di SALVATORE BARRESI – La crisi ecologica non è soltanto una questione ambientale. È una questione sociale, economica e culturale, perché riguarda il modo in cui l’uomo interpreta il proprio rapporto con la natura e con gli altri.
Il documento della Commissione Teologica Internazionale “Prendersi cura della nostra Casa comune” propone una riflessione particolarmente attuale: l’essere umano non è padrone assoluto del creato, ma amministratore e servitore, chiamato a custodire ciò che gli è stato affidato.
Questa prospettiva assume un significato importante anche sul piano economico. La sostenibilità non può essere una semplice dichiarazione di principio: deve diventare un criterio capace di orientare il nostro modello produttivo e le nostre scelte di consumo.
Il problema è che per troppo tempo abbiamo identificato il progresso con la crescita quantitativa, dimenticando che ogni attività economica ha un costo sociale e ambientale.
Chi paga quel costo?
Spesso sono i più fragili, i territori maggiormente esposti al degrado e, soprattutto, le generazioni future. Per questo la tutela dell’ambiente coincide sempre più con la giustizia sociale e con il bene comune.
Anche la tecnologia deve essere ricondotta alla sua funzione originaria: uno strumento al servizio dell’uomo e della collettività. Il sistema economico non è immutabile. È il risultato di decisioni umane e, quindi, può essere trasformato attraverso nuove decisioni.
Da qui nasce la necessità di una vera svolta ecologica, fondata sulla consapevolezza che tutto è interconnesso. Non possiamo pensare alla crescita economica separandola dalla qualità dell’ambiente, dalla dignità delle persone e dalla coesione sociale.
La destinazione universale dei beni richiama inoltre una responsabilità che supera il presente: la Terra deve essere conservata anche per chi verrà dopo di noi.
La vera sfida, dunque, non è scegliere tra economia e ambiente, ma costruire un’economia capace di rispettare l’ambiente e promuovere la persona.
La Casa comune non è una risorsa da consumare fino all’esaurimento. È il luogo della nostra vita, delle nostre relazioni e del nostro futuro.
Prendersene cura significa scegliere oggi quale società vogliamo consegnare alle generazioni di domani. (sb)
[diacono, Sociologo – Economista]






