di PINO NANO – Ricordi, memoria, tradizione e recupero del passato. Giovedì scorso, 20 agosto 2026, il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, a cui non finirò mai di dire grazie per questa sua scelta politica, ha dedicato l’intitolazione di una strada, siamo nello spazio antistante il Liceo Artistico Domenico Colao e all’altezza della centralissima Piazza Martiri D’Ungheria, alla memoria di uno dei cittadini più amati e più riconoscibili della storia del vibonese, il prof. Michele Aiello. Che nei primi anni ’70 è stato poi anche il mio professore di letteratura italiana al Liceo Michele Morelli di Vibo, e che io ho sempre considerato il mio primo vero grande Maestro di giornalismo scritto.
Straordinario padrone di casa di questo evento così solenne e attesissimo dalla città è stato per l’occasione il giornalista Peppe Sarlo, storico direttore di “Pronto? Qui Calabria”, il periodico che ha raccontato almeno mezzo secolo di vita dell’intero territorio vibonese.
A ricordare la figura del mio professore di italiano – non potevano farlo meglio – sono stati lo scrittore Michele Furci, l’antropologo Vito Teti e il Direttore dell’Istituto Teologico San Pio X di Catanzaro, Mons. Gaetano Currà, che ne hanno tracciato un profilo completo e articolato della sulla vita, della sua storia accademica, e del suo impegno politico e culturale. Poi è seguita la solenne benedizione e lo scoprimento della targa commemorativa da parte dello stesso Mons. Gaetano Currà, anche lui prima di diventare sacerdote studente modello del Liceo Morelli dove Michele Aiello insegnava.
Ma chi era nei fatti Michele Aiello?
Nato a Potenza il 27 giugno 1920, docente di lettere nel ginnasio e di italiano e latino nel liceo classico “Michele Morelli” di Vibo Valentia, dal 1954 al 1976, Michele Aiello è stato, tra l’altro, socio fondatore della Civitas, l’Associazione per la tutela e lo sviluppo del patrimonio artistico e culturale di Vibo Valentia, creata con enorme successo dal mai dimenticato dott. Vincenzo Nusdeo. Consigliere comunale per più mandati dal 1952 al 1984 nelle file del Psi, Psiup e Pci e Consigliere Regionale della Calabria durante la seconda legislatura del 1975. Centinaia di pubblicazioni portano ancora la sua firma, ma lui è stato soprattutto anche autore di fondamentali saggi sul Risorgimento, sul giornalismo calabrese dell’Ottocento e sulla storia di Monteleone Calabro, che era poi l’antico nome di Vibo Valentia.
Michele Aiello, Guerra e Pace.
Io lo ricordo con immensa ammirazione e gratitudine. Gratitudine, per lo stile e l’attenzione che lui mi ha sempre riservato. Gratitudine eterna per i voti sempre molti alti che mi ha dato soprattutto in italiano.
Per tre anni consecutivi, dal primo liceo al terzo liceo, lui è stato il mio vero grande maestro di letteratura italiana, il mio punto di riferimento imprescindibile, la mia bussola, la mia guida, e il giorno in cui per la prima volta mi disse, erano i primi mesi del primo liceo “Da grande tu potresti fare anche il giornalista“, io mi innamorai di lui come mai avrei potuto immaginare di poterlo fare con altri.
Fare il giornalista – lo sanno tutti – era il mio sogno da ragazzo, ma sentirmi dire da lui, dal mio professore preferito, “che avevo i numeri per farlo”, fu come avere piena consapevolezza di quello che sarebbe stato poi il mio futuro.
Michele Aiello, ecco perché non finirò mai di ringraziarlo e di ricordarlo per questo. 
È vero, noi della Terza A venivamo dalla grande scuola del prof. Enrico Prestia, come dire? Preparati ad affrontare qualunque situazione difficile, ma con lui è stato come concludere un percorso meraviglioso e iniziato già alla grande al quarto e quinto ginnasio.
Vi dicevo, Gratitudine e Ammirazione. Io in realtà lo adoravo. Lo guardavo e pensavo che da grande mi sarebbe piaciuto somigliargli.
Lui non era uno qualunque. Era un intellettuale fine, un professore visionario, un esteta del linguaggio, un intellettuale che ricercava nelle lezioni che ci faceva il meglio della sua conoscenza, e che era enciclopedica.
Mai banale, mai superficiale, mai confusionario, mai scontato. Anzi, eccentrico, elitario, solenne in ogni sua manifestazione, con questo suo eloquio sempre elegante e forbito, un uomo di un fascino debordante, e di un carisma che ricordo pesava su tutti gli altri professori del liceo di quel tempo. Come lui forse c’erano solo i fratelli Prestia, Giacinto Namia, Mario Citton, o lo stesso don Vincenzo Rimedio, che più che un sacerdote e professore di religione già allora era per noi un filosofo di grande impatto su noi studenti.
Lui in particolare, Michele Aiello aveva una visione della società così potente da trasformare ogni sua lezione in una lectio magistralis di politica sociale.
Dante e la Divina Commedia diventavano per lui motivo di riflessione sul mondo di allora, su un Paese che stava entrando nel vortice della contestazione giovanile del 68, di una regione che arrancava a crescere e che soffriva di miserie profonde diffuse e insanabili, e lui attraverso la storia della letteratura italiana provava a trovare soluzioni e metodi di ricerca che potessero in qualche modo cambiare le cose.
Perché non ricordarlo? Michele Aiello, il grande letterato vibonese, nella vita era anche e soprattutto un comunista convinto. Era un apostolo di quella che allora era la questione meridionale di quegli anni, un condottiero come pochi. Oggi di lui diremmo, “un professore che faceva politica in classe”, ma la politica era per lui vangelo, e il solo vangelo in cui credeva davvero era il rispetto degli ultimi.
Meraviglioso maestro di vita. A volte anche eccessivamente saccente, a tratti palesemente presuntuoso e volubile, caratterialmente ribelle ed estroverso, lo era sempre e comunque, ma era questo che faceva di lui un protagonista di grande carisma.
Se vivesse oggi, uno come lui, sarebbe di diritto professore ordinario e direttore di un dipartimento di lettere moderne in una delle università italiane di massimo prestigio. La sua preparazione, il suo bagaglio culturale era tale da non ammettere concorrenti e similitudini di genere.
Io l’ho amato in maniera viscerale.
Michele Aiello era per me una forza della natura, un uomo che ti trascinava e ti coinvolgeva, che ti ammaliava e poi ti conquistava, se aveva voglia di farlo. Era un uomo che o amavi o detestavi, perché con lui non esistevano vie di mezzo.
Da consigliere regionale era poi diventato uno dei massimi esperti di politica sanitaria, conosceva le nostre sacche di miseria come pochi altri, e aveva con il resto della politica un confronto sempre duro, serrato, quasi scontroso, intollerante, ma era la sua anima guerriera che lo portava ad essere sempre dall’altra parte del guado.
Nessuno forse lo sa, ma tra le tantissime cose importanti scritte nel corso della sua vita c’è anche una ricerca analitica sui giornali periodici vibonesi che varrebbe la pena di recuperare e di ripubblicare, tanta cura maniacale lui mise in quella sua indagine da topo di biblioteca.
Caro Peppe Sarlo, scusami se mi rivolgo direttamente a te, ma noi “ragazzi” di “Pronto? Qui Calabria” dovremmo davvero dedicargli, e solo per questo, dopo questa festa bellissima che ha voluto per lui Enzo Romeo, una giornata di studio e di approfondimento serio.
Ricordo che da politico lui aveva con noi giovani cronisti un rapporto davvero speciale, perché quando io per via del mio mestiere lo ritrovai tanti anni dopo in Consiglio regionale, lui non più mio professore di letteratura italiana ma leader della sinistra del tempo, mi trattò con un’attenzione e un rispetto davvero speciali.
Indimenticabile. Era avvolgente, a tratti quasi melanconico, ma credo che tutta la sua vita fu un rincorrere sé stesso, come tutti i grandi intellettuali di questa nostra terra disperata, lui soprattutto eternamente lontano dal potere e dalle beghe di campanile, nauseato e nemico dichiarato delle trappole insidiose e trasversali delle mille lobby di allora. Un intellettuale puro di grande fascino.
Ma l’uomo era anche un eterno innamorato della vita.
Credo che alle donne piacesse moltissimo, soprattutto per questa sua aria sorniona paciosa sorridente e da eterno bohemienne, che aveva conservato anche da vecchio. Poeta, filosofo, letterato, sofisticato critico d’arte, lui in realtà era tutto questo insieme, un mix di emozioni e di pulsioni che lo rendevano davvero speciale.
Io lo invidiavo molto, soprattutto quando vedevo che la nostra professoressa di francese, la professoressa Attinà, una bellissima donna dai capelli biondi e fluenti, pendeva letteralmente dalle sue labbra. Ma non era la sola e l’unica delle tante professoresse di quegli anni.
Che dirvi di più?
Grazie professore. Grazie per tutto quello che mi hai saputo dare. Grazie per tutto quello che mi hai insegnato, e soprattutto grazie per l’esempio di trasparenza morale e di rigore che hai saputo trasmettere in tutti noi che allora eravamo la tua Terza A del Liceo Michele Morelli di Vibo Valentia. Posso dirlo perché i miei vecchi compagni di scuola mi hanno autorizzato a dirlo, “La tua meravigliosa Terza A”. (pn)
Il discorso del sindaco Enzo Romeo per l’intitolazione di “largo Michele Aiello”

Gentili cittadini, autorità civili, religiose e militari, un saluto particolarmente affettuoso ai familiari del professor Michele Aiello.
È con un sentimento di profondo orgoglio che vi do il benvenuto a questa cerimonia.
Oggi la nostra città compie un gesto di alto valore morale e civile. Intitolare una strada non è mai una semplice formalità burocratica o un passaggio di routine: è l’atto con cui una comunità decide quali principi intenda custodire, quali esempi voglia offrire alle future generazioni e su quali fondamenta intenda costruire il proprio domani.
Da questo momento, lo spazio urbano su cui ci troviamo – incastonato nel cuore pulsante della città, all’altezza di piazza Martiri d’Ungheria e proprio di fronte al nostro Liceo Artistico “Domenico Colao” – porterà per sempre il nome del professor Michele Aiello. Un uomo straordinario che ha dato immenso lustro a Vibo Valentia, dedicando la sua intelligenza, la sua passione e le sue energie migliori al bene della collettività.
Ci tengo a evidenziare come questa intitolazione non sia il frutto di un gesto isolato, ma rappresenti un compimento corale. L’iniziativa nasce dal basso, dall’affetto di tantissimi cittadini che non hanno mai dimenticato l’impronta umana e culturale del professore, ed è stata accolta, fatta propria e sostenuta con assoluta unanimità da tutta l’Amministrazione comunale. È la testimonianza di come, di fronte a figure d’eccellenza che hanno segnato la storia della nostra terra, le istituzioni sappiano ritrovare una compattezza esemplare.
Ripercorrere la vita di Michele Aiello significa attraversare oltre mezzo secolo di storia culturale e democratica di Vibo Valentia. Giunto nella nostra città, la fece sua con un amore viscerale. Per più di vent’anni, tra le aule del Liceo Classico “Michele Morelli”, non è stato soltanto un docente; è stato un vero maestro. Insegnando italiano e latino, ha cresciuto generazioni di giovani vibonesi, educandoli al pensiero critico, al rispetto della parola, alla curiosità intellettuale e al senso del dovere.
Per Aiello la cultura non era un esercizio accademico separato dalla realtà, ma la leva fondamentale per il riscatto sociale, la libertà e la crescita di una cittadinanza consapevole.
Allo stesso tempo, Michele Aiello è stato un protagonista di primissimo piano della vita politica e amministrativa. Serve ricordare i suoi oltre trent’anni di presenza in Consiglio comunale e il suo contributo autorevole in Consiglio regionale. In un tempo in cui la politica richiedeva uno spessore umano e ideale altissimo, il professor Aiello ha interpretato il suo ruolo come puro servizio. La sua azione amministrativa è sempre stata guidata dal dialogo costante con i cittadini, dall’attenzione verso le periferie e i bisogni dei più deboli, ma soprattutto da un’apertura straordinaria nei confronti dei giovani, verso i quali nutriva una fiducia incrollabile, anche capace di piena collaborazione e confronto costruttivo con gli esponenti di aree politiche diverse. Questo mi consta personalmente perché fin da giovanissimo, ricordo le parole di stima ed apprezzamento espresse da mio suocero Achille Colombo, esponente di una parte politica diversa rispetto alla sua.
A tutto questo si unisce la sua rigorosa attività di studioso e storiografo. Con la fondazione dell’associazione Civitas – nata al fianco di un’altra figura illuminata come il dottor Vincenzo Nusdeo – e con le sue pubblicazioni sul Risorgimento, sul giornalismo dell’Ottocento e sulla storia di Monteleone, Aiello ha tolto dall’oblio frammenti preziosi del nostro passato.
Scegliere questo luogo non è stato un caso: la strada si trova davanti a un istituto scolastico. L’auspicio mio e di tutta l’Amministrazione è che ogni studente che varcherà la soglia di quella scuola, ogni cittadino o passante che alzerà lo sguardo verso questa targa, possa trarre ispirazione dalla figura di Michele Aiello. Possa ricordare che l’onestà, il rigore nello studio, la passione civile e il servizio verso la propria comunità sono i valori più grandi a cui un uomo possa aspirare. (er)






