Era giusto un anno fa: il 26 gennaio i calabresi sceglievano la Santelli.

di SANTO STRATI – È passato giusto un anno, non ce ne siamo forse nemmeno accorti. La pandemia ha stravolto le nostre abitudini, ha rivoluzionato la personale misura del tempo che ognuno gestisce in maniera diversa e ineguale, ha tranciato socialità e semplici gesti che oggi non sembrano più banali come apparivano. Il 26 gennaio 2020 i calabresi andavano alle urne per rinnovare il Consiglio regionale e sceglievano Jole Santelli. Prima donna presidente di Regione, in tutto il Mezzogiorno, con una insospettata carica di vitalità e voglia di innovazione che avrebbero stupito anche i più scettici e disorientato qualche avversario politico. La compianta Jole pensava di avere più tempo da dedicare alla sua Calabria, invece ha lasciato un grande vuoto, proprio quando stava conquistando gran parte dei suoi conterranei. Un vuoto, ahimè, malamente coperto in attesa di un voto che s’allontana ogni giorno di più.

Sembra una pellicola d’altri tempi: i confronti verbali, animosi e veementi, tra quattro competitor di cui due, in ogni caso, già fuori gioco prim’ancora dell’apertura delle urne. Una legge elettorale che ignorava il voto disgiunto e non prevedeva la clausola della parità di genere. Quest’ultima norma è stata sanata, prima che ci dovesse pensare il Governo per decreto; è rimasta fuori quella del voto disgiunto che mancherà ancora una volta al prossimo appuntamento elettorale. Una norma che permette di scegliere un Presidente e assegnare a una lista avversaria il voto di preferenza, appunto in maniera disgiunta: chissà se con Pippo Callipo avrebbe funzionato. A proposito, secondo la Regione si vota l’11 aprile, la domenica dopo Pasqua, ma è una data che non trova credibilità vista la situazione della pandemia. ufficialmente l’emergenza è stata estesa a tutto aprile, quindi non si capisce come si possa pensare di allestire i seggi elettorali. La data più probabile rimane quella del 9 giugno destinato a diventare un election-day (si vota per il rinnovo dei sindaci di Roma, Milano, Napoli, etc) a cui si aggiungerà, con buona probabilità la consultazione calabrese.

Per la quale, occorre dirlo, si continua a registrare un’incertezza che lascia perplessi gli osservatori, ma soprattutto stranisce gli elettori. Escludendo l’immediata presentazione delle liste di Carlo Tansi (con capofila quella di Tesoro di Calabria, che aveva già corso – senza successo – lo scorso gennaio) e l’annuncio del sindaco di Napoli, non ancora ex, ma pronto alla sfida calabrese Luigi De Magistris, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra tutto tace. Ovvero, non è proprio così, ma il vizio della sinistra divisiva più che mai, che non trae alcun insegnamento dalle batoste passate, rimane in primo piano, quasi allineato al silenzio tutt’altro che magico della destra. Circolano, ovviamente, tanti nomi, si prefigurano scenari insostenibili e fantasiosi, ma allo stesso tempo non si creano le condizioni per offrire agli elettori un quadro di riferimento, una sottospecie di programma – dall’una e dall’altra parte – che aiuti a motivare una scelta di campo.

In questa incertezza e nel disorientamento pressoché totale è ovvio che la posizione di De Magistris, amato e odiato in pari misura in Calabria, trova terreno fertile tra i delusi della politica tradizionale, i fuoriusciti del partitismo sopra tutto, i sognatori e i disgustati delle elezioni: il civismo che Tansi ha lanciato (con buoni risultati a Crotone) può trovare ampia replica a livello regionale e una figura come quella del sindaco di Napoli può rappresentare l’elemento di “rottura” con il passato e un segnale di prospettiva per la nascente nuova consiliatura. C’è l’intesa Tansi-De Magistris? Lo ribadiamo: se Tansi accetta di fare il vice ci sono buone possibilità di raccogliere consensi e i numeri necessari a impensierire destra e sinistra; se Tansi continua a credere che senza di lui c’è solo il diluvio, ci sarà solo una corposa dispersione di voti e la battaglia sarà di nuovo a due e nessuno dei due avrà la maglia arancione.

Sembrano maturi i tempi per una netta affermazione del cosiddetto civismo, ma non bisogna dimenticare che in ogni elezione la differenza la fanno i numeri. Tansi viaggia oggi in una forbice tra il 7 e il 10% di consensi, più o meno le stesse percentuali di partenza che potrebbe vantare De Magistris. Con grande generosità si può ipotizzare un 20% di base, cui aggiungere un 3-4% dei Cinque stelle e un altro generoso 3-4% di liste civiche di supporto: arriviamo al 28%. Se si associano i voti dei democratici, la musica cambia e cominciano i dolori per la destra. Ma gran parte degli elettori calabresi del pd non è detto che abbraccino senza riserve l’ipotesi De Magistris, anzi la tendenza è proprio all’opposto. Di certo De Magistris non potrà contare sui voti dei fedelissimi di Oliverio, il quale non si candida ma – secondo noi – ha un asso nella manica da lanciare al momento opportuno – per sparigliare i giochi nel centro-sinistra. Il candidato ideale Nicola Irto (già presidente del Consiglio regionale e oggi uno dei vice) non trova a Roma lo spazio che meriterebbe e provoca conflittualità continue tra le varie posizioni. L’alternativa sarebbe Antonio Viscomi (già vicepresidente della Regione con Oliverio, oggi deputato) che però non trova consensi nella provincia reggina e nel Catanzarese. E allora? C’è il rischio che De Magistris si trovi a correre (e vincere) per assenza di avversari a sinistra. L’esperienza (infelice) con Callipo dovrebbe, però, far riflettere il Nazareno e gran parte della Direzione dem.

Diversa la situazione in casa del centro-destra. Salvini, con mossa intelligente ha sostituito il suo fedelissimo Cristian Invernizzi, commissario per la Calabria, con un segretario vero, espressione del territorio (l’avv. Gianfranco Saccomanno di Rosarno) e gli ha messo a fianco il sindaco di Taurianova, Roy Biasi, che è stata l’unica gioia per la Lega alle ultime elezioni amministrative del Reggino: non cambierà molto per i numeri che può raccogliere in Calabria, ma almeno non ci saranno mal di pancia tra i candidati che Saccomanno non saprà curare.

Forza Italia che detiene il diritto (?) di avere il presidente ha molti nomi da spendere, ma non ne fa nemmeno uno. Non vuole giocare sulla sorpresa, in realtà sta aspettando di capire cosa succede al Governo. Il Conte Ter, che appare la soluzione più probabile, non cambierebbe gli attuali equilibri politici in Calabria, ma se la situazione – assurdamente – dovesse precipitare e si realizzasse la fine anticipata della legislatura, beh, le cose cambierebbero radicalmente. Non c’è posto per tutti i parlamentari uscenti, ognuno cercherà soluzioni alternative e la Presidenza della Regione diventa, allora, un obiettivo seducente. Il riferimento, per chi non l’avesse capito, è per il deputato Francesco Cannizzaro, attuale responsabile provinciale di Forza Italia, che vanta amicizie trasversali e importanti e non scarterebbe l’idea di correre in prima persona, a dispetto dei vari Roberto Occhiuto, Gianluca Gallo, o della valida alternativa femminile Maria Limardo (attuale sindaca di Vibo Valentia).

La giornata di oggi, con il presidente Conte che presenta le dimissioni a Mattarella e sancisce la fine del suo governo è una giornata che fa dimenticare il 26 gennaio di un anno fa: in attesa di aspettare la notizia del reincarico, il pensiero non può non correre a dodici mesi fa. Eravamo felici e non lo sapevamo: non c’era la pandemia, il ministro per il Sud Peppe Provenzano stava limando il suo fantastico Piano per il Sud da 100 miliardi in dieci anni, e i calabresi andavano a scegliere il nuovo Consiglio regionale. Un anno dopo siamo in emergenza covid, in piena crisi economica, e senza governo. Non c’è da stare allegri. (s)

Jole Santelli è tra le ‘110 donne del 2020’ per il Corriere della Sera

Jole Santelli, la compianta presidente della Regione Calabria scomparsa recentemente, è stata indicata tra le 100 donne del 2020 per il Corriere della Sera a cura di Federica Seneghini.

Nell’articolo a firma di Fabrizio Caccia, si legge che «ora riposa nel cimitero di Malito (Cosenza) accanto ai suoi genitori. Fino all’ultimo ha combattuto con la malattia, era il Natale scorso quando accettò l’invito di Silvio Berlusconi a candidarsi per la presidenza della sua regione. Il mese dopo vinse, spendendosi in una campagna elettorale a perdifiato. Con il suo esempio e il suo sacrificio ha fatto coraggio a tanti malati oncologici, mostrando loro che comunque c’è tutta una strada chiamata vita da percorrere, prima di arrendersi. Se n’è andata il 15 ottobre, a 51 anni, forse nel sonno, forse per una volta senza soffrire. «La Calabria è la regione dei colori, mai più grigio, nero, opacità», sono le parole di una canzone che scrisse lei stessa, per darsi la spinta durante la volata finale. Dopo cento comizi, perse la voce ma mai il sorriso. Più forte, sempre, di tante battute sessiste e oltraggi anche postumi ricevuti». (rrm)

 

Intitolata la Cittadella Regione a Jole Santelli

La Cittadella Regionale porta il nome di Jole Santelli, la compianta presidente della Regione Calabria scomparsa recentemente.

La cerimonia di intitolazione è avvenuta alla presenza del presidente f.f. Nino Spirlì e degli assessori regionali, e ha visto l’inaugurazione di una targa  intitolata a Santelli, posizionata nell’ingresso principale della Cittadella regionale. La stele è stata benedetta dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone.

È stato il presidente Spirlì a pronunciare il discorso per l’intitolazione del palazzo del governo regionale.

«Oggi – ha esordito – è il compleanno di Jole Santelli. Avremmo dovuto festeggiare in altro modo, ma non ci è stato dato di poterlo fare. Ma questa giornata non poteva passare senza che ci fosse un regalo della Calabria al politico che, quanto e più di tutti gli altri, ha segnato un passaggio nuovo nel linguaggio, nell’approccio, nel disegno e nei risultati politici».

Intitolazione Santelli

«Come ha avuto modo di dire anche il procuratore Gratteri – ha continuato – Jole è e resta il politico su cui non si può dire una parola negativa. Lei ha sfondato dall’interno le porte di questo palazzo, è entrata con un sorriso e ha aperto le porte a tutti i calabresi. In questo palazzo non ci sono più onorevoli, ci sono amici che si stanno occupando dei diritti e delle necessità di tutti i calabresi con confidenza, con fratellanza».

«La Giunta – ha detto ancora – è formata da tutti noi che siamo orfani e vedovi di Jole. Allo stesso tempo, in queste settimane non l’abbiamo mai sentita lontana, perché lei ha segnato un solco talmente profondo e corposo, nella politica e in questa amministrazione, che non ci si può allontanare, da quel solco. Jole è stato un seminatore di grano buono, e abbiamo anche il piacere di vederne già i frutti. Noi continueremo ad amministrare con buon senso fino all’ultimo giorno: quello ci ha insegnato Jole, quello ci ha chiesto e quello faremo».

Monsignor Bertolone benedice la targa di intitolazione al presidente Santelli

«Jole – ha aggiunto Spirlì – è stato ed è un grande politico, perché le sue intuizioni non sono solo figlie delle conoscenze del passato, non sono rivolte solo al presente: la sua visione avveniristica era veramente geniale. Non è mai stata pregiudizievole, non si è mai allontanata da nessuna differenza: le ha accolte tutte perché Jole è stata un cristallo dalle mille sfaccettature. Lo ha dimostrato e lo dimostra ancora, perché il suo progetto non è morto».

«Jole – ha concluso Spirlì – è riuscita a spalmare questo suo amore dal Pollino allo Stretto. Non c’è un territorio che non l’abbia sentita “madre”, con quella sua capacità di essere dolce e nello stesso tempo forte. È sempre stata sorella: chi non l’ha sentita come tale era distratto. E questo la Calabria l’ha capito. Quando Jole si è allontanata da noi, non abbiamo avuto il minimo dubbio sul fatto che questa nuova Cittadella dovesse rimanere per sempre la casa di Jole. Sono convinto che lei sia molto felice di una decisione alla quale non avremmo potuto rinunciare, perché così è stato scritto dai calabresi, da tutti i calabresi».

La platea della sala verde con le autorità

«Jole Santelli – ha detto monsignor Vincenzo Bertolone – non è mai stata una donna di parte, ma ha fatto del dialogo il suo modus vivendi. Questo è l’esempio migliore che lascia alla classe politica regionale».

«La sua figura politica – ha aggiunto – mi ricorda Guareschi e i suoi personaggi, don Camillo e Peppone, che a Brescello litigavano per la loro diversità, ma che poi si univano con affetto dinanzi ai problemi: ecco, lei non ha mai litigato con nessuno ed è sempre stata disponibile con tutti».

«La famiglia Santelli – ha proseguito il presule – è fiera, e deve esserlo, per il fatto che il Corriere della Sera abbia inserito Santelli tra le 110 donne più influenti del 2020. Tutto ciò è avvenuto non solo per la sua morte, ma per la capacità di avere un’idea del futuro e di lasciare una traccia e un solco profondi nella nostra terra. La sua figura riporta alla mente le parole pronunciate da Papa Francesco nella giornata mondiale della pace del 2019, con l’esortazione alla politica di avere dei simboli di bene comune che rappresentino i bisogni di tutti senza particolarismi».

«L’intitolazione – ha detto l’assessore al Lavoro, Fausto Orsomarso – è stata una scelta doverosa, condivisa dal Consiglio regionale e dall’opinione pubblica. Intestiamo questa Cittadella, che non aveva ancora un nome, a chi ha espresso un modo nuovo di rappresentare la Calabria. Al di là delle appartenenze e dei colori, ha saputo rappresentare un sentimento che speriamo possa appartenere alle future generazioni».

«È una vittoria per tutti i calabresi che hanno conosciuto e amato il nostro presidente e che hanno voluto, fin da subito, che il palazzo della Regione le venisse intitolato. Il nostro lavoro – ha commentato l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo – è nato ed è cresciuto solo grazie a lei e alla sua lungimiranza, e questa consacrazione porta il suo nome, nel giorno del suo compleanno, indelebilmente nella memoria di tutti i calabresi che l’hanno amata per la sua diversità e la sua grande correttezza».

«Purtroppo – ha detto l’assessore all’Istruzione Sandra Savaglio – la vita è questa: si nasce e si muore e nessuno fa eccezione a questa regola. Fanno eccezione però quelle persone che lasciano un segno e che vivranno per sempre nella storia di tutti noi. Jole sarà per sempre una di queste persone speciali. Questa targa è il simbolo di quel che resterà per sempre nella storia della nostra regione».

«Quella di oggi – ha sottolineato l’assessore alle Infrastrutture Domenica Catalfamo – è una intitolazione alla prima donna calabrese che ha ricoperto il ruolo di presidente della Regione. Continueremo nella direzione condivisa con lei, nel segno di un entusiasmo travolgente. Opereremo con un fortissimo orgoglio di essere calabresi e di aver fatto parte della Giunta Santelli».

«Una giornata emozionante, un momento toccante che rimarrà indelebile nei cuori dei calabresi e nella storia politica di questa nostra regione. Quella di Jole è una figura decisa, determinata, che in questi pochi mesi aveva dato lustro anche a livello nazionale», ha evidenziato l’assessore al Bilancio, Franco Talarico. 

«Oggi – ha detto l’assessore all’Ambiente, Sergio De Caprio – non celebriamo solo la prima donna presidente della Regione Calabria, ma rinnoviamo il suo impegno e il suo esempio per la costruzione di una Calabria dei calabresi, fondata sull’uguaglianza nei diritti e nel lavoro, nel rispetto di tutti, con la partecipazione di tutti, per il bene comune. Questo è l’inizio di un giorno nuovo che appartiene alla Calabria».

«Da oggi a Catanzaro ci sarà la cittadella regionale Jole Santelli» ha dichiarato il deputato e capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera, Roberto Occhiuto all’Agi, che ha aggiunto: «Intitolare il palazzo della Giunta alla prima governatrice della Regione Calabria, scomparsa prematuramente e tragicamente, è un gesto importante, dall’alto valore simbolico e che dà anche a livello nazionale la rappresentazione plastica del vuoto che Jole ha lasciato in tutti noi e nella sua terra».

«Oggi – ha concluso – avrebbe compiuto 52 anni, la sua vita è stata passione, coraggio, determinazione. La ricordiamo con sincera commozione, e con tanto affetto».

«La sede della Regione Calabria diventa ‘Cittadella Jole Santelli’. Un omaggio alla nostra Jole, la prima donna presidente della Regione che nonostante la malattia fino all’ultimo ha lavorato per la Calabria e per i calabresi. Oggi avrebbe compiuto 52 anni, avremmo voluto averla qui con noi» ha scritto su Facebook il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini.

«Da oggi e per sempre, la sede della Regione Calabria porterà il nome della Presidente Jole Santelli. È un orgoglio e una responsabilità partecipare a questa emozionante cerimonia di intitolazione, che rende Jole Santelli ancora più presente e prossima a ciascuno di noi» ha scritto il consigliere regionale di Forza Italia Raffaele Sainato

Forza Italia Giovani ha ribadito che l’intitolazione della Cittadella regionale alla Santelli è «un piccolo grande gesto per una Donna che ha vissuto una vita intera al servizio della propria Comunità con immenso amore e dedizione».

Cerimonia di intitolazione Cittadella regionale a Jole Santelli

DAL PORTO DI GIOIA RIPARTE LA CALABRIA
L’EUROPA DEI CONTAINER È ORA PIÚ VICINA

Il primo treno meri, partito da Nola e carico di container, è arrivato al Porto di Gioia Tauro ieri: una giornata storica per lo scalo merci, il più grande del Mediterraneo, destinato anche a diventare il più importante. Con non poche emozioni, i portuali hanno salutato l’arrivo del convoglio che segnala fine delle limitazioni di trasporto per il Porto di Gioia Tauro, prima limitato al semplice transhipment (ovvero il trasporto dei container e lo scarico in banchina, e da ieri diventata una meravigliosa realtà di intermodalità. Che tradotto in parole semplici significa trasporto completo: dalla nave direttamente sui vagoni merci e subito via con destinazione Europa, senza doverli caricare sui tir e mandarli allo scalo ferroviario più vicino.

Sono appena cinque km di tratta, un vergogna inaudita, trascinatasi per circa 20 anni tra un rimpallo e l’altro su di chi fosse la competenza a realizzare quel breve tratto di strada ferrata che avrebbe permesso al Porto di Gioia di pensare in grande. La stessa vergogna di avere portato, prima che arrivasse il “salvatore” Aponte, al quasi disastro il porto stesso, senza visione strategica, senza futuro, sempre più cancellato dalla rotte. Eppure, per la sua posizione centrale e strategica nel Mediterraneo, il Porto di Gioia Tauro rappresentava, rappresenterà,  un bel problemi per i porti del Nord Europa, come Amburgo, Anversa, Rotterdam, perché mandare i container in Calabria porterà grandi vantaggi sia in termini economici sia in termini di tempo. È evidente a tutti – tranne che ai nostri governanti che hanno escluso lo scalo di Gioia dalla cosiddetta Via della Seta – che con il collegamento ferroviario operativo, il rilancio del Porto di Gioia nei confronti dell’Europa diventa sempre più fattibile. E bisogna dare il merito di questo “miracolo” alla caparbia ostinazione della compianta presidente Santelli: la Jole, ai primi di marzo, prim’ancora di presentare la sua Giunta, aveva preso in carico la questione del gateway ferroviario. La presidente Jole credeva nel Porto di Gioia e nel suo possibile rilancio in grado di costituire un volano per tutta l’area Zes. Il ragionamento della Santelli era semplice: la fine del solo transhipment, condizionato dall’assenza del collegamento ferroviario, avrebbe creato un completo servizio di smistamento dei container verso i mercati europei. Il Porto di Gioia Tauro, al centro dell’area Zes, con l’estensione dell’operatività h24 e la realizzazione dell’agognata intermodalità poteva diventare il centro nevralgico del Mediterraneo per il traffico merci e il punto di ripartenza per lo sviluppo della Calabria.

Gioia, dunque, rappresenta la riscossa di quel Sud laborioso e pieno di risorse che si sentiva tagliato fuori dai grandi obiettivi europei: il traffico merci rappresenta, attraverso le autostrade del mare e l’utilizzo di container (con navi sempre più grandi che Gioia Tauro è in grado di ormeggiare senza il minimo problema) un elemento distintivo nel processo di sviluppo del Mezzogiorno. È da qui che riparte la Calabria, da qui che riparte il Sud, perché il terminal che può contare ora sull’intermodalità può mettere a frutto politiche di crescita e sviluppo impensabili. Aveva detto la Santelli, in un incontro col sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà: ««Avevo promesso un impegno serio in questo senso e in sole due settimane di intenso lavoro, ho recuperato un blocco che durava da vent’anni per una struttura costata fin qui 20 milioni di euro che rischiava di diventare un monumento allo spreco, per una ventennale disputa giudiziaria su 4 km di raccordo ferroviario. Il blocco era dovuto ad una controversia tutta interna alla Regione. Abbiamo recuperato la proprietà da Corap, ex Asi, comunicato al MIT che avevamo svolto i “compiti a casa” e che eravamo in grado di far partire l’accordo con RFI, già pronta con gli investimenti. A breve sarò sulla tratta ad aprire il cantiere. Uno sblocco necessario perché la “porta sul Mediterraneo” oggi diventa “la porta dell’Europa”». Parole profetiche e, soprattutto, un grande senso del fare, la compianta Jole. «In meno di tre settimane – aveva sottolineato Gianluca Gallo, quando ancora non era assessore – la Santelli è riuscita in un mezzo miracolo: cancellare ritardi antichi ed assicurare alla Calabria la realizzazione di un’opera infrastrutturale da tanto, troppo tempo attesa». E la deputata forzista Maria Tripodi, in occasione dell’annuncio dell’avvio dei lavori del gateway, disse della Santelli: «è riuscita a mettere attorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati al completamento della tratta ferroviaria, superando gli ostacoli burocratici che ne avevano impedito la realizzazione. È questa la strada maestra da seguire per la rinascita della nostra regione».

Questo collegamento, per il quale è quanto meno doveroso dire grazie alla presidente Jole, è la dimostrazione che non è vero che la burocrazia è imbattibile: una sciocca disputa ha tenuto bloccata 20 anni un piccolo tratto di strada ferrata dal grandissimo valore. Ora si tratta di sfruttare le opportunità offerte dal gateway. «La Regione – ha detto il presidente ff Nino Spirlì – è impegnata a concludere le attività per il trasferimento a Rfi del tratto ferroviario che da Rosarno porta al gateway, attraverso la stazione di San Ferdinando. Questo passaggio consentirà di connettere il Porto con la rete ferroviaria nazionale e internazionale. Allo stesso tempo, grazie all’accordo per l’area integrata di Gioia Tauro, sono già stati definiti i progetti per l’adeguamento e la riqualificazione viaria che miglioreranno la connessione tra l’area portuale e l’autostrada A2. Finalmente Gioia Tauro ottiene ciò che merita».

Anche il presidente degli industriali reggini Domenico Vecchio ha commentato con soddisfazione l’arrivo del primo treno di container a Gioia: «è un risultato atteso da tutto il sistema imprenditoriale locale e destinato a segnare, auspichiamo in modo duraturo e stabile, un cambio di rotta di portata storica per il presente e il futuro del più importante insediamento produttivo della Calabria. Oggi possiamo parlare a pieno titolo di Gioia Tauro come di una realtà moderna, all’avanguardia, capace di attrarre investimenti e pertanto perfettamente in grado di affrontare le complesse sfide della competitività imposte dai mercati internazionali. Una bellissima pagina di riscatto, che va di pari passo ai dati estremamente positivi registrati dal porto di Gioia Tauro in questo 2020 che, in forte controtendenza rispetto ad un anno funestato praticamente in ogni ambito dalla pandemia da Covid-19, si chiude con una crescita dei traffici di circa il 25% con una movimentazione annuale di oltre 3 milioni di teus che ha visto approdare sulle sponde gioiesi le più grandi navi portacontainer del mondo».

«Ad ulteriore riprova – ha sottolineato il presidente Vecchio – dell’eccellente lavoro condotto dal terminalista Til-Msc che fa capo al gruppo Aponte, il cui impegno sta conducendo Gioia Tauro con slancio, competenza e visione prospettica, passo dopo passo, verso un posizionamento di primissimo piano nel quadro della connettività internazionale. Adesso, auspichiamo che questo traguardo restituisca centralità e rilievo a Gioia Tauro nel quadro di una più ampia e strutturata strategia di sviluppo industriale nazionale che veda, proprio nel nostro scalo, il motore dell’economia e lo strumento di rilancio dei livelli occupazionali».

Secondo il consigliere regionale Domenico Giannetta il Porto «dotato di un proprio Terminal, può ambire a connettere i traffici movimentati tra l’estremo oriente e l’Europa. Dopo anni bui, sta vivendo un momento storico luminoso, frutto di una gestione commissariale sapiente e di investimenti efficacemente orientati a una sana politica di rilancio, rispetto alla quale questa legislatura regionale ha saputo fare, e bene, la propria parte. Ho inteso appurare – ha detto ancora Giannetta – dalla viva voce della leadership del Porto, i dati di impatto della struttura, che, nonostante la pandemia e la crisi internazionale che ha colpito i trasporti e i commerci, non solo hanno tenuto ma sono addirittura in crescita. Un fatto importantissimo che, anche alla luce dei nuovi investimenti e dell’insediamento del Terminal, consente di affermare che finalmente il Porto ha intrapreso il percorso che merita. Ciò significa centralità nella funzione strategica dei collegamenti internazionali, sia via mare che, finalmente, possiamo dirlo, anche via terra».

Ha parlato del suo personale impegno il sen. pentastellato Giuseppe Auddino: «Da tempo indico a Governo e Regione come uno dei principali ostacoli al rilancio dello scalo sia la questione delle competenze tra vari enti e istituzioni, segnalando la necessità di istituire un’unica cabina di regia con cui affrontare tutti gli interessi del sito e armonizzare le azioni necessarie. Insieme al Ministero, all’attuale viceministro del Mit Cancelleri, e all’ottimo lavoro svolto dal commissario Andrea Agostinelli si è instaurato un proficuo dialogo con le parti interessate e la Regione Calabria. Oggi parliamo di un altro grande risultato ottenuto! Il sogno del trasporto ferroviario delle merci da Gioia Tauro verso i grandi mercati europei diventa realtà!». (rp)

SENZA VERGOGNA CONTRO LA SANTELLI,
MORRA NON SI SCUSA: LASCI L’ANTIMAFIA

di SANTO STRATI – Non è la prima volta che Nicola Morra, genovese eletto a Cosenza, senatore Cinque Stelle, presidente della Commissione Antimafia, si lascia andare a frasi inappropriate e offensive. Finché le allusioni e gli insulti fanno parte dell’abituale dialettica-scontro della politica, ci può pure stare, anche se il ruolo ricoperto da Morra consiglierebbe un minimo di contenimento e di prudenza. Invece Morra ama fare il protagonista, come quei presidi perfidi di una volta che umiliavano a fasi alterne insegnanti e studenti, solo per rimarcare la posizione di potere, senza curarsi se le umiliazioni ferissero o facessero danni di natura psicologica. L’importante è prevalere, intimidire per farsi notare, senza curarsi delle conseguenze.

Ma questa volta il sen. Morra ha passato il segno, scatenando una vera e propria rivolta, anche dei suoi colleghi di partito, contro le spregevoli espressioni riservate alla povera Jole Santelli. Accusando i calabresi di averla votata sapendo che era malata di cancro. La battuta, orrida, che offende non solo la defunta presidente ma tutti i malati oncologici, trattati come appestati senza diritto e, privati dall’illogica spocchiosità del sen. Morra anche del diritto alla speranza. Di cancro si può guarire, ogni giorno ci sono formidabili progressi della scienza che lanciano ai malati oncologici quei segnali che permettono loro di guardare al futuro. Quello che è incurabile e, ahimé, inguaribile è la stupidità e, soprattutto, la coglioneria umana. Con tutto il rispetto per il sen. Morra, che ci piace pensare non appartenga a nessuna delle due categorie, al quale ci permettiamo di suggerire una qualche moderazione, salvo che non lo diverta provocare, continuamente, indignazione con le sue parole.

Come avviene abitualmente in casi come questo, il sen. Morra, costretto alle scuse dal suo stesso Movimento, ha detto subito dopo di esser stato frainteso: «Chiedo scusa a chi si è sentito offeso da parole che sono state volutamente tagliate e cucite per far intendere ciò che non ho mai pensato. Io mi batto per una sanità pubblica universale che intervenga per chi è più debole e chi è più debole è il malato». Ma per correggere la gravità delle sue affermazioni («La Calabria è irrecuperabile»), ha usato le scuse per colpire di nuovo con una violenza verbale inaccettabile l’ex presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini (ieri si è dimesso e ha rinunciato anche all’incarico di vicecoordinatore regionale di Forza Italia), sputando letteralmente una sentenza di colpevolezza assoluta che non tocca al Presidente Antimafia emettere. E comunque non c’è stata alcuna manipolazione delle sue parole, ma le frasi sono state raccolte in diretta da Radio Capital e chiunque può ascoltare sul web le scellerate dichiarazioni.

In altri tempi, le dimissioni sarebbero stata un’onorevole uscita di scena, ma il sen. Morra difficilmente le presenterà, con la vergognosa copertura dei suoi compagni di partito: per i parlamentari grillini calabresi ad esclusione di Dalila Nesci, evidentemente, non è successo nulla. Un’anonima nota dei pentastellati dice asetticamente: «Le affermazioni del senatore Nicola Morra sulla presidente Santelli, i cittadini calabresi e i malati oncologici non rispecchiano il pensiero del Movimento 5 Stelle, che ne prende le distanze». Distanze prese anche dalla Rai che, con ammirevole presa di posizione, ha cancellato la partecipazione del sen. Morra al programma di Rai3 Titolo V a causa delle sue dichiarazioni inaccettabili espresse pubblicamente contro i calabresi e contro la defunta Jole Santelli.

Qualcuno dovrebbe spiegare al sen. Morra che è presidente della Commissione Antimafia (e non di un discutibile quanto inaccettabile Comitato di Giustizialismo sfrenato), che la nostra Costituzione (art. 27, secondo comma) garantisce la presunzione d’innocenza fino alla condanna definitiva. E non è tollerabile che si alimenti la macchina del fango che mediaticamente stritola tutti, colpevoli (presunti fino alla condanna) e innocenti (presunti fino all’assoluzione definitiva), delegittimando ruoli, funzioni, istituzioni, rovinando – spesso ingiustamente – vite, carriere e famiglie. Con quasi sempre lunghissime (e non sempre necessarie) custodie cautelari: quanti sono i detenuti (anonimi) in attesa di giudizio che, dopo molti anni, si vedono riconosciuta l’assoluta estraneità ai fatti delittuosi che erano stati loro imputati? E chi ripaga reputazioni e vite distrutte?

È più che giusto che chi ruba, chi delinque, chi commette un reato sia giudicato e condannato (con ragionevoli tempi dei processi), ma non è accettabile che, soprattutto dai giornali, dalla tv, dalla testate online, si emettano condanne mediatiche che, troppo spesso, sono molto più dannose dell’eventuale condanna definitiva. Significa gettare fango, facendo diventare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare come verità assoluta. La pubblica accusa, per mestiere, deve disegnare il profilo criminale dell’indagato, esasperando spesso i toni, ma sono accuse, non sono sentenze. Nelle 357 pagine dell’ordinanza del Tribunale ordinario di Catanzaro firmata dal giudice delle indagini preliminari si leggono accuse terribili anche nei confronti dell’ex presidente del Consiglio regionale. Toccherà ai giudici valutarle e determinare la colpevolezza o l’innocenza di tutti gli imputati, ma la stampa smetta di condannare con palate di fango chiunque finisce in un’indagine giudiziaria. Serve giustizia e chi esulta solo sulla base di accuse – non importa se circostanziate o basate sul nulla – non vuole giustizia, ma difende il giustizialismo più bieco che è il nemico numero uno della civiltà e della democrazia. Il nostro Paese e, soprattutto, la Calabria fanno volentieri a meno dei giustizialisti da strapazzo che non hanno la minima idea del concetto di libertà e di giustizia. (s)

Indignazione generale per le dichiarazioni del Presidente Antimafia Morra sulla Santelli

C’è rabbia e indignazione per le parole che il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, ha rilasciato a Radio Capital sulla compianta Jole Santelli.

«La scelleratezza di Morra non meriterebbe commenti. Ma non può restare impunita una volgarità così bassa nei confronti del presidente Jole Santelli» ha dichiarato il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, che chiede le dimissioni di Morra.

«Politico di alto rango – ha aggiunto – prestigiosa avvocata, donna esemplare, eroica combattente contro il male peggiore, che non era il cancro, ma la malapolitica e la politica sciacquatrippe. Della sua patologia, privata, personale, non ne ha fatto scudo, né strumento: ognuno di noi, nascendo, ha in tasca la fine. E, di essa, nessuno conosce l’ora di arrivo. Solo la stupidità è peggiore della morte, perché, la prima, dura una vita, mentre la seconda dura meno di un istante. Morra, alla perenne vergogna accompagni le dimissioni. Unico dovere».

«È vero. Jole Santelli, come qualcuno scrive, era una grave malata oncologica. Pensare e dire che solo per questo avrebbe dovuto rinunciare a vivere libera fino all’ultimo dei suoi giorni, o a spendersi per ciò in cui credeva, non è solo politicamente scorretto: è offensivo e indegno delle istituzioni che si rappresentano» ha scritto su Facebook dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo.

«La Calabria patisce la pandemia – ha scritto ancora Gallo – e soffre gravi problemi, e non da ora. Lasciamo lavorare i giudici, lasciamo che la giustizia faccia il suo corso. E se qualcuno ha sbagliato, che paghi. Ma la politica è altra cosa, e ci chiama ad assumere responsabilità, a dare risposte, a prospettare visioni. Non ad emettere condanne, non a smarrire l’umanità».

Per il consigliere regionale di Forza Italia e presidente della Commissione Antimafia, Antonio De Caprio, quelle di Morra sono «parole vomitevoli che offendono la memoria di una grande donna, libera, sognatrice e innamorata della propria terra, che ha speso tutte le sue energie, seppur provata da un male, che in vario modo hanno conosciuto tutti, con ripercussioni che stravolgono la visione della vita».

«Inqualificabili», a giudizio di De Caprio, sono infine le affermazioni sui calabresi in generale che si “meriterebbero” la difficile condizione che stanno vivendo: «Il senatore Morra, dall’alto del suo piedistallo, in barba all’empatia e al mero dovere civico che un politico dovrebbe avere – conclude il presidente dell’anti ‘ndrangheta – si permette di offendere anche un’intera popolazione. Quella popolazione, i calabresi, che in uno dei periodi più grigi della propria esistenza cerca di aggrapparsi alle speranze residue che le cose possano cambiare».

«Una parte di questi calabresi – ha concluso – alle elezioni politiche, aveva visto proprio nei 5 Stelle una possibile alternativa. Ma le aspettative sono state amaramente deluse, in questi anni il divario Nord-Sud si è acuito, la questione meridionale è stata affrontata al contrario. E i calabresi, alle ultime regionali, hanno deciso di voltare pagina.  Malgrado tutto. E malgrado i tanti Morra che popolano questo mondo».

«Le grandi questioni dell’esistenza, e i temi come la morte, il dolore, la malattia, l’esperienza della fragilità vengono trattati, da colui che dovrebbe essere un uomo delle Istituzioni,  con acredine e cattiveria» ha dichiarato il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, che chiede le dimissioni di Morra.

«Un balzo indietro – ha aggiunto – di chi pensa di essere candido come piatti e cristallino come bicchieri dopo un passaggio nella lavastoviglie 5Stelle.  Un messaggio, quello consegnato dal “Giustiziere Morra” che denota solo l’ambizione di emergere.  Questa disumanizzazione  propagandata  con linguaggio aggressivo che diventa odio e rancore non è assolutamente accettabile! In questo caso le scuse non bastano occorrono le dimissioni!».

Anche il consigliere regionale della LegaTilde Minasi, «chiediamo e pretendiamo le dimissioni del senatore Morra da presidente della commissione antimafia. Le sue dichiarazioni vanno stigmatizzate in ogni modo e non possono essere mitigate da scuse o da passi indietro perché anche i suoi debolissimi tentativi di difesa per lo squallido pensiero esternato sono paragonabili ad offese, sia per chi ha avuto l’onore di lavorare con la presidente Santelli sia per tutta la Calabria, additata quale regione ‘irrecuperabile’».

«È un messaggio terribile – ha aggiunto – quello che Morra ha veicolato, che va al di là dell’opportunità di averlo voluto esprimere senza tatto e bollando un intero popolo che, a detta sua, ha la classe politica che si merita. Dobbiamo ricordare a Morra che nel 2018 ha ottenuto una valanga di consensi, che gli permette ora di occupare uno scranno in una delle assise più importanti del paese, e che si trova lì per i voti di quella comunità che oggi egli denigra».

«Quei calabresi che, a detta del senatore del Movimento – ha proseguito Tilde Minasi – hanno i rappresentanti di cui sono degni: la conseguenza è logica e non va neppure spiegata. Quanti altri exploit del rappresentante grillino dovremo ancora registrare? Abbiamo ascoltato di tutto. Dal bollino etico per gli avvocati, passando per il ‘daspo’ ai commercialisti, tanto per ricordarne qualcuna. E’ francamente ora di dire basta a questo modus operandi da inquisitore e moralizzatore quando, di fatto, per la Calabria ha realizzato poco o nulla salvo che metterla alla berlina, soprattutto attraverso condanne mediatiche. Tutto ciò non si addice minimamente al ruolo che ricopre, occupato, a questo punto, in maniera immeritevole e diviene ancor più intollerabile se ci si sofferma sul trattamento riservato a Jole Santelli».

«È importante, quindi – ha concluso – che soprattutto le donne facciano oggi fronte comune contro le asserzioni di Morra, e chiedano che venga sostituito, ribadendo a più voci quanto la nostra presidente sia stata un esempio di forza, una donna dedita al suo lavoro ed alla sua Calabria fino all’ultimo (così come tante altre nella sua situazione), che non si è mai fatta scudo della sua malattia, non considerandola una situazione che avrebbe potuto e dovuto scalfire l’impegno quotidiano e costante, e in politica e nella sua vita privata. Questa è l’eredità più importante, che deve essere valorizzata per dimostrare quale sia la vera essenza della terra calabrese, dei suoi abitanti, che sicuramente non sono decorosamente rappresentati dalle parole di Morra, espresse da un pulpito che non dovrebbe più appartenergli».

Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia, nel suo intervento a Coffee Break in onda su La7, ha dichiarato che «mi fa piacere che il capogruppo del M5S alla Camera Crippa senta la necessità di prendere le distanze, in maniera netta, da affermazioni vergognose fatte dal presidente dell’Antimafia».

«Ieri – ha aggiunto – stentavamo a credere alle agenzie che stavano uscendo, perché con quelle affermazioni Morra è riuscito ad offendere la memoria di una persona che non c’è più come Jole Santelli, ad offendere tutti i calabresi che sembravano rei di chissà quale colpa, e ad offendere anche i malati oncologici».

«Abbiamo chiesto immediatamente – ha concluso la Gelmini – le dimissioni del presidente dell’Antimafia perché sono parole davvero gravi, vergognose, assolutamente improprie per il ruolo che Morra ricopre».

Anche  Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia ha dichiarato che «destano orrore e preoccupazione le sconvolgenti parole pronunciate dal presidente della commissione antimafia Morra nei confronti della compianta governatrice Santelli e di tutti i cittadini calabresi».

« Parole indegne – ha aggiunto – di chi ricopre un incarico istituzionale così rilevante, che al giustizialismo più deteriore uniscono, cosa che indigna e ferisce più di tutto, la mancanza di rispetto per i malati oncologici, che ogni giorno lottano con dolore e dignità per la vita».

«Quanto asserito dal presidente della Commissione parlamentare Antimafia Morra, nel corso della sua recente intervista a Radio Capital, è di una gravità inaudita. E sul piano personale e dal punto di vista politico-istituzionale» ha dichiarato il deputato di Forza ItaliaFrancesco Cannizzaro.

«Partendo da un commento infelice – ha aggiunto – sulla posizione dell’on. Domenico Tallini, rimasto coinvolto in un’inchiesta della Dda di Catanzaro, Nicola Morra è andato poi a ruota libera sulla Calabria, arrivando a gettare fango anche sull’immagine della nostra compianta Jole Santelli».

«Non so definire – ha proseguito Cannizzaro – cosa sia più insensato tra l’attacco ad un politico che ancora è da valutare se sia realmente colpevole e l’affondo ad una persona splendida che tra l’altro non ha più diritto di replica per colpa di un male incurabile. L’onorevole grillino ha dimostrato quanto labile sia il confine tra coraggio e stupidità. Come può dire di Jole Santelli, deputato, governatore, politico navigato, che non fosse all’altezza? Piuttosto ritengo che lui non sia all’altezza del ruolo che ricopre e soprattutto non sia degno rappresentante né della res publica né tanto meno della Calabria, quella terra che – pur non avendogli dato i natali – lo ha reso parlamentare, lo ha eletto e lo ha messo sul piedistallo da cui oggi parla a vanvera, sparando a zero su tutti i calabresi. Sarebbe opportuno che si lavasse bene la bocca prima di farlo».

«Per giunta, il pentastellato – ha detto ancora Cannizzaro – si permette di parlare senza avere neanche un rappresentante del suo Movimento in Calabria, né un sindaco, né un consigliere regionale. E dopo queste affermazioni non credo che mai li avrà! A rendere ancor più grave il quadro è la posizione di Morra, che da Presidente della Commissione Antimafia parla di terra irrecuperabile”, di cittadini irresponsabili che “se hanno sbagliato scelte politiche adesso non possono chiedere aiuto”». 

«Nell’affermare l’infinità di idiozie che qui ho appena accennato – ha detto il deputato forzista – ha anche precisato di essere politicamente scorretto”. Io aggiusterei il tiro dicendo piuttosto che è stato politicamente schifoso a dire cose del genere sulla magnifica terra che rappresento, di cui vado orgoglioso, di cui sono fiero, e che non smetterò mai di aiutare anche se e quando dovesse mai scegliere altri schieramenti politici. È questo che fanno i veri rappresentanti delle Istituzioni, non gettare fango sui defunti e su splendidi territori che vanno sostenuti e incoraggiati». 

«Ai miei concittadini calabresi – ha concluso – voglio dire di non perdere mai la fiducia, soprattutto quando c’è chi ha il barbaro coraggio di screditare e tentare di frantumare le speranze. A Nicola Morra invece dico che di irrecuperabile credo ci sia solo la sua posizione. Si dimetta, se ha un briciolo di buon senso e dignità!». 

«Credo che – ha scritto su Facebook il senatore di Forza Italia, Marco Siclari – chi rappresenta qualunque istituzione debba avere un cuore, debba avere spazio nel suo cuore e debba sentirlo battere quando parla della sua gente».

«Caro Morra – ha detto ancora Siclari – i calabresi hanno scelto bene votando Jole, ma soprattutto, da medico e da politico, le dico che i “malati oncologici” hanno il sacrosanto diritto di credere nella vita e nel futuro più di ogni altra persona “sana” e, aggiungo, che nessuno uomo delle istituzioni può rappresentare i cittadini italiani dopo queste gravi affermazioni. Che Dio benedica e dia la forza a chi ha bisogno di cure».
Anche la senatrice di Forza Italia, Fulvia Michela Caligiuri, ha condannato le parole di Morra, ricordandogli che «è stato eletto, per il secondo mandato, al Senato, in Calabria e che per inciso e quindi secondo il suo principio, i calabresi avrebbero sbagliato a votare anche lui».

«È indegno e inaccettabile – ha aggiunto – che abbia infangato la memoria della presidente Santelli, la migliore guida che la nostra terra abbia mai avuto, offendendo la Calabria che a gennaio 2020 l’ha fortemente voluta. Si ricordi che quando invoca le istituzioni e lo stato parla a se stesso, visto il ruolo che ricopre in Commissione Antimafia».

«Chi è stato eletto dai calabresi – ha concluso la senatrice Caligiuri – ha il dovere di adoperarsi per risolvere o quantomeno provare a risolvere i problemi dei calabresi. Si dimetta e lasci quel posto a chi sarà certamente più degno e all’altezza del ruolo».

Nel corso del suo intervento a Coffee Break, in onda su La7Davide Crippa, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera ha ribadito che «Nicola Morra dovrebbe chiedere scusa per quanto affermato».
«Quanto detto è inaccettabile – ha aggiunto –. Lo conosco e credo che, quelle pronunciate ieri, siano parole molto lontane dal suo modo di pensare. È errato unire logiche politiche a temi molto delicati come quelli della malattia oncologica».
«Ho riascoltato le parole del senatore Morra – ha dichiarato la deputata calabrese del Movimento 5 StelleFederica Dieni – parole molto gravi, da cui è doveroso prendere le distanze. Chieda scusa, servono empatia e umanità, non qualunquismo».
«Ritengo assolutamente inappropriate le considerazioni del Presidente Morra: è necessario che provveda subito a rettificare quelle parole, che suonano come un insulto ad un intero popolo. Ora è necessario lavorare per dare serenità ad un’opinione pubblica già esasperata da questa pandemia» ha dichiarato all’Adnkronos la deputata del Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci.
«Le dichiarazioni di Morra, impegnato nello sciacallaggio mediatico, offendono non solo tutti i calabresi ma anche coloro che lottano ogni giorno per combattere una malattia che può essere superata grazie all’impegno quotidiano di medici e ricercatori» ha scritto su Facebook la senatrice di Italia VivaSilvia Vono(rrm)

Il tributo del Consiglio regionale della Calabria a Jole Santelli

Prima dell’inizio dei lavori del Consiglio regionale della Calabria, il presidente Domenico Tallini ha posizionato un fascio di fiori nel posto che occupava il presidente Jole Santelli.

Subito dopo, l’Aula ha tributato un lungo applauso al presidente della Regione scomparso lo scorso 15 ottobre.

I consiglieri regionali hanno anche osservato un minuto di silenzio. (rrm)

La Camera dei Deputati omaggia Jole Santelli

Commosso omaggio stamattina alla Camera dei Deputati con un minuto di silenzio in memoria della presidente Jole Santelli, scomparsa il 15 ottobre scorso. Il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, ha sottolineato la personalità e l’impegno della parlamentare calabrese e il suo precedente scranno rimasto vuoto è stato ornato da un mazzo di rose rosse.

«Come sapete – ha dichiarato il presidente Fico – nella notte tra il 14 e il 15 ottobre è venuta a mancare Jole Santelli. Nello corso mese di febbraio era stata eletta presidente della Regione Calabria, prima donna a rivestire questo incarico. In tutte le tappe del suo percorso politico e istituzionale – in Parlamento, al governo e nell’amministrazione della sua città natale, Cosenza – Jole Santelli è stata accompagnata dalla stima e dall’apprezzamento generale per la sua passione, la competenza e l’onestà intellettuale, la ricerca del dialogo con tutte le posizioni, anche le più distanti dalla sua. Con caparbietà si è sempre impegnata a favore dello sviluppo della sua terra di origine e del Mezzogiorno».

«La ricordiamo tutti, con commozione sincera come donna coraggiosa, combattiva e risoluta, doti con le quali ha affrontato anche la malattia con cui ha dovuto convivere negli ultimi anni. Rinnovo ai familiari i sentimenti della più profonda vicinanza e solidarietà, mia e di tutta la Camera dei deputati» ha concluso la terza carica dello Stato, invitando l’Aula ad osservare un minuto di silenzio.

La presidente Santelli è stata ricordata anche dai deputati Maria Stella Gelmini (Forza Italia), Enza Bruno Bossio (Partito Democratico),  Wanda Ferro (Fratelli d’Italia), Domenico Furgiuele (Lega), Roberto Giachetti (Italia viva), Nico Stumpo (Liberi e uguali), Vittorio Sgarbi (Noi con l’Italia) e Manfred Schullian (Misto). (rrm)

‘CALABRIA TERRA MIA’ CONQUISTA LA RETE
DIVIDE, MA GIÀ 500.000 VISUALIZZAZIONI

Gabriele Muccino è un Re Mida che trasforma in oro tutto quello che tocca. Anche quando fa flop. In appena due giorni, il tormentato corto “Calabria, Terra Mia”, scritto e diretto dal regista più pagato al mondo (Fonte People With Money), ha superato di slancio il mezzo milione di visualizzazioni. Potenza del nome e potenza delle virulenti polemiche che hanno salutato l’uscita – si badi bene senza alcun lancio promozionale o spinta sui social – degli otto minuti più contestati della storia del cinema. Numeri destinati a salire ancora di più nei prossimi giorni.

Il conteggio delle visualizzazioni è, d’altronde, approssimativo e non sempre è facile stimarle con esattezza. Solo sulla pagina facebook dell’assessore Gianluca Gallo, uno dei primi, se non il primo a pubblicare il “corto”, ne sono state totalizzate più di 260.000 alle ore 8 di sabato ottobre.

Molto significative le visualizzazioni sulla nostra testata, Calabria.Live, oltre 50.000 alla stessa ora e si consideri il nostro speciale target fatto di calabresi sparsi in tutto il mondo.

Altissimo il numero delle visualizzazioni, ad esempio, su Catanzaro Informa, oltre 75.000. Sempre superiori alle 10.000 le visualizzazioni su molti siti calabresi e italiani.

A questi numeri bisognerebbe aggiungere le visualizzazioni sui siti nazionali di Corriere della sera, Repubblica e altre testate che hanno pubblicato però solo uno spezzone di circa 1 minuto.

È assai probabile che già all’inizio della prossima settimana il mini film con Raoul Bova e Rocìo  Munoz Morales possa toccare il traguardo del milione di visualizzazioni, pur in assenza di una qualsiasi strategia di comunicazione.

Questo senza entrare più di tanto nel merito delle polemiche che hanno accompagnato la presentazione del “corto” e, ancor di più, sui compensi, da molti ritenuti esagerati, mentre gli esperti del settore li giudicano in linea con il “tariffario” del superpagato regista italiano.

Si scontrano due scuole di pensiero. Quella prevalente, composta in massima parte dai calabresi residenti, giudica molto negativamente il prodotto per le lacune, gli errori, le dimenticanze e il taglio. Gli ammiratori di Muccino, sparsi qua e là nella Penisola e nel mondo, gli perdonano tutto perché si concentrano sulla storia raccontata più che sui paesaggi mancanti. Una piccola ragione il Re Mida dei registi ce l’ha quando dice che questo non è un documentario che “doveva” raccontare tutta la Calabria, dalla Sila al Pollino, da Scilla alla Locride, da Isola Capo Rizzuto alle Serre. In effetti questo ruolo lo hanno svolto e lo svolgono egregiamente trasmissioni RAI come Lineablu, Lineabianca, Ulisse. Non c’era bisogno di scomodare Muccino. Il regista ha fatto il suo mestiere, inventando una storia catapultata nel tempo, molto sensuale e piena di contraddizioni, fregandosene dell’ambientazione.

La disputa tra le due scuole di pensiero andrà avanti per molto tempo. Noi ci auguriamo che, al di là delle polemiche, una parte di coloro che hanno visto il “corto” mucciniano decida di venire a scoprire la Calabria, sia quella dipinta dal regista, sia quella “mancante”, quando l’incubo del Covid sarà finito. (rs)

 

ASSALTO ALLA CALABRIA DI JOLE/MUCCINO
NON PIÚ “SANTA SUBITO”: IL RIPENSAMENTO

di SANTO STRATI – Non più “Santa subito”: ad appena otto giorni dalla prematura scomparsa di Jole Santelli, più d’uno ci ripensa e si rimangia il finto cordoglio unanimemente mostrato in pubblico. Il fuoco alle polveri lo dà l’assalto, a volte ridicolmente violento, al minifilm di Gabriele Muccino, regista di fama internazionale, chiamato dalla presidente Jole a realizzare un corto “emozionale” che facesse innamorare della Calabria. La sensazione è che il minifilm – discutibile su alcune scelte artistiche del regista – sia, in realtà, il pretesto per attaccare il governo di centro destra che ha retto la Regione per soli otto mesi. Il prossimo 10 novembre ultima seduta a Palazzo Campanella, poi tutti a casa, anche se stipendiati fino all’insediamento del nuovo Consiglio. È già cominciata la campagna elettorale. Anzi, per la verità, come abbiamo già riferito nei giorni scorsi, le prime avvisaglie della “guerra” prossima ventura tra i papabili e gli “aspiranti” si erano già avvertite fuori della chiesa dove si svolgevano i funerali della povera Jole. La politica, prima di tutto, anche se può apparire sgradevole e inopportuno discuterne a qualche metro dai funerali o dalla successiva camera ardente a Germaneto.

L’entusiasmo per intitolarle subito la Cittadella della Regione improvvisamente registra una battuta d’arresto. La scelta emotiva, che visto il voto unanime della Giunta, e del presidente del Consiglio Mimmo Tallini di dare subito un pubblico riconoscimento alla defunta presidente, registra, inopinatamente, qualche ripensamento e non si ancora se il Consiglio confermerà l’unanimità della scelta. Una decisione, peraltro, contro la legge che vieta di intitolare strade, palazzi o qualsiasi altro a personalità meritevoli di lustro, se non sono trascorsi almeno dieci anni dalla morte. Una norma già derogata in qualche occasione, quindi non si vede perché non potrebbe esserci una nuova eccezione. Il punto, per la verità, è che otto mesi sono, indubitabilmente, troppo pochi e non ci sono iniziative clamorose avviate tali da giustificare una “santificazione” così immediata. Povera Jole, amata/odiata da viva, subito celebrata in maniera trasversale da morta, rimessa in discussione appena qualche giorno dopo.

L’occasione, ovvero il pretesto, sono Muccino e il suo corto Calabria terra mia, su cui si stanno riversando valanghe di critiche e di insulti, anche beceri. Ma soprattutto immeritati, a nostro avviso: abbiamo scritto che emoziona e piace, ma che non sarebbe piaciuto ai calabresi. Non ci voleva molto a immaginarlo. Provate a raccontare in sei minuti un’idea della Calabria che possa far breccia a un americano, tanto per fare un esempio: serve un mix di amore, emozioni e bella fotografia.  Quello che si ritrova nel minifilm di Muccino. È un promofilm, non è un documentario di National Geographic né una puntata di Alberto Angela, né meno che meno un’indagine sociologica sui calabresi, tra virtù, vizi e tradizioni. È un’opera cinematografica e come tale può piacere o meno, ma è ingeneroso attaccare le scelte artistiche di chi firma il soggetto, la sceneggiatura e la regia. Gabriele Muccino, un nome famoso negli Stati Uniti (è stato 12 anni a Hollywood), è molto apprezzato e quotato, un nome che – al di là dei gusti cinematografici di ciascuno – rappresenta il “cinema”.

Non sarebbe piaciuto ai calabresi, avevamo detto, perché ognuno avrebbe voluto vedere uno scorcio di casa sua, l’angolo del cuore, ma questo film non è un album di cartoline: racconta una storia che fa da pretesto a un rapidissimo tour di alcune parti della Calabria. Voleva giocare sui colori e sui sapori, ecco la scelta di puntare sui frutti di Calabria che hanno colore ed esprimono un sapore inconfondibile. Ma perché privilegiare, per dire, il limone di Rocca imperiale e il cedro dell’omonima riviera e non, per esempio, la ‘nduja, i mostaccioli, o il peperoncino? Qui vale la regola che le scelte di chi racconta una storia (scrittore, regista, autore) non possono essere messe in discussione: la libertà creativa non deve rispondere a vincoli e imposizioni. Sono storie, non è realtà. Muccino ha immaginato una Calabria “vintage” con l’asino e le coppole (qualcuno avrebbe dovuto suggerirgli, leggendo la sceneggiatura, che sono cambiate tante cose in Calabria), ma vanno rispettate, con ampia libertà di critica, le sue scelte artistiche.

L’obiettivo di un corto “firmato” da un grande regista era evidente: il nome di grido fa glamour e attrae e, soprattutto, funziona mediaticamente. Giovedì il TG5 ha dedicato un paio di minuti nell’edizione delle 13 al minifilm di Muccino e, ovviamente, ha parlato della Calabria. Tutti i giornali nazionali ne stanno parlando: ma cosa vogliamo di più? C’è Klaus Davi che ogni giorno, tra media, giornali e televisioni, non perde occasione per parlare di Calabria e, soprattutto di Reggio: sarebbe stato un ottimo assessore comunale alla Reputazione e al Turismo, ma il sindaco Falcomatà segue la logica del consenso tra i suoi portatori di voti, piuttosto che prendersi “gratis” una promozione permanente della città. Ma di questo parleremo un’altra volta. Era solo per dire che il concetto di marketing del territorio è apparso da sempre astruso a chi ha governato la Calabria. Ci siamo dimenticati dell’orrida quanto imbarazzante animazione dei Bronzi voluta da Scopelliti? O della campagna mediatica affidata a Oliverio Toscani? Ci siamo dimenticati che per due legislature regionali non c’è stato neanche l’assessore al Turismo? Ci dimentichiamo che per i nostri governanti promuovere il turismo è stato sempre e solo aprire uno stand alla Bit di Milano o allestire qualche stand con soppressate (senza finocchietto, Muccino questa non gliela perdoneranno mai!) e peperoncino di Calabria? È mancata in 50 anni una politica del turismo e la Santelli ha voluto, forzando la mano per scelta (e denaro investito) tentare di invertire la rotta, puntando sull’effetto mediatico di un cortometraggio con una regia importante.

La presidente Jole aveva l’idea di una Calabria a colori e per realizzarla ha affidato a un grande nome – internazionale – di cinema il compito di tradurre la sua idea in un promofilm. Non voleva un album di cartoline – lo ha spiegato Muccino – ma una storia. E la storia – piaccia o no – c’è: un uomo ritorna nella sua Calabria con l’innamorata spagnola e vuole farle conoscere una parte della regione. Una parte! Come si fa a mettere in sei minuti (due sono di titoli di coda) i Bronzi di Riace, il peperoncino, la ‘nduja, il Teatro greco di Locri, il Codex di Rossano, l’annona, il profumo del Bergamotto di Reggio Calabria, le arance di Villa San Giuseppe, le Valli Cupe, l’Arcomagno di San Nicola Arcella, la Cattolica di Stilo e altre centinaia di meraviglie che appartengono alla Calabria? Non si fa, non si può, ci vorrebbero ore, e allora si lascia spazio all’inventiva e alla creatività dell’autore che deve fare l’uso che crede della sua libertà di racconto. No, questo non sta bene ai più e qualunque fotogramma del film è occasione di critica strumentale, feroce e ingiusta, con l’obiettivo (mascherato) di demolire l’iniziativa firmata da un governo regionale di centro-destra e dalla presidente Jole. Non piace la fotografia (è invece bellissima), non piace la musica (è intensa e coinvolgente), non piacciono le scene, le comparse, la Jeep, il vestitino di Rociò, il congiuntivo mancato (dove vuoi che ti porto?), la cadenza imperfetta: un campionario inesauribile di elementi di contestazione. E dura solo sei minuti, figuriamoci se fosse stato uno short film di 30 minuti…

L’unico punto su cui è, invece, facile concordare è il costo dell’operazione. 300mila euro al minuto è obiettivamente un costo discutibile, considerato che in questa cifra non sono incluse le spese di distribuzione via rete. Ma Muccino e il suo produttore hanno presentato il progetto e il relativo budget per la sua realizzazione e la Regione Calabria, nella persona della presidente Jole, ha detto sì. Dov’erano tutti quelli che ora si stracciano le vesti sull’«assurda spesa» quando è stato affidato l’incarico “ad personam” ed è stato approvata la spesa? Qualcuno dei consiglieri di opposizione s’è incatenato a Palazzo Campanella chiedendo spiegazioni? No, c’era il Covid, risponderanno. Bene, niente catene, ma una mail certificata sotto forma di interpellanza o interrogazione urgente a nessuno è venuto in mente di farla prima del primo classico “ciak si gira? Come ha fatto adesso Francesco Pitaro del Gruppo Misto (ex Io resto in Calabria), complimenti per la tempestività!, che pretende con la sua interrogazione a uno smarrito presidente facente funzioni Nino Spirlì di far restituire i soldi dalla produzione.

La verità, purtroppo, sta altrove: il film (mini, corto o come volete chiamarlo, ma sempre film è) di Muccino è il pretesto per una campagna elettorale che sarà infuocata. Un assist formidabile per la sinistra che userà Muccino per scoraggiare gli elettori di destra: «Ecco cos’ha prodotto il Governo della Santelli», «Volete continuare su questa strada?». Argomentazioni miserevoli da una sinistra da cui sarebbe giusto aspettarsi programmi e progetti per sfidare un avversario che, certamente, non è imbattibile. Invece si fa il gioco sporco e si rinnega il finto cordoglio per la presidente che non c’è più per riversarle – indirettamente – fiumi di fiele. Da “Santa subito” a colpevole di lesa maestà e di avere voluto «infangare» la Calabria, con un film che – siamo sicuri – piacerà al resto del mondo.

Non bisogna cadere in questa trappola pre-elettorale. Il film di Muccino suscita emozioni: non racconta la Calabria, i suoi miti, i suoi personaggi, le sue innumerevoli bellezze, ma coglie degli spunti per invogliare alla scoperta diretta. Il problema che nessuno ancora si è posto riguarda i costi di distribuzione: per far girare il film sulle grandi piattaforme, attraverso Google, Facebook, Amazon, Netflix etc servono denari: non si pensi che possa bastare la generosa disponibilità dei calabresi sparsi in ogni angolo del mondo a far circolare ovviamente gratis il video nei propri profili. La diffusione richiede competenza e un piano di distribuzione intelligente con apposite (e tante) risorse. Sono state previste e in quale misura? Questi sono argomenti su cui discutere. Facciamolo circolare il film, farà la sua parte, piacerà a chi non conosce la Calabria. E chi verrà, da oltreoceano o dal Grande Nord, visitando di persona i tantissimi luoghi incantevoli della nostra terra, magari si domanderà: «ma l’asino di Muccino (“u sceccu”) dov’è andato a finire»? (s)