Alla criminologa calabrese Anna Sergi il premio “Early Career ESC 2023”

di PINO NANOLa motivazione del Premio è categorica «La professoressa Anna Sergi ha contribuito allo sviluppo della criminologia europea con studi su un importante problema criminale, ovvero la criminalità organizzata, in particolare la ‘Ndrangheta, e le organizzazioni mafiose collaterali».

Credo che un ricercatore – in questo caso una studiosa di alto profilo come lei, nata e cresciuta tra Limbadi e Cosenza – non potesse aspettarsi premio più ideale e motivazione più corposa e completa di questa.

Anna Sergi, a giudizio della Giuria Internazionale che ha deciso il Premio è «Pensatrice di spicco» e «autrice e saggista prolifica». Per il mondo universitario inglese, dunque, la criminologa italiana, di origini calabresi, in questi anni ha superato sé stessa, conquistando un record di eccellenza unico nella storia della criminologia. 

Nella motivazione ufficiale del prestigioso riconoscimento alla ricercatrice italiana si fa anche infatti l’elenco delle sue pubblicazioni, che sul tema è poderoso: “37 articoli su riviste internazionali, 7 volumi e 22 capitoli di libri”. Tutto questo, per la #SocietàEuropeadiCriminologia (ES) è una «testimonianza della sua eccellenza», e con una motivazione che la dice lunga sul valore professionale di questa brillante studiosa che lavora presso il Dipartimento di Sociologia dell’università di Essex in Gran Bretagna: “Il Premio #EarlyCareerESC2023 riconosce e consacra il notevole contributo scientifico di un criminologo europeo nei primi dieci anni di carriera”.

È la stessa direttrice del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Essex, professoressa Linsey McGoey a manifestare tutta la soddisfazione del Campus inglese dove Anna Sergi ha percorso le tappe fondamentali della sua carriera universitaria: «Insieme a tutti i colleghi, sono felice per Anna. Questo riconoscimento del suo lavoro è meritato, e sono sicura che il Centro di Criminologia celebrerà il suo successo insieme a lei».

La cerimonia di consegna del Premio si svolgerà il prossimo 6 settembre a Firenze, nel corso della Conferenza Internazionale della Società Europea di Criminologia che si svolge appunto in Italia. Il comitato del premio – riconosce che il «corposo lavoro» di Anna Sergi come ricercatrice nella sua carriera non solo soddisfa ma supera lo standard di «eccezionale produzione scientifica». Insomma, più di così si muore.

Le sue ricerche si focalizzano sullo studio della criminalità organizzata e della giustizia penale comparata. Ha pubblicato in numerose riviste ‘peer review’ in criminologia su argomenti relativi alle mafie italiane sia in Italia che all’estero, nonché sulle strategie di contrasto della criminalità organizzata. Nell’autunno 2015 ha lavorato come consulente presso l’Australian Institute of Criminology, a Canberra e come Research Fellow presso la Flinders Law School, ad Adelaide. Nel 2017 è stata visiting researcher presso l’Università di Montreal in Canada ed è Fellow internazionale all’Università di Melbourne. Anna Sergi è presidente del Early Career Researchers Network della British Society of Criminology (BSC), ed è membro del suo Comitato esecutivo in qualità di coresponsabile del comitato post-laurea. Tra novembre 2012 e dicembre 2015 è stata caporedattore della newsletter, membro del comitato esecutivo dell’ECPR Standing Group on Organized Crime.

«Sento che questo Premio – questa la prima reazione della professoressa Anna Sergi alla notizia del prestigioso riconoscimento – rafforza la mia identità Europea come ricercatrice. Premiandomi per la mia produzione scientifica, vengono riconosciuti anche il mio forte desiderio di contribuire alla conoscenza critica della mia Calabria tramite il mio lavoro di ricerca».

Ma non soddisfatta di questo, la studiosa calabrese va ancora oltre e spiega quello che probabilmente è un dettaglio della sua sfera professionale più riservata: «I premi – dice – possono essere interpretati in tanti modi diversi, a seconda del momento in cui si ricevono, del motivo e anche di chi è presente a testimoniarlo. Questo premio arriva in un periodo di incertezze delle scelte. Partecipo alle Conferenze della Società Europea di Criminologia dal 2011 e alla cerimonia della premiazione vedrò molti volti della mia comunità. Mostrerò un volto serio e imparziale, ma sarò commossa e orgogliosa. Ringrazio l’Università di Essex e la Società Europea di Criminologia».

Ma una studiosa come lei ha mai immaginato di far rientro in Italia?

La risposta che dà la studiosa non lascia dubbi sul rapporto viscerale che la stessa ha conservato con la sua terra di origine e quindi con l’Italia: «Da migrante all’estero il ritorno in Italia è un grandissimo punto fermo nella mia vita, e non escluderei la Calabria, ma a condizioni giuste».

Il messaggio è chiaro.

Per la studiosa calabrese è questo l’ennesimo riconoscimento professionale alla carriera. Anna Sergi oggi è Vicedirettore del Centro di Criminologia all’Università di Essex. Dopo aver completato la laurea quinquennale in giurisprudenza in Italia, all’Università di Bologna nel 2009, laureandosi con il massimo dei voti (cum laude) in Procedura Penale Internazionale ed europea, finisce a Londra per un “Master of Law” (LL. M.) in Diritto Penale, più esattamente Criminologia e Diritto Penale, al King College, di Londra. Una volta chiuso brillantemente il suo Master inizia a lavorare nel settore privato per un anno, prima come stagista presso il “Dipartimento Forensics e Riciclaggio di denaro” di Pricewaterhouse Coopers a Milano, e subito dopo sbarca all’Ufficio Legale di Withers LLP a Londra. 

Nel 2014, dicevamo consegue un PhD in Sociologia, con specializzazione in Criminologia, presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Essex, dove si specializza in Ricerca e Analisi dei grandi fenomeni di criminalità organizzata nel mondo, ma l’occasione è quella giusta anche per specializzarsi in Diritto Penale Comparato. Per Anna Sergi sono gli anni delle prime pubblicazioni importanti, e i suoi primi lavori finiscono sulle riviste più prestigiose di criminologia internazionale. Alla fine, nel settembre 2015, corona il suo sogno, diventa docente di criminologia presso la stessa l’Università di Essex, e qualche mese più tardi viene chiamata come consulente all’Australian Institute of Criminology di Canberra, e subito dopo, come se tutto questo già non bastasse da solo a dare l’idea delle sue capacità, ad Adelaide come Research Fellow presso la Flinders Law School. 

Una carriera tutta di corsa, dunque, ma vissuta e costruita a migliaia di chilometri lontana da casa, tra uno scalo aereo e l’altro, tra un jet lag e un seminario internazionale, a diretto contatto, sempre e comunque, con il fior fiore della Giurisprudenza penale internazionale e della Sociologia. Ma è mai possibile mi chiedo che all’Università della Calabria, dove raccontano da mesi di cercare “cervelli di ritorno” – non ci sia un angolo utile per questa studiosa? Che poi, secondo me, tornerebbe utile per il Campus e la storia stessa dell’Università di Arcavacata. (pn) 

Addio al giornalista catanzarese Enzo De Virgilio

di  PINO NANO  – Addio al giornalista catanzarese Enzo De Virgilio.  Una persona perbene, un gran signore del giornalismo calabrese. Un pioniere dell’Ordine regionale dei Giornalisti, ma anche uno dei grandi artefici del sindacato di categoria.

Sempre estremamente garbato, viveva la sua vita sempre un passo indietro agli altri. Attentissimo alle mille insidie di questo nostro mestiere, era a suo modo un apripista e un maestro. Padrone assoluto del campo, conoscitore di uomini e cose come nessun altro, tant’è vero che ricordo che da Caporedatore della Rai se avevo necessità di avere un conforto su una notizia che riguardava la città capoluogo chiamavo Enzo con la certezza assoluta di trovare in lui sempre la risposta più equilibrata e più serena possibile. C’è stato un pezzo della mia vita professionale in cui io scrivevo anche per lui, quando lui da Direttore de Il Piccolissimo, giornale che aveva anche fondato, mi chiedeva soprattutto delle note di colore sul mondo dell’emigrazione calabrese che io avevo incontrato in Nord America.

Mai di parte, ma testardo e cocciuto quando difendeva una causa che riteneva sacrosanta e legittima. Mai fazioso, ma determinato nelle scelte in cui credeva, e soprattutto figlio vero della città di Catanzaro. Enzo considerava Catanzaro la sua città naturale, e viveva la vita della città come se ci fosse realmente nato e cresciuto. Non era così in realtà, essendo lui nato a Galatro nel 1936, ma tutta la sua vita è stata attraversata e segnata dalla storia dei catanzaresi.

Se ne è andato anche lui nel silenzio quasi assordante di questi giorni di caldo ferragostano, era stato ricoverato all’Ospedale Pugliese per l’acuirsi dei suoi antichi malanni, ma questa volta non ce l’ha fatta.

Enzo aveva anche un passato da militante del Psi, ed era stato Segretario della Camera del Lavoro di Catanzaro non ancora trentenne, poi Segretario regionale della Uil. Coltiva la passione per il giornalismo fin da ragazzo, apprendendo i rudimenti della professione al Gazzettino del Jonio diretto allora da Titta Foti. È stato poi corrispondente de Il Giorno, quando viveva a Vibo Valentia, e del quotidiano economico Il Globo.

Passerà alla storia per essere stato il primo vero “direttore” responsabile della redazione calabrese dell’Agenzia Giornalistica Italia, redazione che ha guidato magistralmente per oltre trent’anni valorizzando al massimo la funzione e l’importanza di una agenzia che non era l’ANSA ,ma che con lui ha vissuto la stessa luce riflessa e gli stessi onori dell’ANSA. E una volta andato in pensione, Enzo era diventato il punto di riferimento in Calabria di un’altra agenzia di stampa ancora, l’Agenzia ASCA, riscoprendo all’età di settantanni ed oltre il gusto per la notizia e per la ricerca della stessa, come se avesse ancora non più di 30 anni. Ma non contento di tutto questo, fondato anche un’agenzia on line, che aveva chiamato Calabria notizie, e che alla soglia dei suoi primi 80 anni lo aveva ripiombato nel mondo dell’informazione digitale, cosa del tutto inimmaginabile per un vecchio cronista d’altri tempi. Davvero indimenticabile.

“La morte di Enzo De Virgilio segna un giorno di grave lutto per tutto il mondo giornalistico calabrese.-sottolinea il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri– Enzo è stato un giornalista di primissimo livello: sempre attento alla fondatezza, alla attendibilità, alla correttezza della notizia che non mancava mai di verificare e di approfondire nelle sue diverse sfaccettature. Era cultore di un giornalismo rigoroso, mai superficiale, rispettoso anche della dignità e dei diritti di tutti. Per me -aggiunge Soluri- è stato prima di tutto un grande amico, un fratello maggiore, un punto di riferimento costante per la sua saggezza, la sua capacità di valutare le cose. Con Enzo De Virgilio il giornalismo calabrese perde un grande professionista. Personalmente perdo un amico vero, con cui abbiamo vissuto stagioni importanti dell’informazione calabrese e condiviso anche aspetti molto personali della vita. Enzo è stato un uomo di animo buono e sincero, ed è per questo che, come ben sottolineava Epicuro, ‘è vissuto soprattutto nella saggezza e nell’amicizia’. Sarà impossibile -conclude il presidente Soluri– dimenticare il suo magistero sia professionale che umano”.

Profondo cordoglio per la scomparsa di Enzo De Virgilio viene espressa dal segretario generale della Figec Cisal, Carlo Parisi, per diciotto anni anche segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria. “Enzo De Virgilio è stato uno dei padri nobili del giornalismo calabrese e degli istituti di categoria dei giornalisti. Uomo di grande cultura, sempre pronto a offrire il proprio contributo di idee e a battersi per i diritti dei giornalisti, è stato un collega corretto e leale in una giungla nella quale, purtroppo spesso, l’ingratitudine e la gelosia prevalgono sui buoni sentimenti di quanti lavorano per tenere alta la bandiera della professione e della qualità dell’informazione. Al figlio Alessandro e alla famiglia tutta – conclude Carlo Parisi – il commosso abbraccio e il ringraziamento di quanti hanno sempre trovato in Enzo non solo un prezioso collega, ma un fraterno amico, sempre pronto a stemperare e superare i problemi con una battuta e un sorriso. “Barriere e ostacoli – mi ha detto l’ultima volta che ci siamo sentiti al telefono – albergano solo nella testa di quanti, per ovvi limiti, o non sono mai riusciti a vedere l’orizzonte oltre il proprio campanile o si illudono di fare fessi quanti, in realtà, fanno loro credere di esserlo”. Quanta saggezza in Enzo, che per una vita ha giocato al gatto e il topo con Venturino Coppoletti, beccandosi spesso ma, rispettandosi e volendosi sempre un bene dell’anima”.

Ma a ricordarlo e a rendergli il saluto dell’intera Calabria è anche il Governatore Roberto Occhiuto: “Sincero cordoglio, da parte mia e della Giunta che presiedo- scrive il Presidente della Regione- per la scomparsa di Enzo De Virgilio. Protagonista per decenni del giornalismo calabrese, alla guida per oltre 30 anni della redazione regionale dell’Agenzia giornalistica Italia, professionista di qualità e spessore. Durante la sua brillante carriera ha raccontato, con equilibrio e imparzialità, grandi eventi di cronaca, cambiamenti culturali e sociali, le vicende politiche più importanti della nostra Regione. Vicinanza alla famiglia e alle persone a lui piu care in questo momento di dolore”. Così anche il Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso: «Esprimo, a nome mio e del Consiglio regionale che rappresento, sentimenti di cordoglio per la scomparsa del giornalista Vincenzo de Virgilio,  alla guida dell’ “Agenzia Giornalistica Italia” (Agi) per tre decenni e protagonista, oltre che testimone scrupoloso, di numerosi eventi (anche sociali e culturali) che hanno segnato, nel bene e nel male, la storia contemporanea della Calabria.

 

 

Unical, addio al dirigente Antonio Onofrio

di FRANCO BARTUCCI – La scomparsa del dr. Antonio Onofrio crea dispiacere dentro e fuori all’UniCal: l’Università della Calabria ha perduto uno dei suoi figli che ne hanno fatto la storia per la sua nascita nella nostra Regione, almeno nella parte amministrativa e gestionale. Il dott. Antonio Onofrio per un quarantennio, dal 1972 al 2012, è stato un punto di riferimento, in qualità di dirigente, per tanti studenti, docenti e non docenti chiamati a fare comunità nel Centro Residenziale o Campus universitario di Arcvavacata.

La sua scomparsa avvenuta nella giornata di domenica 13 agosto 2023 marca il tempo della stessa esistenza dell’UniCal nella nostra Regione. Ci ha lasciato quasi allo scadere del cinquantesimo del primo anno accademico 1972/1973, dopo quarant’anni di servizio, per il quale il Rettore Beniamino Andreatta lo volle nell’organico di fresca nomina dell’Ateneo affidandogli nel mese di ottobre del 1972, quale laureato in statistica, il compito di dirigere tutta la fase del concorso di ammissione per le prime seicento matricole al primo anno accademico dell’Ateneo calabrese. Lo fece anche negli anni successivi per un certo periodo utilizzando la collaborazione di una squadra di bravi dipendenti dell’Università.

Ma la sua strada, per volontà del Rettore Beniamino Andreatta, era quella di occuparsi dei servizi residenziali dell’Università, iniziando dal mese di gennaio 1973 attraverso l’Opera Universitaria, che per legge si doveva occupare del diritto allo studio, istituita dallo stesso Rettore nel mese di dicembre 1972, in attesa della pubblicazione del DPR sul Centro Residenziale, come previsto dalla legge istitutiva dell’Università della Calabriua (n.442/12 marzo 1968). Un decreto che venne pubblicato solo nel 1977 prevedendo lo scioglimento dell’Opera Universitaria e l’inizio dell’organizzazione amministrativa gestionale del Centro Residenziale.

Sia durante il periodo lavorativo nell’Opera Universitaria che nel successivo del Centro Residenziale la sua funzione è stata quella di ricoprire la carica di dirigente delegato o direttore, sia della prima che della seconda struttura, ottenendo la stima e la fiducia di tutti i dirigenti amministrativi dell’Università che si sono succeduti, come dei Rettori, dopo Andreatta, di Roda, Bucci, Aiello, Frega e Latorre, sotto il quale nel 2012 ebbe termine il rapporto lavorativo con l’Università.

È stato il riferimento e l’uomo di fiducia organizzativo del Rettore Beniamino Andreatta per quanto riguarda il rapporto con il territorio ed in particolare con le organizzazioni politiche, sindacali e culturali della Regione. Era suo compito, insieme ai suoi diretti collaboratori, organizzare nell’edificio polifunzionale tutti quegli incontri necessari al Magnifico per un netto confronto sul futuro dell’Università con detti rappresentanti delle componenti istitutive e politiche della Calabria.

Il ricordo del Pro Rettore dell’UniCal, Patrizia Piro, con delega al Centro Residenziale – Doveroso, quindi, al Pro Rettore dell’Università, con delega alla direzione del Centro Residenziale, prof.ssa Patrizia Piro, ricordarne la figura ed il ruolo svolto, anche forte della sua esperienza e conoscenza personale avuta durante il suo periodo di studio all’Università della Calabria.

«Ogni persona che si allontana – ha dichiarato il Pro Rettore Patrizia Piro – apre dentro di noi un sentiero che pensavi non sarebbe stato più il tuo, che  avevi abbandonato nei meandri del passato e di cui – apparentemente – non avevi memoria.  Io ero una studentessa “in sede” anomala. In realtà trascorrevo quasi tutto il tempo, al di là delle lezioni, assemblee, riunioni, nel “blocco 8 app 5” dove studiavo con i colleghi realmente “fuori sede”.  E attraverso “Dialogo e Confronto” lista apartitica che avevamo costituito con tanti colleghi, spesso interloquivo con la governance, e andavo a perorare i bisogni e le cause di molti che mandavano me “perché a te ascoltano” e, in particolare, dal dott. Onofrio, Dirigente del Centro Residenziale dell’Università della Calabria.

«Andavo da lui con semplicità, e con semplicità mi accoglieva – dice sempre il Pro Rettore Patrizia Piro – senza alcuna distanza istituzionale, sorridente. Ma non mi lasciava mai andare via senza avermi – con delicatezza e tra le righe – lanciato il messaggio di “pensare con attenzione a un impegno – per esempio – nella Democrazia Cristiana” e, nonostante la mia risposta negativa, si concedeva e mi concedeva lunghe occasioni di confronto su quello che poteva essere il Centro Residenziale come occasione di crescita per tutti le studentesse e gli studenti.  Sapeva che il mio impegno era per tutti e fuori dai partiti e, adesso, ripensando a quei momenti, penso che nulla accade per caso e che ogni occasione di confronto sia stata per me preziosa.

«Un posto magico era per me il Centro Residenziale – ha concluso la prof.ssa Patrizia Piro –  e delle sue potenzialità spesso parlavamo insieme. Io studentessa disobbediente, e lui uomo delle istituzioni, rigoroso ma sempre pronto a trovare una soluzione  che coniugasse le necessità dei singoli con le regole del Centro Residenziale, alla cui costruzione  si è dedicato con impegno e dedizione. Far memoria del passato per tenere la barra dritta verso il futuro. È quanto dobbiamo a chi ci ha preceduto. Questo è l’impegno per ciascuno di noi». ν

Il RICORDO / Franco Cimino: Emilio Ledonne, il mio amico «amante della giustizia»

di FRANCO CIMINO – Mannaia, mannaia, due volte e cento, mannaia! È morto Emilio Ledonne, l’amico mio, che non ho mai frequentato, ma che ho fortemente sentito.

Ci siamo scambiati al massimo il saluto, da lontano. A volte, era lui, me distratto, a salutare per primo. Anche quando era in compagnia, praticamente sempre, con la sua inseparabile moglie. La moglie amata e dalla quale era amato allo stesso modo. Si vedeva apertamente l’amore e l’armonia in loro due che era un piacere davvero incontrarli. Un esempio per tutti. Un insegnamento dell’amore. Ché l’amore si insegna e si impara pure. È questa ammirazione, il primo segno della nostra amicizia. E la mia gratitudine verso quell’innamorato, che ti fa sentire bene. E per un fatto aggiuntivo e dimostrato. È cioè che l’amore è per sempre. In quel Sempre che muove verso l’infinito. Per il quale il vivere adesso, qui, in questo tempo umano, duri un giorno o cinquant’anni e più, conta poco.

C’è in quel “Per Sempre” l’appuntamento dell’eterno vivere insieme. Che bello il mio amico innamorato! Emilio Ledonne era un mio amico, perché, non poche volte, ha avuto l’umiltà di chiamarmi e di dirmi il suo apprezzamento per alcune mie battaglie sociali e politiche. Apprezzava in me, soprattutto, la coerenza del pensiero e l’onestà nel rappresentarlo. Di più il coraggio. “Continui professore, non si abbatta”, era il suo suono di tromba.

Il nostro appuntamento mai scambiato era sempre allo stesso posto, il Teatro. I due teatri della Città. Soprattutto, il Comunale, che lo vedeva sempre presente, alla solita poltroncina della solita fila, a sinistra scendendo, alla metà esatta della sala. Il suo amare il Teatro, in particolare quello semplice e popolare, dove il catanzarese più semplice e umile incontrava i nostri artisti, semplici e umili, ma grandissimi nell’arte, era la sua nuova agorà. “Dottore, le è piaciuto?”, la mia domanda uscendo. Sempre positiva, la sua risposta, nella quale talvolta si leggeva una certa generosità, che non era “menzogna”, ma affetto grato verso i teatranti e la loro immane fatica. Oltre che un modo per incoraggiarli a continuare. E a ripetersi migliorando.

Il Teatro, un altro spazio della nostra amicizia. Che bello il mio amico “artista”! Emilio Ledonne amava Catanzaro. L’amava di un amore autentico, fatto anche di profonda conoscenza. Conoscenza storica e antropologica. Culturale e sociale. Sociologica e psicologica. Tanto tenero con lei, severo con i suoi abitanti, duro con chi l’ha governati nel tempo. Le sue analisi erano rigorose, le sue proposte puntuali, le sue idee fortissime e innovative. Il suo amore era contagioso. Amava chi amava la Città nella quale è voluto tornare, dopo aver vissuto, per la sua missione, nelle Città più importanti d’Italia. Che bello il mio amico catanzarese.

Emilio Ledonne, era un mio amico perché amava la Giustizia. Quella con la maiuscola, che è fatta non solo di applicazione imparziale della legge, espressamente lavoro del giudice quale lui è sempre stato nelle due funzioni ricoperte in cinquant’anni di attività nella Giurisdizione. La Giustizia intesa anche come comprensione di chi commette il delitto e del contesto sociale e personale in cui il delitto si compie. Giustizia intesa anche come luogo articolato e complesso in cui chi delinque e paga la pena ma si rieduca, svolge egli stesso una funzione sociale, perché aiuta la società a migliorarsi nella crescita sua personale.

Anche per lui, per fortuna, la persona viene prima di tutto. Che bello il mio amico amante della Giustizia! Emilioledonne è un mio amico perché ha la passione per lo studio e la ricerca. La ricerca come speculazione sulla realtà, come intelligenza della comprensione della stessa. Ma pure come curiosità sfrenata per tutto ciò che gli accresceva la voglia di sapere, di entrare nelle cose apparentemente più lontane da lui. Profondo conoscitore della dottrina giuridica e della filosofia del diritto, Emilio Ledonne spaziava in campi del sapere sconfinati. Conosceva di tutto e di tutto con lui si poteva parlare, molti suoi interlocutori, me compreso, fermandosi, però, dinanzi alle più semplici nozioni.

Che bello il mio amico intellettuale! Della sua intensa attività antimafia e delle sue coraggiose indagini sul terrorismo ed altre forme di criminalità organizzata, non parlo sia per non scadere nella retorica, sia perché in queste ore di lui si parla prettamente per quest’attività, svolta con particolare acume nella nel suo ruolo di vice procuratore antimafia. Desidero, invece , dire della schiettezza e del coraggio della persona, che respingeva sempre convenevoli e “diplomatismi” vari. Rammento un fatto, per me indimenticabile, essendo anche la prima volta che lo incontravo di persona.

Nell’albergo più importante della città si svolgeva, promosso non so da chi, un convegno sulla mafia. I due relatori principali erano Monsignor Bertolone, arcivescovo e lui. Entrambi da poco tempo, per ragioni diverse, nella nostra Città. Ricordo con chiarezza gli interventi del Vescovo e dell’alto magistrato. Nonostante quello del Vescovo fosse duro, sincero e avanzato sul tema, Ledonne, in un’analisi rigorosa del fenomeno mafioso in Calabria, sferrò un duro attacco alla politica per quella sua parte di contiguità e di zona d’ombra. E alla stessa Chiesa per non aver fatto abbastanza nella lotta contro la ‘ndrangheta. Ricordo bene che il Vescovo se ne dolse molto,ma lui nelle rispettive repliche non arretrò di un passo.

Che bello il mio amico combattente! Infine, ma chiunque potrebbe continuare qui sotto a dire tanto ancora, il vezzo che si era concesso, l’uso del social più diffuso, Facebook. Come un giovinetto dei nostri tempi, egli usava questo strumento di comunicazione. Certo, il suo uso era corretto e moderato, tuttavia lo attivava, appunto, per comunicare. Comunicare, ecco! Il suo voler essere utile alla società già troppo frastornata da migliaia di “scorrette” e nevrotiche informazioni al minuto, questo il suo primo bisogno. Il secondo, ora che aveva dismesso la sua incontaminata toga, di rappresentare il meglio della dottrina giuridica e del Diritto, entrando con lucidità culturale e con coraggio “politico”, e su certe decisioni delle procure e sul vero significato di una norma.

In particolar modo, su alcune di quelle che una politica incolta vorrebbe cambiare come fossero pannolini al neonato. Che bello il mio amico maestro! Per questi motivi, oltre che per la mitezza e l’eleganza della sua persona, anch’io sento un dolore grande, del tutto personale, politico, sociale, per la perdita di un uomo e di un catanzarese così grande e bello. (fc)

Addio a Sandro Casile, fondatore del Gruppo Escursionisti d’Aspromonte

Cordoglio, nel Reggino, per la scomparsa di Sandro Casile, fondatore del Gruppo Escursionisti d’Aspromonte e pioniere dell’escursionismo naturalistico sul territorio reggino, guida appassionata e profondo conoscitore dell’ambiente e del territorio aspromontano.

Casile – si legge in una nota congiunta del Comune di Reggio e della Città Metropolitana – per decenni è stato il punto di riferimento per tante generazioni di escursionisti nell’area metropolitana di Reggio Calabria. Profondamente innamorato della sua terra, Casile è stato tra i maggiori promotori e sostenitori dell’inserimento del Sentiero del Brigante tra i Cammini d’Italia, obiettivo raggiunto qualche anno fa. Recentemente insignito del premio San Giorgio dell’Anassilaos, la sua professionalità ed il suo amore per la natura sono stati per lungo tempo un esempio per tanti giovani che nel tempo si sono appassionati al mondo delle escursioni, scoprendo sul nostro territorio tante bellezze naturalistiche, spesso poco conosciute e valorizzate».

«Sei stato fondatore e motore della nostra Associazione per quasi 40 anni –  ha scritto il Gruppo Escursionisti d’Aspromonte –. Padre dell’escursionismo in Aspromonte, ultima frontiera continentale, come amavi spesso ripetere, territorio tanto difficile quanto affascinante, crocevia di popoli e culture».

«Hai seminato amore contagioso per la montagna – si legge – lasciando segni tangibili di riscatto ed una visione di crescita e sviluppo. Sei stato maestro di tutti noi ed amico fraterno, insieme abbiamo percorso innumerevoli sentieri, condiviso fino all’ultimo idee e progetti. Ciao Sandro, fai ancora buon cammino».

«Sandro è stato lo storico presidente della sua associazione e Consigliere Nazionale di FederTrek. Padre del Sentiero dei Briganti in Aspromonte. Porteremo con noi il suo ricordo ed il suo esempio», ha scritto sulla sua pagina FB Federtrek.

Il Club Alpino Reggio Calabria ha scritto: «Sarà sempre vivo in noi il suo ricordo ed il suo esempio. Grazie Sandro anche per quanto hai fatto per il nostro Aspromonte». (rrc)

 

Al dott. Yaroslav D. Sergeyev (Unical) Premio Internazionale Constantin Carathéodory

di FRANCO BARTUCCIYaroslav D. Sergeyev, professore Ordinario di Analisi Numerica (chiamata diretta per “chiara fama”) presso l’Università della Calabria, il 12 luglio 2023 è stato insignito del Premio Internazionale Constantin Carathéodory per i risultati raggiunti nel campo dell’ottimizzazione globale.

Il Premio viene assegnato dalla International Society of Global Optimization ogni due anni a un individuo (o gruppo di individui) per contributi fondamentali alla teoria, agli algoritmi e alle applicazioni dell’ottimizzazione globale. Quest’anno il Premio riveste un’importanza particolare, in quanto assegnato nell’anno del 150° anniversario della nascita di Constantin Carathéodory. 

Il premio è il più alto riconoscimento della International Society of Global Optimization. Riconosce risultati scientifici eccezionali che hanno superato la prova del tempo. I criteri includono l’eccellenza scientifica, l’innovazione, il significato, la profondità e l’impatto sull’intero campo dell’ottimizzazione globale. Il premio è stato consegnato durante il World Congress of Global Optimization che si è svolto dal 10 al 14 luglio 2023 ad Atene (Grecia). Il Prof. Sergeyev ha tenuto una conferenza plenaria dal titolo “Problemi, metodi e applicazioni nell’ottimizzazione globale Lipschitziana”. 

Il Premio Сonstantin Carathéodory non è il primo riconoscimento internazionale del professor Sergeyev. È Europt Fellow (2016), vincitore del Premio Internazionale Pitagora (Crotone, 2010), Khwarizmi International Award (Teheran, 2017) e altri.  Constantin Carathéodory (Berlino, 13 settembre 1873 – Monaco di Baviera, 2 febbraio 1950) è stato invece un matematico tedesco di origine greca. Noto per lavori sulla teoria delle funzioni, calcolo delle variazioni, teoria della misura ed altri campi della matematica.

Il Prof. Sergeyev, Calabrese d’adozione da più di 30 anni, è Professore Ordinario di Analisi Numerica e Direttore del Laboratorio di Calcolo Numerico presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica dell’Università della Calabria. È stato chiamato a ricoprire questa posizione senza concorso (chiamata diretta ai sensi della legge per “chiara fama”). Il Professore è anche Associato di Ricerca presso l’Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche e presso il Centro di Ottimizzazione Applicata dell’Università della Florida negli Stati Uniti.

Dal 2017 al 2021 ha ricoperto il prestigioso incarico di Presidente della Società Internazionale di Ottimizzazione Globale. I suoi campi di studio riguardano, appunto, l’ottimizzazione globale ma anche il calcolo numerico con numeri infiniti ed infinitesimi (l’area di ricerca che ha creato), la teoria di numeri e la teoria degli insiemi, i modelli computazionali, i frattali, la filosofia e didattica della matematica, ecc. Ha brevettato in Europa e negli Stati Uniti il famoso supercalcolatore – Infinity Computer – in grado di eseguire calcoli numerici con numeri infiniti ed infinitesimi.

Il Professor Sergeyev è uno dei matematici più citati in Italia e nel mondo. Viene regolarmente incluso in diverse prestigiose liste di ricercatori come Top Italian Mathematicians, Scopus Highly Cited Authors, ecc. Ha pubblicato più di 300 lavori scientifici tra i quali 6 libri. Fa parte di comitati di redazione di 12 riviste internazionali di matematica ed informatica. È stato invitato a tenere più di 80 lezioni plenarie a prestigiosi congressi internazionali. È stato Presidente di 12 congressi internazionali e ha fatto parte di Comitati Scientifici di più di 70 congressi internazionali.

I suoi risultati hanno ottenuto degli importanti riconoscimenti sia a livello nazionale che internazionale tra i quali menzioniamo i seguenti:Premio Internazionale Pitagora per la Matematica, Crotone, 2010; Premio Internazionale Khwarizmi del Governo Iraniano, 2017; Socio corrispondente dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, Messina, 2020; Distinguished Lecturer, Lancaster University, UK, 2020; Management Lecture, Dipartimento di Management, Ca’ Foscari University, Venezia, 2017; Europt Fellow, 2016; Honorary Fellowship, il riconoscimento più alto della European Society of Computational Methods in Sciences, Engineering and Technology, 2015; The Journal of Global Optimization Best Paper Award, 2014; Achievement Award from the World Congress in Computer Science, Computer Engineering, and Applied Computing, USA, 2015; Diploma di Dottore di Ricerca Honoris Causa conferito dall’Istituto di Cibernetica dell’Accademia di Scienze di Ucraina, Kiev, 2013; Outstanding Achievement Award from the 2010 World Congress in Computer Science, Computer Engineering, and Applied Computing, USA, 2010; Lezione Lagrangiana, Università di Torino, 2010. (fb)

Valerio Giacoia, Premio Giornalistico Cristiana Matano

di PINO NANOValerio Giacoia per il Venerdì di Repubblica, Antonella Alba di Rainews24 per la Tv nazionale, Valerio Scarponi di Rai1 per gli Under 30, e Tatjana Dordevic di BBC News Serbia per la stampa estera.

Solo loro i vincitori assoluti della ottava edizione del Premio giornalistico internazionale “Cristiana Matano”, il Premio dedicato alla giornalista prematuramente scomparsa l’8 luglio del 2015 e che quest’anno aveva come tema di base Lampedusa, il Mediterraneo e le terre di confine del mondo: racconti di vita, bellezza, diritti e appartenenza.

Valerio Giacoia ha vinto con un reportage dal titolo “I bambini del Benin vivono di pietre”, reportage pubblicato sul Venerdì di Repubblica e in cui questo grande inviato della carta stampata racconta in maniera magistrale ed efficacissima il mondo dell’infanzia in paesi dove i bambini ancora muoiono di fame e di stenti, una perla del giornalismo moderno.

«Sono salito sul palco con un nodo alla gola però. Perché io so, e l’ho respirato in questi giorni, quello che rappresenta Lampedusa per tanti bambini, donne e uomini in fuga da una vita impossibile. Non è necessario stare in mezzo a una guerra. Si fugge da tante altre piccole e grandi guerre quotidiane che ti macerano, ti uccidono più dei proiettili e dei fuochi. Come hanno fatto tanti dei bambini spaccapietre del nord del Benin, la cui vita infernale, surreale, ho raccontato a gennaio scorso nel reportage che ha vinto. Fuggono, una volta diventati più grandicelli, attraversando le terre d’Africa e poi il Mediterraneo. Qualcuno certamente (quelli che ce l’hanno fatta) è passato dalla “porta” dell’Europa, Lampedusa appunto, quella che una volta varcata ti fa respirare un po’. Spesso, spessissimo soltanto un po’, perché chissà che cosa ti aspetta poi». 

Figlio d’arte – suo padre era Emanuele Giacoia, indimenticabile e straordinario volto storico del giornalismo sportivo in Rai, ma anche fratello di Riccardo Giacoia, uomo immagine e Vicecaporedattore della sede Rai della Calabria. Valerio Giacoia è il classico un cronista di strada, navigato e avvezzo ai mille climi del pianeta, che consuma le scarpe in giro per il mondo, una magnifica penna, e dentro il suo zaino una grande capacità di racconto letterario. 

«Ringrazio davvero per il premio, che mi ha consegnato il presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Carlo Bartoli. Così prestigioso che quasi mi imbarazza averlo vinto, credetemi. Ma il vero premio per me è che qualcuno in Italia abbia letto le storie dei diseredati che racconto da qualche anno. Il premio è che qualcuno abbia pensato a loro, anche soltanto il tempo di leggere un pezzo». 

Una vita, la sua, vissuta per strada, a caccia continua di storie da raccontare.

«Sì, è vero. Non mi è mai piaciuto stare seduto in redazione, ed è per questo, ma anche per tante altre cause che qui sarebbe lungo spiegare, che ho sempre preferito camminare per strada. Ho lavorato per lunghi anni tra Roma e Milano, tra le tante testate all’Ansa e in Mondadori, ma sempre sentendomi, come dire, costretto, ingabbiato. Non riesco a esprimermi al meglio seduto alla scrivania. Devo spaziare, vedere, toccare le cose, le persone, sentire il profumo del mondo, con tutta la sua bellezza e tutto il suo dolore. Quando ho potuto, sono scappato perciò. In giro per il mondo, per raccontare delle vicende di popolazioni dimenticate e oppresse. Quindi Medio Oriente, in Siria per esempio, in occasione dello scoppio della Primavera Araba, e anche di recente ad Aleppo, da dove ho raccontato per Il Venerdì la storia di quell’anziano signore collezionista di auto d’epoca, la cui fotografia di qualche anno fa che lo ritrae seduto su bordo del letto tra le macerie della sua casa mentre ascolta musica classica da suo grammofono fece il giro del pianeta ed è una delle immagini simbolo della guerra. Oggi lui è ancora lì, e la sua casa è rimasta così, devastata dalle bombe, insieme alla sua incredibile collezione di automobili d’epoca…».

Il suo primo reportage importante Valerio lo scrive dall’ America Latina, più esattamente da Buenos Aires.

«Sì, fu un viaggio emozionante. Fui il primo giornalista europeo a entrare nella casa della sorella di quello che oggi è Papa Francesco, Maria Elena. Fu divertente, perché per convincerla a farmi entrare dopo aver bussato al campanello mi inginocchiai. Lei colpita da questo gesto e dalle mie parole, “vengo dall’Italia e stavo giocando a tennis quando mi hanno ordinato di andare in Argentina, la prego mi dica che ne è valsa la pena di interrompere la partita e mi faccia entrare”. Mi fece accomodare. Bevendo il caffè, mi raccontò un bel pezzo di storia di suo fratello e della sua vita da bambino, e poi da ragazzino, dei suoi presunti amori e della sua passione per il calcio. Calpestai, e con grande emozione, anche la terra della favelas dove l’allora arcivescovo di Buenos Aires, Francesco Bergoglio, si recava in pullman e faceva tremare le gambe ai narcotrafficanti». (pn) 

Addio al giornalista e sociologo reggino Antonio Latella

Reggio e la Calabria piangono il giornalista reggino Antonio Latella spentosi ieri a Reggio a 78 anni. Grande professionista della comunicazione, è stato capo Ufficio stampa del Comune di Reggio Calabria e portavoce della Provincia di Reggio Calabria. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Messina e in Sociologia all’Università di Urbino, Latella è stato anche presidente dell’Associazione Sociologi Italiani. Esperto di comunicazione istituzionale ha collaborato con quotidiani e tv nazionali. È stato anche tutor per numerosi studenti delle Facoltà di Scienze della Comunicazione e giornalismo delle Università di Messina, dell’Unical e dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria.

Il Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso ha espresso le sue condoglianze anche a nome del Consiglio regionale ad Angela e Giampaolo Latella per la scomparsa del papà Antonio, «giornalista professionista e sociologo, per anni capo ufficio stampa del Comune di Reggio Calabria e firma di primo piano del giornalismo meridionale. L’affetto filiale e l’apprezzamento di tutti noi, per la sua riconosciuta umanità e la spiccata professionalità giornalistica, con cui ha seguito molte delle vicende politiche, sportive e culturali che hanno segnato, nel bene e nel male, la storia di Reggio e della Calabria, ne preserveranno la memoria».

Unanime il cordoglio in città dove Latella era conosciuto e apprezzato. Il Comune e la Città Metropolitana di Reggio Calabria, attraverso i sindaci facenti funzioni Paolo Brunetti e Carmelo Versace, hanno espresso sentimenti di profondo cordoglio per la sua scomparsa: «sociologo e giornalista, indimenticabile capo ufficio stampa di Palazzo San Giorgio, portavoce a Palazzo Alvaro e firma di primo piano del giornalismo calabrese.

«Lo ricordiamo – affermano i due sindaci ff – come un grande professionista, un pioniere della professione, capace di misurarsi con mezzi e linguaggi diversi, capace di innovare rispettando al contempo i riferimenti deontologici della professione, sempre al servizio dell’informazione, dei cittadini e dei lettori».

«In questo momento di profonda tristezza – concludono Versace e Brunetti – ci stringiamo al dolore della sua famiglia, in particolare dei figli Angela e Giampaolo, di tutti gli amici e di coloro che hanno avuto l’onore di incontrarlo nel corso della sua lunga carriera professionale, che gli ha offerto l’opportunità di raccontare alcune tra le pagine più importanti della storia cittadina». (rrc)

Ai figli Giampaolo e Angela, valenti colleghi giornalisti, l’abbraccio di Calabria.Live


IL CONGEDO DEL FIGLIO GIAMPAOLO

Caro Papà, la verità è che senza Mamma non riuscivi proprio a vivere e ti sei affrettato a raggiungerla, ché la sua assenza ti faceva sentire smarrito.
Quando la incontri, dalle un bacio da parte nostra. Uno di quei baci pudichi che le stampavi sulla guancia, vicino alla bocca, quando tornavi a casa la sera, stanco dal lavoro, e lei preparava la cena. La cravatta allentata, la borsa in una mano, la mazzetta dei giornali nell’altra. Quel bacio non era solo un gesto d’amore, era anche un sigillo ufficiale: la conferma che, nell’universo, era tutto al proprio posto.
Sei stato un padre e un maestro.
Ci hai trasmesso uno spropositato senso del dovere, il decoro delle istituzioni, i valori della giustizia, della libertà e della lealtà.
Sono cresciuto incollato a te. Ero la tua ombra. Allo stadio, in sala stampa, a Telespazio, al consiglio comunale e al consiglio regionale. “Saluta il sindaco!”. “Saluta il colonnello!”. E io, un nanetto paffutissimo e tutto serio, con aria solenne stringevo quelle manone. Tu sorridevi, orgoglioso.
Volevo essere te. Aspettavo che finissi di battere a macchina i tuoi articoli per sedermi al tuo posto e sognavo di scrivere a quella velocità, con quell’eleganza, la schiena dritta e le dita rapide come il tuo pensiero. Ti prometto che troverò la lettera mancante della tastiera della mitica Olivetti che ho ereditato da te, compagna di mille battaglie e talismano dell’esame da giornalista professionista.
Da bambino mi lasciavi davanti all’ingresso di scuola, dalle Francescane, e quando scendevo dalla macchina, dopo aver sistemato lo zaino sulle spalle, mi voltavo per incrociare quello sguardo penetrante e profondo. Strizzavi l’occhio e ci salutavamo con un gesto d’intesa: il pollice alzato, come fanno i piloti degli aerei quando si staccano dal finger, accendono i motori e si congedano dal personale di terra. D’altro canto, tu e Mamma ci avete insegnato proprio questo: “Volate alto”.
Tenevi alla giustizia più che alle regole. Alla lealtà più che alla forma. Quando marinavamo la scuola, visto che Palazzo San Giorgio era a cinquanta metri dal liceo, mi consegnavo nel tuo ufficio, alle otto e mezza, con l’aria del reo confesso. Facevi finta di incazzarti ma la mia assunzione di responsabilità valeva un cornetto caldo e la libertà di bighellonare sul corso con i compagni. Eri fatto così.
Poi la mia ombra sei diventato tu. Quando arbitravo eri il mio allenatore, il mio tifoso, “quarto uomo” ad honorem, autista e addetto al vettovagliamento preparato da Mamma per me e i guardalinee. Abbiamo macinato chilometri sull’autostrada e sulla pista di atletica. Al solo pensiero delle ripetute di 400 che mi facevi fare, mi tornano i crampi…
Ci siamo divertiti un sacco, Papà. E il dolore del distacco non può offuscare il grande privilegio di aver goduto di te e Mamma per più di quarant’anni.
Certo, adesso non sentirò più il telefono squillare alle 8 del mattino per commentare i quotidiani. Parlavamo ore e ore di politica, di Reggina e di Juve, di giornalismo, di società e di diritto. E di libri. Tanti, tantissimi libri. La tua ricca e disordinata libreria rappresenta ciò che eri, anzi, che sei: un figlio del popolo che, partendo senza grandi mezzi, si è affrancato da un destino già scritto, che sarebbe stato onesto e retto, ma inadeguato alla brillantezza del tuo pensiero. Ci sei riuscito con la forza dei sacrifici e dello studio matto e disperatissimo che ti ha portato a conseguire due lauree. Che orgoglio.
Ammiravamo quei pezzi scritti “in punta di penna”, come amavi dire tu. In sottofondo sento ancora la voce di Mamma durante le nostre telefonate fiume: “Lascialo stare, sennò fa tardi al lavoro! Lascia stare u figghiolu!”. E sì, perché anche a quarant’anni suonati ero pur sempre “u figghiolu”, “u picciriddu ra casa”.
Ci manchi già, ma sarò forte come mi hai insegnato tu, memore di ciò che mi dicesti dopo i 12 interminabili minuti del test di Cooper: “Il campione non è chi non cade, ma chi, dopo essere caduto, si rialza”.
Ti autodefinivi un testimone del proprio tempo.
Dopo un anno di malattia che hai affrontato con la dignità di sempre, il tuo tempo terreno è finito, ma tu e Mamma vivrete in eterno nei nostri cuori. Ciao Papà. (gpl)

Al chirurgo oncologico Giovanni Perrone sarà conferita la cittadinanza onoraria di Grisolia

Il 30 giugno, a Grisolia, alle 19.30, sarà conferita la cittadinanza onoraria di Grisolia a Giovanni Perrone, chirurgo oncologico.

«Nato a Grisolia ma poi allontanatosi per ovvi motivi di studio e lavoro – ha detto – il dottor Giovanni Perrone ha accumulato prestigio in Italia e all’estero nel campo medico di alta specializzazione in chirurgia e, in particolar modo in Oncologia. Ha inoltre conseguito risultati di assoluto rilievo scientifico per la lotta contro il cancro. Non si è mai distaccato dalla sua comunità di appartenenza – aggiunge il primo cittadino – e molte volte ha dimostrato lo spessore delle sue doti umane quando, purtroppo, alcuni compaesani hanno avuto bisogno di un intervento chirurgico risolutivo o anche solo di un suo consulto, incarnando così un vero e solido punto di riferimento per Grisolia», ha spiegato il sindaco, Saverio Bellusci, nelle motivazioni.

Attualmente Giovanni Perrone è in pensione, dopo aver prestato servizio in strutture sanitarie della Lombardia ed è senior consultant di Chirurgia oncologica presso la casa di cura San Francesco di Bergamo. Tra le molte esperienze professionali e scientifiche di Giovanni Perrone si segnalano l’essere stato relatore in numerosi congressi italiani e internazionali oltre che autore di pubblicazioni scientifiche edite a stampa con Impact Factor. In carriera ha eseguito circa 15.000 interventi di chirurgia maggiore, prevalentemente in ambito oncologico. (rcs)

 

Addio ad Adriano Mazzoletti, grande storico di jazz e amico della Calabria

di GIUSEPPE NISTICÒ – Giornalista, scrittore e storico Adriano Mazzoletti è stato uno dei padri della diffusione della musica Jazz in Italia.

Ha scritto numerosi volumi, alcuni dei quali tradotti anche in lingua inglese in cui ripercorre la nascita e lo sviluppo del Jazz nel mondo e i suoi protagonisti.

I suoi erano sempre racconti semplici, senza alcuna retorica, di tipo popolare e ricchi di aneddoti e avventure che solo lui conosceva i personaggi da lui intervistati e poi diventati suoi amici e leggendari nella storia del Jazz.

Suo merito particolare è stato di avere capito per primo ed immediatamente l’importanza del Jazz in Italia, che egli ha sostenuto, esaltando una “Italian way”.

Oggi, anche in Italia abbiamo una serie di personaggi che stanno diventando una leggenda nel mondo come Paolo Fresu (tromba), Stefano Bollani (piano), Enrico Rava  e Fabrizio Bosso (tromba), Danilo Rea e Claudio Colasazza (piano), Amedeo Ariano e Roberto Gatto (batteria, etc), e di questo dobbiamo essere orgogliosi.

Amico della Calabria, è stato mio ospite in diverse occasioni sia a Soverato che a Cardinale. Amava particolarmente Soverato per il suo mare “donde Venere nacque” e per il suo lungomare da cui si godeva la meravigliosa vista del Golfo di Squillace.

Amava Cardinale per il fiume Ancinale e il ponte ad arco che portava al centro della  città, che sembrava un presepe, sotto la montagna e ricco di un centro storico con palazzi antichi e portoni, che come lui diceva, gli destavano meraviglia.

Ricordo, quando l’ho invitato a Cardinale per l’inaugurazione della piazzetta denominata dal Sindaco Piazzetta “Sal Nistico Sax Tenor Giant of Jazz in USA” di cui lui era un grande ammiratore.

Così, in quella occasione, aveva promesso che avrebbe scritto un capitolo sull’arte di Sal Nistico, un libro che Mario Raja, amico personale di Sal Nisticò, ed anche lui Tenor Sax stava scrivendo sulle origini e sulla storia di Sal Nistico.

In realtà, Sal Nistico era il nipote di Salvatore Nisticò, nato a Cardinale, emigrato agli inizi del Novecento negli Stati Uniti.

Tuttavia, il nipote Sal, nato negli Stati Uniti, non era mai tornato a Cardinale durante la sua vita. In quella occasione indimenticabile Adriano Mazzoletti ha avuto anche l’occasione di sentire il concerto del quartetto “Claude Colasaz” in cui hanno suonato al piano il mio figlio più piccolo  Salvatore, alla batteria il gigante Amedeo Ariano ed al contrabbasso l’eccellente Francesco Puglisi.

Purtroppo, la scomparsa di Mazzoletti non consentirà di lasciare nella storia questo suo racconto di Sal Nistico, certamente straordinario per la sua profonda conoscenza della storia del Jazz. Egli infatti, aveva descritto il fascino di altri sassofonisti come Charlie Parker, John Coltraine, Lester Young, Cannonball Adderley, etc.

Egli mi incantava per i suoi racconti per ore di aneddoti sui suoi rapporti internazionali che aveva avuto con i giganti del Jazz compresi Louis Armstrong, Billie Holiday, Miles Davis, Art Tatum, Thelonious Monk, e tanti altri, per cui io lo stavo a sentire per ore, con grande emozione ed ammirazione.

Dopo la sua scomparsa all’età di 88 anni, con questo mio ricordo la città di Cardinale tramite il suo Sindaco Danilo Staglianò, la città di Soverato tramite il suo ex Sindaco Ernesto Alecci ed il vice Sindaco Lele Amoruso e tutti gli appassionati di Jazz che sono numerosissimi in Calabria, vogliono tributare omaggio ad Adriano Mazzoletti, un uomo straordinario che con la sua umiltà, la sua impareggiabile vita ha affascinato per anni tante generazioni di appassionati di jazz nel nostro Paese. (gn)

(Giuseppe Nisticò, già Presidente della Regione Calabria nel 1995-1998, oggi Commissario del Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme)