In Consiglio regionale il ricordo di Pino Anfuso e Franco Bruno

di PINO NANO – Ieri solenne cerimonia di ricordo e di commemorazione al Consiglio Regionale della Calabria per due giornalisti Rai che, ormai, non sono più tra di noi, e che con il loro lavoro quotidiano hanno segnato e attraversato la vita e la storia della redazione giornalistica Rai della Calabria.

Si tratta dei giornalisti Franco Bruno e Pino Anfuso, morti ancora molto giovani e mentre erano ancora in servizio, due pilastri della redazione giornalistica RAI calabrese, soprattutto della redazione di Reggio Calabria, e che per le loro diverse specificità hanno raccontato magistralmente bene un pezzo fondamentale della storia di questa nostra regione, quasi 30 anni di cronache, di inchieste filmate, di dossier spinosissimi, di denunce pubbliche e di resoconti politici da una delle realtà periferiche più difficili e complesse del Paese.

Per il Presidente del Consiglio Regionale Filippo Mancuso è un giorno solenne, perché «qui oggi – dice il Presidente – vogliamo ricordare due testimoni del nostro tempo, e due cronisti che hanno dedicato al giornalismo la loro vita sacrificando affetti e interessi personali».

Il vero padrone di casa qui in Consiglio Regionale oggi è però il Capo della redazione giornalistica della Sede calabrese della Rai, Riccardo Giacoia, è partita infatti da lui la proposta di intitolare due spazi diversi, due stanze, ai due colleghi reggini, dopo che nei mesi scorsi il Consiglio Regionale aveva già ricordato anche un altro giovane collega giornalista, Pietro Bellantoni, anche lui devastato in giovanissima età dal cancro poco dopo la sua assunzione in RAI.

«Tre diverse storie – dice Riccardo Giacoia – tre diverse tragedie, tre diversi percorsi di vita, ma tutti e tre figli di questa grande azienda pubblica che è ancora la Rai. E a cui oggi tutti noi diciamo ancora una volta Grazie per tutto quello che avete dato a questa terra e alla sua gente».

Commovente e appassionato il ricordo che dei colleghi scomparsi fa qui in Consiglio Regionale Roberta Serdoz, Vice Direttore della Testata Giornalistica Regionale Rai, in rappresentanza del management aziendale: «Colleghi che io ho conosciuto, che ho avuto modo di apprezzare nell’esercizio delle loro funzioni, e che ho soprattutto stimato e seguito per il rigore del loro impegno professionale e quotidiano al servizio dell’informazione regionale e nazionale».

Da lontano arriva il messaggio di saluto del direttore di Sede Massimo Fedele, lui al seguito del Presidente dell’Albania nei paesi di lingua arbereshe. In sala, invece, per la festa generale ci sono i familiari di Franco Bruno e di Pino Anfuso, ci sono i colleghi di Reggio Calabria andati in pensione, Lello Malito, Orazio Cipriani, Giovanni Scarinci, Tonino Raffa, Mario Meliadò, ci sono i vertici del sindacato, Carlo Parisi per la FIGEC Cisal, e Daniele Macheda per l’USIGRAI, ci sono amici comuni di Franco e Pino che con loro hanno condiviso intere stagioni di racconti e di esperienze giornalistiche. Ci sono Pippo Praticò, Franco Cufari, Carlo Macrì e naturalmente il portavoce del Consiglio regionale della Calabria, Romano Pitaro. Fisicamente assente per motivi di lavoro, Giusy Utano, che ha lavorato fianco a fianco con Pino Anfuso, ha voluto essere presente con un mazzo di fiori, alla sua maniera di sempre.

«Ho conosciuto Franco Bruno nella Sala Stampa del Comune di Reggio Calabria – racconta Carlo Parisi – quando, alle prime armi, ho iniziato a scrivere per Il Giornale di Calabria. Con Pippo Praticò e Orazio Cipriani, qui presenti, ascoltavamo i suoi racconti sulla Rivolta del 1970, la ’ndrangheta, i sequestri, il malaffare sfociato nella Tangentopoli reggina e soprattutto i retroscena di tante pagine importanti della politica. Un signore del giornalismo. Pino Anfuso, invece, quasi mio coetaneo, invece, è stato l’amico al quale chiedere consiglio per la risoluzione dei problemi tecnici più difficili. Era un mago della fotografia, delle riprese e del montaggio, come bene ha ricordato Riccardo Giacoia, che in pochi istanti, addirittura in auto, riusciva a montare un servizio e renderlo pronto per la messa in onda. Ma Pino era soprattutto un gigante buono dall’eterno sorriso».       

Daniele Macheda ricorda il suo rapporto viscerale e personale soprattutto con Pino Anfuso: «abbiamo partecipato allo stesso concorso di assunzione in Rai e le nostre vite per molto tempo sono state parallele, sono qui anche per testimoniare questo mio grande amore per i miei compagni di lavoro e di vita». Ma lo stesso Carlo Parisi racconta qui un aneddoto che solo in pochi forse conoscono, e che da giovane lui e Daniele Macheda giocavano a calcio insieme, «quando nessuno dei due avrebbe mai immaginato di diventare da grande leader sindacale di altissimo prestigio e profilo».

Ma, alla fine, queste cerimonie sono importanti e belle anche per questo, perché anche i grandi “guerrieri” per un attimo “depongono le armi” per onorare la memoria e l’amicizia che ognuno di noi ha costruito cementato e coltivato sul suo posto di lavoro.

Ma questo è il bello della vita. (pn)

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: In arrivo a luglio mensilità per 14esima ai pensionati

di UGO BIANCOA luglio prossimo, in aggiunta alla rata di pensione, i pensionati che ne hanno diritto, riceveranno la quattordicesima. È un importo aggiuntivo previsto dalla legge 127/2007, con un’estensione introdotta dall’articolo 1 comma 187 della legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017).

L’Inps, con il messaggio n. 1966 del 20 giugno 2025, ha comunicato le indicazioni operative, i criteri di accesso e gli importi previsti. Di seguito analizzeremo chi sono i destinatari, da quando spetta e a quanto ammonta, con il supporto di due tabelle riassuntive. La platea dei beneficiari comprende i pensionati, sia ex lavoratori dipendenti che autonomi, che hanno compiuto almeno 64 anni di età, titolari di un reddito personale lordo annuo, senza tenere conto di quello del coniuge, non superiore a 15.688,40 euro ed una differente anzianità contributiva, maturata al momento del pensionamento.

Rileva ai fini del reddito l’importo della pensione in godimento, i redditi di qualsiasi natura, tranne gli assegni familiari, l’indennità di accompagnamento, la rendita catastale della prima casa, il trattamento di fine rapporto, le competenze arretrate e le pensioni di guerra. Non costituisce reddito, sia ai fini fiscali, che per la percezione di prestazioni previdenziali o assistenziali. La prescrizione per richiede gli importi mai percepiti, nel rispetto dei requisiti di legge, è stabilita in cinque anni dalla maturazione del beneficio. 

 

Chi può beneficiarne? 

Due categorie, distinte in base al reddito lordo percepito: Chi possiede un reddito lordo che non supera una volta e mezzo il trattamento minimo (TM € 603,40). Per l’anno 2025, la soglia di reddito da non superare è € 11.766,31 lordi (€ 603,40 x 13 x 1,5) pari a un reddito mensile lordo di € 980,53. In questo caso l’importo della mensilità aggiuntiva è percepito per “intero” come rappresentato nella tabella sotto riportata: Tab. 1 

Quattordicesima 2025 per redditi fino a € 11.766,31

Lavoratori dipendenti

(anni di contribuzione)

Lavoratori autonomi

(anni di contribuzione)

Importo

Quattordicesima

fino a 15 fino a 18 € 437,00
da 15 a 25 da 18 a 28 € 546,00
oltre i 25 oltre i 28 € 655,00

Chi percepisce un reddito lordo che non supera due volte il trattamento minimo (TM € 603,40). Per l’anno 2025, la soglia di reddito da non superare è € 15.688,40 lordi (€ 603,40 x 13 x 2) pari a un reddito mensile lordo di € 1307,37. In questo caso l’importo della mensilità aggiuntiva è percepito “ridotto” come rappresentato nella tabella sotto riportata: Tab. 2 

Quattordicesima 2025 per redditi fino a 15.688,40  

  Lavoratori dipendenti 

  (anni di contribuzione)

    Lavoratori autonomi    

  (anni di contribuzione)

            Importo     

     Quattordicesima 

          fino a 15              fino a 18            € 336,00
        da 15 a 25            da 18 a 28            € 420,00
          oltre i 25            oltre i 28           € 504,00

Come si calcola se i 64 anni si compiono in corso d’anno?

La mensilità aggiuntiva viene rapportata ai mesi successivi al compimento dei 64 anni. Per fare un esempio, un pensionato nato il 15 aprile 1961 con 28 anni di contributi da lavoro dipendente e con un limite di reddito stabilito, riceverà un importo pari a € 378,00 (€ 504,00/12×9 mesi). (Messaggio Inps n° 2549/2017)

Come si ottiene?

Chi ha diritto alla quattordicesima la riceverà automaticamente nel cedolino di pensione di luglio, senza dover presentare alcuna richiesta. L’INPS informerà i beneficiari attraverso diversi canali: una sezione dedicata nel modello OBIS M 2025; un messaggio nell’area personale “MyINPS”, accompagnato da un’email, se il pensionato ha una PEC attiva; una notifica tramite l’app “IO”.

Chi ritiene di avere diritto alla quattordicesima ma non la riceve, può inoltrare una richiesta di “Ricostituzione reddituale per quattordicesima” direttamente sul sito INPS.
In alternativa, è possibile rivolgersi gratuitamente a un Patronato per ricevere assistenza. (ub)

[Ugo Bianco, Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi –Dipartimento Calabria]

Quattro ricercatrici calabresi al congresso di Lisbona sulla ricerca oncologica

di FRANCO CACCIASono 4 donne, giovani, determinate e preparate, a portare in alto il nome della Calabria nel settore della ricerca contro il cancro. Nei giorni scorsi si è tenuto a Lisbona il Congresso Annuale 2025 dell’Associazione Europea per la Ricerca sul Cancro (EACR 2025), un congresso dedicato alla ricerca oncologica di base, in cui i massimi esperti mondiali si sono confrontati sui progressi nel campo della cura di una delle principali cause di morte che affligge da decenni le popolazioni del pianeta. Le ricercatrici sono, Giada Juli, dottore di Ricerca in Biologia Cellulare e Molecolare-Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica-UMG; Nicoletta Polerà, Dottore di Ricerca-Istituto di Ricerca Biomedica ed Innovazione (IRIB) e Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); Mariamena Arbitrio, Farmacologo Clinico Ricercatore IRIB-CNR- Catanzaro; Emanuela Altomare, Dottore di Ricerca Dipartimento di Scienze della salute-UMG.

Nel corso dei lavori le ricercatrici calabresi hanno presentato i risultati di ricerche realizzate tra l’Università Magna Graecia, laboratorio di oncologia medica diretta dai proff P. Tassone e P. Tagliaferri in collaborazione con la Fondazione BIT di Roma, presieduta dal prof. G. Nisticò.  I temi oggetto dei lavori presentati hanno riguardato i nuovi approcci terapeutici per la cura del melanoma con l’inibitore di un microRNA ed un anticorpo monoclonale per immunoterapia. L’altra ricerca presentata è stata ancora più identitaria, come si evince dal titolo della presentazione scientifica: gli effetti degli estratti polifenolici dell’olio di oliva calabrese per la cura dell’Alzheimer. Il successo di queste quattro ricercatrici è motivo di speranza per la ricerca oncologica, ma anche un prezioso attestato di riconoscimento per le università di provenienza e per l’intera Calabria. Questi riconoscimenti internazionali non solo aprono nuove opportunità di collaborazione e finanziamento per i loro progetti, ma servono anche da ispirazione per le future generazioni di scienziati calabresi. La storia di queste quattro ricercatrici calabresi è una testimonianza del fatto che con la passione per la conoscenza e l’impegno costante, anche dalla Calabria, possono arrivare contributi ed innovazioni concrete capaci di fare la differenza nel progresso scientifico e nella lotta contro malattie complesse come il cancro e nelle moderne metodologie di assistenza ai pazienti.

La loro presenza a un congresso di tale rilevanza, come l’EACR 2025, non è solo un riconoscimento personale, ma un segnale forte del potenziale scientifico che la regione può esprimere. L’auspicio è che risorse di tale livello possano essere adeguatamente valorizzate dalle università calabresi in cui si sono formate ed in cui sognano di continuare a dare il loro contributo scientifico.  (fc)

Nuovo incendio all’Ospedale della Sibaritide, Maccarone (Fenealuil): Occhiuto intervenga

Dopo l’incendio che ha colpito ieri il cantiere dell’Ospedale della Sibaritide, oggi si è consumato un secondo, gravissimo episodio. Un nuovo rogo, un nuovo segnale inquietante. E questa volta non ci si può più nascondere dietro la parola “fatalità”. Non si può più parlare di coincidenze». È quanto ha detto Giacomo Maccarone, segretario generale di Fenealuil Calabria che, proprio mercoledì, aveva lanciato un grido l’allarme, rimasto tuttavia inascoltato.

«Troppa superficialità, troppa indifferenza rispetto a quello che dovrebbe essere l’ospedale della rinascita di un intero territorio, e che invece rischia di diventare il simbolo della morte della civiltà calabrese», si legge nella nota del sindacalista, in cui viene ricordato che «la FenealUil Calabria, sindacato attento, presente e impegnato quotidianamente nella tutela dei lavoratori, condanna con fermezza quanto accaduto e pretende immediatamente risposte concrete. L’incolumità dei lavoratori e la sicurezza del cantiere sono priorità assolute, ma ciò che sta accadendo lascia pensare a qualcosa di ancora più grave: forse atti intimidatori, forse sabotaggi deliberati, o peggio. In ogni caso, non può e non deve passare sotto silenzio».

Per questo «chiediamo, a gran voce, che tutto il cantiere dell’Ospedale della Sibaritide e le aree circostanti siano poste sotto controllo e sorveglianza costante da parte delle forze dell’ordine. I lavoratori e le loro famiglie non possono continuare a vivere nella paura di recarsi ogni giorno in un luogo dove il terrore sembra aver preso il sopravvento sulla legalità».

«Il presidente della Regione e Commissario ad acta per la sanità calabrese, Roberto Occhiuto – ha detto Maccarone – deve intervenire immediatamente. Non può esserci silenzio di fronte a un attacco così violento e simbolico verso una delle opere pubbliche più importanti della regione. Il suo ruolo istituzionale gli impone di dare un segnale forte, chiaro e immediato: la Calabria non è terra di nessuno».

«Servono misure straordinarie – ha evidenziato – per garantire sicurezza, legalità e dignità. Non solo per chi lavora nei cantieri, ma per tutta la cittadinanza. Non possiamo accettare che un’opera sanitaria di tale importanza venga trasformata in un campo di battaglia. Il silenzio, in questo momento, è complice. Il disinteresse è corresponsabile».

«La Calabria ha bisogno di sanità, di lavoro ma, soprattutto, di giustizia e coraggio. E oggi, più che mai, abbiamo bisogno che lo Stato faccia sentire la sua voce. Prima che sia troppo tardi», ha concluso.

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, invece si è appellato al Governo e al Ministero della Difesa «affinché si valuti l’immediato impiego dell’Esercito per la sorveglianza e la tutela del cantiere, come già avviene per la Strada Statale 106 nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure».

«Due incendi in due giorni, entrambi sviluppatisi nella stessa area del cantiere dell’ospedale della Sibaritide, non possono essere archiviati come semplici coincidenze», ha detto il consigliere, ribadendo la necessità di «un intervento immediato da parte dello Stato per garantire sicurezza, legalità e continuità ai lavori di costruzione di un’opera strategica per la sanità calabrese».

«Parliamo di una struttura sanitaria attesa da decenni – ha proseguito Tavernise – e che, tra ritardi, stop, cambi di gestione e rimpalli di responsabilità, ancora oggi non riesce a vedere la luce. I recenti roghi nel vano ascensore e in altre zone del cantiere alimentano il sospetto che vi siano interferenze esterne che mirano a rallentare o ostacolare i lavori. È inaccettabile. Lo Stato deve rispondere con fermezza».

«Non possiamo permettere che questo progetto diventi ostaggio di interessi opachi o vittima della scarsa vigilanza».

«Chi lavora in quel cantiere – ha concluso – ha diritto a operare in condizioni di tranquillità. Chi vive su questo territorio ha diritto a sapere se dietro questi episodi ci sia una regia occulta. E chi governa ha il dovere di intervenire subito. È il momento di alzare il livello di guardia. Lo Stato si faccia sentire». (rcs)

Il Consiglio regionale approva legge contro violenza di genere

«L’approvazione odierna della nuova legge regionale contro la violenza di genere segna un risultato importante per la nostra Regione e, soprattutto, per tutte quelle persone, in particolare le donne, che ogni giorno vivono situazioni di sopraffazione e abuso». È quanto ha detto l’assessore regionale alle Politiche Sociali, Caterina Capponi, evidenziando come «siamo consapevoli che una legge, da sola, non può risolvere completamente il problema della violenza di genere. Tuttavia, può e deve rappresentare uno strumento fondamentale per contrastarla. È con questa consapevolezza che ci siamo impegnati a fondo per elaborare una normativa che potesse offrire un nuovo approccio risolutivo e infondere speranza».

«Questa legge – ha ribadito – non è un semplice aggiornamento della normativa precedente, ma un cambiamento radicale nell’approccio al problema. Siamo coscienti che per eliminare la violenza di genere è necessario un profondo cambiamento culturale, che promuova il rispetto, l’uguaglianza e la parità tra i sessi. La legge nasce dall’attento ascolto di chi vive e combatte quotidianamente il problema: operatrici e operatori, centri antiviolenza, vittime, famiglie e, in particolare, le associazioni. Abbiamo voluto costruire un impianto normativo solido e organico, capace di integrare prevenzione, protezione e ricostruzione».

«Con queste premesse e con questa visione – ha rimarcato l’assessore alle Politiche sociali – la Calabria si dota di una rete regionale strutturata e integrata, in cui ogni attore – dai Comuni alle Aziende sanitarie, dalle scuole alle Forze dell’Ordine, dalla Magistratura ai centri specializzati – lavora in modo coordinato e omogeneo per prevenire e contrastare la violenza in tutte le sue forme. La nuova legge amplia il raggio d’intervento, includendo anche le persone con disabilità, troppo spesso escluse o non pienamente tutelate nelle strategie di contrasto alla violenza. A loro vogliamo continuare a garantire pieno ascolto e piena protezione».

«Accanto alle misure di protezione per le vittime – ha proseguito – abbiamo introdotto interventi per il recupero degli uomini autori di violenza. Questa scelta nasce dalla consapevolezza che prevenire significa anche intervenire sui modelli relazionali e culturali distorti che alimentano cicli di aggressività e dominio. Per questo, abbiamo previsto percorsi di responsabilizzazione e rieducazione, affiancati da campagne di sensibilizzazione e attività di formazione destinate a operatori, insegnanti, sanitari e forze dell’ordine. Siamo convinti che solo un impegno corale, diffuso e costante possa produrre un cambiamento reale».

«La legge approvata – ha continuato – stabilisce risorse certe e programmate nel tempo per sostenere i progetti sul territorio, rafforzare i centri antiviolenza e le case rifugio, garantire alloggi protetti in collaborazione con l’Aterp e permettere alle donne e ai loro figli di poter immaginare e ricostruirsi una vita in condizioni di sicurezza. Abbiamo anche introdotto un fondo patrimoniale regionale alimentato dai risarcimenti giudiziari e prevediamo la possibilità per la Regione di costituirsi parte civile nei processi per violenza di genere, segnalando così un chiaro posizionamento istituzionale accanto alle vittime».

«La legge regionale contro la violenza di genere – ha sottolineato – è una scelta politica, sociale e culturale. È una legge che guarda al futuro e che afferma con forza un principio essenziale: nessuna donna deve più sentirsi sola. Nessuna violenza deve più restare invisibile».

L’assessore Capponi ha concluso ringraziando «il presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto, il presidente del Consiglio regionale, i colleghi della Giunta e del Consiglio, i componenti della III Commissione, e tutte le persone che, con il loro contributo, hanno reso possibile questo traguardo».

«Ma il mio personale pensiero e la mia vicinanza –ha concluso –  vanno a tutte le donne che, anche nel dolore, hanno trovato la forza di parlare, di denunciare, di rialzarsi. È nel loro nome che oggi, con convinzione, è stato compiuto questo atto dovuto. Si, dovuto, perché è compito delle istituzioni e di chi le amministra di ascoltare la voce della sofferenza e di adoperarsi per attuare ogni iniziativa possibile al fine di lenirla».

Soddisfazione è stata espressa dal presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, sottolineando come «il Consiglio regionale continua a dimostrare grande attenzione e consapevolezza sul fenomeno che quotidianamente interessa le donne che subiscono spregevoli prepotenze sia fisica che morale».

«Fin dall’avvio di questa legislatura – ha ricordato – il Consiglio regionale ha messo a disposizione, in questa battaglia di civiltà, le proprie prerogative e costituito gli organismi deputati ad occuparsene e che, in varie circostanze, hanno prodotto azioni tangibili; mi riferisco, nello specifico, a due edizioni degli Stati generali contro la violenza alle donne ed ai protocolli interistituzionali per un monitoraggio minuzioso del fenomeno e per assegnare, d’intesa con l’Aterp, residenze pubbliche da destinare alle donne vittime di violenza ed ai loro figli».

«Trovo condivisibile l’attenzione della legge sui Centri antiviolenza – ha proseguito – strutture che svolgono un ruolo cruciale nel supporto alle donne vittime di violenze e offrono un ambiente sicuro, in cui le donne possono ricevere ascolto e supporto emotivo e condividere, attraverso incontri di gruppo organizzati, le loro esperienze e riscuotere, quindi, supporto reciproco così da iniziare a ricostruire la propria vita».

«Oltre all’impegno delle istituzioni – ha concluso – reputo fondamentale che la società civile continui ad impegnarsi, con sempre maggiore forza e determinazione, per costruire un futuro scevro da violenza e libero da ogni forma di prevaricazione sulle donne». (rcz)

Incontro istituzionale tra Begaj e Occhiuto, rafforzare cooperazione per stimolare sviluppo

È stato un  un momento di alto valore istituzionale e simbolico, consolidando il legame storico e culturale che unisce la Calabria all’Albania, con un pensiero particolare rivolto alla comunità arbëreshë, che da secoli è parte integrante del tessuto sociale e culturale calabrese, l’incontro tra il presidente della Repubblica di Albania, Bajram Begaj, e il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

Ad accogliere il Capo dello Stato albanese in Cittadella regionale, anche l’assessore regionale all’Agricoltura e ai Trasporti, Gianluca Gallo.

«Tra Calabria e Albania – ha dichiarato il Presidente Occhiuto – esiste un rapporto solido, fondato su radici profonde. Un legame che oggi può tradursi in un’occasione concreta di crescita reciproca. Entrambe le realtà condividono il dramma dello spopolamento giovanile: molti ragazzi e ragazze lasciano i propri territori in cerca di opportunità altrove. Insieme, possiamo creare le condizioni per invertire questa tendenza».

Nel corso del colloquio sono emerse numerose prospettive di cooperazione nei settori del turismo sostenibile, della formazione universitaria, dell’innovazione e della mobilità, con l’obiettivo di valorizzare i territori e costruire nuove traiettorie di sviluppo euro-mediterraneo. Il presidente Occhiuto ha ricordato l’attivazione del volo diretto Lamezia Terme–Tirana come esempio concreto di integrazione tra le due sponde dell’Adriatico, sottolineando la volontà della Calabria di proporsi come partner strategico dell’Albania.

«Oggi – ha concluso Occhiuto – abbiamo la possibilità di far conoscere la nostra Regione per le sue straordinarie potenzialità, superando gli stereotipi del passato. È fondamentale rafforzare questo ponte culturale ed economico, non solo con l’Albania, ma anche con tutti quei cittadini calabresi che mantengono vivo il legame con le loro origini arbëreshë». (rcz)

Bonifica Sin Crotone, Errigo spinge per monitoraggio dati epidemiologici

Il Commissario Straordinario per la bonifica del Sin di Crotone, gen. Emilio Errigo, ha indirizzato una richiesta ufficiale all’Istituto Superiore di Sanità, ad altri enti tecnico-scientifici e alle Istituzioni interessate, richiedendo le informazioni da loro possedute concernenti i dati epidemiologici ed ogni altro dato ritenuto utile riferiti all’area Sin, per l’avvio e l’implementazione di un programma di raccolta e analisi di dati epidemiologici.

«La salute pubblica è e deve essere sempre la priorità. Su questo aspetto nessun ritardo è ammissibile»; questo è il messaggio chiaro e perentorio che emerge dalla nota. 

Nelle more delle operazioni di bonifica ambientale in corso, portate avanti in sicurezza, dai soggetti obbligati e accertate con i controlli previsti dalla legge, il Commissario ha voluto richiedere con urgenza, tutti i dati finora posseduti ma mai sistematizzati, sul monitoraggio sanitario mirato sulla popolazione residente.

Il programma mira non solo a fotografare l’attuale condizione epidemiologica dell’area ma a creare una nuova base scientifica per valutare nel tempo l’efficacia delle azioni di bonifica ambientale.

Il coinvolgimento diretto di enti come ISS, ISPRA, CNR, ARPACAL, Ministero della Salute e Regione Calabria, tra gli altri, dimostra la portata sistemica e interistituzionale della richiesta di intervento.

«Questa nota – si legge – rappresenta una prima risposta, dettata dall’ascolto delle legittime preoccupazioni e dai timori sulle possibili patologie ambientali, della cittadinanza volta a non sottovalutare gli aspetti correlati alla salute pubblica, sia nel breve che nel medio-lungo termine».

La struttura commissariale è pienamente consapevole delle preoccupazioni della cittadinanza e intende determinare l’avvio di azioni trasparenti, basate su dati oggettivi e scientificamente fondati. 

«L’obiettivo è duplice – viene rimarcato nella nota –: proteggere chi vive nel territorio contaminato e garantire che le operazioni di risanamento siano efficaci anche sotto il profilo sanitario».

In questo contesto, il monitoraggio epidemiologico rappresenta un passo imprescindibile, non accessorio, del percorso di bonifica. 

«La popolazione – ha concluso Errigo – ha il diritto di sapere e di essere tutelata: la scienza e le istituzioni sono chiamate a dare risposte concrete». (rkr)

Calabria tra le prime ad aver approvato linee per prevenzione e tutela bambini

La Calabria è tra le prime regioni ad aver approvato le Linee di indirizzo per il sistema di prevenzione e tutela delle bambine e dei bambini dal rischio di maltrattamenti, abusi e condotte inappropriate nei servizi educativi e di istruzione. Un documento strategico che rafforza la sicurezza, il benessere e la qualità dei servizi rivolti alla prima infanzia, in attuazione della Legge Regionale n. 24/2024.

«Siamo orgogliosi che la Calabria sia tra le prime Regioni in Italia ad aver emanato linee guida in un settore così delicato e strategico per lo sviluppo del territorio, ponendosi all’avanguardia nella promozione di una cultura pedagogica fondata sulla cura, sulla prevenzione e sulla corresponsabilità educativa tra istituzioni, famiglie e comunità», ha commentato l’assessore regionale all’Istruzione, Maria Stefania Caracciolo.

Con l’approvazione della legge regionale n. 24 del 2024 e, nello stesso anno, del regolamento attuativo è stato avviato un percorso virtuoso che punta, per la prima volta in Calabria, a contrastare la povertà educativa legata all’infanzia, colmando il gap esistente con le altre regioni italiane e con il resto dei Paesi europei, garantendo un’offerta educativa di qualità a tutti i bambini e le bambine.

«Con queste linee guida – ha spiegato l’assessore – proseguiamo nel percorso intrapreso, finalizzato non solo ad implementare i servizi educativi e di istruzione ma soprattutto a qualificarli perché la qualità dell’educazione passa anche e soprattutto dalla capacità di proteggere e promuovere ambienti sicuri, trasparenti e rispettosi; esse rappresentano un atto concreto di responsabilità verso i nostri bambini, le famiglie e gli operatori del settore».

Le linee di indirizzo per il sistema di prevenzione e tutela, frutto di un percorso di concertazione tra Regione, Anci, Usr e le associazioni maggiormente rappresentative prevedono: l’adozione di un Codice di condotta a cura dei soggetti gestori, con norme comportamentali per il personale e modalità di segnalazione efficaci; un piano di prevenzione e tutela, fondato su formazione, coordinamento pedagogico, collegialità, valutazione della qualità e partecipazione delle famiglie; misure per contrastare lo stress lavoro-correlato, a tutela della salute e il benessere degli educatori; un uso consapevole delle tecnologie digitali, con particolare attenzione all’impatto degli smartphone sui bambini più piccoli.

«Desidero, infine – ha concluso – ringraziare sentitamente il Dipartimento Istruzione e tutto il gruppo di lavoro che ha collaborato sinergicamente, con competenza, passione ed entusiasmo, con la struttura regionale per il raggiungimento di questo importante risultato». (rcz)

Il Coapi Calabria sottoscrive documento unitario per i pastori dopo incontro con la Regione

Il Coapi  Calabria ha sottoscritto, con altre realtà calabresi, un documento unitario con cui si da atto alla Regione del lavoro fatto, anche grazie al confronto con gli allevatori e le realtà sociali attive.

La firma del documento, apposta da Luana Guzzetti, olivicoltrice di Cropani e componente del Coordinamento Nazionale del Coapi in rappresentanza delle realtà Calabresi aderenti, è avvenuta dopo che nei giorni scorsi, il 18 giugno, insieme ad altre realtà imprenditoriali, movimenti e associazioni sia territoriali che regionali, si era tenuto un incontro in Regione Calabria con l’assessore Regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, per verificare e sollecitare un provvedimento che consente ai pastori calabresi di poter ricostituire il patrimonio ovino falcidiato nei mesi scorsi dalla Blue Tong.

L’incontro ha sancito un accordo di merito fra gli allevatori (che nei mesi scorsi si erano mobilitati con diverse iniziative) e la Regione Calabria sul provvedimento che viene dopo mesi di confronto e che, nei fatti, potrà permettere agli allevatori calabresi di poter affrontare la prossima annata agraria potendo contare su risorse e strumenti non scontati e fondamentali.

«all’Assessore all’Agricoltura della Regione Calabria ed ai dirigenti della Regione, va il riconoscimento del lavoro fatto e della capacità di ascolto che hanno saputo mettere in campo. Ora si tratta di varare il provvedimento nel più breve tempo possibile, di renderlo operativo e di fare in modo che l’istruttoria sia la più celere possibile», ha sostenuto Francesco Scarpino, presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino di Crotone, nominato portavoce del documento unitario sottoscritto dalle diverse delle realtà sottoscrittrici del documento unitario.

Il Coapi, in Calabria, partecipato da alcuni presidi dell’Area del Crotonese e di Vibo Valentia attivi negli ultimi due anni contro la crisi, dal Presidio Calabrese della “Rete Salviamo l’Allevamento di Territorio” e dal Coordinamento Regionale di Altragricoltura, ha tenuto sul tema dell’Allevamento diverse iniziative nei mesi scorsi rendendosi protagonista di proposte portate al tavolo di confronto con l’Assessore all’Agricoltura della Regione Calabria.

Le iniziative del COAPI, avviate con una prima giornata tenuta il 25 giugno del 2024, che ha coinvolto i pescatori, gli agricoltori, i pescatori e i sindaci e le province del territorio raccogliendo delibere di adesione al documento nazionale con cui il Coapi chiede al Governo Nazionale la “Dichiarazione di Stato di Crisi della piccola e media impresa agricola e allevatrice italiana” hanno, fin da subito, puntato all’obiettivo di aprire con la Regione Calabria una interlocuzione utile per avviare un lavoro concreto sulle crisi regionali delle aree rurali e delle marinerie.

Obiettivo che, nei fatti, sta facilitando un clima utile di confronto fra le istituzioni di territorio e gli agricoltori e pescatori che stanno denunciando la crisi e avanzano proposte utili ad affrontare i problemi.

Interlocuzione positiva aperta fin dal 3 marzo scorso e che sta proseguendo nei fatti attorno a problemi concreti per trovare soluzioni, grazie al confronto fra gli imprenditori in mobilitazione e le istituzioni di territorio.

Per Luana Guzzetti «è il momento dell’unità fra gli allevatori, i pastori e gli agricoltori calabresi ed è il momento del confronto con le istituzioni chiamate a riconoscere quanto straordinaria sia la situazione di crisi come dimostra il fatto che, nel caso degli allevatori, basta l’effetto di una variabile esterna per rompere equilibri economici delicatissimi imposti dall’aumento dei costi e dalla crisi».

«La Regione Calabria, che ha ben operato nel confronto degli allevatori – ha concluso – ora è chiamata ad attuare il bando con celerità per evitare che l’annata agraria sia compromessa e ad estendere il confronto con i movimenti e gli agricoltori che pongono la necessità di eventi adeguati alle crisi. Se è stato possibile con la Lingua Blu, può esserlo, come chiede il Coapi, anche sugli altri temi che abbiamo sottoposto al confronto con la regione». (rcz)

Lella Golfo dedica alla Calabria il Premio Marisa Bellisario

di PINO NANOIl 27 giugno si rinnova l’appuntamento con l’Oscar delle donne, il Premio Marisa Bellisario “Donne che fanno la differenza”, giunto alla sua 37ª edizione, nella splendida cornice del Parco Archeologico del Colosseo e in onda su Raiuno, e che porta ancora la firma della “pasionaria di Bocale”, la calabrese Lella Golfo, e la dedica di questa straordinaria protagonista calabrese alla sua terra di origine.

«Nonostante i tanti baluardi espugnati e i primati raggiunti – dichiara la Presidente Lella Golfo – premiare e celebrare l’eccellenza al femminile continua a essere una priorità. Le grandi sfide del futuro, da quella ambientale a quella tecnologica fino al raggiungimento di una pace duratura, necessitano di una leadership femminile forte e riconosciuta. Questo è il senso e lo spirito con cui si muove da quasi quarant’anni il Premio Marisa Bellisario. Le Mele d’Oro 2025 rappresentano un altro passo avanti in questa direzione e ci raccontano di un’Italia che continua ad avanzare con convinzione verso un traguardo di parità». 

Un Premio targato, appunto, orgogliosamente Lella Golfo, che è la storia di una ragazza calabrese che da Reggio Calabria ha poi scalato i gradini del potere arrivando ai vertici delle istituzioni del Paese, una storia di eccellenza e soprattutto di grande successo personale, una donna che ha dedicato tutta la sua vita alle battaglie per le donne e che oggi è punto di riferimento di tutto il mondo femminile italiano e internazionale.

«Sono orgoglioso di presiedere la Commissione esaminatrice del Premio – aggiunge il Presidente della Commissione esaminatrice Gianni Letta – e ringrazio tutti i membri che condividono l’annoso compito di selezionare le ‘migliori’. In questo impegnativo e prezioso ruolo anno dopo anno siamo spettatori partecipi di un novero di eccellenze femminili sempre più nutrito. Valorizzare questa positiva potenza femminile non rappresenta solo un tributo dovuto all’impegno determinato di queste donne ma contribuisce a indicare la strada, a svelare le opportunità a chi deciderà di emularle, così contribuendo al progresso materiale e morale dell’intera nazione». 

Selezionate dalla Commissione esaminatrice, ecco le vincitrici dell’Edizione 2025 del Premio Marisa Bellisario. Premio Internazionale alla Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, per le Istituzioni, il Premio va alla prima Ragioniera Generale dello Stato Daria Perrotta e per l’Informazione alla Direttrice dell’Agenzia Giornalistica Italia Rita Lofano. Per l’Imprenditoria, Laura Bertulessi, Founder e Amministratore Delegato di Italtrans, per il Management, Maria Luisa Gota, Amministratore Delegato Eurizon, prima donna alla guida di Assogestioni e Responsabile della Divisione Asset Management di Intesa Sanpaolo. Premi Speciali a Arianna Alessi, Vicepresidente OTB Foundation e Suor Anna Monia Alfieri, legale rappresentante dell’Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline. Per lo Spettacolo il Premio va a Claudia Gerini mentre il Germoglio d’Oro viene assegnato alla ginnasta Alice D’Amato.

Due i riconoscimenti riservati alle aziende che si sono distinte nel campo della parità di genere, sia con politiche di sviluppo e promozione delle carriere femminili sia con azioni innovative ed efficaci di welfare aziendale. Il primo, riservato alle Piccole e Medie Imprese è il Premio Women Value Company Intesa Sanpaolo, giunto alla sua 9ª edizione e che ha visto la candidatura di oltre 1000 aziende. Per la Media Impresa a vincere l’ambito riconoscimento è Mulan Group, azienda alimentare che collabora con le principali catene della grande distribuzione in tutta Europa; per la Piccola Impresa vince MyLime, giovane microimpresa bolognese innovativa che crea valore e trasparenza sul ciclo di vita dei prodotti attraverso il Digital Product Passport. 

Dedicato alle grandi aziende è invece il Women Empowerment Company realizzato in collaborazione con Confindustria e quest’anno conquistato dal gruppo Terna, proprietario della rete di trasmissione italiana dell’elettricità in alta e altissima tensione e il più grande operatore indipendente di reti per la trasmissione di energia elettrica in Europa. 

Ingegneria Informatica, Meccanica ed Elettrica e sono i corsi di studio individuati dalla Commissione esaminatrice per concorrere all’assegnazione della Mela d’Oro 2025 a tre brillanti neolaureate. Oltre quaranta gli Atenei italiani coinvolti e tre le grandi partner – Zucchetti, Ferrovie dello Stato Italiane e Terna – associate al rigoroso processo di selezione che ha portato infine alla proclamazione di Sara Zoccheddu, Alessandra Magnabosco ed Eliana Mangiardi.

A consegnare le ambite Mele d’Oro, si alterneranno nel corso della trasmissione personalità delle istituzioni, dell’economia, della comunicazione e dello spettacolo.Come ogni anno, il Premio Marisa Bellisario si avvale del patrocinio di numerosi Ministeri e di un Comitato d’Onore composto da eminenti personalità. Un evento da non perdere, e soprattutto da non sottovalutare. (pn)