Suppletive Camera Reggio: il ruggito di Cannizzaro su Roscioli e l’errore della sinistra divisiva su Benedetto

di SANTO STRATI – Disinteresse e indifferenza sono i due sentimenti più diffusi in queste assolate giornate di Reggio che si prepara all’appuntamento elettorale del 27 e 28 settembre. Molti reggini non sanno nemmeno quali siano i 71 comuni che compongono il collegio uninominale 05, quello che ha (ri)eletto deputato nel 2022 Francesco Cannizzaro e che adesso dovrà indicare il nuovo titolare del seggio rimasto vacante. È una strana e incredibile combinazione di contraddizioni: mentre quasi tutto il Paese guarda con attenzione a questo piccolo voto settembrino, a Reggio l’appuntamento non suscita particolari emozioni, fatte salve quelle degli attivisti dell’una e dell’altra parte. Già due parti soltanto (Forza Italia-PD), gli altri due candidati, il transfuga Mimmo Giannetta già capogruppo azzurro che è passato con Vannacci, e Francesco Toscano (“provarci sempre, qualche voto fa fine e non impegna…”) non fanno storia.

Giannetta ha dichiarato di avere 10.500 voti, quelli che lo hanno eletto al Consiglio regionale, ma di questi quanti sono quelli personali e quanti derivano da elettori di Forza Italia che non gli perdoneranno il “tradimento”? Non importa, sostiene l’ex azzurro che continua a dichiararsi “moderato” in casa di un estremista sovranista, e si tiene per buone le sue chances, in una sfida che difficilmente lo vedrà arrivare nemmeno secondo.

In realtà le suppletive reggine acquistano una valenza davvero significativa nello scenario prossimo venturo delle elezioni di fine legislatura: elezioni che, con molta probabilità, si terranno in primavera con scadenza anticipata per sparigliare i progetti di Vannacci ma anche del cosiddetto “campo largo”. Se Vannacci dovesse raccogliere a Reggio un significativo consenso, sarebbe un pessimo segnale per i fratelli di Giorgia che vedrebbero come una mina vagante la raccolta di trasfughi dalla coalizione. Vannacci sta promettendo a tutti un’elezione sicura in Parlamento alle prossime consultazioni, ma questa promessa potrebbe rivelarsi assai fallace se il collegio reggino boccerà le velleità e le aspirazioni dei “futuristi” (Marinetti si sta rivoltando nella tomba). Una bocciatura (solenne) del candidato Giannetta significa che nel popolo reggino è prevalso il buon senso contro le assurdità autoritarie e antistoriche del generalone Vannacci e che lo stesso potrebbe ripetersi su scala nazionale.

Il Colegio 05 della Camera dei Deputati
Ma gran parte dei reggini – da non crederci – non sa nemmeno che si andrà a votare. Quando i certificati elettorali venivano recapitati a casa, era difficile non ricordarsi della scadenza delle urne e impossibile non sapere delle consultazioni imminenti. Con la tessera elettorale tutto è affidato al buon cuore dell’elettore che deciderà – sempre che sia stato adeguatamente informato che si va a votare – se disertare le urne o adempiere a un diritto-dovere che è sempre più sottovalutato.

E allora, il problema vero riguarda la comunicazione: i tempi della campagna elettorale sono strettissimi e per i due veri contendenti (Frank Benedetto per la coalizione di sinistra, Fabio Roscioli per il centrodestra) non c’è che improvvisare. Manca il tempo di attraversare in lungo e in largo i 71 comuni (come si faceva una volta) e arringare le folle: si gioca tutti sui sindaci del collegio e sugli attivisti, e qui il peso del voto (o dell’astensione) potrebbe essere determinante anche a sovvertire qualsiasi pronostico. È una semplice conta di numeri, ma bisognerà chiedersi a urne chiuse chi sarà avvantaggiato da una forte astensione o da un flusso inaspettato. Se voterà il 30-35% degli aventi diritto sarà già un buon successo, se la percentuale dovesse salire si vedranno le conseguenze. È cambiato l’atteggiamento dell’elettore, gran parte decide all’ultimo momento se andare a votare o meno e a chi assegnare la propria preferenza. Ma i politici questo sembra non l’hanno ancora capito: Nenni diceva “piazze piene, urne vuote”, ma i tempi sono cambiati e i social possono giocare brutti condizionamenti per tutti gli schieramenti. E allora bisogna parlare al popolo, mostrare di avere idee e progetti, non demonizzare l’avversario, perché gli elettori non hanno l’anello al naso, ragionano e sanno distinguere tra la fuffa (il niente) e il mostrare di avere visione. Da questo punto di vista occhiuto e Cannizzaro – va detto – hanno la strada in discesa.

La presentazione di Roscioli, nella straboccante aula Monteleone del Consiglio regionale, ha mostrato una grande compattezza della coalizione, con il sindaco Cannizzaro che ha lanciato numerosi ruggiti contro il centrosinistra, con la conferma in viva voce di Roscioli che non ci sono imposizioni dall’alto sul suo nome: Occhiuto e Cannizzaro – ha detto l’avv. Roscioli (che, ricordiamolo, è l’amministratore di Forza Italia, quindi non è un signor “nessuno”) – mi hanno chiesto se ero disponibile a mandare a termine le pratiche a favore di Reggio e della Calabria lasciate in sospeso in Parlamento. Conosco entrambi dal 2023 e abbiamo un cordialissimo rapporto di amicizia: la cosa mi ha intrigato – non avevo certo bisogno di un seggio in Calabria – per lo spessore della sfida. Il progetto e la visione di Occhiuto e Cannizzaro di trasformare Reggio in un laboratorio politico nazionale, nella regione più azzurra d’Italia, è davvero eccellente, mi sono convinto e ho detto sì. Devo smentire – ha tenuto a precisare – richieste dall’alto del partito o dalla famiglia Berlusconi: non sono reggino, non sono calabrese, ma metto volentieri le mie competenze (e ottime conoscenze…, ndr) per far crescere questo territorio». Insomma un “mordi e fuggi” orchestrato dentro un’abile strategia della volpe Cannizzaro. Ma i reggini la capiranno? È questo il vero busillis: quanti reggini daranno un’ulteriore apertura di credito al neosindaco? E quanti – delusi dal “papa straniero” si asterranno? Ma Roscioli  – bisogna dirlo – non può essere considerato un papa straniero alla stregua di Rosy Bindi, De Raho, Scarpinato, etc (tutti quanti eletti a sinistra in seggi calabresi, ai quali non è stato poi riservata alcuna attenzione e, forse, neanche un grazie).

E qui subentra la supponenza dei democrat che, alla presentazione del candidato Frank Benedetto hanno fatto vanto di un campo larghissimo (dodici simboli) omettendo di dire che non ci sono liste da votare il 27 e 28 ottobre, si sceglie solo il candidato della coalizione e niente di più. E, inoltre, Benedetto ha ricalcato paro paro la “strategia” della sinistra per vincere: non votate lo straniero, votate un uomo del territorio. Una strategia perdente – se possiamo dirlo – giacché la gente che vorrebbe andare a votare avrebbe piacere di sentire programmi e progetti, non evidenze di una sfida basata sul luogo di nascita del candidato che lascia il tempo che trova. Frank Benedetto, persona degnissima e stimato professionista, si è lasciato convincere facilmente a cavalcare l’onda progressista, ma ha commesso l’errore di non presentare un programma: «il tempo di legislatura a disposizione è troppo breve – ha candidamente dichiarato – per poter predisporre un programma». Questo potrebbe risultare fatale a un centrosinistra pressoché inesistente a Reggio (e in Calabria), con grande disdoro degli irriducibili che sognano ancora una sinistra riformista e innovativa. In più si aggiunga che ci sono molti malpancisti a sinistra che non hanno gradito la scelta di Benedetto. La sinistra divisiva non si smentisce. Quella sinistra calabrese che il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni di Cannizzaro dalla Camera avrebbe dovuto scatenare la cavalleria (si fa per dire) per marcare il territorio ha, come al solito, tergiversato sulla scelta del candidato piuttosto che presentare un progetto politico (che di fatto non esiste). E allora, anche in questo caso, il risultato reggino sarà un segnale fondamentale per le prossime politiche. Se il campo larghissimo (reggino) vince, è un’indicazione di grande peso per riunire le varie anime della sinistra e tentare il colpaccio di disarcionare la Meloni. Se perderà, come probabile, perché in debito di credibilità con i reggini, qualche domanda in più se la dovranno porre Conte, Schlein e compagnia di giro. La Meloni viaggia “serena” fintanto che non troverà un avversario degno di tale appellativo. Il resto sono solo chiacchiere e veleno da spargere contro i nemici (è scomparsa l’idea di avversari) come sta succedendo a Reggio e dintorni. Oggi la politica (ma quella vera è un pallido ricordo) va fatta con idee e proposte, progetti e programmi: dire male del vicino (avversario) non porta da nessuna parte, ma – a quanto pare – soprattutto a Reggio a sinistra continuano a non capirlo. (s)

Cannizzaro spiega la scelta di Roscioli per le suppletive: non un “papa straniero” ma un “alias” del sindaco di grande utilità per Reggio

di SANTO STRATI – Il sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro per le suppletive che andranno a colmare il seggio lasciato vacante proprio da lui ci mette la faccia e spiega ai reggini la scelta di Fabio Roscioli, un “papa straniero” rispetto a un qualsiasi candidato locale (“e ce ne sono anche troppi”– chiosa Cannizzaro): Roscioli, candidato a Reggio alla Camera dei deputati non è uno qualunque, è l’amministratore di Forza Italia, il tesoriere, quello che firma le candidature e governa la cassa del partito. Quale motivo avrebbe di mettersi in gioco per sei-otto mesi di legislatura? Nessuno, ma ha accettato l’invito di Cannizzaro a venire coinvolto nelle cose calabresi. Il discorso è semplice – dice il sindaco Cannizzaro – a Reggio in questo momento serve un mio “alias”, ovvero qualcuno introdotto nei palazzi a cui fare riferimento per tutti i progetti che abbiamo in mente.

«È stata un’idea mia – dice, illustrando la strategia della scelta di Roscioli. Non c’è stata alcuna imposizione dall’alto (leggi famiglia Berlusconi) semmai il gradimento per un’ipotesi di candidatura che è diventata subito realtà: si voterà prima della scadenza naturale – sottolinea Cannizzaro – quindi è un mandato a termine che sia io, sia il Presidente Occhiuto intendiamo “sfruttare” al massimo. Là dove c’ero io, nei Palazzi, a spingere per Reggio e la Calabria, ci sarà un mio “sostituto” di piena fiducia (che non è una diminutio di importanza, al contrario) ma rappresenta la soluzione di continuità di un processo di crescita e sviluppo che come azzurri abbiamo avviato da tempo. Poteva dire di no, non aveva certo bisogno della candidatura reggina se avesse voluto varcare il portone di Montecitorio, ma sono riuscito a convincerlo, sicuro che il suo contributo e la sua attività politica metteranno Reggio al centro del dibattito nazionale. L’obiettivo – ha spiegato  Cannizzaro – è rendere sempre più concreta la realtà di Reggio come laboratorio politico nazionale: qui devono guardare gli occhi di chi governa, degli investitori, di chi intende puntare su un territorio che aspetta solo di essere valorizzato e utilizzato al meglio. Per questa ragione, non abbiamo scelto un candidato “locale”, abbiamo cercato il top della gamma, chiarendo da subito la caducità del mandato. In questi mesi che ci attendono prima delle elezioni politiche è findamentale avere una sponda romana autorevole e amichevolmente coinvolta a costruire il futuro dei reggini e dei calabresi. Ma quando si voterà per el Politiche – lo posso assicurare – ci saranno solo donne e uomini della Calabria da mandare in Parlamento.

Lo capiranno i reggini che già mugugnavano sul chiacchiericcio (sbagliato)  una scelta “imposta” dall’alto: a ben vedere quanto afferma Cannizzaro è corretto e non fa una grinza. La strategia dell’alias o del sostituto (chiamatela come vi pare) è decisamente arguta e sottilmente acuta. La continuità dell’azione politica a favore della Calabria non può essere affidata  a un politico locale (che non frequenta il Palazzo) o a un professionista serio quanto vuoi che però è digiuno di politica romana. Serviva, serve un deus ex machina (Roscioli) autorevole e introdottissimo ovunque, sia ai ministeri che ai dipartimenti, che – è questa la cosa importante – ha accettato di occuparsi. lui romano, di cose calabresi. Sicuramente, nei prosssimi giorni, quando verrà a Reggio per essere presentato alla città, Fabio Roscioli non potrà non subire il fascino della Calabria, se ne innamorerà in fretta, e, da subito, metterà a disposizione competenza e capacità operative. In buona sostanza, serve un interlocutore valido e capace di “eseguire” le richieste (troppe e pressanti e spesso inascoltate) che Reggio tenta di mandare al governo centrale. Roma – ricordiamolo – è la città più grande della Calabria (almeno 600mila i calabresi che vi dimorano stabilmente) ma soffre di una certa freddezza dimostrata proprio dai parlamentari calabresi nei confronti di iniziative a favore di Reggio e della Calabria.
In pratica ci voleva un Cannizzaro-bis, un clone, un alias in grado di dare continuità all’irruenza (non solo politica) del nuovo sindaco reggino che – non dimentichiamolo, pur all’opposizione, spuntò 25 milioni per l’Aeroporto dello Stretto da una finanziaria abbastanza “stretta”): Cannizzaro vuole continuità nell’azione politica a livello centrale e una garanzia di questo genere la può dare solo una figura autorevole e introdotta nel meccanismo romano della politica.

La parte più difficile di un’impresa che, all’apparenza, sembra facile, è convincere i reggini che si tratta di una tappa mirata, frutto di una geniale strategia propositiva del nuovo sindaco: Cannizzaro ha avuto un record di preferenze in  città, segno che ha saputo cogliere e raccogliere consenso ben oltre ogni aspettativa. E Forza Italia in Calabria rappresenta una realtà politica (Cannizzaro è segretario regionale e responsabile del Sud per gli azzurri) che dovrebbe confermare con grandi numeri questa scelta che – vista con gli occhi giusti – non è sicuramente impopolare. Non è un papa straniero il candidato di Cannizzaro, ma un futuro “amico” della Città: non sarà certo uno dei tanti che hanno raccolto i voti in Calabria (provenendo da altri collegi: vedi Rosy Bindi, vedi De Raho, Spampinato, etc) e si sono immediatamente dopo l’insediamento a Montecitorio dimenticati degli elettori calabresi che li hanno mandati in Parlamento.

DI sicuro, il “tradimento” di Giannetta (che pesa visto che era capogruppo alla Regione) e le intemerate aggressioni verbali del generale Vannacci accenderanno di passione questa mini tornata elettorale: il centrosinistra schiera un serio e stimato professionista (a parte l’inciampo delle ingessature con il cartone di qualche anno fa, quando era commissario all’Asp voluto da Oliverio) ma dentro cova troppi rancori e tanta divisività che sarà difficile reprimere. La coalizione non rischia gli assalti di Giannetta (e di Vannacci) perché gioca in un territorio che ha creduto in Cannizzaro e gli sta mantenendo un’apertura di credito straordinaria. L’entusiasmo del sindaco dovrebbe quietare i rancorosi di turno e dare una scossa agli indecisi che non andranno a votare per protesta. Attenzione è un’elezione a tempo determinato: se la Calabria – e soprattutto Reggio – la saprà utilizzare (ovvero “sfruttare” al meglio) ci saranno solo opportunità e vantaggi. Con un risultato che già lascia immaginare lo scenario futuro: in questi giorni Reggio è su tutti i media nazionali, le tv, i magazine di attualità. È un centro di attenzione su cui sono puntati i fari dei media: è quanto serve per ripartire e rinascere. Essere protagonisti non in modo occasionale ed episodico, ma costante e continuo. L’opzione Fabio Roscioli, decisamente, può diventare, a questo punto, determinante. (s)