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LAMEZIA TERME (CZ) - Le Città visibili in visita a San Lorenzo e Bagaldi

LAMEZIA TERME (CZ) – Le Città visibili in visita a San Lorenzo e Bagaldi

L’assocIazione di Lamezia Terme Le Città visibili è stata in visita in Aspromonte a San Lorenzo e a Bagaldi. Lo raccontano in un report diffuso alla stampa.

«Accolti e guidati dal caro ed eclettico amico Giuseppe (Peppe) Battaglia, architetto, guida naturalistica e turistica, profondo e appassionato conoscitore dell’area grecanica e non solo, abbiamo visitato il paese di San Lorenzo, sesto comune per estensione territoriale della provincia di Reggio Calabria, collocato a 800 mt s.l.m., dominante la vallata del Tuccio e comprendente un’area che va dalle cime dell’Aspromonte fino al mare Jonio. Ad accoglierci in paese troviamo America Liuzzo, vissuta in Venezuela fino a trent’ anni fa, oggi entusiasta ed appassionata guida nel suo paese d’origine. America ci racconta che in passato San Lorenzo era il principale centro interno della vallata del Tuccio, oggi è quasi spopolato; di antichissima fondazione, custodisce al centro della sua piazza un olmo di circa 600 anni annoverato tra i patriarchi d’Italia. Dall’Olmo, quasi protetto dalla Chiesa Protopapale e dalla Chiesa Dittereale, intitolata a S.Maria della Ceramia, parte la nostra passeggiata», scrive l’associazione.

Aggiungono: «Visitiamo la chiesa Protopapale (risalente all’XI secolo), a tre navate, in cui si trovano un altare maggiore in marmo policromo, una notevole statua in marmo di Santa Maria ad Nives, attribuita al Gagini, una statua lignea di San Lorenzo e un dipinto, di scuola caravaggesca napoletana, raffigurante il martirio del Santo. Un’antica icona bizantina, la Madonna della Cappella, viene custodita nel santuario omonimo in località San Pantaleone e portata nella Chiesa di Santa Maria della Neve a fine Luglio per poi rientrare al santuario il 12 Agosto, dando inizio alla festa che si conclude il 15 Agosto. La passeggiata continua fino alla zona alta del Castello, da cui ammiriamo uno splendido panorama che oggi ci regala un superbo Etna innevato che si staglia nell’azzurro terso».
Scendiamo dalle strette viuzze del quartiere Borgo e salutiamo America per continuare il nostro tour verso Bagaladi. Un pranzo con prelibatezze del luogo, preparate da operose mani maestre, ci aspetta al ristorante Porta del Parco di Bagaladi, gestito dalla Cooperativa Fra.Do.Ro (che gestisce anche il panificio “Antico forno dal 1930”). Facciamo onore alla tavola, su cui sfilano salumi e formaggi locali, piatti aspromontani tipici e abbondanti, conserve e prodotti da forno che apprezziamo e acquistiamo con entusiasmo prima di andare via».

«La Porta del Parco – è scritto ancora – è stata realizzata recuperando l’antico frantoio ad acqua Jacopino, dove è stato allestito il Museo dell’Olio; qui ci accompagna Peppe, la nostra fonte inesauribile di notizie. All’interno del Museo troviamo esposti strumenti antichi e inconsueti, in uso nei frantoi fino ai primi del Novecento. E’ un frantoio grimaldiano azionato da una ruota a trazione idrica ancora funzionante. Un’apposita sezione racconta la coltivazione e la produzione dell’olio, attraverso foto e filmati. Peppe sottolinea come questo vecchio frantoio, divenuto luogo di accoglienza e ospitalità del Parco dell’Aspromonte, racconta al visitatore una tradizione che non è solo un ricordo, ma il modo di vivere di questa terra. Adiacente alla Porta del Parco visitiamo l’azienda agricola Donnia, dove Peppe e la moglie Adalgisa portano avanti un progetto di turismo esperenziale, rivolto alle scuole e alle famiglie con l’obiettivo di creare un villaggio-fattoria didattica dove i visitatori potranno cimentarsi in attività manuali tipiche dell’artigianato come la lavorazione delle fibre tessili, la tessitura, la fabbricazione di corde, l’impagliatura delle sedie ecc…».

«Negli spazi aperti dell’uliveto, del bergamotteto e degli orti – aggiunge Le Città visibili – potranno inoltre svolgersi le raccolte dei prodotti coltivati trasferendo soprattutto alle nuove generazioni concetti di sostenibilità ed educazione ambientale. Nell’azienda verranno creati anche spazi lettura e si potranno consumare pranzi al sacco. Gli interessati possono rivolgersi direttamente all’architetto Battaglia».

«Ci spostiamo, successivamente, verso il centro del paese – raccontano – Il nome Bagaladi sembra derivare da Bagalà, probabilmente un cognome reggino, o dall’arabo Baha’ Allah, “bellezza che viene da Dio” o dal greco Val-aladi Valle dell’olio. Posto a fondovalle, è il più popolato paese interno dell’area grecanica è, come ci ha già spiegato Peppe, un centro di fondazione agricola che fonda la sua economia sull’olivicoltura; la vallata su cui sorge il paese è completamente ricoperta di ulivi secolari della specie sinopolese. Entriamo nella Chiesa parrocchiale San Teodoro Martire che custodisce varie meraviglie al suo interno: un gruppo marmoreo cinquecentesco di Antonello Gagini e un crocefisso marmoreo, databile, ritengono studi recenti, intorno al XVI secolo. Il Crocifisso proviene dalla perduta cappella dell’Annunziata, i cui resti ospitavano anche il gruppo scultoreo realizzato da Gagini nel 1504. Entrambe le opere furono trasferite in questa chiesa nel 1957, dopo un intervento di ricostruzione degli arti inferiori del Cristo, andati perduti nel terremoto del 1904».

Conclude il racconto: «Il crocifisso, ricavato da un unico blocco di marmo di Carrara, è scolpito su entrambe le facce e sul retro sono scolpiti al centro l’agnello pasquale sui bracci i simboli degli Evangelisti. Il gruppo scultoreo, noto come “Annunciazione” è considerato il primo esempio in cui Antonello Gagini si cimenta con l’architettura: due paraste e un architrave incorniciano la scena, decorata, inoltre, con elementi che richiamano motivi della Domus Aurea romana. Il gruppo ha due figure a tutto tondo, collocate entrambe su scannello, un leggío ed un tondo a bassorilievo dell’Eterno Padre circondato da cherubini. Il recente intervento di restauro sulle statue ha fatto emergere tracce di colore, come era tipico a quel tempo, nei risvolti delle vesti, su viso e occhi, ciglia e labbra, e tracce di martelletto per foglia d’oro sui capelli e i decori di gigli e di foglie. Incantati da queste meraviglie, ci dirigiamo, infine, alla pinacoteca di Palazzo Pannuti che espone le opere di Nunzio Bava, uno dei più importanti autori reggini del Novecento, di origini bagaladesi. La guida dell’architetto Battaglia è sempre un susseguirsi di scoperte e sorprese; abbiamo infinitamente apprezzato il suo modello di valorizzazione e promozione per la ripresa di un piccolo centro con ingegnosi e apprezzabili modi per far circolare l’economia locale e siamo impazienti di condividere con lui altri momenti di meraviglie ed emozioni». (rcz)