A due anni dalla Strage di Cutro

A due anni dalla strage di Cutro, abbiamo assistito, nella sola Calabria, ad altri naufragi, persone scomparse, mancate identificazioni dei corpi rinvenuti, sepolture frettolose, criminalizzazione del soccorso in mare e delle Ong, criminalizzazione dei solidali e dei migranti. 

Non diverso quello che accadeva e accade lungo altre rotte e frontiere. Abbiamo continuato a cercare morti e dispersi in mare e in terra. A contarli.

In questi giorni, a Crotone sono arrivati superstiti, familiari, giuristi, attivisti, associazioni, giornalisti. Tutti testimoni della violenza alle e per le frontiere.

Non vogliamo che questo sia solo un anniversario per ricordare chi non c’è più o chi non c’è ancora. Vogliamo che la memoria di quello che è accaduto a Cutro diventi un punto di svolta, un cambio di direzione. 

Tutte e tutti noi riteniamo necessario avviare una riflessione condivisa con associazioni, Ong,  attiviste/i,  a partire da chi in questi anni si è  unito  al gruppo informale della Rete 26 Febbraio. Con il convegno del 25 febbraio Lungo le rotte a due anni dalla strage di Cutro: respingimenti, mancato soccorso, criminalizzazione, scomparse. Quali diritti? Quale verità? Quale giustizia? abbiamo voluto proporre un momento di approfondimento e confronto, per discutere insieme  della politica dei confini, di  soccorso in mare e criminalizzazione delle Ong e dei migranti, di morti e scomparse alle frontiere in mare e in terra e lungo tutte le rotte dei migranti, di  diritto al nome e alla verità. Il convegno si è composto di due panel, “In Mare” e “In Terra”. 

Dagli interventi e dalle testimonianze, sono emersi punti nodali che necessitano di strumenti e interventi su differenti piani, interconnessi tra loro, per sollecitare un cambio di rotta, perché davvero ci possa essere un “Mai più”. La riflessione nasce e si sviluppa anche grazie al convegno, ma è parte di un percorso più ampio e complesso.

E, a partire dalle testimonianze e dagli interventi ascoltati in queste giornate, è nostra intenzione portare all’attenzione delle Istituzioni, locali e nazionali, alcune questioni che riteniamo prioritarie, pur consapevoli della loro ampiezza e complessità: Riconoscere il soccorso in mare come obbligo giuridico e umanitario. Diversi Tribunali, anche calabresi, tra cui Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria, hanno ribadito che il dovere di soccorso ha carattere assoluto e trova un limite unicamente nella circostanza che tale attività sia possibile senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri; Contrastare i discorsi d’odio e la criminalizzazione dei migranti, delle ONG impegnate nei soccorsi e salvataggi in mare, della solidarietà; Implementare un lavoro in rete tra le ONG che svolgono attività di soccorso in mare e le associazioni che svolgono attività alle frontiere e sul territorio; Attivare canali regolari di ingresso;  Prevedere azioni coordinate tra istituzioni, enti e associazioni per la ricerca di migranti scomparsi o dispersi a seguito di naufragi lungo le coste italiane o nelle zone di confine terrestre. In tal senso, auspichiamo che vengano attuati dalle varie Prefetture i Piani operativi di ricerca per le persone scomparse, più volte sollecitati dall’Ufficio del Commissario per le persone scomparse; Definire procedure adeguate per l’identificazione di corpi provvedendo, ove necessario, ai fini dell’identificazione -anche futura-  all’acquisizione di campioni biologici; Attenersi alle raccomandazioni formulate dal Consiglio d’Europa, in particolare: Ogni persona di cui è stata denunciata la scomparsa deve essere cercata. I meccanismi di segnalazione devono essere accessibili ai parenti o a qualsiasi fonte affidabile (…). Riconoscere il ruolo fondamentale delle organizzazioni comunitarie, delle organizzazioni per i diritti dei migranti e delle organizzazioni internazionali che forniscono servizi ai migranti, ai rifugiati e alle persone che vivono in condizioni di disagio; Garantire ai familiari anche se impossibilitati a raggiungere l’Italia, di poter decidere in merito alla sepoltura del proprio congiunto, con riguardo alle modalità e al luogo di sepoltura nonché al rispetto di eventuali riti religiosi, assicurando, laddove possibile, il rispetto di tali volontà.

Inoltre, riprendendo le parole de familiari: mantenere gli impegni presi dal Governo con familiari e superstiti in merito ai ricongiungimenti familiari; garantire il diritto al lutto, prevedendo procedure di autorizzazione all’ingresso per garantire visita ai luoghi di sepoltura dei loro parenti in Italia, non essendo stato possibile il rimpatrio delle salme.

La Rete 26 febbraio si impegna a presentare il documento nei tavoli istituzionali competenti: Prefetture, Procure, Comuni, Regioni, Ministeri competenti, Parlamento nazionale e istituzioni europee, affinché si prenda posizione per l’adozione di misure concrete per garantire ricerca e soccorso in mare, condizioni adeguate di accoglienza, per tutelare la vita, la dignità, il diritto ad una corretta identificazione e al nome dei corpi rinvenuti, per il diritto ad una dignitosa sepoltura.

I superstiti,  i familiari degli scomparsi nella strage di Cutro e la rete 26 febbraio continueranno a pretendere i verità e giustizia per Cutro e tutti i morti delle frontiere. (Rete 26 Febbraio)

Francesco Vommaro, talento della chirurgia vertebrale rinforza la squadra medica dell’Unical

l’Università della Calabria è pronta ad accogliere Francesco Vommaro, un altro scienziato di prestigio dell’ortopedia che rafforzerà il corpo docente del corso di laurea in Medicina e chirurgia TD (Tecnologie digitali) e presterà servizio presso l’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.

Il giovane talento calabrese della chirurgia vertebrale è stato selezionato attraverso un concorso per ricercatore in tenure track (RTT) nel settore Malattie dell’apparato locomotore e medicina fisica e riabilitativa.

L’Unical continua a puntare sui giovani, affiancandoli anche nei ruoli dirigenziali ad alcuni “big” al culmine della loro carriera professionale: dei 9 reparti universitari dell’Annunziata ben 5 sono guidati da primari “under 50”. Una prevalenza di giovani, quindi, ma che possiedono già ottime competenze ed esperienze altamente qualificate, che fanno ben sperare per il futuro dell’ospedale cosentino. Vommaro, in particolare, nonostante la giovane età, è già un’eccellenza nel campo della chirurgia vertebrale e ha deciso di lasciare il rinomato Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna per fare ritorno nella sua regione e accettare la sfida del Progetto Unical per la Sanità.

Francesco Vommaro, un riferimento nella chirurgia vertebrale

Originario di San Lucido (Cs), Francesco Vommaro è un “cervello di ritorno” che rientra in Calabria dopo un prestigioso percorso professionale. Specializzato in ortopedia e traumatologia, è un pioniere nella chirurgia correttiva delle scoliosi, con particolare attenzione a tecniche mininvasive e trattamenti innovativi, con competenze che spaziano in tutti gli ambiti della chirurgia della colonna vertebrale.

Ricopre attualmente il ruolo di responsabile della Struttura Semplice “Deformità Vertebrali” presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli e da alcuni anni è consulente dell’Ospedale Meyer di Firenze, svolgendo interventi chirurgici per bambini affetti da gravi malformazioni vertebrali.

Per il Rettore Nicola Leone «la scelta di Vommaro di tornare nella sua terra, all’Unical, pur lavorando in un ospedale ortopedico tra i dieci migliori al mondo, conferma che il nostro ateneo è sempre più credibile, capace di attrarre eccellenze anche nel campo della medicina».

«Con due specialisti del calibro di Iacono e Vommaro puntiamo a creare una scuola di ortopedia di alta qualità per i nostri studenti e un nuovo reparto universitario di chirurgia ortopedica che offra in Calabria prestazioni mediche di elevata complessità, riducendo la migrazione sanitaria».

La presa di servizio, sia in ateneo che all’ospedale dell’Annunziata, avverrà dopo l’approvazione dell’atto aziendale per la creazione della nuova Uoc di Chirurgia ortopedica, all’interno della quale Vommaro dirigerà il “Centro scoliosi” attivando anche una collaborazione bidirezionale con l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

Si tratta di un ulteriore tassello nell’ampio progetto portato avanti dall’Università della Calabria, in piena sinergia con l’Azienda ospedaliera di Cosenza e la Regione Calabria, finalizzato alla formazione di giovani medici altamente specializzati e al contrasto del fenomeno della migrazione sanitaria.

Vommaro, infatti, che nella pratica chirurgica potrà avvalersi anche del braccio robotico e dell’apparato di imaging intraoperatorio 2D/3D acquisiti dall’Unical e messi a disposizione dell’Annunziata, dirigerà un’unità operativa dove saranno effettuati interventi chirurgici per la correzione di scoliosi, cifosi, instabilità vertebrali e per la cura di patologie tumorali, degenerative o infettive della colonna. Molti di questi interventi non erano eseguibili in Calabria e tanti pazienti, pertanto, troveranno in regione l’alta specializzazione medica che fino ad oggi erano costretti a cercare al Nord.

Non solo, l’arrivo di Francesco Vommaro – che si aggiunge a quello recente di Iacono – potrà contrastare il clima di sfiducia che spinge tanti cittadini ad affrontare “viaggi della speranza” anche per prestazioni mediche di routine già disponibili sul territorio.

«È necessario un cambio di marcia – ha dichiarato Vommaro – dobbiamo invertire la tendenza e creare un clima di fiducia. L’entusiasmo del rettore Nicola Leone e il suo progetto per la Sanità mi hanno trasmesso un forte entusiasmo e l’idea che all’Unical e all’Annunziata si possa cercare un centro di riferimento regionale per la chirurgia della colonna limitando la migrazione fuori regione per gli interventi sulle vertebre. Un polo chirurgico dove si potrà fare ricerca, formazione – con l’introduzione della scuola di specializzazione – innovazione e affinare tecniche chirurgiche sempre più sofisticate». (rcs)

Confartigianato Calabria su proroga per regolarizzazione degli autoriparatori

Confartigianato Calabria ha reso noto che è stato rinviato di 1  anno e 6 mesi il termine per regolarizzare l’abilitazione professionale degli autoriparatori, grazie all’approvazione di un emendamento da parte della Commissione  Affari Costituzionali del Senato.

Il provvedimento è stato inserito nell’ambito del Decreto Milleproroghe e offre una finestra temporale che permetterà a migliaia di imprese di adempiere agli obblighi previsti dalla riforma del settore.

«Questo rinvio – ha spiegato Confartigianato – è stato richiesto a seguito delle difficoltà segnalate da numerosi autoriparatori, che non sono riusciti a completare la regolarizzazione per cause oggettive, tra cui i ritardi nell’attivazione dei corsi regionali necessari per conseguire l’abilitazione».

L’emendamento, fortemente voluto da Confartigianato, estende il regime transitorio che era scaduto il 5 gennaio 2024, dando alle Regioni il tempo per erogare i corsi di qualificazione e alle imprese il tempo necessario per acquisire i requisiti previsti per continuare l’attività.

«La proroga – continua la nota – giunge in un momento cruciale, evitando che le imprese del settore siano cancellate dal registro delle imprese, con pesanti ripercussioni non solo sul servizio offerto ai cittadini ma anche sull’economia locale e sull’occupazione. Confartigianato ha sollecitato questa misura per garantire la continuità delle attività e tutelare le imprese in difficoltà, dando loro una nuova opportunità di mettersi in regola».

«A questo punto, Confartigianato sottolinea l’importanza di un rapido intervento da parte delle imprese interessate. Gli autoriparatori – continua ancora la nota – devono agire prontamente per sfruttare al meglio questa opportunità, per non vanificare il risultato ottenuto e non rischiare di trovarsi in difficoltà quando il termine scadrà».

Le imprese, con il supporto delle Organizzazioni territoriali di Confartigianato, devono attivarsi subito per mettersi in regola e assicurare il futuro delle loro attività.

«L’associazione è pronta a offrire – conclude la nota – l’assistenza necessaria e a fornire tutte le informazioni per completare il percorso di regolarizzazione nel più breve tempo possibile». (rcz)

Consorzio Valorizzazione e Tutela Nocciola di Calabria approva il bilancio consuntivo

Il Consorzio Valorizzazione e Tutela Nocciola di Calabria, nel corso dell’Assemblea ordinaria dei soci, ha approvato, all’unanimità, il bilancio 2024 e si è proceduto ad illustrare l’attività programmatica per l’anno in corso. 

I soci, riuniti nella sede operativa del Consorzio, a Cardinale, sono stati ancora informati da Fiorenzo Pitaro, direttore di Confagricoltura Catanzaro, sulle novità introdotte dalla Pac, in termini di sostegno alle aziende, criteri di assegnazione, metodi di controllo e rilevamento dei terreni messi produzione. 

Il bilancio, che chiude in positivo, potrà essere in futuro più remunerativo per i soci senza l’aggravio degli attuali costi di trasporto e trasformazione della nocciola, fuori regione. Per sgusciatura e prime fasi di lavorazione i soci si stanno attrezzando e si punta a dare sempre più valore, in loco, al prodotto.

In primis, impegnandosi per l’ottenimento per l’Igp. La documentazione prodotta, ha superato il vaglio della Regione Calabria e da qualche mese è in attesa di valutazione al Ministero competente.

Un primo iter era stato avviato nel 2012, ma allora mancava la caratterizzazione qualitativa del prodotto, presente nel nuovo iter intrapreso nel 2024, grazie al progetto Valtifru 4.0, finanziato dal Ministero dell’Istruzione e Ricerca, portato avanti in particolare con le Università di Torino e Milano.

Nel frattempo, la Tonda calabrese è stata anche iscritta dal Ministero dell’Agricoltura nel registro nazionale delle varietà di fruttiferi locali come risorsa regionale di biodiversità da tutelare, ha spiegato il divulgatore Arsac, Antonio Clasadonte, il quale ha evidenziato come i requisiti per il riconoscimento del marchio di indicazione geografica protetta ci siano, in termini di area di produzione delimitata geograficamente, storicità e commercializzazione che già dagli anni Settanta avveniva con la Cooperativa Ancinal-Bruca. 

Giuseppe Rotiroti, presidente del Consorzio Valorizzazione e Tutela Nocciola di Calabria e dell’Associazione dei produttori Tonda di Calabria bio, ha richiamato l’attenzione su una nocciola di qualità favorita dalle condizioni pedoclimatiche, dall’assenza di inquinanti, dato che i noccioleti sono circondati da boschi. Una condizione che sposa e supporta la scelta della coltivazione del Consorzio che è prevalentemente biologica.

Rotiroti ha informato ancora riguardo gli ulteriori passaggi per portare in commercio in tempi brevi, con la collaborazione, in particolare, del Gal “Serre Calabresi” e del food innovator, Paolo Caridi, una barretta energetica, risultato dell’unione tra Tonda di Calabria bio, miele di Amaroni e qualche nota agrumata.

In questa direzione si pone la necessità di aumentare la coltivazione di nocciola, con il recupero di corileti abbandonati e che permetterà di portare da 300 ettari a circa 400 l’areale di produzione. Per la Tonda calabrese si aprono spiragli anche con l’estero. Richieste per la materia lavorata sono arrivate dall’Australia. (rcz)

Mancuso (Lega): Visita viceministro Rixi segnale per futuro del Porto di Gioia Tauro

Per Filippo Mancuso, commissario regionale della Lega, «la visita del viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi al porto di Gioia Tauro rimarca la rilevanza strategica di questa infrastruttura, sia per il Sud che per l’intero sistema portuale nazionale. Nonché l’importanza per lo sviluppo della Calabria della portualità regionale».

«La sua presenza – ha aggiunto – conferma l’attenzione del Governo verso il potenziamento dell’interconnessione commerciale del nostro territorio e il monitoraggio degli investimenti finanziati dal Pnrr».

«Gioia Tauro rappresenta un nodo fondamentale per il commercio internazionale e per il rilancio economico del Mezzogiorno. La Calabria deve insistere – ha proseguito – affinché l’Europa sviluppi una politica per il Mediterraneo che veda il Sud Italia come una vera piattaforma strategica, capace di inserirsi con forza nelle filiere globali del valore».

«Sul fronte delle infrastrutture – ha continuato Mancuso – il nostro territorio sta beneficiando di investimenti senza precedenti, stanziati dal Governo e in particolare dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato dal vicepremier Matteo Salvini».

«Questi interventi, che riguardano il porto di Gioia Tauro e altre opere fondamentali – ha detto ancora il commissario – rappresentano un’occasione unica per potenziare la competitività del nostro sistema portuale e attrarre nuove opportunità di sviluppo e occupazione».

«Siamo  pienamente impegnati  – ha concluso – a sostenere ogni iniziativa volta a valorizzare il porto di Gioia Tauro e gli altri porti calabresi e a consolidare, anche con la realizzazione del Ponte sullo Stretto, la posizione di assoluta importanza della Calabria nel Mediterraneo. Ringraziamo il viceministro Rixi per l’attenzione riservata alla nostra regione, sicuri che si farà di tutto, ognuno per la propria parte, per rafforzare ulteriormente un percorso di crescita e sviluppo duraturo per quest’area del Paese». (rrc)

La Regione apre alle Green Communities

a Regione Calabria punta sulle Green Communities: è stato emanato, infatti, uno specifico avviso pubblico per la realizzazione di piani di sviluppo che individuino le Green Communities quali comunità locali che intendono valorizzare, in modo equilibrato, le risorse naturali attraverso una programmazione sostenibile dal punto di vista energetico, ambientale ed economico, come da indirizzo espresso dalla giunta regionale, su proposta dell’assessore delegato, Gianluca Gallo.

L’avviso di recente pubblicazione definisce modalità e termini per la presentazione delle richieste di finanziamento da parte delle Green Communities, costituite da Comuni definiti montani e/o parzialmente montani, tra loro coordinati e/o associati, che intendano utilizzare in modo equilibrato le principali risorse ambientali di cui dispongono.

Le risorse stanziate, attinte al Fosmit 2023, ammontano a euro 2.100.000,00. L’agevolazione è concessa nella forma del contributo a fondo perduto e può coprire fino al 100% delle spese ammissibili del Piano.

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate al dipartimento Uoa Politiche della montagna, foreste, forestazione e difesa del suolo, entro e non oltre il 18 aprile 2025. (rcz)

L’OPINIONE / Roberto Rugna: Intraprendere azioni per rafforzare politiche di rigenerazione urbana

di ROBERTO RUGNA –Da molti anni, i temi legati all’energia, all’ambiente e all’economia circolare sono al centro delle politiche di Ance Calabria, un’associazione che ha sempre cercato di concretizzare questi temi a livello regionale attraverso i contributi proposti in sede istituzionale, partecipando attivamente ai tavoli sui vari piani che li riguardano.

In particolare, il Programma 2021/2027 con la S3 sull’economia circolare e l’edilizia sostenibile, la legge sulla rigenerazione urbana e il Priec (Piano Regionale Integrato sull’Energia) sono stati temi su cui ci siamo impegnati con determinazione, convinti che debbano essere affrontati liberi da ogni condizionamento ideologico.

Su questi temi è fondamentale il dialogo tra tutte le parti coinvolte, perché solo con il coinvolgimento diretto dei soggetti protagonisti della realizzazione concreta degli obiettivi possiamo sperare in un cambiamento reale e tangibile. Per questo motivo, ringrazio per l’invito a questa giornata, che ci offre l’opportunità di approfondire temi strategici per la nostra regione.

L’edilizia, sotto il profilo energetico, ambientale e green, gioca un ruolo decisivo. Non c’è dubbio che il percorso verso una maggiore sostenibilità sia quello giusto, anche in linea con le direttive europee sulle case green. È un percorso che ci vede impegnati non solo a livello locale, ma anche nazionale, nonostante le difficoltà evidenti.

La direttiva europea sulle case Green prevede infatti interventi a livello nazionale che, entro il 2033, coinvolgeranno circa due milioni di edifici, con una media di 250.000 edifici all’anno fino alla scadenza prevista. L’investimento complessivo si stima possa aggirarsi tra i 40 e i 60 miliardi di euro. È evidente che, per accompagnare efficacemente questa trasformazione, è necessario un programma ben definito, supportato da procedure chiare e da un sistema di incentivi, sostenuto sia dall’Unione Europea che dal governo nazionale. A livello regionale, la situazione è altrettanto complessa. In Calabria, infatti, la qualità del nostro patrimonio edilizio lascia molto a desiderare: circa il 75% degli edifici è stato costruito prima delle normative sismiche del 1974 e quelle sull’efficienza energetica del 1976. A ciò si aggiunge una notevole eterogeneità climatica all’interno della stessa regione, che rende difficile applicare un approccio uniforme agli interventi.

È necessario, pertanto, tener conto delle peculiarità locali per attuare interventi mirati, come la rigenerazione urbana, l’efficientamento energetico e, in alcuni casi, la demolizione e ricostruzione.

In conclusione, è indispensabile che, a tutti i livelli, e in particolare considerando le specificità territoriali, si intraprendano azioni mirate per rafforzare le politiche di rigenerazione urbana, l’efficientamento energetico e l’adozione di strumenti normativi, finanziari e fiscali che possano sostenere un processo di transizione ecologica efficace. Come Ance Calabria, siamo pronti a contribuire in prima linea a questo percorso, consapevoli delle sfide che ci attendono, ma anche delle opportunità che una transizione ecologica ben gestita potrà offrire alla nostra regione. (rr)

[Roberto Rugna è presidente di Ance Calabria]

S disposizione numero ed email per segnalare discriminazioni sul lavoro in Calabria

L’Unar – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, struttura del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio che contrasta il diffondersi dei fenomeni antidiscriminatori nei diversi aspetti, «alla luce del Protocollo sottoscritto nei mesi scorsi con l’Osservatorio, ha messo a disposizione il proprio Call Center e l’indirizzo mail per coloro che vorranno segnalare casi di discriminazione sul lavoro in Calabria». È quanto ha reso noto Ornella Cuzzupi, presidente dell’Osservatorio contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro, sottolineando come «dopo il primo convegno sul tema “Un lavoro giusto per una terra più giusta” tenuto a Cosenza, entra nel vivo il tentativo di costituire una rete contro le discriminazioni lavorative (e non solo)».

« Questo strumento, caratterizzato dalla specificità di indirizzare e assistere – ha spiegato Cuzzupi è un passo importante per cercare non solo di limitare il fenomeno, costituito da mille variabili, ma dare un impulso atto a liberare il mondo del lavoro da quella terribile caratteristica racchiusa in due parole: omertà e paura».

«L’aprirsi al territorio – impegno condiviso dagli Enti e Organismi che sono parte attiva dell’Osservatorio regionale e salutato con enfasi dai relatori del Convegno – è un elemento funzionale – ha aggiunto – alla realizzazione di un meccanismo che, oltre a difendere chi si trova in situazioni discriminanti, dimostri come la “cultura del buon lavoro” e la “lotta alle disparità” non siano parole sterili, ma atti consistenti e tangibili».

«Non a caso – ha sottolineato la presidente Cuzzupi – l’intervento del Sottosegretario Claudio Durigon nel Convegno di Cosenza è stato caratterizzato da parole importanti verso la nostra terra. Parole che hanno delineato un chiaro impegno ad agire affinché la nostra Calabria possa guardare al futuro con l’ottimismo derivante dai fatti».

«Lo Stesso Presidente del Consiglio della Regione Calabria, Filippo Mancuso, tra i promotori dell’Osservatorio – ha proseguito – ha voluto rimarcare con la sua presenza e il suo intervento la massima attenzione ai temi sollevati, primi tra i quali le discriminazioni derivanti dal lavoro nero e dalla poca sicurezza sul lavoro. Elementi su cui si è soffermato anche Mattia Peradotto, direttore Unar, nel suo contributo al Convegno. Dunque, è il momento di rendere concreta e fruibile la sinergia tra i vari soggetti e i territori. Come Osservatorio non ci tiriamo indietro: siamo pronti a fungere da raccordo tra tutte le forze positive e propositive che vorranno collaborare a realizzare un sogno che la nostra terra merita». 

Il numero di telefono gratuito dell’Unar a cui rivolgersi per segnalare, denunciare e testimoniare e per ricevere informazioni, orientamento e supporto è 800.90.10.10 attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 17.00. Nelle fasce orarie non presenziate vi sarà una segreteria telefonica a cui lasciare un recapito per essere richiamati

La mail a cui scrivere per gli stessi motivi è: contactcenter@unar.it, in alternativa è possibile utilizzare il format del sito www.unar.it

Sarà poi cura dell’Unar ragguagliare l’Osservatorio circa i casi pervenuti e le azioni intraprese. (rrc)

Alla Mediterranea il IV Forum BiodiverCity per migliorare il verde urbano in città

Si è parlato di “Infrastrutture verdi per la cultura del paesaggio urbano. Verso un atlante dei servizi ecosistemici della Città Metropolitana di Reggio Calabria”, nel corso del IV Forum, ideato e programmato dal progetto UrbanLab BiodiverCity, svoltosi nell’Aula Magan Quaroni del plesso di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Dopo gli incontri nel 2024, il quarto Forum ha rappresentato, nel secondo anno di vita del Progetto UrbanLab BiodiverCity, un’occasione preziosa per restituire al territorio i primi esiti della ricerca quali le attività di formazione svolte attraverso i Forum, la costruzione di una repository quale archivio di buone pratiche nazionali e internazionali, riferite, in particolare, al rapporto tra verde privato e governo comunale di quello che può intendersi come patrimonio collettivo.

Altri esiti illustrati sono quelli riferibili agli scenari di indirizzo in corso di redazione sotto forma di linee guida, censimento delle specie e dei parametri tecnici per il loro utilizzo in ambito urbano, di proposte progettuali per precise aree emblematiche come, per esempio, i grandi parcheggi delle cittadelle della formazione, della salute o dei grandi nodi della mobilità urbana.

Il quarto Forum ha rappresentato una nuova occasione di scambio e di condivisione di idee, di ascolto del territorio e di disseminazione di una nuova cultura del verde e dei temi riferibili alla transizione ecologica. Con gli attori formali e informali presenti, come nei precedenti incontri, si è discusso di infrastrutture verdi e di ecosistemi urbani, di sicurezza e benessere delle comunità residenti e temporanee, di approcci innovativi e pratiche sostenibili per la valorizzazione delle aree verdi in ambito urbano.
Hanno aperto i lavori il Responsabile Scientifico del Progetto, la prof. Concetta Fallanca, il direttore Generale dell’Università Mediterranea, già Dirigente del Settore ‘Pianificazione’ della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Ing. Pietro Foti e la direttrice del Dipartimento dAeD, prof. Consuelo Nava.
A inizio giornata, quindi, il progetto BiodiverCity è stato introdotto, dalla Direttrice del dAeD, come uno dei percorsi di ricerca del Dipartimento, molti dei quali orientati, ognuno secondo la propria connotazione disciplinare, a rispondere a domande di ricerca ormai imprescindibili quali l’adattamento alla crisi climatica, la riduzione del debito ecologico, la valorizzazione dei servizi ecosistemici, alla scala urbana e territoriale. La Prof. Nava ha sottolineato, inoltre, l’importanza del dialogo tra Università e mondo scolastico per poter garantire, anche su tali tematiche, una continuità di studio e un’opportunità di crescita nel percorso formativo dei ragazzi.
La Prof. Fallanca ha, poi, presentato i temi del Forum offrendo anche una panoramica delle attività svolte per il progetto la cui principale finalità è quella di promuovere vere reti ecologiche a livello urbano anche al fine di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, per ridurre le isole di calore e al contempo per contenere le occasioni di allagamento delle aree urbane, in un modo “integrale” e sistemico di risolvere problemi correlati.
Il progetto tiene conto del valore in sé di una rete di naturalità e del miglioramento della biodiversità anche per il benessere psico-fisico delle comunità e parte dalla proposta di metodo che occorre osservare il verde dei paesaggi urbani esistenti per continuare a investire in specie presenti e rigogliose, a bassa cura e a ridotte esigenze idriche, per affrancarsi dalla “dittatura del prato all’inglese” e ricercare quei prototipi di resistenza vegetale che possono migliorare in modo durevole la qualità urbana delle nostre città.
Un altro importante focus di ricerca riguarda i legami tra cultura, storia e natura e le opportunità di valorizzazione dei centri urbani, in particolare quelli che vivono i fenomeni dell’abbandono e dell’invecchiamento della popolazione, attraverso la promozione di esperienze naturalistiche spinte dall’attrazione verso i Monumenti naturali, anche in alleanza con l’interesse per le singolarità geologiche, per i monumenti bizantini, per i paesaggi rurali e le architetture del lavoro. Gli alberi monumentali esprimono una solennità che vale più che un’escursione, i patriarchi vegetali richiedono visite rispettose, una sorta di pellegrinaggio laico naturalistico.
Il prof. Antonio Taccone ha posto l’attenzione verso il patrimonio vegetale delle città anche in relazione alla Legge Regionale della Calabria nr. 7/2024 che attribuisce ai comuni il compito del censimento, del regolamento e del Piano del verde urbano, al fine di preservare, incrementare, pianificare e progettare l’implemento delle reti ecologiche cittadine. Ha chiarito le condizioni, i metodi e i criteri per poter creare di questa occasione di riflessione un programma condiviso e coordinato in ambito di territorio metropolitano.
Il Prof. Bruno Bernardi, dopo aver posto l’accento sul ruolo che le infrastrutture verdi, e relativi servizi ecosistemici, rivestono per la crescita della città Metropolitana di Reggio Calabria, si è soffermato ad analizzare temi di stretta attualità per il settore pubblico-privato, come i criteri ambientali minimi, richiesti per la progettazione e gestione del verde, e le strumentazioni e tecniche all’avanguardia disponibili per il monitoraggio e controllo delle alberature, anche a supporto della sicurezza dei cittadini.
Il Prof. Rocco Zappia è poi entrato nel merito delle specie vegetali e della loro messa a dimora specificando che BiodiverCity vuole essere anche uno strumento per sensibilizzare e per “fare cultura” riguardo al verde in tutte le sue declinazioni.
Il Rup del progetto, dott. Giandomenico Gangemi ha anche illustrato i Pui “Aspromonte in città”, in corso di redazione, tesi alla realizzazione di una città verde, sostenibile, inclusiva e smart, che comprende 28 interventi interamente finanziati per un totale di oltre 118 milioni di euro dal Pnrr.
Dopo i contributi del gruppo di lavoro, diversi per le competenze individuali ma positivamente collaboranti nei contenuti, si sono susseguiti i contributi da parte dei numerosi partecipanti presenti in Aula Magna.
L’incontro, infatti, è stato molto partecipato anche grazie all’apporto dei giovani studenti delle quarte e quinte classi del Polo Tecnico Professionale ‘Righi-Boccioni/Fermi’ e del Liceo Scientifico Statale ‘Leonardo da Vinci’ di Reggio Calabria che durante il dibattito sono intervenuti portando il loro punto di vista sulla “cultura del verde”, sul contributo di nuove tecnologie e materiali, sul ruolo della comunità.
Interessanti gli interventi del ricco dibattito con la presenza della Prof.ssa Marisa Cagliostro della Consulta Comunale ‘Politiche sociali’ del Comune di Reggio Calabria, del Prof. Domenico Passarelli Presidente dell’INU Calabria, della condotta Slow Food di Reggio Calabria con la Presidente Mariella Crucitti, del Consigliere comunale Giuseppe Giordano e del Rappresentante del Comitato di quartiere Viale Calabria-Via Palmi, Gianni Posillipo.
La dott. Chiara Corazziere ha introdotto il tema della gestione del verde privato soffermandosi sul contributo che i giardini privati danno all’immagine della città e alla qualità di vita della comunità e di come questi siano pienamente riconosciuti quale patrimonio collettivo urbano.
Ha concluso i lavori il direttore generale Foti, sottolineando come il progetto BiodiverCity può divenire un’opportunità di accompagnamento per le amministrazioni e i tecnici comunali, nonché per i professionisti, in un processo culturale, ancora solo all’inizio, di avvicinamento ai temi riferibili alla transizione ecologica.
Responsabile Scientifico del Progetto è la Prof. Concetta Fallanca, co-responsabili i Proff. Antonio Taccone e Bruno Bernardi. Il gruppo di ricerca è composto inoltre dai Proff. Giuseppe Bombino, Fabio Lombardi, Pasquale A. Marziliano, e Rocco Zappia. Collaborano alle attività i Dottori di ricerca Bruno Gianmarco Carrà, Chiara Corazziere, Elvira Stagno e le Dottorande Valentina Monteleone e Maria Teresa Rizzo, oltre al RUP del progetto Dott. Pianificatore Giandomenico Gangemi. (rrc)

L’OPINIONE / Vincenzo Capellupo: Locazione nuovo Ospedale di CZ, la città è estromessa da decisione

di VINCENZO CAPELLUPO

La realizzazione del nuovo ospedale di Catanzaro è da sempre parte di un ampio piano di riorganizzazione della rete ospedaliera regionale ed una questione fondamentale connessa riguarda la localizzazione della nuova struttura che, secondo quanto emerge dall’accordo di programma tra Regione Calabria e Ministero competente, sarebbe stata definita senza alcun coinvolgimento della città Capoluogo di Regione.

È, però, la città con il suo Consiglio Comunale a dover determinare tale scelta come accaduto per la localizzazione dell’ospedale di Cosenza decisa dal Consiglio comunale della città bruzia. Perché dovrebbe essere diverso per la città di Catanzaro?

A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre! Timori fondati se pensiamo a quanto questa Regione abbia violentato la città di Catanzaro sulle questioni sanitarie dalla nascita della facoltà di medicina a Cosenza alla chiusura del S.Anna Hospital.

Anche sulla localizzazione dell’ospedale la Regione Calabria sembra voler estromettere la città di Catanzaro dalla decisione, tracciando una linea su un tema che riguarda da vicino non solo i cittadini, i malati ed i lavoratori, ma anche le necessità territoriali, urbanistiche e infrastrutturali che un simile intervento comportano. Perché?

Non posso che esprimere preoccupazione per questa modalità di gestione e per il rischio che venga messo in secondo piano il parere del Consiglio comunale che, più di chiunque altro, è istituzionalmente deputato a rappresentare le reali esigenze della città.

[Vincenzo Capellupo è consigliere comunale di Catanzaro]