COSENZA – Presentato il cortometraggio “Cosenza in testa” diretto da Caterina Misasi

È stato presentato, a Cosenza, a Palazzo dei Bruzi, il cortometraggio Cosenza in testa, diretto da Caterina Misasi. Girato interamente nella sua Cosenza, il corto è una vera e propria lettera d’amore alla città nella quale, pur vivendo e lavorando da tempo a Roma, torna sempre molto volentieri.

L’incontro è stato introdotto dal presidente della Commissione Cultura, Mimmo Frammartino, e moderato dal giornalista Gianfranco Bonifiglio, direttore delle testate on line La Voce cosentina e La Voce romana.

L’attrice, nipote del politico e ministro cosentino Riccardo Misasi, vive un momento professionale molto felice, contesa tra cinema, tv e teatro, passioni mutuate dallo zio Pierluigi, attore affermato anche lui e che Caterina vide recitare sin da piccola.

L’idea di cimentarsi nella regia e di farlo con un cortometraggio dedicato a Cosenza, girato tra i suoi vicoli e le sue piazze e mostrando i monumenti e i giacimenti culturali che rendono bella e affascinante la sua città, scaturisce – sono sue parole – «dall’esigenza di dare un contributo d’amore per Cosenza. Un bisogno del quale ho avvertito la necessità per far capire che in Calabria si vive bene e per sfatare luoghi comuni e retaggi nei quali l’immagine della nostra terra resta ancora confinata».

Caterina dice che a Cosenza si vive meglio che a Roma, «anche perché è una città più a misura d’uomo». Quanto al suo cortometraggio, l’attrice lo considera un punto di partenza, il che lascia presagire che proseguirà nella sua esperienza di regista.

«Spero che, lavorando anche di fantasia, il mio corto possa lasciare in chi lo vedrà, delle suggestioni che colpiscano anche al cuore dello spettatore». Quindi ha espresso compiacimento per aver potuto lavorare con giovani colleghi espressione del territorio, come le maestranze. «Tranne poche eccezioni, sono quasi tutti calabresi».

Cosenza in testa sarà l’epilogo di un film che verrà girato successivamente in altri borghi meno conosciuti. Caterina Misasi cercherà di portarlo nei cinema e di farlo proiettare prima della programmazione di ogni film, come se fosse una sorta di cinegiornale volto a promuovere la città di cui sarà una sorta di bel biglietto da visita.

Nella sua introduzione, il Presidente della commissione cultura Mimmo Frammartino ha sottolineato che «nell’ambito della rassegna promossa dall’organismo consiliare di Palazzo dei Bruzi e che ha sempre uno sguardo proteso verso le eccellenze della nostra terra che si sono affermate altrove, nel solco di quello che è diventato per noi quasi un mantra – e cioè, non più partenze, ma ritorni – abbiamo voluto accogliere nella sala consiliare la bravissima attrice cosentina, Caterina Misasi, nostra illustre concittadina, proiettata com’è verso riconoscimenti di carattere nazionale e non solo».

«Il suo cortometraggio “Cosenza in testa” è il frutto del suo grande impegno e della passione per la sua città – ha aggiunto – e rappresenta un magnifico esordio alla regia grazie al quale Caterina ha dato una significativa opportunità anche ad altre professionalità cosentine che, attraverso il corto, hanno avuto la possibilità di mettere le proprie competenze al servizio di un prodotto che farà conoscere Cosenza in ambito nazionale. Il valore aggiunto è, infine, dato dal fatto che per il suo lavoro Caterina Misasi ha utilizzato gli abiti disegnati dal compianto stilista cosentino Eugenio Carbone, collaboratore di Germana Marucelli e delle sorelle Fontana, rivisitati dalla nipote Ginevra Losito che ne sta seguendo le orme».

E a portare il saluto della famiglia Carbone è stata la figlia dello stilista ed artista, Susy, impegnata in un incessante lavoro di divulgazione dell’opera paterna. Nel corso dell’incontro è intervenuta anche la consigliera comunale Bianca Rende che, oltre che riconoscere al corto di Caterina Misasi la caratteristica di dichiarazione d’amore alla città di Cosenza, lo ha considerato anche una valida operazione di marketing. Rende ha invitato tutti coloro che hanno avuto successo altrove a tornare almeno nei fine settimana in città, facilitati anche dall’alta velocità che consente spostamenti più frequenti, «per contribuire ad un’operazione di rifertilizzazione del territorio che dia opportunità e contribuisca ad un ripopolamento creativo del quale la città ha bisogno».

Della necessità di una rigenerazione culturale della Calabria ha, infine, parlato anche Giampaolo Chiappetta, già assessore alla cultura della Regione Calabria e amico personale della famiglia Misasi. (rcs)

SANTA MARIA DEL CEDRO (CS) – Incontro “Sinergie per il territorio” promosso dal Gal Riviera dei Cedri e Condotta Slow Food Valle del Mercure-Pollino

Il Gal Riviera dei Cedri, in stretta collaborazione con la Condotta Slow Food Valle del Mercure-Pollino, ha organizzato un evento dal titolo “Sinergie per il territorio”. Questo incontro mira a promuovere la cooperazione e lo sviluppo sostenibile nel contesto della Riviera dei Cedri.

L’evento è fissato per venerdì 19 aprile, con inizio alle 17:30, e si terrà in uno scenario suggestivo: Palazzo Marino “Carcere Delle Imprese” a Santa Maria del Cedro (Cs).

Tra i relatori ad intervenire ci saranno: Ugo Vetere, sindaco di Santa Maria del Cedro e presidente del Gal Riviera dei Cedri; Domenico Amoroso, direttore del Gal Riviera dei Cedri; Teresa Maradei, presidente della Condotta Slow Food Valle del Mercure-Pollino Aps; Enzo Monaco, presidente dell’Accademia Italiana del Peperoncino e Angelo Adduci, presidente del Consorzio del Cedro di Calabria.

L’obiettivo di questo incontro è quello di favorire il confronto e lo scambio di idee tra i diversi attori del territorio, al fine di individuare strategie comuni per promuovere lo sviluppo sostenibile, la valorizzazione delle risorse locali e la crescita economica. (rcs)

COSENZA – Si presenta il libro “Il viaggio e la mente”

Domani pomeriggio, a Cosenza, alle 17.30, nel Terrazzo Pellegrini, sarò presentato il libro Il viaggio e la mente. Operazione Shark di Vitaliano Fulciniti, edito da Pellegrini editore.

 A confrontarsi con l’autore, dopo i saluti e una breve introduzione di Francesco Kostner, sarà il docente e giornalista Sergio Tursi Prato

“Il viaggio e la mente”. Operazione Shark parla di Vincenzo, un agente dei servizi segreti italiani in pensione da qualche anno in Calabria, sua terra di origine, e dei ricordi che alimentano la sua memoria. Insieme alla moglie Gioia, e al suo badante Peter, Vincenzo vive serenamente circondato dall’affetto della famiglia e dai ricordi di una vita vissuta intensamente. Appena in pensione ha abbandonato la città diventata ormai caotica, scegliendo quale luogo dove trascorrere la sua quotidianità Serra San Bruno, un paese tranquillo, sereno. Tuttavia, Vincenzo convive con una malattia neurodegenerativa che gradualmente sta sgretolando i suoi ricordi; nomi ed eventi fluttuano nella sua testa come in attesa di sparire da un momento all’altro. 

Una delle chiavi di lettura del romanzo è quindi la speranza di Vincenzo di trattenere questi ricordi per custodirli gelosamente. Ricordare, dunque, non significa ritornare al passato vinto dalla malinconia, ma intima lotta per dare un significato al presente e per costruire nuovi ricordi in futuro. La memoria è roccia sulla quale edificare la sua vita; non c’è margine, nel carattere di Vicenzo, per il tormento dell’attesa di qualcosa che avverrà in futuro. (rcs)

CASALI DEL MANCO (CS) – Rivive il mondo omerico dell’Iliade con Anna De Vincenti

di ANNA MARIA VENTURA – Nell’atmosfera suggestiva e pregna di storia e cultura della Biblioteca Gullo, a Macchia di Casali del Manco, continuano le “Conversazioni”, alla presenza di un pubblico colto ed interessato. Molto successo ha ottenuto la “Conversazione” della Prof.ssa Anna De Vincenti con il regista Nello Costabile, suo consorte, sul tema “La forza delle donne”. Le donne, oggetto della “conversazione” sono state: Hannah Arendt, Simone Weil e Rachel Bespaloff.

Tre donne, le quali, pur non frequentandosi e nemmeno in fondo conoscendosi veramente, hanno trovato ispirazione e conforto dalla lettura e rilettura del mondo greco delle origini e dell’Iliade in particolare. Come guardare, allora, a questo mondo che sembra perduto? Con uno sguardo né archeologico e né monumentale, secondo l’ottima relatrice, Prof. De Vincenti, ma critico, come ci suggerirebbe Nietzsche, che è lo stesso sguardo della Arendt, della Weil e della Bespaloff, che cercavano di orientarsi, in un momento storico, quello della Germania nazista e della persecuzione degli Ebrei, e le tre donne erano ebree, in cui sentivano in maniera tragicamente chiara quanto il mondo, il loro mondo, fosse completamente privo di orientamento. E se orientarsi significa cercare il proprio oriente, cioè il proprio “cominciamento”, allora diventa necessario per le tre donne rivolgere la mente e il cuore a quello che è il loro e anche il nostro oriente: la civiltà greca delle origini. Il “cominciamento” non può essere rivissuto, certo, ma può essere la linfa vitale a cui attingere. Cosa che possiamo e, forse, dobbiamo fare anche noi in questo tragico momento della nostra storia. Moderatrice dell’evento è stata la Direttrice della Biblioteca Gullo, dott.ssa Antonella Bongarzone, che ha impreziosito l’incontro con profonde riflessioni. A fare da controcanto alla relatrice è stata la voce del Maestro Nello Costabile, che ha dato ancor più prestigio al percorso culturale storico, filosofico e letterario lungo il quale Anna De Vincenti ha condotto gli ascoltatori. L’intervento di Anna De Vincenti è stato veramente ricco di cultura e di rara sensibilità. Il suo linguaggio raffinato e coinvolgente ha raggiuto ogni singolo rappresentante del pubblico.

Riportiamo spirito e contenuto dell’intervento attraverso le sue isposte alle domande che lei stessa pone nel corso della trattazione, intessendo una sorta di “dialogo” con il regista Costabile.

«Perché torniamo ogni volta al mondo greco?» si interroga la relatrice. La risposta le viene suggerita dal filosofo Giorgio Colli, che ha dedicato quasi tutta la sua vita allo studio della civiltà greca delle origini, Egli sostiene, afferma la De Vincenti, che l’immagine della Grecia che emerge dalla poesia omerica è quella di una civiltà all’interno della quale l’epica svolge un ruolo fondamentale nella formazione di una coscienza collettiva. Solo l’epica, infatti, ha saputo oltrepassare confini e particolarismi e fare breccia nel cuore del mondo ellenico; insomma, grazie all’Iliade e all’Odissea un’intera civiltà ha iniziato a leggere il proprio tempo con le categorie di quel mondo poetico. A partire dal VI secolo a.C. però, sempre secondo Colli, le pressioni esterne e l’allargamento degli scambi commerciali e culturali portano ad una serie di profondi cambiamenti: il risultato è la frammentazione della realtà e della coscienza in una molteplicità di diverse esperienze perennemente in competizione reciproca. Così si impone un progressivo senso d’incertezza intorno alla “via da prendere” e la verità si fa sfuggente. Quel mondo, allora, e quei valori vengono percepiti in qualche modo come perduti e proprio per questo, forse, devono essere conservati, come si conserva in uno scrigno una cosa molto preziosa, da non esibire ogni giorno, per non svilirla, per non renderla usuale e troppo consueta, ma a cui guardare in particolari momenti, quelli più difficili per se stessi e per l’umanità tutta, per attingerne coraggio e anche elementi di analisi.

Le nostre tre donne, continua la relatrice, hanno intrapreso un cammino di conoscenza e di svelatezza dell’essere. Infatti Rivelazione è la traduzione di alètheia (ἀλήθεια) che significa svelamento. Letteralmente è lo stato dell’essere evidente. Aletheia viene da lanthano, “coprire”, e, preceduto dall’alfa privativa, sta a designare ciò che si scopre. Infatti Heidegger, indagando il problema dell’essere, parla di «svelatezza» e conferma che la parola a-lètheia indica ciò che esce dall’oblio (lèthe) e si lascia vedere. Con l’etimologia di alètheia, Heidegger esprime l’esigenza di ritornare al rapporto originario di verità, ponendosi in attesa del momento in cui l’essere si lascia intravedere.

La Weil e la Bespaloff, ci dice la De Vincenti, in questo cammino dall’ente all’essere, incontrano l’Iliade. La trama dell’Iliade è semplice e luttuosa, dice appunto Aristotele nella Poetica, apprezzando la scelta geniale di Omero di non narrare l’intera guerra, ma solamente un suo episodio, anche se, come sappiamo, l’opera si arricchisce di scene apparentemente secondarie e tuttavia determinanti nella costruzione dei personaggi, del pathos che domina la narrazione, dell’etica e della metafisica che sovrintendono al suo universo. La De Vincenti asserisce che per Simone Weil è il poema della forza mentre per Rachel Bespalof è il poema della resistenza alla forza e se per la Weil l’eroe di riferimento è Achille, per la Bespaloff è Ettore, l’eroe della resistenza che si contrappone ad Achille, l’eroe della vendetta, quell’Ettore che possiede la disposizione e l’appetito della felicità, che ha un istante di esitazione prima di affrontare il tremendo nemico che lo ucciderà, ma poi pensa alla gloria e all’immortalità e decide di combattere: non può più evitare il destino di morte e sarà ben presto cadavere. In un libro molto bello di Nadia Fusini dal titolo Hannah e le altre, continua la De Vincenti, l’autrice Fusini con Dante canta Tre donne intorno al cor mi son venute, per parlare di Simone Weil, Rachel Bespaloff e Hannah Arendt.

Hanna Arendt nasce nel 1906 da famiglia ebrea ad Hannover, dopo gli studi uni-versitari è costretta ad abbandonare la Germania per motivi politici; si rifugia quindi in Francia nel 1933 e poi si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti nel 1941. Qui insegna in diverse università e, nell’agosto del 1944, fu invitata ai colloqui di Pontigny-en-Amerique dove tenne una conferenza sulla violenza a partire dal romanzo di Kafka Il Castello. Continua la sua attività di ricerca fino alla morte, che la coglie nel 1975 mentre si accinge a scrivere la terza e ultima parte della Vita della mente, l’ultimo suo capolavoro pubblicato postumo nel 1978. L’opera che la renderà famosa in tutto il mondo è il monumentale saggio del 1951 Le origini del totalitarismo, a cui nel 1958 seguirà La con¬dizione umana, titolo voluto dall’editore americano, mentre Hannah preferiva il titolo di Vita activa, conservato nella traduzione italiana del 1964. Di particolare rilevanza è inoltre il libro del 1963 intitolato La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, scritto in occasione del processo contro il criminale nazista Adolf Eichmann.

Hannah, che aveva preso parte al processo tenutosi a Gerusalemme come inviata speciale del «New Yorker», si convince che le ragioni profonde dei crimini nazisti risiedono non tanto nella cattiveria o nella mostruosità di alcuni carnefici, ma nell’assenza di pensiero in uomini del tutto normali, banali, che, se inseriti in una macchina infernale quale l’organizzazione nazista, diven¬tano capaci delle più disumane atrocità. Queste riflessioni, fatte da una donna ebrea, emancipata, laica e libera da ogni preconcetto, attirarono le critiche dello stesso mondo ebraico, che vedeva in esse una sottovalutazione del fenomeno nazista. Hannah ne Le origini del totalitarismo, spiega la De Vincenti, elabora uno schema generale, quasi un ideal-tipo, del regime totalitario, con esclusivo riferimento al nazismo e allo stalinismo, visti come due fenomeni riconducibili alla medesima idea di totalitarismo, essendo del tutto marginale l’interesse per altre forme di dittatura come, ad esempio, il fascismo e si propone di analizzare le cause e il funzionamento di questi regimi, considerati come una conseguenza tragica della società di massa, in cui gli uomini sono resi atomi, sradicati da ogni relazione interumana e privati dello stesso spazio pubblico in cui hanno senso l’azione e il discorso. Perché è fondamentale partire da questa considerazione? Si chiede la nostra relatrice. Perché gli esiti dell’ampia ricerca rinviano alla considerazione della scomparsa dall’orizzonte della modernità della dimensione genuinamente politica dell’uomo, quella che Hannah ritiene di scorgere nella polis dell’antica Grecia e che analizza in Vita activa: la con¬dizione umana, discutendone mirabilmente.

L’oggetto del saggio, come suggerisce il titolo voluto da Hannah, è la vita attiva, in quanto distinta dalla vita contemplativa, che sono i due momenti fondamentali, come avevano già affermato Platone e Aristotele, della condizione umana. Si noti, però, che Hannah, diversamente dai pensatori classici, parla di condizione e non di natura umana. La differenza non è di poco conto. La sola affermazione che possiamo fare circa la cosiddetta natura degli uomini, osserva Hannah, è che essi sono esseri condizionati, da cui, appunto, condizione umana. La «vita activa, cioè l’agire umano, si articola in tre forme fondamentali: l’attività lavorativa, che è propria dell’ animal laborans; l’operare, che è propria dell’ homo faber; l’agire, che è proprio dello zoon politikón. Delle tre manifestazioni della vita activa la più importante è la prassi politica, grazie alla quale gli uomini comunicano tra loro non attraverso gli oggetti, ma attraverso il linguaggio e le nobili gesta. E Hannah propone a questo punto alcune pagine molto belle e penetranti sulla civiltà dell’antica polis greca, che esaltava i valori dell’interazione comunicativa tra gli uomini liberi, veri e propri cittadini, in quanto protagonisti diretti della vita pubblica. Ancora prima della fondazione della polis, l’azione e il discorso erano considerati le attività più elevate dell’uomo. Come si evince dall’Iliade, la grandezza dell’Achille omerico può esser compresa solo se lo si concepisce come chi è autore di grandi imprese e pronuncia grandi parole (mégaloi lògoi), con cui rispondere ai colpi inferti dagli dèi. E la stessa cosa possiamo dire del vecchio Priamo che, quando parla, agisce perché discorso e azione sono equivalenti, dello stesso rango e dello stesso genere. Cosa significa questo? Si chiede ancora l’ottima relatrice. Significa che originariamente non solo l’azione più politica, in quanto rimane estranea alla sfera della violenza, si realizza nel discorso, ma anche, aspetto questo fon¬damentale, che trovare le parole opportune al momento opportuno, significa agire. Solo la mera violenza è muta, e per questa ragione soltanto essa non può mai essere grande. In questo senso la vera protagonista dell’Iliade è la forza, non gli uomini, davanti alla quale gli eroi e i grandi uomini, persino Priamo, restano muti, così come si resta muti davanti agli orrori del nazismo.

L’altra donna di cui parla Anna De Vincenti è Simone Weil. Figlia di ebrei benestanti e laici, nasce a Parigi nel 1909. Dopo un’infanzia, segnata da una salute precaria, in cui si appassiona alla letteratura, frequenta vari licei parigini, rivelando subito il suo carattere intransigente sul piano etico tanto che il suo preside la definisce in tono ironico imperativo categorico in gonnella. Segue, comunque, con successo i corsi di filosofia e nel 1930 consegue il diploma di studi superiori presso l’ École Normale, discutendo una tesi su Cartesio. A partire dagli anni Trenta insegna filosofia in vari licei e, contempora¬neamente, partecipa alle iniziative del sindacalismo di sinistra, da cui si lascia coinvol¬gere al punto che nel dicembre del 1930 si mette alla testa del movimento dei disoccu¬pati della cittadina francese di Le Puy, ove ella insegnava. Scrive vari articoli sui giornali sindacali, in cui analizza l’asservimento dell’uomo alle macchine e attacca l’apparato burocratico del Partito comunista, accusato di tradire gli interessi degli operai.

Questa attività a fianco dei poveri e degli operai le attira le critiche della stampa e dei genitori di alcune sue allieve, scandalizzati da un comportamento non consono alla dignità di docente. Dal 1934 al 1935 Simone fa l’esperienza più drammatica, che rappresenta la sperimentazione pratica della sua riflessione sul tema del lavoro: si congeda dall’insegnamento per trascorrere otto mesi come operaia presso varie industrie, tra cui la Renault, lavorando alle presse e alla fresa. Un sentimento di abbrutimento la invade.

Matura in questa fase l’idea sempre più precisa di quanto le contraddizioni sociali siano inestricabili e insolubili, anche dopo l’analisi del capitalismo fatta da Marx e dai teorici del comunismo. Perciò Simone abbandona gli ideali rivoluzionari, per concentrarsi sulla possibilità di un graduale miglioramento dell’organizzazione lavorativa: Un passaggio progressivo — ella dice — dalla subordina¬zione totale a un misto di subordinazione e collaborazione, rispetto al quale l’ideale sarebbe la cooperazione pura […] indipendentemente dai regimi politici. Resta sempre però centrale l’interesse per il lavoro manuale, tanto che definisce gli uomini lavoratori e creatori come i soli a essere uomini.

Nel 1935, durante un viaggio con i genitori in Portogallo, Simone assiste alla festa del patrono in un povero villaggio di pescatori: qui, mentre contempla estasiata le donne che in processione cantano inni antichi e compiono gesti rituali, ha inizio la sua svolta mistica: ho all’improvviso la certezza — così ella scrive — che il cristianesimo è per eccellenza la religione degli schiavi, che gli schiavi non possono non aderirvi, e io con loro. Sono anni di cupo pessimismo per la sua condizione esistenziale e per il momento storico: il nazismo e lo stalinismo dominano in Europa, mentre nella stessa America regnano incontrastati il capitalismo e la sua ferrea logica di asservimento della persona umana ai ritmi del lavoro produttivo.

Negli anni 1939-40 Simone si dedica a studiare filosoficamente il tema della violenza, partendo proprio dall’esperienza hitleriana e scrive il saggio critico L’Iliade, o il poema della forza, in cui analizza la forza come quel terribile potere che riesce a trasformare gli uomini in cose. Il vero eroe, il vero argomento, il centro dell’Iliade è la forza, ella afferma. La forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa. Quando sia esercitata fino in fondo, essa fa dell’uomo una cosa nel senso più letterale della parola, poiché lo trasforma in un cadavere. C’era qualcuno, e un attimo dopo non c’è nessuno. La storia greca aveva avuto inizio con un crimine atroce: Troia era stata distrutta e arsa; nella notte i guerrieri troiani erano stati massacrati, i bambini sfracellati contro le rocce; le donne prese prigioniere e portate in esilio. Allora, era nato un immenso rimorso, che aveva pesato su tutta la civiltà greca e, come suggerisce Simone, su tutta la storia che gli uomini fabbricarono dopo di allora. Le lacrime di Andromaca dopo la morte di Ettore sono le lacrime che piangiamo su noi stessi come attori e vittime della storia.

Simone trascorre l’ultimo periodo della sua vita in Inghilterra, ove muore di tubercolosi ad Ashford nel Kent il 17 agosto del 1943.

La terza donna di cui parla la De Vincenti è Rachel Bespaloff. Questa nasce in Bulgaria nel 1895 da una famiglia ebraica originaria dell’Ucraina: il padre, Daniel Pasmanik, è un medico con profondi interessi culturali mentre la madre, Debora Perlmutter, ha una formazione di ambito filosofico. In cerca di un ambiente più tollerante, la famiglia si trasferisce presto dalla Bulgaria in Svizzera e così Rachel cresce a Ginevra, compiendo fin da bambina studi musicali, diplomandosi in pianoforte e composizione al Conservatorio della città nel 1914; l’anno successivo insegna letteratura francese in un liceo. Nel 1919 si trasferisce a Parigi per occupare la cattedra di musica ed euritmica all’Opéra. Qui incontra nel 1922 Shraga Nissim Bespaloff, uomo d’affari socio del padre, che sposa e da cui ha la figlia Naomi. Nel 1930 i coniugi Bespaloff si trasferiscono in una piccola cittadina in un ambiente dove Rachel non si trova a proprio agio, rimpiangendo le frequentazioni e la vivacità culturale di Parigi, a quel tempo rifugio prediletto per quell’élite di esuli fuggiti dall’ex Impero russo. Rachel vive come una condanna l’allontanamento dallo stimolante milieu parigino, causa di sconforto e solitudine. Iniziano i sintomi del suo male di vivere: durante il 1938 trascorre un periodo in una clinica svizzera, a Montana, per ristabilirsi dai propri disturbi, nella stessa clinica dove nel 1937 era stata ricoverata Simone. Poi, altri spostamenti finché nell’estate del 1941, per sfuggire ai pericoli di incolumità nella Francia di Pétain, dove vigono le leggi razziali, lei e la famiglia abbandonano il paese trasferendosi negli Usa.

Negli Stati Uniti Rachel non riesce a radicarsi, ma porta a termine il suo saggio sull’Iliade, interpretando il poema omerico alla luce dei drammatici avvenimenti contemporanei. Nel 1943 insegna letteratura francese al College universitario di Mount Holyoke, ma la rendono infelice la superficialità della società americana e le penose condizioni della sua stessa famiglia: le difficoltà economiche, la malattia di cuore del signor Bespaloff e l’invalidità della madre. Anche se stimata da colleghi e allievi, Rachel si sente fuori posto e rimpiange Parigi e i vecchi amici. Muore suicida nel 1949, lasciandosi soffocare dal gas in casa sua. Lascia un messaggio: “Non cercate altre ragioni per il mio suicidio se non la mia estrema stanchezza”. Rachel compone un piccolo commento sull’Iliade, scaturito dalla lettura alla sua bambina delle gesta di Ettore, mentre Hitler varca les Champs Elysées. Il personaggio di riferimento è sicuramente Ettore, eroe umano, forse troppo umano. Fuori dalle porte Scee Ettore scorge Achille agitare la spada. Il guerriero più forte dei Troiani, il figlio più amato di Priamo, l’uomo simbolo di una città, trema, dimentica il suo coraggio e fugge. Fugge per ben tre volte attorno alla sacra Ilio e pensa: perché non garantire la pace promettendo ad Achille il ritorno di Elena e la spartizione di tutte le ricchezze di Troia? Già, perché non restituire Elena e smetterla lì? Perché a decidere non è lui e nemmeno Achille, a decidere è la guerra e lo spettacolo doveva andare avanti perché non è intorno alle mura di Troia ma nel recinto del cosmo e l’inseguimento del predatore e la fuga della preda devono continuare indefinitamente: tutti gli dèi li guardavano e dovevano godere dello spettacolo tragico.

E così Ettore, l’uomo che ha perduto tutto tranne se stesso, e per questo non s’inorgoglisce nel rispetto verso di sé né si umilia nel rispetto verso gli déi, alla fine va incontro a una morte certa nella consapevolezza di “abbandonare a una dolorosa distruzione tutto ciò che ama”, la moglie, il figlio, il padre e tutto il suo popolo, abbracciando “con un ultimo sguardo i veri beni della vita, all’improvviso esposti nella loro nudità di bersagli”. Ma, oltre che per Ettore, lo scavo psicologico e l’attenzione alla loro umanità e alle loro contraddizioni è per tutti i personaggi. Il contrasto che oppone Achille ad Ettore, pensa Rachel, va ben al di là della loro collocazione in schieramenti ostili e ben al di là dei loro ruoli e assurge a valore universale. Achille, uomo del continuo astio e del risentimento nonostante i ripetuti trionfi, che sta lì a rappresentare “il gioco della guerra, la gioia nel saccheggiare le città (…), il lustro dei trionfi inutili, delle imprese folli”, al punto da divenire “il solo personaggio dell’Iliade che finisce per essere odioso e atroce”. C’è, poi, Priamo, come asserisce la De Vincenti, il vecchio re, il quale rappresenta, immerso nella vertigine della fragilità umana, l’incarnazione della saggezza omerica. Ammirando il nemico che lo schiaccia, giustificando quella straniera la cui presenza è rovinosa per la città, il vecchio re assolve la vita nella sua totalità. Allora anche Achille, il vincitore, incontrando lo sguardo di Priamo, che non chiede altro che la restituzione del corpo morto del figlio, sembra ridestarsi da quella frenesia che fa di lui il meno libero tra gli esseri”, per ritornare per un attimo ad essere “un uomo carico d’infanzia e di morte”

In Omero non ci sono fazioni giuste o sbagliate, il male e il bene si intrecciano fino a confondersi nella bulimia della forza che tutto divora, pensa Rachel, eppure in tutto questo misero fango della vita c’è una dilaniante, infinita, tutta mortale bellezza, che sfocia nella più intoccabile tenerezza, di questi eroi umani che piangono eppure continuano a combattere. Insomma, secondo Rachel, contnua la relatrice, ciò che canta Omero è la resistenza alla forza, che diventa così il nucleo pulsante del poema. Nello scontro cosmico fra vita e morte, Omero canta l’uomo che non è solo una pedina, ma può avere l’ultima parola. L’importante è che sia quella giusta. Ed infatti, nel buio della notte dell’ultimo libro dell’Iliade, in una tenda dove si incontrano un padre senza figli e un figlio senza padre, una vittima e un omicida, un ragazzo e un vecchio, avviene l’incommensurabile, secondo Rachel, un incommensurabile che salva l’umanità dell’uomo: Achille prende la mano di Priamo e in quel silenzio rotto da un singhiozzo, si incrociano tutte le strade, finiscono tutte le storie. Ma prima che tutte le storie finiscano, prima che finisca la storia dell’occidente, là dove era iniziata, gli eroi piangono, i grandi uomini piangono, ridiventando soltanto uomini e piangendo ognuno i propri morti.

L’arabesco costruito da Anna De Vincenti per intrecciare i fili delle esistenze di queste donne fragili, ma al contempo gigantesche, sembra magico e fiabesco, eppure queste figure, attraverso il racconto rivelano il loro carisma e si delineano chiaramente come colonne del pensiero filosofico del Novecento, avendo lasciato tracce indelebili nella storia di questo secolo con il loro vissuto tribolato e sofferto. (amv)

CASSANO (CS) – Consegnati i lavori di ripristino dell’argine e della pulizia dell’alveo del Fiume Eiano

Consegnati i lavori di ripristino dell’argine e della pulizia dell’alveo del Fiume Eiano con tre interventi a Fosso di Garda, Sette Ponti e Ponte Nuovo.

L’intervento è stato finanziato con un bando vinto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Papasso nell’ambito dei fondi del Pnrr missione 2, componente “tutela del territorio e della risorsa idrica” sub investimento “misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico”.

Oltre al sindaco Papasso, alla formale cerimonia di consegna c’era tutta la giunta comunale, il presidente del consiglio Lino Notaristefano, il consigliere comunale Antonio Clausi, gli ingegneri dell’area Pnrr del Comune, il responsabile dell’area Tecnica il collega Luigi Serra-Cassano e la Polizia Locale guidata dal vice comandante Marcello Papasso. Presenti anche, per l’impresa Domenico Sposato, il direttore dei lavori, l’ingegnere Mariarosaria D’Atri e il responsabile del procedimento la collega Vincenzina Basile.

«Forse a qualcuno non è chiaro – ha esordito il sindaco Papasso presentando l’importante intervento – che i fondi del Pnrr non sono a “sportello” nel senso che non basta presentare il progetto e si riceve il finanziamento. Ottenere questi fondi significa presentare un elaborato con determinate caratteristiche che raggiunga determinati punteggi e per determinate categorie. È un lavoro complesso e che ha richiesto un lavoro immane perché sono tanti i finanziamenti ottenuti».

Tornando poi all’appalto specifico ha raccontato come, quando si è presentata l’occasione, l’amministrazione comunale della città di Cassano, dalle valutazioni fatte, ha ritenuto che l’intervento prioritario tra quelli già segnalati in occasione degli eventi del 2015 per la categoria “Interventi di ristrutturazione delle infrastrutture viarie fosse proprio quello riferito al “Ripristino argine e pulizia alveo del fiume Eiano” con tre interventi località Fosso di Garda, zona Sette Ponti (sempre nei pressi di Garda) e, soprattutto, nel quartiere Ponte Nuovo attraversato dallo stesso fiume.

«L’intervento indicato – ha sottolineato Papasso – risulta necessario e improcrastinabile, al fine di garantire le indispensabili condizioni di sicurezza, continuando a perdurare le situazioni di pericolo segnalate, nonostante il tempo trascorso dall’evento meteorico del gennaio del 2015, considerato che al verificarsi di intense e straordinarie precipitazioni, come nel caso degli eventi meteorici che hanno colpito il territorio nei giorni dal 29 gennaio al 2 febbraio del 2015, si registrano sempre ingenti danni al già fragile territorio comunale e in particolare abbiamo avuto altri problemi con l’argine dell’Eiano».

«L’impresa – ha spiegato in chiusura – per l’esecuzione dei lavori, secondo quanto stabilito dal capitolato speciale d’appalto, ha 240 giorni per completarli. Gli ho chiesto celerità, vista l’importanza, è ci ha rassicurato che con l’arrivo della bella stagione e l’abbassamento del livello del fiume si partirà con l’intervento e che sarà realizzato – salvo imprevisti – in molto meno tempo». L’importo dei lavori è pari a 200.000 euro. (rcs)

ZUMPANO (CS) – Successo per il caminetto Rotary su “La Calabria nella Storia della Medicina”

Si è tenuto giovedì 4 aprile al Regal Garden di Zumpano il caminetto in Interclub sul tema “La Calabria nella Storia della Medicina” a cura del Prof. Alfredo Focà, Pdg del Distretto 2102.

Il prof. Focà, docente dell’Università “Magna Graecia”, scrittore e qualificato studioso della Calabria, ha catturato l’attenzione dell’uditorio condividendo conoscenze che sono state, per molti, una autentica rivelazione.

Dalla relazione, accuratamente documentata, è emersa una Calabria decisamente diversa da quella odierna che si trova quasi sempre agli ultimi posti e viene citata per episodi di criticità. La regione ha invece avuto nei secoli passati, attraverso suoi figli di qualità, un ruolo di eccellenza.

Alfredo Focà ha passato in esame alcune figure che hanno caratterizzato la loro epoca a livello europeo: Democede di Crotone, medico del periodo di Pitagora; Cassiodoro, fondatore del Vivarium di Squillace, una delle personalità più alte del medioevo; Bruno da Longobucco, grande chirurgo, tra i fondatori dell’università di medicina di Padova.

Il legame della medicina con la filosofia è stato un ulteriore filo conduttore della relazione, con Telesio e Campanella punti di snodo per la modernità.

Il prof. Focà è apprezzato autore di numerosi testi storici, tra cui due volumi su sanità e società in Calabria ai tempi di Zanotti Bianco.

L’incontro è stato organizzato dal Rotary Club Cosenza Nord presieduto da Natale Dodaro, in collaborazione con i Club Presila Cosenza est-presidente Roberto Miniaci, Cosenza Sette Colli-presidente Franco Bozzo, E-Club of Calabria International- presidente Mariarita Bruno, Passport Brutium-presidente Stanislao Amato, Rotaract Club Cosenza-presidente Francesco Maria Iannucci.

Erano presenti i Pdg Piero Niccoli e Pasquale Verre, la Governatrice eletta del Distretto 2102 Maria Pia Porcino, il Governatore nominato Dino De Marco. (rcs)

MENDICINO (CS) – Mercoledì presentazione della candidatura di Reda al Teatro comunale

Mercoledì 10 aprile presso il Teatro comunale di Mendicino verrà presentato ufficialmente il progetto civico a sostegno della candidatura di Francesca Reda.

Intanto si è tenuta presso la sede del Partito Democratico di Mendicino e dell’associazione Senza Pressa e Senza Muri la prima diretta Facebook dei gruppi politici che sostengono la candidatura a sindaco della segretaria del Partito Democratico Francesca Reda.

L’incontro è stato introdotto dalla candidata a sindaco, che ha descritto la situazione politica del Comune di Mendicino e ha affermato la necessità di avviare una nuova stagione in discontinuità con le amministrazioni Palermo, Bucarelli e Greco che hanno portato al dissesto del Comune di Mendicino.

Al fianco della segretaria di Circolo del PD di Mendicino sono intervenuti rappresentanti del Movimento Cinque Stelle e del gruppo civico Senza Pressa e Senza Muri che hanno approfondito la situazione economico-finanziaria del Comune e affermato l’importanza di un rinnovamento aperto al contributo della società civile e delle associazioni, valorizzando il patrimonio storico- culturale di Mendicino, a partire dalla grande tradizione della seta. (rcs)

PALUDI (CS) – Al Museo Civico s’inaugura la mostra “Scavare Radici”

Mercoledì 10 aprile, al Museo Civico di Paludi, alle 18, s’inaugura la mostra Scavare radici. Il racconto della scoperta di Castiglione di Paludi, a cura delle archeologiche Donatella Novellise direttrice scientifica del Parco Archeologico di Castiglione e del Museo Civico di Paludi e Serena Guidone, funzionaria archeologa al Parco Archeologico di Pompei.

All’inaugurazione saranno presenti Filippo Demma, direttore del Parco Archeologico di Sibari, la Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza Paola Aurino, le curatrici della mostra.

L’esposizione, visitabile fino al 10 febbraio 2025, è il racconto della scoperta di Castiglione di Paludi”: un viaggio a ritroso nel tempo, dalle prime segnalazioni del rilevante sito archeologico ai primi del ‘900 sino alla sua messa in luce, tra il 1950 ed il 1956, che porta al tempo lontano della Magna Grecia e prima ancora. A guidare questo percorso di conoscenza e consapevolezza sono documenti d’archivio e reperti mai esposti prima: una selezione di vasi, oggetti in bronzo, statuine, elementi architettonici dall’abitato fortificato ellenistico (IV-III secolo a.C.) e alcuni reperti dalle necropoli: quella più antica enotria (IX-VIII sec. a.C.) e quella contemporanea all’abitato.

«Abbiamo voluto aprire la sezione archeologica del Museo Civico – hanno spiegato le curatrici – raccontando la scoperta del sito straordinario che è Castiglione, attraverso le indagini guidate dall’allora Ispettore Giuseppe Procopio e provando a ricreare l’atmosfera e la suggestione di quegli anni, esponendo una scelta dei documenti d’archivio. E poi i reperti, che raccontano ciascuno con la propria voce la storia di un luogo, di un territorio, le azioni di un tempo passato. Il titolo dato alla mostra non è casuale. Castiglione è spazio in cui una macchia mediterranea straordinaria custodisce l’archeologia. E abbiamo voluto che l’esposizione rappresentasse il legame forte fra natura e archeologia che caratterizza il sito, usando una pianta che a Castiglione cresce abbondante e spontanea: la liquirizia, attraverso la disponibile partecipazione del Museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli”, tra i soggetti aderenti all’Accordo di valorizzazione promosso dal Parco archeologico di Sibari».

«A Castiglione le radici vegetali abbracciano quelle di una comunità, di un territorio, di una pluralità di popoli – hanno concluso –. Scavare radici vuole rappresentare un atto concreto di appartenenza e consapevolezza, attraverso la valorizzazione di quella bellezza del patrimonio materiale ed immateriale di cui il territorio è generoso».

«È un traguardo che tagliamo con grande, incontenibile gioia, frutto della volontà convinta dell’Amministrazione Comunale di valorizzare il patrimonio culturale di cui abbiamo il privilegio di essere custodi, ampliandone la conoscenza, attraverso le strategie migliori», ha dichiarato Stefano Graziano, sindaco di Paludi.

«Un traguardo – ha concluso – che diventa punto di partenza, per le prospettive che apre l’arrivo a Paludi – per la prima volta – dei reperti di Castiglione: occasione di formazione e crescita culturale, di conoscenza e fierezza della nostra identità. Un fare, costruire e promuovere cultura necessario, reso possibile dalla rivoluzione culturale contagiosa e coinvolgente promossa nella Sibaritide da Filippo Demma, direttore del Parco archeologico di Sibari, al quale siamo grati per aver reso possibile la realizzazione della mostra».

Che il Parco archeologico di Sibari voglia essere e costruire comunità è un dato di fatto, sempre più confermato da quanto avviene nella Calabria tutta, nonché dalle parole del suo Direttore Filippo Demma: «Solo pochi mesi fa abbiamo sottoscritto un accordo per la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale della Sibaritide e del Pollino con quattordici comuni della Sibaritide, un’Arcidiocesi ed una Diocesi, un Museo d’impresa, tre Musei privati, un Parco Nazionale ed un Ente gestore di due Riserve ambientali, che porterà alla nascita della Rete dei Musei della Sibaritide».

«A distanza di pochi mesi – ha concluso – raccogliamo un frutto importante, senz’altro figlio di quell’accordo: l’apertura della mostra nel Museo Civico di Paludi, con reperti che escono dai magazzini del nostro museo, diventano patrimonio fruibile da tutti e tornano – ripetutamente e a rotazione – nel luogo in cui cono stati rinvenuti poco meno di cent’anni fa. Si concretizza la volontà di fare sistema, di valorizzare la bellezza che ci circonda, attraverso un impegno di comunità». (rcs)

COSENZA – Nazione futura si presenta mercoledì con il coordinatore nazionale Giubilei

L’Europa dei conservatori e delle identità è il tema del convegno che si terrà il prossimo 10 aprile a Cosenza alle ore 18 all’Hotel Royal e che segnerà la presentazione ufficiale del circolo di Nazione Futura della città.

Interverranno, Spartaco Pupo, docente alla facoltà di scienze politiche dell’Università degli studi della Calabria, Sergio Strazzulli, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Luciana De Francesco, consigliere regionale di Fdi e Presidente della Prima commissione consiliare regionale, Antonio Mattia Bruno, coordinatore di Nazione Futura Rende, Pasquale Ferraro, direttore nazionale Nazione Futura. L’incontro, moderato da Vincenzo Campanella, coordinatore territoriale di Cosenza di Nf, sarà concluso dal Presidente di Nazione Futura, Francesco Giubilei.

«La presenza di Francesco Giubilei – ha detto Vincenzo Campanella – e di Pasquale Ferraro ci inorgoglisce: Nazione Futura è il primo think tank conservatore della nostra Nazione e punta a diventare un riferimento culturale e dialogico per tante persone che si ritrovano in un’idea della politica che, in Italia, ha avuto straordinari protagonisti da Giuseppe Prezzolini a Guareschi, da Leo Longanesi ad Indro Montanelli».

«Nazione Futura ha partecipato alla conferenza del Cpac negli Usa – ha proseguito Campanella – momento di confronto per i conservatori di tutto il mondo»

«Il dibattito, a pochi mesi dalle elezioni europee – ha aggiunto Campanella – sarà l’occasione per parlare di una nuova Europa, che abbracci un’idea di valorizzazione delle identità culturali e che recuperi la dimensione di una lunga storia politica e sociale». (rcs)

COSENZA – Dal 18 al 20 aprile ritorna il B-Book alla Città dei ragazzi

Torna dal 18 al 20 aprile, alla Città dei Ragazzi di Cosenza, il B-Book Festival, giunto all’ottava edizione. Il festival è organizzato dalla cooperativa delle donne, dalla cooperativa Don Bosco e da Teca srl nell’ambito de progetto “Edu Hub” finanziato dall’Unione europea – Next Generation Eu-Pnrr M5C3 – Investimento 1.3 – Interventi socio educativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo Settore. Il tema di quest’anno è “Futuro semplice”, scelto per coniugare i tempi della lettura con quelli della crescita, del divenire, dell’essere. Per sottolineare quanto, immergersi nel mondo fantastico della letteratura, possa definire cornici di senso per i nuovi sguardi che si poggiano sul futuro.

Nove gli scrittori ospiti del festival che animeranno gli incontri rivolti a studenti, ragazzi, educatori e genitori: Alex Corlazzoli, Claudio Dionesalvi, Maria Gianola, Angelo Mozzillo, Mario Pennacchio, Sergio Rossi, Davide Sarti, Beniamino Sidoti e Alessandro Riccioni. Le attività mattutine sono riservate alle scuole dell’infanzia, alle scuole primarie e alle scuole secondarie di primo e secondo grado. I pomeriggi sono, invece, aperti a tutti e prevedono incontri con gli autori e laboratori.

Gli incontri, le letture e i laboratori hanno l’obiettivo di far nascere e consolidare il piacere della lettura tra i bambini e i ragazzi, attraverso la possibilità di instaurare un rapporto diretto tra scrittori e piccoli lettori, sperimentando forme interattive di confronto, scambio e ricerca, finalizzati alla promozione della lettura.

I laboratori saranno condotti da Gaspare Orrico, Joseph Waweru, Salvatore Urso, Massimo Iiritano, Mimma Ciambrone, Erka Gallo. Ci sarà la partecipazione di Ri-formap, Le Pecore Nere editori, Crescimondo, Petite Bibliotheque, Teatro dei Fliaci, Armando Acri, Patrizia Pichierri. Il B-Book Festival è organizzato in collaborazione con le librerie Juna e Raccontami di Cosenza. Scuole partner del progetto sono gli istituti comprensivi Via Roma – Spirito Santo e Gullo.

Per maggiori informazioni si può contattare il numero 379.2473292 oppure si può scrivere all’indirizzo di posta elettronica staffbbook@gmail.com.

A questo link si può trovare una breve biografia di tutti gli autori coinvolti in questa edizione https://bbookfestival.wordpress.com/2024/02/29/autori-2024/ (rcs)