di PINO NANO – Si sono celebrati martedì a Milano i suoi funerali. Con la scomparsa di Eugenio Santelli, lui era nato a Mendicino e da lì non aveva mai pensato di trasferirsi in città a Cosenza, se ne va oggi un pezzo di storia dell’editoria italiana. Ma se va soprattutto un mio amico speciale, a cui mi legavano e mi legheranno ormai per sempre sentimenti di amicizia vera e profonda.
Erano anni che Eugenio ormai divideva la sua vita tra un ospedale e l’altro, ed erano anni che nelle nostre lunghe chiacchierate che facevano al telefono, lui a Milano io a Roma, immaginava il giorno in cui avrebbe dovuto lasciare sua moglie, suo figlio Giuseppe, la loro casa editrice e i tre nipotini a cui aveva ormai affidato ogni sua visione futura.
Eugenio Santelli era prima di tutto un ragazzo buono, “buono come il pane”, poi era diventato un grande editore ed uno straordinario animale di biblioteca. Non conosceva mezzi termini nel gestire i suoi rapporti, e come editore è stato tra i più puri e più onesti della sua generazione. Come lui, e forse quanto lui, anche l’altro mio grande amico del cuore Demetrio Guzzardi, l’editore del mio primo libro, “Calabritudine”, e che quest’anno a dicembre festeggerà i suoi primi 40 anni di vita tra i libri.
Oggi Eugenio Santelli, davvero un apostolo della semplicità e del vivere quotidiano, ci lascia un patrimonio culturale di grande respiro, che noi abbiamo il dovere di raccogliere e di trasmettere ai più giovani, alle persone che amano i libri, ai lettori, agli studiosi e ai nuovi intellettuali di questa nostra terra, perché è un patrimonio ricco di valori e di tradizione, di senso del rispetto e di educazione verso gli altri.
La domanda che gli ho fatto per tanti anni era sempre la stessa “Eugenio, ma come fa un uomo come te educato alla pace di Mendicino e al silenzio della Biblioteca Civica di Cosenza a vivere a ridosso della galleria e del Duomo di Milano?” e di rimando lui mi lasciava sempre di stucco “Ma Milano ormai è la mia nuova casa e io sono felice di averla adottata come mia seconda città natale”.
Oggi tutto quello che qui tra Sesto San Giovanni e Milano è diventato il grande e prestigioso “Gruppo Santelli” proviene dal suo coraggio, dalla sua visione del mondo dei libri, dalla sua libertà di pensiero e dalla purezza del suo carattere, intellettuale controcorrente, che grazie alla grande passione per i libri e la lettura dal piccolo seme piantato quarant’anni fa alle porte di Mendicino alla fine ha creato un mondo fatto di titoli e di nuovi autori emergenti.
La foto che ho chiesto al direttore di Calabria.Live di pubblicare in testa a questo mio pezzo porta la data dei primi anni ‘80, eravamo a Cosenza, settembre 1982 credo, appena subito dopo la mia assunzione alla Sede RAI di Via Montesanto e dove appena arrivato, maggio del 1982, avevo ritrovato in redazione un vecchio amico giornalista che già conoscevo da diversi anni, Coriolano Martirano, e che allora era il Capo dell’Ufficio Stampa dell’Associazione degli Industriali di Cosenza.
Una vera autorità a quei tempi, perché Coriolano Martirano non era soltanto un grande comunicatore, né tanto meno uno straordinario affabulatore erudito ed eclettico, ma era soprattutto un “pezzo fisico” della storia e della nobiltà cosentina. Lui era da una parte l’immagine dell’Assindustria cosentina, ma dall’atra era soprattutto l’uomo del Rotary calabrese che allora contava tantissimo dovunque, icona di sé steso, intellettuale e studioso della storia di Cosenza come pochissimi altri storici al suo posto.
Bene, in quel tourbillon di nuovi approcci, di nuovi incontri, e di nuove relazioni -per me Cosenza era allora una città che non conoscevo e che non avevo mai frequentato- in quel tourbillon di nuovi rapporti sociali fu proprio Coriolano Martirano a presentarmelo. «Lui è Eugenio Santelli – mi disse una mattina davanti al famoso Bar Manna di Viale Mazzini – sai ha preso a stampare libri da poco, dovremmo dargli una mano d’aiuto anche perché ha una passione davvero debordante verso la lettura e la letteratura».
È iniziato così il mio rapporto con Eugenio Santelli, che è stato un rapporto di grande empatia e di grande passione comune sin dall’inizio, e che non è mai scemato nel tempo. Anzi, gli anni passavano e io e lui siamo rimasti indissolubilmente legati da un invisibile cordone ombelicale che – ormai lontani dalla Calabria, sia lui che io – avevano voluto mantenere sacro e inviolabile.

Alla fine a Cosenza, in quegli anni, avevamo gli stessi amici, frequentavano le stesse botteghe artigiane, perché io allora ero un patito di vecchie cose e soprattutto di vecchie radio a valvole, frequentavamo gli stessi ambienti e andavano sempre insieme agli stessi convegni culturali o manifestazioni politiche, che allora erano davvero tante. E il mio secondo libro lo stampò proprio lui.
Lo titolammo insieme dopo mille confronti e discussioni anche accese, ma Eugenio non finiva mai di riflettere sulle cose e di analizzare i progetti che finivano sulla sua scrivania con una severità che rasentava la negazione di ogni buona iniziativa imprenditoriale. Ricordo che leggeva, anzi divorava ogni manoscritto che gli arrivava con la stessa avidità con cui io ancora oggi a 70 anni compiuti mangio le angurie più mature. Alla fine però ci ritrovammo d’accordo, e scegliemmo come titolo “Prima Pagina”, che era poi la storia fotografica di un giornale vibonese “Pronto? Qui Calabria” che io consideravo quasi mio, perché lo dirigeva Peppe Sarlo, ma lui da direttore mi aveva dato così tanto spazio e così tanta fiducia da farmi credere alla fine che il progetto era “nostro” e non solo suo. Ma Peppe Sarlo era capace di questo ed altro, in termini di amore e di disponibilità.
Poi subito dopo fu la volta di una raccolta di miei racconti che lui riteneva adatti per il mondo della scuola e nel 1988 pubblicò “Il Mio Paese”, che fu un grande successo editoriale. Ci riprovò qualche anno più tardi e nel 1993 fece uscire “Storie di Successi. Calabresi sparsi nel Mondo”, che si rivelò un nuovo successo di critica e di pubblico, soprattutto giovane, studenti delle scuole superiori calabresi che per la prima vola scoprivano il mondo dell’emigrazione calabrese in giro per il mondo. Come si fa a non amarlo un editore come lui?
Eugenio non ti chiedeva mai nulla in cambio, anzi sapeva solo darti. E quando mi chiese di diventare il direttore editoriale della sua Casa Editrice non ebbi la forza di negarmi, ma la cosa mi riempiva di orgoglio professionale anche perché lui era davvero una garanzia assoluta di serietà e di rigore.
Poi le nostre strade si sono divise, io a Roma e lui a Milano, ma a Milano lui fece fortuna in tempi rapidissimi, la sua Casa Editrice diventò anche una catena di librerie e di salotti letterari carichi e dal profumo intenso delle nostre passioni tipiche del Sud, e questo a Milano diventò per lui un valore aggiunto senza pari.
Quando suo figlio Giuseppe prese poi le redini della sua straordinaria eredità culturale e libraria, lui continuò per anni a frequentare la sua Casa Editrice, e a dare consigli utili agli autori, e a stimolare il fior fiore della cultura giornalista milanese a creare nuove idee e nuovi soggetti. Questo fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Impareggiabile, unico, quasi commovente. Ma il ricordo più bello che mi porto oggi dentro è il racconto che mi fa suo figlio Giuseppe dalla sala mortuaria dove a Milano lo hanno adagiato in attesa della preghiera finale.
«Se deciderai di scrivere di lui – mi dice – ricorda una cosa fondamentale di lui: mio papà venerava la cultura, la letteratura, i libri, e amava i suoi autori. Mollò la professione medica per dedicarsi a quello che più amava, perché la vita è una soltanto e voleva passarla tra i libri a ogni costo. Fondò la Santelli editore nel 1987 quando di case editrici in Italia ce n’erano ancora poche, oltre alle grandi e solite note. Perché per lui l’aspetto culturale veniva prima di quello economico. Anzi, era l’unico che contava veramente. Non importava il fatto di non avere le risorse e reputò che ne valeva la pena, perché c’era bisogno di libri. La sua avventura nei libri iniziò qualche anno prima, istituendo il Premio Letterario Tre Valli. Presidente di giuria Coriolano Martirano, all’epoca Governatore del Rotary. La particolarità era che i giudici valutassero esclusivamente il testo e quello che era in grado di trasmettere, in forma anonima. La prima volta vinse un idraulico, davanti a un personaggio di altissimo profilo. Mio padre disse che era giusto così, perché la cultura dev’essere di tutti. Poi fu il turno di Maria Murmura Folino con il romanzo “Il Ventaglio”. Da lì l’idea di fare la casa editrice, per pubblicare i vincitori del premio. Su quel libro c’era la prefazione di Gianni Letta».
Ma c’è un dettaglio della vita della Casa Editrice che io non conoscevo, ma solo perché Eugenio non me lo aveva mai confessato. Ora suo figlio lo rende finalmente pubblico.
«La casa editrice fu fondata il 14 febbraio, giorno di San Valentino, e lui volle così perché dedicarsi alla cultura diceva è un gesto d’amore. Pensa anche che il nome originale era Emme Elle Santelli Editore, che sta per Maria Luisa, mia mamma, il vero grande amore della sua vita. E nel suo cerchio magico, oltre a Coriolano Marturano, c’eri tu Pino, c’era Attilio Perri, papà di Francesco, che ora è direttore del Conservatorio di Cosenza e con voi Manlio Del Gaudio, comandante dei Carabinieri. Da lì in poi la casa editrice proseguì e prese forma. Romanzi, saggi e autori in grado di trasmettere messaggi importanti. I libri per le scuole, per formare le generazioni future. E i libri sulla sua amata Calabria, sviscerata in ogni particolare. Ma la consacrazione della casa editrice l’ha vissuta a Milano, dove ci siamo trasferiti nel 2020 per costruire qualcosa di ancora più solido».
Struggente il racconto che il figlio mi fa di suo padre.
«Pur avendo lui fatto un passo indietro rispetto a me, ha fatto per altri 3 anni il direttore editoriale e ha voluto partecipare alla crescita della casa editrice. Lui c’era sempre. C’era quando abbiamo acquisito altre case editrici, oggi in totale 7, e c’era quando è nato il progetto delle librerie Santelli, una rete di librerie che si sta espandendo in tutta Italia. Ha fatto appena in tempo a sapere anche che abbiamo appena rilevato una libreria in centro a Milano, zona San Babila. Un orgoglio immenso per lui sapere che il nome Santelli è nel cuore pulsante dell’editoria italiana. Gli ultimi 3-4 anni per lui sono stata una sofferenza indicibile, eppure ha sempre trovato la forza di sentire autori, di dare consigli alla squadra Santelli e di far sentire la propria presenza. Per lui fare cultura era lo scopo di vita, quindi non esisteva ragione per fermarsi, e neanche la malattia era un buon motivo per farlo. La sua ultima volontà, percependo che era vicino al passaggio finale, è stata di non chiudere per lutto, perché il miglior modo di rispettarlo – mi disse con grande fermezza – era proseguire i suoi sforzi di fare libri, sempre e comunque».
Proprio nell’anno che ci aspetta, la casa editrice festeggerà i 40 anni. Per l’occasione – questo me lo aveva preannunciato in una delle sue ultime telefonate dall’Ospedale dove veniva seguito e curato- nascerà il “Premio Eugenio Santelli alla Letteratura”, che avrà la stessa modalità di selezione del Premio Tre Valli, con l’autore che partecipa alla elezione in forma assolutamente anonima.
«Noi – mi dice ancora Giuseppe Santelli- crediamo che il suo amore per la cultura sia d’esempio, per questo davanti alla sua bara lanciamo l’idea di intitolargli biblioteche e ogni altra cosa che abbia a che fare con i libri. Siamo disponibili a donare i libri, a impegnarci in eventi e ogni altro modo che possa aiutare le realizzazioni di progetti legati alle sue idee, e il nostro sogno sarebbe che la prima iniziativa del genere la prendessero a Mendicino, il paese da dove siamo partiti. Sarebbe bello davvero».
Al suo posto oggi il figlio Giuseppe
Eugenio vola in cielo ma al suo posto oggi c’è suo figlio Giuseppe, un vero e proprio manager dell’industria libraria milanese, alla guida di un Gruppo editoriale che il Corriere della Sera saluta come la vera grande novità dell’orizzonte di Sesto San Giovanni.

Ma ripercorriamo insieme la storia di tutti loro.
La Santelli è stata fondata negli anni ’80 da Eugenio Santelli, inizialmente con lo scopo di pubblicare ogni anno il miglior libro vincitore del Premio Tre Valli, di cui era il Presidente. A quell’epoca i volumi si battevano a macchina, si stampavano col piombo e bisognava staccare via tutta la riga a mano se c’era un refuso. La Santelli si distinse subito non solo per la cura maniacale dell’edizione e per la qualità del contenuto ma anche per le personalità di livello nazionale tra gli autori pubblicati.
In quegli anni, grazie alla sapiente direzione editoriale di Coriolano Martirano, Governatore del Rotary e Cavaliere dell’Ordine di Malta, videro infatti la luce titoli come: “Prima Pagina” (1989) di Pino Nano, presentato a Varsavia e Praga dall’ex Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini; “Il Ventaglio” (1989) di Maria Murmura Folino con prefazione e presentazione di Gianni Letta; “A Berlino un bouganville” (1988) di Annarosa Macrì, giornalista RAI e collaboratrice di Enzo Biagi; “Le Guardie d’onore dei Borboni” (1988) di Manlio del Gaudio, Generale dell’Arma dei Carabinieri.
Negli anni ’90 la Santelli editore si specializzò in editoria scolastica e per vent’anni i propri testi didattici arrivano in ogni Regione d’Italia, grazie a una fitta rete di agenti sul territorio. Sui banchi di scuola, i giovani italiani poterono quindi studiare su edizioni innovative come “Il Punto”, tra i più affermati libri scolastici nell’ambito dell’attualità, per l’allora materia di Educazione Civica. Nel nuovo millennio, la Santelli si afferma quale realtà innovatrice e al passo coi tempi.
Nel 2004 è stata tra le prime 19 case editrici italiane aderenti al lancio degli eBook con il portale di Telecom (all’epoca Biblet Store, oggi CuboLibri). partecipando alla prima Fiera dell’eBook a Pechino in Cina. Lancia inoltre dei software didattici di grande successo, come Matcos (2010) e Inf@ (2012) del Prof. Franco Costabile, Direttore dell’ex Facoltà di Matematica all’Unical. In quegli anni inizia intanto il crollo del mercato della scolastica in Italia (che costituiva ormai il focus principale della casa editrice), arrivando fino al 2015-2016 quando la Santelli rischia di cessare la propria attività. Dopo un lavoro di preparazione durato oltre un anno, il 2018 è l’anno della svolta: Giuseppe Santelli assume la guida della casa editrice a soli 25 anni, diventando così il più giovane editore italiano. Da quel momento la casa editrice cambia completamente rotta e adatta i processi della casa editrice verso la digitalizzazione e, attraverso una grande opera di re-branding, espande il catalogo e si concentra sull’editoria di varia, tra saggistica e narrativa. Nel 2019 conclude un accordo commerciale con Messaggerie Libri, leader della distribuzione editoriale in Italia, facendo tornare la Santelli alla diffusione nazionale.
In questi anni vengono pubblicati bestseller come “Leadhers” di Tonia Cartolano, vice direttrice di SkyTG24; “Chiamatemi ancora Anza” di Sara Anzanello, ex capitano della nazionale di volley campione del mondo; “Respira! Alla ricerca della calma nel caos” di Margot Sikaboniy, famosa attrice nota al grande pubblico per aver interpretato Maria in Un medico in famiglia. Sul finire del 2019 nasce il progetto del Gruppo Santelli, con la Santelli editore come Casa Madre, e si pone come la novità nel panorama editoriale italiano con lo scopo non solo di offrire una maggiore varietà di scelta ai lettori, ma anche di supportare librai ed editori indipendenti.
Nel 2021 Giuseppe Santelli fonda Santelli Holding e sposta il quartier generale della Santelli nel Nord Milano. Da lì inizia un susseguirsi di continue espansioni e in soli 4 anni acquisisce Edizioni Clandestine, Edizioni Mare Verticale e Bré Edizioni oltre ad assorbire il catalogo della Rossini editore e di Poetica edizioni. Nel 2024 il Gruppo Santelli ha raggiunto il picco di 353 novità pubblicate, risultando così le prime 30 realtà editoriali italiane. (pn)






