L’OPINIONE / Enzo Scalese: Lo scioglimento di Tropea e il senso di attuare misure urgenti

di ENZO SCALESE – La decisione del Consiglio dei ministri di sciogliere il Consiglio comunale di Tropea per presunte infiltrazioni mafiose apre una serie di interrogativi sulle ricadute del destino di questo borgo prestigioso che negli anni aveva conquistato uno spazio culturale ed economico importante, ben oltre i confini della Calabria. E non solo. Ancora una volta ci chiediamo se ha ancora senso attuare una legge, quella sulle Misure urgenti per lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali e degli organi di altri enti locali, risalente al 1991 che spesso negli ultimi anni ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza.

Ce lo chiediamo mentre restiamo in attesa di conoscere le motivazioni che hanno indotto il governo a procedere allo scioglimento e, nel contempo, non possiamo non partire da una dolente considerazione: negli anni Tropea ha incassato traguardi e riconoscimenti, come quello di Borgo dei Borghi 202. Questa decisione finirà per determinare delle ricadute negative sull’immagine e sull’economia della filiera turistica di tutta la regione. Una decisione che arriva, per come previsto dalla legge, in assenza di una sentenza del giudice, senza alcuna possibilità di contraddittorio tra la commissione di accesso e gli amministratori.

A 30 anni dall’entrata in vigore, la legge va modificata. Se l’applicazione della normativa, non ha escluso negli anni che un Comune sciolto per infiltrazione mafiosa fosse nuovamente oggetto di provvedimenti analoghi, questo non significa che la legge non assicura le condizioni per la bonifica dell’attività amministrativa in quel comune, in maniera efficace? Basterebbe solo questo dato per intervenire.

A Tropea lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale è arrivato alla vigilia della tornata elettorale amministrativa. Ma a giugno sono chiamati al voto anche i comuni di Mileto e Nicotera, sottoposti ad accesso antimafia da parte della Prefettura. Questo significa che anche sul loro futuro incombe il rischio di uno scioglimento da parte del governo nazionale su proposta del ministro dell’Interno, decisione che potrebbe arrivare da parte del Cdm anche prima del voto nel caso di Nicotera o subito dopo il voto nel caso di Mileto. (es)

[Enzo Scalese è segretario generale Cgil Area Vasta]

 

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: 25 aprile, l’impegno è concretizzare i diritti costituzionali dei cittadini

di FILIPPO MANCUSO –La “Festa della Liberazione” dal nazifascismo ricorda una pagina fondamentale della storia dell’Italia, quando si sprigionarono le energie positive che consentirono il riscatto e la rigenerazione nazionale.

E si ebbe l’affermazione, grazie al coraggio e al sacrificio di uomini e donne, della democrazia e dello Stato di diritto che oggi garantiscono a tutti libertà e pluralismo politico, sociale e culturale. Alle istanze etiche e ai valori compendiati nella Costituzione, mentre nello scenario mondiale si assiste a inquietanti pulsioni totalitarie che minacciano l’autodeterminazione dei popoli e il bene fondamentale della pace, possiamo e dobbiamo fare riferimento.

Il lascito prezioso del 25 aprile interpella ciascuno di noi, affinché si dia concretezza ed agibilità ai diritti costituzionali dei cittadini su tutto il territorio nazionale per incrementare la coesione sociale e la fiducia nelle Istituzioni. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]

L’OPINIONE / Giovanni Macrì: Scioglimento Tropea danno enorme per l’immagine della Calabria

di GIOVANNI MACRÌ – Ero preparato ad un esito negativo, ma fino alla fine ho sperato anche in un senso di responsabilità e di oggettività di chi doveva valutare tutto. Dovremo aspettare le motivazioni, altrimenti è difficile fare ogni ragionamento. Dovrei e dovremo leggere bene cosa sta alla base di questo gravissimo provvedimento che è figlio di una legge medievale che attenta alla democrazia ed ai diritti fondamentali dell’individuo.

Una cosa è certa: tutto si è consumato ai danni della comunità ed ai miei danni. Rappresenta un’offesa al lavoro svolto in questi 6 anni di governo che ha portato risultati importanti ed innegabili a Tropea, alla Calabria ed all’Italia. Abbiamo fatto un lavoro incredibile e spiace dover prendere atto oggi che tutto sia stato tutto gettato alle ortiche.

Sono certo della bontà intrapresa dall’Amministrazione Comunale in questi anni, della correttezza di tutti gli atti posti in essere, sia nel senso della legittimità che della totale impermeabilità a qualsiasi forma di criminalità organizzata. Siamo stati presidio di legalità.

Se, ad esempio, quanti ne hanno competenza verificassero in queste ore sui social profili e situazioni diverse che si stanno evolvendo, si accorgerebbero che la maggior parte delle felicitazioni per lo scioglimento del consiglio comunale provengono da soggetti non dico criminali, ma moralmente discutibili, soggetti tenuti lontano dalla cosa pubblica in questi anni.

Avrei dovuto ricevere un premio invece di questa pugnalata. Perché è stata a tutti gli effetti una pugnalata nell’animo. Sono perfettamente consapevole e conscio del lavoro svolto. Ho detto più volte di essere stato un accentratore e per questo posso dire di essere a conoscenza di tutti gli atti possi in essere dall’Amministrazione Comunale del cui operato mi assumo la totale responsabilità. Sono convinto, conosco bene, l’azione posta in essere. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, sono tangibili e riconosciuti non solo a Tropea ma nell’intera regione e credo nel Paese.

La regione intera aveva rialzato la testa anche grazie all’azione di Tropea. Sulla regione lo stesso Governo nazionale aveva ed ha destinato risorse importanti, per aiutarla in questo sforzo e percorso di rilancio. Oggi spiace dover prendere atto del fatto che quanto sta accadendo al gioiello Tropea offusca e scaricherà immagine negativa e sarà di ostacolo rispetto a tutto quanto il Presidente Occhiuto aveva messo in campo ed in atto. Spiace che non ci si sia resi conto di questo, sottolineando e ribadendo sempre che nel momento in cui si dovesse accertare che l’operato dell’Amministrazione Comunale risulta connotato dal malaffare o addirittura da interferenze con la criminalità organizzata, bisogna intervenire. Vedremo però dalla relazione cosa è realmente accaduto. Da quello che oggi trapela, ma solo da alcuni mezzi di informazione, sembrerebbe che il tutto si risolva in rapporti di parentela o a qualcosa di oltre modo datato, sulla cui l’esistenza reale bisognerebbe fare delle verifiche.

Il problema come ho sempre denunciato è che siamo di fronte ad una legge che non è una legge, ma un refuso medievale, pur essendo stato scritto in era contemporanea; una norma che andrebbe rivista in modo radicale, perché basata sul pettegolezzo e sulle congetture, con teoremi che fanno diventare, la persona più ligia al dovere di questo mondo, un terrorista da combattere in tutti i modi.

Abbiamo avuto già un esperienza recente di commissariamento, esperienza devastante, la comunità aveva perso il proprio orgoglio, la propria eredità, una città lasciata a se stessa. Nel 2018 noi abbiamo ereditato problemi enormi. Un’eredità vergognosa che nella pubblicazione del primo numero del magazine di comunicazione istituzionale Progetto Tropea, nei mesi scorsi, abbiamo identificato con 2 foto emblematiche: quella del lungomare devastato da una mareggiata e il comune con i piccioni che svolazzavano liberi e tranquilli al suo interno.

Fermo restando che perseguiremo tutte le strade previste a tutela della comunità e del suo futuro, non capiamo – altra gravissima assurdità della legge sullo scioglimento dei comuni – il motivo in base al quale la parte interessata del provvedimento, ad esempio il sindaco del comune sciolto, non debba avere e poter leggere relazione e motivazioni del provvedimento, pur essendo ormai principio giurisprudenziale consolidato.

Spero vi sia quanto meno il buon senso di prevedere ed inviare commissari all’altezza del compito. Perché i commissari erediteranno una città ed una macchina comunale importante ed in perfetto stato di salute.

Tantissimi residenti, soggetti diversi che hanno acquistato casa a Tropea sostengono che questa destinazione non ha nulla da invidiare per quanto riguarda la vivibilità ai centri più importanti di nord Europa e Italia. Tropea è una città che funziona e nella quale l’apparato amministrativo è in perfetto stato di salute: sarà quindi agevole e semplice governare, bisogna stare attenti solo a non fare danni.

Ci vogliono, per questo, persone che hanno un minimo di responsabilità e di coscienza e che pensano a quello che è il valore che dovranno gestire. Capisco, quindi, benissimo la preoccupazione dei miei concittadini ai quali rivolgo l’invito che ho sempre fatto: quello di prendersi cura, soprattutto in questo momento difficile, della loro città. Purtroppo io sarò paralizzato, potrò fare poco o nulla per la cura della nostra destinazione. Spero che i cittadini nel loro piccolo si preoccupino del loro pezzo di posto, facciano quello che negli anni passati veniva delegato alle azioni del Sindaco e dei volontari.

Evidentemente qualche sbaglio l’ho commesso. Non ho mai mai mai mai favorito criminali di alcun genere, organizzati o no. Anzi siamo stati un baluardo di legalità ed ostacolato chiunque abbia tentato di fare i propri interessi ai danni della comunità. Quando parlo di errori mi riferisco all’eccessivo lavoro svolto, ho alzato troppo la testa e mi sono fatto notare troppo. E chi si fa notare troppo in questa regione, in questa terra non ha strada lunga avanti a sé. (gm)

[Giovanni Macrì è sindaco di Tropea]

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Celebriamo il 25 aprile con la sua verità storica da ricordare e attualizzare

di GIUSY IEMMA – Le celebrazioni del 25 Aprile ritornano, ogni anno, per ricordarci il valore e l’importanza di un passato che non si deve dimenticare e che rappresenta un insostituibile bussola per la nostra attualità. Festeggiare la liberazione d’Italia dal Nazifascismo non è un esercizio puramente retorico, ma significa rinnovare la lezione che la storia ci ha lasciato sui valori di democrazia, pace e convivenza.

Valori, questi, da contrapporre fermamente ad ogni forma di guerra e di privazione dei diritti e delle libertà che, purtroppo, ancora oggi si perpetrano non troppo lontano da noi. In questa giornata la comunità si unisce, quindi, per tenere viva la memoria del sacrificio che tanti uomini e tante donne, protagonisti della resistenza partigiana, fecero settantanove anni fa, in nome di un comune sentire e dell’idea di un Paese libero dall’oppressione e dalla violenza.

Una verità storica che non si può mettere in discussione, né sacrificare sull’altare delle speculazioni politiche: istituzioni e società civile, insieme, non disperdano gli insegnamenti lasciatici in eredità, che rappresentano le radici della nostra Costituzione, per condividere ancora una volta un messaggio di speranza e di dialogo con e per le nuove generazioni. (gi)
[Giusy Iemma è vicesindaca di Catanzaro]

L’OPINIONE / Nunzio Belcaro: Catanzaro si riappropria del ruolo di Capoluogo anche con lo sport

di NUNZIO BELCARO – La 60esima edizione del Torneo delle Regioni per Futsal si terrà dal 25 aprile all’1 maggio e vedrà la Calabria, e in dunque Catanzaro, al centro di questo importante evento sportivo.  Anche attraverso la centralità di Catanzaro nel Torneo delle Regioni, la città si sta riappropriando del suo ruolo di capoluogo: ed è bello e importante che lo faccia anche attraverso lo sport, riaffermando l’idea di una comunità più dinamica, unita e sana.

Sull’evento che inizia oggi, l’Amministrazione Comunale ci ha creduto fin da subito, nell’ottica di promozione dello sport a tutti i livelli. Il torneo rappresenta non solo un’opportunità di grande visibilità per il nostro territorio, ma anche un momento di incontro e di scambio tra giovani atleti provenienti da diverse regioni italiane, che condividono la passione per il futsal.
La nostra città vive un periodo d’oro sul piano sportivo: stiamo raggiungendo fasi cruciali in molteplici competizioni e discipline, collezionando successi e medaglie, con l’apice previsto a luglio quando Simone Alessio ci rappresenterà alle Olimpiadi di Parigi. Il fermento attuale è palpabile e si riflette negli investimenti che stiamo dedicando al miglioramento delle infrastrutture: tra questi, l’avvio imminente dei lavori al PalaGallo con un intervento di 120mila euro per la copertura esterna e il cantiere in corso per gli impianti polivalenti, sempre nel quartiere Corvo.
Questi interventi sono espressione della nostra convinzione che lo sport sia un vero e proprio volano per lo sviluppo sociale e economico. Investire in strutture sportive non solo migliora la qualità della vita dei nostri cittadini ma alimenta anche quella passione, quell’entusiasmo e quella energia che solo lo sport sa trasmettere. È questa energia che ci spinge a dare il meglio di noi stessi, ogni giorno. (nb)
[Nunzio Belcaro è assessore allo Sport di Catanzaro]

L’OPINIONE / Franco Cimino: La Terra non è una giornata da celebrare

di FRANCO CIMINO – Ogni giorno il calendario civile dedica la giornata a un evento, un fatto, un tema. Tutti racchiusi in un soggetto da celebrare. Non c’è istituzione, internazionale e nazionale, che non ne abbia fissato uno.

Sono tante queste ricorrenze che non restano un solo attimo nelle coscienze individuali, cui sono indirizzate per prendere atto della responsabilità che incombe su ogni cittadino del pianeta. Queste giornate passano con la stessa rapidità dei giorni. Come pure la domanda su cosa abbiano lasciato a noi. In noi. Alla società. Per la società. Passano in fretta. Giorni e giornate. Ne elenco alcune che la memoria facilmente mi riporta.

Il mare, la gentilezza, il bacio, gli abbracci, la montagna, l’acqua, la bellezza, gli alberi, l’istruzione, il libro, la lettura, la poesia. La Pace. Sono tutte di ieri. Anzi di oggi. Di un minuto fa. E sono volate via senza che si fossero fermate un solo giorno almeno. Domanda: quanti ne hanno parlato? Quanti giovani e quanti adulti e anziani ne hanno riferito? Quante scuole e classi e università vi hanno dedicato almeno dieci minuti di riflessione? Quante prime pagine, con una intera all’interno, dei giornali? E quanti minuti nelle trasmissioni televisive, almeno in quelle che vorrebbero fare informazione pur non avendone le competenze? Eh, valli a quantificare o a elencare! Si perderebbe tempo nella vana o scarna ricerca. Ma sulla giornata odierna si potrebbe in qualche modo recuperare. Essa le rappresenta tutte le altre giornate.

Se per Terra intendiamo la risorsa da cui parte la vita, la vita partorisce, moltiplica, esalta, difende. In questo significato specifico la Terra acquista quello della maternità. La Terra è donna e madre. Ma è anche uomo e, quindi, padre. É unità inscindibile degli esseri umani. E dell’essere umano. E, nel contempo, la diversificazione di ciascuno di loro, che esalta e manifesta la propria diversità. Allo stesso modo in cui si manifestano le infinite diversità degli elementi presenti e viventi sulla Terra. La Terra, essendo Vita che dona la vita, è madre che la cresce in seno. Che sia della donna o della terra, é acqua. Senza l’acqua non nasce e non cresce la vita. Non cresce nulla. La Terra é, pertanto, il mare, i fiumi , i laghi, la pioggia.

L’acqua che arriva nelle case. Se la Terra è Vita, è anche Bellezza. E salute. La Terra nasce bella e sana. La Terra è il Cielo che la copre. Il Cielo con tutto ciò che lui contiene di altra infinita Bellezza. La Luna, le stelle, il sole, i pianeti. E, man mano scendendo su di lei, l’aria. E il vento. La Terra é gli esseri viventi che la abitano. Tutti. Anche quella natura considerata, se ricordo dalla prima scuola, inorganica. Ché tutto vive. Anche in quelle parti che apparentemente non si muovono e non respirano. D’altronde non ne avrebbe bisogno, ché la Terra é respiro di sé stessa. La Terra é carezza, baci e abbracci, poiché tutto al suo interno pratica questi gesti. Si prendano ad esempio i fiori e gli alberi. E il vento con il mare e gli alberi e le montagne. Carezza sul viso e i capelli delle persone. Carezza lieve e costante. La Terra è Poesia. Musica. Non le mancano né le parole né le note.

É religione. Nulla, nel Creato, più di lei lega la Vita a Dio. Infine, ma non per concludere se non solo questo breve testo, la Terra è Pace. Lo è perché è Amore. É Armonia. É Casa. É luogo del dialogo e della relazione fra tutti gli esseri presenti nel suo spazio. E, allora, diciamocelo almeno oggi quel che tacciamo sempre. La Terra va onorata. Senza indugio o soluzione di continuità. Se vogliamo onorare questa giornata, dobbiamo uscire dalla sterile e ipocrita fase della commemorazione. Celebriamola, la Terra! Questa. L’unica che abbiamo, qui. Per farlo dobbiamo finalmente assumercene tutta la responsabilità. La responsabilità della colpa. L’abbiamo ferita a morte, rubandole la bellezza, ammalandola con i veleni che le abbiamo iniettato, violando il suo ventre riproduttivo. Strappandole ciò che le appartiene, il territorio. Con la speculazione selvaggia.

E l’occupazione “cementizia” di foreste e pinete e prati. E spiagge. E colline, che si sfarinano per l’insopportabile peso caricatole sulle spalle. Responsabilità, per il dovere nuovo che impegna tutta l’Umanità. E, singolarmente, ciascun dei suoi componenti. Il dovere di salvare questo mondo dal baratro nel quale l’abbiamo portato. Riconoscere questa colpa potrebbe rappresentare l’inizio di un nuovo rapporto tra l’uomo e la Terra. Francesco parla di fratellanza anche su questo aspetto. Fratellanza fra gli uomini. Pace, allora, fra l’uomo e la Terra. Fra l’uomo che la uccide e la terra che si ribella. La Pace quale ripudio della guerra.

E di ogni violenza che la precede. Cancellazione dell’odio che la motiva. Si difenda quel che resta. Lo facciano le persone, educando chi sta loro difronte al valore insostituibile del pianeta. Lo facciano i genitori con i figli piccoli. E con sé stessi. Lo faccia la Scuola sin dai primi anni. E i maestri con sé stessi. Lo facciano i cittadini difendendo il territorio e proteggendo l’acqua. Lo facciano i governanti potenziando le leggi sul tema della difesa della Terra. Lo facciano gli amministratori delle regioni e dei comuni, ponendo al centro dei loro programmi il principio che mai più un solo metro di esso possa essere coperto dal cemento e dalla volgare speculazione che lo consuma sottraendolo alla Bellezza. Quella Bellezza che non è in vendita. Perché è di tutti. Come la Terra. (fc)

L’OPINIONE / Carlo Guccione: L’Annunziata di Cosenza è il peggior ospedale d’Italia

di CARLO GUCCIONE – L’ospedale dell’Annunziata, nonostante le ottime professionalità mediche presenti e le recenti assunzioni da parte dell’università, viene definito dall’agenzia nazionale Agenas “il peggiore ospedale d’Italia”. E purtroppo, come sappiamo, al peggio non c’è mai fine.

Il punto più evidente di un declino al momento inarrestabile riguarda i posti letto. Dei 730 posti letto per acuti previsti dal Dca della rete ospedaliera attualmente quelli realmente attivi sono 425, cioè 305 posti letto in meno. Può un presidio hub offrire un servizio ospedaliero efficiente per chi ha bisogno di cure e che proviene dall’intera provincia più grande della Calabria? E da un punto di vista economico e finanziario può reggere un’azienda che oggi vede drammaticamente crollare i ricavi dell’attività chirurgica e ambulatoriale e quindi delle prestazioni? Un buco di bilancio enorme.

Solo così si può spiegare la differenza enorme tra costo del lavoro e valore totale di produzione, di erogazione di prestazioni. Per dirla in altri termini il costo del lavoro dell’Annunziata è pari al 53,8% del costo totale, la percentuale più alta tra le aziende calabresi. L’attuale management è responsabile di una disorganizzazione che produce meno di quanto costa. L’Annunziata eroga meno servizi ai pazienti. Una direzione verticistica e autoritaria che privilegia il ricorso continuo e ingiustificato a consulenze esterne, che accumula enormi ritardi nell’ammodernamento tecnologico e che non valorizza al meglio il patrimonio delle risorse umane interne.

Quello che manca, in primis, è una vera e propria visione attraverso l’elaborazione di un piano operativo che preveda un cronoprogramma dettagliato sull’apertura dei 305 posti letto che mancano all’appello. E che costringono decine e centinaia di persone con una diagnosi a bivaccare giorni e giorni in pronto soccorso, in attesa che si liberi qualche posto che sulla carta dovrebbe esserci ma non c’è. Da dicembre 2022 ad oggi, data di nomina di de Salazar al vertice dell’Annunziata, le criticità sono aumentate anziché il contrario. Quotidianamente si registrano disservizi, denunce, ispezioni interne ed esterne.

Per ultimo una fuga di massa dal blocco operatorio, con richiesta di dimissioni e trasferimenti, che testimonia come nel cuore pulsante di un ospedale hub come quello di Cosenza c’è qualcosa di serio che non va. E che mette a rischio la salute di tutti i cittadini. Solo proclami e buone intenzioni da parte di de Salazar. Ci aspettiamo atti concreti con una chiara assunzione di responsabilità con atti e impegni e date certe. Così non si può più continuare. De Salazar deve impegnarsi di meno nello sfornare consulenze e molto di più nell’impedire che l’hub dell’Annunziata sia declassato a spoke. Occhiuto, se c’è e sappiamo che c’è, batta un colpo… (cg)

[Carlo Guccione è componente della direzione nazionale del PD]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Mai silente sulle condizioni di criticità del sistema sanitario calabrese

di FRANZ CARUSO – Non posso rimanere insensibile, perché non lo sono, all’accorato invito che la signora Leo mi ha formulato. La battaglia che vengo invitato a fare, in realtà, la sto portando avanti sin dal mio insediamento intervenendo costantemente con dichiarazioni, comunicati, incontri pubblici e privati affinché, nella nostra struttura ospedaliera, venga invertita finalmente   la rotta e si incomincino a dare servizi efficienti ed efficaci, capaci di assicurare i livelli essenziali di assistenza e di garantire il diritto alla salute dei cittadini/utenti.

Oggi scendo in campo nuovamente, accogliendo la richiesta della signora Leo, per vicinanza umana e anche nel tentativo di darle conforto, per quanto è possibile, ribandendo insieme a lei ed a quanti sono vittime dell’inefficace sistema sanitario ospedaliero regionale e cosentino, che questo stato di cose non è più accettabile.

Il governatore Occhiuto, nella sua qualità di commissario ad acta alla sanità calabrese ne prenda atto e si attivi per quanto di sua competenza e, soprattutto, responsabilità per migliorare i servizi sanitari ed ospedalieri in Calabria ed a Cosenza dove, nonostante la qualità dei nostri medici   e personale sanitario tutto, la situazione si sta incancrenendo sempre più. Ed, infatti, tra le altre cose, con infermieri e medici costretti a turni spesso massacranti per la cronica penuria di risorse umane, non è possibile assicurare l’assistenza che meritano i nostri cari già provati dal dolore e dalla sofferenza della malattia.

Si  arriva, pertanto, a far registrare, e questa non è una giustificazione nei confronti di chi al contrario di altri non espleta le proprie mansioni con l’umanità e la professionalità necessaria,   il degrado di cui parla la signora Leo, in cui si mortifica, ed è agghiacciante, la dignità stessa dell’essere umano. In tutto ciò, nell’assicurare alla signora Leo che non sarò mai silente rispetto alle condizioni di assoluta criticità in cui versa la sanità calabrese e cosentina, peggiorata a dismisura con l’avvento del commissario e governatore Occhiuto, rinnovo a quest’ultimo l’appello ad abbattere il muro del silenzio che ha eretto ed a dare risposte ai calabresi che hanno diritto di sapere le motivazioni di scelte, spesso assurde, come, per richiamare alcune ultime mie battaglie, la chiusura della Terapia Intensiva Pediatrica all’Annunziata o il Punto nascita del Sacro Cuore. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Ernesto Alecci: Autonomia una riforma che reputo «vera e propria porcheria»

di ERNESTO ALECCI – All’interno del dibattito sull’Autonomia Differenziata proposta dal Ministro Roberto Calderoli della Lega ho voluto, insieme a tutto il Gruppo del Pd, esprimere con chiarezza il mio totale dissenso verso una riforma che reputo, senza giochi di parole, una vera e propria “porcheria”.

Una proposta di legge che penalizza, come detto più volte, le regioni meridionali e le condanna ad un graduale impoverimento e spopolamento. Una riforma fuori dal tempo, proprio in un periodo storico in cui si sta provando a lavorare a livello europeo ad una risposta comune e unitaria rispetto ai tanti pericoli che derivano da due conflitti a noi vicinissimi. Già la pandemia di Covid, solo qualche anno fa, ci aveva già dimostrato quanto sia stato importante essere tutti uniti sotto una stessa bandiera.

Durante quei mesi difficili tanti malati del Nord Italia sono stati ospitati e curati nelle strutture delle regioni centrali e meridionali, così come tanti medici e infermieri di origine meridionale si sono sacrificati negli ospedali delle città del Nord, in alcuni casi perdendo anche la vita. Noi immaginiamo non una Italia competitiva tra Regioni, ma solidale, dove gli uni possano stare vicino e supportare gli altri. Questa proposta di legge va nella direzione opposta e rappresenta, a mio avviso, una mero baratto elettorale tra le forze di Governo, laddove in un accordo tutt’altro che tacito, la Lega avrà il suo vessillo con l’Autonomia Differenziata, la riforma della Giustizia per Forza Italia, il Premierato per Fratelli d’Italia.

Anche il famigerato finanziamento dei Lep (Livelli Essenziali delle Prestazioni) che secondo la maggioranza in Consiglio dovrebbe garantire alle regioni meridionali un’equiparazione con le regioni più sviluppateè una grande menzogna. Infatti, anche immaginando che per qualche “miracolo” (stando ai conti dello Stato chiaramente impossibile o forse inimmaginabile) già dai prossimi anni venissero reperiti i fondi per garantire questi Lep in tutta Italia (Lepche tra l’altro devono essere ancora definiti per ogni materia) ci vorrebbero decenni prima che la Calabria riesca a raggiungerli in ambiti come la scuola, la sanità, i trasporti etc. Intanto, le altre regioni potrebbero trattenere da subito il surplus fiscale continuando ad aumentare anno dopo anno il gap sui servizi che le separa dalle regioni più arretrate.

È così, sarà sempre più accentuato il divario tra Nord e Sud sulla qualità dei servizi, sugli stipendi, sulla qualità della vita, che porterà ad un continuo e progressivo spopolamento del Mezzogiorno. Chi vorrà rimanere a vivere e crescere i propri figli in regioni che avranno già difficoltà a raggiungere questi famosi Lep? Non c’è più tempo! Siamo al limite, è arrivato il momento di gettare la maschera e affermare con chiarezza se si sta dalla parte dei cittadini calabresi oppure no!

In conclusione del mio intervento, ho voluto anche donare “simbolicamente” un salvadanaio a forma di porcellino al Ministro Calderoli, da utilizzare sulla propria scrivania per inserire i pochi “spiccioli” che intende evidentemente dare al Sud attraverso la sua riforma scellerata. Una riforma che non dà garanzie alla Calabria e ai calabresi, e che per noi non può essere assolutamente presa in considerazione. (ea)

[Ernesto Alecci è consigliere regionale del PD]

 

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: Autonomia opportunità purché si diano a Sud rassicurazioni richieste

di FILIPPO MANCUSO – Avverto il dovere di ringraziare tutti voi, sia per la qualità degli interventi che per il senso di responsabilità con cui quest’Aula si sta misurando con una questione di grande importanza, ossia l’autonomia differenziata.

Quest’Aula si è sempre approcciata alla riforma, anche nella discussione tenuta a marzo 2023, con una chiara visione unitaria e il dovere imprescindibile di tutela degli interessi della Calabria e del Sud.

La mia opinione è che dell’autonomia differenziata è condivisibile l’obiettivo di rafforzare le prerogative delle autonomie, ampliandone i poteri e le competenze, per ridare nuovo protagonismo alle Regioni che debbono assumersi il compito di governare efficientemente la spesa pubblica.

Così come sono condivisibili il superamento dell’iniquo metodo della ‘spesa storica’ che penalizza il Mezzogiorno, l’individuazione dei ‘Lep’e il loro contestuale finanziamento, nonché gli altri accorgimenti per garantire ai cittadini, ovunque risiedano, pari diritti civili e sociali e analoghi servizi.

In questo senso, la riforma può essere un’opportunità per il Paese e per il Sud, che registra da decenni gravi divari di cittadinanza col resto del Paese.

Un’opportunità, purché si diano al Mezzogiorno le rassicurazioni richieste, inclusa l’attenzione da riservare alle materie non rientranti nei Lep che, se fossero devolute alle Regioni prim’ancora che la riforma sia attuata nella sua complessità, penalizzerebbero le Regioni meridionali.

Avverto anch’io, come tutti voi, la responsabilità che tocca assumersi rispetto a una scelta che deve consolidare l’unità nazionale.

Da Presidente del Consiglio ho sempre auspicato, e mi pare che così sia stato, che il dibattito puntasse al confronto nel merito delle questioni.

Ognuno di noi ha legami politici che lo indurrebbero a ribadire in quest’Aula le posizioni dei rispettivi leader nazionali, ma al contempo ognuno di noi è anche parte di una regione che ha accumulato problemi e ritardi di sviluppo che ci impongono di anteporre a tutto il resto gli interessi delle nostre comunità. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]