di MARIA LIMARDO – Si sono ufficialmente conclusi i miei cinque anni alla guida del Comune di Vibo Valentia.
L’OPINIONE/ Filomena Greco: Dimostrate che il dissenso non è solo di facciata
di FILOMENA GRECO – C’è un modo diverso, molto più incisivo e virile, per mostrare vero dissenso nei confronti dell’autonomia
differenziata. Autosospendersi dal proprio partito che, insieme agli altri, ha generato questo mostro. Consiglio questo ai ‘nostri’ rappresentanti politici e istituzionali che, post mortem, piangono lacrime da coccodrillo. Uscite dal vostro partito. Vale per sindaci,
presidente dei sindaci, consiglieri e assessori regionali, parlamentari e perché no, anche per il presidente della Regione. Siete davvero contro questo disegno di legge? Dimostratelo per davvero, altrimenti, francamente, il sospetto della protesta di facciata prende
inevitabilmente il sopravvento…
Questi sindaci e politici di Calabria che oggi ‘piangono’ e protestano sono gli stessi che due settimane fa hanno chiesto e ottenuto voti in giro per i partiti protagonisti dell’autonomia differenziata. Non basta una nota di dissenso, uscire dall’Aula al momento del voto o persino sventolare la bandiera della Calabria, immaginando che qui si abbia tutti l’anello al naso.
Ognuno dei nostri rappresentanti di Calabria ha giocato e sta giocando una partita solo di tornaconto personale in questa faccenda. Che è grave e drammatica per i calabresi e occorre avere il coraggio di dire la verità fino in fondo. Chi ha chiesto voti in giro per la Calabria ha spiegato ai sindaci che tra qualche mese i loro municipi saranno prossimi al dissesto? È stato detto loro che per alcune materie il decreto Calderoli è operativo sin da subito e si tradurrà in minori trasferimenti di risorse dello Stato? Ci si è resi conto che giocando con la pelle dei calabresi e dei meridionali pur di conquistare qualche scheda elettorale si è di fatto svenduto il Sud agli interessi egoistici del grande
Nord?
Il presidente Roberto Occhiuto non è stato né leale né benevolo con la sua gente. Ha prima approvato da presidente di Regione la proposta di legge nella Conferenza Stato Regioni, poi ha chiesto voti per il suo partito protagonista tra gli altri dello scempio e oggi vorrebbe persino capitanare una specie di inguardabile rivolta. No, caro Occhiuto. Proprio tutto non si può avere e non può essere concesso. Ha scelto una strada, quella degli interessi del grande Nord.
I calabresi non sono ingenui, hanno capito. Sapranno per cosa ricordarla. (fg)
[Filomena Greco è già sindaca di Cariati]
L’OPINIONE / Pasquale Andidero: Servono interventi per prevenire incendi a Mosorrofa
di PASQUALE ANDIDERO – Sabato scorso si è verificato a Mosorrofa in un costone collinare che si trova tra le località Casciaro e Tracale, al di sopra del torrente Medha, un vasto incendio che ha richiesto l’intervento dei Canadair. La popolazione si è messa subito all’erta, scottata com’è dal rogo del 23 luglio dello scorso anno quando ad essere interessato è stato tutto l’abitato di Mosorrofa e Sala di Mosorrofa.
Il comitato di Quartiere Mosorrofa, giusto due giorni prima, ha scritto alle autorità competenti una lettera con la richiesta urgente di interventi per poter prevenire eventuali futuri roghi. Siamo a fine giugno, si avvicina la stagione dei probabili incendi e non vogliamo trovarci nuovamente impreparati.
Chiediamo, quindi, con urgenza di verificare la reale funzionalità degli idranti e la costante presenza di acqua; di assicurarsi che i serbatoi dell’acquedotto non rimangano mai vuoti; la pulizia e lo sfalciamento dei bordi stradali (della San Sperato- Mosorrofa, della Mosorrofa- San Salvatore e della Sala di Mosorrofa- Cannavò) che sono ormai dei veri cespuglieti; di ripulire adeguatamente l’ex campo sportivo e l’area di Bufano.
Crediamo che sia importante prevenire, alla luce di quanto già successo. Andare a cercare i buoi dopo che sono scappati dalla stalla è inutile e controproducente. Prevenire, non solo è un obbligo per salvaguardare la salute dei cittadini, ma è anche conveniente dal punto di vista economico.
La stagione degli incendi purtroppo è già partita, chiediamo ancora una volta a chi di dovere di accelerare al massimo la cura degli spazi e degli strumenti di competenza. Chiediamo anche a tutta la cittadinanza di tenere puliti i propri ambienti, perché a volte è inutile avere uno spazio pulitissimo se quello vicino e pieno di sterpaglie ed erbacce.
In questa opera di bonifica e di prevenzione inseriamo ancora una volta le discariche presenti sul territorio, prodotte dall’inciviltà dei cittadini, ma se mai bonificate resteranno sempre una bomba ecologica con la quale purtroppo ormai da tempo Mosorrofa e Sala di Mosorrofa deve fare i conti. (pa)
[Pasquale Andidero è presidente del Comitato Quartiere di Mosorrofa]
L’OPINIONE/ Franco Cimino: Il problema di Catanzaro è la politica
di FRANCO CIMINO – La Città ha un problema. Ne ha tanti, lo so bene. Ma ne ha uno assai grande. Il più fastidioso. Il più dannoso. Quello più complicato. E complicante gli altri problemi. O i semplici fatti, che lo diventano. E non è quello del “traffico a Palemmu”, come dal divertentissimo film di Benigni di Jhonny Stecchino. Non è quello del traffico in Città. O del Corso, che non si chiude “po’ trafficu” per i parcheggi che mancano. Non è quello dello stadio e dell’ospedale, che restano immobili e senza forza nell’incerto destino. Non è quello delle periferie degradate, lontane e odiate dal mondo. Non è l’acqua che manca nella zona sud. O le strade rovinate della pericolosa viabilità. O la precarietà dei trasporti complessivamente intesi, urbani ed extraurbani, nel progetto inattuato di liberare e aprire Catanzaro, per restituirle lo storico ruolo di Capoluogo ospitale e accogliente.
Non è un problema l’Universita, che qui ha sede per essere non un piccolo centro di studi, ma un grande Ateneo, un moderno laboratorio di ricerca, aperti all’Europa. E al Mediterraneo, mare di pace e d’amore, il primo approdo attraverso le nostre coste di un’antica civiltà. Di una rinnovata fratellanza umana. Non è il porto, il nostro problema, come non lo è il mare, che aspetta certificati di salute altrui quando è già molto bello di suo. Il problema, non è il Centro Storico vuoto e i centri commerciali pieni. Non è le piazze del confronto senza persone e lo stadio di loro strapieno. Non è il silenzio paralizzante delle strade, il canto muto del dolore nascosto, e il chiasso acceso, con i canti urlati nei campi delle nuove battaglie “di riscatto”, quelli del pallone salvifico. Non è neppure la povertà nascosta di un crescente numero di cittadini e di famiglie. Come non è la mancanza di risorse economiche e di progetti ad esse collegate, ché dal Pnrr e dalle Regione, ne arrivano in abbondanza. E potrei ancora lungamente elencare.
Ne aggiungo, però, soltanto un altro ancora, il più significativo di tutti gli altri, elencati qui e non. Problema non è l’assenza di vivacità sociale, di sensibilità culturale. Essa, invece, è sempre più attiva in alcune frange della catanzaresità lungamente repressa, che sempre più si muovono con tante iniziative autonome in diversi campi della creatività, da quello artistico( pittura, scultura, fotografia, poesia, musica, teatro, cinema, letteratura anche nelle sue forme nuove di espressione)a quello più specificatamente culturale e spirituale, direi anche sociale (il recupero delle tradizioni, della storia di Catanzaro, anche la più antica come le rare scoperte archeologiche e gli approfonditi studi antropologici dimostrano, il volontariato).
Il problema, il vero problema, grande e fragile quanto il campanile del Duomo e che come il Duomo attende impotente di essere affrontato, è politico. É la politica, qui con la minuscola. Da questo nascono o si aggravano tutti gli altri problemi, altrimenti piccoli e risolvibili. Una politica aggressiva, a tratti violenta, divisa in quaranta e più fazioni, in feroce lotta tra loro, con un Consiglio Comunale, per giunta offertosi alle dirette televisive, a volte a rischio di agibilità non solo democratica, che discute poco delle grandi questioni e quasi mai nel plenum dell’assemblea. Tutto questo, e altro di collaterale, é il problema.
Che si aggrava progressivamente per il tempo lontano da cui insoluto proviene, e per la totale assenza di partiti, che tali si possano pur insufficientemente definire; che si aggrava per la questione morale, che essa diventa e per la crisi conseguente della democrazia, che alimenta. Aver raggiunto il primato della Città “più assenteista” nell’ultima consultazione elettorale, sembra non preoccupare affatto alcuno. Come non preoccupa il crescente allontanamento della gente dai luoghi non solo della politica, ormai cancellati, ma da quelli ordinari. Le piazze, i bar, le strade, per non dire delle aule scolastiche. Ovunque, non si discute della Città, della Regione, del Paese. Solo del Catanzaro, valvola di scarico di frustrazioni e veicolo di sogni addormentati e di alterate aspirazioni di riscatto sociale. Da noi sembra campeggiare quel motto di Massimo Catalano, i più vecchi lo ricorderanno, il simpatico protagonista del programma televisivo “Quelli della notte”, di Renzo Arbore. Dice ancora: «pochi siamo, meglio stiamo». Dittu a la catanzarisa: «si on vannu e votanu i cazzedrusi é megghiu pe’ mia, ca nesciu sicuru!».
Il problema di questa politica è la difficile governabilità. É un problema vecchio di almeno quindici anni. I fattori che maggiormente la infuocano sono ben noti ma oggi rafforzati. Hanno nomi con lo stesso suffisso: trasformismo, trasversalismo, camaleontismo, opportunismo, egoismo, individualismo. Ma c’e una una gatta cieca che li partorisce tutti. É l’ignoranza, l’assenza di cultura politica e di senso delle istituzioni. È il mancato amore per la Città. Taluni furbi, tra questi i maggiori responsabili, inventano che l’attuale ingovernabilità sia colpa della cosiddetta anomalia elettorale. E della criminalizzata “anatra zoppa”. Banalità e insensibilità allo stato puro. La “deprecata” anomalia elettorale determinata dal voto disgiunto, lo ripeto per l’ennesima volta, é una forza non una debolezza. Lo è per il Comune. Lo è per gli amministratori e gli eletti. Duplice forza nel duplice motivato consenso popolare. Gli elettori, pur se non nell’affluenza desiderata, hanno scelto, con due distinte maggioranze, il sindaco e il Consiglio. Per il valore istituzionale eguale e non contrapposto. Non un Sindaco minoritario, pertanto. E non una maggioranza consiliare privilegiata nel potere “deresponsabilizzato”.
Ma due forze che hanno un luogo e un compito per lavorare insieme, il Consiglio e l’unità. Il Consiglio per l’alto confronto programmatico, l’unità per le scelte strategiche più importanti. Discussione e decisione per la tessitura della Democrazia, che è anche governo. Il Sindaco può e deve risolvere il problema dei problemi. Ne ha la capacità e il potere. Il coraggio lo troverà nella situazione della Città e nello spirito di civismo politico originario, con il quale si è affermato nella competizione che l’ha eletto, ricevendo l’ampia fiducia della gente. Quella fiducia ancora è viva. Sta ora al sindaco farne la sua rinnovata forza politica. Per l’affetto antico che mi lega a lui, per il sostegno che gli dato nelle due battaglie elettorali, per l’Amore folle che nutro per la nostra Città, per la necessità urgente che ha la Calabria del suo capoluogo, per la mia concezione della Politica e delle istituzioni, gli rinnovo il consiglio che gli diedi ad inizio di legislatura e in altre delicate situazioni successive.
Questo: parli alla Città e al Consiglio, nella sede deputata. Proponga sulle note linee programmatiche un programma di sintesi, contenente proposte concrete nella visione ampia e regionale di Catanzaro città-regione. Un programma pratico ma ambizioso. Lo accompagni con la nomina della “sua” giunta e chieda il consenso più largo dei consiglieri.
Un consenso senza condizioni che non siano il Bene Comune. Non un patto perla la città, come usa dire, ma un comune atto morale, di onestà nei confronti di Catanzaro. Mancante il quale, nell’ampiezza richiesta che esclude numeri stiracchiati e maggiorane rabberciate, vada al voto. E si ripresenti con le sue liste. Meglio votare che agonizzare. Catanzaro non può morire! (fc)
L’OPINIONE / Carmelo Versace: Con autonomia si prospetta un regionalismo sbilanciato e asimmetrico
di CARMELO VERSACE – Si susseguono in questi giorni pensieri e preoccupazioni in ordine all’entrata in vigore del Decreto Calderoli. Era nell’aria! A poco serve dire: lo sapevamo! Sì, lo sapevamo ma non lo condividiamo. Certo Nello Musumeci, ministro della protezione civile, dall’alto della sua Sicilianità ci incoraggia dicendoci di “smettere di continuare a piangere” ma dimentica che la Sicilia è una Regione a Statuto Speciale e chi meglio di lui non sa che la sua Regione ha potere pieno, ha governo pieno, ha finanziamenti pieni.
Nonostante tutto sa anche che le regioni a statuto speciale conoscono già l’autonomia differenziata in cui le forme di finanziamento sono assolutamente diverse da quelle a statuto ordinario e nonostante non può disconoscere le criticità che hanno visto in questi anni continue negoziazioni sostenute con lo stato centrale ciò a dimostrazione che anche l’autonomia che vedrebbe di fatto trasformate le regioni da ordinarie a speciali non godrebbe di uniformità di trattamento vista la disparità di condizioni.
Si, vero, competere con il Nord, ma io direi ad armi pari ! Ma non è questo il caso. Ed è chiara la preoccupazione. Il dislivello che verrà generato dai finanziamenti delle funzioni delle regioni sarà acclarato senza se e senza ma ,dalla sperequazione della capacità fiscale a cui gli stessi finanziamenti verranno agganciati e si dà il caso che le regioni del sud abbiano tutte meno capacità fiscale. Così come anche osservato in queste ore da Giancarlo Greco di Unimpresa nazionale Sanità, in una sua nota che non può che inquietare per quanto egli stesso descrive come timore concreto su quanto avverrà sul piano sanitario. Condivido completamente l’analisi.
Coloro che hanno saccheggiato questa Regione continuano a renderla sempre più inerme e più vulnerabile senza neppure opporsi ad eventi che risulteranno completamente devastanti . Si prospetta un regionalismo sbilanciato ed asimmetrico con ricadute economiche e sociali che aumenteranno il divario Nord-Sud . La questione Meridionale oggi è quanto mai ritornata alla ribalta dei contenuti della politica e su questo si dovrà fare fronte comune ricreando le condizioni di battaglie sociali piu collettive e meno divisive ricercando l’interesse della collettività . Questo è il punto di analisi piu doloroso per una popolazione che vede sempre meno lo Stato avvicinarsi al cittadino , garantirlo nei sui elementari diritti e nella difesa di valori si tutelati costituzionalmente ma solo sulla carta!
Finché non si risolverà la questione Meridionale di tutti i sud del mondo non si potrà parlare di allineamento in favore dello sviluppo. (cv)
[Carmelo Versace è vicesindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria]
L’OPINIONE / Filippo Veltri: Le leggi che non vanno
di FILIPPO VELTRI – Gli italiani bocciano la legge sull’Autonomia. Il no da Centro e Sud. Il 45% è contrario alla riforma perché aumenterebbe il divario tra Regioni ricche e povere, penalizzando la scuola e la sanità. (Sondaggio Istituto Noto)
La riforma del premierato significa che in Italia non ci sarà più la politica, solo una campagna elettorale feroce e poi per cinque anni la politica sarà affare di uno solo, del premier. Si tratta di un sistema che non c’è in nessun’altra parte del mondo. È un disegno neo-autoritario che però non è un golpe, ma l’estremizzazione di processi già in atto. Questa destra è pericolosa perché asseconda e accelera il passaggio alla post-democrazia. (Carlo Galli, costituzionalista).
L’elezione diretta del presidente del Consiglio divide i cittadini: sì dal 55% degli italiani, no dal 43%. (Sondaggio Ipsos-Repubblica)
Tre piccole citazioni per delineare un quadro di possibile comprensione delle due leggi che stanno drammaticamente dividendo paese e istituzioni, se solo si pensa – per ultimo – alle manifestazioni di martedì scorso davanti il Parlamento, a quelle dinanzi le Prefetture di tutt’Italia, alle votazioni di martedì e mercoledì al Senato e alla Camera sui due provvedimenti e al diluvio delle polemiche che non accenna a placarsi dopo tre giorni.
Ora sembra pacifico, o almeno sembrerebbe, che due interventi legislativi di questa portata debbano agire in una situazione in cui – è vero – valgono le leggi della democrazia e quindi chi ha più voti va avanti, ma che per modifiche così importanti un minimo di clima se non altro normale e non da rissa sarebbe, anzi è, necessario.
Andare avanti a colpi di maggioranza e sperare poi che i referendum, confermativi o abrogativi, diano il via libero definitivo ci pare infatti un azzardo da pokeristi convinti ma qui non siamo al tavolo verde. Ci provò Renzi e sappiamo come è andata a finire e come è finito soprattutto lui. Il buon senso in politica pare sparito ma le cose dette a tal proposito – prima e dopo il voto di mercoledì scorso – dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, meritano un approfondimento. Ma…
Il ma è infatti un macigno bello grosso: Occhiuto ha ben presente un quadro politico diviso e frammentato e parla innanzitutto al suo partito e al leader nazionale di Forza Italia, quell’Antonio Taiani che ha nelle mani il partito creato da Silvio Berlusconi e a cui guarda il 10% degli italiani (voto 8 e 9 giugno 2024).
È una partita a scacchi tra Occhiuto e Tajani (che non volle a suo tempo Occhiuto come unico vicesegretario del partito)? Sicuramente sì. I gossip politici locali e nazionali suggeriscono da giorni questo ma il governatore calabrese – che ha ondeggiato paurosamente più volte sul tema dell’autonomia differenziata – forse andrebbe preso un po’ sul serio e magari messo alla prova in senso stretto dall’opposizione, a Roma e in Calabria. Sempre per restare, infatti, all’azzardo dei pokeristi ad un certo punto nelle mani di poker se si tratta di un bluff questi vengono alla luce se si fanno alla fine scoprire le carte; se si tratta di mere partite tattiche, che si sgonfiano al primo accordo, sopra o sotto banco, non ci vorrà molto a scoprirlo.
Ma quelle tre piccole citazioni riportate all’inizio suggeriscono che la paura di andare incontro ad un azzardo e ad una sconfitta politica di proporzioni immani ai referendum comincia ad essere percepita anche in settori non marginali del campo opposto al centrosinistra e sarebbe, dunque, normale non lasciare cadere queste prese di posizione, in Calabria (ma, ripetiamo, anche a Roma).
Il voto alle Camere sull’autonomia differenziata è ormai cosa fatta e restano i probabili referendum. Lì sarà tutta un’altra partita e solo lì si vedrà la coerenza di Occhiuto (e degli altri parlamentari calabresi di Forza Italia) e degli atteggiamenti, quando ci sarà quella prova del fuoco dei referendum. Lì non varranno più bluff, sparate propagandistiche, dichiarazioni alla stampa, parole al vento o sceneggiate e si vedrà davvero chi avrà tessuto più filo per reggere la sfida e chi alle parole farà seguire i fatti concreti. Cioè chi davvero si opporrà a quel provvedimento approvato in Parlamento. (fv)
L’OPINIONE / Rosaria Succurro: Autonomia può compromettere futuro dei nostri territori
di ROSARIA SUCCURRO – Noi sindaci calabresi siamo molto preoccupati per la spedita approvazione dell’autonomia differenziata, che nella forma attuale può compromettere il futuro dei nostri territori.
Da presidente dell’Anci Calabria, avevo intercettato anzitempo le perplessità e le riserve dei sindaci calabresi sul testo in discussione. Pertanto, tutti insieme avevamo chiesto, tramite i prefetti delle cinque province della Calabria, che l’articolato contenesse la definizione dei Lep e le modalità di finanziamento, che purtroppo mancano nel testo approvato.
Nel testo finale dell’autonomia differenziata non ci sono certezze sulla definizione e sul finanziamento dei Lep e neppure per le Regioni che non vorranno proporre forme di autonomia o che vorranno proporle su materie al di fuori dei Lep. Inoltre, del caposaldo della perequazione non si è tenuto conto, non c’è stato un dibattito maturo sul disegno di legge né il necessario approfondimento sull’impatto della riforma per le Regioni meridionali.
Pertanto, noi sindaci calabresi torneremo dai prefetti e continueremo ad avanzare le nostre sacrosante richieste tutti uniti, portando avanti una battaglia che non ha né può avere colori politici e che riteniamo doverosa per onorare il nostro mandato di rappresentanti delle comunità locali. (rs)
[Rosaria Succurro è presidente di Anci Calabria]
L’OPINIONE / Rubens Curia: Basta bugie tra regionalismo asimmetrico e gabbie salariali
di RUBENS CURIA – In queste ore, dopo l’approvazione da parte del Parlamento, della legge sulla Autonomia Differenziata che, in modo veritiero, nella relazione di accompagnamento era definita “Regionalismo asimmetrico”, si sono susseguiti interventi di Zaia, di Salvini ed altri che hanno detto a noi “popoli del Sud” (sic!) che ci spiegheranno le opportunità che la legge ci riserva, credo che il più onesto intellettualmente sia stato il capogruppo alla Camera Molinari che ha affermato che finalmente il grande sogno di Bossi si è avverato! Ovvero dico io: la secessione strisciante!
Questa legge, giustamente, è stata definita da alcuni giuristi “Ius Domicilii” in quanto c’è la certezza di un aumento dei divari territoriali tra le Regioni che mineranno la coesione sociale e territoriale del nostro Paese.
Molti parlano, in parte a ragione, delle coperture finanziarie a garanzia del principio solidaristico e dell’unità del Sistema, infatti il finanziamento delle funzioni trasferite alle Regioni richiederebbe la determinazione di un fondo e le misure perequative o ancora dell’attuazione dei Livelli Essenziali di Prestazioni (Lep) che, purtroppo, vedono il Sud fortemente svantaggiato (Asili nido-Assistenti Sociali-Trasporto scolastico per gli studenti con disabilità ecc.); argomenti estremamente importanti a cui aggiungerei il rispetto dell’articolo 116 comma terzo della nostra Costituzione che garantisce l’unitarietà della Repubblica.
Ma veniamo alla verità ineludibile, carta canta si direbbe: «L’Accordo preliminare in merito all’Intesa prevista dall’articolo 116, terzo comma della Costituzione, tra il Governo e le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto firmato nel febbraio 2018».
Analizzando, infatti,” l’Accordo” del 2018 firmato, tra il Governo della Repubblica Italiana e la Regione Veneto, che fortunatamente non andò in porto per il susseguirsi di vari Governi fino al Def del 2021, abbiamo, per quanto attiene la sanità, la certezza dell’affermarsi di Servizi Sanitari Regionali forti economicamente soprattutto nelle Regioni del Nord a cui sarebbe consentita la totale autonomia riguardo alle politiche di gestione del personale, delle attività libero-professionali, del sistema tariffario, dell’accesso alle scuole di specializzazione, della governance delle Aziende Sanitario ed altro; insomma torneremmo alle “gabbie salariali” con stipendi diversificati tra gli operatori sanitari delle regioni più ricche rispetto alle regioni fragili come la Calabria.
Non ci vengano a dire che l’Autonomia differenziata valorizzerebbe lo spirito d’iniziativa dei “popoli del Sud” perché la Calabria con il gettito fiscale copre a stento circa il 50% del Fondo Sanitario Regionale!
Entrando nel merito dell’ ” Accordo preliminare” l’articolo 2 prevede che alla Regione Veneto “è attribuita una maggiore autonomia in materia di gestione del personale… la Regione può in sede di contrattazione collettiva, per i dipendenti del S.S.R, prevedere incentivi e misure di sostegno, anche mediante l’utilizzo di risorse aggiuntive regionali”; con questo articolo il Paese ritorna, come dicevo, alle gabbie salariali degli anni ’70 con stipendi differenziati tra Nord e Sud che provocherebbe una fuga di personale verso le Regioni del Nord con la definitiva crisi del Servizio Sanitario della nostra Regione ( altro che medici cubani ci vorrebbero).
Altro articolo pericoloso per la sua ambiguità è il 3 che testualmente recita: «alla Regione è attribuita una maggiore autonomia in materia di accesso alle scuole di specializzazione, ivi compresa la programmazione delle borse di studio per i medici specializzandi». Bisogna sapere che questa autonomia per quanto attiene il numero delle borse di studio è già prevista dalle norme, infatti vi sono borse di studio finanziate dallo Stato e borse di studio, in base alla programmazione regionale, che possono essere finanziate dalle Regioni! Cosa nasconde questo articolo? Legare la borsa di studio al luogo di nascita dello specializzando? O al numero di anni di residenza? O al vincolo di lavorare per un certo numero di anni in Veneto? Non meravigliamoci perché un tentativo simile, alcuni anni or sono, venne fatto per gli insegnanti!
L’articolo 4 distrugge definitivamente l’unitarietà del Servizio Sanitario Nazionale, infatti è scritto: «alla Regione è attribuita una maggiore autonomia nell’espletamento del sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione… che si applica solo agli assistiti residenti nelle Regione» (sic!!).
È evidente che questa proposta di autonomia applicata alla sanità, come in altri settori, è irricevibile per le Regioni del Sud e per la nostra Calabria, pertanto mi rivolgo al Presidente Occhiuto che ha assunto una posizione critica insieme ai deputati di Forza Italia della Calabria , a tutte le forze politiche che hanno votato contro la legge, al mondo dell’ economia, ai sindacati, alle associazioni di cittadini organizzati, al Terzo settore, alla Chiesa perché si contrasti questa legge attivando Comitati Civici che raccolgano le firme per il Referendum abrogativo.
Care Amiche e cari Amici calabresi è una iniziativa che dobbiamo intraprendere per il futuro della nostra Calabria. (rc)
[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]
L’OPINIONE / Gregorio Corigliano: Calderoli spacca il Paese e abbandona il Sud
di GREGORIO CORIGLIANO – Davvero non cambia nulla per il Sud e per il Paese con il ddl Calderoli sull’autonomia differenziata? Ed allora perché si fa, verrebbe da chiedersi. La verità, a stare attenti e a leggere le carte con sufficiente attenzione è che non cambia solo per il Sud, ma per tutto il Paese. Come è stata concepita, la riforma consentirà di fatto la nascita di 20 repubbliche autonome con evidenti regole differenti. Come dire che si tornerà allo Stato preunitario fatto di staterelli, uno diverso dall’altro.
E quel che altrettanto conta è che ci saranno leggi e regolamenti diversi per ogni regione, che potrebbe pure non chiamarsi Regione, a questo punto, ma Repubblica autonoma della Calabria, per esempio. Con Sigla ReACal, tanto per dire. Per differenziarla dalla Re.A.Pi. E le amministrazioni locali ne soffriranno anche loro le conseguenze o gli effetti perversi, perché i sistemi amministrativi saranno profondamente differenti. E gli imprenditori che devono investire in Calabria o in Lombardia? Ognuno avrà a che fare con legislazioni diverse. Ed i medico, anche loro. Gli stipendi saranno uguali in tutto il Paese, come dice la Meloni, in tutta la nazione? Certo che no. Ed a quel punto, se già lo è oggi, figurarsi quando il ddl sarà legge.
Ci sarà pure una Regione, o uno staterello, che paga di più o no? Certo, ed allora medici e paramedici scapperanno là! Ed i docenti, la stessa cosa. Ognuno andrà dove si guadagna di più, se per andare da uno Stato all’altro non ci vorrà il passaporto. Calderoli mette le mani da dentista avanti e dice che ci saranno i Lep. Se questi saranno come i Lea, staremo freschi. Già scappano oggi per il Nord, se non per l’estero, come pure sta avvenendo. E quindi i cittadini non saremo tutti uguali, o no? Come sarebbe possibile garantire a tutti i meridionali il tempo pieno a scuola, come succede per ogni famiglia settentrionale, senza i finanziamenti adeguati. E questi vanno avanti, con leggerezza e col sorriso sulle labbra, tanto chi vivrà, appunto, vedrà. Perchè si dice che si tratta di autonomia differenziata. Forse perché saranno “valorizzate” le differenze ambientali, storiche e culturali delle regioni?
E se la Calabria, come scriviamo tutti i giorni, è la cenerentola del Paese, col ddl sarà addirittura la badante del Paese. Al Nord, infatti, è concentrata la produzione industriale vera e propria dell’Italia, e con la differenziata, avrà maggiori benefici! O no? E la meraviglia è che parlamentari del Sud, e politici meridionali, hanno votato a favore. Come si fa? A me pare, come dice il Laboratorio civico, un abominio. E le voci di quanti dicono niet a Calderoli sembrano vox clamans nel deserto di un Pese che sta vivendo, una mutazione che più radicale non si può. Un sussulto di coscienza dei politici calabresi e meridionali viene auspicato, ma ad oggi, il segno di vita è assai flebile. Daranno un segno? Forse, quando, probabilmente sarà troppo tardi.
Come per la Zes, la zona economica speciale la cui riforma, a parere di uno che se ne intende, come il presidente della Puglia Emiliano, porterebbe ad una riedizione della Cassa per il Mezzogiorno. E perché l’ex presidente della Corte costituzionale De Siervo parla di riforma precaria ed impugnabile in modo agevole? Perdono tutti i cittadini italiani con il ddl Calderoli: Certo, dice De Siervo, si rischia un periodo di insicurezza e di tensioni tra Regioni più forti e regioni più deboli. Ecco perché gli oppositori parlano di decreto spacca Italia, con un Nord potente ed un Sud misero ancor di più.
Eppure c’è stato un periodo in cui si parlava di abolizione delle Regioni o di rivisitazione delle stesse, a distanza di mezzo secolo dalla loro istituzione ed invece adesso non solo non si cambiano in maniera più efficiente con l’esperienza acquisita, ma addirittura si peggiorano. Ecco perché, se dovesse passare definitivamente, come passerà, non resta, detto adesso, che impugnare di fronte ai Barbera ed alla Consulta, perché viene violato l’attuale assetto unitario ed a perdere non sarà solo Calderoli, al quale non credo interessi molto, ma tutti gli italiani. E Poi, piangere il morto, come diceva l’antico detto, sempre attuale, saranno lacrime perse. E l’incorreggibile Kociss sarà sempre vivo e vegeto ma non tornerà più a occuparsi molari e premolari. (gc)
L’OPINIONE / Michele Conia: L’Italia si avvia a diventare il Paese delle disuguaglianze
di MICHELE CONIA – L’Italia una e indivisibile nata dalla Resistenza si avvia a diventare il Paese delle disuguaglianze, con distanze sempre più marcate tra Nord e Sud, tra aree interne e aree urbanizzate. L’idea di autonomia regionale differenziata rischia di compromettere in modo irreparabile il principio di universalità dei diritti accentuando le enormi differenze oggi esistenti nelle diverse aree del Paese e soprattutto il divario in termini di ricchezza, infrastrutture e servizi.
Nella mia audizione del 14 marzo scorso in Commissione Affari costituzionali della Camera, nell’ambito dell’esame del ddl Calderoli, ho espresso un deciso dissenso individuando le criticità su un progetto che frantuma territori e diritti, incrementando i divari. Convintamente ho illustrato come l’autonomia differenziata possa scardinare il funzionamento del sistema d’istruzione nazionale ma anche di altri servizi pubblici, dalla Sanità alle infrastrutture, dai porti agli aeroporti, e poi strade e autostrade, giustizia di pace, protezione civile, facendo venir meno la tenuta del Paese ed emarginando i più vulnerabili e indifesi. Delle 23 materie, ben 9 potranno essere devolute alle Regioni che ne faranno richiesta: Organizzazione della giustizia di pace, Rapporti internazionali e con l’Unione europea, Commercio con l’estero, Disciplina delle Professioni, Protezione civile, Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, Casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, Enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Da queste derivano 184 funzioni che saranno immediatamente operative senza dover attendere il percorso della determinazione dei Lep.
A tal riguardo ho sempre sostenuto che sia più opportuno parlare di Livelli Uniformi in quanto i Lep ( livelli essenziali di prestazione) sarebbero un’eguaglianza costruita sul minimo, che lascerebbe invariate le attuali e gravi diseguaglianze. Con orgoglio rivendico che, avendo presagito i gravi rischi per la democrazia e la vita economica e sociale del Paese, Cinquefrondi è stato il primo comune in Italia che, nel dicembre 2018, ha adottato una delibera contro l’attuazione del federalismo fiscale e nell’aprile successivo ha avviato il ricorso contro il sistema di perequazione del Fondo di solidarietà comunale, invitando gli altri comuni a fare altrettanto e raccogliendo 600 adesioni.
È sconcertante di come la maggioranza sia rimasta sorda di fronte a bocciature eccellenti al Ddl Calderoli pervenute da ex presidenti della Corte Costituzionale come Paolo Maddalena, Giovanni Maria Flick e Ugo De Siervo, dal Dipartimento Affari Legislativi della Presidenza del Consiglio all’Ufficio Parlamentare di Bilancio, dalla Banca d’Italia alla Confindustria e persino dalla Conferenza episcopale.
L’impegno dei sindaci, su questa partita è essenziale: non bisogna dimenticare che, una volta ratificate dal Parlamento, le intese governo-regione avranno durata decennale e non sono reversibili, se non per un recesso da parte delle regioni stesse.
Degne di nota le parole del Presidente della Repubblica, recentemente in visita in Calabria, che ha sottolineato come la separazione tra territori recherebbe gravi danni e che il rilancio del Mezzogiorno sarà di beneficio per tutto il territorio nazionale e auspico che non promulghi la legge in quanto, secondo me, in contraddizione con i diritti costituzionali di cui è garante.
I tempi sono strettissimi, c’è poco più di un mese per la raccolta delle firme che andranno consegnate entro settembre. Non appena il testo della legge sull’autonomia differenziata verrà inserito in Gazzetta Ufficiale le Regioni, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, entro 60 giorni dalla pubblicazione, potranno fare ricorso alla Corte costituzionale ed esperire la via referendaria. In tal caso è necessario o che cinque regioni lo richiedano oppure che 500 mila elettori firmino un quesito referendario abrogativo della norma (a condizione che il referendum sia dichiarato ammissibile in quanto il Ddl Calderoli, come è noto, è stato collegato alla Legge di Bilancio e ciò escluderebbe il ricorso al referendum abrogativo).
Giudico ignobile lo scambio tra Premierato e Autonomia differenziata – il cui iter di approvazione sta procedendo parallelamente – e ritengo che il combinato disposto tra Premierato, Autonomia differenziata e riforma della giustizia, sovverta alle basi la nostra Costituzione. (mc)
[Michele Conia è sindaco di Cinquefrondi]






