Il presidente della Camera dei Comuni Anthony Rota incontra Occhiuto

di MARIACHIARA MONACOIl Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha dato il benvenuto in Calabria al presidente della Camera dei Comuni del Canada, Anthony Rota, accogliendolo presso la Cittadella Regionale per un confronto istituzionale, e per illustrare il progetto del Pnrr intitolato Il Turismo delle Radici, su iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.

Un colloquio piacevole, in italiano, con un accento cosentino che spicca per Anthony Rota, viste le sue origini calabresi. 

Come tanti, anche i nonni della seconda carica dello stato nordamericano, emigrarono oltreoceano nel 1903 dai paesini di Pedace e Pietrafitta, pur custodendo un legame autentico con il territorio d’origine, tramandato di generazione in generazione attraverso racconti, aneddoti, e attraverso la lingua. Gioco del destino, a distanza di tanti anni, Anthony Rota  è ritornato dall’alto della sua veste istituzionale:

«È sempre molto importante – ha affermato – sapere da dove veniamo e visitare, e vedere di persona, di che cosa parlavano, di quello che ci raccontavano i nostri genitori, i nostri nonni. Scoprire le nostre radici, e avere l’opportunità di ritornare nei luoghi delle proprie origini, è fondamentale per tutti i canadesi. In Canada esistono molte emigrazioni, popoli provenienti da tutto il mondo. Io ho sempre detto: prendiamo tutto quello che di meglio il mondo ci può offrire e lo portiamo a Toronto».

Come le foglie d’acero, che cambiano colore in base alle stagioni, molteplici sono le culture, le tradizioni, le vite che ancora oggi s’intrecciano e che danno linfa ad un paese altamente avanzato, con eccellenti condizioni lavorative, un sistema educativo al di sopra della media e una qualità della vita molto alta, favorite da uno dei sistemi sanitari migliori al mondo. Tutto questo, «prendendo il meglio che il mondo ci può offrire», per parafrasare Rota. E tra il meglio, ne siamo sicuri, c’è molta Italia.

«Fuori dalla Calabria ci sono tante storie che riguardano la Calabria. Il nostro compito è quello di avvicinare queste storie alle loro radici. Toronto, del resto, è la prima città al mondo per numero di calabresi presenti – ha affermato il presidente Occhiuto – abbiamo parlato di potenziare l’offerta turistica in Calabria dal punto di vista dei servizi alberghieri e anche di attrarre investitori turistici che vogliono costruire strutture alberghiere nella nostra regione. In Canada ci sono tanti imprenditori che hanno storie di successo nelle istituzioni – come quella del presidente Rota – e nelle imprese che potrebbero essere interessati ad avviare attività imprenditoriali in Calabria».

Un passato che guarda al futuro delle nuove generazioni, pur mantenendo accesa la fiamma della provenienza. Risultato di una strada accorciata dagli affetti, dalla lingua più bella del mondo, e dal turismo, settore pilota dell’economia italiana e calabrese.

«Mi piacerebbe – ha rivelato Occhiuto – se riuscissimo a sviluppare un’ idea che ho da qualche tempo. Io vorrei svolgere in Calabria nei prossimi anni – o comunque vorrei prepararla perché poi la possa svolgere chi verrà dopo di me – un’iniziativa simile ai Giubileo dei calabresi, mi piacerebbe che la nostra regione si vestisse a festa per uno-due mesi all’anno e in questi due mesi potesse accogliere tutti i calabresi di seconda, terza, quarta generazione incentivando l’arrivo in Calabria magari attraverso la contribuzione sui biglietti aerei».

Un’iniziativa ambiziosa che, se prenderà forma, darà la possibilità a migliaia di persone di ritornare, proprio lì da dove sono partite tanti anni fa. Cambiate certamente, ma con lo stesso desiderio di casa che hanno sempre avuto, nella testa e nel cuore. (mm)

DALLA CALABRIA PARTE LA GRANDE SFIDA
PER UN MEDITERRANEO E SUD MIGLIORE

Energia, economia del mare e sviluppo sostenibile: l’incontro di Villa San Giovanni, ovvero l’Assemblea generale della Commissione Intermediterranea, ha chiuso in termini positivi per la Calabria, con in più l’elezione a Presidente della Commissione stessa di Roberto Occhiuto, attuale presidente della Regione. L’obiettivo era di ragionare in termini di macroregioni del Mediterraneo, unendo sia quelle dell’Europa che quelle del Nord Africa, in un percorso di crescita comune. E il documento finale pare sposare in pieno questo progetto: rafforzare stabilmente la cooperazione tra le regioni e le autorità locali del Mediterraneo per affrontare al meglio le grandi sfide del presente e del futuro e per ribadire la centralità di una zona marittima strategica per gli equilibri mondiali, la stabilità e lo sviluppo sociale, economico e culturale dell’Unione Europea.

Questo è il messaggio chiave, illustrato in un documento articolato in 15 punti, emerso dalla due giorni dell’Assemblea Generale della Cim – Commissione Intermediterranea alla quale hanno partecipato 40 regioni di 8 Stati membri dell’Ue e di altri Paesi (Albania, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Marocco e Spagna) e che ha eletto come Presidente di turno Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria.

Hanno partecipato ai lavori, tra gli altri, anche Antonio Tajani, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia.
La Commissione Intermediterranea (CIM) è uno dei 6 ambiti di intervento della CRPM – Commissione delle Regioni Marittime Periferiche il cui scopo è favorire lo sviluppo del dialogo euromediterraneo e la cooperazione territoriale sui temi di trasporti, politica marittima integrata, coesione economica e sociale, acqua ed energia.

Roberto Occhiuto e Davide Strangis
Roberto Occhiuto e Davide Strangis

«Sostenere la creazione di una strategia macroregionale su scala mediterranea sarà uno dei nostri principali obiettivi, e lo dobbiamo fare con una governance condivisa a più livelli e con una geometria variabile che risponda alle esigenze e alle specificità territoriali», ha affermato il Presidente Roberto Occhiuto.

«La Commissione Intermediterranea, che da oggi mi onoro di presiedere – ha continuato – deve diventare ancora più importante, dobbiamo farci conoscere, dobbiamo stimolare la partecipazione attiva dei decisori politici, insieme alle delegazioni tecniche, delle diverse Regioni, dobbiamo lavorare per valorizzare ancora di più il grande lavoro che viene fatto. I dossier e i documenti che produciamo devono trasformarsi in scelte politiche, in decisioni che possano dare maggior peso alle Regioni che si affacciano nella sponda Sud del Mediterraneo».

«La Calabria, che eredita numerosissimi problemi rispetto ai quali non ha ancora elaborato tutte le risposte e gli strumenti necessari – ha evidenziato – vuole contribuire concretamente a questo percorso, a vantaggio di tutte le Regioni che fanno parte di questa organizzazione, ma anche di quelle che ancora non ne fanno parte. Ciò che ci unisce ci terrà fortemente impegnati nella ricerca dell’inclusione e della collaborazione per il miglioramento delle vite dei nostri cittadini e dei nostri giovani».

«Il Mediterraneo ci regala una storia millenaria, a noi il compito di preservarla e di evolverla all’insegna della responsabilità, della sostenibilità, dello sviluppo, per il futuro dei nostri territori e per le generazioni che verranno», ha sottolineato il governatore della Regione Calabria e neopresidente della Commissione Intermediterranea.

Nel documento programmatico finale, rivolto alle istituzioni europee, mediterranee e internazionali, nonché agli enti e alle parti interessate nazionali e sub-statali del Mediterraneo, la Commissione Intermediterranea ha sottolineato la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione con i Paesi rivieraschi non appartenenti all’Ue per raggiungere obiettivi comuni in campo sociale, economico e ambientale. A questo proposito, è emersa la necessità di una governance multilivello, con le autorità regionali e locali in prima linea, forti della loro prossimità ai cittadini di cui conoscono direttamente esigenze e aspettative.

Il documento finale ha sottolineato l’importanza delle ultime decisioni orientate alla creazione di una strategia macroregionale mediterranea e ha invitato la Presidenza spagnola del Consiglio dell’Ue del 2023 e gli altri Stati membri a proseguire speditamente in questa direzione. Sostenere la creazione di una strategia macroregionale su scala mediterranea è uno dei lavori più importanti della Commissione Intermediterranea a sostegno di una maggiore coesione nel bacino, basata sui principi di un approccio graduale e volontario e di una governance condivisa a più livelli.

A complemento delle iniziative e dei programmi già in atto nell’area, una strategia macroregionale consentirebbe una maggiore coerenza e integrazione tra le azioni già in atto, permettendo al contempo una complementarità, una maggiore razionalità nell’uso delle risorse e un efficiente lavoro congiunto per trovare un terreno comune per la coesione economica, sociale e ambientale e soluzioni alle sfide condivise. Si tratta di un aspetto di particolare rilevanza per continuare a sostenere la Blue Economy, intesa come complesso di componenti legate a vario titolo all’economia marina, che dovrà essere il fulcro dello sviluppo ecosostenibile del Mediterraneo; è necessario che le popolazioni delle sponde del Mediterraneo, le cui economie dipendono fortemente dai settori blu, compreso il turismo costiero e marittimo, siano aiutate ed incentivate a mettere in campo politiche finalizzate a garantire la loro sostenibilità socioeconomica e ambientale dell’economia del mare.

Tra i principali temi discussi, il Patto per le Isole dell’UE rispetto al quale la Commissione Intermediterranea ha sollecitato una particolare attenzione da parte dell’Unione Europea, la Dichiarazione Politica contro la desertificazione, il disinquinamento del Mar Mediterraneo, la nuova Agenda europea per l’innovazione, i messaggi contenuti nella Carta di Granada sul Turismo Sostenibile.
La Commissione ha ribadito il proprio impegno nel monitorare le direttive sulla pianificazione dello spazio marittimo (PSM) e sul quadro strategico per l’ambiente marino (MSFD), la proposta di legge sul ripristino della natura (NRL) e la politica comune della pesca (PCP), con l’obiettivo di individuare le principali problematiche e opportunità per le regioni mediterranee associate alle loro interazioni, revisioni e implementazioni.

Rispetto ad un tema strategico come l’energia, la Commissione ha sottolineato la necessità di utilizzare le risorse messe a disposizione dall’UE e da altri programmi per la transizione energetica, nonché di valutare adeguatamente gli impatti ambientali di quest’ultima. La Commissione ha accolto con favore la posizione del Consiglio dell’UE che riconosce il ruolo dei porti nella diffusione di soluzioni energetiche alternative e la sua volontà di integrare questo approccio all’interno del regolamento TEN-T sui corridoi europei di trasporto.

È stata ribadita la centralità di strumenti come la Politica europea di vicinato (PEV), la Strategia dell’Unione Europea per la Regione Adriatico Ionica (Eusair), l’Iniziativa europea per il bacino del Mediterraneo occidentale – WestMed nell’ottica di dare risposte coordinate a obiettivi, sfide e soluzioni simili. È stato riconosciuto positivamente l’allineamento dei programmi di cooperazione transnazionale, con l’integrazione, in un’ottica trasversale, di parte dei loro obiettivi e attività, anche rispetto alle strategie di riferimento nel Mediterraneo ed è stato richiesto il loro rafforzamento anche a livello finanziario nel futuro.
La Commissione Intermediterranea ha sottolineato con orgoglio il coinvolgimento del Consiglio Mediterraneo della Gioventù (MYC) nelle riunioni statutarie e negli eventi della Conferenza delle Regioni Periferiche e Marittime e della Cim, come parte del suo piano strategico per rafforzare le interazioni e il dialogo interculturale con i giovani per il futuro delle nostre Regioni. (rrm)

Ponte Stretto, Occhiuto: «Grande attrattore di infrastrutture e investimenti»

«Il Ponte sullo Stretto è già un grande attrattore di infrastrutture e di investimenti. Nell’ultima legge di bilancio, grazie all’impegno del ministro Salvini, ho avuto 3 miliardi di euro per la Strada statale 106, che sono utili per fare un’opera complementare ma strategica affinché il Ponte non diventi una cattedrale nel deserto». È quanto ha dichiarato presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, intervenendo all’iniziativa Il Ponte sullo Stretto. Infrastrutture e trasporti per unire l’Italia, organizzata dalla Cisl e dalle federazioni Filca (costruzioni) e Fit (trasporti) sulla nave Elio ormeggiata presso la Rada San Francesco di Messina.

«Sto chiedendo al ministro 2,6 miliardi per la A2 e, soprattutto, sto chiedendo che si velocizzino i lavori per l’Alta velocità ferroviaria. Sono convinto che più si discute del Ponte sullo Stretto più l’Alta velocità ferroviaria fino a Palermo diventerà economicamente sostenibile. L’Alta velocità si farà a prescindere dal Ponte, però collegare una Regione di 1,8 milioni abitanti è una cosa; collegare due Regioni che insieme fanno più di 6,5 milioni di abitanti fa diventare questo progetto economicamente più sostenibile. Il Ponte può essere una grande occasione per il rilancio del Mezzogiorno», ha sottolineato il governatore Occhiuto.(rrc)

Maltempo, Occhiuto: Spopolamento montagne incide su manutenzione territorio

«Quello che è accaduto in Emilia Romagna è il frutto sia dei fenomeni avversi sempre più frequenti, che dimostrano l’incidenza del cambiamento climatico, sia dell’insufficienza di manutenzione del territorio, che non è dovuta soltanto a un’incapacità istituzionale ma anche al fatto che non c’è più la presenza dell’uomo in molti luoghi, nel senso che soprattutto nelle zone di montagna è in corso un forte spopolamento. E quando non c’è l’uomo non c’è neanche la manutenzione quotidiana del territorio». Lo ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, intervenendo ad “Agorá”, su Rai 3.

«In Calabria io sto supplendo a questo problema mettendo in campo la pulizia straordinaria dei fiumi e tante altre attività. Tra l’altro, la mia è una delle regioni d’Italia con una maggiore presenza di montagne e quindi monitoriamo continuamente il territorio. Ma ripeto, è più difficile fare queste operazioni di monitoraggio quando l’uomo non c’è più in quei luoghi», ha sottolineato il governatore Occhiuto.

Continua Occhiuto: «Nel merito della nomina del presidente Stefano Bonaccini a commissario della ricostruzione in Emilia Romagna dopo gli eventi alluvionali degli ultimi giorni, non ho difficoltà a dire che ha ragione Bonaccini: l’attività di ricostruzione deve essere svolta in sintonia con gli uffici della Regione. Ci sono procedure, adempimenti, nonché l’adeguamento della programmazione, che prevedono in maniera sostanziale un contributo importante da parte dell’amministrazione regionale. Allora, nominare come commissario della ricostruzione il presidente della Regione mi sembra la cosa più logica».

Sempre ad Agorà Occhiuto ha detto che «Peraltro, sarebbe un modello già applicato all’epoca della ricostruzione post-terremoto, che ha funzionato. È vero che gli eventi hanno interessato in maniera più importante l’Emilia Romagna, ma anche altre Regioni come le Marche e la Toscana. Quindi si tratta di capire come si può fare per nominare un commissario che si faccia carico della ricostruzione anche di altre Regioni. Il governo non ha bisogno dei miei consigli perché, anche per ammissione di Bonaccini, è intervenuto con grande tempestività e con un decreto che destina risorse importanti. Io però al posto del governo non avrei esitazioni a ritenere Bonaccini la persona giusta per occuparsi della ricostruzione nella sua Regione”, ha sottolineato il governatore calabrese.

Per il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto c’è anche tempo per fare un bilancio sulla Sanità. «Ieri il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge all’interno del quale è contenuta una norma fondamentale per il futuro della sanità calabrese – ha detto – Nell’ultimo anno abbiamo proceduto alla circolarizzazione e all’accertamento del debito sanitario della nostra Regione. Un lavoro titanico, riconosciutoci anche dal governo nazionale, che in pochi mesi ci ha consentito di fare ciò che per decenni non era mai stato fatto dai tanti commissari che si sono susseguiti alla guida della sanità calabrese. Oggi sappiamo che il nostro debito sanitario è di poco superiore agli 860 milioni di euro, e siamo nelle condizioni di azzerarlo e di poter ricominciare così a investire per la qualità dei servizi e delle cure. Per procedere a questa operazione è però necessario chiudere i bilanci del 2022 delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere della nostra Regione. Un’operazione che grazie a quanto fatto siamo ora in grado di compiere. Ma per riuscirci le norme contabili prevedevano che dovessero essere approvati anche i bilanci degli anni precedenti il 2022. Operazione, quest’ultima, impossibile da compiersi in tempi ragionevoli e con i mezzi ordinari, in quanto per decenni alcune Asp e Ao hanno tenuto contabilità inattendibili spesso tramandate solo oralmente».

«Adesso – aggiunge Occhiuto – grazie al decreto approvato dal Cdm siamo autorizzati a deliberare il bilancio per il 2022 prescindendo dall’approvazione di quelli pregressi, per i quali ci è dato tempo sino al 31/12/2024 per la ricostruzione puntuale e la successiva adozione. Potremo finalmente tracciare una linea, metterci alle spalle il passato, e ripartire con investimenti, assunzioni, acquisti. Ringrazio il governo Meloni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e in particolare il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha dimostrato ancora una volta di avere grande fiducia nella Calabria e nel mio esecutivo regionale. Entro fine giugno tutte le Aziende sanitarie provinciali e tutte le Aziende ospedaliere avranno i bilanci in ordine, potremo finalmente voltare pagina, e programmare un nuovo inizio per la sanità della nostra Regione».

L’OPINIONE / Santo Gioffrè: Il Governatore Occhiuto, l’uomo del giorno prima e di quello dopo

di SANTO GIOFFRÈ – Se mai vi fosse in gestazione una tesi sperimentale di dottorato, in questa Calabria perduta dentro l’ignoranza e l’ignavia della gente, impegnata più ad elemosinare miseria che ad imporre diritti, dai 19 mesi del Presidente Roberto Occhiuto a capo supremo e con poteri assoluti sulla sanità in Calabria, potrebbe venirne fuori un trattato su come si esercita il potere attraverso la prospettiva e rivendita catodica della propria immagine giornaliera.

Oltre ad annunci continui, selfie, gesti mediatici meticolosamente costrutti ed imperiosi, individuazione, sempre e comunque, di annose colpe altrui, il niente sovrasta ogni realtà camuffata. Per Occhiuto, dopo 19 mesi di poteri come mai da alcun avuti e dopo 3 anni di governo della sua stessa compagine, la colpa della sua assoluta incapacità sta ed è degli altri: di quelli di una volta, di prima, insomma… A leggere l’articolo apparso ieri (giovedì ndr) sul Quotidiano del Sud, apprendiamo che è stata proposta una legge per chiedere uno slittamento dei bilanci delle Asp calabresi al 30 giugno e una modifica legislativa per poterli ancora modificare, una volta accertato il debito delle Asp stesse, fino all’aprile 2024. In queste poche righe, non solo la miseria di una furbizia e l’arroganza, ma, anche, il totale disprezzo per le umane sorti Calabre visto lo stato miserevole dell’ars sanitaria nelle Calabre Province.

Il Decreto Calabria impone l’approvazione dei bilanci o la decadenza di tutti i Commissari, espressioni e governo del Governatore. La data, aprile 2024, sta per un mese prima delle elezioni europee. Intrigante deduzione. Ma il dato tragico non è questa banale costumanza di presunto ed allegro calcolo elettoralistico… Nooo, è nascondere l’incapacità totale di governo. Occhiuto ha predicato, in ogni parrocchia, che l’accertamento del debito della sanità calabrese, in un paio di mese, con lui presidente, era cosa fatta.

Aveva dato una cifra… Aveva detto che con lui non si scherza…Già, i pagliacci del passato… Apprendiamo, invece, che non era assolutamente vero quanto da lui sbandierato, ma che ora, non si ha la ben minima idea di quanto, ancora, siano i debiti, tanto che nessuna Asp è in grado di chiudere i bilanci. Non solo, le Asp di R.C e Cosenza, ORA, stanno cercando di farlo attraverso la circolarizzazione. Attenti, se questo è l’unico modo per pagare, potenzialmente, è truffaldino e fonte di arricchimento rapinesco.

Se volete sapere perché, il 6 giugno ve lo spiegherò a Lamezia. Poi, c’è la questione degli extrabudget…che non possono bastare le ottemperanze per dire che non siano infette… Già, il prode Occhiuto… il Piano di Rientro, le belle parole e il lancio sdegnato di carte sulle scrivanie a uso e piacere di telecamere e dirette da talk-show. Già… Ma Presidente Occhiuto, invece di fare queste figure, perché non fa una semplice operazione di sano populismo, alla grillina insomma.

Un atto che lo proietterebbe in Europa, ma che dico, nel Mondo. Perché non ricostruisce i bilanci della Sanità Calabrese dal 2005 al 2020? Basta poco, guardi. Altro che risanare tutto! Certo, ciò comporterebbe l’indossare corazze… Io tentai e mi fecero saltare. Lei, che di così gran bene gode, ne ha la stoffa e le garanzie giuste. Lo faccia! Se no, Presidente, di che parliamo? Ad esempio del fatto che dovrebbe, veramente, spiegare perchè la Calabria non potrà mai uscire dal Piano di Rientro? Lei, come me, lo sa il perché… Lo dica! (sg)

L’OPINIONE / Daniela Palaia: Per Occhiuto Calabria Straordinaria… tranne Catanzaro

di DANIELA PALAIA – Diciannove Comuni calabresi hanno visto riconosciuti i propri sforzi nell’accoglienza dei turisti per la stagione balneare e sono stati insigniti della prestigiosa Bandiera Blu. Ma per il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, a ottenere il riconoscimento sono stati diciotto Comuni e la frazione di un quartiere del Capoluogo di Regione.

Sì, perché nel video promozionale orgogliosamente diffuso sui suoi profili social, il presidente ha scelto di menzionare Giovino anziché Catanzaro.

Se fossimo a scuola, nell’ora di italiano, faremmo i complimenti a Occhiuto per aver fatto uso della sineddoche, una figura retorica in cui si usa una parte per riferirsi al tutto. Ma purtroppo la scuola è finita da un pezzo e qui bisogna guardare al dato oggettivo: per il presidente della Regione Calabria, Catanzaro non esiste e non ha neanche il pudore di confidarlo soltanto ai suoi più stretti collaboratori, ma anzi lo sottolinea apertamente.

D’altronde non c’era neanche bisogno di dirlo così chiaramente, visto che dall’agenda politica della Regione Calabria il capoluogo è sistematicamente escluso con scelte che ne ridimensionano il ruolo, le funzioni e le prospettive: si pensi al duplicazione della facoltà di Medicina, alla riduzione dei fondi ATO per le politiche sociali, alla individuazione penalizzante della sede di un concorso regionale.

Sarebbe troppo facile scaricare la responsabilità del fatto su chi cura la comunicazione del presidente e sarebbe anche vigliacco farlo. La verità – ed è giusto che lo si ammetta pubblicamente – è che Catanzaro e i suoi abitanti, i suoi rappresentanti politici e il suo territorio per Occhiuto, se va bene, vengono per ultimi.

Allora mi si permetta di suggerire al presidente un nuovo claim turistico più aderente alla sua visione: non più Calabria Straordinaria, ma Calabria (tranne Catanzaro) Straordinaria”. (dp)

[Daniela Palaia è consigliera comunale di Catanzaro]

Il calabrese Vittorio Pisani è il nuovo capo della Polizia

Prestigioso incarico per il calabrese Vittorio Pisani, nominato dal Consiglio dei ministri nuovo capo della Polizia di Stato.

 

«Congratulazioni al prefetto Vittorio Pisani, originario di Catanzaro, nominato dal Consiglio dei ministri nuovo capo della Polizia di Stato. Sono certo che onorerà questo prestigioso incarico con dedizione e professionalità», ha scritto su su Twitter Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.

Per Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale, quella di Pisani è «una nomina che esalta merito, competenza ed esperienza sul campo, come si evince dal suo brillante profilo professionale».

Mancuso ha, poi, espresso «le congratulazioni per un incarico autorevole e di grande responsabilità per la sicurezza dei cittadini e del Paese».

«A Vittorio Pisani, catanzarese e neo nominato Capo della Polizia, giungano le più vive e calorose felicitazioni, insieme con gli auguri di buon lavoro, da parte della Città tutta. La scelta del Governo ci riempie di orgoglio per l’incarico di altissima responsabilità conferitogli, compendio di una carriera più che brillante e riconoscimento di una statura professionale di indiscutibile livello. Un incarico che, ne siamo assolutamente certi, Pisani svolgerà al meglio nell’interesse del Paese e a presidio della legalità», ha scritto il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita.

«Complimenti e auguri di buon lavoro a Lamberto Giannini per la nomina a prefetto di Roma e al prefetto Vittorio Pisani per quella a capo della Polizia-direttore generale della pubblica sicurezza. Sono convinto che, grazie alla loro professionalità ed esperienza, sapranno svolgere al meglio i nuovi prestigiosi incarichi a servizio delle istituzioni e dei nostri cittadini». È quanto ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine del Consiglio dei ministri.

«Sono certo – ha aggiunto il titolare del Viminale – conoscendo le straordinarie qualità di entrambi, che la loro nomina contribuirà a rafforzare l’azione dello Stato sul versante della tutela dei diritti e della legalità. Sarò al loro fianco nel lavoro impegnativo a cui sono chiamati in questo delicato frangente, e rivolgerò particolare attenzione alle sfide che attendono la Capitale dove io stesso, dopo la mia esperienza di capo di gabinetto del Viminale, ho svolto le funzioni di prefetto prima di assumere l’attuale l’incarico». (rcz)

OCCHIUTO: CAMBIO DI PASSO NEL TURISMO
LA CALABRIA DEVE RECUPERARE 50 ANNI

di FRANCESCO CANGEMIUn “cambio di passo” è quello che deve compiere il turismo calabrese secondo la giunta regionale e, soprattutto, secondo il governatore Roberto Occhiuto. “Cambio di passo” è l’espressione che ricorre spesso nel Piano regionale di sviluppo turistico sostenibile della Regione Calabria 2023-2025.

Il Piano è incardinato sulla «declinazione degli orientamenti espressi dalla Giunta Regionale e condivisi dalle Istituzioni e dalle Imprese operanti nel turismo regionale durante lo svolgimento degli Stati Generali del Turismo (Falerna 31 marzo e 1/2 aprile 2022)» ed esprime la necessità di «intraprendere un cambio di passo, finalizzato a recuperare il “ritardo di 50 anni nel turismo regionale”; identificare la nuova narrazione turistica nel progetto Calabria Straordinaria; operare in modo coerente con la nuova stagione programmatica europea e nazionale; raccogliere ed armonizzare le proposte di coloro che intendono contribuire al recupero del citato ritardo».

Ma cosa serve per effettuare questo cambio di passo? È riportato nel Piano stesso. «Il “cambio di passo” – è scritto – richiede, infatti, per essere perseguito razionalmente di: definire gli obiettivi di sviluppo turistico che la Regione deve porsi; in assenza, rimarrebbero indeterminati gli sforzi programmatici da sopportare e scarsamente definibili le azioni coerenti da attuare; razionalizzare le scelte delle Azioni che sono da attivare per la realizzazione degli obiettivi assunti; assumere indicatori di monitoraggio in grado di misurare concretamente l’impatto dell’attuazione delle azioni e porre in essere eventuali attività correttive».

Un altro obiettivo esplicitato nel Piano regionale di sviluppo turistico sostenibile della Regione Calabria 2023-2025 è quello di tornare ai flussi turistici pre Covid che hanno segnato un record per la nostra regione.

«La Calabria nel 2019 – si può leggere nel documento – ha registrato complessivamente 9.530.691 milioni di presenze, segnando +2,5% rispetto al 2018. Si conferma quindi la crescita già registrata a partire dal 2015. Infatti, dopo il trend negativo del periodo 2012-2014, il 2015 ha segnato un +5,0% sul 2014 (raggiungendo 8,1 milioni di presenze) e il 2016 ha registrato un +4,4% sul 2015, con 8,5 milioni di presenze. In particolare, tra il 2015 e il 2016 gli arrivi e le presenze internazionali crescono rispettivamente del 15% e del 12%. Questo trend positivo era destinato a crescere per il futuro confermando un ulteriore crescita sia negli anni 2018 che nel 2019».

Si nota anche che «Il dato 2020 rispetto al 2019 per la regione Calabria ha registrato un decremento delle presenze pari al -52,4%. Nel 2021 la provincia di Cosenza attrae il 37,7% delle presenze nazionali nella regione, seguita dalle province di Vibo Valentia (26%), Catanzaro (21,4%), Reggio Calabria (5,4%) e Crotone (9,6%). Diversa la composizione relativamente alle presenze straniere con il 59,7% nella provincia di Vibo Valentia, Cosenza (20,4%), Catanzaro (12,3%)». Ci sono buone notizie anche rispetto allo scorso anno. «I dati 2022 – infatti – confermano questa tendenza: nei primi 9 mesi, infatti, il turismo calabrese ha registrato un aumento del 28,9% delle presenze. In particolare, i turisti italiani sono aumentati del 20,9%, mentre quelli stranieri sono raddoppiati (+101,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».

Il documento poi analizza tutti i tipi di turismo presenti in Calabria e li divide in: turismo del mare, turismo della montagna (e sportivo), turismo culturale, turismo religioso (dove sono contenute anche le minoranze culturali e religiose come l’ebraismo e l’Islam), il turismo dei Parchi e i turismi delle dimore storiche.

Una volta individuate queste aree, «La prima operazione da compiere è il conseguimento di una nuova narrazione che superi vecchi condizionamenti e tabù poggiando inizialmente sulla principale risorsa della regione: il mare. Lo storytelling regionale si compone di molte microstorie che messe insieme dimostrano quanto la Calabria sia una regione autentica. La Calabria autentica ha molto oltre il mare e assolve in pieno alla nuova domanda del turismo post pandemico che ricerca la salubrità dei luoghi, il non affollamento, la ricerca di esperienze più che di luoghi unici, la possibilità di vivere all’aperto». Questa consapevolezza «va aiutata e supportata anche attraverso una specifica azione di marketing che racconti non più la Calabria ma le molte Calabrie autentiche con storie diffuse».

Nel documento lungo 170 pagine, al punto 4.2 si ritorna a parlare del “cambio di passo” che deve avvenire con una «riqualificazione dell’offerta esistente secondo standard praticati dalle aree turisticamente più evolute; miglioramento delle condizioni di accesso, di valorizzazione degli eventi dei territori (Enti Locali); riadeguamento della dotazione delle infrastrutture e dei servizi complementari; potenziamento degli strumenti finanziari; miglioramento dei servizi di comunicazione e di marketing; – formazione professionale; sostegno alla transizione generazionale; potenziamento delle reti di servizi; – garantire l’offerta di prodotti a prezzi competitivi (Imprese). Nella nuova narrazione punto di partenza è la natura ed il valore del potenziale turistico regionale».

Poi il Piano parla dell’aspetto del marketing e di tutte le azioni da compiere per far capire come la Calabria non sia solo un luogo per le vacanze estive, incentivare il reclutamento di turisti stranieri e la possibilità di utilizzare influencer che portino nella nostra regione nuovi turisti e nuovi turismi. (fc)

RISORGE LA SOCIETÀ STRETTO DI MESSINA
È IL PRIMO PASSO CONCRETO PER IL PONTE

di SANTO STRATI – Non è come l’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, ma poco ci manca: la Società Stretto di Messina mandata “al macero” nel 2008 da Prodi e riportata a galla da Salvini è il primo significativo passo verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto. È un segnale evidente che, forse, stavolta si fa sul serio ma, al di là delle inevitabili polemiche sui soldi sprecati da una Società ideata nel 1971, nata nel 1981 e rimasta a “galleggiare” per anni dopo la la decisione di cancellarla, non si può fare a meno di pensare a quanto tempo sprecato. Se dieci anni fa ci fosse stata la volontà politica, oggi il Ponte sarebbe una realtà e siciliani e calabresi avrebbero potuto raccontare un’altra storia per quanto riguarda i costi dell’insularità e i collegamenti (reali) dell’Alta Velocità. Ecco perché, pur con le dovute cautele del caso, non si può che essere felici di un provvedimento che esprime coesione tra le forze politiche di governo e rappresenta, come detto prima un punto di partenza.

Intanto perché si potrà cominciare a far piazza pulita del cosiddetto benaltrismo («ci sono altre priorità…») di personaggi che parlano senza cognizione e competenza: è un modo – diciamolo – di riconquistare la scena (irrimediabilmente perduta) e di farsi notare. L’argomento Ponte è sempre stato non solo un punto di attrito, ma soprattutto un elemento di distinzione (tra i pro e i contro) per acchiappare consenso, a seconda di come soffiava il vento. Nei giorni scorsi una seria organizzazione ambientale, FareAmbiente, per bocca del suo presidente ha fatto chiarezza sui dubbi di inquinamento e sui rischi di insostenibilità ambientale: il Mezzogiorno, il Paese, l’Europa, tutti hanno bisogno del Ponte e non si può continuare a pensare (sic) che l’ombra possa disturbare i pesci o i piloni fare strage di uccelli migratori. Il territorio calabrese e siciliano scontano un’arretratezza non solo imbarazzante (per la classe politica degli ultimi 50 anni) ma anche non più sopportabile. E il Ponte rappresenta il volano di una crescita, di uno sviluppo che permetterà, finalmente, di parlare di futuro.

Fino a oggi è mancata, vergognosamente, una visione di futuro e le opere immaginate, progettate e, spesso, mai completate costituivano un contentino per la popolazione e un’opportunità di “visibilità” per il politico di turno. Tutot questo deve finire, i calabresi e i siciliani non sono solo studi, ma sono decisamente incazzati. E il Ponte rappresenta – con buona pace dei quattro gatti che si strappano le vesti in nome dell’«ambiente violato», il “grimaldello” per aprire una cassaforte di proprietà, che in tanti sono riusciti a tenere sigillata, quando si è trattato di investimenti destinati al Sud.

Bisogna dare atto a Matteo Salvini che, una volta tanto, non ha fatto promesse da marinaio. ha detto, anticipato e presentato il suo provvedimento che rilancia l’opera più straordinaria del mondo. Pensate all’attrattiva turistica che potrà costituire, se realizzato:verrebbero da ogni parte del mondo per vederlo, per riempirsi gli. occhi dei colori dello Stretto, ammirare di persona i meravigliosi Bronzi di Riace al Museo di Reggio, scoprire gli incanti di Calabria e Sicilia sotto ogni punto di vista. artistico, culturale, paesaggistico e, non da ultimo, eno-gastronomico. Il Ponte, oltretutto, è anche opportunità di lavoro e occupazione per tutta la durata dei lavori (dai muratori ai progettisti, dai tecnici agli ingegneri, dai ristoratori e albergatori a professionisti specializzati. SI prevede, a spanne che serviranno 25mila addetti nel suo complesso: immaginate cosa significa in termini di indotto per il territorio. E C’è un prima, un durante e un dopo.

Secondo il Presidente Occhiuto, che aveva incontrato col Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il ministro delle Infrastrutture Salvini prima della presentazione del decreto sulla Società Stretto di Messina, «Il Ponte sarà una grande occasione per il Sud del Paese e un grande attrattore di investimenti infrastrutturali, ma occorrerà parallelamente lavorare per sviluppare al meglio le opere complementari indispensabili per raggiungerlo agevolmente». E l’occasione del decreto ha offerto l’opportunità di evidenziare al ministro «l’urgenza di realizzare una variante di circa 26 km dell’autostrada A2, nel tratto tra Cosenza e Altilia. L’Anas – ha detto Occhiuto – ha già avviato uno studio preliminare, che prevede lotti funzionali per l’avanzamento dell’opera.
Servono dunque stanziamenti da parte del governo nazionale per iniziare i lavori. In tutto occorrono 2,6 miliardi di euro: 400 sono già nelle disponibilità di Anas, sarebbero dunque necessari altri 2,2 miliardi – da reperire nell’Accordo di programma con Anas – per poter procedere alla realizzazione dell’opera.
«Con il ministro Salvini – ha detto ancora Occhiuto – ho parlato anche della Strada Statale 106. Nella scorsa legge di bilancio l’esecutivo ha stanziato 3 miliardi di euro, per la tratta da Sibari a Catanzaro Lido. Occorre adesso avere dei nuovi finanziamenti per il completamento della parte Nord della Ss Jonica e per proseguire a Sud, fino a Reggio Calabria. Ho chiesto, inoltre, al ministro di velocizzare l’impiego delle risorse per alcuni tratti della SS106, per i quali c’è già la progettazione definitiva. Il ministro mi ha assicurato che entro il 31 marzo Anas bandirà il segmento della Strada Statale 106 tra Cutro e Catanzaro».

Ecco cosa significa il decreto varato ieri: si rimette in moto non solo il “sogno” del Ponte ma ripartono le opere infrastrutturali che serviranno a dare massima funzionalità all’opera. E Salvini, giustamente, ha rivendicato il suo impegno. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il decreto «consente l’immediato riavvio del percorso di progettazione e realizzazione dell’opera». La “riesumazione” della Società Stretto di Messina lascia immaginare che si ripartirà dal progetto del 2011 che però deve essere adeguato adeguato alle nuove norme tecniche, di sicurezza e ambientali. E il nuovo iter autorizzativo – spiegano al Ministero – dovrà bollinare il ponte strallato più lungo del mondo (3,2 km) «che rappresenterà il fiore all’occhietto dell’arte ingegneristica italiana».

Salvini non ha nascosto l’entusiasmo unito all’orgoglio di avere portato al Consiglio dei Ministri (che l’ha approvato) il decreto di realizzazione del Ponte: «Una giornata storica – ha detto il vicepremier leghista – non solo per la Sicilia e la Calabria ma per tutta l’Italia: dopo 50 anni di chiacchiere questo consiglio dei ministri approva il ponte che unisce la Sicilia al resto d’Italia e all’Europa». Grazie all’opera – ha sottolineato verrà dato «lavoro vero per decine di migliaia di persone per tanti anni». Un’opera «fortemente green» e “sicura”, che verrà certificata dai più qualificati ingegneri delle  migliori università italiane e straniere: L’Italia vanta una competenza ingegneristica che il mondo ci invidia: il Ponte sarà la conferma di una capacità di costruzione che fa scuola a livello internazionale.

Certo, non entusiasmiamoci per un “semplice” decreto: l’approvazione del progetto esecutivo richiede tempo (8si parla di luglio 2024 per far partire i lavori), ma ribadiamo è un importante segnale che sta cambiando l’aria. Il decreto revoca. lo stato di liquidazione della Società Stretto di Messina e la rimette in pista consentendo, soprattutto, di chiudere il pesante contenzione con l’ex Impregilo (oggi Webuild) e la Parson per  le penali scaturite dall’annullamento della realizzazione dell’opera. Il nuovo Consiglio di Amministrazione sarà composto da cinque membri, di cui due designati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), a cui spetterà rispettivamente la carica di presidente e di amministratore delegato, un membro designato dalla Regione Calabria, un membro designato dalla Regione Sicilia e un membro designato da Rfi Spa e Anas Spa. Il Collegio sindacale è composto da cinque membri, di cui tre membri effettivi e due supplenti. Un CDA così composto, con la solida partecipazione di Mef e Mit, è la conferma che il Governo attribuisce una importanza strategica all’opera: il nuovo Consiglio della Stretto di Messina avrà un bel daffare per riprendere da dove si era tutto fermato. Sia chiaro: non è una tiepida speranza, potrebbe davvero essere una magnifica (e monumentale) realtà. (s)

QUEL NORD CHE ANCORA DISPREZZA IL SUD
PER COLPA DI VILI E IGNOBILI PREGIUDIZI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Una tempesta tropicale. La si potrebbe definire così la polemica che ha visto protagonisti Pierfrancesco Majorino, candidato presidente alle Regionali in Lombardia per il PD e il M5S e il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Causa scatenante, le dichiarazioni rilasciate dal candidato che avrebbe detto: «Regione Lombardia non è la Calabria, è una Regione che ha grandi potenzialità, un sacco di gente che si dà da fare, ha tante persone sul territorio impegnate in progetti sociali, culturali».

Dichiarazioni che non sono sfuggite al Governatore, tanto da averlo definito «scemo», sottolineando come «simili personaggi disprezzano il Sud».

Un «cretino – ha detto ancora Occhiuto in un video su Facebook – perché non sa che anche la Calabria, come la Lombardia, ha tante opportunità, tante possibilità, e ha tante persone che vanno a lavorare e che meritano rispetto. Meritano anche il suo rispetto, lui non lo sa perché evidentemente è proprio un cretino. Quindi, Majorino, come dicono i miei amici lombardi, lascia stare la politica, va a lavurà».

Una polemica che si è spenta quasi subito, con le scuse da parte del candidato lombardo: «volevo chiedere scusa per una espressione che mi è uscita un po’ infelice, questa mattina, in una trasmissione televisiva, in cui parlavamo delle difficoltà della Regione Lombardia. Ho detto che la ‘Lombardia non è come la Calabria’. Ed è sembrato quasi che mi potessi riferire ai cittadini calabresi, alla loro voglia di fare, ai loro talenti. Amici calabresi, davvero, scusate. Non intendevo assolutamente offendere la vostra creatività e forza. Anzi, credo che Lombardia e Calabria debbano collaborare ancora di più per buone politiche di sviluppo, buone politiche culturali, buone politiche sulla sanità per tutti. Detto questo, ho sbagliato e, quindi, chiedo scusa».

Scuse che sono state accettate dal Governatore, sottolineando che «per me la polemica si ferma qui».

«Certo – ha chiosato – non so se le scuse di Majorino saranno accettate anche dai tantissimi calabresi che vivono e votano in Lombardia».

Polemica finita? Forse, ma bisogna fare i conti dei danni dopo la tempesta. A ricordare a Majorino che in Lombardia ci sono «tantissimi Calabresi, tantissimi meridionali, che hanno fatto grande la nostra terra», è Licia Ronzulli, presidente dei Senatori di Forza Italia, sottolineando come «se oggi  la Lombardia è la regione più produttiva del Paese, la locomotiva d’Italia, è anche grazie a chi ha lasciato la sua terra, i suoi affetti, le sue radici, per venire qui a dare una mano e a renderci orgogliosi di ciò che siamo e di ciò che possiamo esibire anche all’estero».

Non ci va leggero nemmeno Giuseppe Mangialavori, presidente della commissione Bilancio alla Camera e coordinatore Fi della regione Calabria, evidenziando come «il candidato Majorino ha perso una ottima occasione per tacere. Il suo paragone è infausto, vergognoso ed offende non solo i calabresi ma tutti gli italiani».

«Majorino – ha detto Mangialavori – mostra di non conoscere la splendida realtà della regione Calabria, che non solo vanta un patrimonio artistico e culturale che tutto il mondo ci invidia, ma un tessuto imprenditoriale di tutto rispetto, menti capaci, lavoratori dediti e laboriosi che hanno fatto grande anche la regione Lombardia e non solo. Non basta ora chiedere scusa e dire ho sbagliato, troppo facile. Così come è troppo facile stracciarsi le vesti contro l’autonomia differenziata, in nome di una Italia unica e indivisibile, e poi lanciarsi in paragoni che di fatto svelano il vero pensiero della sinistra».

«La regione Calabria – ha concluso Mangialavori – ha grandi potenzialità, così come molte regioni del Sud. Con il progetto di autonomia differenziata che il centrodestra vuole mettere in atto, avrà risorse e mezzi per esprimerle appieno. Questa è la differenza tra noi e loro».

Non si sprecano nemmeno i commenti sotto ai video del Governatore e del candidato lombardo di tanti calabresi. Un utente commenta: «siamo stanchi, come meridionali, di essere in continuazione insultati ed offesi nei vari programmi televisivi!». Un altro ancora, dicendo di essere un calabrese che vive in Lombardia, scrive: «più che la boutade di majorino mi sconvolge il pattume per le strade quando torno in Calabria. Ma quando andare alla cittadella non vedete lo schifo sulla due mari? C’e tanto di cui vergognarsi nella nostra bistrattata terra».

Francesco Filippo, rivolgendosi al presidente Occhiuto, pone una riflessione: «Majorino poteva evitare di dire certe cose e magari perderà dei voti per questo perché ha offeso la Calabria e i Calabresi e tanti vivono in Lombardia ma il punto secondo me è proprio questo, perché tanti calabresi vivono o si curano al Nord, purtroppo devo dire che quello che ha detto Majorino lo pensano in tanti, ma lui l’ha detto. Bisogna invertire la rotta far cambiare idea a queste persone con i fatti, mi auguro che lei Presidente possa riuscire in questo faccia in modo che i calabresi siano orgogliosi della Calabria ovunque essi siano».

Antonietta Pastore, dal Piemonte, scrive: «Quel “signore” non sa che il motore della Lombardia sono i tantissimi e bravissimi uomini e donne del sud che hanno lasciato il cuore a casa loro e portato braccia e cervello al Nord. Quanti lombardi originari del posto vivono e producono lì e quanti i meridionali di varie generazioni? Il PD continua a fare bellissimi regali agli altri partiti, anche a quello dei non votanti. Abbiamo capito in tanti che devi essere “speciale” per stare nel PD, sebbene con qualche sparuta eccezione».

Questa bagarre tra Majorino e Occhiuto ha acceso, ancora una volta, i riflettori sui temi più critici della Calabria: l’emigrazione, la sanità in frantumi, il poco lavoro e una pessima reputazione.

Proprio nei giorni scorsi, all’insediamento della Giunta dei Calabresi nel mondo, il prof. Mauro Alvisi ha relazionato sul tema La tutela reputazione della Calabria.

«Per troppo tempo si è raccontata una narrazione distorsiva e lesiva di questa straordinaria e antichissima terra. Tanto da farne un clichè disforico, di luoghi comuni tendenti al vilipendio del popolo calabrese in Italia e nel mondo», ha detto Alvisi, focalizzandosi, poi, sulle «fascettature che influiscono negativamente sulla reputazione della nostra regione: La Calabria è ultima in Italia per alcuni indicatori quali, ad esempio, le infrastrutture. Sarebbe più semplice ovviare ai problemi collegando la viabilità interna, senza abbandonare il progetto cardinale del ponte sullo Stretto».

«Per non parlare, poi, del fuoco amico – ha rilevato Alvisi – cioè tutti i conterranei che purtroppo cadono nel gossip facile del discredito della terra d’origine, diffondendo leggende lesive sulla Calabria. I media, in particolare, internazionali, nazionali e perfino locali drammatizzano spesso morbosamente e in modo eccessivo sui problemi locali».

Ma non sono solo questi il problema. L’esempio lo ha dato proprio il candidato Majorino, con la sua infelice uscita. E non importa che abbia chiesto scusa, perché le sue parole sono la rappresentazione perfetta del pensiero lombardo, della maggior parte del Nord, che vede il Meridione come una colonia da sfruttare, un frutto da cui spremere fino all’ultima goccia per poi buttarlo via. Bisogna smetterla con questo pensiero. Bisogna smetterla con la narrazione sbagliata di un Sud che non lavora e che non è laborioso. Tanti politici ed esponenti hanno detto, tante volte, che «il Sud può fare da traino all’economia del Paese». E poi uno ci crede. Ma poi arrivano queste dichiarazioni e tutto scoppia come una bolla di sapone.

Prendendo in prestito le parole dello scrittore e giornalista Pino Aprile, «io mi sono stufato di sentir parlare colpe e dei demeriti del Sud». (ams)


NESSUNA INDULGENZA, SCUSE DA RINVIARE AL MITTENTE

Gran parte dei nostri attuali politici (si fa per dire…) non manca ogni giorno di deliziarci di “perle” che ispirirerebbero almeno un sorriso, se non fossero terribilmente il segnale di un decadimento totale della classe politica. Lo scivolone di Majorino non si può cancellare con le pronte scuse offerte dall’insensato (e dilettantesco) politicante di turno, perché è ora di pretendere dalla classe dirigente un minimo di serietà e di sobrietà nei discorsi, a qualunque titolo e su qualsiasi tema. È facile parlare a vanvera sapendo poi di potersene uscire con “scusate, n’è scappato”. No ,questa volta ci permettiamo di suggerire nessuna indulgenza perché prendano nota tutti gli oppositori del Sud (purtroppo ce ne sono a valanga) che la Calabria, i calabresi, ma tutto il Mezzogiorno, non ci stanno più a subire e sopportare insulti frutto di preconcetti che si pensavano superati e sepolti dall’intelligenza dei cugini del Nord. Invece, la mamma dei cretini è sempre incinta. E se ne renderà conto Pierfrancesco Majorino, alias signor “perdifacile alle elezioni”, quando farà i conti, in Lombardia, con un milione e ottocentomila calabresi che vivono lì e hanno portato ricchezza e prosperità alla “sua” terra e che si sono sentiti umiliati e offesi da un signor nessuno. (s)