L’OPINIONE / Giuseppe Auddino: Le ragioni tecniche, ambientali e politiche per dire no al Rigassificatore di Gioia Tauro

di GIUSEPPE AUDDINOLa Piana ha bisogno di altro! Ho già spiegato più volte le profonde ragioni scientifiche e politiche del mio No al rigassificatore di Gioia Tauro. Sono vent’anni che se ne parla a sproposito senza lavorare seriamente per proporre un piano energetico veramente alternativo.

Il rigassificatore a Gioia Tauro non è un’opera strategica bensì semplicemente un’idea sciagurata e insensata per la piana di Gioia Tauro, con una ricaduta occupazionale praticamente nulla per il territorio e che comporterebbe problemi mai pienamente risolti per l’equilibrio ambientale delle aree circostanti. Il progetto rimasto nel cassetto per un ventennio periodicamente torna di attualità ma l’impianto del Governo recherebbe un danno all’ambiente circostante molto grave e comporterebbe un rischio di incidenti rilevante.

La soluzione alla crisi attuale, secondo il Governo, sarebbe quella di costruire il rigassificatore più grande di Europa a Gioia Tauro che sarebbe pronto, nella migliore delle ipotesi, fra 4 anni! Aggiungo che la normativa Seveso sugli impianti a rischio di incidente rilevante, in ogni caso preclude che un simile impianto possa sorgere in una zona dove già coesistono altri grossi impianti a rischio di incidente rilevante; basti ricordare la centrale a turbo gas di Rizziconi, il termovalorizzatore, il depuratore regionale. Inoltre, rimane aperta la questione relativa all’incidenza che un tale impianto avrebbe sui relativi rischi di avere un porto di transhipment così vicino e sulla riduzione del traffico delle navi portacontainer al porto di Gioia Tauro: dopo aver fatto tanto per far risorgere il porto, sarebbe una beffa inaccettabile ridurre il traffico dei container delle mega navi da oltre 20 mila teus a causa del rigassificatore!

Il Governo Meloni con il Decreto Energia addirittura lo eleva ad opera strategica per l’intero paese secondo la strategia di trasformazione dell’Italia in un “Hub del gas”, l’Italia addirittura porta aperta al gas per l’intero mediterraneo… Altro che turismo, rispetto della vocazione agricola del territorio e tutela dell’ambiente!

La Piastra del Freddo poi è una chimera usata più come specchietto per le allodole che come un reale progetto di riutilizzo delle “frigorie” a beneficio dell’industria conserviera e dello stoccaggio dei prodotti agrumicoli. Un progetto così vecchio pensato 20 anni fa non ha più alcun senso: il consumo del gas è in diminuzione in gran parte del mondo ed in Europa in particolare. In paesi come il Portogallo si è puntato già da tempo sulle energie alternative ed integrative, rinnovabili e non clima alteranti, con l’obiettivo del 80% del fabbisogno energetico nazionale.

E l’Italia invece che fa? Rispolvera un progetto vecchio di 20 anni e punta sul gas, volendo fare scempio del territorio di Gioia Tauro che ha già pagato un prezzo salatissimo in termini di costi ambientali, senza tener conto (oltre alla Normativa Seveso) del Trattato di Aarhus, sottoscritto dall’Italia in sede europea ed entrato in vigore nel 2001, che obbliga in casi come questo il dibattito pubblico, il coinvolgimento dei cittadini e delle amministrazioni locali interessate, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale, garantendo l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, continua l’ex senatore di Polistena.

Oppure bisognerà comprare il costoso gas liquefatto americano in base ad accordi già presi che non ci è dato sapere? Il dubbio rimane. Le forti preoccupazioni ambientali non si fermano qui: c’è anche il rischio sismico che va esaminato con molta attenzione! Non mi si può dire che bisogna fare presto senza aver ancora valutato attentamente la devastazione che ciò comporterebbe e il rischio terremoti; rischio, quest’ultimo, che doveva essere valutato da accurati studi scientifici già anni fa, studi che dovevano essere resi pubblici oggi con risultati inconfutabili. Ma nulla di tutto questo è mai stato fatto! (ga)

[Giuseppe Auddino è coordinatore reggino del M5S]

 

L’OPINIONE / Franz Caruso: Governo e Regione su muovo a tentoni sulla Scuola

di FRANZ CARUSO – Con quale coraggio il Ministro Valditara viene in Calabria, accolto trionfalmente dal governatore Occhiuto, a parlare di potenziamento del sistema scolastico calabrese dopo il piano di dimensionamento lacrime e sangue che hanno varato e che ha tagliato nella nostra regione, per il prossimo triennio, ben 79 autonomie scolastiche, di cui 29 solo nella provincia di Cosenza?

Con quale ardire, lo stesso esponente del Governo Meloni insieme all’accondiscendente governatore Roberto Occhiuto, parlano  di migliorare il livello di istruzione degli studenti calabresi nel mentre la loro compagine governativa di centrodestra si appresta ad approvare l’Autonomia Differenziata  che prevede la regionalizzazione di aspetti fondamentali del sistema educativo italiano, come i programmi scolastici, il personale e i contratti di lavoro, nonché i fondi per il finanziamento dell’istruzione?

Seppur positiva la collaborazione tra Università, Regione e Scuole del territorio, ma davvero il semplice aumento di ore extracurriculari può rappresentare la panacea dei mali del sistema scolastico calabrese? Con 200 ore extracurriculari si potranno colmare i divari territoriali ed i gap formativi? Io credo di no. Anzi La scuola italiana ha bisogno di una riforma strutturale che oggi si poteva avviare approfittando dei fondi Pnrr, fissando un incremento della spesa stabile, finalizzato e non occasionale, e puntando su alcune aree disagiate del Paese, dove appare necessario diminuire, per esempio, il numero medio di alunni per classi.

Occorre anche inquadrare le maggiori risorse messe a disposizione delle scuole in una riforma organica del sistema scolastico finalizzata anche ad un riconoscimento della professionalità dei lavoratori della scuola, dirigenti scolastici, docenti, personale Ata, attraverso la formazione continua, una selezione e la verifica periodica della capacità professionale, il riconoscimento sociale ed economico dell’importante funzione svolta. Ma tant’è.

In generale, noto con profondo rammarico un totale disinteresse verso la scuola e la funzione sociale che, soprattutto quella pubblica, riveste nel nostro Paese ed in particolare nel nostro Meridione ed in Calabria. Ci si muove a tentoni, con provvedimenti spot che, soprattutto nella nostra regione non tengono in alcun conto delle criticità territoriali delle zone interne e montane, né la carenza del nostro sistema trasportistico, tanto meno il drammatico fenomeno della dispersione scolastica che da noi si registra con percentuali elevate e che rappresenta un vero e proprio fallimento educativo che condizionerà negativamente il futuro dell’intero Paese. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Carlo Ranieri: Basta ulteriore autonomia per penalizzare il Sud

di CARLO RANIERI –  Questa legge procedurale (rinforzata, non emendabile, ne soggetta  a referendum, quale intesa è modificabile soltanto con la volontà delle due parti), trasferisce sovranità dalla Stato alle Regioni. Non sarà più lo Stato ad essere sovrano ma saranno le Regioni ad essere sovrane o il c.d.  grande Nord. Ma la classe politica che governa si è posta la domanda di quale sovranità resterà all’esecutivo? Quando non avrà poteri nelle regioni frutto d’intese!

Una legge-quadro procedurale irrazionale “folle” che è frutto cogente del declino del Nord, motivata non da efficienza e benessere della collettività, ma dalla volontà di attribuire più poteri e risorse a politici, amministratori e burocrati locali, in particolare delle regioni più ricche al fine di  essere rieletti.

Di fatto il disegno delineato e quello di creare “l’Autonomia dei due tempi”, che metterà mano a quasi obbligati assestamenti territoriali perfettamente costituzionali ai sensi dell’articolo 117 comma 8 del Titolo V, che in perfetta – non casuale – complementarità al 116 comma 3, recita: […] La legge regionale ratifica le intese delle Regioni con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni

Si realizzerà non il federalismo cooperativo, liberale e solidale ma un confedarilismo del “Grande Nord” che farà svanire il fondo perequativo previsto dal 119, terzo comma. In sintesi una  “Piccola Italia” non ancora confederale ma, certamente, sempre più lontana dal vagheggiato federalismo, con una babele di leggi che renderà ingovernabile l’economia e il declino dell’Italia.

Uno stato sovrano ridimensionato spalanca le porte a una simmetrica precisa evoluzione, in virtù della quale ogni Regione “autonoma e sovrana” non realizza affatto la “secessione” bensì – piuttosto – “incarna” la forma di Stato senza vestirne i panni, e senza doverne assumere gli oneri (a partire dalla presa in carico delle quote di debito pubblico) che resterà sulle spalle di tutte le Regioni. Se vogliono il decentramento lo dovrebbero finanziare con nuove risorse regionali, senza intaccare il residuo fiscale che viene ridistribuito quale fondo perequativo nazionale ai sensi del terzo comma del 119 cost.

A questo disegno nordista di contraltare potrebbe esserci la reazione del Sud ad oggi la più grande area di sottosviluppo d’Europa ed il più grande mercato del Nord, creando un “grande Sud” come unica via d’uscita al cospicuo taglio di risorse (verrebbero meno il fondo perequativo interregionale e nazionale).

Il reddito medio delle regioni del Nord Italia  è da circa venti anni in netta discesa rispetto alle Regioni del Nord Europa e tutto ciò porterà un Nord in declino,  con un forte divario in ribasso rispetto al reddito medio mensile del Nord Europa 43.500, Lombardia 19.950 e  Calabria 16.300. I governatori del Nord probabilmente s’illudono di coprire i divari affossando il sud, ma impoveriranno solo se stessi, di fatto aumenterà  a dismisura il già abbondante divario con le regioni del loro nord.

L’illusione della classe politica del “Grande Nord” in forte crisi (basta vedere i dati macro-economici) di essere protagonista del mondo della globalizzazione è solo una chimera. L’economia italiana non è  fondamentale nel mercato europeo e mondiale,  ma è solo parte di un sistema quale sub fornitore di beni di lusso. L’Italia sta scivolando verso la povertà e non per colpa del Mezzogiorno, non è il commercio estero a sostenere il Nord, ma quello meridionale,  che sarà distrutto da un autonomia differenziata, concorrenziale e asimmetrica. 

Materia o ambito di materie che saranno frutto d’intese

  • le materie devolvibili ai sensi dell’art.  116 terzo comma  sono 23; 
  • il comma 3 dell’art. 3 del Ddl, ha previsto per 14 materie la definizione dei Lep (escludendone 9), trasferibili ai sensi dell’art. 4 comma 2, più la Sanità dove esistono già i Lep definiti Lea

I Lep recita la Corte Costituzionale “indicano la soglia di spesa costituzionalmente necessaria per erogare le prestazioni sociali di natura fondamentale, nonché «il nucleo invalicabile di garanzie minime» per rendere effettivi tali diritti” (Sentenza 220/2021), che una volta identificato con norme non può essere  finanziariamente condizionato (Sentenza 142/2021). La determinazione dei Lep è annoverata tra le materie a legislazione esclusiva dello Stato e a loro tutela, a prescindere dai confini territoriali dei governi locali, possono essere attivati i poteri sostitutivi previsti dall’articolo 120 della Costituzione. Senza ulteriori spese, vietate dall’art. 9 DDL e dall’art. 81 Costituzioni “3. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.” Sarà impossibile determinare i Lep, ad oggi non è prevista nessuna fonte di finanziamento (vi è anche un patto di stabilità europeo da rispettare), ne viene quantificata la spesa. 

L’articolo 4 comma 2 prevede fin da ora la possibilità di formulare intese nelle materie concorrenti No Lep. Le materie o ambiti di materie vengono trasferiti subito (appena la legge entra in vigore) “quasi al buio” con intese (Governo – Regioni).

Il trasferimento delle materie avviene  “nei limiti  delle risorse previste a legislazioni vigenti”, quindi si costituzionalizza di fatto la spesa storica bypassando il dettato della L. 42/2009 che è l’attuazione del 119, addirittura la riduce rispetto i costi standard. Serve eliminare l’invarianza finanziaria di spesa altrimenti i Lep saranno una beffa.

I veri obiettivi dell’Autonomia differenziata sono le nove materie no Lep (art. 3, comma 3 del Ddl)

L’organizzazione della giustizia di pace (lettera l art. 116 3c. e 117 c.2) la protezione civile; la previdenza complementare e integrativa; professioni (modificate dalla  L. Cost. n. 1/2022); protezione civilerapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; coordinamento della finanza pubblica  e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; Casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.


Nel campo “tutela della salute” dove i Lep sono già stati definiti come Lea e dove esistono già ventuno diversi SSR (Servizi Sanitari Regionali).

Rimuovere i vincoli di spesa del personale; Regolamentare l’accesso alle scuole di specializzazione e le borse di studio. Introdurre contratti di formazione lavoro per i medici, il loro inserimento nelle attività assistenziali, il loro accesso alle scuole di specialità; Stabilire il sistema tariffario di rimborso, renumerazione e compartecipazione per i residenti; Stabilire il sistema di “governance” con riferimento  alle forme integrazione ospedale-territorio; Decidere l’inserimento di farmaci nei prontuari terapeutici a carico della Regione dell’equivalenza terapeutica, in caso di latitanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco; Stabilire la introduzione diretta dei farmaci, tramite farmacie ospedaliere e di comunità a pazienti dimessi ed in cura da parte dei servizi distrettuali; Assicurare interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico in un quadro pluriennale certo di risorse; Istituzione  e gestione dei fondi sanitari integrativi da parte delle Regione (Ccdi)…  in questo modo al personale sanitario oltre allo stipendio tabellare nazionale si potrà erogare un altro stipendio quale contrattazione decentrata, che provocherà la spoliazione del personale sanitario del Mezzogiorno d’Italia verso chi paga di più.

Il giudizio complessivo sul Ddl C.1665 è di una disciplina confusa  e contraddittoria, non richiesta dalla Costituzione, per cui non è qualificabile come costituzionalmente necessaria. La normativa  presenta un quadro di regole in parte superflue e d’indubbia legittimità costituzionale.

Si distruggerà: sia lo Stato sovrano che l’economia italiana, ampliando le diseguaglianze sociali nel Mezzogiorno d’Italia. Sarebbe auspicabile una totale bocciatura alla camera dei deputati dov’è calendarizzata il 9 aprile p.v., a meno che la miopia politica dei deputati del sud non antepone (come hanno fatto i 45 senatori) il vincolo di partito al vincolo territoriale, ma in questo caso subiranno gravi conseguenze politiche, per avere ampliato le diseguaglianze socio-economico del Mezzogiorno d’Italia, in particolar modo nel campo sanitario dove le la Calabria dove (Campania – Calabria –  Molise Sicilia e Sardegna) nel monitoraggio dei Lea sono inadempienti. Diversi programmi scolastici regionali, faranno perdere il valore legale del titolo di studio. (cr)

[Carlo Ranieri è un cittadino attivo]

L’OPINIONE / Franz Caruso: L’unità d’Italia barattata con gli interessi delle forze di maggioranza

di FRANZ CARUSO – Non ci voleva certo “zingara per nominare ventura”. In transatlantico si sta profilando quanto ho più volte denunciato in questi mesi: l’unità dell’Italia, voluta e sancita dai nostri Padri Costituenti, è stata barattata con gli interessi delle forze che compongono la maggioranza di centrodestra. Schematicamente la Riforma Calderoli è la rappresentazione plastica della seguente spartizione: la giustizia, con separazione delle carriere, a Forza Italia, l’autonomia differenziata alla Lega ed il premierato alla Meloni. Ecco servita la distruzione del Paese.

Il Ddl sul premierato, con l’accelerazione degli ultimi giorni in Commissione Affari Costituzionali nel tentativo di portarlo in Aula entro fine mese, sta seguendo un iter assolutamente speculare al DDL sull’autonomia differenziata alla Camera. Segno evidente che le due partite si “devono” muovere in parallelo affinché l’una segua l’altra, in una logica a pacchetto con l’obiettivo di zittire le coscienze dei tanti esponenti di Fratelli D’Italia che si sono sempre mostrati più che cauti rispetto alla sciagurata Riforma Calderoli, oltre che di superare le perplessità di Forza Italia.

Ed a questo proposito, condanno con forza l’atteggiamento ossequioso del governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, da poche settimane eletto, peraltro, vicesegretario nazionale di Forza Italia,  così come reputo inaccettabile il voto a favore espresso da tutti i parlamentari calabresi, ad eccezione del Senatore Nicola Irto. Questi atti e atteggiamenti portati avanti dal Presidente Roberto Occhiuto e dai parlamentari calabresi, sostanzialmente consentono di minare l’unità del Paese e di mortificare e tarpare le ali ad ogni possibilità di crescita del Mezzogiorno, della Calabria e quindi del Paese.

Ed, infatti, sono e sarò sempre convinto che l’Italia non cresce se non cresce il Sud. Per cui è necessario prendere coscienza che la battaglia contro l’autonomia differenziata non è solo a difesa del Sud, della Calabria, ma è a difesa dell’Italia, che si sviluppa e progredisce solo se rimane unita. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Occhiuto prosegue la sua opera di devastazione dei servizi sanitari

di FRANZ CARUSO – Con la chiusura del punto nascita presso la Casa di Cura Sacro Cuore, il governatore Occhiuto prosegue la sua opera di devastazione dei servizi sanitari nella città di Cosenza e nella sua vasta provincia, con una incidenza fortemente negativa per l’intero territorio calabrese.

Il  Dca n.69 della Regione Calabria del 14 marzo scorso, che riorganizza la rete ospedaliera, la rete dell’emergenza urgenza e le reti tempo-dipendenti, depotenzia ulteriormente l’offerta sanitaria nel cosentino in maniera inopinata ed assurda. E così dopo la chiusura della Terapia Intensiva Pediatrica e la mancata codificazione del pronto soccorso pediatrico presso l’Annunziata, da noi auspicato e mai effettuato, oggi si arriva a chiudere il punto nascita del Sacro Cuore, struttura accreditata e convenzionata con il Ssn, che provocherà inevitabilmente un forte aumento di carico di lavoro per il reparto di Ostetricia del nostro ospedale cittadino, già in forte affanno perché da tempo oberato di lavoro, con carenza di personale e liste di attesa di molti mesi soprattutto per la patologia benigna ginecologica.
Tenendo conto di ciò, la stessa Asp di Cosenza, già nel 2023 dopo la prima pubblicazione della nuova rete ospedaliera in cui si ipotizzava la chiusura del Punto Nascita del Sacro Cuore, si era prodigata per ottenerne la modifica ritenendo che tale taglio di servizio avrebbe comportato da un lato inevitabili licenziamenti e dall’altro un maggior carico di lavoro per l’ospedale di Cosenza, che sarebbe rimasto l’unico punto nascita attivo in città. Rimostranze che non sono, evidentemente, servite a nulla tanto che il governatore Occhiuto ha confermato la sua decisione che è essenzialmente politica ed a danno dei cittadini/utenti.
Se, infatti, si riconosce la necessità di riaprire il punto nascita sulla costa tirrenica (Cetraro), non si comprende il motivo della chiusura del punto nascita del Sacro Cuore, che con circa 1000 parti l’anno riesce a soddisfare, e non poco, le esigenze delle donne cosentine e della provincia. Peraltro, com’è pensabile che una partoriente di Montalto o di Rogliano possa decidere di andare a partorire a Cetraro? Costoro saranno private della libertà di poter scegliere un’altra struttura nella quale avevano confidato e si vedranno “costrette” a rivolgersi all’Annunziata, dove lo straordinario personale medico e sanitario opera, per come detto, con un carico di lavoro enorme che si andrà ad accrescere ulteriormente”.
Tutto ciò è gravissimo, Roberto Occhiuto continua ad operare a fini elettoralistici e propagandistici, giocando sulla pelle dei calabresi ai quali non viene assolutamente assicurato il diritto alla salute che dovrebbe, invece, essere universalmente garantito sopra ogni cosa e tenuto ben distante da calcoli di natura eminentemente ragionieristica. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Michele Comito: Servono misure urgenti per tutelare personale sanitario a Vibo

di MICHELE COMITO – Quanto sta accadendo in questo ultimo periodo a Vibo Valentia, con le ripetute aggressioni ai danni di medici ed infermieri, non è più tollerabile. Ma è evidente che, oltre alla dovuta solidarietà che tutti noi esprimiamo agli operatori sanitari, serve di più.

Una situazione francamente insostenibile, come hanno avuto modo di raccontarmi i medici e gli infermieri. Una situazione che, purtroppo, conosco bene ed in prima persona. Si tratta ovviamente, e purtroppo, di un fenomeno nazionale che si sta aggravando e, diversamente da quanto avviene in Calabria, altrove, secondo una recente indagine del Sole24Ore, il 70% circa degli episodi non viene denunciato.

È chiaro che servono misure urgenti per assicurare il massimo della tutela e della sicurezza a chi presta il proprio servizio per il bene e la salute del paziente, ma il problema, per quanto riguarda Vibo Valentia, è anche quello dell’approccio e della mentalità. La verità è che ormai, troppo spesso, si arriva in pronto soccorso mal disposti, convinti che per far valere i propri diritti bisogna imporsi con la violenza e la prevaricazione. È ora di smetterla, chi si presenta in pronto soccorso deve essere consapevole che dall’altra parte ci sono persone che si sobbarcano turni difficili e che hanno come unico interesse quello di fare bene il proprio lavoro e contribuire ad alleviare le sofferenze di chi si presenta all’ingresso.

È, però, altrettanto evidente che, se le cose non vanno sempre come dovrebbero, allora è necessario intervenire anche sul fronte organizzativo interno. Mi sono recato personalmente in ospedale e in Azienda e so che il commissario Battistini sta lavorando anche su questo, perché non c’è dubbio che per migliorare la situazione bisogna cambiare qualcosa, sia sul piano organizzativo delle risorse umane e sia su quello logistico-strutturale, al fine di assicurare una migliore distribuzione degli spazi che avrebbe immediate ricadute anche sul livello di protezione del personale.

Mi permetto qui di avanzare alcune proposte concrete che migliorerebbero sensibilmente, e con un investimento irrisorio, la situazione: creare una zona triage chiusa, aumentando la privacy del paziente; creare due corsie preferenziali, fast track, per i pazienti pediatrici e per le pazienti in stato di gravidanza, in maniera tale da agevolare l’ingresso in reparto; trattare in maniera più celere i pazienti ortopedici, stipulando un accordo con le altre ortopedie; già solo questi piccoli accorgimenti permetterebbero di decongestionare e non poco il flusso nel pronto soccorso.

Poi è chiaro che servono maggiori unità lavorative, ma questo è un capitolo a parte sul quale si sta lavorando da tempo, come da impulso del presidente Occhiuto. In conclusione, mi sento però di lanciare un messaggio positivo che vada verso la risoluzione dei problemi, perché so che la struttura commissariale sta lavorando e prendendo in seria considerazione questi correttivi che, già nell’immediato, darebbero una boccata d’ossigeno all’intero reparto ed una maggiore serenità a tutti gli operatori sanitari. (mc)

[Michele Comito è consigliere regionale di Fi]

L’OPINIONE / Salvatore De Biase: Amare e sostenere Lamezia per il progresso e la trasformazione

di SALVATORE DE BIASEAmare una città significa non solo celebrarne le sue bellezze, mostrarne e potenziarne le positività,  quanto renderla attrattiva, difenderla, investire sul presente e guardare al futuro, lavorando instancabilmente per risolvere le sfide che essa affronta. Con questa chiara mission, si inquadra il lavoro dell’Amministrazione Mascaro grazie alla quale, proprio recentemente, si è assistito ad una svolta significativa riguardo alla situazione critica del campo rom che nel tempo, ampliatosi da 14mila a 25mila mq, si era trasformato in una discarica abusiva. Grazie all’impegno delle autorità locali, nazionali e regionali, sono stati stanziati fondi considerevoli per bonificare l’area e migliorare le condizioni di vita delle famiglie che vi risiedono.

Questo intervento non solo ridurrà il degrado ambientale, ma rappresenterà anche un passo avanti verso l’inclusione sociale e l’innovazione nella nostra città. Inoltre, il progetto di riqualificazione dell’area di Scordovillo rappresenta un altro importante segnale del cambiamento in atto. Ciò che un tempo era un luogo abbandonato ed emarginato, grazie agli investimenti e agli interventi previsti, diventerà presto una risorsa per la comunità locale, contribuendo a ridurre il divario sociale e migliorare la qualità dell’ambiente urbano.

La necessità di intervenire su un’area dove vivono 96 famiglie per un totale di 411 anime, è divenuta una priorità ministeriale e regionale, nonché una determinazione comunale che ha previsto 8 milioni di intervento per una bonifica da effettuarsi entro il 2026 con fondi Pnrr.

Inoltre, i finanziamenti strategici ottenuti attraverso programmi nazionali e regionali, come il Pnrr e il Programma Nazionale Metro Plus, testimoniano l’attenzione e l’impegno delle istituzioni cittadine nel sostenere, all’interno del programma di  sviluppo delle città del Sud Italia, la nuova immagine della città di Lamezia terme. Questi investimenti, che includono progetti infrastrutturali, culturali e di inclusione sociale, sono fondamentali per garantire un futuro sostenibile e prospero per la nostra città.

Nello specifico, infatti, solo per citarne qualcuno, tra gli interventi significativi, oltre la bonifica dell’area del campo rom, emergono:

  • la riqualificazione dell’area di Scordovillo, con un investimento regionale di circa 20 milioni di euro per la realizzazione di opere infrastrutturali e di urbanizzazione primaria e secondaria, incluse la costruzione di 6 fabbricati da 16 appartamenti.;
  • Il progetto e l’esecuzione dello stesso prevede un ampio rinnovamento urbano e un miglioramento delle condizioni abitative nella zona;
  • Il miglioramento della esposizione debitoria del comune per debiti commerciali, passando da una situazione debitoria al 31.12.2020 pari ad euro 11.450.970,26 con ritardo di pagamento, pari a 57 giorni, a una situazione al 31.12.2023 quantificata in euro 1.440.000 ed un ritardo pari a 38 giorni;
  • L’approvazione dello schema di accordo tra i comuni di Gizzeria e Lamezia Terme per la redazione del progetto esecutivo di una passerella in affiancamento al ponte sul torrente Piscirò, con deliberazione N. 103 del 29/03/2024; 
  • Il finanziamento di 7,4 milioni di euro nell’ambito del Programma Nazionale Metro Plus 2021-2027, destinato a promuovere lo sviluppo urbano, l’inclusione sociale e l’innovazione. 

Cinque schede progettuali, tra cui città culturale e digitale (2.000.000 euro): progetto welfare di comunità (1.650.000 euro); ospitalità’ diffusa (1.515.768 euro); Schede Fesr (2.236.232) per la rifunzionalizzazione dell’ex cinema Grandinetti in via Vittorio Veneto (1.900.000 euro) ed il  progetto degli spazi operativi (322.600 euro);

Molto ancora c’è da fare e da mostrare, ma il futuro della città è in cammino, e i fatti evidenziati ne testimoniano la veridicità.

In conclusione, se questi sono i fatti, è essenziale sottolineare che serve un forte richiamo alla responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. I risultati ottenuti fino ad ora sono incoraggianti, ma ciò non significa che il lavoro sia finito. È imperativo continuare a lavorare con determinazione e impegno per affrontare le sfide future e realizzare pienamente il potenziale della nostra città. (sdb)

[Salvatore De Biase è coordinatore di Fi Lamezia Terme]

L’OPINIONE / Giusy Pino: Le risorse sono fondamentali per dare continuità ai servizi

di GIUSY PINO – La Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo rappresenta ogni anno un momento prezioso di sensibilizzazione, ma è soprattutto l’occasione per istituzioni e società civile di consolidare la propria rete fatta di impegno e responsabilità a sostegno delle famiglie.

Oggi al Parco della Biodiversità abbiamo vissuto un momento di incontro a cui hanno partecipato anche alcuni ospiti del Centro “Abc Autismo e Bisogni Complessi”, la struttura attiva nei locali di Fondazione Betania e nata per fornire assistenza e orientamento all’autonomia per giovani con autismo. Un progetto finanziato dalla Regione, e gestito da Città Solidale, che avrà come scadenza naturale il prossimo mese di giugno.

Un modello positivo e vincente che vuole costituire il nostro orizzonte operativo anche per il futuro, secondo l’unica mission che l’amministrazione comunale ha veramente a cuore: fornire servizi e supporto ai soggetti con disabilità e difficoltà e alle loro famiglie. Lavorare in modalità multidisciplinare, mettendo insieme equipe composte da educatori, assistenti sociali, Oss e psicologi, come avviene nel centro Abc, è sicuramente la strada giusta per accompagnare la formazione dei ragazzi con spettro di autismo, rafforzare le loro capacità e consentire un pieno inserimento sociale. Il nostro territorio sconta un forte deficit di servizi e strutture specializzate, per cui è fondamentale recepire e mettere a frutto risorse che consentano al Terzo Settore di poter svolgere il proprio insostituibile ruolo di braccio operativo.

In questo campo, guardiamo con ottimismo alle attività, che partiranno nei prossimi mesi, che riguardano l’Ambito di Catanzaro quale beneficiario, primo in graduatoria, di un finanziamento di 172mila euro stanziato dal Dipartimento sanità e welfare della Regione Calabria. “Legami di prossimità per l’autismo e la di-abilita”: questo il titolo del progetto promosso dal Comune di Catanzaro, in partenariato con la Fondazione Città Solidale Onlus, in Ats con la Cooperativa sociale “Tra cielo e terra” e l’Organizzazione di Volontariato “Spazio aperto”, ideato per realizzare percorsi di inclusione volti alla promozione del benessere e della qualità della vita e rispondere ai bisogni dei minori con disturbo dello spettro autistico mediante la creazione di contesti inclusivi, a partire dalla scuola e dalla famiglia.

Assistenza alla socializzazione, progetti terapeutici individualizzati, formazione dei genitori e familiari che svolgono il ruolo di caregiver: questi i pilastri al centro di un’azione che ha l’intento di dare continuità a quanto finora svolto dal Centro Abc. La Giornata dell’autismo ci aiuta, quindi, a comprendere quanto, al di là delle celebrazioni, sia importante lavorare in sinergia per non far sentire meno soli chi soffre di più. L’amministrazione per erogare servizi necessita di risorse e di investimenti a tutti i livelli istituzionali: l’auspicio è che il blu, che connota questa giornata, sia anche il colore di un impegno condiviso. (gp)

[Giusy Pino è assessore al Welfare del Comune di Catanzaro]

L’OPINIONE / Antonio Di Virgilio: La sanità differenziata

di ANTONIO DI VIRGILIO – La salute attiene ai diritti fondamentali dell’individuo,  garantiti universalmente dalla nostra costituzione.

Tuttavia il definanziamento costante del fondo sanitario nazionale degli ultimi trenta anni ha reso tale diritto non più garantito soprattutto nei territori più disagiati del paese. In Calabria, in particolare il commissariamento ultradecennale della sanità ha portato la regione all’ultimo posto in Italia per l’erogazione dei servizi assistenziali (Lea) ed al primo posto per emigrazione sanitaria. Abbiamo assistito in questi anni alla chiusura di ospedali e di punti nascita, e al blocco del turnover del personale sanitario costretto a cercare opportunità di lavoro nelle regioni più ricche. Oggi l’accesso alle cure è un diritto differenziato per residenza!
Italia del Meridione, da alcuni anni, ha fatto della difesa della salute nella parte più debole del paese, una battaglia di identità e di giustizia. Abbiamo presentato pubblicamente lo scorso anno la nostra proposta di legge sulla revisione dei criteri di distribuzione del Fsn (fondo sanitario nazionale) che tengano conto della deprivazione socio-sanitario dei territori, della prevalenza delle malattie croniche della maggiore mortalità per malattia oncologiche e cardiologiche, della minore aspettativa di vita. Tale PdL sta seguendo il suo iter, e noi siamo impegnati  a sensibilizzare i governatori delle regioni del Sud a farsi portavoce di tali esigenze nella Conferenza Stato-Regione, sede istituzionale in cui si definisce la distribuzione del Fsn.
Grazie, inoltre, alle recenti interlocuzioni di Idm con forze di governo, è stato modificato, seppur con un minimo incremento di 0.7 punti, il parametro di calcolo della quota capitaria del fondo, proprio in riferimento alla deprivazione socio-sanitaria, come da noi richiesto. Ciò ha portato nelle casse calabresi un surplus di 21 milioni di euro, è notizia di queste ore. Certo una goccia nel mare, considerato il nostro saldo negativo di circa 300 milioni/anno di emigrazione sanitaria.  La strada è ancora lunga, ma la direzione intrapresa è quella giusta.
La mai dimenticata pandemia ha messo infatti in luce tutte le carenze del nostro sistema sanitario che ha appena compiuto 50 anni e che necessiterebbe una profonda  revisione.
L’attuazione della modifica costituzionale in discussione in questi giorni in  parlamento, che riguarda l’autonomia differenziata, secondo alcuni osservatori potrebbe dare il colpo di grazia alla Sanità delle regioni meridionali. Per tale ragione siamo impegnati a monitorare  e pretendere, se necessario, la introduzione di forme di perequazione che garantiscano un riequilibrio della erogazione dei servizi nell’intero Paese.
Italia del Meridione è un partito che fa delle necessità dei territori una fonte per le proprie battaglie politiche, e la difesa della Salute per noi è un tema primario ed identitario, è su questo non faremo passi indietro. (adv)
[Antonio Di Virgilio è del Dipartimento Federale Sanità di Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Istituire a Catanzaro sede Rai regionale

di NICOLA FIORITA – La Calabria presenta una vistosa anomalia poiché la sede della Rai regionale non coincide, così come è avvenuto in tutte le altre Regioni ad eccezione dell’Abruzzo, con il Capoluogo. Nessuna intenzione da parte mia di aprire guerre di campanile che non appartengono alla mia cultura, ma devo però esprimerle la mia ferma volontà, come sindaco del Capoluogo, di perseguire l’obiettivo di una presenza istituzionale, stabile e dignitosa della Rai a Catanzaro. Finora la copertura degli eventi, sulla città e sull’area centrale della Calabria, è stata solo parzialmente assicurata con costosi e molto scomodi trasferimenti di giornalisti e troupe da Cosenza.

Non voglio in questa occasione riaprire le polemiche che sono seguite agli incidenti del dopo partita Cosenza-Catanzaro, ma devo dirle che questa vicenda ha accentuato nella nostra cittadinanza la percezione di una parzialità, magari non voluta o studiata scientificamente, nell’approccio mediatico con la mia Città. Tant’è che sul tema ha voluto pronunciarsi, votando una mozione, anche il Consiglio Comunale. Io chiedo che venga valutata una soluzione che, pur non sanando l’anomalia principale, consentirebbe di recuperare il gap mediatico con un doppio risultato: la Città e l’area centrale della Calabria avrebbe obiettivamente una maggiore copertura in relazione agli eventi che vi si svolgono (si pensi alla sede del Governo Regionale, alla Corte d’appello, ai numerosi uffici di valenza regionale, l’Università, il Teatro Politeama, Nico.); l’Azienda recupererebbe la fiducia dei telespettatori del Capoluogo e cancellerebbe le ombre di parzialità che periodicamente affiorano.

Non chiedo una doppia sede, ma l’istituzione di una redazione staccata, con almeno tre giornalisti, una troupe per le riprese, tecnici e attrezzature per il montaggio digitale. Per l’azienda non ci sarebbero aggravi di spese perché la mia Amministrazione ha già individuato due soluzioni per concedere in comodato d’uso gratuito adeguati spazi per la redazione e il mini studio televisivo da dove effettuare i collegamenti e i riversamenti. Spazi che possono contare anche su parcheggi esclusivi e videosorvegliati.

Siamo perfino disponibili a farci carico delle utenze. Resta solamente il nodo della volontà politica. Basta una disposizione aziendale e un ordine di servizio del capo redattore per varare in tempi brevi la redazione staccata a Catanzaro. D’altronde, una seconda sede è stata istituita sia in Abruzzo (Pescara e L’Aquila) sia in Trentino Alto Adige (Trento e Bolzano).

Per tali motivazioni, essendo la questione legata direttamente al pluralismo che deve essere assicurato dal servizio pubblico, sensibilizzo la sua attenzione e quella della Commissione sul tema e le manifesto la disponibilità a essere ascoltato affinché la Commissione medesima possa esprimere un giudizio e un indirizzo generale sulla nostra proposta da sottoporre successivamente ai vertici della Rai. (nf)

[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]