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L'OPINIONE / Antonio Latella: Lo scandalo della discarica La Zingara di Melicuccà

L’OPINIONE / Antonio Latella: Lo scandalo della discarica La Zingara di Melicuccà

di ANTONIO LATELLA – 90.000 metri cubi di portata, cinque vasche, questo è il progetto complessivo che si vuole realizzare in località “La Zingara” di Melicuccà, in un cuneo di terrà incastonato tra i comuni di Bagnara Calabra e Sant’Eufemia d’Aspromonte, un promontorio a 550 m.s.l.m., nel cuore della Costa Viola, tra distese di uliveti secolari e campi di grano antico, su un reticolato di falde acquifere che possono incidere, anche indirettamente, sulle sorgenti di acque potabili che alimentano i comuni di Palmi, Seminara, Melicuccà e Bagnara, come accertato nel 2021, da due distinti studi dall’Ispra e dal Cnr.

Eppure non è la prima volta che ci provano! Già nel 2014 il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Reggio Calabria aveva eseguito un sequestro e ne era venuto fuori un procedimento penale conclusosi, come spesso avviene in Italia, con provvedimento di archiviazione del Giudice per le Indagini Preliminari di Catanzaro per decorso dei termini di prescrizione relativi ai delitti oggetto di provvisoria attribuzione.

Il Gip di Catanzaro, tuttavia, non perse l’occasione per affermare in sentenza il principio secondo cui la definizione del procedimento penale non produce effetti sull’autonoma e doverosa azione amministrativa che andava rinnovata, eseguendo la bonifica della nuova e della vecchia discarica. Sì, perché non bisogna dimenticare che accanto alla costruenda vasca ne esiste una vecchia dismessa, già dichiarata sito inquinante, ad oggi non ancora bonificata, nonostante la disposizione dello stesso GIP di Catanzaro.

Pare invece che qualcuno abbia deciso che tutte le inefficienze e gli insuccessi in materia di programmazione dello smaltimento dei rifiuti degli ultimi venti anni debbano essere “sotterrati” nel bel mezzo di un’area verde, tentando di spingere (con destrezza) sotto lo zerbino della Costa Viola “la monnezza” dell’intera area metropolitana di Reggio Calabria.

Proprio così, con destrezza e rapidità, perché diversamente non si spiega la ragione per cui tutto ciò non debba passare per le procedure ordinarie, ma avvenire a colpi di “ordinanze contingibili e urgenti” che bypassano leggi dello stato, ponendo forti limiti o addirittura sospendendo le garanzie costituzionali poste a tutela della salute e dell’ambiente.

Per carità, anche le ordinanze contingibili e urgenti sono normate dall’ordinamento, ma possono essere attivate solo nel caso in cui sia accertata l’impossibilità di differire l’intervento ad altra data -in relazione alla ragionevole previsione di un danno incombente (urgenza) – e di non poter fare fronte al pericolo imminente con gli ordinari mezzi offerti dall’ordinamento giuridico (contingibilità).

In questo caso, considerato che la cosiddetta “emergenza rifiuti” è ormai un fatto strutturale che la Regione Calabria e la Città Metropolitana conoscono da anni, ma non riescono a risolvere, trasformarlo, per incapacità, in emergenza non giustifica l’utilizzo di tali procedure e il conseguente annullamento delle garanzie costituzionali a tutela della salute e dell’ambiente.

Su questo punto un importante monito l’ha dato la prima sezione del Tar Calabria con la sentenza pubblicata il 22 luglio u.s., con la quale nell’accogliere il ricorso proposto da associazioni e singoli cittadini contro l’ampliamento della discarica nel Comune di Crotone – località Columbra, afferma che il ricorso alle ordinanze contingibili e urgenti, può avvenire solo in caso di extrema ratio, quando, cioè, è impossibile utilizzare le procedure ordinarie, ricordando che tali ordinanze sospendono diritti costituzionali primari.

Non si comprende, infatti, perché l’allora Presidente della Regione Calabria, nel 2020 (ord. presidenziale n. 45/2020) e oggi il Sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Cal. abbiano, per avviare la discarica di Melicuccà, derogato per ragioni di contingibilità e urgenza (non sussistenti allora e non sussistenti allo stato) le principali procedure che garantiscono la tutela della salute e dell’ambiente: la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e l’Autorizzazione integrata Ambientale (Aia) senza le quali si aprirà una discarica in assenza di pronunce di compatibilità ambientale da parte degli organi preposti, in barba alla tanto declamata sicurezza.

È incomprensibile inoltre capire come possa essere realizzata una discarica a 500 metri dal nucleo abitativo di Pomarelli di Bagnara Cal. quando il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Calabria n. 156, del 19 dicembre 2016 e ss. mm ii., prevede una distanza minima di 2.000 metri, come confermato nei giorni scorsi dal TAR Calabria, con riferimento al precitato caso della discarica di località Columbra di Crotone.

Il perché tutto ciò accada è un fatto che allibisce e non poco, anche se viviamo nel tempo del “tutto è possibile”, soprattutto in politica. 

Sorprende, invece, perché un Presidente così attento all’ambiente, come pare essere Occhiuto, e la Vice Presidente Princi, con carta di identità tutta reggina, non azionino i poteri sostitutivi che la legge concede loro (art. 2, c. 1, L.R. n. 14/2014) in materia di <controllo del servizio di gestione dei rifiuti urbani>. 

Presidente Occhiuto, Vice Presidente Princi, finché siete in tempo, fermate questo scempio! (al)

[Antonio Latella è presidente di Cittadinanza Attiva Pellegrina]