Siclari (FI): Piano vaccinale europeo fondamentale per evitare ricadute

Il senatore di Forza Italia, Marco Siclari, ha ribadito che «serve  un piano vaccinale europeo unitario, coordinato ed efficace che preveda che ogni Paese vaccini tutti i giorni 7.000 persone per ogni milione di popolazione per immunizzare l’Europa entro dicembre 2021».

«L’Italia – ha aggiunto – dovrà effettuare 420.000 vaccini al giorno ed occorre una figura istituzionale che si occupi del raggiungimento di tale obiettivo. È l’unico modo per immunizzare i 27 paesi europei entro il 2021».

«Senza un piano europeo comune – ha concluso – tra otto mesi avremo Nazioni immuni al Covid ed altri Paesi non immuni, che rischiano di fare ripartire il contagio da giugno 2022 anche nei Paesi che avranno completato la campagna vaccinale nel 2021, con la nascita di nuove varianti Covid-19». (rp)

Magorno (IV) interroga i ministri sul Peperoncino

Il senatore di Italia Viva, Ernesto Magorno, insieme a Vallardi, Taricco, Bergesio, Sbrana, Mollame, Abate, Caligiuri, De Bonis, Naturale, Puglia, Trentacoste e Fattori, ha interrogato il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti e il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, sul peperoncino.

«Il peperoncino italiano – ha spiegato Magorno – è un patrimonio, ma, come denunciato dalla Cia – Confederazione italiana agricoltori, questo prodotto è poco tutelato dal punto di vista del dumping estero; in Italia infatti si importano più di 2 mila tonnellate di peperoncino dall’estero, dalla Cina in particolare, spesso di dubbia qualità e con prezzi assolutamente inferiori rispetto a quelli di mercato. È necessario, quindi, salvaguardare l’unicità del nostro prodotto e gli agricoltori».

«È evidente – ha proseguito il senatore – come l’ingresso non controllato nel nostro Paese di prodotti dall’estero, infici la qualità delle produzioni di peperoncino italiano, inquinando il mercato con prodotti, che oltre ad alterare la concorrenza a danno degli agricoltori italiani, sono anche dannosi per salute dei consumatori, spesso poco consapevoli delle loro scelte di acquisto, anche per la mancanza di informazioni chiare e trasparenti nelle etichette».

«iI prodotto cinese – ha detto ancora Magorno – ha un costo medio di circa 3 euro contro i 15 del costo medio italiano; questo dipende dal fatto che, a differenza del peperoncino cinese, quello italiano è controllato e selezionato; il prezzo italiano è infatti dettato dall’elevata qualità del prodotto che viene raccolto a mano e trasformato grazie all’impiego di tecniche d’avanguardia, compresi i macchinari all’ozono per una perfetta essiccazione».

«Se i Ministri in indirizzo – ha concluso – siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa, e delle difficoltà che stanno vivendo le imprese italiane che operano nel settore della produzione e della trasformazione del peperoncino, e quali iniziative intendano adottare per tutelare l’elevata qualità di questo prodotto tipico della cucina italiana, anche al fine di poterne accrescere la produzione nazionale». (rp)

Sapia (Misto) chiede la rimozione di Bevere dal Dipartimento Tutela della Salute

Il deputato del Misto, Alternativa c’è, Francesco Sapia, ha chiesto, tramite una lettera, al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, di «rimuovere, subito, dottor Francesco Bevere dall’incarico di capo del dipartimento regionale Tutela della salute».

Nella medesima il deputato, che alla Camera siede in commissione Sanità, ha osservato, si legge in un suo comunicato, «l’inutilità del Comitato tecnico-scientifico regionale, perché ai calabresi costa 20mila euro, è stato istituito con atto dello stesso Bevere e non del presidente della giunta regionale, e soprattutto finora ha tenuto due riunioni, stando ai relativi verbali, discutendo dei massimi sistemi ma ignorando le priorità della sanità calabrese».

In particolare, ha scritto Sapia a Spirlì, dalla lettura del secondo verbale emerge «che lo stesso Cts vola così alto da non riuscire a vedere alcuno dei problemi “terreni” della nostra sanità; ancora oggi, ad otto mesi dall’insediamento del direttore generale Bevere, insoluti e addirittura aggravati, come mostra il caso del S. Anna di Catanzaro, per il quale si paventano ipotesi di abusi ed omissioni su cui chiederò l’intervento della Procura».

«I reali problemi organizzativo-istituzionali, tra i quali cito, per esempio, l’obbligo – ha aggiunto Sapia – di riaprire gli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare, la necessità di riassetto dei Punti nascita e della rete dell’assistenza ospedaliera, la gravissima carenza di personale, le anomale liste di attesa, la migrazione sanitaria e altri, sembrano interessare ben poco il Cts, invece orientato a discettare sui massimi sistemi. Ovviamente il Comitato si guarda bene dallo spendere una parola sulla lotta al Covid, area di intervento su cui il dipartimento regionale Tutela della salute non ha manco avviato una ricognizione sullo stato della campagna vaccinale».

«Pure alla luce della vicenda, di interesse nazionale, dei 31 mila euro spesi per nuovi mobili e dell’aggravio dei costi della Regione per il corrispettivo del segretario esterno del dg Bevere, da quest’ultimo imposto, chiedo – ha concluso Sapia – di voler rimuovere e sostituire al più presto lo stesso dirigente generale in carica, profumatamente pagato dai cittadini calabresi, perfino con una somma aggiuntiva ricavata dalle norme vigenti». (rp)

Auddino (M5S): È urgente realizzare in Calabria numero adeguato di Breast Unit

Il senatore del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Auddino, ha ribadito la necessità e l’urgenza di «realizzare anche in Calabria un numero adeguato di Breast Unit, centri specializzati nella diagnosi precoce e nella cura del tumore al seno».

«Già nel 2014 la Conferenza Stato – Regioni – ha spiegato – aveva approvato le linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia con l’auspicio di implementare, entro il 2016 su tutto il territorio nazionale, i Centri di senologia come modello assistenziale per la diagnosi e la cura del tumore alla mammella, in linea con le indicazioni europee. Nel medesimo documento, si sottolineava anche la necessità di un’organizzazione del lavoro in rete dei vari professionisti e di una sempre maggiore specializzazione nel trattamento di questo tipo di tumore. Per curare bene non basta essere ben preparati: bisogna sapere lavorare in equipe, sapere rispettare i tempi, ridurre gli intervalli tra sospetto diagnostico ed accertamento istologico, tra diagnosi definitiva ed intervento chirurgico, tra intervento chirurgico ed inizio delle altre terapie, ed avere sempre grande rispetto e comprensione delle persone malate».

«In Calabria – ha aggiunto – la creazione di una efficiente rete regionale delle Breast Unit è stata finalmente avviata il 15 luglio scorso con il Dca n. 100, in ritardo di anni rispetto ad altre regioni italiane. Adesso non c’è più tempo da perdere, le Autorità Sanitarie devono vigilare sulla corretta applicazione del decreto e favorire i necessari percorsi diagnostico terapeutici».

«E gli operatori sanitari coinvolti nelle Breast Unit – ha concluso –devono continuare a lavorare con dedizione e professionalità, per offrire alle donne calabresi le migliori opportunità di cura e di guarigione nella nostra regione senza essere costrette a migrare in qualche città del settentrione d’Italia. Insieme si può, anzi si deve». (rp)

 

“Questo particolare settore della sanità calabrese – continua il Senatore – è purtroppo gravato da una forte migrazione sanitaria. La senologia è un ambito complesso che necessita di un lavoro di squadra, di grande esperienza e di una casistica importante rispetto al numero di interventi chirurgici: solo così si riesce ad assicurare la qualità delle prestazioni ed il successo dei trattamenti. Per la cura del tumore al seno serve un team multidisciplinare che tratta volumi importanti e che sulla base di fattori prognostici e predittivi condivide e sceglie le terapie migliori. Ecco perché le strutture sanitarie calabresi per la realizzazione delle Breast Unit e quelle  provvisoriamente autorizzate, sono state individuate nel decreto 100 sulla base del numero degli interventi chirurgici effettuati negli ultimi 3 anni e dovranno effettuare ciascuna almeno 135 interventi per anno per tumori primari (per l’area nord l’Ospedale SS. Annunziata di Cosenza, per il centro l’Ospedale Pugliese Ciaccio gemellato con il Policlinico Universitario Mater Domini a Catanzaro e per il sud della Calabria, l’Ospedale Bianchi Melacrino-Morelli di Reggio Calabria)”. 

 

“Intanto ieri – prosegue il Senatore Auddino – è partito l’iter per assegnare una borsa di studio offerta dalla Associazione Angela Serra al Policlinico Universitario di Catanzaro, prevista per la figura di un Case Manager, necessaria a supportare la Breast Unit al Policlinico, struttura medica operativa multidisciplinare che prevede la presenza di più figure mediche nella assistenza delle donne colpite dalla malattia, per cui non posso che essere soddisfatto di questo che è un buon inizio da me tanto sollecitato in questo ultimo anno.

Insieme alla Breast Unit del Mater Domini, il DCA 100 prevede quelle del Pugliese Ciaccio e dell’ospedale Annunziata di Cosenza. Il GOM di Reggio Calabria avrà un anno di tempo per adeguarsi agli standard previsti dalla legge.

Sono al fianco delle donne calabresi e continuerò a lavorare con tutte le mie forze affinché si possa proseguire su questa importante strada tracciata per realizzare al più presto la rete regionale che consentirà loro di avere cure adeguate nella nostra terra, arginando l’annoso fenomeno della migrazione sanitaria ed il ricorso a strutture non idonee al trattamento di questo tumore” conclude Auddino.

 

Parentela (M5S): Si salvaguardi l’Albergo delle Fate di Taverna

Il deputato del Movimento 5 Stelle, Paolo Parentela, ha interrogato il ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini, «affinché si pongano in essere tutte le misure utili per il recupero e la tutela» dell’Albergo delle Fate di Taverna, in quanto «patrimonio storico comune».

«Faccio mio – ha detto Parentela – l’appello del sindaco del Comune di Taverna, Sebastiano Tarantino, che ha chiesto nei giorni scorsi alle istituzioni un tavolo d’incontro e programmazione per la salvaguardia e il rilancio del bene».

«L’Albergo – ha aggiunto il deputato del Movimento 5 Stelle – non è solamente un “bene di notevole interesse architettonico”, come peraltro dichiarato dal ministero nel 2007, il suo recupero costituirebbe un’occasione per il rilancio del turismo montano nella nostra regione».

«Lo Stato – ha concluso il parlamentare M5s – può e deve farsi carico della sua tutela. Continuerò ad operarmi nell’impegno affinché l’Albergo delle fate possa tornare alla fruizione di cittadini e turisti e a tal fine mi rendo sin d’ora disponibile a partecipare ad ogni tavolo atto a questo scopo». (rp)

Siclari (FI): Forza Italia presenta piano vaccinale

Il senatore di Forza Italia, Marco Siclari, ha annunciato che «Forza Italia, coordinata da Antonio Tajani, ha elaborato e presentato un piano vaccinale, su proposta del Dipartimento Salute del partito, diretto dall’on. Andrea Mandelli, che ottimizza la somministrazione della dosi di vaccino arrivando a regime all’erogazione di 500.000 dosi giornaliere per completare la vaccinazione e quindi l’immunizzazione di tutta la popolazione italiana prima dell’estate».

«È inutile concentrarsi su altro – ha detto Siclari –. Il piano vaccinale, al quale ho contribuito professionalmente e politicamente, deve essere il primo, prioritario e più importante obiettivo del Governo per far sì che l’Italia raggiunga al più presto l’immunità di gregge per poi pensare seriamente a risollevare l’economia ed a far ripartire il Paese». (rp)

Magorno (IV): La sanità non ha bisogno di commissari

Il senatore di Italia Viva, Ernesto Magorno, ha ribadito che la sanità, in Calabria, non ha bisogno di commissari.

«Sulla tutela della salute dei calabresi – ha detto – e sulla complessiva riorganizzazione dei servizi sanitari sul territorio non si accetteranno partite ai ribasso e compromessi di convenienza. Esiste solo una strada maestra che il Governo nazionale può percorrere per sancire che il diritto alla salute dei calabresi vale quanto quello dei cittadini delle altre regioni: ovvero cassare il decreto Calabria e avviare una nuova pagina nella gestione sanitaria».
«Sono sempre più convinto, infatti – ha aggiunto – che occorra chiudere al più presto la struttura commissariale, che nulla ha prodotto in dieci lunghi anni né in termini di contenimento dei costi, né di innalzamento dei livelli minimi di assistenza. È giunto il tempo di archiviare questa inconcludente e deleteria pagina di espropriazione di diritti, autonomia e poteri».
«La sanità torni in capo ai calabresi – ha detto ancora – stralciando il debito in capo allo Stato, e avviando subito una riorganizzazione complessiva della rete ospedaliera, con la riapertura dei presidi chiusi e i necessari interventi finalizzati ad arginare il fenomeno dell’emigrazione sanitaria,  tra le cause maggiori del debito e pratica costosa sotto molti punti di vista».
«Risulta evidente che – ha concluso – la questione della sanità è centrale e prioritaria e ci aspettiamo dal Governo Draghi ogni adeguato provvedimento che abbia come orizzonte non le chiacchiere da corridoio ma la piena realizzazione di un diritto primario sancito dalla nostra Costituzione». (rp)

Bruno Bossio, Viscomi (PD): Approvado odg sulla vertenza degli Lsu/Lpu calabresi

I deputati del Pd, Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi, hanno reso noto che è stato approvato alla Camera «un ordine del giorno a nostra firma all’interno del decreto Milleproroghe che sancisce alcuni aspetti cruciali, a partire dalla piena equiparazione tra Lpu ed Lsu nella destinazione delle risorse statali per l’assunzione a tempo indeterminato, stabilendo che per entrambe le figure di lavoratori si può attingere ai finanziamenti statali del Fondo sociale per occupazione e formazione, così come per entrambe le figure sono destinate le risorse regionali».

«L’’odg appena approvato, inoltre – hanno aggiunto – chiede che le deroghe per le stabilizzazioni siano previste anche per le amministrazioni locali – spiegano i due parlamentari- che dovessero trovarsi in una condizione di dissesto economico, sancendo di fatto un prioritario diritto al lavoro per questo ampio bacino di precari calabresi. Seguiremo, passo dopo passo, questa vicenda che tocca il destino di migliaia di lavoratori e famiglie e, in questo quadro, sosteniamo la richiesta – avanzata dalla Regione Calabria – di attivare un tavolo nazionale con i ministeri e i sindacati su questa vertenza come su quella dei tirocinanti».

«Ci dichiariamo, inoltre, fin da ora disponibili – hanno concluso – a prendervi parte e a dare il nostro costruttivo contributo per una rapida e positiva soluzione, anche in considerazione del fatto che la proroga per le stabilizzazioni scade il 31 marzo». (rp)

Bruno Bossio (PD) presenta interrogazione per annullare Dca del Commissario Longo

La deputata del Partito Democratico, Enza Bruno Bossio, ha presentato una interrogazione ai ministeri competenti affinché si provvedesse con una iniziativa del Governo all’annullamento di tale Dca del Commissario ad acta Guido Longo, emanato lo scorso 18 febbraio per indicare le Linee Guida alle Aziende territoriali ed ospedaliere.

«Le Linee Guida – ha spiegato – debbono essere coerenti con gli obiettivi previsti nel mandato che il Parlamento ha assegnato, nel novellato Decreto Calabria, allo stesso commissario,al fine di tagliare gli sprechi ed elevare il livello dei servizi. La gestione commissariale di Longo dovrà porsi questi obiettivi, altrimenti è già destinata a fallire in perfetta continuità con il passato».

Enza Bruno Bossio, infatti, si è detta sorpresa dalla lettura del testo del Dca, «sopratutto per quanto riguarda le schede della programmazione delle Case della Salute, il commissario Longo ci riporta a dieci anni addietro, quando si chiudono gli ospedali di Praia a mare, Trebisacce e Cariati. Per Praia a mare e Trebisacce si disattendono addirittura sentenze definitive disposte dal Tar e Consiglio di Stato. Per Cariati si contraddicono gli impegni assunti in sede ministeriale e regionale per la riattivazione e il pieno funzionamento dell’ospedale».

«Viene, poi – ha proseguito la deputata – completamente cancellato tutto il percorso di riprogrammazione dello stesso Piano delle Case della Salute, soprattutto in riferimento ad Amantea. Altri decreti commissariali avevano individuato nella Casa della salute di Amantea una struttura fondamentale per garantire servizi essenziali che oggi per un vasto bacino di utenza vengono negati, ma anche per cancellare la vergogna di un opera pubblica incompiuta, che da anni rappresenta un monumento di spreco delle risorse finanziarie pubbliche».

«Insomma – ha concluso – un testo che smentisce quanto dichiarato pubblicamente dal Commissario stesso subito dopo il suo insediamento e quanto ha affermato, lo stesso commissario Longo, in un incontro con la sottoscritta, svoltosi nei giorni scorsi nella sede della Cittadella regionale». (rp)

Barbuto (M5S): Ecco perché ho detto sì a Draghi

La deputata del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Barbuto, in una lettera aperta ha voluto spiegare il motivo per cui ha detto sì al Governo Draghi.

«Se ho scelto di non parlare fino ad ora – ha scritto – questo non significa che io non abbia trascorso delle giornate di travaglio interiore notevole di fronte all’evoluzione dello scenario governativo, a partire dall’azione dei guastatori professionisti della brigata Renzi & co per passare alle dimissioni di Giuseppe Conte e giungere alla proposta Mario Draghi. Ho preferito tacere e riflettere. È evidente che il sistema non ha mai accettato e tollerato il M5S al Governo».

«È lo stesso sistema –continua la lettera – che ci ha additato per gli ultimi tre anni come folli ed incompetenti, perché abbiamo avuto il torto di spostare l’asse sull’aspetto sociale dello Stato, adottando provvedimenti come il reddito di cittadinanza che ha consentito a tante persone di poter vivere liberi dai ricatti di persone che hanno irrobustito, per anni, le loro reti clientelari elargendo favori e prebende. Un provvedimento di civiltà, la cui valenza non può essere messa in dubbio dalle richieste e dalla percezione improprie di qualcuno, sennò mettiamo in dubbio anche le pensioni di invalidità ed i benefici della legge 104 anch’esse percepite e goduti da qualcuno in maniera impropria».

«Sempre dalla parte di coloro che, incolpevolmente – continua la lettera – sono gli ultimi. È lo stesso sistema che ha fatto gridare allo scandalo quando è stato varato un provvedimento, poi convertito in legge, come il decreto dignità che pone fine all’utilizzo improprio ed a tutto vantaggio della parte imprenditoriale di forme contrattuali a tempo determinato, rendendo precari a vita tanti giovani, impedendo loro di programmare un futuro, e meno giovani che la loro età rende più vulnerabili ai ricatti perché spesso con famiglia, figli, impegni e difficilmente ricollocabili nel mondo del lavoro. Un provvedimento che tutela i lavoratori e punisce le imprese che delocalizzano. Sempre dalla parte dei lavoratori».

«È lo stesso sistema – continua la Barbuto – che ci ha additato come giustizialisti perché abbiamo avuto il torto di ricordare che la giustizia deve essere al servizio dei cittadini. E cittadini non sono solo gli indagati e gli imputati, ma anche le vittime ed i loro familiari che, spesso e volentieri, al danno della perdita, della privazione dei loro affetti, subiscono il calvario di un iter processuale lungo e doloroso a conclusione del quale però, spesso, la prescrizione salva, anzi grazia i primi, ma paradossalmente condanna i secondi ad una pena che si concluderà solo alla fine della loro vita e senza ottenere giustizia. Ebbene, se oggi si parla finalmente e concretamente di riforma del processo penale per abbreviarne i tempi, nell’interesse di tutti i cittadini, forse ciò è determinato dalla riforma della prescrizione in mancanza della quale probabilmente nessuno avrebbe avuto interesse che cambiassero le cose. Sempre dalla parte degli incolpevoli».

«È lo stesso sistema – ha detto ancora la Barbuto – che ha storto il naso quando abbiamo avuto il torto di introdurre il superbonus al 110%, nell’ottica di evitare ulteriore cementificazione e valorizzare, nonché rendere energeticamente sostenibile gli immobili già esistenti andando incontro alle fasce più deboli della popolazione che potrà eseguire i lavori senza spendere alcunché. Non il solito condono per ratificare gli abusi edilizi che, spesso, deturpano le nostre città. Un provvedimento che premia gli onesti, e tutti coloro che negli anni hanno costruito attenendosi alle regole e di certo non i furbi e gli abusivi. Sempre dalla parte degli onesti. E questi sono solo alcuni degli esempi dei provvedimenti che siamo riusciti a fare approvare, pur non essendo da soli al Governo. Se fossimo rimasti all’opposizione, ieri, probabilmente non avremmo avuto voce in capitolo e si sarebbe consumato un lungo iter di continuità con i governi precedenti. Se fossimo rimasti all’opposizione oggi, probabilmente non avremmo la stessa forza nel difendere i risultati raggiunti e avremmo sicuramente assistito, impotenti, alla restaurazione».

«Ecco perché – ha spiegato la deputata – ho votato sì alla fiducia ieri (20 febbraio ndr). È stata una scelta dura, travagliata. Comprendo l’emozione della collega Leone al Senato. La comprendo perché anche io ho provato, e forte, la tentazione fino all’ultimo di dire no, tanto è vero che ho votato solo alla seconda chiamata. Ma, alla fine, ho detto sì perché è prevalsa, in me, la decisione di rispettare la volontà di coloro che si sono espressi su Rousseau, nonché la volontà di tutti gli elettori italiani che, il 4 marzo 2018, ci hanno dato il loro voto per cambiare. L’esperienza mi ha insegnato che, mettendosi fuori da soli, non si cambia proprio nulla, ed io devo continuare a pensare al mio territorio per il quale combatterò fino all’ultimo giorno del mio mandato».

«D’altronde – continua la lettera – solo chi non fa non sbaglia mai, anche se si permette pure di pontificare. Poiché credo fortemente nei valori democratici e poiché, come sintetizzato nella mirabile frase attribuita a Voltaire “Non condivido la tua opinione ma darei la vita per fartela esprimere”, rispetto tutti coloro che hanno votato in dissenso e le loro ragioni, anche se non condivido le contrapposizioni feroci delle ragioni del si e del no e le modalità aggressive e denigratorie delle espressioni usate da taluno. Ognuno, credo, sia in grado al termine di un percorso proprio, logico e argomentativo, di giungere ad una decisione e ci sarà tempo e modo, se necessario, per dire no. Lo stesso rispetto pretendo per la mia posizione». (rp)