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La Naca di Catanzaro

TANTI EMIGRATI PER IL RITO CATANZARESE DELLA “NACA”

di SERGIO STRAFACE – Catanzaro è l’attuale capoluogo della Regione Calabria e storico capoluogo dell’antica provincia di Calabria Ultra, nel territorio conosciuto anche come Costa degli aranci. E ancora, città che si affaccia sul golfo di Squillace, città dei tre colli, dei due mari, delle tre V Catanzaro, inoltre, è una città particolarmente bella, ricca di contraddizioni e, anche, la città della Naca. La Nacadi Catanzaro è di certo il momento più importante della vita religiosa cittadina, è un intreccio tra festa e teatro, religiosità e pietà popolare, liturgia e folklore. Il tempo dell’evento è quello della primavera, la stagione del risveglio della natura, precisamente il venerdì che precede la Pasqua.

La Naca di Catanzaro esprime un fenomeno complesso che riferisce sfumature e angolazioni riflessive affascinanti e assieme significative, ma prima ancora la Naca di Catanzaro pare sia unarappresentazione sacra della passione di Cristo con la processione drammatica del simulacro del Cristo morto (la Naca appunto), la culla dove riposa il Cristo celato da un velo e custodito da 4 puttini.
La Naca di Catanzaro

La sacra rappresentazione

Nella sua forma primitiva in epoca medioevale la sacra rappresentazione pare nasca all’interno delle Chiese, con l’intento e assieme la necessità di raffigurare con scene sacre i testi religiosi dei vangeli con valore didascalico, in particolare per i fedeli che non conoscevano il latino. Un inciso, fu solo dopo il Concilio Vaticano II (nell’anno del Signore 1965) che i sacerdoti poterono celebrare messa nelle lingue nazionali e non in latino, lingua ufficiale dello Stato del Vaticano. In effetti, ancora oggi molti anziani ricordano la locuzione latina ite missa est, la formula di congedo con cui si concludeva la messa, e i fedeli rispondevano Deo gratias.

Per ritornare alla sacra rappresentazione, evidentemente presto divenne una pratica comune capace di attirare la curiosità dei fedeli, che di seguito vi parteciparono come attori. Un altro inciso, la prima grande sacra rappresentazione avvenuta in Italia (trasformatasi da subito in tradizione), che ha visto l’intervento di figuranti nell’atto di mettere in scena un episodio sacro, pare sia stata il presepe vivente organizzato da San Francesco d’Assisi nel 1223 a Greccio. Presto arrivarono le lauda drammatica (probabilmente vero antenato delle nostre attuali sacre rappresentazioni) che traeva origine dalla ballata profana e si trattava di un vero e proprio spettacolo teatrale con attori, costumi e musiche.

Nelle lauda drammatica comparivano per la prima volta i personaggi del vangelo come Gesù, la Madonna e San Giovanni l’apostolo, con un forte coinvolgimento della pietas popolare, in altri termini il popolo partecipava attivamente alle sacre rappresentazioni. Di seguito a rappresentare le laude nacquero prima le Fraternite e poi Confraternite, composte anche da laici, e da queste i Laudesi, i Battuti e i Disciplinati.

A partire dalla fine del 1300 gli spazi delle Chiese divennero risultare troppo piccoli per inscenare le sacre rappresentazioni, così si pensò bene a costruire veri palcoscenicinei sagrati davanti le Chiese. Dobbiamo immaginare queste originarie sacre rappresentazioni come vere opere teatrali e con il susseguirsi di singole scene. Qui gli attori recitavano la loro parte davanti al pubblico (grossomodo come avviene ancora oggi durante il rito cattolico della lavanda dei piedi).

È facile intuire che le sacre rappresentazioni rispettassero pedissequamente il calendario liturgico inscenando i momenti dominanti della vita di Cristo come la natività e la passione. Per terminare questa breve parentesi storica, bisogna aggiungere che le Confraternite si diffusero notevolmente proprio sul finire del medioevo le cui attività di culto furono però confinate dal Clero in posizioni marginali, relegate prevalentemente in funzioni esterne quali le processioni e le sacre rappresentazioni appunto. È questo lo scenario dove inizia l’osservazione su e con la Naca di Catanzaro ed è magari da inquadrare in questa cornice storica, semantica e in un certo senso anche politica, l’affermarsi delle sacre rappresentazioni così come si sono tramandate fino ai nostri giorni. Così come la Naca di Catanzaro, forse.

La Naca di Catanzaro

Per la verità le notizie sulla nascita della Naca di Catanzaro sono incerte e comunque discordano tra di loro è sono poco chiare. Molti ritengono che la nascita della Naca di Catanzaro si perda nella notte dei tempi, altri nel 1600, altri ancora la situano nel medioevo, altri infine la collocano durante il periodo della dominazione Spagnola di Catanzaro. C’è chi addirittura ricorda i baccanali celebrati dal 15 al 27 marzo ai piedi del monte Tiriolo poi vietati da Roma, in coincidenza dell’inizio della primavera per festeggiare Attis, che rappresentava la vegetazione che rinasce.

Al momento non dispongo d’informazioni certe e concrete circa la nascita della Naca di Catanzaro, ma un dettaglio pare piuttosto auspicabile: la Naca di Catanzaro potrebbe essere prima di tutto una sacra rappresentazione che ebbe una forte caratterizzazione nel basso medioevo e successive trasformazioni e aggiustamenti nel corso dei secoli. Le analogie con la sacra rappresentazione sono piuttosto evidenti. Il palcoscenico, oggi, è la città con le sue piazze e le sue vie, mentre l’apparato storico e i personaggi tipici della manifestazione catanzarese appartengono alle quattro principali Chiese cittadine con le relative Confraternite e oratori.

E ancora, sfilano i gonfaloni delle confraternite ed è portato in processione l’ombrellone e il tintinnabolo (simboli che appartengono alla Basilica dell’Immacolata), la Naca, la statua della Madonna Addolorata e quella di San Giovanni. Seguono i 4 Gesù con la croce e i ladroni, i centurioni romani e i flagellatori, la banda, il clero, le autorità e in ultimo la cittadinanza, spettatore curioso e rispettoso di questa manifestazione.

C’è da dire che fino a un passato non troppo lontano, precisamente fino al 1937, a Catanzaro vi erano 4 processioni (ogni confraternita aveva la sua) quindi quella dell’Immacolata, del Rosario, del Carmine e di San Giovanni. Ogni processione usciva dalla propria Chiesa e in tempi diversi. I giorni che anticipavano il venerdì santo le 4 Confraternite si contendevano la Croce Nera, la più importante, che era aggiudicata con l’incanto, a chi offriva più beni o denari. Le sfilate della Naca si traducevano quindi in vere e proprie competizioni, in gare che erano anche occasione di sfoggio di bellezza e ricchezza. Forse, però, quest’orizzonte semantico religioso veniva spesso sconfinato, e magari si dava luogo a qualche lite o grave disordine. Fu quindi il Monsignor Fiorentiniche a partire dal 1937 ordinò lo svolgimento di una sola processione, affidata a turno a una delle Confraternite religiose cittadine più antiche, quindi quella del Carmine, di San Giovanni, del Rosario e dell’Immacolata.

La Naca di Catanzaro

La Naca di Catanzaro oggi

Oggi aprono la processione della Naca di Catanzaro i novizi delle Confraternite, seguono le sette lance che rappresentano le sette spade del cuore di Maria Addolorata. Durante la sfilata, i confratelli delle 4 Confraternite indossano il saio e la mantellina dai colori coordinati con quelle delle rispettive croci. La statua del Cristo morto (la Naca di Catanzaro) è portata a spalla dai Vigili del Fuoco, dietro la Naca sfila la statua della Madonna Addolorata e di San Giovanni. La Naca di Catanzaro, la culla dove riposa il Cristo, è ornata da un drappo di raso e seta, fiori, lumi e angioletti di cartapesta che portano i simboli della Passione come il calice, i chiodi e il martello, alle spalle è posta una grande croce illuminata.

E allora…

Il corteo è preceduto dal gonfalone e dall’ombrellone con i colori della Chiesa da cui esce la Naca. Seguono Gesù e i Confratelli che prima portavano la Croce a turno ai quali si sono sostituiti altri uomini che hanno da sciogliere un voto, quindi i due ladroni, i centurioni romani e il flagellatore. Così la Naca di Catanzaro, dopo aver seguito l’itinerario rituale per le vie e le piazze cittadine, termina con il rientro nella Chiesa da cui era uscita. (ssf)

*Sergio Straface è un antropologo e si occupa di ricerca etnografica.
Attualmente lavora al Segretariato regionale Mibac Calabria a Roccelletta di Borgia, presso il Parco Scolacium