Nella Locride le riprese finali del videoclip “Speriamo bene” di Rocco Barbaro

Saranno Gioiosa Ionica, Marina di Gioiosa e Monasterace a fare da cornice nelle ultime riprese del videoclip Speriamo bene del cabarettista reggino Rocco Barbaro e prodotto da Bird Production.

Le riprese, dunque, si terranno tra oggi e domani a Palazzo Amaduri di Gioiosa Ionica, al teatro romano di Marina di Gioiosa e al Tempio dell’antica Kaulon di Monasterace per completare il videoclip che, nel pieno rispetto della filosofia della casa di produzione fondata nel 2005 dal regista Alberto Gatto, vuole far emergere, con tono ironico, la bellezza materiale e immateriale dei paesaggi della Calabria di epoca Magno Greca, mostrandoci l’augusto splendore dei luoghi archeologici simbolo del nostro territorio da Crotone a Sibari, da Monasterace Marina a Locri, da Rosarno a Vibo Valentia, nella speranza che questa terra ritrovi il suo antico splendore anche attraverso le immagini della settima arte.

Con la sua pungente ironia, Rocco Barbaro cercherà di valorizzare il nostro territorio più di quanto la natura e la storia abbiano già fatto, andando alla scoperta delle sue innumerevoli meraviglie sommerse e strizzando l’occhio al mito di Persefone, rispettivamente dee della terra e della primavera, venerate nell’antica Locri, di cui Rocco cercherà le effigi scoprendo una terra fatta di accoglienza e ospitalità.

Il videoclip, che può contare sulla collaborazione musicale di Ivan Lentini, fondatore del gruppo reggae-dance hall dei Marvanza e artista apprezzato in tutta Italia per le sue qualità professionali, sarà presto presentato durante una conferenza stampa nella quale lo staff tecnico illustrerà tutti i dettagli del progetto e ne annuncerà la data ufficiale di distribuzione che, grazie anche al contributo della Regione Calabria e della Calabria Film Commission, avverrà per mezzo di Studio 54 Network e dell’emittente TeleMia, oltre che pubblicato attraverso il sito, il canale YouTube e le pagine Facebook e Instagram di Bird Producion e i distributori musicali Soundtrap con diffusione su Spotify, Amazon Music, Apple Music, Deezer, Google Play e YouTube Music(rrc)

Lizzi (Metrocity RC): Candidatura Locride a Capitale Italiana della Cultura straordinaria occasione

Il consigliere metropolitano e vicesindaco del Comune di Gerace, Rudi Lizzi ha evidenziato come «la candidatura della Locride a Capitale italiana della Cultura per il 2025 è una straordinaria opportunità per il nostro territorio».

Per Lizzi, infatti, si tratta di «un obiettivo che vogliamo raggiungere tutti insieme, concertando un percorso condiviso che consenta alle istituzioni, alle associazioni ed in generale all’intera comunità della Locride, di remare nella stessa direzione per raggiungere l’ambizioso traguardo».

Nelle scorse settimane il Consiglio della Città Metropolitana ha deliberato all’unanimità la candidatura della Locride, raccogliendo l’input promosso da più di trenta Comuni dell’area, che hanno già assicurato il loro sostegno all’iniziativa, e dal Gal “Terre Locridee”.

La proposta, adesso, passerà al vaglio del Ministero della Cultura e della Commissione di esperti che hanno già designato Bergamo-Brescia per il 2023 e Pesaro per il 2024.

«Si tratta di una sfida ambiziosa – ha dichiarato ancora il Consigliere Lizzi – un obiettivo che rende onore ad un territorio come quello della Locride che rappresenta da sempre, fin dai tempi della Magna Grecia, una straordinaria culla di cultura, di arte e di scienza, e che deve essere supportato anche dalle tante ricchezze culturali presenti su tutto il nostro territorio metropolitano e che riguardano l’area grecanica, l’area dello Stretto, l’Aspromonte e la piana di Gioia Tauro. In questo senso, pensiamo sia strategico proporre la candidatura del nostro territorio a questo ambìto traguardo, anche con l’obiettivo di scrollarci di dosso definitivamente tutte le negatività che provengono dalla macchia della criminalità organizzata che purtroppo negli ultimi decenni ha sporcato l’immagine della nostra comunità».

«Ciò che è certo – ha proseguito Lizzi – è che la candidatura della Locride sarà un’occasione unica e irripetibile per il nostro territorio, un obiettivo per il quale lavoreremo insieme alla comunità e che ci consentirà, già in questa prima fase, di mettere a sistema e mostrare a livello nazionale ed internazionale, le tante bellezze di uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia e cultura dell’intero territorio nazionale».

«In questo senso  – ha concluso – ci tengo a ringraziare tutti i colleghi consiglieri metropolitani e naturalmente il sindaco facente funzioni Carmelo Versace, per aver dimostrato piena sensibilità e messo a disposizione tutto l’impegno necessario per consentirci di avviare quest’ambiziosa sfida. Una partita certamente difficile e complicata, che richiede il massimo sforzo da parte della comunità, nel percorso di crescita culturale che deve investire il nostro territorio. Ma sono certo che attraverso il necessario lavoro di squadra, il territorio della Locride ha la possibilità di giocarsi le sue chance». (rrc)

ARCHEO-TURISMO, UNA RISORSA VINCENTE
MA BASTA PRECARIETÀ, SERVE IL RILANCIO

di ARISTIDE BAVA  – Grazie ad una convenzione firmata dal Commissario di Calabria Verde, Giuseppe Oliva, con il Ministero della Cultura, in Calabria, in vista della stagione estiva, saranno “ripuliti” 52 siti archeologici e tra questi ci sono anche alcuni dei più importanti della provincia reggina.

Nell’elenco figurano infatti il borgo antico e la Villa Romana di Casignana, la necropoli di Gerace, il Parco archeologico della Villa Romana del Naniglio di Gioiosa Jonica, il Teatro di Marina di Gioiosa, l’area Archeologica Kaulon- Monasterace, l’area della Cattolica di Stilo, il Parco archeologico di Locri, l’area Castellace di Portigliola la Cattedrale Isodia e il Castello Normanno di Bova, il Forte Siacci di Campo Calabro, la Grotta S. Elia di Melicuccà, il Parco Melia di Oppido Mamertino, il Parco Tauriani di Palmi, l’ Antica Medma di Rosarno, l’area archeologica di Bova Marina e alcuni siti urbani di Reggio Calabria. ùPer alcuni di essi ridotti in condizioni fortemente precarie ( uno per tutti il Naniglio di Gioiosa Jonica “gioiello archeologico” che meriterebbe certamente maggiore attenzione) potrebbe essere un autentico toccasana e, nel complesso, l’iniziativa dovrebbe servire a promuovere decisamente la spinta turistica legata a questo settore.

Secondo quanto previsto dal piano operativo, infatti, Calabria Verde fornirà la manodopera idraulico-forestale con una accurata pulizia dei siti archeologici dalle erbacce per renderli fruibili in piena sicurezza ( e preservandoli anche da eventuali rischi di incendio). Gli interventi come è intuibile riguarda parchi, aree archeologiche e luoghi di cultura risalenti in particolare alla Magna Grecia. Siti, peraltro,che si trovano in gran parte, specie nella fascia ionica reggina, a ridosso delle zone balneari maggiormente affollate durante il periodo estivo.

L’augurio è che la pulizia venga fatta al più presto e che, quindi, i potenziali turisti possano usufruire di questi siti già daauesto  mese di giugno anche se le previsioni, come da tradizione, prevedono i grandi afflussi a luglio e agosto. D’altra parte per la fascia ionica reggina ( e non solo) il turismo archeologico e culturale è un grande potenziale che non è stato mai completamente sfruttato, anche se negli ultimi anni, grazie soprattutto ad una promozione effettuata in particolare dagli Operatori turistici del comprensorio che hanno recepito le richieste di molti tour Operator itaiani e stranieri , sono stati predisposti appositi “pacchetti turistici” con specifiche indicazioni di questi siti che hanno subito attratto l’attenzione di molti turisti particolarmente appassionati a questo tipo di escursioni spesso accumunata a quella dei borghi antichi. L’augurio è, dunque, che, anche se a piccoli passi , il turismo che rimane l’unica possibile arma vincente della Locride, trovi sempre maggiori spazi nei carnet dei Tour Operator. E, obiettivamente, questo può avvenire solo se, finalmente, gli organismi istituzionali si renderanno conto dell’importanza di prestare maggiore cura e maggiore attenzione alle possibilità di un territorio che ha moltissime potenzialità che sinora sono state sfruttate solo in piccola parte.

L’OPINIONE / Artistide Bava: Per il grande turismo nella Locride servono più posti letto

di ARISTIDE BAVA – Il recente incontro che gli Operatori turistici della Locride hanno avuto alla Borsa Internazionale di Milano con numerosi Tour operator italiani e stranieri è stato, secondo le valutazioni dei rappresentanti locali dell’importante categoria turistica, guidati la presidente della Cooperativa Ionica Holidays, Maurizio Baggetta, fortemente positivo.

Però ancora una volta è emersa una necessità, per il territorio, non più trascurabile, ovvero la necessità di un maggior numero di posti letto. Il “grande” turismo non può approdare nella fascia ionica reggina sino a quando non sarà sanato questo handicap. C’è, quindi, la necessità che vengano intensificati gli sforzi che si stanno facendo per potenziare la disponibilità di posti letto in tutta la fascia ionica e nell’entroterra ricco di borghi antichi che ormai sono mete molto ambite dai turisti. In questa direzione negli ultimi tempi si sta creando un certo movimento con la riscoperta delle case villaggio e dei B&B che in qualche modo sono anche elementi attrattivi per un certo tipo di turismo.

Resta sempre, però, la necessità di un maggior numero di posti letto alberghieri, cosa che, per il momento, non è facile colmare. Purtroppo anche i centri più importanti come Siderno e Locri sono molto avari di posti letto alberghieri e cittadine turisticamente all’avanguardia come Roccella e/o Marina di Gioiosa spesso durante il periodo estivo , pur avendo alcune strutture abbastanza importanti registrano il tutto esaurito. D’altra parte la situazione, in particolare per Locri e Siderno, deriva dal fatto che dopo il boom turistico degli anni ’60/’70 si è via via degradata e molti alberghi sono stati costretti a chiudere perché l’afflusso di turisti è andato scemando e le presenze seppure ottimali del mese di agosto non riuscivano più a far coprire le spese.

Per Siderno, che anche in questo campo a quei tempi era la vera capitale dell’economia e del turismo dell’intera fascia ionica reggina, la situazione è stata dolorosa quanto disastrosa. Un brutto amarcord in un momento in cui, oggi più che mai, si parla del turismo come unica possibilità per creare economia sul territorio della Locride che rimane ancora molto avaro di altre prospettive di sviluppo.. Molti ricordano con nostalgia il prestigioso Hotel dei Gelsomini collocato proprio nel cuore della città, nella zona residenziale di Randazzo, che per parecchi anni è stato un vero punto di riferimento anche per convegni e attività congressuali. Faceva il paio con l’Hotel Efgal ubicato nella stessa via ad un centinaio di metri, altra struttura di notevole peso turistico. Oggi l’ allora Hotel dei Gelsomini la lasciato posto al locale Commissariato di Pubblica sicurezza.

Per fortuna parte dell’ ex Hotel Efgal è adesso diventata un residence che nel periodo estivo in qualche modo sopperisce alle necessità, seppure temporanee , di poche decine di posti letto. Ma a Siderno c’erano anche altre strutture alberghiere molto ben tenute come l’Hotel Aster in zona ancora più centrale, lungo il Corso della Repubblica, oggi diventato sede di uffici e di qualche appartamento, oppure la locanda pensione “Gentiluomo” che, soprattutto nel periodo estivo, per la sua vicinanza al lungomare faceva da perfetto concentrato tra qualità e prezzo, per i turisti.

E molti ricordano anche l’ albergo Centrale – a memoria del cronista il primo vero albergo esistente, con le giuste caratteristiche dell’ospitalità di certo stile, in città. Ed ancora, l’ albergo Diano che sorgeva nella cosiddetta Piazza dei Leoni nella parte terminale del Corso della Repubblica, oggi tramutato in attività commerciale. E c’era, poi, la Stella del Ionico, che ha retto sino a pochi anni addietro e adesso è inesorabilmente chiuso. Tutte strutture di certo prestigio che con il passare degli anni sono state inghiottite dalla crisi.

Adesso la città può contare solo sull’ Hotel President, struttura di prestigio tenuta in piedi e anche rimodernata grazie alle capacità intuitive dei fratelli Diano che sono riusciti a superare i momenti più bui, puntando, precursori dei tempi, su un turismo di qualità decisamente più professionale ed aperto ai gruppi stranieri e rimanendo, per fortuna, un importante punto di riferimento per l’intera Locride. E sull’altro unico albergo presente sul territorio comunale, l’Hoel Gourmet. Ma il primo è ubicato lungo la SS. 106 tra Siderno e Locri e l’altro nella Contrada Mirto a 3 chilometri dal centro abitato. E poi c’è la grande incompiuta, il mastodontico albergo sul lungomare che aspetta da 50 anni di vedere la luce. Quanto è successo a Siderno, d’altra parte, non è stato una caso isolato.

Ci sono altri esempi di questo tipo a Locri, a Bovalino, a Bianco, a Brancaleone per ricordare i centri dove un tempo esistevano importanti strutture alberghiere che adesso non ci sono più. C’è, adesso, da chiedersi se le ceneri di questo positivo passato serviranno a dare gli stimoli per creare, in campo turistico, il nuovo futuro. Un compito decisamente difficile, ma certamente, se si vuole veramente il grande turismo, necessario; e forse non impossibile. (ab)

I tesori archeologici della Locride, un patrimonio poco conosciuto

di ARISTIDE BAVA – È innegabile che il turismo potrebbe essere l’unica vera grande industria della Locride. Un turismo diversificato, che al mare affianca la montagna a poco meno di un quarto d’ora in auto, numerosi borghi antichi dal grande potenziale storico-culturale e infine i giacimenti archeologici, che da sempre costituisce per molte zone del nostro Paese una “fabbrica” per produrre economia.

È doveroso quindi chiedersi perché questo settore non funziona, o quantomeno funziona a singhiozzo.
E parliamo di siti di straordinario interesse. Ci sono due musei archeologici, a Locri e Monasterace che contengono reperti di indubbia importanza storica, come le loro appendici, a Palazzo Nieddu di Locri e soprattutto sulla spiaggia di Monasterace, l’insediamento dell’antica Kaulon con lo straordinario pavimento musivo del draghi e dei delfini, per buona parte dell’anno interrato per preservarlo dai vandali e dalle intemperie. Possiamo parlare delle tante vestigia del passato sparse in molti angoli del territorio, dalla Villa Romana di Casignana al Naniglio di Gioiosa Jonica.

E poi c’è il Musaba di Mammola, il museo a cielo aperto fondato dal compianto Nik Spatari che ha meritatamente richiamato l’attenzione della critica internazionale. E poi tanti siti di notevole pregio sparpagliati nei vari borghi antichi.
Un patrimonio di grande potenziale attrattivo che però non si riesce a sfruttare a dovere, non messo in grado quindi di assolvere a quello che dovrebbe essere la sua vocazione, ovvero richiamare flussi continui di turisti in vari periodi dell’anno.
Per contrasto con queste grandi potenzialità, vengono in mente taluni cartelli turistici sparpagliati nel nostro grande Paese: segnalano spesso piccole cose, intorno alle quali si è riusciti a costruire fonti di attrazione anche di notevole portata. E spesso, in taluni casi, la delusione per il visitatore è enorme.

Nella Locride invece c’è, realmente, di tutto e di più, e lo spettatore ignaro resta davvero a bocca aperta, trovandosi a “scoprire” magari per puro caso, la Villa Romana di contrada Palazzi di Casignana. Un archeosito spesso paragonato nientemeno che alla Villa del Casale di Piazza Armerina ma mai divenuto dopo tanti anni dalla scoperta fonte di grande attrazione capace da solo di richiamare il grande pubblico. Perché? E perché il Naniglio di Gioiosa Jonica continua a rimanere un sito trascurato e ignoto ai più? E perché i due musei più importanti, quello di Locri e quello di Monasterace, non registrano annualmente afflussi che, con i loro indotti, potrebbero aiutare seriamente l’economia del territorio?

Probabilmente – è bene chiarirlo – non siamo all’anno zero perché negli ultimi cinquant’anni di passi in avanti ne sono stati fatti. Ciò, però, grazie all’impegno dei singoli, e nello scarso interesse delle istituzioni che, invece, potrebbero – e dovrebbero – puntare veramente su questo grande patrimonio archeologico facendo in modo che siano proprio questi siti i grandi attrattori per visitatori alla ricerca di nuove scoperte. Flussi turistici potenzialmente notevoli, che aspettano solo di essere opportunamente stimolati a venire nella Locride.

Da qui la necessità che gli sforzi degli organismi competenti, e in primis della Regione, dovrebbero essere indirizzati proprio a costruire le premesse perché ciò avvenga. Non certo con iniziative sporadiche che spesso lasciano il tempo che trovano, ma piuttosto lavorando alla promozione di adeguati percorsi archeoturistici che, accomunati a tante altre potenzialità del territorio, possano riuscire a stimolare l’interesse degli operatori.

In questo il territorio è favorito anche dal fatto che la Locride, a parte i suoi siti archeologici, non solo è una terra di straordinaria bellezza che presenta invidiabili panorami, favoriti dalla sua disomogeneità territoriale e ambientale, ma è anche zona di indiscutibile ospitalità cosa che, unitamente alla sua ricca enogastronomia, costituisce un grosso punto di forza per accrescere ulteriormente le possibilità di sfruttare questo grande patrimonio. (ab)

Servono interventi urgenti per il territorio della Locride per turismo e aziende

di ARISTIDE BAVA – Nella Locride si avverte la necessità, soprattutto da parte degli operatori del mondo produttivo e del settore turistico, di un tavolo operativo per affrontare in maniera sinergica con gli organismi istituzionali le priorità del territorio. La richiesta arriva da Maurizio Baggetta, presidente del Consorzio di operatori turistici Jonica Holdays e da Mario Diano presidente del Corsecom, che raggruppa molte associazioni della Locride.
A fronte, scrivono, «di una pandemia che procede in maniera devastante», e di una sanità «che diventa sempre più precaria», «il settore produttivo, economico e in particolare quello turistico versano in profonda crisi». A questa situazione «si aggiunge la difficoltà – affermano – che le amministrazioni locali e le istituzioni, pur coscienti della gravità del momento, incontrano a trovare sintesi e concretezza sulle varie problematiche che interessano la Locride». Problemi che «richiederebbero una mobilitazione, con il coinvolgimento di professionalità, tecnici, esperti di settore, che esistono sul territorio». E l’iniziativa più urgente da assumere sarebbe «l’elaborazione di progetti di interesse territoriale da far finanziare con le risorse che il Pnrr sta mettendo a disposizione», per evitare di essere tagliati fuori dai finanziamenti.
«L’inaccettabile ritardo in cui si trova la Locride – scrivono Diano e Baggetta – è in netto contrasto con quanto sta avvenendo in tantissimi territori che già da tempo si trovano in una fase avanzata di programmazione e progettazione. Per questo motivo è stata inviata una lettera ai presidenti del Comitato dei sindaci (Giuseppe Campisi) e dell’Assemblea dei Comuni (Caterina Belcastro) che, pur caratterizzata da uno spirito costruttivo, evidenzia la la volontà e la necessità dei rappresentanti del mondo del lavoro e dell’economia di stimolare , in questa fase, a una indispensabile programmazione». Baggetta e Diano a nome dei diversi soggetti interessati, evidenziano che è già stato fatto un buon lavoro dai tecnici della Jonica Holidays, anche con la collaborazione di Federalberghi , dell’Ada Calabria (Associazione nazionale direttori d’albergo) e con il supporto di esperti e docenti delle Università di Reggio, Catanzaro e Cosenza. Da qui la richiesta «che si ritiene utile e doverosa» di un «confronto con una delegazione del Comitato dei sindaci e con i rappresentanti della Città Metropolitana e i consiglieri Regionali eletti nel territorio proprio per istituire un tavolo operativo per avviare, insieme, un progetto condiviso che interpreti per quanto possibile la volontà dei cittadini».
Nella nota si ricorda anche come molti suggerimenti siano già emersi da un questionario promosso dal Corsecom nei mesi scorsi e rivolto a diverse fasce di cittadini.
L’appello rivolto alle istituzioni per un progetto comune è dunque «determinato dal fatto che la totalità delle iniziative evidenziate nel progetto dello Jonica Holidays sono strettamente collegate alle problematiche di competenza delle pubbliche istituzioni e che riguardano in particolare infrastrutture, opere pubbliche e servizi di carattere territoriale e regionali. «Non realizzare o non intervenire in maniera risolutiva su queste problematiche – è la conclusione – significa frenare in maniera determinante una necessaria reale e adeguata crescita del territorio». Obiettivo comune, evitare di essere tagliati fuori dai finanziamenti del Pnrr. (ab)

Buon compleanno a Walter Pedullà: il grande critico calabrese compie oggi 91 anni

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – 10 ottobre 1930. A Siderno, nasce Walter Pedullà. Il bambino del pallone di stoffa, a cui a fare da sponda ci sono lo Ionio e l’Aspromonte; il giovane studente di lettere all’università di Messina, a cui i libri cambiano la rotta; l’allievo modello di Giacomo De Benedetti, a cui la letteratura salva i sogni. L’intellettuale italiano, il professore delle lettere e della storia, il calabrese geniale che ha insegnato all’Italia a conoscere l’Italia meridionale. E poi l’amico di Melo(Carmelo Filocamo) e di Saverio (Saverio Strati): il primo, intellettuale gentile apprezzato da Calvino per i suoi anagrammi, l’altro, muratore contadino con il demone della narrazione, voce incessante del neorealismo italiano. Il professore universitario con lo scranno dell’identità e la voce più imprimente, totalizzante e longeva della letteratura italiana del ‘900.

Walter Pedullà nasce dalle favole. Quelle che la madre gli racconta sapientemente da bambino. Frutto di una “cultura orale”, che solo poi si depositerà nei libri.

Il padre è un grande affabulatore. Trasforma in favole la realtà. Ed è proprio la sua capacità di modificare un evento trascurabile in un racconto con la morale della favola, che persuade il giovane Walter quando è ancora un ragazzo. Quando Cuore, diventa il suo primo libro di letteratura.

A 13 anni, ha già letto tutto Shakespeare. Lo sottrae al fratello, insegnante di greco e di latino. In casa non vi sono libri di matrice diversa, e Pedullà, che legge ciò che trova, li passa tutti a memoria, e li deposita nella parte più profonda di sé.

La sua inclinazione non lascia dubbi. Ma prima che con il gusto e il piacere dei sogni, è con la realtà che deve fare i conti, Walter Pedullà. E lui lo sa bene. Ne ha piena coscienza. La condizione economica precaria, non ammette né sbagli né sprechi. Bisogna centellinare tutto. Anche il tempo.

Carmina non dant panem, ripete a sé stesso.

E allora cosa può dare il pane a un giovane desideroso di conoscere la vita, come lui?

Dopo il diploma liceale, si iscrive alla facoltà di Chimica Industriale a Messina. Con una laurea così avere un buon futuro, era pressoché certo. Ma è un ovvio ripiego, non è questo il pane di cui ha bisogno per nutrirsi, Walter Pedullà. A lui serve di più. Sono il suo spirito e la sua anima che hanno fame, non il suo stomaco. E insaziabile è il senso dell’umano che lo aggroviglia.

Matura immediatamente la scelta di passare a Lettere, un cambiamento da cui avrà origine la condizione esistenziale che accompagnerà parallelamente l’uomo e l’intellettuale per tutta la sua vita.

A Messina diventa uno degli allievi di spicco del professore Giacomo De Benedetti. A lui lo indirizza Saverio Strati, studente di lettere anch’egli,  calabrese come lui, che già segue le lezioni del professore torinese.

“C’è un grande professore che sta tenendo una lezione su Italo Svevo” gli dice, quando per la prima volta si incontrano nei corridoi dell’università. E vanno ad ascoltarlo insieme. Pedullà, Strati e Carmelo Filocamo. Il trittico delle lettere.

La Locride è sempre stata un crocevia di geni e di intelletti. Siderno con Pedullà, Locri con Filocamo, Sant’Agata del Bianco con Strati, e poi San Luca con Alvaro, Careri con Perri, Bovalino con Mario La Cava. Un fermento culturale di cui ha sempre goduto l’Italia intera. Narratori, poeti, docenti e critici letterari. E Pedullà è frutto di quel fermento.

La Calabria non offre molto negli anni della sua giovinezza, non esistono fabbriche e le terre non danno il sostegno sperato. Resta la cultura però. La conoscenza, il sapere, e soprattutto quella sottile consapevolezza che se con la cultura non si mangia, con l’ignoranza si muore.

Le lettere hanno sempre contribuito, e in maniera attiva e concreta, alla sopravvivenza delle realtà meridionali precarie. Il sottosviluppo economico, politico sociale e culturale, vissuto e subito dai paesi del Mezzogiorno, sottomessi dai balordi sistemi dell’Italia progressista, ha sempre favorito l’annoso divario Nord/Sud. E mentre nell’Italia settentrionale nascono e si sviluppavano le aree industriali, con decine e centinaia di fabbriche, nel Mezzogiorno continua la lotta all’arretratezza e all’analfabetismo. Ma ci sono delle aree geografiche in cui l’uomo, forte del senso della sua esistenza, è più caparbio che in altre. La Locride, in Calabria, è la prima zona interna a insorgere con una vera e propria rivoluzione culturale. Una concentrazione di genialità che guardano all’Italia e all’Europa.

Con la laurea tanti giovani meridionali sono riusciti ad occupare la capitale, riempiendo quei posti che ancora oggi, raccontano la storia di un esercito di persone che tramite un appuntamento inconscio e silenzioso, come lo definisce il professore Pedullà, si sono ritrovate dove il lavoro non  era più una chimera, ed era finalmente possibile fermarsi. A Walter Pedullà è andata proprio così. Da studente pendolare, diventa professore fisso. Giacomo De Benedetti lo vuole con lui. A Roma, alla Sapienza. La sua preparazione può offrire agli studenti italiani forse più di quello che lo stesso De Benedetti, ha dato a lui.

Da allora sono passati tanti anni. Dal 1930, esattamente 91.Quelli che oggi il professore compie e che certamente si onora di contare. 91 anni, che se sommati a quelli di tutti gli studenti formati, dei tanti intellettuali e scrittori incontrati, letti, recensiti e criticati, originerebbero secoli di vita in cui la geografia e la storia, di cui Pedullà è testimone, varrebbero – e valgono – la psicologia di un intero popolo e di tutte le sue generazioni.

Auguri, professore. Auguri per i suoi anni, ma soprattutto per la sua tempra, l’ostinazione, la lealtà, la tenacia, la sapienza e la saggezza. Auguri per quella Calabria di cui non si è mai liberato e da cui ha sempre continuamente appreso.

Auguri, professore, per il suo compleanno, ma anche per la forza e il coraggio che ancora detiene, pari e mai impari a quelli con cui da giovane studente, pur di mantenersi agli studi, impartiva lezioni private, dall’alba a notte fonda.

Auguri, professore, per la sua esperienza letteraria trionfante, ma anche per aver saputo rinnovare ed elevare quotidianamente, con il suo intelligente operato, la forza della letteratura e quella delle parole. Per aver sempre ricordato ai suoi allievi, e al resto degli italiani, che è proprio nei momenti in cui la politica perde la strada che l’ha resa un fattore di rinnovamento e di sviluppo, che la letteratura chiede di dire la sua, rivolgendosi direttamente alla vita.

Auguri, professore, e non solo perché di stagioni oggi se ne contano 91, ma per lo spirito vivo che ancora la anima, e che è avanguardia, sperimentalismo, comicità e mutamento; indicatore di rotte che precisa che mai ci potrà essere speranza per il futuro, se non viene data la verità sul passato.

Auguri, professore, per il traguardo raggiunto che non si pone limiti e neppure ordini di tempo, ma chiede la costante revisione del processo di imbellettamento del passato. Come revisione e non revisionismo.

Grazie, professore, per il suo genio e per la sua genialità. Per aver dato modo di sapere, anche a quell’Italia e a quella Calabria, che non sempre hanno saputo comprendere il vero senso e il più profondo significato delle sue ricerche, che vi sono testi letterari in grado di essere utilizzati come materiale politico e come modello di comportamento. E grazie, glielo dico personalmente anch’io, per aver stimolato in me e nei giovani come me, il senso delle parole, il significato della letteratura. La capacità dei libri di creare indipendenza; la forza del pensiero intellettuale che permette di modificare sistemi, creandone nuovi.

Con i suoi 91 anni di storia oggi, l’Italia avrebbe dovuto concedere alla letteratura, lo stesso medesimo valore della Costituzione italiana. Ma c’è ancora tanta strada da fare.

In quest’epoca contemporanea assai inquieta e spesse volte anche inconcludente, dove la storia è frequentata dal Male, l’Italia deve tornare a sentire forte, nei suoi processi di sviluppo, la vocazione verso le lettere. Per diritto e per dovere.

“Le intelligenze che una volta generavano ingegnerei, magistrati, professori, medici, avvocati, direttori generali, presidenti, industriali, intellettuali, uomini politici di grande immaginazione oggi, in assenza degli incentivi attraenti del passato, figliano ingegnosi ndranghetisti, camorristi e mafiosi che figlieranno ingegneri, magistrati, ecc. ecc.?”

La letteratura ha il potere di sollevare questa cappa pietosa dalle nostre teste, sgomberando le nostre strade. Gli uomini come Walter Pedullà, l’intelligenza per dirci come fare. Ma bisogna essere disposti alla bellezza, predisposti alla signorilità della vita.

Oggi è un giorno felice, un bel giorno di festa che non va sciupato. Che racconta un itinerario letterario ed umano importante. I 91 capitano una sola volta nella vita. Da qui in poi i numeri non fanno che salire. Andare verso l’infinito. Dove, fluttuanti, diventano vocazione e non più calcolo. Dove arrivano le lettere, i libri, ma noi no.

Buon compleanno, professore! (gsc)

 

Ambiente, Sainato (FI): Oltre 15 milioni per il territorio della Locride

Il consigliere regionale Raffaele Sainato, ha reso noto che la Regione Calabria, nell’ambito dei progetti approvati per il completamento del sistema depurativo e fognario regionale, «oltre 15 milioni di euro sono previsti per il territorio della Locride», che provengono dai fondi Fsc.

«La previsione di queste ingenti risorse – ha spiegato – è frutto dell’intenso lavoro di ascolto delle istanze provenienti dai territori e, in particolare, della valorizzazione delle esigenze e dei progetti presentati dalle amministrazioni comunali. Per questo risultato così rilevante, che prevede l’impegno di oltre duecento milioni di euro sul territorio regione per superare vecchie e nuove emergenze, non posso non ringraziare il lavoro caparbio, appassionato e competente dell’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, del suo staff e del Dipartimento Ambiente. Tutti gli attori coinvolti in questo fecondo percorso sono stati capaci di dialogare senza pregiudizi, interloquendo con responsabilità, avendo davanti unicamente le esigenze della collettività».

«Ho voluto valorizzare, nel corso del mio mandato consiliare – ha spiegato – questa rete di reciprocità, che, anche nel futuro, mi impegno a incrementare e rafforzare. Nello specifico, i finanziamenti ottenuti sono i seguenti: Ardore Euro 256.000,00, Antonimina euro 1.891.576,57, Bivongi/Pazzano euro 310.000,00, Careri euro 300.000,00, Ferruzzano euro 100.000,00, Gioiosa Ionica euro 450.000,00, Gerace euro 4.290.000,00, Locri euro 350.000,00, Mammola euro 500.000,00, Marina di Gioiosa Ionica euro 1.100.000,00, Martone euro 900.000,00, Palizzi euro 1.000.000,00, Platì euro 858.086,04, Riace euro 116.500,00, Roccella Ionica euro 1.129.882,04, San Giovanni di Gerace euro 500.000,00, San Luca euro 450.000,00, Sant’Agata del Bianco euro 425.000,00, Sant’Ilario dello Ionio euro 250.000,00, Siderno euro 400.000,00». (rrc)

Ieraci (Cambiamo!): Occorre dare risposte concrete ai problemi che attanagliano la Calabria

Roberto Ieraci, responsabile Area Ionica di Cambiamo, ha ribadito la necessità di «dare risposte concrete ai tanti problemi che attanagliano la regione ridando così fiducia ai tanti giovani che hanno deciso di rimanervi, attuando quella crescita sociale, culturale ed economica che porti al riscatto della Calabria e della Locride».

«Perché bisogna attendere passivamente la stagione balneare – ha detto – per trovarsi di fronte ai consueti problemi che danneggiano   una terra che ha tanto da offrire e da dimostrare? La depurazione, da anni, costituisce la spina nel fianco della nostra regione che, a causa del mare sporco, ha visto fuggire comitive di turisti che venivano in Calabria per ammirare e godere delle bellezze del nostro mare e delle nostre coste».

«Un problema atavico sottovalutato – ha spiegato Ieraci – nell’erronea convinzione che sarebbe stato sufficiente qualche intervento tampone per risolverlo. La responsabilità della depurazione grava su tutti i livelli politici e amministrativi, dalla Regione ai Comuni. Senza una pianificazione seria e mirata non potrà mai esserci un rilancio turistico del territorio, programmando, magari, attività di monitoraggio che portino ad un miglioramento dell’intero sistema. Fondamentale attuare una gestione razionale delle risorse idriche poiché il trattamento delle acque reflue è importantissimo per proteggere il nostro ambiente».

«Basti pensare al fatto che l’Italia – ha proseguito – è stata spesso sanzionata dall’Europa proprio a causa delle carenze infrastrutturali relative al segmento fognario-depurativo, in quanto non conformi ai dettami previsti dalla direttiva europea in materia.  A gravare, la mancanza di un serio piano progettuale nel nostro Paese e nella nostra Regione con una mappatura dei siti di depurazione, evidenziato dai dati che vedono molti cittadini, 1 su 4, ancora non serviti da un sistema di depurazione efficiente. Situazione accentuata, talvolta, dall’abusivismo edilizio, in cui si ricorre, nel terzo millennio, alle famose fosse biologiche. I depuratori in estate, con l’affluenza maggiore di cittadini vacanzieri, non riescono a depurare adeguatamente il maggior afflusso di acque, sversando i liquami, il più delle volte, sulla spiaggia. Ciò provoca enormi danni e disagi».  

«Perché allora – si è chiesto Ieraci – non realizzare delle condotte sottomarine che portino le acque reflue dei depuratori a 3/400 metri dalla costa, consentendo così ai batteri, eventualmente, presenti a seguito della lavorazione, di dissolversi prima di arrivare alla riva? Nei giorni scorsi molti turisti sconcertati dalla situazione di disagio, hanno filmato e fotografato chiazze di colore marrone che si estendevano non lontano dalla riva per chilometri, fenomeno che molti vorrebbero fare passare come una normale fioritura di non si sa bene che cosa, quando, invece, si tratta di eutrofizzazione delle acque marine, imputabile all’ uomo. Nei Fondi previsti dal Pnrr deve attuarsi un’attenta politica ambientale considerando che esistono diversi siti di depurazione non funzionanti».

«Doveroso adottare una politica condivisa – ha concluso –che porti ad un miglioramento della qualità del settore turistico della Locride, un territorio che non ha nulla da invidiare alle altre realtà italiane ed europee ma, che stenta ad esprimere, le proprie potenzialità. L’istituzione della Città metropolitana, che avrebbe dovuto portare una ventata di ossigeno all’ intero territorio reggino, in realtà ha contribuito ad incrementare la diffidenza dei cittadini verso la classe politica». (rrc)

 

Sainato (FI): 2,5 mln di euro per interventi strategici e strutturali per Comuni della Locride

Il consigliere regionale Raffaele Sainato, ha reso noto che sono 2,5 milioni di euro la somma stanziata dalla Regione Calabria per interventi strategici e strutturali in diversi comuni della Locride.

«Si tratta – ha spiegato – di finanziamenti destinati alla rigenerazione urbana, all’adeguamento di edifici pubblici, al ripristino della viabilità e alla difesa idrogeologica del territorio. Il piano delle opere, appena approvato dalla Giunta Regionale, è frutto dell’azione di ascolto portata avanti da me nei mesi scorsi, in stretta sinergia con le amministrazioni comunali. Le istanze delle comunità locali, poi, sono diventate progetti specifici di azione, presentati all’esecutivo regionale e, in particolare, all’Assessore alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, che con competenza e passione ha saputo e voluto valorizzarli, individuando le giuste fonte di finanziamento».

«Nello specifico – ha spiegato ancora – si va dagli 800.000 euro riconosciuti al Comune di San Luca, ai 600.000 in favore di Ardore. E ancora, 250.000 euro per Sant’Ilario, 200.000 rispettivamente per la Città di Siderno, per Antonimina e per Bianco. 150.000 euro saranno destinati, invece, a Brancaleone e Locri. Risorse significative, che si vanno ad aggiungere a quelle già deliberate dall’attuale Giunta regionale, specie in materia ambientale, in una fase difficile, di transizione, dopo la prematura scomparsa della presidente Jole Santelli, nella quale non è facile mettere in campo azioni di questo tipo».

«Eppure – ha concluso – l’impegno quotidiano profuso, nell’interesse della collettività e dei cittadini, hanno consentito di raggiungere questa ulteriore tappa nel progressivo processo di cambiamento della nostra bella Calabria». (rrc)