GALLICO: LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “HEVALEN” DI DAVIDE GRASSO

10 luglio – Sarà presentato oggi, a Gallico Marina, alle 18.30, presso il CSOA “Angelina Cartella”, il libro “Hevalen. Perchè sono andato a combattere l’Isis in Siria” di Davide Grasso.
Edito da Edizione Allegre, il libro è la storia del viaggio di Davide Grasso, militante del Centro Sociale torinese “Askatasuna” e del Movimento No Tav, che ha deciso, dopo la strage del Bataclan, avvenuta a Parigi nel 2015, di raggiungere il Rojava e partecipare alla rivoluzione in atto.

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Nel corso della presentazione di Hevalen – che in curdo significa “gli amici”, “i compagni” – sarà proiettato il documentario “Women Revolution”, incentrato sulla costruzione dell’autodeterminazione e delle strutture delle donne in Rojava. A seguire, è prevista una cena sociale a base di piatti curdi, resa possibile grazie alla collaborazione di Rete Kurdistan Cosenza. (rrc)

REGGIO: MATTEO MARANI, DALLO SCUDETTO AD AUSCHWITZ

9 luglio – Stasera alle ore 21.30, Circolo Tennis “Rocco Polimeni” Parco Pentimele di Reggio Calabria, Matteo Marani presenta il suo libro “Dallo scudetto ad Auschwitz – Storia di Arpad Weisz, allenatore ebreo”. Partecipano con l’autore all’incontro, moderato dal giornalista RAI Tonino Raffa, il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, il presidente del CONI Calabria Maurizio Condipodero, il presidente del Circolo Culturale Rhegium Julii, il governatore Area 8 di Panathlon International Antonio Laganà e il giornalista Domenico Morace. Introduce il presidente del Circolo Igino Postorino.
Con questo evento si aprono gli appuntamenti culturali del Circolo del Tennis “Rocco Polimeni” con i Caffè Letterari curati dal Circolo Rhegium Julii
Il libro rende omaggio ad Arpad Weisz, allenatore del Bologna a fine anni Trenta. Un libro che commuove e indigna, che va letto tutto d’un fiato, vincitore del Premio per la letteratura sportiva di Chieti nel 2009 e del Premio per la letteratura sportiva Antonio Ghirelli nel 2014.
Non lo sapeva nemmeno Enzo Biagi, bolognese e tifoso del Bologna. «Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo ma anche ebreo e chi sa come è finito» ha scritto in Novant’anni di emozioni. È finito ad Auschwitz, è morto la mattina del 31 gennaio 1944. Il 5 ottobre 1942 erano entrati nella camera a gas sua moglie Elena e i suoi figli Roberto e Clara, dodici e otto anni.
Matteo Marani, bolognese, giornalista e storico appassionato ha fatto tre anni di ricerca scrupolosa e insieme ossessiva, perché gli pareva di inseguire un fantasma. Dallo scudetto ad Auschwitz ricostruisce in modo pertinente la storia di Arpad Weisz, vincitore di quattro scudetti tra il 1930 e 1938, e la restituisce ai lettori in un romanzo dal successo inarrestabile.
Matteo Marani, bolognese, laureato in storia, giornalista professionista dal 1993, prima di approdare a Sky sport è stato inviato e poi direttore del “Guerin Sportivo” e consulente della trasmissione di Rai due “Quelli che il calcio”. Ha collaborato con “Il Messaggero”, “Il Sole 24 ore” e “Il Corriere dello sport”. Tiene corsi sul linguaggio del giornalismo all’Università di Bologna e alla IULM di Milano. Per conto della FIGC ha curato la mostra itinerante sulla storia della nazionale italiana di Calcio, attualmente in corso a Cosenza.  (rrc)

SOTTO UN CIELO DI STOFFA – AVVOCATE A KABUL

Voci di donne reali, donne afghane, per raccontare storie di sopraffazione, violenza, oscurantismo. Il libro di Cristiana Cella, illustrato da una ricca dotazione immagini sue e  della fotografa Carla Dazzi, è una di quelle pubblicazioni che vorresti fosse opera di fantasia. E invece ti accorgi che è tutto vero: ai giorni nostri, non solo non è cambiato nulla, ma addirittura la situazione si è più frequentemente deteriorata.
Per questo, per difendere le donne, vittime sacrificali di un’ideologia intrisa di violenza spesso gratuita per riaffermare il primato di maschio, per questo, dicevamo, ci sono le “avvocate” di Kabul, quelle del sottotitolo del libro.  Cioé, ci sono donne che difendono ad ogni costo il diritto delle donne afghane di essere donne come le altre, in qualunque altra parte del mondo. Così, le storie di chi subisce e di chi difende si intrecciano per raccontare un percorso di speranza.
Scrive la Cella: «Se ti capita di nascere donna, le cose sono chiare da subito. Raramente la nascita di una bambina è una festa. Alcune donne sono disprezzate e punite per aver messo al mondo figlie femmine. Ma ce la puoi fare a passare un’infanzia decente. Magari vai anche a scuola e ti piace. Una fortuna, sono circa 5 milioni i bambini che non ci vanno. Hai amiche e speranze per il futuro. Ma il tuo corpo cresce senza permesso, gli anni passano, non li puoi fermare, anche se vorresti, ne hai nove, dieci, dodici e la tua posizione nella famiglia cambia. Ti guardano con occhi diversi, tuo padre, tuo zio, tuo fratello. Parlano di te, ti mostrano a uomini sconosciuti, vecchi in genere quanto loro. Sguardi mercantili».
Tutto il libro racconta di com’è difficile nascere e crescere donna a Kabul, ma lo fa con sguardo attento, non compassionevole. Il racconto è vivido, avvince il lettore, lo costringe a pensare, a riflettere, a cominciare a capire e sentirsi partecipe di una ribellione possibile. Le protagoniste di questo libro diventano madri, sorelle, spose che ci si sente obbligati a proteggere. È un gran bel libro, da leggere, con un gran coraggio, di certo molto più modesto di quello che mostra l’autrice. (s)

LA SCHEDA

Sotto un cielo di stoffa
di Cristiana Cella
Fotografie di Carla Dazzi
296 pagg. 16,00 euro
Città del Sole Edizioni
ISBN 9788882380120
www.cdse.it

L’ AUTRICE

Cristiana Cella
Giornalista, scrittrice, sceneggiatrice, segue le vicende afghane dal 1980, quando entrò clandestinamente a Kabul per documentare la resistenza contro la Russia. Si occupa di progetti umanitari. Ha collaborato con l’Unità e Il Sole 24 Ore.

◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊ Le prime venti righe

Kabul – Quartiere di Shirpoor, ore 6,30. ROSHAN

Ecco, la porta si chiude con un colpo cattivo. Le voci nel cortile. Mursal chiama «mamma». No, mamma non viene al matrimonio, mamma non viaggia, non ha diritto alla festa. Punizione. Mamma non è una brava moglie da mostrare in famiglia. O forse è la mia faccia che non è bella da portare in giro. La cicatrice sulla guancia, quella crosta sul labbro che non vuole guarire… quei braccialetti neri sui polsi, le sue maledette corde, no, non sono gioielli di famiglia.
Se ne sono andati. Tutti. Anche i suoi uomini, grazie a Dio. Hanno sprangato la casa. Il silenzio, nuovo, si posa nella stanza. Intonso. Soltanto mio. La solitudine, il riposo. Punizione? No, forse no. Devo pulire tutto e preparare la cena, ma l’ostilità della casa perde forza, sembra che ci sia più spazio. Posso respirare fino a stasera, quando tutto ricomincerà.
Ecco posso sedermi sul tushak, vicino alla mia finestra, il posto di mio marito, per la prima volta. Si sta bene. Chiudere gli occhi e fingere che non ci sia più niente. Uscire da questa vita come da un vestito. Mi sento leggerera, il mio triste corpo non pesa più. Là fuori, c’è gente che deve sentirsi così. […]

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CORRADO ALVARO / UN TRENO NEL SUD – RUBBETTINO EDITORE

Un viaggio in treno, quello di Corrado Alvaro, o meglio tanti viaggi, raccontati nel suo “Itinerario italiano”, pubblicato nel lontano 1958. Un viaggio durante il quale c’è l’occasione per lo scrittore di incontrare, conoscere, tratteggiare i ritratti di persone, luoghi, pregiudizi, tradizioni. Alvaro era andato via dalla Calabria nel 1915 e vi faceva occasionale ritorno: era anche quella l’opportunità di raccontare la “sua” Calabria attraverso memorie e scritti che avrebbero aiutato a meglio comprendere i calabresi e l’intera regione, tra chiari e scuri sì, ma con una vivida prosa di consumato reporter di viaggio.
Questa raccolta di racconti era pressoché dimenticata e si deve, meritoriamente, all’Editore Rubbettino averla riportata alle stampe per offrire ai lettori una lettura quasi inedita del primo Alvaro.
Nella bella introduzione, Vito Teti  evidenzia che “sembrano considerazioni scritte oggi, che hanno il dono di mostrare lo sguardo lucido e profetico di Alvaro. E del tutto attuali sembrano i suggerimenti per affermare un altro modo di accostarsi al Sud e ai meridionali”.
Pochi sanno che la pluricitata espressione di Alvaro “Il calabrese vuole essere parlato” deriva proprio da uno dei racconti raccolti in questo libro che Bompiani pubblicò sessant’anni fa. Alvaro racconta di un industriale lombardo che a Giffoni voleva impiantare una ferrovia a scartamento ridotto per il trasporti di legno ma non riusciva ad ottenere il consenso dei proprietari dei terreni che dovevano essere attraversati dai binari. Fino a che non ricevette un consiglio da un vecchio del luogo. «Voi non avete capito un fatto: che il calabrese ‘vuole essere parlato’. – disse il vecchio secondo Alvaro –  Bisogna parlargli come a un uomo che ha sentimenti, doveri, bisogni, affetti: insomma come a un uomo». “E il lombardo applicò il consiglio; parlò da uomo a uomo. Oggi la sua decauville passa per ventotto chilometri tra boschi di faggi e castagni…”. Un piccolo esempio delle tantissime “perle” che questo agile libro di 200 pagine riesce a offrire: è un modo di incontrare e apprezzare ancor di più il calabrese Corrado Alvaro che, prima dei libri importanti, fa sua la Calabria che già gli appartiene. (s)

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Un treno nel Sud di Corrado Alvaro

Introduzione di Vito Teti, 208 pagg. 14,00 euro – ISBN 9788849849059

Rubbettino Editore

www.rubbettinoeditore.it

L’ AUTORE
Corrado Alvaro
Nato a San Luca nel 1895 e scomparso a Roma nel 1956. Scrittore, poeta, giornalista, traduttore e sceneggiatore, è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano ed europeo. Ha lavorato per il Corriere della Sera e Il Mondo. Tra le sue opere più famose “Gente in Aspromonte” (1930), “L’uomo è forte” (1938) e “Quasi una vita” (1950, Premio Strega).

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Il Sud del Mondo
Tutti i paesi hanno un Sud, voglio dire, il Sud dei problemi sociali, generalmente ad economia agricola, più povero del resto della nazione, anche se abbia risorse industriali, comne nei paesi del petrolio, nel Sud-est europeo e in Levante. Probabilmente sarà mutato, ma quando ebbi occasione di trovarmi a Bakù, una ventina d’anni fa, all’infuori della città del petrolio nella depressione al disotto del livello del mare, scorticata d’ogni terreno fertile, tutta la regione attorno era di popolazioni agricole. Il caucasiano, in costume nazionale e il pugnale alla cintura, pareva cittadino di un altro mondo, mentre aspettava il suo treno alla stazione, davanti ai convogli pachidermici dell’oro nero, quello che fa tanto fragore ovunque meno che sulla terra e nel cielo delle fonti di tanta energia e ricchezza. Nei paesi del Sud di tutto il mondo persistono le più antiche tradizioni. E tutti i meridionali del mondo, immessi nella vita urbana, sono quelli che buttano il più presto e il più lontano il carico delle tradizioni e die pregiudizi. Quasi sempre passivi e fatalisti, diventano realizzatori. E allora, l’ambiente in cui si trovano immigrati rimprovera ad essi le qualità acquisite, chiama invadenza ciò che in altri loderebbe come intraprendenza […]

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COSENZA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “SOLO ANDATA” DI FRANCO PELLEGRINI

27 giugno – Oggi pomeriggio presso Villa Rendano, alle 18, presentazione del libro di Franco Pellegrini “Solo Andata”, edito da Pellegrini Editore. Con l’autore dialoga Antonlivio Perfetti, conduce Antonietta Cozza.
Il libro è la riflessione critica sulla Cosenza di ieri e la Cosenza di oggi, a partire dagli anni 50, di un figlio “emigrato” non per sua scelta, che per amore verso la città ha tentato il ritorno per dar vita alla Fondazione Giuliani. L’opera diventa così uno stimolo ineludibile a considerare come Cosenza sia cambiata nell’arco di oltre mezzo secolo. L’autore non rinuncia, di fronte alle distorsioni di una crescita caotica e speculativa, a individuarne le responsabilità, con espliciti riferimenti a chi ha governato Cosenza e la sua area urbana. Il giudizio si fa ancora più impietoso sull’università della calabria che, a parere dell’autore, non ha sostenuto la crescita culturale, civile e sociale del territorio, che pure costituiscono una parte essenziale della sua missione. (rcs)

REGGIO: PRESENTAZIONE DEL LIBRO GUITAR WORKOUT DI DOMENICO CARERE

27 giugno – Allo Spazio Open di Città del Sole Edizioni presentazione del libro “Guitar Workout – sprigiona il tuo vero talento” di Domenico Carere edito da La Bottega della Musica in collaborazione con Città del Sole Edizioni. La presentazione sarà coordinata da Simona Ambusto. Interverrà Eliana Richichi (insegnante di Hatha Yoga).