L’OPINIONE / Fabio Celia: Dipartimento Pubblica Sicurezza ascolti richiesta per Reparto di Prevenzione Crimine a CZ

di FABIO CELIA – Il dibattito inerente la possibile istituzione del Reparto di prevenzione crimine della Polizia a Catanzaro, a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane e che ormai ha assunto una dimensione regionale, ha posto l’evidenza delle motivazioni esclusivamente tecniche espresse dai rappresentanti sindacali della Polizia di Stato, il Segretario Generale Provinciale del Siulp, Gianfranco Morabito ed il Segretario Nazionale di Fsp Polizia di Stato, Giuseppe Brugnano.

Gli stessi hanno giustamente messo in risalto come la localizzazione del Reparto nel Capoluogo di Regione rappresenterebbe una risposta strategica del Governo in termini di sicurezza sul territorio in grado di rilanciare anche l’operatività dei vari servizi operativi della Questura e dei commissariati. Una scelta, quindi, che risponde puramente a ragioni di funzionalità della Polizia di Stato e che non concede spazi a sterili campanilismi da bar dello sport.

Non posso che sposare totalmente la proposta avanzata dalle Organizzazioni sindacali Siulp ed Fsp Polizia nei confronti del Dipartimento di Pubblica sicurezza. Le analisi prospettate dai sindacalisti sono legate alla visione di chi svolge questo delicato lavoro sul nostro territorio per garantire la sicurezza e la legalità dei cittadini. Per tale motivo, sarebbe opportuno che, nell’ottica di una imminente rimodulazione delle sedi dei Reparti prevenzione crimine su base regionale e nazionale, venga individuata la città di Catanzaro come localizzazione più opportuna e maggiormente rispondente ai bisogni di sicurezza e di presenza delle forze dell’Ordine. (fc)

[Fabio Celia è capogruppo del Pd in Consiglio comunale di Catanzaro]

L’OPINIONE / Leonardo Sposato: Parlare di seconda stazione a Sibari è fuori luogo

di LEONARDO SPOSATO – A seguito del consiglio comunale aperto avente a tema la Bretella-Lunetta di Sibari, che si è tenuto a Sibari a inizio settimana, e a seguito di una serie di uscite sulla stampa dove si parla di arretramento della costruzione della bretella rispetto al centro abitato e di costruzione di una nuova stazione a Sibari nei pressi della stessa Lunetta, è necessario dire che, al momento, si parla di proposte strumentali e che non trovano fondamento nelle carte di Rfi, Regione e Italferr.

Se è vero che si parla di eventuali soluzioni alternative, è vero anche che ad oggi Rfi, Italferr  – e di riflesso la Regione Calabria che ha richiesto la costruzione della Lunetta – stanno richiedendo tutte le autorizzazioni necessarie tramite quello che tecnicamente si definisce endoprocedimento (che comprende la Vinca, la Via, e altre autorizzazioni varie. Anche la Soprintendenza speciale di Roma, ad esempio, si è già espressa positivamente.). E in queste carte si parla solo ed esclusivamente della Bretella-Lunetta di Sibari, non si fa menzione di altre stazioni o di spostamenti dall’abitato nella costruzione. Se veramente si vuole pensare a nuove stazioni o a modifiche al progetto queste si devono presentare ora come variante integrativa allo studio di fattibilità altrimenti parliamo del nulla.

Se si acquisiscono i pareri per tramite di uno studio di fattibilità – e che è quello che Rfi, Italferr, e Regione stanno facendo adesso – un domani provvederanno a fare un appalto integrato quindi andranno spediti e, contemporaneamente, faranno anche un unico appalto che prevede sia la parte della costruzione che quella della progettazione.  Di concreto c’è solo questo, di altro non c’è nulla.

Motivo per cui se le cose stanno così, come ha ribadito più a chiare lettere il sindaco Giovanni Papasso in tutte le sue uscite a nome dell’amministrazione comunale, rimane il nostro secco “No” a questo tipo di elaborato della Lunetta di Sibari che rispediamo al mittente. Un progetto fortemente impattante e penalizzate non solo per Sibari ma anche per l’Alto Ionio e il Pollino territori che si troverebbero – difatti – isolati e tagliati fuori dall’accesso all’alta velocità. (ls)

[Leonardo Sposato è assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Cassano allo Ionio]

L’OPINIONE / Annalisa Alfano: Paradossale chiudere Reparto Prevenzione Crimine Calabria Settentrionale

di ANNALISA ALFANO – Nelle ultime settimane, nella Provincia di Cosenza, sta destando particolare preoccupazione la possibile chiusura del Reparto Prevenzione Crimine di Cosenza della Polizia di Stato. Tale eventualità è stata annunciata direttamente dal Capo della Polizia Pisani, durante l’ultima visita presso la Questura di Cosenza, in un incontro con le diverse sigle sindacali di categoria.

Da allora alta la preoccupazione sull’intero territorio provinciale. Appare paradossale chiudere un presidio di Polizia, istituito nel marzo 2008 nella Calabria Settentrionale con sede a Rende, con il compito specifico di controllare il territorio e la finalità di prevenzione e contrasto alla criminalità diffusa. Soprattutto, in un periodo in cui la provincia di Cosenza è interessata, in misura alquanto preoccupante, da una recrudescenza di episodi criminali che minano la sicurezza sociale e la legalità.
I sindacati di Polizia hanno chiesto, con voce unanime, l’intervento della politica e delle istituzioni. È necessario, quindi, oltre che doveroso, rispondere con forza e determinazione affinché la chiusura del Reparto Prevenzione Crimine Calabria Settentrionale, non solo, venga evitata ma che questo venga potenziato il più possibile per garantire maggiore sicurezza e controllo del territorio.
Italia del Meridione ha accolto, senza esitazione alcuna, l’appello dei sindacati di Polizia e invita istituzioni e parti politiche a fare fronte comune per tutelare ordine e sicurezza nell’intera Provincia di Cosenza ottenendo la permanenza del Reparto Prevenzione Crimine Calabria Settentrionale. (af)
[Annalisa Alfano è segretario provinciale di Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Daniela Palaia: Si legga e si rifletta sul documento della Cec sull’autonomia

di DANIELA PALAIA – Sento di dover esprimere pubblicamente una forte e sincera gratitudine alla Conferenza Episcopale Calabra che, nel documento condiviso nella Domenica delle Palme, ha nettamente criticato il progetto di autonomia differenziata, il cui esame è in piena fase di accelerazione con l’approvazione avvenuta al Senato del disegno di legge Calderoli.

Lo ha fatto stigmatizzando la contrarietà di quel progetto ai valori della Costituzione e invitando tutte le comunità diocesane e tutti i territori all’organizzazione di occasioni di approfondimento e di pubblica discussione sul tema per promuovere adeguate forme di mobilitazione democratica, legando solidarietà e giustizia.

La mia profonda gratitudine ai vescovi calabresi deriva non soltanto dalla specifica opposizione alla prospettiva della “secessione dei ricchi”, come la Conferenza Episcopale Calabra definisce l’autonomia differenziata riprendendo la felice espressione coniata dal professor Gianfranco Viesti, ma dalla più ampia riflessione che i vescovi svolgono intorno alla questione meridionale nella prospettiva di un regionalismo cooperativo e solidale. Questa è esattamente la mia visione: territori che si riconoscono e si sostengono adempiendo i doveri inderogabili di solidarietà richiesti dall’articolo 2 della Costituzione, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, come previsto dall’articolo 3.

La riflessione viene espressa richiamando un pensiero che la Cei ha sviluppato fin dal secondo dopoguerra e che trova oggi una definizione puntuale nella conclusione del documento dei vescovi calabresi che riporto testualmente: «non possiamo restare indifferenti. Bisogna trovare vie perché si maturi la consapevolezza che il Paese avrà un futuro solo se tutti insieme sapremo tessere e ritessere intenzionalmente legami di solidarietà, a tutti i livelli»

Forse coloro che non perdono occasione per autodefinirsi portatori e sostenitori dei valori cristiani farebbero bene a leggere e meditare la riflessione contenuta nel documento episcopale, trovando la forza e il coraggio, anche all’interno delle proprie formazioni politiche, per opporsi senza riserve a un disegno fortemente dannoso per le popolazioni e i territori meridionali che pur rappresentano, magari da presidenti di regione e vicesegretari nazionali di partito. (dp)

[Daniela Palaia è consigliera comunale di Catanzaro]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Il Ponte un baluardo per la sostenibilità ambientale

di GIACOMO SACCOMANNO – L’iter procedurale del  Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera ingegneristica di grande rilievo, si avvicina al completamento. Nonostante le perplessità di alcuni, gli aspetti tecnici dell’opera emergono con forza ed, in particolare, la sua compatibilità ambientale. È su questo tema che si vuole focalizzare l’attenzione.

Nell’aprile 2021, il Distretto Rotary Sicilia e Malta ha pubblicato un’analisi intitolata “Stretto di Messina e rispetto della transizione ecologica”, redatta dagli ingegneri Giovanni Mollica e Antonino Musca. Il documento sosteneva che il Ponte avrebbe potuto ridurre le emissioni di CO2 di almeno 144.000 tonnellate, oltre a diminuire, significativamente, la presenza di inquinanti pericolosi, come gli ossidi di carbonio, azoto e zolfo, e le polveri sottili. La questione delle emissioni è stata oggetto di dibattito pubblico, con il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che ha definito il Ponte un’opera “green”, citando la riduzione delle emissioni di CO2 di 144.000 tonnellate, senza, però, menzionare la fonte dei dati. Questa affermazione ha suscitato indagini da parte dei media, con Carlo Canepa di Pagella Politica che ha identificato la fonte molto originale. Canepa, nel suo articolo del 17 maggio 2023, ha confermato la plausibilità della stima, pur sottolineando che non considerava l’inquinamento generato durante la costruzione del Ponte né il fatto che il servizio di traghetti non sarebbe terminato immediatamente con l’apertura del Ponte.

Tuttavia, queste obiezioni non hanno invalidato l’argomento principale: il Ponte contribuirà alla riduzione delle emissioni.La trasmissione RAI3 Report ha ulteriormente esplorato il tema, intervistando uno degli autori del libro. Nonostante le critiche sulla competenza degli autori e i possibili interessi personali, nessuno ha fornito una critica documentata contro la stima delle emissioni fornita dal ministro Salvini. Oggi, la Stretto di Messina S.p.A. ha aggiornato la stima della riduzione delle emissioni a 200.000 tonnellate, un dato confermato da autorevoli accademici.

In conclusione, se vi sono stati errori nella comunicazione dell’impatto ambientale del Ponte, questi sono stati per difetto, non per eccesso. Il Ponte sullo Stretto si profila quindi come un’opera che, oltre a collegare fisicamente due estremità del nostro paese, potrebbe rappresentare un significativo passo avanti per la sostenibilità ambientale. Pertanto, le critiche avanzate nei confronti del ministro sono da ritenersi totalmente infondate e, comunque, dimostrano di come l’informazione in Italia è poco attendibile e viene gestita da soggetti che mancano di assoluta obiettività. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Giuseppe Nucera: Realizzare un polo fieristico e congressuale all’ex fiera di Pentimele

di GIUSEPPE NUCERAI progetti di rilancio e sviluppo per qualsiasi città devono avere basi sensate a sostenerli. Realizzare un complesso sportivo presso l’ex Fiera di Pentimele invece appare una soluzione strategicamente insensata, oltre che slegata dal contesto economico. Siamo alla fiera… ma dell’assurdo purtroppo. Chi ha immaginato una soluzione di questo tipo dimostra di non avere alcun tipo di esperienza o capacità rispetto alla realizzazione di centri fieristici.

Grazie alla mia ultradecennale attività di imprenditore nel settore del turismo, ho avuto la fortuna di prendere parte a fiere in tutto il mondo. Ovunque, i centri fieristici sono inseriti in un contesto che vede la presenza delle linee ferrate, fondamentale supporto sia per gli operatori del settore che per i clienti.

Non vedo come si possa realizzare una linea ferrata ad Arghillà, dove l’amministrazione intende realizzare un centro fieristico, quando Pentimele rappresenta il luogo ideale anche per la presenza del Porto e del raccordo autostradale in direzione Taranto-Salerno a poche centinaia di metri.

Chiedo al sindaco di Reggio, Giusepppe Falcomatà, di invertire la rotta e ripristinare il centro fieristico di Pentimele. L’amministrazione comunale rischia di commettere l’ennesimo errore, la zona dell’ex Fiera potrebbe essere in futuro un polo congressuale di livello nazionale. Già da diversi anni, anche attraverso una raccolta firme, ho spinto affinché fosse questa la direzione da intraprendere e oggi lo ribadisco attraverso un’esortazione al primo cittadino.

Complessi sportivi e spazi verdi rappresentano un fattore di assoluta rilevanza, sociale e non solo, ma l’amministrazione comunale ha la possibilità di realizzarli altrove, destinando l’ex Fiera di Pentimele alle sue naturali caratteristiche. (gn)

[Giuseppe Nucera è presidente del Movimento La Calabria che vogliamo]

L’OPINIONE / Mimmo Nunnari: Modeste riflessioni sulla lotta alla mafia dopo il “Caso Decaro-Bari”

di MIMMO NUNNARIL’ istituzione della Commissione di accesso per valutare eventuali infiltrazioni mafiose nel Consiglio comunale di Bari, voluta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, capovolgendo l’iter tradizionale (solitamente è il prefetto a prendere l’iniziativa ma per Bari è successo il contrario) a tutti può far fastidio meno che alla mafia.

Sia chiaro, che non si deve sottovalutare l’importanza dell’attività di controllo da parte dello Stato, con finalità di prevenzione della criminalità organizzata negli enti locali, ma è fuori di ogni ragionevole dubbio che esista, oggi, un problema di certezza giuridica di tali funzioni e insieme il rischio concreto di strumentalizzazioni a fini politici nell’uso degli strumenti di prevenzione.

Se parlamentari di centrodestra chiedono al ministro di avviare l’iter per lo scioglimento di un determinato comune e parlamentari di centrosinistra chiedono la stessa  cosa per un altro comune e i primi vengono “ascoltati” e i secondi no, qualche incertezza sulla legittimità e soprattutto sulla tempestività dei provvedimenti spunta. Come ammoniva trent’anni fa Leonardo Sciascia, traendo spunto da un lavoro storiografico sulla mafia durante il fascismo dello storico britannico Christopher Duggan [“La mafia durante il fascismo”, Rubbettino editore], non possiamo considerarci al riparo da un fenomeno come quello mafioso che la nostra mentalità tende per sua natura a lasciare in ombra, se “l’antimafia” viene a volte usata come strumento di potere: “retorica aiutando e spirito critico mancando”, diceva lo scrittore siciliano. 

Mentre il dibattito si accende, dopo episodi come quello di Bari, resta infatti nell’ombra la questione ben più grave dell’assedio continuo della mafia al Paese, soprattutto al Sud, particolarmente in Calabria. A fronte di un contesto siffatto è evidente l’obsolescenza di strumenti, metodi, normative di contrasto antimafia che fanno rumore ma non consentono di incidere e mettere in discussione il sistema di poteri criminali che oggi domina in Italia, non solo al Sud. La storia delle mafie e del loro sviluppo nel territorio nazionale, particolarmente nel Mezzogiorno, l’esperienza di chi è vittima della presenza asfissiante della mafia, mette a nudo purtroppo la funzione storicamente debole dello Stato in determinati territori e spiega la presenza forte del fenomeno proprio come conseguenza del radicamento debole dello Stato stesso nel Sud.

Domandona. Può essere sconfitta la mafia? Di sicuro non può essere sconfitta con provvedimenti solo repressivi che non tengono conto che la mafia non è semplicemente un fatto esclusivamente criminale ma un subsistema che si articola a livello dell’economia, del dominio del territorio e della politica. Di conseguenza non può essere battuta con una pura politica repressiva affidandone il compito esclusivamente alla magistratura e alle forze dell’ordine, che pur svolgendo a volte il loro compito eroicamente tuttavia non basta. Per affrontare le mafie concretamente occorre cambiare marcia, porre riparo alla debolezza dello Stato al Sud, ricostruire il tessuto connettivo della sua presenza che sia insieme autorevole ed efficace.

Forse la cosa più giusta ed interessante sul tema l’hanno scritta mesi fa i magistrati della sezione di Magistratura Democratica della sezione di Reggio in occasione di una visita in Calabria, ad Africo, per l’inaugurazione di una caserma dei carabinieri, del ministro dell’Interno Piantedosi:  «Ci sarebbe piaciuto – hanno scritto – che ad affiancarlo vi fossero stati: il Ministro dell’Economia e quello dell’Ambiente per illustrare nuovi piani e progetti per rilanciare l’economia locale, in termini eco-compatibili con il territorio; quello del Lavoro, per indicare nuove norme, volte ad agevolare le assunzioni in territori svantaggiati; quello delle Infrastrutture che riferisse dell’avvio del raddoppio ed elettrificazione della linea ferrata e dell’ammodernamento della SS 106; quello della Cultura e del Turismo che illustrassero le iniziative assunte per rilanciare la storia e le tradizioni dell’area-grecanica, in una prospettiva di riscoperta del territorio dalle spiagge dove le nidificano le tartarughe alle montagne dell’Aspromonte ricche di flora e fauna uniche… Come magistrati, sappiamo che la lotta alla criminalità organizzata passa attraverso la ri-educazione dei cittadini ad “abitare”, pienamente e liberamente, i territori… Ci auguriamo che siano previsti interventi incisivi che, accanto alla tradizionale logica securitaria, in sé insufficiente, aiutino i cittadini a ricreare luoghi dove realizzarsi, per ricominciare a pensare al sud e verso sud i loro progetti».

Queste parole scritte da magistrati spesso in prima linea nella lotta alla mafia sono come un balsamo per le nostre modeste riflessioni e nella latitanza della politica incoraggiano a non rassegnarsi, sempre che lo Stato dia qualche segnale per promuovere realmente lo sviluppo del Sud superando la sua debolezza e facendo fronte ai suoi di doveri. (mnu)

L’OPINIONE / Nicola Panedigrano: Occhiuto e l’inesorabile declino dell’ospedale di Lamezia

di NICOLA PANEDIGRANO – È questo un intervento che dobbiamo soprattutto alla cara memoria di due nostri attivi e combattivi fondatori troppo presto scomparsi, Antonio Butera e Riccardo Viola, con i quali abbiamo condiviso per oltre un decennio il tentativo di salvare il nostro ospedale, spesso contro tutto e tutti, dal destino di inesorabile disgregazione che la politica regionale di ogni colore gli ha assegnato con la colpevole distrazione, quando non diserzione, dei nostri politici ed amministratori locali.

Qualcuno si è preso di recente e meritoriamente la briga di mettere in fila, con acume e dovizia di particolari, i fatti e misfatti che hanno segnato questo declino annunciato. È una sequenza degna di un film dell’orrore, di cui inutilmente il nostro Comitato aveva prognosticato l’esito nefasto. 

Forse però potrebbe ancora restare un esile barlume di inversione di tendenza.

L’on. Occhiuto è solo l’ultimo esecutore di questo delittuoso programma, ha barattato il favore ricevuto dell’istituzione della seconda facoltà di medicina nella sua Cosenza, dirottando a Catanzaro il Trauma Center che ogni atto programmatorio regionale precedente aveva destinato all’Ospedale di Lamezia. 

Ora sembra aver annunciato un’ambigua pausa di riflessione a cui si appigliano, come ad una fune di salvataggio, i vecchi e nuovi adepti lametini della sua Forza Italia, dirigenti di partito o amministratori locali neoiscritti, che forse avvertono l’amaro sapore di sale dell’acqua alla gola.

Se non fosse quindi la solita arma di distrazione di massa, una tale pausa e una reale rivisitazione del suo Dca di programmazione del sistema sanitario calabrese dovrebbero però servire a riprendere il percorso progettuale e normativo volto ad inserire il nostro ospedale nell’azienda unica Dulbecco, assegnandogli la funzione di sede del Centro di Alta Specializzazione della Rete Politrauma calabrese, tuttora da istituire. 

Ci sono ben due precedenti programmi regionali che lo prevedono; ci sono finanziamenti assegnati e mai spesi; ci sono struttura ed infrastrutturazione uniche e invidiabili; ci sarebbe nella Dulbecco tutto il personale sanitario specialistico occorrente; c’è un Centro Protesi e Riabilitazione che per assumere il ruolo promesso e strombazzato di centro del bacino meridionale o addirittura di quello mediterraneo va necessariamente riposizionato nella nostra struttura ospedaliera; c’è stata, quanto all’integrazione del nostro ospedale nella Dulbecco, una legge regionale votata all’unanimità e cancellata col blitz notturno di un presidente del consiglio regionale, che sarebbe meglio perdere che glorificare.

Accettare le promesse da marinaio di mantenere nel nostro ospedale l’esistenza o ancor peggio agitarsi per ottenere questo esito è, a non essere volgari, da miopi. Come usavamo ripetere con Riccardo e Antonio, abbiamo in casa l’esempio plateale che ottenere di mantenere provvisoriamente i servizi attuali non serva a nulla: l’Ospedale di Soveria Mannelli un tempo non lontano fu centro di eccellenza di alcuni reparti ospedalieri (Ostetricia, Ortopedia, ecc.), ma poi è stato via via svuotato e a stento è ora rimasto come esiguo presidio sanitario di montagna. Per il nostro ospedale sarebbe ancora peggio, perché non possiede neanche la funzione di ospedale di montagna.

In questo momento qualche catanzarese e qualche lametino in cerca di vecchia e nuova visibilità, compreso il sindaco Paolo Mascaro, si stanno affannando intorno a un tavolo per riesumare vecchi progetti di “città unica” dell’Istmo. Se volessero e potessero dare un senso a questa nuova prurigine, i lametini partecipanti a quel tavolo chiedano allora al sindaco Nicola Fiorita, e a tutto il contorno di politici catanzaresi d’antan che lo circondano, di iniziare a schierarsi per l’inserimento del nostro ospedale nell’azienda unica Dulbecco e per il mantenimento della destinazione del Trauma Center nell’ospedale lametino.

Senza questo primo passo la città unica o qualsiasi altra programmazione unitaria è destinata a vederci inesorabilmente assegnato il ruolo di estrema periferia catanzarese. (np)

[Nicola Panedigrano è co-presidente del Comitato Salviamo la sanità nel Lametino]

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Pronti ad ascoltare posizioni dei cittadini, associazioni per il Ponte

di GIUSY CAMINITI – È stata una settimana impegnativa sul tema ponte: domenica scorsa ci siamo confrontati con la comunità in assemblea e martedì mattina con la Stretto di Messina prima nella riunione tecnica e dopo nel momento dedicato ai sindaci dei comuni interessati.

Momento clou di questa tre giorni, è stata la prima riunione della commissione territorio allargata ai componenti tecnici esterni avvenuta lunedì pomeriggio nella sala consiliare di palazzo San Giovanni: l’insediamento della commissione ha rappresentato un momento di approfondimento sul metodo con il quale la commissione (supportata dal lavoro tecnico scientifico dei suoi componenti esterni) valuterà l’enorme mole di allegati progettuali.
La riunione di lunedì è stata anche l’occasione per valutare il lavoro rispetto ai tempi dati: come detto anche all’amministratore delegato Pietro Ciucci, i 60 giorni entro i quali il Comune di villa San Giovanni dovrà esprimere il proprio parere, dall’apertura della conferenza dei servizi da parte del Mit, sono davvero un lasso di tempo Impossibile per ottemperare con assoluta cognizione a quanto viene richiesto. Nonostante l’apporto notevole che i professionisti esterni potranno dare nella valutazione delle carte progettuali, infatti, l’opera ponte necessiterebbe di maggior tempo e di strutture tecniche potenziate negli organici!
Un tema questo affrontato anche con la vice presidente della giunta regionale Giusy Princi e con il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà, i quali hanno messo a disposizione i dipartimenti regionali e metropolitani per qualunque necessità possa rappresentare il nostro Comune. Già nel corso della riunione della commissione territorio è emersa ampia preoccupazione per la “qualità” del progetto definitivo aggiornato dalla Stretto di Messina: la stessa preoccupazione è stata rappresentata dalla parte tecnica e dalla parte politica alla stazione appaltante, ma anche da Città Metropolitana.
L’amministrazione comunale ha avuto modo di evidenziare come la mancanza di tutti gli studi propedeutici alla progettazione non danno alcuna certezza sulla realizzabilità strutturale dell’opera, sulla sua compatibilità ambientale, sul fatto che, qualora si avviasse la realizzazione, il ponte non rimarrà un’incompiuta.
Abbiamo chiesto che ci sia un maggiore approfondimento e non un rinvio degli studi alla fase della progettazione esecutiva così come prospettato dalla Stretto di Messina.
La tutela e la difesa del territorio restano le linee guida dell’azione amministrativa: un sindaco e una maggioranza consiliare devono, necessariamente, ascoltare ed accogliere ciascuna delle voci che partono dal territorio ma poi, nel farne sintesi, dovranno sempre essere orientati alla difesa della città e dei diritti dei singoli  e della comunità. Per esemplificare questo concetto abbiamo detto ai cittadini riuniti in assemblea che qualora le obiezioni e le prescrizioni fin qui evidenziate troveranno conferma, non potrà che essere dato un parere negativo in conferenza dei servizi: scevri da ogni polemica, vorremmo che il messaggio passasse per ciò che è, non un’anticipazione di un lavoro che ancora deve essere tutto svolto nel merito; quanto piuttosto  l’assunzione di una responsabilità nel caso di mancanze progettuali che non potranno e non verranno sottovalutate.
Ciascuno dovrà fare la sua parte ed è per questo che in settimana pubblicheremo un avviso (metodo già utilizzato rispetto alla questionerei portuale nel rapporto con l’autorità di sistema portuale dello stretto), per chiedere ai singoli cittadini, alle associazioni, ai movimenti, a tutti i portatori di interesse di presentare osservazioni, proposte, obiezioni, approfondimenti che confluiranno agli atti della commissione territorio per essere dalla stessa esaminati e, poi, portati ai lavori del consiglio comunale che si occuperà della questione ponte prima che l’ufficio tecnico licenzi il parere da rendere in conferenza di servizi. Non ci sottraiamo alla scelta politica, tanto da ritenere doveroso adottare un atto di indirizzo politico in consiglio comunale che dia mandato al responsabile dell’ufficio tecnico il quale per legge è tenuto a sottoscrivere il parere da depositare in conferenza di servizi.
Stiamo aspettando la convocazione della conferenza per capire esattamente le modalità di espletamento della conferenza stessa, l’avvio di una nuova conferenza o piuttosto la ripresa di quella del 2013 che, per noi, rappresenterebbe un ulteriore vulnus nella procedura di eventuale licenziamento del progetto ponte. Le valutazioni tecniche, urbanistiche, ambientali e, non da ultimo, giuridiche le faremo supportati da professionisti di alto spessore perché tutto  sia adeguatamente vagliato. Ascolteremo con grande apertura, ancor di più che negli ultimi mesi, le diverse posizioni partitiche, associative, cittadine tutte, nella convinzione che solo il vero confronto tra posizioni differenti ci permetterà di esprimere al meglio la volontà della città.
Tutti dovremo lavorare nei prossimi mesi sulle carte e questo, certamente, ci permetterà di superare posizioni pregiudiziali per giungere ad una sintesi equilibrata, nell’unico interesse della nostra comunità. (gc)
[Giusy Caminiti è sindaca di Villa San Giovanni]

L’OPINIONE / Salvatore De Biase: Lamezia nella prospettiva della Dulbecco

di SALVATORE DE BIASEDa tempo remoto, si parla sempre di più di Area Urbana, ovvero una Lamezia Catanzaro futurista e aggregativa. Nel frattempo, si consolida la sanità targata Dulbecco e il Sindaco Fiorita, più volte ed anche dal suo punto di vista opportunamente, osservando la sanità della sua città, apprezza ripetutamente, la fusione tra Pugliese-Ciaccio-Mater Domini, che dà vita alla Dulbecco di area preminente catanzarese.

A questo punto, se l’idea di Area Urbana, viene politicamente e a più voci ripetuta, viene da domandare: ma perché Lamezia sanitaria, non deve trovare, anche col nuovo Dca, partecipazione nella Dulbecco? Anche perché per l’Azienda Zero, l’atto aziendale della superstruttura si dice che resta “congelato”. E questo perché la legge istitutiva ancora oggi, a due mesi dalla riunione, propositiva, non è stata modificata. Per il tavolo Adduce ci sono ancora competenze che si sovrappongono e che il commissario Profiti non può gestire proprio perché il mandato commissariale è riferito esclusivamente al Presidente Roberto Occhiuto. E ove questo mettesse in gioco il nuovo dca? E se nella nuova proposta, Lamezia trovasse il giusto riconoscimento per il ruolo e i servizi che offre? Ovvero: aeroporto, baricentricità, sicurezza strutturale e tanto altro!! 

I rilievi del Tavolo Adduce mettono in discussione la legge regionale della Calabria istitutiva dell’Azienda Zero e quella sulla fusione tra l’ospedale e il policlinico di Catanzaro nell’Azienda unica Dulbecco. Potrebbero essere anche questi, i motivi verso una nuova scelta rappresentata di una sanità regionale, che contempli finalmente i 150.000 mila potenziali utenti del lametino, utili sempre alle altre proposte e questa volta invece, possono puntare ad un vero e proprio riconoscimento alla struttura lametina?

Insomma, se la Dulbecco, per la sua realtà e prospettiva, ha la necessità di beneficiare dell’area lametina, con i suoi circa 150.000 cittadini/utenti-pazienti, di contro offra servizi di qualità, con una sanità di prospettiva, così l’area centrale della Calabria, con i suoi servizi, come aeroporto, Ferrovia, autostrada, territorio pianeggiante, possa godere con merito, di diritti, per il ruolo che dà sempre offre. In questo contesto, c’è anche il fatto che per il sindaco Fiorita, spinge anche sulla Grande Catanzaro!! E forse, “come diceva il grande Totò: “tomo, tomo” guarda con occhio distante all’Area Urbana CZ-Lamezia? “Ai posteri l’ardua sentenza”. (sdb)

[Salvatore De Biase è coordinatore di FI di Lamezia Terme]