L’OPINIONE / Giusy Staropoli Calafati: La dea del Lao si chiama Denise

di GIUSY STAROPOLI CALAFATIFare rafting, in Calabria, lungo il fiume Lao, è una delle avventure più belle da vivere nella nostra regione. Morire senza aver mai provato questa eccitazione è peccato, ma morire provando l’ebrezza della morte come fosse parte dell’avventura, una tragedia. 

Denise è una studentessa partita dalla Calabria Ultra e diretta verso la Citra, per vivere una giornata speciale in Calabria, fare rafting con i suoi compagni di scuola. L’adrenalina è a mille, il divertimento allo stato puro, il tempo un Dio breve: Denise cade dal gommone, segue l’acqua, la corrente, si lascia trascinare dal Lao. La sua avventura comincia e finisce nel fiume che prende il nome dall’antica colonia greca di Laos, polis della Magna Grecia, dove il suo ultimo respiro in quelle acque è probabile sia stato esalato come parte del gioco. Un canto ammaliante di sirena.

Denise ha 18 anni, è a un passo dalla maturità, ma è proprio nel Lao che termina la scuola e la vita, in una sola rapida discesa. Viene rivenuto prima il suo caschetto, per ultimo il suo corpo. In fondo a salire sul gommone ci si impiega appena un attimo, a cadervi meno ancora, a salvarsi non c’è proprio tempo.

Denise, al mattino saluta la mamma e il papà. Si danno appuntamento a sera, al rientro in pullman dal Pollino. Ma tutti tornano tranne lei. Di Denise arriva prima la notizia: caduta e dispersa nel Lao. 

Non ci sono colpe, o forse sì. A questo punto della storia è tutto un delirio. Va in scena una tragedia greca.

Il Lao è una meta pazzesca (che però va monitorata sulla base del tempo e dell’acqua), la scuola porta lì i suoi ragazzi perché scoprire certi luoghi è necessario (si affida agli esperti), i ragazzi chiedono fermamente alla scuola di fare certe avventure (in sicurezza si intende) e i genitori si scoprono felici di autorizzare i propri figli a maturare certe esperienze (affidandoli a una scuola responsabile); nessuno pensa mai alla morte(forse chi è a capo di responsabilità dovrebbe), nelle autorizzazioni non viene certo messa in conto ( è una responsabilità assolta a monte). Altrimenti davvero la vita non sarebbe vita, e vivere, già a 18 anni, farebbe tanta paura. 

In giro, quasi ovunque, si legge: non si può morire così, ed è vero, ma nonostante tutto ( innocenti o colpevoli, vincitori o vinti) nessuno sceglie come, dove e perché morire. C’è una data certa per tutti, ma che tutti ignoriamo. E per fortuna! Si vivrebbe per morire, senza la gioia di morire dopo aver vissuto.

I genitori non dovrebbero mai resistere ai figli, ma Denise è una dea. La dea del Lao.

Il Lao ti custodisca, Denise, piccola stella della Calabria che, con coraggio, hai cavalcato il fiume fino in fondo, ti conduca in Paradiso. Fare rafting lassù è uno sport per gli angeli. 

Buon viaggio, angelo bello. (gsc)