TAURIANOVA (RC) – Venerdì si presenta il progetto “Sulla via di Martino”

Venerdì 10 gennaio, a Taurianova, alle 17, nella Casa della Partecipazione, sarà presentato il progetto Sulla via di Martino dell’Associazione socio-culturale “Abbadia” e patrocinato dal Comune di Taurianova, dalla  Consulta delle Associazioni, dal MuDOP e dall’Associazione Pentakaris. 

All’incontro prenderanno parte il sindaco di Taurianova, Roy Biasi, il vice sindaco della città  metropolitana di Reggio Calabria, dott. Carmelo Versace, il vice-presidente della Consulta delle Associazioni e della società civile, arch. Giacomo Carioti, il Dirigente Scolastico dell’IC Sofia Alessio-Contestabile Monteleone, dott.ssa Maria Concetta Muscolino, il direttore del Museo Diocesano di Oppido-Palmi, ing. Paolo Martino ed il Presidente dell’associazione culturale musico-teatrale “Pentakaris”, prof. Martino Parisi

Nel corso della conferenza stampa che sarà moderata dal giornalista Antonio Spina relazioneranno Annamaria Fazzari, presidente dell’Associazione culturale “Abbadia”, Don Pino De Raco, parroco della Chiesa  Maria SS. della Colomba e componente comitato scientifico, prof.ssa Antonella La Rosa, direttore artistico del  progetto.  (rrc)

ZUMPANO (CS) – Giovedì lo spettacolo Circo d’Acqua

Giovedì 9 gennaio, a Zumpano, alle 17.30, al Centro Commerciale “I Giardini del Sole”, si terrà lo spettacolo del Circo d’Acqua dell’INternazionale Happy Circus.

Le associazioni coinvolte sono Punto e a Capo APS, fondata e gestita da genitori e tutori di persone con sindrome di Down, che ha come fine prioritario l’integrazione sociale e lo sviluppo delle potenzialità delle persone con sindrome di Down, accompagnando adolescenti e giovani nella crescita della propria autonomia e nell’entrata nella vita adulta; l’Ets Asd Totò For Special Ones che propone attività sociali, educative e sportive, volte a favorire il miglioramento del benessere psico-fisico di ragazzi che presentano una qualsiasi forma di disabilità fisica o intellettiva – relazionale e La Crisalide, organizzazione che promuove progetti educativi ed interventi abilitativi nel campo della disabilità, prestando particolare attenzione ai disturbi generalizzati dello sviluppo.

Lo spettacolo, oltre 100mila litri di acqua danzante, acrobati, clown e giocolieri e senza la presenza di animali, è un fantastico show la cui parte di ricavato andrà a sostenere il volontariato di tre Associazioni cosentine. (rcs)

CITTANOV (RC) – Inaugurata la nuova porta laterale della Chiesa di San Rocco

A Cittanova è stata inaugurata la nuova porta laterale della Chiesa di San Rocco.

L’evento, organizzato dall’Associazione “Nel Solco delle Tradizioni di Piazza San Rocco”, ha visto una numerosa partecipazione di cittadini, autorità civili e religiose, a testimonianza del profondo legame della comunità cittanovese con la propria storia e fede.

La cerimonia è stata presieduta dal Mons. Giuseppe Alberti, la cui presenza ha dato un alto valore spirituale all’evento. Il Parroco Don Letterio Festa, con parole di accoglienza e riconoscenza, ha voluto ricordare Don Girolamo Pietropaolo e  quanti, dopo di lui, si sono adoperati per preservare il patrimonio della Chiesa di San Rocco realizzando progetti importanti come il portone centrale, il restauro del grande lampadario, la nuova pavimentazione del presbiterio e la rampa per le persone con disabilità.

La parola è passata poi al sindaco Domenico Antico e al vicesindaco Francesco Sgambetterra per un saluto istituzionale.

Nel suo intervento, il presidente dell’associazione, Vincenzo Dagostino, ha espresso con emozione il significato simbolico del nuovo portone, dedicato alla memoria di Don Girolamo Pietropaolo,

«Con quest’opera, abbiamo voluto rendere omaggio a un sacerdote umile e instancabile che ha lasciato un’impronta indelebile nella nostra comunità», ha detto, per poi ricordare come il Comitato Festa San Rocco (1985-2022), divenuto poi l’attuale associazione, abbia negli anni proseguito il lavoro di valorizzazione della Chiesa. Il presidente ha sottolineato l’importanza della collaborazione e della generosità dei cittadini: «Questo nuovo portone non sarebbe stato possibile senza l’energia, le risorse e il cuore di ognuno di voi. È un gesto che dimostra quanto la nostra comunità sappia essere custode attenta del proprio patrimonio religioso e culturale».

A seguire, Giuseppe Chiappalone, membro solerte dell’associazione, ha inteso ringraziare il l’impresa Futuring Edil per la messa in opera del portone, la Cangemi T.E.C. Srl e la Cooperativa Orchidea Blu per la loro disponibilità, e tutti gli artigiani che hanno collaborato a titolo gratuito.

Con parole intrise di profondità e visione, la dott.ssa Mariateresa Dagostino ha sottolineato l’importanza della “Terza domenica di settembre” per Cittanova come momento di incontro tra comunità e fede. Nel suo discorso ha voluto ribadire che la tradizione è un principio trascendente, è memoria viva, è progetto di vita senza il quale rischiamo di spezzare il filo della continuità, di cedere a quella frattura tra passato e presente che caratterizza, purtroppo, la nostra epoca.

L’evento si è concluso con la benedizione della porta da parte del Vescovo Mons. Alberti e la scopertura della targa commemorativa, donata dal Vicesindaco Francesco Sgambetterra.

Tra gli applausi e la commozione dei presenti, la giornata ha ribadito il valore della fede condivisa e della tradizione come legame indissolubile che unisce la comunità di Cittanova, guidata dalla protezione di San Rocco verso un futuro di speranza e unità. (rrc)

A Tropea conclusa la rassegna nazionale “Christmas Inside”

di CATERINA SORBILLI – Il Coro Polifonico “Don Giosuè Macrì” di Tropea si è fatto promotore di una serie d’eventi speciali durante questo periodo natalizio, illuminando ulteriormente le festività con una proposta musicale che ha saputo toccare il cuore delle comunità incontrate.

Le performance presentate hanno unito musica sacra e tradizione, mettendo in risalto la bellezza del repertorio e l’abilità interpretativa dei circa 40 membri del coro, guidato abilmente dal Maestro Vincenzo Laganà e presieduto con molta sensibilità dal dott. Paolo Ceraso.

Quello presentato è stato un repertorio vario che ha spaziato dai canti natalizi classici a quelli dialettali calabresi, nell’ottica della missione che lo stesso Coro, facente parte dell’associazione “Nazionale Federcori”, ormai da anni si è prefissato cioè non solo quella di celebrare la bellezza intrinseca alla musica, ma anche di sensibilizzare le nuove generazioni al suo valore sociale e alla cultura in senso lato.

Il tour natalizio, cinque concerti offerti in diversi comuni della Provincia di Vibo Valentia, ha fatto parte della rassegna nazionale Christmas Inside, essendo il Coro “Don Giosuè Macrì” associato alla federazione “Chorus inside Calabria”; ogni esibizione è iniziata con il “Cantate Domino” di Valentino Miserachs, creando un’atmosfera solenne e gioiosa. Poi, una serie di brani natalizi ha accompagnato gli ascoltatori in un viaggio musicale che ha incluso classici come “Adeste Fideles”, “Tu scendi dalle stelle” e composizioni della tradizione calabrese, come “Nesciu u Bambineu” “Allestimundi”, “Ch’è duci ‘stu figghju”, quest’ultimo canto interpretato dalla voce solista della Soprano Gemma Fazzari. Un momento particolarmente emozionante è stato proposto con il Magnificat anima Mea, scritto da don Marco Frisina per la voce della grande Mina, ed interpretato per questi concerti dalla soprano Claudia Andolfi.

Quindi non solo musica, per questa compagine musicale, ma essa si è distinta anche per il suo impegno verso il territorio con la sua attività che va oltre la performance artistica, cercando di portare la musica in luoghi dove è stato possibile offrire conforto e speranza in contesti particolarmente delicati come quello assistenziale-sanitario.

Il Coro “Don Giosuè Macrì” è già in cammino per l’allestimento di future esibizioni musicali come quella Mariana, nella sua quinta edizione, in occasione della festività della SS Madonna di Romania, e quelle in attesa della Santa Pasqua che lo vedrà esibirsi nella Via Crucis di don Macrì con testo di san Leonardo da Porto Maurizio e riflessioni del beato don Francesco Mottola e, ancora nel mese di giugno, la partecipazione alla decima edizione della “Lunga Notte delle Chiese”. (cs)

A Filadelfia pura emozione con il concerto di Capodanno

Sono state «due ore di pura emozione», il concerto di Capodanno organizzato dall’Associazione Musicale “Diapason – Giovanni Gemelli” e svoltosi all’Auditorium di Filadelfia.

Teatro gremito all’inverosimile e gente in piedi per assistere a uno spaccato musicale di alto livello e spettacolo scenografico coinvolgente. 

La “pièce musicale”, inoltre,  è stata l’occasione per il saluto di inizio anno della sindaca Anna Bartucca

Oltre a sottolineare la bellezza della serata, l’impegno e la bravura dei musicisti della “Gemelli”, la prima cittadina ha colto l’occasione per comunicare l’avvenuta conclusione della procedura di accesso agli atti ed il parere del Ministero dell’Interno che, con grande sollievo di tutta la comunità, non ha segnalato alcuna anomalia nell’operato dell’amministrazione comunale e non ha ritenuto di procedere alla scioglimento dell’ente. 

Il concerto, diretto magistralmente dai Maestri Francesco Conidi e Massimo Campisano, ed a cui hanno assistito anche, l’on. Francesco De Nisi, l’intera Civica Amministrazione, i Presidenti di numerose associazioni, il Colonnello della Guardia di Finanza, Rosario Masdea e alcuni allievi ufficiali del Corpo, autorità civili e religiose, ha avuto il suo preludio con l’esecuzione dell’Inno di Mameli. 

Poi il saluto e gli auguri del Presidente della “Gemelli, Bruno Giovanni Caruso, che ha presentato, tra l’altro, i nuovi giovanissimi esecutori e dato corso al programma. 

Sugli scudi l’esecuzione di nuovi brani di notevole livello tecnico. 

In scia all’anno della commemorazione appena conlcusosi, impoinente il ricordo di Giacomo Puccini affidato al brano “Nessun dorma”.  Quindi un brano di notevole difficoltà, eseguito magistralmente, il “ Klezmer Karnival”.  E, ancora, i brani tipicamente natalizi, tratti da note canzoni pop tra cui “What a wonderful Word”. 

Spazio anche alla nuova versione del brano  “il Gladiatore” nel ricordo, anche, delle direzioni del Maestro Colonnello Leonardo La Serra Ingrosso, direttore della banda musicale della Guardia di Finanza che per l’occasione ha inviato un caloroso messaggio all’ Associazione “Gemelli”. 

La serata, proseguita con la bellissima interpretazione canora di “Minnie The Moocher” del Maestro Giovanni Bartucca, si è conclusa, fra il tripudio e il coinvolgimento della platea, con l’esecuzione del  medley “Coldplay classics” e “ I will follow Him”, tratti dalla colonna sonora di “Sister  Act”. 

Cinque minuti di applausi finali  hanno “costretto” l’orchestra ad eseguire due bis. 

Sigillo finale con la richiesta di poter istituzionalizzare il Concerto di Capodanno e renderlo fruibile a più persone, stante le decine di istanze pervenute a cui, purtroppo, non si è potuto dare risposta. (rvv)

PALMI (RC) – Domenica il Concerto di Capodanno

Domenica 5 gennaio, a Palmi, alle 21.15, al Teatro Manfroce, si terrà il Concerto di Capodanno, con la partecipazione della Ukranian Radio Symphony Orchestra diretta dal Maestro Volodymyr Sheiko, con Giuseppe Albanese al pianoforte.

L’evento rientra nell’ambito della rassegna Synergia, giunta alla sua 49° edizione, organizzata dall’Associazione culturale Nicola Antonio Manfroce, presieduta da Antonio Gargano.

La sobria eleganza dei tre movimenti del Concerto per pianoforte e orchestra in do maggiore K 467 n. 21 di Wolfgang Amadeus Mozart farà da apripista alla serata, che proseguirà con un repertorio prestigioso e caratteristico, a partire dal “Pomp and Circumstance – March” op. 39 n. 1 di Edward Elgar per continuare con l’Ouverture de “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini. Il corpo centrale del concerto è un omaggio alle tipiche melodie ed ai ritmi di Johann Strauss jr: “Acceleration valse” op. 234, “Bauern Polka” op. 276, “Im Krapfenwald’l” op. 336, “Egyptischer Marsch” op. 335, “Wo die Zitronen blühen” op 364, “Spanischer Marsch” op. 433. La conclusione è affidata all’ “Orfeo all’inferno – Can Can” di Jacques Offenbach, ed ancora a Johann Strauss jr, con “An der schönen blauen Donau” op. 314. 

Lunedì 6, invece, è in programma “Serata Romantica” a cura della Compagnia  Balletto del sud, uno spettacolo di poesia e danza dedicato a Giacomo Leopardi e al romanticismo Europeo, con la partecipazione di Andrea Sirianni, le Coreografie e ricostruzioni di Fredy Franzutti, su musiche di Fryderyk Chopin, Léo Delibes, Adolphe Adam, Nicolai Cerepnin, Giuseppe Verdi, Camille Saint-Saëns, Ferdinand Hérold, Cesare Pugni, Jean Schneitzhöffer, Jacques Offenbach e testi di  Giacomo Leopardi. (rrc)

COSENZA – Il regista Marco Martire parla dei suoi progetti futuri alla Commissione Cultura

La Commissione Cultura di Palazzo dei Bruzi di Cosenza, presieduta dal consigliere comunale Mimmo Frammartino, ha incontrato il regista cosentino Marco Martire, per parlare del  cortometraggio “Esisto, ma non vivo”,  l’opera prima di Martire che, sin dall’inizio della sua carriera, ha sempre toccato i temi del sociale.

L’attenzione verso i soggetti più fragili della vita di tutti i giorni sembra essere diventata una sua prerogativa. Il suo viaggio cinematografico, tra inclusione e innovazione – è stato sottolineato durante l’incontro a Palazzo dei Bruzi in Commissione cultura – è quello che ha preso le mosse, dopo una breve parentesi come attore, nel 2014 e nel 2017, proprio con la produzione del corto “Esisto ma non vivo”, di cui è protagonista un altro attore cosentino, Davide Carpino, anch’egli presente all’incontro di Palazzo dei Bruzi.

Il film affronta il delicato tema della sessualità dal punto di vista di un ragazzo con disabilità, con i pregiudizi che spesso ne accompagnano il percorso esistenziale.

«L’obiettivo del film – come ha spiegato lo stesso regista Martire – è quello di generare maggiore consapevolezza e comprensione nei confronti di questa particolare condizione, dando voce a coloro che la vivono personalmente e che si trovano ad affrontare le sfide quotidiane legate alla disabilità».

Sembra che il feeling con la Commissione cultura del Comune di Cosenza sia destinato a proseguire al fine di promuovere ancora messaggi sociali profondi e rafforzando il legame tra cinema e territorio.

«Il cinema – ha concluso Marco Martire – non è solo intrattenimento, ma uno specchio della società che ci invita a riflettere e a cambiare».

Inoltre, il 2025 segnerà la fine delle riprese del cortometraggio, dal titolo “Invisibili”, sempre diretto da Marco Martire, molto impegnato nel cinema sociale e di impegno civile.

Il progetto cinematografico di Martire affronta, attraverso il punto di vista di una insegnante (la protagonista è l’attrice cosentina Maria Pia Iannuzzi, da tempo stabilitasi a Roma) il tema della disabilità uditiva e di altre sfumature sociali che spesso risultano “invisibili” agli occhi della società odierna, come la fibromialgia, patologia di cui soffre la protagonista del corto.

L’insegnante di “Invisibili” ha un disturbo che le toglie la possibilità di vivere, ma ha dalla sua una grande capacità reattiva che, nonostante il dramma interiore, fa emergere la bellezza dei colori che la vita è ancora in grado di regalarle. Marco Martire è fiero di questo nuovo progetto che vedrà la luce proprio nel 2025. (rcs)

CONFLENTI (CZ) – Successo per Incontri d’Otre

Si è conclusa con il raddoppio delle presenze “Incontri d’Otre”, l’edizione invernale di “Felici & Conflenti”.

Dal 27 al 29 dicembre, il borgo di Conflenti ha accolto zampognari, suonatori, studiosi e appassionati provenienti da tutta la Penisola. Le giornate sono state animate da laboratori di organetto diatonico, danza del Reventino, canto tradizionale e zampogna, coinvolgendo oltre 50 partecipanti. I concerti e le feste serali hanno arricchito il programma, insieme all’ormai tradizionale raduno di zampognari al Santuario della Madonna di Visora.

La crescita dell’evento ha posto sfide logistiche, soprattutto riguardo alla disponibilità di posti letto in un periodo caratterizzato da condizioni climatiche rigide. In risposta, la comunità locale ha aperto le proprie case, accogliendo i visitatori e creando un’atmosfera di autentica ospitalità. Questo gesto riflette il profondo legame con il territorio e l’importanza attribuita alla condivisione delle tradizioni.

L’antropologo Vito Teti sottolinea come “«restare significa mantenere il sentimento dei luoghi e camminare per costruire qui ed ora un mondo nuovo».

In quest’ottica, eventi come “Felici & Conflenti” rappresentano un’opportunità per riabitare i paesi, valorizzando il patrimonio culturale e promuovendo una nuova etica dell’abitare.

«Queste parole racchiudono perfettamente lo spirito che anima Felici & Conflenti – dichiarano Alessio Bressi e Antonella Stranges, fondatori dell’evento –. Ogni edizione è una dimostrazione di come sia possibile ridare vita ai nostri paesi, costruendo un futuro che affonda le radici nelle tradizioni che li caratterizzano, sapendole anche interpretare».

Giuseppe Gallo, presidente dell’APS Felici & Conflenti, ha sottolineato come «la forza di questo evento sta nella comunità che si crea attorno, che va aldilà del semplice atto di ospitalità. È la dimostrazione concreta di come tutto questo possa essere atto di rinascita, perché in grado di coinvolgere persone, tradizioni e territori. Felici & Conflenti non è un festival, ma un nuovo modo di appartenere».

Incontri d’Otre 2024 ha offerto anche un viaggio nella tradizione culinaria calabrese, grazie alla partecipazione di chef locali che hanno reinterpretato piatti tipici, arricchendo l’esperienza dei partecipanti. Le “strine” itineranti, canti tradizionali natalizi, hanno animato le serate, creando momenti di festa condivisa nelle piazze di Conflenti.

Il successo di questa edizione invernale ha confermato l’importanza di mettere al centro la valorizzazione di tutte le tradizioni come buona pratica per lo sviluppo sostenibile delle aree interne, creando occasioni di incontro e scambio che rafforzano il tessuto sociale e promuovono una cultura dell’ospitalità e della condivisione. (rcz)

COSENZA – Al Rendano la commedia “Mettici la mano”

Domani – e domenica 5 gennaio – al Teatro Rendano di Cosenza, alle 20.30 e alle 18, in scena la commedia  firmata da Maurizio De Giovanni, “Mettici la mano”, con Antonio Milo, Adriano Falivene ed Elisabetta Mirra, per la regia di Alessandro D’Alatri.

L’evento fa parte della rassegna “L’Altro Teatro”, ideata da L’Altro Teatro, società guidata da Giuseppe Citrigno e Gianluigi Fabiano. Protagonisti Antonio Milo, nel ruolo del rigoroso brigadiere Maione, e l’eccentrico Bambinella, interpretato da Adriano Falivene. Il pubblico verrà trasportato nella primavera del 1943, a Napoli, in una tarda mattinata squarciata dalle sirene che segnalano il pericolo di un nuovo bombardamento. La scena sarà uno scantinato che farà da rifugio improvvisato a tre personaggi diversissimi ma in qualche maniera legati tra loro: Bambinella, un femminiello che sopravvive esercitando la prostituzione e che conosce tutto di tutti, e il Brigadiere Raffaele Maione, che ha appena arrestato Melina (interpretata da Elisabetta Mirra), una ventenne che ha sgozzato nel sonno il Marchese di Roccafusca, di cui la ragazza era la cameriera. Mentre fuori le voci della gente si trasformano in un pauroso silenzio, il dialogo tra i tre occupanti del rifugio si farà sempre più profondo e serrato, con una serie di riflessioni sulla vita, la morte, la giustizia, la fede, ma anche la fame e l’arroganza del potere. Il cartellone proseguirà poi con un grande spettacolo. Massimo Lopez e Tullio Solenghi tornano insieme con un nuovo straordinario show: saliranno sul palco del Teatro Rendano, martedì 14 e mercoledì 15 gennaio, con “Dove eravamo rimasti”. Insieme a loro, la Jazz Company, la band diretta dal maestro Gabriele Comeglio. (rcs)

A Lamezia concluse le celebrazioni per il Centenario di Franco Costabile

Si sono concluse, lo scorso 29 dicembre, a Lamezia Terme, le celebrazioni per il Centenario del poeta Franco Costabile.

Quella di sabato 28 dicembre, infatti, è stata una piacevolissima Convention – usando un termine anglofono in omaggio ad Alfredo Costabile, importante imprenditore italo-canadese, parente del Poeta – che ha finanziato totalmente, e con grande generosità, la statua dedicata a Franco Costabile, che oggi, grazie alla generosa disponibilità e talento dell’artista Maurizio Carnevali, ed alla certosina supervisione di Filippo D’Andrea, ideatore e coordinatore delle Giornate Costabiliane e studioso del Poeta, è diventata realtà.

Alla vigilia dell’inaugurazione del monumento la terza Giornata Costabiliana ha preso avvio con l’accogliente presentazione di Giacinto Gaetano, direttore del Sistema Bibliotecario Lametino. L’introduzione agli argomenti è stata poi definita da Filippo D’Andrea, che ha marcato la metodologia corale delle Quatto Giornate in riferimento ai temi ed alle discipline ermeneutiche e delle interpretazioni degli studiosi impegnati. 

Il primo intervento del dirigente Domenico Maria Mete, autore di un Vocabolario dialettale e massimo esperto di etimologia e ricerca storica nel vernacolo nostrano, ha esposto l’argomento su “Tracce di dialetto nella poetica del Costabile”, in cui ha spiegato come mai il poeta, pur così profondamente radicato nella vita del paese e del quartiere Miraglia, non abbia usato il dialetto nella sua produzione letteraria.

Ma non mancano tuttavia, dei termini che non sono da considerarsi “contaminatio” e neanche solecismi, bensì la cifra di ciò che il dialetto rappresenta. Bellissima l’esegesi di un termine: “Binidittella”, che Costabile usa in una sua poesia nella esatta accezione di prematura morte di un infante, la cui anima è certamente Benedetta in Paradiso! Sono stati citati altri vocaboli come: “catoi”, “cridenza”.

L’intervento di Maurizio Carnevali è stato illuminato dal suo sincero ringraziamento al benefattore Alfredo Costabile che, grazie alla concertazione di Filippo D’Andrea, si è impegnato economicamente nell’impresa. L’artista Carnevali ha condiviso con i presenti l’emozione creativa, oltre la tecnica della fusione a cera persa, richiamo alla classicità di cui siamo eredi. Ha ricordato le ragioni per cui, lui lametino adottivo, ha scelto di vivere a Lamezia, sentendosi “a casa” per la gente, la rete solidale, il tessuto veramente “connettivo”.

Lo Scultore ha affermato che la statua non ha un basamento ma posa direttamente nel terreno: il poeta è rappresentato, più che in un ritratto, in un gesto: quello del seminatore che prende le sue pagine-poesie di semenze e sparge con gesto etereo, ciò che sarà un raccolto vitale per i posteri, un lascito perenne.

Sono stati apprezzati intermezzi musicali con la marimba, suonata dall’allievo Francesco Vaccaro, del Liceo Musicale.

L’intervento di Francesco Polopoli, docente di latino e greco, filologo che da tempo collabora con Università e l’Enciclopedia Treccani, ha trattato il tema “Costabile tra il didattico e il divulgativo”  con l’impegno dei suoi allievi realizzando un breve docufilm “La rosa nel bicchiere” e toccando corde del verismo Costabiliano, soprattutto girando le scene proprio nei luoghi della giovinezza del poeta.

L’intervento di Cesare Perri, stimato psichiatra e poeta dialettale, sul tema “Costabile una personalità multiedrica: tratti psicologici”, con una psicoanalisi retroattiva che ha convinto, in quanto il tratto della malinconia, più che della depressione, è per statistiche cliniche, quasi sempre legato a condizioni di fitness cioè di quel “benessere complessivo” in cui è vissuto il Poeta. La assenza del padre prima, la sua assenza da padre nei confronti delle due figlie, la malinconia e la solitudine del bambino e dell’adulto, assommate sono implose nel gesto estremo.

Per salutare i convenuti, l’imprenditore Alfredo Costabile ha voluto sottolineare che partendo adolescente da Sambiase, come una tenera pianta ha potuto imparare un’altra lingua, altre usanze, un mestiere gratificante, ma niente avrebbe intaccato la forza delle sue radici, tanto più profonde oggi in cui la sua tenacia ha potuto realizzare una importante operazione che racchiude Arte, Cultura, Memoria, consegnando il monumento ai nuovi corsi della Storia.

Tina Mancuso ha declamato alcune poesie di Costabile, forti, toccanti come “lame di coltelli”.

Il 29 dicembre è stato inaugurato il monumento “Il Poeta seminatore” realizzato dal Maurizio Carnevali e finanziato totalmente dal’impresario Alfredo Costabile, con la consulenza letteraria e l’idea progettuale di Filippo D’Andrea, i quali sono intervenuti al momento storico con la presenza del vicesindaco Antonello Bevilacqua e l’assessore alla Cultura Annalisa Spinella, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale.

A completare gli atti del centenario della nascita di Costabile, nel quarto incontro si è seguita la traccia dell’ultimo saggio di Filippo D’Andrea dal titolo emblematico: “Franco Costabile, il poeta intellettuale della verità ferita”(Edizione Cantagalli, Siena). L’intervento di Giacinto Gaetano, ha lumeggiato l’espansione dei Programmi e delle attività del Sistema Bibliotecario Lametino che dirige.

È seguita la presentazione dei relatori da parte di Filippo D’Andrea, per poi continuare con l’introduzione di Luigi Mariano Guzzi che ha trattato “La poetica di Costabile: appunti  per una teodicea”  disegnando l’ipotesi di una visione marcatamente religiosa del Poeta sambiasino, e proponendo anche cenni di devozione popolare legate a san Francesco da Paola, “ Sole” per noi calabresi nonché per la devozione mariana , colta un’immagine diffusa nella sue poesie: “sud spilla d’oro alla Madonna di Pompei”.

Queste “narratio” appena tratteggiate , trovano immediato il riscontro nel lettore meridiano. Da chiedersi se un lettore di altre latitudini ne potrebbe avvertire la pienezza, la suggestione emozionale che deriva dall’appartenenza!

Ancora: lo sguardo critico del poeta “all’aragosta” nel piatto del cardinale, contrapposto a “le alici “nel piatto del contadino. Come sperare che si possano colmare queste paradossali distanze, che si possa inverare il senso religioso più autentico in una Chiesa opulenta e appariscente?

La teodicea in Costabile è già nel suo senso civico profondo, nella sua tagliente visione di quella realtà rurale deprivata e violata. In quel sofferto , inevitabile sradicamento; nel dipanare il fitto intreccio del bene e del male che della sua Terra costituisce l’anima.

L’intervento del professor Carmine Matarazzo, “La visione antropologia di Franco Costabile”, ha rintracciato con cura e forza espressiva alcuni frammenti di scritti Costabiliani, nei quali l’affanno del poeta, culminato nel gesto estremo, non è da considerarsi coraggio ne’ codardia ma Scelta! Al contrario di Leopardi che nel suo logorio ha scelto di vivere ed è rimasto compiuto dentro la propria infelicità . Costabile in quel suo errare interrogandosi sul senso della vita, di “quella condizione di vita”, ha scelto di stare con la schiena dritta, di non chinare il capo, di non alienarsi ma di trovare una propria via di fuga. Definitiva. Una libera scelta in contrasto con i riconoscimenti professionali, i traguardi raggiunti, le frequentazioni giuste. La sua Calabria “Rosa nel bicchiere” del resto è un fiore reciso, sradicato, colto nella bellezza struggente un attimo prima della fine.

È qui la stringente coerenza di un Uomo che si è fatto strada consumandosi nell’amore incondizionato immodificabile verso la sua Terra.

Letture di brani del libro “Franco Costabile. Il poeta intellettuale della verità ferita” è stata affidata alla interpretazione significativa di Franca Maria Mete, docente.

Il Coordinatore generale Filippo D’Andrea, ha espresso ringraziamenti, in chiusura, per l’impegno profuso, mai bastevole, in questo anno di ricerca-azione plurale sul poeta calabrese Franco Costabile. (rcz)