Francesco Repice, il radiocronista Rai vero vincitore di Napoli-Salernitana

di PINO NANO – Ero in macchina domenica mentre allo stadio “Diego Armando Maradona” andava in scena la partita dell’anno, Napoli Salernitana. Per i napoletani immagino fosse la “partita del secolo”, 33 anni in attesa dello scudetto, ora c’è solo da conquistarlo e portarselo a casa. 

Una festa corale, senza tempo e forse anche senza precedenti, credo che lo stesso Maradona ieri si sarebbe divertito molto tra tanto colore e mille schiamazzi di speranza. Ma grazie alla radio, (davvero, grazie RadioRai!), oggi posso dire che allo stadio Maradona c’ero anch’io domenica pomeriggio. Perché credo di aver vissuto in prima persone un pomeriggio esaltante e unico di tutta la mia vita professionale di cronista da strada. Emozioni mai vissute prima, che nessun incontro di calcio mi ha mai trasmesso, e ad un certo punto, per la prima volta in vita mia – confesso anche – mi ha creato grande disagio dover interrompere l’ascolto della radiocronaca per rispondere ad una chiamata urgente sul mio telefonino.

Il Napoli alla fine non ce l’ha fatta. La Salernitana si è difesa fino all’ultimo, e la vittoria dei napoletani è solo rinviata di qualche giorno, ma domenica, e lo dico col cuore, la vera medaglia d’oro del calcio italiano se l’è portata a casa Francesco Repice, il giornalista di RadioRai che credo sia il più grande cronista sportivo di tutti i tempi. Sono certo che se fosse ancora tra di noi, lo stesso Nicolò Carosio gli renderebbe gli onori del podio. 

Insuperabile, impeccabile, efficacissimo, veloce come una scheggia, travolgente, appassionato, diretto, incisivo, impulsivo, una valanga che travolge tutto,un tifone in piena regola, una tempesta di parole, esaltante, una mitraglietta d’ordinanza che non si inceppa mai, un mostro, quasi sacro, del linguaggio radiofonico.Nessuno meglio di lui, nessuno prima di lui, nessuno forse dopo di lui. Il principe dei radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto.

Non conosco personalmente Francesco Repice, conoscevo invece molto bene la sua famiglia, suo padre, suo zio Egidio, la sua famiglia di origine insomma, loro allora vivevano soprattutto d’estate a Tropea, e di lui sapevo solo che a scuola era molto bravo e che voleva fare il giornalista. Nient’altro. Suo padre un giorno venne a trovarmi in Rai, a Cosenza, e mi chiese un consiglio, e ricordo che gli dissi che non sarebbe stato facile. 

Qualche anno dopo,invece, lessi per la prima volta il nome di Francesco Repice su Il Popolo, era il quotidiano della Democrazia Cristiana dove tanti anni prima era incominciata anche la mia storia professionale. 

Fu una gioia apprendere che il “ragazzo”era riusciuto a trovare un angolo importante da dove partire, ma nessuno allora mi avrebbe mai convinto che un giorno, quello stesso “ragazzo” di allora, mi avrebbe commosso e coinvolto in maniera così impetuosa e pazzesca.

Vi invito a riascoltare la radiocronaca di domenica su Radio Rai, e non potrete che non darmi ragione. 

Un attacco da Oscar, una radiocronaca da conservare negli archivi delle scuole di giornalismo, una lezione magistrale di linguaggio radiofonico moderno e magistrale, la testimonianza forte di una icona della storia della radio, a cento anni dalla sua nascita, invidiabile, inimitabile, irraggiungibile. 

Ricordo i miei anni giovanili alla RAI di Cosenza, quando Emanuele Giacoia partiva per i mondiali della Spagna e Tonino Raffa, dopo di lui, per i campi di calcio di serie A e gli incontri più prestigiosi della domenica, e mi emozionava solo il sentire la loro voce, la loro cadenza, il loro modo di raccontare il mondo del calcio. Sapevo bene che, mai e poi mai, avrei potuto fare niente di simile, e li invidiavo solo per questo, ma li adoravo e li ammiravo. Due maestri stupendi.

Ieri, però, Francesco Repice ha superato ogni limite e ogni record. Se fossi il sindaco di Napoli gli darei, solo per la radiocronaca di ieri, la cittadinanza onoraria di Piazza Plebiscito, e alla fine del prossimo incontro, quello che decreterà la vittoria di campionato per il Napoli, lo farei scendere dalla tribuna stampa del “Diego Armando Maradona” e lo porterei al centro dello stadio, per celebrarlo come merita. Lui sì, una vera eccellenza del giornalismo italiano. 

Grazie ancora Radio Rai. Grazie Francesco.  (pn)

Il catanzarese Francesco Neri è il nuovo Arcivescovo di Otranto

Il catanzarese Francesco Neri è il nuovo Arcivescovo di Otranto. Nominato da Papa Francesco, mons. Neri succede a mons. Donato Negro, che è stato in carica dal 2000.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza all’Università di Bari, mons. Neri nel 1987 è entrato nell’Ordine dei frati minori cappuccini emettendo la professione nelle mani del ministro generale, Fra Flavio Carraro a Pietrelcina. Nel 1991 è stato ordinato diacono a Taranto dall’arcivescovo cappuccino Benigno Papa, deceduto alcune settimane fa; e presbitero, il 6 luglio dello stesso anno, nella cattedrale di Bari, dall’arcivescovo Mariano Magrassi. Nel 1998 ha conseguito il dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana.

Ha ricoperto i seguenti incarichi: docente di Cristologia, Teologia Trinitaria e Antropologia teologica (dal 1994); maestro dello studentato teologico di Bari Santa Fara (1995-2006); assistente della sezione diocesana dell’Unione giuristi cattolici (1998-2006); vicario provinciale della Provincia Cappuccina di Puglia (2003-2006); ministro provinciale della Provincia Cappuccina di Puglia e presidente della Cism regionale pugliese (2006-2012); membro del Consiglio presbiterale dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto (2007-2012); vice-preside della Facoltà teologica pugliese (2012-2018); direttore dell’Istituto teologico di Bari Santa Fara (2015-2017); rettore del Collegio internazionale San Lorenzo da Brindisi a Roma (2017-2018). Dal 2018 è consigliere generale dell’Ordine a Roma. È stato inoltre membro della Commissione mista Conferenza episcopale pugliese-Vita consacrata, direttore della rivista “Italia francescana” della Conferenza italiana dei Ministri provinciali cappuccini, assistente locale dell’Ordine francescano secolare e della Gioventù francescana. L’insediamento è previsto per il 17 giugno.

«Chiedo a voi tutti di pregare per me. Sono felicissimo di iniziare a camminare insieme a voi», ha detto il nuovo Arcivescovo.

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, sottolineando come «fa sempre piacere quando un figlio della nostra Calabria, per di più nato a Catanzaro, viene chiamato a una così grande responsabilità».

«Monsignor Neri, peraltro, appartiene a quell’Ordine dei Cappuccini che, come calabresi – ha concluso – ci appartiene intimamente per via del legame solido e radicato con la nostra regione; questo è un ulteriore motivo per il quale siamo certi che compirà al meglio la missione cui è stato chiamato dal Santo Padre». (rcz)

Addio a Roberto Losso, il giornalista vero, l’intellettuale profondo

di FRANCO CIMINO – Non so quanti anni avesse Roberto Losso (le poche foto di lui dicono che sono tanti), non so se fosse stato lungamente malato e quanto per la grave malattia soffrisse (gli amici lo dicono molto ammalato e duramente sofferente), non so di quale partito facesse parte o a quale ideologia offrisse la sua “fede”( la sua storia personale e le sue posizioni politiche lo confermano di sinistra, forse socialista, e di certo manciniano), non so se fosse credente e cattolico( da alcuni suoi pensieri, particolarmente quelli su San Francesco di Paola, sembrerebbe di sì), non so nulla di lui, così distante da me apparentemente in tutto.

Lui pure fisso a Cosenza e io, ormai da tanto, fermo a Catanzaro. Lui rossoblu, io giallorosso, entrambi di fede antica, per dirla con i sentimenti e le passioni oggi più accese rispetto alle altre. Quelle in noi sopite e nelle giovani generazioni, quasi del tutto assenti o da altro assai distratte. Così distanti eravamo, lui di certo molto di sinistra, e socialista tra l’altro, io rimasto fermamente democristiano fino al midollo. Un democristiano di stampo moroteo, con quella ostinata idea dell’incontro organico tra DC e PCI e una sorta di diffidenza verso quel PSI progettualmente competitivo con il mio partito a rischio di esclusione dal governo futuro. Non so nulla di Roberto Losso. E, però, so tanto di lui. Non l’ho mai incontrato in vita mia mia. E, però, siamo diventati amici.

Ci ha aiutato, in questo, l’uso intelligente e buono della rete, Facebook e Whatsapp, in particolare. La rete, insomma, questo etere sconfinato in cui puoi trovare, è vero, di tutto, ma anche persone buone, pensieri belli, battaglie civili per la crescita della civiltà. Mi ha aiutato a conoscerlo di più la rubrica che lungamente Roberto ha tenuto su Il Quotidiano della Calabria. Era puntuale e settimanale. Nei casi più eclatanti che le cronache offrivano usciva anche più volte e in giorni diversi. Non so esattamente cosa fossero i suoi brevi scritti se elziveri, corsivi, brevissimi articoli di fondo, o nulla e insieme un po’ di tutto questo. In una striscia breve breve, che da sinistra, leggendolo, scendeva di poco lungo la prima pagina del giornale egli diceva tanto. Io non me ne perdevo una. Da tempo non prendo la fascetta di quotidiani giornaliera.

Ragioni economiche e di tempo, la disordinata e incontrollata diffusione di quotidiani on line, che ha preso anche me, la oggettiva e progressiva decadenza della qualità dell’informazione, in generale, e della carta stampata, in particolare, l’ulteriore perdita di peso e di qualità dell’informazione locale, mai addirittura assurta a sistema, non me lo consentono. Tuttavia, sempre puntuale mi presentavo in edicola per il “ fondo” di Roberto. E poi, subito a scrivergli i mie più accesi complimenti. Innanzitutto, per la scrittura. La sua penna era robusta, di cultura profonda. Si sentiva la classicità pure nell’asciuttezza delle frasi. E la retorica antica anche nel pensiero breve liberato di ogni retorica e ridondanza. La sua penna era agile, come le gambe di Pietro Mennea, uno dei suoi idoli per le grandi gesta degli ultimi che diventano i primi. La sua penna era penetrante come una spada, pungente come mille aghi invisibili che ti entrano nella pelle. La sua penna era un missile del Bene, con cui trasportava a velocità supersonica pensieri profondi.

E con quella leggerezza che solo le intelligenti più vivaci possono permettersi di avere e, di più, di usare. La sua ironia era bonaria. I suoi scritti mai velenosi. Le sue parole mia aggressive. Anche il peggiore dei personaggi di cui trattava non usciva mai dalle sue note come un malvagio da calpestare e da odiare. A volte rendeva simpatico anche il più stupido e il più antipatico di coloro ai quali contestava il cattivo agire. Perché gli era possibile tutto questo? La risposta è una e semplice: Roberto era una persona buona che cercava il bene. Un uomo bello che cercava la bellezza. Un essere umano che amava e l’Amore cercava.

Lungo quel suo camminare tra le strade tortuose e pericolose della nostra vita, egli si muoveva con agilità e finezza, pur nel suo cuore dolente e nel suo pensare sofferto, perché era sicuro che ciò che cercava ci fosse. Ci sia! La bontà, c’è. La bellezza, c’è. L’Amore c’è. E c’è tutto ciò che si muove dentro e intorno a questi valori. La Libertà, c’è. La Giustizia c’è. L’Eguaglianza, pure. E, qui, tutto insieme, in una stessa persona, troviamo l’uomo di fede, il cristiano, il libertario, il socialista, l’umanista e “l’umanitario”. Troviamo il sognatore, l’utopista. L’uomo buono. L’intellettuale profondo e tenero, la persona fragile e inarrendevole. Troviamo il calabrese vero, quello alla Mattia Preti, alla Telesio, alla Campanella, alla Corrado Alvaro, alla Repaci, alla Contestabile… E ai tanti altri che, dalla lontana civiltà magnogreca fino a noi, ci hanno insegnato che essere calabresi significa essere cittadini del mondo. E non solo perché siamo stati costretti a emigrare, ma anche perché abbiamo saputo accogliere tutti. E trasformare anche le numerose dominazioni del nostro territorio come occasioni per arricchire la nostra cultura e la nostra identità, pure quando gli arroganti e i prepotenti di tutte le epoche, fino ai giorni nostri, ci hanno derubato di tante bellezze e di tante vite. La Calabria è viva, e lui questa Calabria cercava, sapendo di trovare in essa tutto. Perché per Roberto la Calabria è Bellezza. Si tratta solo di convincere i calabresi a fare come lui, andare, cioè, alla ricerca di quella Calabria, cercare sé stessi in quel cammino. Convincerli a riprendere a lottare.

Anche contro le proprie paure e le proprie pigrizie, vincendo due battaglie “diverse ma eguali”. Quella contro la rassegnazione rispetto a un male che antropogicamente ci apparterrebbe. E quella contro l’attesa di un salvatore che ci risolva i problemi. Sono due difetti che io ho chiamato, e dal mio sempre, lui compiacendosi, vittimismo e messianesimo. Due difetti, che solo noi, appartenendoci, dobbiamo cancellare. E lo dobbiamo fare al più presto, qui riprendo Roberto, per ritornare a essere popolo. Quella cosa racchiusa in una parola che sta perdendo di senso e che, paradossalmente, rappresenta l’unica vera strada della nostra salvezza.

È la strada che porta all’altro elemento storicamente mancante: l’unità. Il dirsi calabrese senza sentirsi pienamente popolo calabrese, gente di Calabria, per dirla con i nostri letterati, è sterile esercizio del nostro individualismo. Ecco, che su questo punto del suo cammino, quello che starebbe arrivando a conclusione, si afferma il Roberto Losso della sua, forse, prima vocazione. È quella della Politica, con la maiuscola, come lui gradirebbe. Una personalità come la sua è talmente completa che trovarne tante in giro per l’Italia sarebbe una fatica enorme e quasi inutile. Da lui dobbiamo tutti trarne enorme vantaggio, soprattutto ora che non c’è più. Riscoprirlo, conoscerlo, rileggerlo, leggerlo, fino a comprenderne pienamente il suo filosofare verso la costruzione di una nuova Calabria, quella che c’è sotto la sua pelle inaridita, è un dono che ci potremmo fare da soli. Se poi qualcuno degli intellettuali calabresi mettesse insieme “le sue lezioni” su tutti i maggiori temi dell’esistenza umana e su quelli politicamente più sensibili (la difesa dell’ambiente e di ciò che è rimasto ancora salvo della nostra bellezza, quale prima grande ricchezza da cui partire), farebbe un regalo alla Politica e alla Cultura, le quali si potrebbero servire di un pensiero organico, robusto, moderno e innovativo, per diventare protagoniste del migliore futuro della nostra regione. Una regione aperta, che salvandosi da sé stessa, concorrerebbe alla crescita del Paese e di quell’Europa che noi, con Roberto, sogniamo e della quale la nostra terra potrà diventare il vero ponte di civiltà che collega due mondi finora lontanissimi. Realtà separate dal quel grande mare, anticamente di civiltà e di pace, oggi chiamato a rispondere delle tragedie che su di esso si consumano in danno di povericristi costretti a navigarlo per cercare pane e libertà.

L’amore e la dedizione, anche culturale, a San Francesco di Paola, non era per Roberto soltanto un atto di fede nella santità di quell’uomo. Era di più, il maestro che ci insegnava questa calabresità. Il simbolo, da noi sempre trascurato, di questa Calabria ideale. La figura di riferimento per un nuovo collettivo sentire la Calabria nella sua piena bellezza. Io che conoscevo Roberto, anche da lontano, so che è tutto questo. E assai di più. So che mi stimava, ricambiato senza misura. Ci volevamo bene senza mai esserci stretti la mano o abbracciati. Il merito è suo, della sua intellettualità oceanica adagiata su un cuore profondo quanto l’oceano. Intellettualità di pensatore instancabile e coraggioso. E cuore tenero di poeta. Leggere le sue poesie in dialetto cosentino è un piacere dell’anima, ristoro della mente. Unguento sull’inquietudine. Una carezza sul dolore.

Mi piacerebbe che Il Quotidiano e l’Ordine dei giornalisti, o anche la stessa Regione con il Comune di Cosenza, che tutti insieme tanto gli devono, si impegnassero per pubblicare in tempi brevi due opere. Una dei suoi corsivi e l’altra delle sue poesie. Sarebbe un omaggio alla sua persona e un dono alla Calabria che dalle sue parole potrebbe partire, discutendone ampiamente, per creare parole nuove. Vere. Belle. Io non so quanti anni avesse e di quale malattia soffrisse, Roberto. So soltanto che non doveva andarsene adesso che il mondo aveva tanto bisogno di lui. (fc)

Francesco Rao è il nuovo portavoce di Arpacal

Prestigioso incarico per Francesco Rao, nominato portavoce di Arpacal dal commissario straordinario Emilio Errigo.

La presa di servizio è iniziato oggi, formalizzata con specifico atto. Francesco Rao, sociologo e giornalista, è attualmente docente a contratto di Sociologia generale all’Università Tor Vergata di Roma, e vanta pregresse esperienze radiofoniche e televisive.

Ha partecipato come relatore a diversi convegni e seminari, impegnandosi costantemente nel sostenere l’inclusione sociale dei più deboli e il superamento della Questione Meridionale, sottolineando, con i suoi articoli e i suoi interventi, la necessità di un impegno ottimistico degli stessi calabresi teso a superare il divario con le altre realtà nazionali.

Da oggi, la sua esperienza, la sua competenza e il suo impegno, poste al servizio di Arpacal, veicoleranno tutte le attività promosse dall’Agenzia e coordinate dal Commissario Errigo, nell’insieme finalizzate ad una maggiore consapevolezza predittiva per la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute. (rcz)

Il calabrese Nicola Maione è il nuovo presidente di Monte dei Paschi di Siena

Parla calabrese la nuova dirigenza di Monte dei Paschi di Siena. È, infatti, originario di Lamezia Terme, il neo presidente Nicola Maione. Avvocato cassazionista, è stato indicato alla guida della banca dal ministero dell’Economia e delle finanze per sostituire Patrizia Grieco, che si è dimessa in seguito alla sua nomina alla presidenza di Anima.

Luigi Lovaglio, attuale amministratore delegato, rimarrà con il suo incarico. Maione, nato a Lamezia, è stato presidente del consiglio di amministrazione di Enav, è titolare dell’omonimo studio legale a Roma, specializzato in diritto civile e commerciale. La nomina di Maione sarà formalizzata nell’assemblea degli azionisti del 20 aprile.

Ha seguito come legale importanti operazioni di ristrutturazione aziendale, procedure concorsuali e gruppi societari in Amministrazione Straordinaria. Nominato in diverse procedure dal Tribunale Fallimentare di Roma come Curatore, Liquidatore Giudiziale e Commissario Giudiziale e, dal Ministero dello Sviluppo Economico, come Commissario Governativo, Giudiziale e Liquidatore di imprese cooperative.

Maione ha maturato un’intensa attività accademica in materia di diritto civile, commerciale e autore di varie pubblicazioni.  Premiato, nell’anno 2012, per l’attività prestata a favore della professione forense da parte del Consiglio Nazionale Forense.

Presidente dell’ODV – Organismo di Vigilanza delle società RAV- Raccordo Autostradale Valle d’Aosta S.p.A., Sat Società Autostrada Tirrenica p.A. e Sitmb Società Italiana per Azioni per il Traforo del Monte Bianco e Tangenziale di Napoli.

Già Consigliere di amministrazione della Milano Assicurazioni S.p.A., di Prelios Credit Servicing S.p.A. e Presidente del Comitato Controllo, Rischi e Parti Correlate e successivamente Presidente del Consiglio di Amministrazione di ENAV S.p.A.

Dal 2018 ricopre la carica di Consigliere dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI).  Dal dicembre 2017 è amministratore indipendente del Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A., Presidente del Comitato nomine, componente dell’ODV e Lead Independent Director. ν

(rrm)

 

Dieci anni dalla scomparsa di Alessandro Bozzo

di FRANCESCO CANGEMI – Dieci anni fa sceglieva di lasciare questa terra Alessandro Bozzo, giornalista di Calabria Ora. Il “cronista di provincia” (diceva sempre che un suo ipotetico libro si sarebbe chiamato “Diario di un cronista di provincia”), oggi sarebbe uno splendido cinquantenne, sicuramente stimato da tutti i suoi colleghi così come è stato sino all’ultimo giorno della sua vita tragicamente spezzatasi il 15 marzo 2013.

Dopo la morte di Alessandro si sono dette e scritte una infinità di cose. I fatti parlano di una condanna a poco più di 4 anni, oggi prescritta, del suo editore Pietro Citrigno per violenza privata. Per aver cambiato, in maniera peggiorativa, il suo contratto.

La vicenda processuale è nata dalle tante testimonianze rilasciate dai colleghi di Alessandro Bozzo che, convocati in Procura, fornirono fatti e documenti sulla vita lavorativa del compianto giornalista. In più, c’erano i suoi diari privati a raccontare i sentimenti di Ale verso la professione e verso gli aspetti della sua vita. Pagine che, spesso, raccontavano di delusioni professionali.

In questi dieci anni Alessandro è stato ricordato in ogni maniera. Ogni anno, ad esempio, qualche suo collega che non ha memoria corta, gli dedica anche un piccolo pensiero perché a quella “banda” di giornalisti che formava la redazione centrale di Contrada Lecco il ragazzo manca ancora.

Ai suoi colleghi Bozzo non ha lasciato solo centinaia di articoli, soprannomi, lezioni di mestiere e tanti, tanti sensi di colpa. Ha lasciato uno spirito sindacale che, chi più, chi meno, è rimasto dentro ognuno di loro.

Si deve alla sacra memoria di Alessandro, infatti, se la redazione di Calabria Ora non si fece piegare dalla richiesta di una cassa integrazione lacrime e sangue. Avevamo imparato, tutti, che nessun collega doveva rimanere indietro.

Forse si deve anche a lui il coraggio che i giornalisti, guidati da Luciano Regolo, tirarono fuori durante lo scandalo Oragate, quello del “cinghiale ferito che ammazza tutti” e del finto guasto alla rotativa. Nei giorni dell’occupazione del giornale pensavamo spesso a cosa avrebbe fatto lui. Sicuramente sarebbe stato fra gli autori di punta degli articoli più veri e duri.

Ma il collega ci ha lasciato anche una lettera che, per questi dieci anni, è come se avesse legato ognuno di noi a vincoli sacri imposti da Alessandro. Lui ci chiedeva, in sostanza, di non cercare vendette nei confronti di nessuno. Abbiamo sempre rispettato questo suo dogma anche quando la mascella serrata ha sanguinato perché cose da dire ne avremmo volute proferire. Ma Alessandro, il collega Bozzo, è sempre stato più importante e la parola data ad un amico si rispetta. Che poi, anche questo, era uno dei capisaldi del giornalista che voleva essere Roger Federer.

Alessandro ha contribuito ad accrescere in ognuno di noi la coscienza sindacale perché lui nel sindacato ci credeva. Mi ha insegnato a fidarmi dell’allora segretario del sindacato calabrese dei giornalisti Carlo Parisi di cui lui aveva molta stima e che aveva messo la tutela del contratto di Alessandro come sua priorità nei giorni delle trattative “selvagge” condotte dalla proprietà di Calabria Ora.

Ancora oggi, dopo 10 anni, ci sono tuoi colleghi, caro Socio, che ti chiedono scusa per non averti capito, per non averti saputo aiutare. E che ancora oggi non se lo perdonano. E non se lo perdoneranno mai. (fc)

Il reggino Giulio Mario Donato direttore generale del ministero delle Imprese e del Made in Italy

Prestigioso incarico per il reggino Giulio Mario Donato, che è stato nominato direttore generale del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nello specifico, è direttore della Vigilanza Enti Cooperative e Società. Nomina fatta su proposta del ministro Adolfo Urso.

Avvocato e autore di pubblicazioni e testi giuridici, Donato è stato anche segretario comunale in Provincia di Reggio Calabria, e nei Comuni di Gerace e Villa San Giovanni. Per dieci anni ha svolto importanti incarichi alla Regione Calabria come dirigente regionale nella direzione dell’Ufficio Dirigenziale “Attività Istituzionali” della Presidenza della Giunta regionale. (rrm)

 

La fotografa calabrese Stefania Sammarro premiata a Mad Mood Milano Fashion Week

La fotografa calabrese Stefania Sammarro, direttore artistico di Art Fabrique Calabria, è stata premiata durante la settimana della moda a Mad Mood Milano Fashion Week, la kermesse ideata dall’imprenditrice salentina Marianna Miceli.

Specializzata in fotografia di moda ed emotional wedding, la talentuosa fotografa calabrese realizza scatti carichi di intensità, in grado di suscitare emozioni e risvegliare le coscienze puntando sulla valorizzazione della bellezza naturale e sulla promozione del territorio nonché delle sue opere d’arte.

Stefania Sammarro evidenzia con orgoglio la sua gioia per «aver ricevuto un riconoscimento per il mio concept di fotografia di moda legata all’arte. Con i miei scatti intendo andare oltre il semplice defilé e mettere in luce qualcosa di più profondo».

Dalle sue foto, emergono infatti un’originale vena artistica e lo spirito di rivalsa della sua terra, la Calabria.

A Piazza Duomo e presso la Galleria Vittorio Emanuele, prima della partecipazione alla kermesse milanese, la Calabria è stata protagonista della settimana della moda con gli shooting di Art Fabrique Calabria curati da Ania Lilith Gallery con la fotografa Stefania Sammarro.

Fotografia Intimista e moda è stato il mood del workshop. Protagonisti i fotografi, le creazioni della fashion designer Vincenza Salvino e gli abiti di Claudia Tornese dell’Accademia New Style di Cosenza.

Durante la Milano Fashion Week, la kermesse Mad Mod Milano è stata occasione d’incontro fra tradizione e moda d’avanguardia. Riflettori puntati sul Made in Italy e sul lifestyle dei territori raccontati dalle creazioni dei fashion designer. Mad Mood Milano si è rivelato un interessante fil-rouge che ha unito Sud Italia (rappresentato da Puglia e Calabria), Repubblica Dominicana e Kazakistan.

La Calabria è stata egregiamente rappresentata dalle foto d’arte di Stefania Sammarro, dalle collezioni dei fashion designer calabresi e dall’azienda Barbieri di Altomonte con l’esposizione dei prodotti tipici della nostra Regione.

Sulla passerella milanese, i peperoncini calabresi e i taralli pugliesi sono diventati meravigliose collane che hanno impreziosito con “gusto” le creazioni degli stilisti, la pietra leccese forgiata in guisa di “rosoni” ha decorato le borse, infine il profumo dei sigari e la dolcezza del rum e del cioccolato dominicani hanno deliziato il palato dei presenti durante le degustazioni.

Nel corso dell’evento Mad Mood Milano, Stefania Sammarro ha consegnato all’imprenditrice Marianna Miceli una preview del premio Art Fabrique Calabria Eccellenza del Sud 2023. Un prestigioso riconoscimento che Ania Lilith Gallery assegna ogni anno ad una figura che si è contraddistinta per il merito e per la valorizzazione dei giovani fashion designer in Italia e all’estero.

Il direttore artistico di Art Fabrique spiega che la collaborazione con l’imprenditrice Marianna Miceli è nata «Alla prima edizione della kermesse. Mi trovavo casualmente a Milano e Marianna si è innamorata subito delle mie foto. Da lì, mi ha chiesto di entrare a far parte del suo team come referente in Calabria. Ania Lilith Gallery rappresenta un importante ponte di collegamento con la kermesse milanese anche a Dubai. Nel tempo, con Marianna si è consolidata una bella amicizia. Credo sia fondamentale che alla base di un rapporto lavorativo vi siano stima e ammirazione reciproca».

La kermesse Art Fabrique Calabria, a cura di Ania Lilith Gallery di Stefania Sammarro, giunta quest’anno alla settima edizione, ad oggi si è confermata un punto di riferimento per i nuovi talenti del mondo della fotografia e della moda che desiderano esprimere una forma di comunicazione differente e raccontare con la propria creatività l’identità territoriale e culturale della Regione Calabria. (rrm)

La sindaca di Borgia Elisabeth Sacco eletta componente dell’Assemblea nazionale del PD

Elisabeth Sacco, sindaca di Borgia, è stata eletta componente dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico.

Grande soddisfazione è stata espressa dalla Direzione PD di Borgia, che ha ringraziato «gli elettori che si sono recati a votare e che ancora una volta hanno scelto di riporre la loro fiducia nel segretario e sindaco di Borgia Elisabeth Sacco, simbolo di tenacia, di affidabilità e competenza per la sua pluriennale esperienza partitica ed amministrativa».

«Nel suo nuovo incarico – è stato evidenziato – sarà simbolo di garanzia per il Partito Dem calabrese e in modo particolare sarà espressione del collegio 02 che comprende i comuni facenti parte delle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia e che ha scelto a larga maggioranza la mozione rappresentata da Stefano Bonaccini».

«Siamo, altresì sicuri – conclude la nota – che il Segretario Elisabeth Sacco, con il suo prezioso lavoro, contribuirà ad impegnarsi per l’unità e la crescita del Partito, mai per la divisione.  Cogliamo l’occasione per ringraziare i vertici Dem calabresi per aver scommesso sulla figura del nostro Segretario cittadino Elisabeth Sacco e siamo lieti di formulare alla nostra nuova segretaria Elly Schlein i migliori auguri di buon lavoro». (rcz)

 

Al Maestro orafo Gerardo Sacco il Leone d’oro

Prestigioso riconoscimento per il Maestro orafo Gerardo Sacco, che è stato insignito del Leone d’Oro alla carriera per il suo contributo al cinema, nel corso di una cerimonia svoltasi al Senato.

Grande soddisfazione è stata espressa dalla vicepresidente della Regione, Giusi Princi, sottolineando come «questo prestigioso riconoscimento è motivo di orgoglio per tutti i calabresi, per la Calabria in Italia e nel Mondo. Gerardo Sacco è infatti l’emblema per eccellenza di un terra operosa e virtuosa, che sa distinguersi ed emergere nonostante tutte le difficoltà».

«Con grande caparbietà e determinazione – ha aggiunto – partendo dal nulla, con le sue uniche forze, accompagnato unicamente dalla creatività e dalla passione, il Maestro è diventato l’artista che attraverso i suoi gioielli ha saputo meglio rappresentare la Calabria, la sua storia, le peculiarità che caratterizzano ogni territorio delle cinque province. Sacco incarna quella Calabria intraprendente e pulita che ognuno di noi ha l’obbligo morale di veicolare, riscattandoci da beceri luoghi comuni che da tempo ormai non ci appartengono più».

«Conosco da anni Gerardo Sacco – ha raccontato Giusi Princi – e ne ho da sempre apprezzato, oltre alle innegabili capacità artistiche per cui è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, le sue grandi qualità umane: ha sempre sposato le cause pubbliche in cui è stato coinvolto, dalla più celebre alla più sconosciuta, sostenendo con grande generosità tutti i progetti volti a sostenere il sociale, la meritocrazia, la crescita dei giovani. Ed è rimasto sempre umile. Forse è questa la sua più grande dote».

«Eppure i suoi gioielli sono stati indossati dalle più importanti star del cinema nazionale ed internazionale – ha proseguito – i suoi manufatti artistici hanno insignito personalità celebri a livello mondiale, le sue idee hanno arricchito alte cerimonie di Stato così come eventi internazionali dello spettacolo. Tutto ciò – prosegue il Vicepresidente della Regione – non ha mai scalfito la sua umanità e quel suo tipico stare con i piedi per terra. Ha deciso di investire sulla Calabria e in Calabria, portando sempre alta la sua identità e le sue radici. Le aziende a marchio Sacco hanno sostenuto e sostengono l’economia calabrese, garantendo occupazione e originalità».

«Pertanto – ha concluso Princi – all’artista, all’uomo umile, generoso e perbene dico grazie, certa di rappresentare i calabresi tutti, per aver raccontato e rappresentato con fierezza l’immagine più bella della Calabria e della sua gente». (rcz)