei tre relatori hanno permesso di conoscere e apprezzare ancora più da vicino queste opere uniche , appartenenti al patrimonio artistico di Reggio e dell’Italia intera. Un viaggio suggestivo tra scienza, fantasia e giornalismo d’inchiesta, che lascia la porta aperta ad ulteriori e interessanti scoperte legate allo storico ritrovamento. (rrc)

In copertina,  da sinistra: Saverio Verduci, Giuseppe Braghò, Irene Pignata, Paolo Montefusco, Riccardo Partinico.