Addio a Giuseppe Pezzimenti, sindaco di Gerace

Cordoglio, in Calabria, per la scomparsa di Giuseppe Pezzimenti, sindaco di Gerace. I funerali avranno luogo martedì 20 giugno, alle 15,30, nella Basilica Concattedrale di Gerace, partendo dal Palazzo del Tocco, Sede Municipale dove è allestita la camera ardente.

«Un uomo di alto profilo politico che si è dedicato con profonda abnegazione e impegno per Gerace e il territorio fino all’ultimo», lo ricordano i consiglieri di Rinnovamento Democratico.

«Il dott. Giuseppe Pezzimenti è stato un quello che si può definire un leone – continua la nota – per le tante e difficili battaglie che ha combattuto sin dal 1993, quando, eletto Sindaco di Gerace ha dovuto affrontare una situazione molto pesante, dovuta sia al dissesto finanziario sia alle vicende giudiziarie che, all’epoca, avevano interessato la precedente amministrazione, che si era dovuta dimettere a causa di un’indagine relativa all’ospedale di Gerace».
«Nonostante quelle complessità il dott. Giuseppe Pezzimenti ha saputo superare gli ostacoli che si erano presentati e, con lungimiranza, ha iniziato il progetto politico di rilancio della Città di Gerace per farla diventare una meta turistica di primo piano a livello nazionale e internazionale. Quel progetto politico è stato portato avanti nel corso delle varie amministrazioni che il dott. Pezzimenti ha guidato, da ultimo con la vittoriosa affermazione alle elezioni dell’ottobre 2021, quando i Cittadini di Gerace lo hanno premiato ancora una volta riconoscendogli il merito politico e umano che lo ha sempre contraddistinto. Gerace e i Geracesi accompagneranno il proprio amato sindaco Dott. Giuseppe Pezzimenti nel Suo ultimo viaggio per tornare alla Casa del Padre».
Cordoglio è stato espresso dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto: «Già consigliere regionale, è stato esempio di valente professionalità e politico appassionato. Alla famiglia e alla comunità del Comune reggino la nostra sincera vicinanza».
«L’amministrazione metropolitana si stringe nel dolore della famiglia del sindaco di Gerace Giuseppe Pezzimenti, scomparso nella serata di ieri». È quanto scrivono, in una nota stampa, il sindaco facente funzioni, Carmelo Versace, ed il consigliere delegato, Rudi Lizzi, rivolgendo il proprio «cordoglio all’intera comunità geracese».
«Ci ha lasciati – proseguono – una parte importante della storia e della vita amministrativa del comprensorio. Il sindaco Giuseppe Pezzimenti ha costantemente vissuto l’impegno politico con passione e dedizione, sempre nell’interesse della propria comunità».
«Ha lottato fino alla fine – ha, quindi, specificato il consigliere Lizzi – e la sua morte rappresenta una grave perdita per tutti noi. Insieme abbiamo condiviso un percorso politico e amministrativo entusiasmante. Lascia un profondo vuoto nel cuore di quanti hanno avuto l’onore e il privilegio di conoscerlo».
Il commissario di Fratelli d’Italia – Reggio Calabria, Denis Nesci, ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa del sindaco Pezzimenti.
«Politico ed amministratore appassionato, persona perbene – ha ricordato – ha saputo interpretare i ruoli che ha ricoperto con autorevolezza ed eleganza istituzionale. La comunità di Fratelli d’Italia perde un suo illustre referente. La Federazione Provinciale di Reggio Calabria, il Coordinamento della Città Metropolitana di Reggio Calabria e i Circoli di Fratelli d’Italia si uniscono al dolore della famiglia ed esprimono cordoglio per la grave perdita».
«…e un altro pezzo di storia se ne va, seppur con incredibile dignità, indomito coraggio e autentico stile», ha scritto Vincenzo Speziale.
«Anche Giuseppe Pezzimenti ci lascia – ha aggiunto – e lo fa dopo aver combattuto, guardandola dritto negli occhi, una malattia che giammai può lasciar scampo: è ovvio, noi della Locride siamo tutto ciò, perché nulla ci scalfisce, in quanto ‘simu accussì’! È stato Sindaco di Gerace – splendida rocca sopra Locri – più volte, amandola e definendola, amministrandola e rappresentandola, come si fa con una visione insita, da missionario laico».
«E anche questo la politica, questa passione autentica e disinteressata – ha detto ancora –, che s’impossessa si noi tutti, allorquando siamo politici e non politicanti e nemmeno o soprattutto arruffoni e ‘spaccapopoli’, alla ‘Cinquestalle’ maniera. Ecco, ora requiem, epperò quanta dignità ci ha regalato il ‘leone’ nel congedarsi alla vita. Alla famiglia tutta, da parte mia e di mia moglie e dei componenti della nostra famiglia, ma pure di questa grande area democristiana che rappresento e guido, il mio cordoglio sincero, pure esteso a Gerace, visitata l’ultima volta, assieme al caro Albert de Monaco».
 (rrc)

Alessio Orlando, un figlio di Calabria ai vertici del Maie – Movimento Associativo Italiani all’Estero

di PINO NANOAlessio Orlando, uno dei tanti figli di Calabria sparsi per il mondo, è da qualche giorno il nuovo coordinatore Maie in Florida, Stati Uniti. A nominarlo è stato Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, anche lui calabrese dalla testa ai piedi. Italiani all’estero, dunque: si allarga a macchia d’olio la rete organizzativa del Maie, il Movimento – dice il suo Vice Presidente Enzo Odoguardi – che difende e tutela la grande comunità italiana in America. 

È lo stesso Vincenzo Odoguardi a raccontare la vita di questo giovane manager italoamenicano, figlio di genitori calabresi, e lui stesso profondamente ancora calabrese: «Alessio Orlando è un giovane manager nel settore immobiliare e della ristorazione. Figlio di calabresi da generazioni, nato quasi per caso a Roma, ma impastato di calabritudine dalla testa ai piedi. Parla 5 lingue – oltre all’italiano, inglese, spagnolo francese e portoghese – ed è a stretto contatto con una parte importante della comunità italiana residente nello stato americano».

«Sono entrato nel Maie – spiega lo stesso Alessio Orlando – perché è un progetto costruito su misura per noi italiani nel mondo, e non posso non ringraziare il vicepresidente Odoguardi per la fiducia e per l’opportunità di poter dare il mio contributo alla crescita del network MAIE, in modo tale da essere vicini, come Movimento, al maggior numero di connazionali possibile. Per dare loro aiuto e assistenza in caso di bisogno, per coinvolgerli nelle nostre iniziative culturali, per ascoltare le loro richieste e lavorare per trovare soluzioni possibili».

«Mi metterò subito al lavoro – aggiunge il nuovo leader del Maie in Florida- per allargare ulteriormente la squadra, per parlare del Maie ai tanti italo-latinoamericani qui presenti, totalmente abbandonata dai partiti tradizionali».

Vincenzo Odoguardi approfitta della nomina di Alessio Orlando per ricordare al ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani che la Florida rappresenta per il Maie uno stato Usa particolarmente importante: «Qui siamo esattamente là dove Stati Uniti e America Latina si incontrano, dove sono residenti migliaia di latinoamericani (cubani, venezuelani, colombiani, argentini, brasiliani) con cittadinanza italiana. Cittadini italiani a tutti gli effetti, ma che non hanno punti di riferimento tricolori sul territorio, non conoscono e non seguono la politica o l’attualità italiana; forse in Italia non ci sono nemmeno mai stati. Eppure esistono, hanno le proprie necessità, i loro problemi, le loro richieste. Ma nessuno li ascolta».

«Ecco – conclude il vicepresidente Maie –, noi vogliamo farlo. Vogliamo prestare loro attenzione come nessuno ha mai fatto prima. Buon lavoro ad Alessio, nell’interesse di tutti gli italiani e italo-discendenti residenti in Florida». 

Il Maie – sottolinea ancora Enzo Odoguardi – unisce e non divide. «Le problematiche degli italiani nel mondo sono al centro del suo interesse e della sua azione politica, sociale e culturale. E proprio per questo motivo il Maie orienta la sua azione alla costruzione e al rafforzamento di una rete globale degli italiani all’estero con l’obiettivo di considerarli una parte integrante della nazione italiana globale e quindi una risorsa e un’opportunità della Repubblica italiana».

È la conferma che oltre Oceano la comunità italiana spesso fatica a crescere, ma da quando è nato il Maie – spiegano gli esperti del settore – in realtà già molte cose sono cambiate. (pn)

Il calabrese Antonio Macrì presidente della Società di Chirurgia oncologica

Il presidente dei chirurghi oncologici italiani è calabrese. Si tratta, infatti, del locrese Antonio Macrì che è stato eletto presidente della Società di Chirurgia oncologica con 182 voti su 305 aventi diritto.

Il professor Macrì, originario del locrese, è ordinario di Chirurgia generale e direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia generale dell’Università di Messina e dell’Unità operativa di Chirurgia del peritoneo e del retroperitoneo dell’Azienda ospedaliera universitaria “G. Martino” di Messina.

La Sico, Società italiana di Chirurgia oncologica, è stata fondata nel 1976 e raggruppa tutti i chirurgi oncologici italiani. «È davvero un onore – dice il neo presidente Macrì – aver ricevuto questo prestigioso mandato da tutti i chirurghi oncologi italiani, che, con questa scelta, hanno riconosciuto che anche al Sud possono esistere importanti realtà nell’ambito dell’oncologia, quasi sempre considerata appannaggio delle regioni del Centro Nord». (rrc)

Addio a Leo Iiriti, giovane e brillante editore reggino

Cordoglio a Reggio per l’improvvisa scomparsa di Leo Iiriti, titolare insieme e con il padre Bruno dell’omonima Casa editrice che ha dedicato alla Calabria molte pubblicazioni preziose e di grande prestigio. Il giovane e brillante editore è morto a 41 anni, dopo un improvviso malore.
Candeloro Imbalzano già Assessore alle Attività Produttive del Comune di Reggio Calabria e Presidente della Commissione “Bilancio, Attività Produttive e Fondi Europei” del Consiglio Regionale della Calabria, ha voluto ricordare il giovane imprenditore.

«La troppo prematura dipartita del brillante editore reggino Leo Iiriti – ha scritto in una nota Candeloro Imbalzano – mi lascia attonito e sgomento. Leo non era soltanto il titolare con papà, e fraterno amico, Bruno della storica casa editrice che aveva visto la sua nascita diversi decenni fa grazie al coraggio di nonno Leo, vecchio leone socialista. Egli era diventato da anni ormai, nonostante la sua giovane età, la colonna portante e la brillante ed illuminata mente culturale dell’azienda di famiglia. Assumendo un rischio imprenditoriale non comune in un tessuto economico gracile come quello reggino, aveva ideato collane di pubblicazioni editoriali di straordinaria qualità e di altissimo pregio, che solo la sua Intelligenza e la sua passione potevano e sapevano mettere in campo. Leo era riuscito a coniugare questi valori con l’amore che nutriva per questa città, che, grazie a Lui, fruiva direttamente, non solo nel settore editoriale, di una immagine altamente positiva, grazie al coinvolgimento nei suoi progetti di altissime personalità della Cultura italiana. In questo momento di irreparabile dolore, il mio pensiero va alla Famiglia tutta, agli affranti genitori ed in particolare a papà Bruno. Ad essi le condoglianze più sentite di quanti hanno conosciuto ed apprezzato Leo e, con un forte abbraccio, quelle mie personali e della mia famiglia».

Il Comune di Reggio e la Città Metropolitana hanno espresso in un comunicato il cordoglio dei reggini: «La comunità reggina piange una persona straordinaria – si legge in una nota congiunta – un grande professionista, amico di tutti, da sempre vicino al mondo dello sport cittadino, grande tifoso della Viola basket e della Reggina, sempre presente nella vita sociale della città ed innamorato del proprio territorio.

«Leo Iiriti rappresenta da sempre un punto di riferimento per il circuito editoriale reggino. Uomo di cultura e di sport, appassionato di storia, di arte, di grafica e di fotografia, meticoloso nel suo lavoro ed al contempo capace di innovare la propria professionalità rimanendo sempre al passo con i tempi, Leo appartiene ad una tradizione culturale legata al mondo dell’editoria che ha contribuito a costruire, attraverso pubblicazioni di qualità e di pregio, un’immagine positiva della città.

«Con profonda tristezza apprendiamo della prematura fine del suo viaggio terreno, stringendoci attorno alla sua famiglia, cui giungano le più sentite condoglianze da parte della Città Metropolitana e del Comune di Reggio Calabria, dai sindaci facenti funzioni Carmelo Versace e Paolo Brunetti e da parte dei Consigli dei due Enti». (rrc)

Calabria.Live si unisce al dolore della famiglia per il gravissimo lutto. La Calabria perde un giovane editore, visionario, innovatore e brillante.

Addio a Nuccio Ordine, illustre studioso di fama internazionale

Cordoglio in Calabria per la scomparsa di Nuccio Ordine, professore ordinario di Letteratura Italiana all’Università della Calabria e studioso di fama internazionale.

Ordine era uno storico della letteratura, saggista e critico letterario italiano, oltre che uno dei massimo studiosi del Rinascimento e di Giordano Bruno.

L’Università della Calabria saluterà per l’ultima volta il professor Nuccio Ordine nella camera ardente allestita, su richiesta della famiglia, nello University club dell’ateneo.
La camera ardente sarà aperta al pubblico dalle ore 15 alle ore 24 di domenica 11 giugno. L’illustre studioso è improvvisamente scomparso all’età di 64 anni, a causa di un malore, lasciando sgomenta tutta la comunità accademica e il mondo umanistico.

L’amministrazione comunale di Rende ha espresso, attraverso le parole della vicesindaca Marta Petrusewicz, il proprio cordoglio per la scomparsa del professore Nuccio Ordine.

«L’ho conosciuto giovane studente all’Unical, vivace e curioso – ha ricordato – amico subito con noi docenti poco più grandi di lui. Collaborava con Piero Ardenti al Giornale di Calabria, ha fatto interviste a Franco Piperno. Gli hanno riconosciuto subito le grandi capacità i docenti di letteratura italiana di eccellenza, Giulio Ferroni, Dante Della Terza. I suoi studi su Giordano Bruno hanno varcato ben presto i confini nazionali, in Francia gli fu affidata l’edizione di opere di Bruno per la Pleiade, l’editore di massimo prestigio per questo tipo di studi. Era impegnato nel promuovere, a Cosenza e in Calabria, gli studi campanelliani e telesiani. Alla successiva “conquista dell’America”, partí da casa mia a New York, senza ancora conoscere una parola d’inglese. Poco dopo, faceva già le conferenze a NY e a Yale. Aveva sempre conservato l’entusiasmo di ragazzo».

«Il lavoro di ricerca, la sua abilità saggistica, hanno contraddistinto un percorso accademico che ha portato il nome del docente di letteratura italiana alla ribalta internazionale. La sua penna ha sempre tracciato segni di una cultura mai settoriale, ma aperta e solidale portandolo a ricevere nel 2012 la prestigiosa Legion d’Onore e numerosi altri riconoscimenti nel mondo. Un intellettuale tout court a queste latitudini, un modello di autentica filiazione per la sua Calabria, la sua Università. Compito di noi amministratori è quello di proseguire nel suo fare della cultura il faro dell’umanesimo. Che la terra gli sia lieve».

«Con Nuccio Ordine la Calabria perde un intellettuale e uno studioso riconosciuto in tutto il mondo. Per la nostra Regione è stato un pilastro di sapere e conoscenza, un punto di riferimento per generazioni cresciute grazie ai suoi insegnamenti», ha scritto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

«Viene improvvisamente a mancare un intellettuale calabrese (editorialista culturale del Corriere della Sera)  tra i più lucidi e conosciuti al mondo», ha detto il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso.

«L’Università di Arcavacata, dove insegnava Letteratura italiana, la Calabria e il mondo culturale internazionale  perdono un eccellente critico letterario e uno studioso  unanimemente apprezzato. Sia per lo sconfinato sapere accademico (tra i massimi esperti del Rinascimento e di Giordano Bruno) che per  i numerosi  e  brillanti successi saggistici, alcuni dei quali (“L’utilità dell’inutile”)  sono diventati bestseller tradotti in trentadue Paesi. A nome mio e del Consiglio regionale della Calabria, rivolgo alla sua famiglia le più sentite condoglianze».

«È una di quelle circostanze in cui viene naturale pensare che adesso siamo davvero tutti un po’ più soli, con la certezza che non si tratta di una frase fatta o buttata lì a caso. La scomparsa di Nuccio Ordine è realmente una perdita enorme», ha detto il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita.

«Lo è per la Calabria, per i calabresi e per tutti coloro che, al di là di ogni confine geografico – ha aggiunto – conoscono e hanno a cuore il valore della conoscenza e del sapere, della voglia di apprendere e di coltivare la passione come fiammella da tenere accesa per vivere. Nuccio Ordine è stato un collega prezioso, nella vita come nelle occasioni di lavoro in cui ci siamo trovati a fianco».

«Non posso che esprimere dunque – ha concluso – i miei più profondi e sinceri sentimenti di cordoglio e quelli dell’intera Città Capoluogo di Regione. E aggiungere l’invito, rivolto soprattutto ai giovani, a conservare la sua memoria leggendo l’enorme patrimonio che egli ci lascia in eredità».

«Oggi è triste la terra. Questo giugno non doveva finire così. Per la Calabria, l’ Italia e il nuovo umanesimo. Magari fra cent’anni sì, ma non ora. A che serviva sta ‘prescia’? – scrive Giusy Staropoli Calafati –. Eppure il destino è sempre bastardo e irregolare, non sai mai se ti affianca ogni giorno un Dio, o qualche altro cede il passo al diavolo. È tutta una improvvisata. Che ‘Ordine’ inutile ha voluto mettere la vita tra le sue cose ‘utilissime’, lasciando orientare la morte in questa direzione assurda che, tanto è diabolica la sua azione, non prova pietà».

«Una perdita, quella del professore Nuccio Ordine – ha continuato –che maggiormente grava il dolore generale del lutto. E ad accettarla si diventa folli. Che ci hai combinato, prof? Perché alle lusinghe di sorella morte non hai resistito? A te non sarebbe mancato certo il garbo dell’ affabulatore. Bastava convincerla, ordinarle di retrocedere… Traghettare lei con Caronte, e tu proseguire il viaggio sulla ‘Provvidenza’».

«Quante cose dovevamo imparare ancora da te, professore; quante parabole esemplari avevi ancora da trasferirci per rendere migliori la nostra vita e la nostra terra… Coltivando la meraviglia e l’incanto – ha detto ancora –. La Calabria ti piange, prof. Io pure. Sei stato e sarai il faro che, dal centro dei due mari, ci indicherà la rotta. Ogni riconoscenza sarà poco, sei stato tanto, a volte molto, ogni istante grandissimo.
Buon viaggio, prof».
«La Calabria democratica, quella che si riscatta attraverso la ricerca e l’elogio della Cultura, piange per la tragica scomparsa del Prof. Nuccio Ordine», scrive il medico e scrittore Santo Gioffrè.
«Anche la Casa editrice “Luigi Pellegrini” si unisce alle migliaia di persone che in queste ore esprimono dolore e sgomento per la perdita di uno degli intellettuali più originali e raffinati del nostro Paese, orgoglio della Calabria e della sua città natale, Diamante, che oggi, come noi, ne piange la scomparsa. Abbiamo sempre particolarmente apprezzato le straordinarie qualità scientifiche del professor Ordine, e la sua capacità di inserirsi nel dibattito culturale internazionale, attraverso riflessioni e analisi di grande originalità, di cui sono testimonianza le sue opere, tradotte e pubblicate in ogni parte del mondo. Oggi, però, crediamo sia doveroso ricordare questa straordinaria figura, che ci ha prematuramente lasciati, ma di cui conserveremo e sapremo custodire il ricordo», hanno scritto WalterMartaSara Pellegrini(rcs)

Paolo Portoghesi e la “sua Catanzaro”

di FRANCO CIMINO – È morto oggi, Paolo Portoghesi. Il geniale architetto di levatura internazionale, cui la Città in passato aveva affidato le grandi ambizioni di rinascere grande su altrettanto grandi progettualità, si è spento a Roma, dopo una vita intensa impiegata tra pensieri alti, progetti straordinari, cantieri enormi, studi eleganti e aerei che lo trasferivano rapidamente in quella parte, non piccola, del pianeta, che il suo genio creativo chiamava ad applicarsi in quelle, le più diverse, realtà.

È, questa, una perdita enorme per l’Italia, per la sua cultura e per quell’immenso laboratorio di creatività che, soprattutto dal dopoguerra, ha rappresentato, con il manifatturiero, il fiore all’occhiello del Paese, la risorsa che l’ha fatto diventare più importante e apprezzato ovunque. Catanzaro, pur tra errori, che non sono i suoi, e qualche scelta non completamente condivisa, gli deve tanto. Gli deve molte sue idee, anche quelle purtroppo rimaste nel cassetto. Gli deve la sua abnegazione e la sua infaticabilità, tanto resistente alla fatica e tanto disponibile egli era. Disponibile all’ascolto, in particolare.

Di tutti, disponendosi umilmente al confronto con i rappresentanti della politica e con i semplici cittadini, con gli operatori economici e con gli studenti, quando essi “gli venivano” accompagnati nelle sedi delle discussioni alte riguardanti il futuro del capoluogo. Gli deve la sua idea moderna del capoluogo, idea non compresa da una classe politica per larga parte incolta e inadeguata. E la sua visione strategica che assecondasse la naturale capacità di apertura della Città al territorio circostante, e la sua, anch’essa naturale, propensione al raccordo territoriale, culturale e politico, prima ancora che economico e urbanistico, con Lamezia Terme. Gli deve la sua profonda conoscenza della nostra realtà urbana, non soltanto urbanistica.

Con i suoi mezzi professionali, le sue altezze scientifiche, la sua intelligenza straordinaria, il suo esercito di collaboratori, gli sarebbe bastato pochissimo per disegnare su quegli enormi lenzuoli di carta i volti via via diversi del nostro spazio fisico vitale. Ma Portoghesi, non si accontentava di quelle certezze acquisite facilmente o della sua enorme competenza. Sentiva il bisogno di conoscere di più, entrare nella profondità delle cose, della realtà studiata. Del luogo affidatogli. Egli pensava, più convintamente di altri suoi colleghi, che il territorio non fosse solo un fatto orografico, ma Terra, che ha storia pulsante, anima antica, vita che si rinnova, come fa con ciò che vie é piantato. Pensava che urbanistica, non fosse edilizia, aree edificabili, progetti fisici da realizzare.

Pensava, invece, che fosse il disegno umano dell’anima delle cose, per la vita delle cose e delle persone, che per stare bene insieme, avevano bisogno di un habitat che sapesse rispettare il più felice dei rapporti, quello tra natura e cultura, territorio e persone, cose materiali e storia delle comunità. Rapporto felice, che sappia tenere insieme passato e presente, nel progetto umano più ambizioso, costruire il futuro. E il progetto “politico” più alto, consegnare la Terra, i luoghi antropizzati, i paesi piccoli come le grandi città, più belli e più sicuri di come erano stati ereditati. Catanzaro deve a Portoghesi l’amore per la Bellezza e il suo sforzo di cercarla anche qui da noi. E di riproporla dopo averla trovata. Lo sforzo, diffuso in tutto il mondo, anche di insegnare, se mai la si possa insegnare, la Bellezza.

Di certo, di educarci al valore incommensurabile, fonte di gioia vera, di questa ricchezza, apparentemente astratta, ma che invece puoi carezzare con la mano, toccare con gli occhi, rubarla con i cuore, lasciandola lì, intatta, dove si trova, affinché tutti la possano “rubare”.

Catanzaro deve a PaoloPortoghesi (così detto tutto attaccato) l’affetto profondo che aveva per noi, come comunità. Per noi, come realtà urbana. Era davvero affezionato a questi “tre colli”. Perché gli ricordavano i setti su cui era adagiata la sua Roma? Perché i territori che si muovono su quei flessuosi saliscendi sono belli e accattivanti per natura? O perché, a un colpo d’occhio Catanzaro tocca i suoi monti, quelli della Sila Piccola, e con un lancio leggero di mano carezza il suo mare, come io stesso vado “predicando” da mille anni? Come posso dire, se non l’ho mai incontrato a tu per tu, e mai l’ho potuto interrogare sul tema? Il professore, ovvero la sua “ profonda” conoscenza, mi ha però agevolato in questo distacco fisico, di cui sempre per carattere mi servo per non allungare la fila dei soliti “affezionati” dei potenti immobili in adorazione opportunistica.

Ché conoscerlo, era facile anche da lontanissimo tanto era esplicita la sua personalità sensibile e tanto comprensibile il suo pensiero profondo parimenti ai sentimenti veri, apparentemente nascosti dietro il carattere discreto, riservato, forse timido, che a molti, probabilmente, dava l’impressione di una certa altezzosità aristocratica.

Catanzaro gli deve, infine, l’attesa di una risposta sulla domanda mai posta, benché lungamente sussurrata. Riguarda la sua opera più importante per noi, una tra le sue più importanti in generale. Riguarda il perché di quello stile, di quel volume, visibilmente contrastante con l’antichità del luogo e del cinema antico, diciamo, di cui il suo nuovo Politeama ha preso il posto. La risposta, ove mai servisse, la dia ciascuno a sé stesso,non essendo più questo argomento neppure tema della Politica. Quell’edificio sontuoso resta, come sua preziosa memoria, come firma altissima di un grande architetto.

Resta come tendenza alla modernità e filo sottile che lega indissolubilmente memoria e futuro, stili architettonici classici e innovativi, pure quelli positivamente contaminati da culture non lontane della nostra. Resta come evento attrattivo del fascino del Capoluogo, oltre che come teatro tra i più grandi e belli d’Italia. Resta come monumento alla grandezza del genio umano e come atto d’amore di un genio che l’ha realizzato. Amore che io sento da qui di potergli ricambiare, e grato, a nome di tutti i catanzaresi che amano questa nostra Città e che, maggiormente, credono nel ruolo guida che essa potrà esercitare nella e per la Calabria che voglia finalmente crescere in Bellezza.

E in cultura che la esalti, la difenda, la valorizzi, la Bellezza, trasformandola in ricchezza, anche economica, per tutti.

Il calabrese Fabio Falvo nel consiglio generale di Confindustria

Prestigioso incarico per il giovane imprenditore calabrese Fabio Falvo, che è stato eletto nel Consiglio generale di Confindustria per il biennio 2023-2025.

Dopo la sua nomina nel Consiglio Generale dei Giovani Imprenditori – ha commentato Aldo Ferrara, Presidente di Unindustria Calabria – questo per Fabio Falvo è un ulteriore riconoscimento per il suo costante e proficuo impegno nella nostra Associazione.

«Falvo è per noi – hanno dichiarato Umberto Barreca (Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria Calabria), Alfredo Citrigno (Direttore di Quale Impresa), Antonia Abramo (Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Catanzaro) – una risorsa importante che non ha fatto mai mancare il suo supporto, la cui presenza è sempre stata un punto fermo. Da parte nostra il più grande in bocca al lupo per questa bellissima esperienza che, siamo certi, lo farà crescere ancora di più come uomo e come imprenditore».

«La presenza di giovani imprenditori come Falvo – ha concluso il Presidente Ferrara – mi fanno sperare in un futuro diverso per la nostra regione, giovani che hanno voglia di impegnarsi, di rimboccarsi le maniche e mettere a disposizione del Paese i loro talenti». (rcz)

IL RICORDO / Antonio Viapiana, il genio saggio, l’uomo umile e buono

di FRANCO CIMINO – L’ho conosciuto tardi, frequentato pochissimo, incontrato nell’ultimo tempo quasi mai. Non ci sentivamo neppure al telefono. L’unica volta, circa un anno fa, che, incontrandolo per caso davanti al Politeama(lui usciva dal Palazzo comunale lì vicino, dove svolgeva il compito di capo gabinetto del sindaco Abramo) scoprimmo che entrambi non avevano i nostri rispettivi numeri. Era stanco, meno rotondo della corporatura con la quale lo conobbi quel lontano giorno di febbraio del 2006. Ma la barba, delicata e leggera sul suo bel viso non gli mancava. Solo un po’ brizzolata, come i radi capelli. Su quel bel viso non gli mancavano il sorriso buono, aperto alla cortesia e alla gentilezza, e quello sguardo tenerissimo sul “mondo”. Il suo mondo, sempre articolato nelle due dimensioni personali. Quello piccolo, ristretto nel luogo in cui egli viveva, amandolo, conoscendolo, servendolo, nel profondo.

E quello “globale”, che tutto raggiungeva, comprendendolo nei suoi diversi passaggi di tempo, con la sensibilità tesissima e quella sua cultura davvero vasta. Una cultura che spaziava dall’arte, di cui era un attento e preparato cultore, all’economia, dalla tecnologia alla sociologia della comunicazione. E, per dirla quasi tutta, dalla Politica, per la quale aveva anche passione, alle nuove leggi dell’impresa. In quel corpo Antonio Viapiana custodiva un’anima nobile e delicata. Un’anima nella quale erano radicati qualità straordinarie, fondamentali alla buona saluta di qualsiasi comunità. Ne elenco solo alcuni dei tantissimi.

L’umiltà, la prima. Con essa sapeva vivere con auto-disciplina i diversi ruolo svolti nella vita. E ruoli assai importanti, dei quali non si serviva per misere vanterei o per arroganti manifestazioni di potere. Con l’umiltà sapeva stare un passo indietro o nascondere “al premio della popolarità” o al “trampolino del carrierismo” i suoi meriti, talvolta esclusivi, ovvero le grandi fatiche, che portavano al raggiungimento di enormi risultati nel contesto, in particolare, e nella comunità, in generale. Ah, le fatiche! Tra le qualità c’era la sua grande capacità di lavoro.

Faticava tanto, Antonio, e mai se ne lamentava. Sempre chiuso nella sua stanza, che fosse quella delle imprese che contribuiva a far nascere, o quella del Comune. Sempre attento a finire ciò che aveva iniziato. Era paziente. Tra le sue qualità c’erano la pazienza e la calma. Io non so se si prendesse collera e come la manifestasse. So, di certo, che ascoltava tutti e di ciascuno ne comprendeva le ragioni, portando le tensioni a un punto sicuro di rassicurazione. In ciò era favorito dalla sua mente razionale e dalla tecnica di mediazione che egli sapeva applicare con grande efficacia e certosina determinazione. Era generoso. E molto. Era davvero difficile che chi si rivolgesse a lui per un bisogno o una difficoltà, ne ne uscisse a mani e a cuore vuoti. Della sua intelligenza, non oso palare, perché la conoscono tutti. E anche perché più che una qualità era un dono speciale di Dio, che sembrava avesse voluto donargliela tanto più grande di quella comune. Una intelligenza, la sua, tanto robusta da renderlo geniale. La sua inventiva e creatività erano straordinarie. Quando tutti attorno a lui era fermi su un problema “irrisolvibile”, Antonio se ne usciva con l’idea giusta. Una vera illuminazione. Genio e saggio. Genialità e saggezza. Ecco le due parole con le quali sinteticamente lo si potrebbe presentare. Ve n’è una terza, che io lascerei al piacere di scoprirla in chi lo avesse conosciuto.

È la bontà. Una bontà costituita innanzitutto dall’assenza di cattiveria, di invidia e di gelosia. E di desiderio di vendetta verso chi gli avrebbe potuto far male. Chiudo l’elenco con la qualità divenuta assai rara nel mondo d’oggi, l’amicizia. Antonio amava l’amicizia con la maiuscola. Ne subiva una sorta di fascino irresistibile.

L’amicizia risorsa splendente di luce propria e forza straordinaria per muovere le cose. Stravolgere tutto risistemando l’ordine migliore. In essa vivono tanti altri elementi, la lealtà, la sincerità, l’abnegazione, la totale donazione di sé nella gratuità assoluta. Proverbiale, emblematica, esemplare, pedagogica oserei dire, è quella che lui ha sentito e vissuto per Sergio Abramo. In quel rapporto c’è l’amicizia vera in tutte le sue dinamiche. Antonio ha “ servito”, nel senso amicale del termine, Sergio Abramo, con umiltà, ammirazione, amore. Spirito di sacrificio e fatiche immense. Io non so come funzioni nell’Altrove inconoscibile.

E però, mi colpisce profondamente il fatto che Antonio “improvvisamente” scompaia quando il suo Amico chiude una sua prima lunga storia politico-amministrativa e si muova lungo un percorso esistenziale di ritrovata serenità. Quanto a me, per quel poco tempo della nostra conoscenza e quel pochissimo della nostra frequentazione, avrei da dire tantissime cose, tutte accadute in quei quarantacinque giorni della mia campagna elettorale da candidato sindaco nel 2006. Lui, con Nuccio Marullo, altro genio creativo e persona buona, fu tra gli “inventori” di quella candidatura che Sergio poi volle fortemente ed più fortemente sostenne. Lui coniò una sorte di titolo per la propaganda, «Franco Cimino, il nuovo Sindaco». Lui fu tra coloro che la sostennero con sincerità totale, offrendomi saggi e buoni consigli e difendendo, pure con Sergio, la mia assoluta autonomia politica e indipendenza, nel farla anche in prospettiva di una quasi certa elezione, poi non avvenuta per una manciata di voti al ballottaggio.

Ma il fatto che più ricordo e che indelebile resta nel mio cuore, fu quella sera, che si portò fino a notte, in cui, rimasti soli noi due, dovetti apporre la mia firma ai modelli di candidature di circa duecento candidature a consigliere.

Firmai con la penna nuova che mi diede. Firmai quei moduli uno per uno e per esteso. Lui, in piedi, paziente, alle mie spalle, dietro alla poltrona. Alla fine, con voce commossa, mi dice testualmente: «Franco, la firma che metterai, in ultimo, su questo foglio, è la più bella. Ne seguiranno tante altre quando sarai diventato Sindaco di Catanzaro».

Era quella della mia accettazione della candidatura alla più alta carica amministrativa della nostra Città. Me ne consegnò, poi, una focopia, che io volli che anche lui, per me, la sottoscrivesse. Un giorno la tirerò fuori dal mio disordine e me la terrò sulla mia scrivania. Antonio Viapiana, e chi se lo scorderà mai! (fc)

Addio a Irene Tripodi, presidente di AiParC

Cordoglio a Reggio Calabria per la scomparsa di Irene Tripodi, presidente nazionale di AiParC, Associazione Italiana Parchi Culturali, fondata da lei nel 2016.

Docente di filosofia, psicologia e scienze dell’educazione, Irene Tripodi ha insegnato presso l’Istituto Giuseppe Rechichi di Polistena, dove ha occupato la cattedra di  fino al 2008. Nel 2009 è stata trasferita al liceo Luigi Nostro di Villa San Giovanni, dove ha insegnato fino al 2012, per poi approdare al liceo delle scienze umane Tommaso Gullì di Reggio Calabria, dove ha insegnato fino al 2016, anno in cui è andata in quiescenza.

Irene Tripodi è stata inoltre ideatrice, promotrice e responsabile del parco storico “Giovanna Ruffo, Principessa di Scilla”  per la Fondazione Fidapa Onlus; componente della Croce rossa Italiana, sezione femminile di Reggio Calabria dall’anno 1998 all’anno 2011;. socia fondatrice e tesoriera dell’Adisco Calabria (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale); socia fondatrice e presidente eletta del Kiwanis Reghion (2008/2009).

Cordoglio è stato espresso da Dora Anna Rocca, presidente di AiParC Lamezia Terme: «Per me una sorella maggiore conosciuta in un percorso di crescita che mi ha portata ad avere fiducia nelle nostre potenzialità territoriali e aprire anche nella mia città una sede che con le altre sedi territoriali mirano a valorizzare luoghi e persone del territorio».

«Ci uniamo in preghiera con tutte le sedi AIParC – ha detto – perché l’anima di Irene possa ora volare in alto, libera dal fardello della malattia che l’aveva imprigionata in una battaglia purtroppo complessa e esprimiamo noi tutti di AiparC Lamezia la nostra più sincera vicinanza alla famiglia».
«La triste notizia ci fa rimanere senza parole e la sua perdita ci lascia un grande vuoto che difficilmente si potrà colmare.Irene per noi tutti non era solamente la presidente nazionale, era l’amica che ti dava i consigli giusti al momento opportuno.Persona di grande umanità e di grande cultura.L’ AIParC di Cosenza si stringe attorno alla famiglia in preghiera», scrive Tania Frisone, presidente AiParC Cosenza.
«La sua sensibilità, cultura, umanità e saggezza lasciano un vuoto incolmabile nelle nostre vite, ma sicuramente il suo carisma e la sua determinazione rimarranno sempre impresse nel nostro lavoro», scrive il direttivo AiParC di Reggio Calabria.
«Si tratta – scrive il Presidente dell’Anassilaos – di una perdita gravissima per la nostra comunità e l’associazionismo reggino che ha sempre avuto in Lei una organizzatrice formidabile e attenta ai valori più autentici della nostra Comunità». (rrc)

Il giornalista reggino Emilio Buttaro premiato a New York

Prestigioso riconoscimento per il  giornalista reggino Emilio Buttaro, che è stato insignito del Premio Giornalistico Aiae New York, nel corso della cerimonia annuale dell’Association of Italian American Educators, l’organizzazione nata nel 1997 che dedica la sua attività alla promozione della lingua e della cultura italiana.

L’evento si è svolto nelle eleganti sale del Consolato Generale d’Italia di New York. Come ogni anno l’Associazione presieduta dal cav. Josephine A. Maietta ha organizzato il ritrovo di italiani e italoamericani per la consegna delle borse di studio agli studenti più meritevoli e per premiare personaggi di spicco che si sono distinti nel campo dell’arte, della musica, della medicina, della moda, del giornalismo e nelle altre professioni. La cerimonia aperta dal Console Generale d’Italia, onorevole Fabrizio Di Michele si è svolta nel giorno del ventiquattresimo anniversario dalla nascita dell’Aiae.

Emilio Buttaro è stato premiato per l’impegno giornalistico dedicato agli italiani all’estero con la seguente motivazione: «Per aver contribuito alla promozione della tradizione e cultura italiana attraverso collaborazioni con testate giornalistiche internazionali rivolte agli italiani all’estero. Con stile e professionalità ha condotto iniziative dedicate alla diffusione e difesa dell’italianità nel mondo. Particolarmente apprezzata la sua richiesta di coinvolgimento degli italiani all’estero in occasione di un evento simbolo dell’Italia come il Festival di Sanremo».

Gli altri prestigiosi riconoscimenti sono andati a personalità di spicco del mondo della medicina, della cultura, della moda e di altre professioni come Arthur L. Aidala Esq., Stefania Stipo, Ruggiero Boiardo, Paula Varsalona e John Viola.

Sono stati premiati i vincitori delle borse di studio del Programma Ponte Pisa 2023 e consegnati da parte dell’Aiae, certificati di amicizia al cantautore Stefano Spazzi che ha ideato il progetto “le Luci di New York” in collaborazione con l’Aiae ed all’Ing. Vincenzo Scotto sponsor di Aiae Global Italian Diaspora Rete su Wrhu Radio Hofstra University.

Impeccabile l’organizzazione curata dall’Aiae e dal suo presidente Josephne Maietta, infaticabile promotrice della tradizione italiana negli Stati Uniti.

Il giornalista Emilio Buttaro da anni impegnato per gli italiani all’estero anche in veste di presentatore nel ricevere il premio ha spiegato: «Essere un ponte tra l’Italia e il mondo, portare agli italiani all’estero un po’ del Bel Paese è sempre una gioia che rimane dentro a lungo». (rrm)