Per la vicenda dei Sottosegretari regionali, si tora al punto di partenza: il Tar ha respinto il ricorso della Regione dichiarando la propria incompetenza giuridica sulla materia: toccherà alla magistratura ordinaria occuparsi del caso. C’è la strada del Consiglio di Stato, oppure il ritiro e la cancellazione del provvedimento, oppure bisognerà andare alle urne per il referendum confermativo. Ma quest’ultima strada sarebbe una beffa per i calabresi: 7 milioni buttati al vento con una presunta partecipazione ridotta al lumicino.
Intanto, i consiglieri regionali di opposizione, Ernesto Francesco Alecci, Giuseppe Falcomatà, Rosellina Madeo e Giuseppe Ranuccio (Partito Democratico); Enzo Bruno e Ferdinando Laghi (Tridico Presidente); Elisa Scutellà ed Elisabetta Maria Barbuto (Movimento 5 Stelle); Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva); Francesco De Cicco (Democratici Progressisti Meridionalisti), gongolano e commentano la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla Regione contro il procedimento referendario.
«Il Tar chiude la porta al tentativo di Occhiuto di fermare il referendum sui sottosegretari e sull’ampliamento della Giunta. Il presidente continua a contrastare il voto perché teme una bocciatura da parte dei calabresi. È questo il significato politico di una vicenda che mette a nudo la distanza tra le priorità della maggioranza e quelle dei cittadini».
«La pronuncia riguarda la giurisdizione: il Tar indica nel giudice ordinario l’autorità competente e lascia aperta la possibilità di riproporre l’azione. Non è una decisione sul merito della riforma. Ma questo non cancella il fallimento della strada imboccata dalla Regione davanti al giudice amministrativo per impedire ai cittadini di pronunciarsi», si legge nella nota dei consiglieri d’opposizione,
La vicenda segue il riconoscimento dell’ammissibilità della richiesta referendaria da parte della Corte d’appello di Catanzaro e il rigetto, a luglio, dell’istanza cautelare della Regione.
«Occhiuto è davanti a una scelta che ne certifica comunque la sconfitta politica: tornare in Consiglio per cancellare la riforma, ammettendo l’errore, oppure accettare il referendum del 29 novembre e confrontarsi con il giudizio popolare. Insistere con il contenzioso non risolve il problema: lo rende ancora più evidente».
«Questa vicenda si colloca in una fase delicata anche per il centrodestra, con le suppletive di Reggio Calabria a rappresentare un ulteriore banco di prova politico – si legge ancora -. La difesa di nuove poltrone può avere un costo pesante in termini di credibilità e consenso. Chi chiede fiducia agli elettori deve spiegare perché, nello stesso tempo, cerca di fermare una consultazione attraverso la quale quegli elettori possono decidere».
«Mentre la Calabria chiede risposte su sanità, lavoro, sicurezza del territorio e servizi, la maggioranza difende sottosegretari da circa 14 mila euro al mese ciascuno. I cittadini hanno diritto di valutare questa scelta – concludono Alecci, Falcomatà, Madeo, Ranuccio, Bruno, Laghi, Scutellà, Barbuto, Greco e De Cicco -. Ringraziamo i professori Paolo Falzea e Andrea Lollo e l’avvocato Antonio Ionà per la competenza e l’impegno nella difesa delle nostre ragioni. Continueremo questa battaglia nelle istituzioni e nel territorio. Occhiuto torni in aula o lasci parlare i calabresi: il loro voto non è un ostacolo da rimuovere», concludono i consiglieri.
Irto (PD): «Occhiuto molli questa battaglia di casta contro il diritto di scelta dei calabresi»
«È stato ancora bocciato il tentativo di Roberto Occhiuto di fermare per via giudiziaria il referendum sui sottosegretari regionali. Il ricorso della Regione Calabria al Tar è stato dichiarato inammissibile. Adesso il presidente la smetta con la sua ostinazione e rispetti il diritto dei calabresi a pronunciarsi». È la posizione che in una nota esprime il Pd Calabria, dopo il verdetto del Tar Calabria sul ricorso presentato dalla Regione contro il decreto dell’Ufficio centrale regionale per il Referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro.
«Questa vicenda – afferma il senatore Nicola Irto, segretario del partito – conferma un brutto atteggiamento castale del potere regionale. Prima il centrodestra modifica lo Statuto per introdurre nuove poltrone, poi prova a impedire ai cittadini di esprimersi su quella scelta. Il presidente della Regione dovrebbe spiegare perché la Calabria, sempre alle prese con problemi enormi nella sanità, nei trasporti, nel lavoro e nei servizi, abbia bisogno di altri due sottosegretari».
«Il Tar non è entrato nel merito del referendum e ha passato la palla al giudice ordinario. Sul piano politico, però, la questione – continua la nota del Pd Calabria – è fin troppo evidente. Il presidente della Regione sta difendendo fino all’ultimo una scelta di potere funzionale agli equilibri del centrodestra e che ai calabresi costa una barca di soldi. Il Pd gli intima di fermarsi».
«Occhiuto – conclude il segretario dem – rinunci a trascinare ancora questa vicenda nelle aule giudiziarie e riporti la questione in Consiglio regionale. La Calabria deve avere istituzioni attive sui problemi dei cittadini e non per la moltiplicazione delle cariche pubbliche». (rcz)






