REGGIO – Il giornalista Paolo Bolano presidente CNA Pensionati

 

È il dott. Paolo Bolano il nuovo Presidente di CNA Pensionati di Reggio Calabria. Una personalità della cultura reggina e un personaggio televisivo nazionale. Giornalista, impegnato nelle più importanti rubriche televisive della Rai, a cominciare da A come Agricoltura, Linea Verde, Di Tasca Nostra, AZ un fatto come e perché, ecc.

Sempre in primo piano nel sostenere la crescita della città di Reggio Calabria e dell’area metropolitana, Bolano, in questo suo nuovo impegno intende portare avanti le istanze delle categorie più fragili con progetti tali da sostenere la qualità della vita della terza età.

La parole d’ordini di questo nuovo impegno sono: la formazione che possono dare gli anziani ai giovani, la prevenzione della salute, la conoscenza e i saperi per i pensionati.

Questa categoria è interessata a conoscere da vicino il digitale e le nuove tecnologie della comunicazione. Per gli anziani deve essere un’occasione di crescita dei loro saperi.

La cura è la prevenzione degli anziani è determinante per una vita sana e tranquilla di chi si è impegnato tutta la vita a produrre ricchezza per questa società. Infine, gli anziani pensionati della CNA devono partecipare a tutti gli eventi culturali, per arricchire le loro conoscenze e per conoscere da vicino il teatro. Siamo figli della Magna Grecia, dove 3000 anni fa, è nato il teatro e il bello che poi valicando i monti di questa regione ha raggiunto il mondo intero allora conosciuto.

Il giornalista Paolo Bolano con i Pensionati della CNA intende fare conoscere questi progetti alle Istituzioni e agli Enti che dovranno sostenerli per dare un contributo alla crescita culturale dei pensionati artigiani.

Non mancheranno naturalmente le occasioni per portare gli anziani nei musei e per fare conoscere meglio la nostra regione e le regioni limitrofe.

Dall’assemblea è venuto fuori che i pensionati sono interessati a visitare Matera, in Basilicata, Siracusa e il teatro greco e le isole Eolie.

L’assemblea elettiva oltre al Presidente ha eletto la Vice Presidente Francesca Sgro e i componenti la presidenza avv. Michele Priolo e Giovanni Pastetti.  (rrc) 

 

 

L’OPINIONE / Paolo Bolano: Pianeta periferie. Da ripopolare nel post-Covid

di PAOLO BOLANO – Le periferie nei tempi del Covid. La gente che vive nelle grandi città, in piccoli appartamenti, costretta dal virus a restare rintanata in casa, adesso è in cerca di natura. vuole vivere in campagna, con case spaziose, orti, giardino, aria pura. Le aree interne, le nostre periferie, fino a oggi abbandonate, probabilmente torneranno a popolarsi. sarà bellissimo! Finalmente saremo in tanti a chiedere il rilancio di queste periferie. Intanto, proponiamo da subito i comitati di quartiere nelle nostre periferie, o un movimento, che si occupi dei problemi veri dei nostri quartieri abbandonati in questi anni da questa politica.

Più di 300 mila persone in questi decenni hanno lasciato le nostre periferie agricole e sottosviluppate del Sud per scegliere di vivere in una grande città. Adesso si torna al paesello. Quindi a causa del covid, un virus mortale, le nostre vecchie e abbandonate periferie risorgeranno? Pare di sì! Vogliamo essere pronti perché questa è la volta buona per cambiare in meglio questi territori. Vediamo.

C’è da registrare, intanto, che le nostre periferie non sono pronte a ricevere molta gente. Servono ingenti investimenti pubblici e privati per rendere vivibili questi luoghi. Dove prenderli? Ho fatto un sogno. Leggendo l’enciclica di Papa Francesco: “Fratelli tutti”, mi sono fermato a ragionare sulla “forma sociale della proprieta privata”: che significa in soldoni? Il Papa sostiene che “il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale. Il diritto alla proprietà privata è un diritto secondario”. Ergo, il nostro papa Francesco, secondo me, a giusta ragione, sostiene che il concentramento della ricchezza in poche mani fa male al mondo intero.

L’1 per cento non può possedere il 90 per cento della ricchezza. Il mondo cosi si incarta. Anzi si è già incartato. Insomma, forse è arrivato il tempo dove i privilegi di alcuni non possono essere a scapito dei diritti di tutti. serve una distribuzione più equa della ricchezza. chi è stato fortunato e ha di più in questo momento deve dare di più. Senza questo principio il mondo muore, e noi non potremo più rilanciare le nostre periferie. dunque, chi ha di più intervenga subito per sanare i debiti di questo nostro Paese. solo cosi si potrà intervenire con grossi investimenti per recuperare le nostre periferie, i nostri quartieri da sempre abbandonati. non vedo altre strade per il momento. serve denaro fresco urgentemente.

Noi, con i comitati di quartiere, possiamo solo dare il nostro contributo, con idee e proposte, e basta. I casali abbandonati vanno ristrutturati, le case in pietra vanno riscaldate, le strade sistemate, i marciapiedi, i trasporti, le biblioteche, i cinema i teatri etc. Servw subito denaro. Senza investimenti è tutto più difficile. Dopo possiamo ricevere i nostri emigrati e chiunque voglia respirare aria pura nelle nostre periferie, chiunque voglia arare i terreni, seminare, avviare gli orti etc. Serve quindi una politica nuova, uomini e energie fresche all’erta per far funzionare tutto il contorno. Ma serve come abbiamo detto in primis questo benedetto denaro. Speriamo bene. Intanto vediamo con piacere che in molti borghi i primi emigrati, neo-contadini, si organizzano. Viene ristrutturata la casa che fu dei genitori, poi si compra la prima zappa, si comincia a costruire il pollaio, si compra il maialetto per allevarlo, la capretta per avere il latte etc.

Si torna all’agricoltura biologica e patriarcale. Ma la domanda sorge spontanea: le amministrazioni comunali sono pronte a intervenire in aiuto per rendere finalmente vivibili le nostre periferie? Non credo! Lo abbiamo detto, aspettano il denaro che deve giungere dal centro. Noi speriamo che venga utilizzato bene. L’Europa ci guarda e ci controlla per il denaro che invia. Siamo alla vigilia di grandi cambiamenti.

Dall’Europa quindi arriverà un fiume di denaro che, se sapremo utilizzarlo bene, cambierà la storia delle nostre periferie, di Reggio e della Calabria. Da luoghi degradati e poveri si potrà passare a centri vivibili che potranno guardare finalmente con orgoglio all’Europa. Lo ripetiamo fino alla noia. Dovrà essere migliorata la rete viaria, l’acqua dovrà arrivare tutti i giorni nelle nostre case. Bisogna attivare le fogne. I depuratori devo funzionare tutto l’anno. Ci saranno poi i marciapiedi, le piazze, i cinema, i teatri le biblioteche, i centri per giovani e per gli anziani.

Noi, col nostro comitato, seguiremo passo passo tutti questi passaggi. Se si farà tutto questo allora la storia possiamo dire invertirà la sua rotta. Il mondo delle periferie migliorerà. Serve tutto in queste periferie da anni abbandonate. Presto potranno diventare il prolungamento delle città. Illo tempore, quando i contadini vivevano in questi luoghi curavano le strade di campagna, i pendii per evitare smottamenti, curavano il territorio e lo difendevano dalle frane e dagli incendi. Insomma in un futuro prossimo, se le cose cambieranno come noi auspichiamo, le nostre periferie potranno diventare centri di ricerca scientifica, di vacanze, di turismo rurale, centri culturali. Dobbiamo avviare l’agricoltura biologica richiesta dal mercato, allevamenti, piccole aziende di trasformazione dei nostri prodotti agricoli. Centri di ricerca per utilizzare meglio il nostro bergamotto, i nostri agrumi. Questo dovrebbero farlo in primis i nostri giovani, gli immigrati. Sì, anche gli immigrati adesso servono. Potrebbero diventare piccoli imprenditori agricoli e produrre ricchezza anche per noi.

Il ritorno in periferia è un bene per tutti e una grande opportunità abbiamo detto. Però “non è tutto oro quello che luccica”. Cosa intendo dire? Attenzione che il comitato intergovernativo dell’Onu che studia i mutamenti climatici sostiene che entro 50 anni circa i mari si alzeranno di 6 metri. Scompariranno le nostre coste. Ergo, dobbiamo prepararci a queste tragedie e non lasciare tutti i problemi irrisolti a quelli che verranno. Evitiamo di realizzare ingenti investimenti sulle coste delle nostre città. Limitiamoci a sanare le ferite ed evitiamo gli scarichi fognari intanto. Piccoli investimenti dunque. Gli investimenti maggiori dovranno concentrarsi nelle periferie collinari.

Già durante le invasioni saracene le nostre popolazioni si spostava all’interno dello stivale per paura di essere deportati e depredati. Abbiamo un esempio nella città di Reggio nell’area di Sant’Agata (Cataforio, San Salvatore, Mosorrofa, Cannavò), oggi periferie abbandonate. Allora fiorivano di splendore anche culturale. Era diventata la tana dei reggini che scappavano dalla costa per sfuggire ai corsari. Reggio allora era piccola cosa. questa periferia e precisamente Cataforio fu distrutta poi dal terremoto del 1773. Fu una città indipendente fino al 1925 quando il fascismo la inglobò nella Città di Reggio facendola diventare appunto una periferia. Oggi abbandonata. Bisogna recuperarla come tutte le altre periferie. Questo è il compito del nostro comitato, per questo ci avvieremo a nascere. Il comitato dovrà essere una spina nei fianchi di questa amministrazione comunale, con la quale noi vogliamo collaborare. Devono essere risolti i problemi vecchi e nuovi. Per avvicinare le nostre periferie alla città servono quindi progetti, investimenti e tante persone di buona volontà che lavorano. Io credo che strada facendo li troveremo, ma intanto dobbiamo pensare anche a come rendere attrattive le nostre periferie. Lo abbiamo già detto. non certo chiudendo le scuole di quartiere, le farmacie, i negozi, i bar. Ma facendo invece funzionare i trasporti, sistemando le strade etc., aiutando la crescita di una economia agricola e biologica dov’è possibile. Non è un sogno. Serve anche un’industria forestale, servono allevamenti, artigianato etc.

Certo, sarà una economia svantaggiata rispetto alle pianure, quindi necessita di un reddito di base per i giovani che vogliono risiedere. Insomma, queste periferie potranno diventare sedi di ricerca scientifica, di vacanze e turismo rurale. Il nostro obiettivo sarà anche quello di fermare i giovani e dare loro le condizioni necessarie per vivere. E poi, in Calabria, i tempi hanno falciato anche la nostra storia millenaria fatta di civilizzazione greca e romana. Noi vogliamo ricordare al mondo intero la nostra storia che non è fatta come ci descrivono i giornali del Nord di ndrangheta e malaffare. In queste nostre periferie è nata la filosofia, la medicina, la scultura, il teatro e il bello che poi valicando i monti di questa regione ha raggiunto il mondo intero allora conosciuto. Intanto, tutti noi ci auguriamo che il mondo intero continui a vivere in pace per assicurare anche alle nostre periferie una speranza. le nostre famiglie vogliono restare a vivere in periferia. Il nostro mondo è la periferia. Vogliamo farla crescere questa terra dunque e ci batteremo fino all’ultimo respiro. Chiediamo subito una buona illuminazione per i nostri borghi. Vogliamo anche illuminare cultura e storia per esempio di Cataforio-San Salvatore, Mosorrofa e Cannavò e di tutte le altre periferie. A Cataforio ogni anno si svolge uno stage internazionale dove si studia il folclore, la musica. si studia la tarantella erede del kordax, danza dionisiaca della magna-grecia. Ne parla anche Aristofane, che spesso chiude le sue commedie con questa danza. Noi vogliamo rilanciare questo festival culturale.Vogliamo approfondire questo studio proponendo una scuola di ricerca sulla musica della Magna Grecia. Vogliamo tornare a produrre teatro greco: la tragedia. A questo vogliamo aggiungere uno studio approfondito sulla “questione meridionale-mediterranea”.

Mentre ragioniamo sulle periferie sappiamo bene che dopo 250 anni di crescita, dopo lo sviluppo industriale, siamo passati allo sviluppo zero. Oggi siamo sotto a causa del Covid. Per questo siamo preoccupati. abbiamo detto che il concentramento della ricchezza in poche mani è un freno alla crescita del mondo e quindi per le nostre periferie. Serve un mondo migliore. Certo molti di noi discutendo al bar si spingono a chiedere più uguaglianza, giustizia sociale e dignità umana. Togliere la ricchezza a chi ce l’ha? No, non è proprio questo che vogliamo. Abbiamo detto che vogliamo una distribuzione più equa della ricchezza. E intanto oggi chi ha di più paghi di più per sanare le ferite del Mezzogiorno e delle nostre periferie.

Vogliamo ricordare a titolo di cronaca che Platone nella sua “Repubblica” si spinse a proporre un riequilibrio sociale tra ricchi e poveri. Aristofane nelle Donne in parlamento sosteneva che le ateniesi volevano abolire la proprietà privata. L’abate Gioacchino da Fiore era quello che chiedeva con forza la giustizia sociale, dignità umana e uguaglianza tra gli uomini. Non ha avuto fortuna con queste idee. Oggi il calabrese abate Gioacchino poteva essere venerato come santo, ma non è neanche beato. La Chiesa di allora lo ha penalizzato. Quella di oggi dimenticato. Parlava di uguaglianza e la chiesa non era pronta a tanto. Lo è oggi? Forse con Papa Francesco lo diventerà.

Il nostro comitato di  lotta per le periferie è accanto ai cittadini che vogliono migliorare la vita delle nostre contrade e le condizioni sociali. Meno sperperi, meno ruberie, più distribuzione della ricchezza. per questo dobbiamo lottare. Nessuno regala niente. Le chiacchiere al bar di Pasquale sono belle ma non sono sufficienti. Di certo sappiamo che la disuguaglianza si combatte a parole da duemila anni. Bisogna passare ai fatti. È dura! partiamo da qui per risalire la china,  senza “chiacchiere e marette”.  possiamo solo dire per arricchire il nostro progetto che parlando di periferie vorremmo anche ricordare le condizioni cui vivono intere popolazioni delle periferie del mondo. Il concentramento della ricchezza in poche mani produce questi risultati ovunque. Per esempio. noi abitiamo di fronte all’Africa. un continente arretrato ma ricco di risorse naturali. Milioni di persone muoiono letteralmente tutti i giorni di fame. È una vergogna! Cominciamo anche a parlare di Mediterraneo. Serve in tempi brevi un confronto per stabilire la centralità della cultura mediterranea come punto di partenza dello sviluppo del sud del mondo. Questo nostro Mediterraneo è un mare mitico dove Omero fece navigare Ulisse. Un luogo di antichi conflitti politico-sociali ancora irrisolti. Oggi però è il passaggio obbligato tra i mercati dell’Europa con l’Africa e l’Asia. È un mare importantissimo. Per noi può essere ricchezza. Approfondiremo i rapporti. cerchiamo di conoscere meglio l’islam e di essere conosciuti.

Siamo consapevoli dei tempi cui viviamo. Se dovessimo rappresentare tutto ciò a teatro diremmo che il palcoscenico è senza attori. La politica è assente o quasi. In sala gli spettatori di oggi saranno capaci di dialogare tra loro per contribuire a cambiare le cose? Saranno capaci, in questo vuoto, di sostituirsi agli attori? (i politici) se non saranno all’altezza dei tempi e meglio infilarsi le ciabatte e stare vicini al fuoco raccontando le favole ai nipotini. A questo punto le nostre periferie dovranno ancora attendere tempi migliori. (pb)

La via laburista è l’unica strada per superare la crisi della sinistra

Paolo Bolano, giornalista-regista e convinto assertore della cosiddetta questione meridionale e mediterranea, insiste sulla necessità di costituire in Italia un nuovo fronte laburista, dove possano convivere liberal-democratici, progressisti e socialisti fino ai trotkisti (se ancora ce ne sono). Oggi – sostiene Bolano – di fronte alla crisi economica mondiale (dovuta anche al covid) c’è bisogno di una Bretton-Woods 2.

Ricorda Bolano, reggino di nascita, già coordinatore centrale del TG2: «Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i vincitori si sono riuniti a Bretton Woods (negli Usa) con i maggiori economisti del momento tra cui Keynes per stabilire quello che sarebbe stato il mondo nel dopoguerra. Da lì è nato il Fondo monetario internazionale e si sono gettate le basi per la Banca Mondiale. L’accordo, in linea di massima, è consistito in due punti. 1) Le grandi potenze dovevano favorire la ricostruzione dei Paesi distrutti dalla guerra; 2) il mondo sindacale doveva contenersi nelle richieste salariali. È andato tutto bene fino agli anni Settanta, tanto che l’Italia è diventata settima potenza mondiale.

«Il sorgere della globalizzazione negli anni Ottanta modifica le strategie economiche mondiali. Il capitalismo, per guadagnare di più, decide di cambiare strategia e investire nei Paesi in via di sviluppo, investendo, per esempio, un dollaro e riportandosene a casa novanta.

«Qui emergono gli errori di quel capitalismo. Lasciare il 10% nei Paesi in via di sviluppo, non è stato sufficiente per creare un grande mercato di consumo, così che quelle popolazioni hanno avuto il solo minimo indispensabile per la sopravvivenza.

«L’errore gigantesco è stato di non aver lasciato più dollari (30-40) per attivare il mercato, in modo tale che noi occidentali potevamo vendere più agevolmente i nostri prodotti. Il secondo errore, non meno grave, è stato quello di investire gli enormi capitali che venivano dal Terzo Mondo nelle finanziarie, anziché in attività produttive: da qui è partita la profonda crisi economica che stiamo attraversando da oltre trent’anni. Dovrebbe essere ben chiaro che un mondo dove l’1% possiede il 99% della ricchezza mondiale non è più sostenibile: occorre ridistribuire la ricchezza per equilibrare l’economia e stimolare investimenti che creino occupazione. Ecco perché è necessaria una Bretton Woods 2, dove i Paesi più ricchi organizzino una strategia economica per i prossimi cinquant’anni, che preveda innanzitutto, per quanto riguarda il Mediterraneo, lo sviluppo del turismo, in primis, e le energie alternative, soprattutto quella solare, in quanto il petrolio è destinato a esaurirsi nei prossimi 50 anni.

«Prima del covid, la Banca Mondiale aveva realizzato uno studio sul turismo, da cui emergeva che in questi prossimi dieci-quindici anni sarebbero arrivati nel Mediterraneo quasi un miliardo di nuovi turisti (cinesi, indiani, giapponesi, etc). Il problema è che le Regioni del Mezzogiorno non hanno un progetto attrattore comune e non sono stati in grado di proporre un’offerta turistica per accogliere almeno cento milioni di questi visitatori, per mutare radicalmente l’economia meridionale.

«Qui, naturalmente, interviene l’altra crisi, di natura politica, che sta attraversando tutto lo schieramento tradizionale dei partiti. Per quanto riguarda la sinistra moderna, a mio avviso sarebbe opportuno puntare sul laburismo, come aggregazione di tutte le forze progressiste e di sinistra, in grado di proporre una strategia politico-economica a tutto il Paese e, in particolare, al Mezzogiorno. Si consideri che da più di cento anni aspettiamo un progetto per la soluzione definitiva della vecchia questione meridionale: vorrei ricordare a tutti noi il grande meridionalista Giustino Fortunato, che, illo tempore, in Parlamento sosteneva contro le forze conservatrici che nel Mezzogiorno c’erano “…valli da bonificare, pendii da rimboscare, vie da aprire, attività industriali da avviare”. Bisogna partire da queste idee per ampliare la questione meridionale e trasformarla in “questione meridionale-mediterranea”. Nel Mediterraneo convivono 500 milioni di consumatori: tutti i paesi rivieraschi dovranno avere un’unica strategia di sviluppo per favorire l’interscambio culturale con la conoscenza del mondo islamico e delle altre realtà mediterranee. Noi siamo un Paese industriale e possiamo favorire i paesi rivieraschi e assieme a loro costruire e sviluppare la ricchezza del territorio.

«In questa ottica, è opportuno che il capitalismo si ravveda e ripari gli errori commessi. I progressisti e la sinistra devono progettare e programmare una nuova società dove ci sia una più equa distribuzione della ricchezza e quindi maggiori opportunità di mercato e, soprattutto, di lavoro.

«La Calabria, in particolare, non può più sopportare che giovani diplomati e laureati lascino le nostre contrade per raggiungere le capitali del mondo che offrono le maggiori attrattive e opportunità lavorative e restarci. La Calabria può e deve cambiare, ma deve poter contare su queste forze intellettuali le cui risorse e capacità vanno a solo ad arricchire altri paesi.

«In ultimo – conclude Paolo Bolano –, vorrei fare una considerazione sulla Città di Reggio: noi giornalisti dobbiamo continuare ad essere corretti nel raccontare i fatti. In questi ultimi trent’anni, la Città è stata amministrata dalla destra, dal centro e dalla sinistra: le nostre periferie, agricole e sottosviluppate, dove vivono più di 100mila abitanti, sono sempre più abbandonate. Mancano le strade le fogne, i trasporti, i marciapiedi, i cinema, teatri e luoghi di aggregazione culturale, per poter dire che siamo oi finalmente anche noi arrivati in Europa. Occorre, dunque, offrire condizioni di vita adeguate e sbocchi occupazionali per i nostri giovani delle periferie. Tra qualche mese si voterà e non abbiamo ancora capito da parte del centro, della destra e della sinistra, quali sono i progetti futuri per cambiare radicalmente questa città». (rp)

Paolo Bolano, giornalista, regista, autore, innamorato pazzo della Calabria

La sua vera passione, mai sopita, da innamorato che non s’arrende mai, è la Calabria: Paolo Bolano, giornalista, regista, autore, nella sua lunghissima carriera ha sempre messo la Calabria al centro dei suoi interessi, e non ha ancora perso il vizio di indagare, provocare, stuzzicare con i suoi interventi, promuovere iniziative per difendere e valorizzare la sua terra e, soprattutto, i giovani che vede, disperatamente, sempre più numerosi andare via. L’ultima sua fatica, ancora in fase preliminare, è un docufilm che farà discutere: ovviamente riguarda la Calabria, e nello specifico si occupa dei figli dei boss, molti degli invisibili che hanno rinnegato la mafia e cambiato il loro nome per ricostruirsi un futuro. «Le colpe dei padri non devono pagarle i figli» è il tema centrale del nuovo lavoro di Bolano che sta raccogliendo materiale inedito sui “figli di mafia” e studiando la documentazione sull’affido forzato (del Tribunale dei minori di Reggio) dei figli dei ‘ndranghetisti. «C’è una storia di sangue, di dolore, di morti, ma c’è anche – dice Paolo Bolano – un filo di speranza che va sostenuto e alimentato. Lontano dal retaggio del malaffare, si forma e cresce la coscienza civica, diventa naturale il rifiuto della violenza, il rigetto di una vita che non si desidera vivere, sulle orme di parenti ‘ndranghetisti».

Bolano non è nuovo ai documentari: nel 1980 rappresentò l’Italia al Festival di Cracovia col suo mediometraggio Violenza (Primo Premio del Ministero del Turismo e dello Spettacolo per regia e sceneggiatura) e il suo ultimo Terroni di periferia (2018) è stato trasmesso da Sky. Ma si perde il conto dei filmati realizzati in Calabria e nel mondo, che vengono trasmessi in più occasioni in Canada e negli Stati Uniti. E pochi sanno che la regia del lunghissimo documentario RAI sul processo di Catanzaro (per la strage di piazza Fontana) porta la sua firma.

Bolano rappresenta una figura di intellettuale che la Calabria non ha mai onorato come dovuto: è stato con Nuccio Fava (poi diventato direttore del TG1) uno dei primi calabresi assunti in RAI, a Roma; ha esordito nel cinema facendo l’aiuto regista nel kolossal Mosè, firmato centinaia di video-inchieste per le più popolari rubriche RAI (A come Agricoltura, QuattroStagioni, AZ, Di Tasca Nostra), lavorando per tutte e tre le testate giornalistiche RAI, per chiudere come caporedattore e coordinatore del TG2 per otto anni prima della pensione. Ma i giornalisti non vanno mai in pensione: sono decine i docufilm dedicati alla Calabria realizzati in questi ultimi anni e non è mancato l’impegno, accanto ad Antonio Salines, col Teatro Belli di Roma a programmare, organizzare e dirigere numerose iniziative di spettacolo di grande respiro nella nostra regione. Attualmente sta lavorando, sempre con Salines, all’adattamento e riduzione teatrale de L’eredità dello zio di Fortunato Seminara, l’indimenticabile scrittore di Maropati. Il teatro è un’altra sua passione: nel 1985, con Santo Strati, ha diretto e prodotto Il Boudoir del Marchese de Sade, nello script originale di Roberto Lerici, proponendo da precursori con uno straordinario tv-film un nuovo e originale modo di “leggere” il teatro attraverso le telecamere: non una ripresa “statica” della scena, ma un attento e partecipato racconto filmico dell’azione teatrale, accentuato da un montaggio-video di valenza cinematografica, quando ancora non c’erano le magie attuali della computer-grafica applicata al video.

Paolo Bolano è anche un formatore in ambito di giornalismo e regia televisiva: ha organizzato e curato numerosi corsi destinati ai giovani, per i quali ha scritto il manuale Operatore Media, un libro che ha tracciato con largo anticipo le figure professionali oggi più richieste: giornalisti in grado di usare tutti i media e operatori multimediali con competenze giornalistiche.

Agli italiani, anzi ai calabresi nel mondo, ha dedicato numerose inchieste giornalistiche e nelle prossime settimane sarà in Portogallo per un docu-film sui tantissimi italiani che hanno scelto (per ragioni fiscali) di andare a soggiornare in quel Paese. Bolano vive tra Roma, Reggio e il mondo: la sua città d’origine gli ha ispirato un pamphlet (L’urlo di Reggio) che costituisce il manifesto di un ideale movimento di popolo che chiede a gran voce che si riapra una nuova “questione meridionale”. «Ma non quella di Giustino Fortunato, dello ‘sfasciume pendulo sul mare’ – avverte Bolano – ma un impegno che tenga conto del Mediterraneo, la vera grande risorsa di tutti i Paesi che vi si affacciano. È nel Mediterraneo la soluzione al sottosviluppo e alla mancata crescita e la Calabria – non dimentichiamolo – è proprio al centro: la posizione ideale da cui far partire iniziative di cultura, conoscenza e lavoro. La Magna Grecia è nata qui, la sua tradizione millenaria è il solco su cui imbastire il processo di rinnovamento e sviluppo di questa terra. Bisogna crederci». (rrm)

Terroni di periferia: approda su Sky il docu-film del regista reggino Paolo Bolano

Da non perdere, giovedì sera alle 21, su Sky il bel docu-film del regista e giornalista reggino Paolo Bolano (canale 897 digitale terrestre). È un film-inchiesta girato interamente a Cataforio, nell’entroterra di Reggio, dedicato agli “ultimi” della Magna Grecia, dove la tradizione musicale continua attraverso l’utilizzo di antichi strumenti e l’adattamento di vecchie ballate e canzoni di origine grecanica.

Ogni anno a Cataforio c’è un evento “formativo” per imparare a suonare antichi strumenti musicali e ballare il kordax (l’antesignano della tarantella). Gli stagisti, provenienti da tutta Europa, arrivano in Calabria accolti da Peppe Crucitti (instancabile animatore detto “il ballerino”) a ballare il kordax (ovvero la tarantella della Magna Grecia), a suonare strumenti musicali antichi come la lira, il tamburello e la chitarra battente, e a cantare. Il kordax della Magna Grecia, per chi non lo sapesse, è la danza dionisiaca che, quasi sempre, chiude le commedie di Aristofane, da cui è derivata la tarantella che ancora oggi si balla in tutta la Calabria. Il film racconta questo “stegg” (come lo chiama Crucitti) e raccoglie la testimonianza di chi vive in quei luoghi e di chi ci arriva per un’esperienza artistica davvero unica.

«Ho girato questo lungometraggio – ha detto il regista Paolo Bolano per focalizzare meglio e raccontare una periferia meridionale abbandona da Dio, che si è fermato a Eboli, e da questa classe politica. Però questa periferia, dove vivono i terroni, secondo molti racchiude in sé in parte la storia dell’umanità. Questa è la Magna Grecia. Nessuno deve dimenticare. Qui è nato il teatro e il bello che poi valicando i monti della regione ha raggiunto il mondo intero allora conosciuto. È nata la filosofia, la medicina, la scultura ecc. Qui illo tempore tutto il popolo andava a teatro. Era in grado di votare e fare vincere ora questa, ora quella tragedia».

«Oggi – dice ancora Paolo Bolano – tutti dimenticano. Però, ancora giovani e anziani caparbi: gli “ultimi della Magna Grecia“ resistono all’abbandono e chiedono di esistere per far valere la loro storia. Gli enti locali , la città metropolitana di Reggio è assente totalmente da questo festival della cultura calabrese. La città metropolitana non è interessata a divulgare la storia della Magna Grecia. Questo festival di Cataforio, invece, mette in risalto suoni antichi e strumenti musicali di cui si erano perse le tracce. Qui si balla ancora il Kordax, come i nostri avi lo ballavano tremila anni fa. La danza dionisiaca, quella che quasi sempre chiude le commedie di Aristofane. Con questo film ho voluto onorare questi valorosi “terroni” che non vogliono dimenticare e far cadere nell’oblìo la nostra gloriosa storia». (ams)

Idea Magna Grecia: una Città della Cultura dalla Calabria al Mediterraneo

di PAOLO BOLANO

Si parla sempre meno di Mezzogiorno, eppure è un grosso problema irrisolto, palla al piede, per tutti i governi di destra e di sinistra sin dall’Unità d’Italia. Oggi anche la stampa italiana trascura il Mezzogiorno. Bisogna superare i ritardi in fretta per fermare l’emigrazione giovanile che ha svuotato interi paesi del Sud. Guardare all’Europa, ma allungare l’altro occhio all’Africa. Dove c’è una parte di futuro del Mezzogiorno.

In questo millennio bisogna sanare le ferite Nord-Sud e uscire dal sottosviluppo. Con l’Unità d’Italia abbiamo assistito a una fuga di massa. Un rabbioso addio alla terra che costringeva milioni di contadini poveri a baciare la mano del barone per avere un pezzo di terra e sfamare la famiglia. I ribelli, però, quelli che odiavano il barone, partirono in cerca di fortuna. L’esodo dal Mezzogiorno continua ancora, giovani laureati e diplomati portano il loro sapere oltreoceano e non solo. Bisogna fermare questo esodo!

Un grande meridionalista come Giustino Fortunato, nobile, liberale, proprietario terriero, deputato, illo tempore, cercò di sensibilizzare il Parlamento nato dopo l’Unità d’Italia per dare risposte concrete alla “questione meridionale” e ai tanti ritardi che assillavano – e tutt’ora assillano – il Sud. Chiedeva in Parlamento provvedimenti urgenti per uscire dal sottosviluppo: «…Valli da bonificare, pendii da rimboscare, vie da aprire, attività industriali da avviare…».

A dire il vero, si fece poco o nulla e il problema è ancora lì, irrisolto. Oggi, cosa fare dunque? In questo terzo millennio alla questione meridionale si è aggiunta quella mediterranea. Il nostro futuro è l’Africa. Un continente ricco, pieno di materie prime. Dobbiamo collaborare con questi popoli nell’interesse di tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo per produrre ricchezza e posti di lavoro. Bisogna investire nell’eolico, nel solare, in agricoltura, turismo e cultura.

È giusto il detto che con una fava si possono catturare due piccioni. Infatti, sviluppando queste terre possiamo, da un lato, dare occupazione ai nostri giovani laureati e, dall’altro, offrire lavoro ai tanti disperati immigrati che rischiano la vita ogni giorno per attraversare il Mediterraneo.

Non bisogna, intanto, dimenticare che il Mezzogiorno è la Magna Grecia. Qui, tremila anni fa, queste nostre terre furono invase dai coloni greci in cerca di terreni fertili. Con loro portarono la cultura: la filosofia, la medicina, il teatro, la scultura, la pittura, la musica.

Anche la Magna Grecia divenne una terra di grande cultura nel Mediterraneo. Infatti, anche qui è nato il teatro e il bello che poi, valicando i nostri monti, raggiunse il mondo intero allora conosciuto. Oggi bisogna confrontarsi con tutti i paesi che si affacciano nel Mediterraneo. È fondamentale per stabilire la centralità della cultura mediterranea quale punto di partenza per un nuovo sviluppo di questo sud del mondo.

A questo punto, vorremmo indicare ai nostri governanti, spesso stanchi e incapaci, una prima via per un percorso culturale di crescita e di sviluppo di tutto il Mediterraneo. Un mare di pace, dunque, e di lavoro. Per iniziare si potrebbe costruire una grande Città della Cultura in Calabria: “CinecittàCalabria”. Una Città del cinema, della tv, del teatro, della musica, con la presenza e la partecipazione di tutti i Paesi del Mediterraneo.

“CinecittàCalabria” dovrebbe produrre cinema, televisione, teatro e musica per tutto il Mediterraneo e parte dell’Africa. Una scuola di cinema, di televisione, di teatro e di musica, con il compito di preparare le figure artistiche e professionali che serviranno poi a produrre film, telefilm, sceneggiati, serie televisive, documentari, opere teatrali e musicali e comunicazione.

Questo investimento produrrebbe non meno di diecimila posti di lavoro. È una piccola cosa, ma sarebbe una buona partenza per un Mezzogiorno dimenticato che guarda avanti, guarda all’Africa per scrivere il futuro. Va, dunque, creato un gruppo di lavoro che sostenga quest’idea: enti locali, imprenditori, uomini di cultura e giovani intellettuali: Il dibattito è appena aperto: si attendono idee e suggerimenti.

Nella foto: Il giornalista e regista Paolo Bolano

POLISTENA – Una fondazione a ricordo del sen. Girolamo Tripodi

21 ottobre – Una fondazione a ricordo del sen. Girolamo Tripodi: così oggi pomeriggio Polistena ricorda il “suo” indimenticabile sindaco, con un convegno alle 16.30 che vedrà le testimonianze di giornalisti, amici e compagni di lotta. “Mommo” Tripodi ha lasciato un segno indelebile non solo a Polistena e nella Piana, ma in tutta la Calabria per il suo impegno costante a favore della popolazione meridionale. È stato un grande politico, con una visione realistica del Mezzogiorno, dei suoi malanni e delle cure necessarie. Ha saputo interpretare con grande senso civico l’impegno politico sia a livello locale che nell’aula del Senato, conquistandosi il rispetto e la stima anche degli avversari politici. La Calabria non deve e non può dimenticarlo e la nascita della fondazione rappresenta il primo passo verso iniziative che facciano conoscere ai giovani e a quanti non l’hanno mai incontrato, il senso della sua lotta politica sempre a difesa dei più deboli, dei contadini e delle popolazioni dimenticate dallo Stato centrale. La Calabria gli è debitrice e la sua figura dovrebbe essere presa a modello dalle nuove generazioni che aspirano a fare politica.
Quello di oggi, perciò, non sarà un convegno meramente celebrativo, tra mestizia e ricordi, ma un punto di partenza per ricostruire e rilanciare l’avvenire politico della regione. Modera l’incontro Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) e intervengono il giornalista e regista Paolo Bolano, già caporedattore Tg2 Rai, il giornalista e scrittore Marcello Villari, già inviato del TG5, Francesco Cosentino, già sindaco di Vibo Valentia, l’ing. Alberto Ziparo, docente dell’Università di Firenze, il sen. Luigi Marino. Porteranno la loro testimonianza Marcello Borgese, don Pino Demasi, Giovanni Mileto, Patrizia Napoli, Silvana Nasso, Antonio Rodiò e Giuseppe Sorace. Le conclusioni sono affidate a Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI. Saranno anche proiettati stralci dell’intervista a Girolamo Tripodi realizzata nel 2005 da Maurizio Marzolla. Introduce con i saluti il sindaco di Polistena, Michelangelo Tripodi, figlio del compianto senatore.  (rrc)

DELIANUOVA – Oggi “La storia” di Otello Profazio

12 ottobre – Oggi pomeriggio a Delianuova alla libreria Librarsi in Aspromonte alle 17.30 Otello Profazio conversa sul suo nuovo libro “La storia” col giornalista-regista Paolo Bolano. L’incontro è organizzato dalla Casa Editrice Nuove Edizioni Barbaro. Il libro-disco è pubblicato da SquiLibri e ha come sottotitolo “Ballata consolatoria del popolo rosso e altre storie”.
Il “mastru cantaturi” parla del suo libro con Calabria.Live: «È la mia storia – dice Profazio – ma è anche la storia d’Italia e la storia del Sud. Incentrato sulla ballata consolatoria del popolo rosso è un libro-disco che raccoglie brani inediti e racconti originali che ovviamente hanno a che fare col Sud. È il meno monografico dei miei disco-libri perché tratta diversi argomenti, i più svariati. Tante avventure e disavventure che mi riguardano e riguardano la storia del Sud, scritte e cantate».


È una narrazione imprevedibile e originale in chiave apolitica e slegata dall’ideologia, dove però lo sberleffo si sposa continuamente con l’ironia. Da 62 anni Profazio, sin dall’esordio, ci ha abituati alle sue gustose invettive, cantore di illusioni e disillusioni, fra tradizione e modernità. Premio Tenco 2016 e finalista quest’anno alla Targa Tenco, Profazio non finisce di stupire con le sue “profaziate” e questo libro-disco conferma la vitalità di un interprete autentico della Calabria e delle sue storie, delle sue genti, dei suoi sogni, delle sue frustrazioni.
«C’è un elemento innovativo nel disco: al posto degli intervalli muti tra un brano e l’altro ci sono con la mia voce le battute della gente che ho raccolto nel mio peregrinare tra Calabria e Mezzogiorno. Le più belle? Quelle sulla sanità siciliana e calabrese: qual è il miglior ospedale di Palermo? L’Alitalia! Una signora molto anziana mi ha detto testualmente: “inutili che jati a Milano, Parigi, NuYorke, il medico è sempre San Rocco”. Ecco, questo libro raccoglie anche queste – chiamiamole così – testimonianze autentiche di quello che pensa la gente. Raccogliere gli umori delle persone mi suggerisce ballate e scritti che possono così diventare patrimonio delle cultura popolare. I miei libri-dischi precedenti erano un po’ più personali, raccontavano con l’ironia di chi è disperato e non lo sa come si vive, anzi come si campa. “Qui si campa d’aria”, un mio best seller, in fondo è la storia della rassegnata sconfitta del popolo meridionale, che, nonostante tutto, non si ferma e non arretra. La speranza è anche nella possibilità di far sapere, di condividere uno stato di disagio. Per questo “La storia” del libro è la mia storia, filtrata dalle altre storie di Meridione, spesso dimenticato, sicuramente trascurato, decisamente amato. Il Sud ha tante storie ancora da raccontare. E io pure». (rs)

OTELLO PROFAZIO HA CHIUSO I CAFFÈ LETTERARI DEL RHEGIUM JULII

21 agosto – Una chiusura alla grande, con un ospite d’eccezione: ai Caffè Letterari del Circolo Rhegium Julii, ospitati dal Circolo del Tennis “Rocco Polimeni” di Reggio, il cantastorie n. 1, Otello Profazio, ha confermato la validità di un ciclo di incontri che hanno spaziato in tutti i campi della cultura e della scienza. L’iniziativa del Rhegium Julii, guidato dal presidente Pino Bova, ha portato al Circolo di Pentimele il fior fiore di autori e scienziati, con grande soddisfazione dei reggini accorsi sempre in gran numero per ascoltare l saggista Nuccio Ordine, gli scrittori Gioacchino Criaco e Matteo Marani, il giornalista-scrittore Marino Bartoletti, lo scienziato Gianfranco Bertone, il matematico Francesco Magris.
Con Otello Profazio è stata tutta un’altra “ballata” (è il caso di dirlo): il “mastro cantaturi” (Premio Tenco e massima autorità nel campo della canzone dialettale) ha mostrato tutta la magia della musica in vernacolo, prima raccontando storie e retroscena della sua lunga carriera artistica, poi deliziando un’affollatissima platea con la sua chitarra Profazio ha presentato brani del suo ultimo libro-disco “La storia – Ballata consolatoria del popolo rosso” e vecchie popolarissime ballate che hanno, ovviamente, affascinato i presenti. Una bellissima serata e un doveroso grazie al Rhegium Julii per questi appuntamenti estivi che hanno accompagnato le vacanze dei reggini (e dei tantissimi ospiti). Ma non finisce qui: lunedì prossimo nuovo appuntamento col Rhegium Julii per il Premio l’Inedito 2018, sempre al Circolo del Tennis, col presidente Igino Postorino e il vice Ninni Romeo che, alternativamente, hanno introdotto le varie serate con quel garbo e quella simpatia che rendono unici i reggini e i calabresi. (rrc)

Nella foto di copertina: Il vicepresidente del Circolo del Tennis Ninni Romeo, Otello Profazio, il presidente del Rhegium Julii Pino Bova e il giornalista-regista Paolo Bolano.