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Presentato il libro di don Ricardo Reyes Castillo

LAMEZIA – Presentato il libro di don Ricardo Reyes Castillo

È stato presentato, a Lamezia Terme, nel Salone parrocchiale della Chiesa di S. Giuseppe Artigiano, il libro Che cos’è la preghiera di don Ricardo Reyes Castillo, corredato dalle illustrazioni curate da suor Eleonora Calvo, dell’Ordine Opus Matris Verbi Dei (Servi della Parola).

Ad aprire l’incontro, il parroco don Fabio Stanizzo che ha ricordato come l’incontro con don Ricardo si inserisca nel cammino in preparazione alla festa di S. Giuseppe Artigiano, che ha scelto come filo conduttore quello della preghiera, tema indicato da Papa Francesco in vista dell’ormai imminente Giubileo del 2025. Un’iniziativa che rappresenta anche un momento formativo per i giovani della comunità parrocchiale già in fase di preparazione per l’estate 2024.

Di fronte a un pubblico proveniente da diverse realtà parrocchiali cittadine, tra cui numerosi giovani, l’autore, rispondendo alle domande della giornalista Saveria Maria Gigliotti, direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali diocesano, ha definito la preghiera «non una formula, ma un dialogo. Preghiera è entrare in relazione con Dio che è relazione, relazione perfetta che porta all’unità. Solo entrando in relazione con Dio, che è Relazione per natura, posso relazionarmi con gli altri».

Preghiera, dunque, «non come qualcosa di rigido, ma come respiro che ci dà vita. E noi sappiamo che non si può vivere senza respirare. Pregare è avvicinarsi a Cristo, che è il primo ad avvicinarsi a noi come fece con i discepoli di Emmaus che andavano di corsa e non lo avevano riconosciuto. La preghiera ci porta a ripetere la loro stessa domanda: resta con noi, Signore. Viviamo una vita complicata, piena di contraddizioni, ma la più grande grazia è la consapevolezza di stare con il Signore, rimanere con Lui. Le formule possono essere uno strumento di aiuto, ma la preghiera è dialogare con il Signore, stare con Lui». 

Se tra i nodi più difficili della preghiera vi è la possibilità di non ricevere ciò che si domanda, don Ricardo invita a cambiare “format” e a pensare la preghiera non come “domanda/risposta” ma «come relazione con Dio, mettendo da parte le nostre aspettative che spesso ci feriscono. Dio non è venuto a toglierci la croce, ma a dare un senso a ciò che prima non aveva senso. Cristo ha fatto della Croce il luogo dell’incontro con l’amore di Dio».

Nella conversazione con il pubblico, spazio anche per il racconto di una pagina personale della vita di don Ricardo che, qualche anno fa,  in un momento di crisi, ha scelto di vivere per qualche tempo in una comunità di tossicodipendenti a Lourdes, «esperienza che mi ha permesso di ritornare a me stesso, di sentirmi libero. Con i più piccoli ho ritrovato me, ho sperimentato l’amore di Cristo. La forza della nostra fede è anche questa: avere la possibilità di ricominciare sempre».

Richiamando una delle immagini usate da don Ricardo nel libro, per il vescovo Serafino Parisi «l’incontro con Dio può avvenire sulla montagna, al termine di una salita complicata, ma può avvenire anche nell’abisso della nostra vita. La salita è faticosa, ma molto più faticosa può essere la discesa, quando sprofondiamo nelle bassezze della nostra esistenza».

«La grandezza della preghiera – ha aggiunto – è nella certezza che proprio lì ti aspetta il Signore: nel baratro della vita, nell’abisso del tuo limite. Solo prendendo consapevolezza del nostro limite, possiamo aprirci e scoprire un Dio che è vicino. La preghiera è scoperta del nostro limite e noi possiamo incontrare Dio proprio nel nostro limite se mettiamo in discussione le nostre manie di onnipotenza, la nostra pretesa di autosufficienza”. Per il vescovo della diocesi lametina, preghiera è anche “il grido di un padre o di una madre che hanno perso il figlio e che, dall’abisso della desolazione, gridano come Gesù ha gridato dalla Croce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato. Anche quella è preghiera».

Dal presule, il monito rivolto in particolare ai giovani sul «grande dramma del nostro tempo, in cui l’uomo rivendica autonomia e autosufficienza da Dio. Quando decidiamo di mettere Dio fuori dalla nostra vita, facciamo entrare altri idoli e diventiamo schiavi di altri idoli. La preghiera è esperienza di liberazione, perché ci presentiamo al Signore così come siamo. E il Signore è già lì che ci aspetta, ci anticipa sempre». 

Parisi ha definito la preghiera come «un bacio “bocca a bocca” con Dio perché Lui ci dà il suo respiro se noi siamo contenti di riceverlo, farlo nostro e vivere della vita stessa di Dio». (rcz)