Nuovi ospedali in Calabria: al via il modello di prevenzione antimafia

Per la realizzazione dei nuovi ospedali, e di altre opere di edilizia sanitaria in Calabria, sarà applicato un modello di prevenzione antimafia.

Questo modello è stato presentato in Cittadella regionale dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in qualità di commissario delegato per l’attuazione degli interventi riguardanti il sistema degli ospedali regionali, insieme al capo struttura di prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno, Paolo Canaparo. All’incontro ha preso parte anche la sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro.

L’applicazione del modello di prevenzione antimafia – è stato detto – fa riferimento all’ordinanza di Protezione Civile dello scorso 4 aprile 2025 e riguarda tutti i contratti e sub-contratti di lavori, servizi e forniture, connessi alla realizzazione delle opere, indipendentemente da importo, durata, procedura di selezione e modalità di esecuzione.

Tale procedura, in Italia, ha due precedenti di applicazione: ricostruzione post-sisma dell’Italia centrale del 2016 e le opere realizzate per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026.

È attivato un protocollo di legalità, sottoscritto dal direttore della struttura e dal commissario straordinario che contiene obblighi specifici per concessionari, appaltatori e subappaltatori, a cascata lungo tutta la filiera. In questo periodo la struttura per la prevenzione antimafia è composta da: personale prefettizio, amministrazione civile dell’Interno e forze armate: polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e polizia penitenziaria; responsabile delle verifiche antimafia e gestione dell’Anagrafe antimafia degli esecutori.

«Credo – ha affermato Occhiuto – di aver dato dimostrazione in questi anni di non avere timore della firma, e di essere piuttosto decisionista, ma sono cosciente che maggiori sono i poteri attribuiti maggiore deve essere la prudenza, per questo ho chiesto al ministro Crosetto il supporto necessario tecnico del Genio militare e dei carabinieri per il supporto ai Rup, ho chiesto alla Guardia di Finanza supporto per la contabilità speciale, ho chiesto al ministro Piantedosi e al sottosegretario Wanda Ferro di dare alla Calabria il supporto della struttura di prevenzione antimafia che è già operativa, a esempio per prevenire le infiltrazioni nei cantieri delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, sventando a esempio un tentativo di infiltrazione – guarda caso – di una ‘ndrina calabrese».

«Con il prefetto Canaparo – ha rilevato Occhiuto – stiamo già lavorando ma è necessario il concerto di tutte le altre articolazioni dello Stato e delle forze dell’ordine, delle forze datoriali e dei sindacati».

«Questo modello di vigilanza – ha spiegato il prefetto Canaparo – riguarda tutta la filiera delle imprese – compresi i sub contratti – connessa alla realizzazione delle opere, indipendentemente dagli importi e dalle modalità di esecuzione. Questa struttura ha il compito di mettere a sistema tutta la rete di prevenzione, sviluppando attività intense anche con la magistratura».

«Ringrazio il Governo e il presidente della Regione Occhiuto – ha aggiunto – per l’atto di fiducia, è una grande sfida, la stessa messa in campo per le Olimpiadi invernali. Puntiamo anche qui ad avere buoni risultati, rafforzando e aumentando al massimo i controlli antimafia senza in alcun modo intralciare i lavori nei tempi programmati».

Secondo il sottosegretario Ferro si tratta di «una importante sinergia per un percorso che porterà anche alla firma di un accordo, e che dimostra che la Calabria vuole premiare i cittadini onesti e consegnare una sanità che sia una fabbrica di salute e non di consenso. La Struttura guidata dal prefetto Canaparo sarà la garanzia di un gioco di squadra nel quale tutti remiamo dalla stessa parte».

Dopo l’incontro con la stampa si è riunito un tavolo tecnico interistituzionale al quale hanno preso parte i prefetti della Calabria, i questori, i comandanti regionali e provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, la Dia, i sindacati, e le associazioni datoriali per affrontare i temi che riguardano l’ordinanza della Protezione Civile e la costruzione dei nuovi nosocomi nella nostra Regione. (rcz)

Al via l’Anno Alvariano

Questa mattina, nella Sala Federica Monteleone del Consiglio regionale, si terrà un evento per celebrare i 130 anni della nascita di Corrado Alvaro, inaugurando, così, l’Anno Alvariano.

L’incontro sarà aperto dai saluti istituzionali del Presidente del Consiglio Regionale, Filippo Mancuso, e dell’assessore alla Cultura, Caterina Capponi, che hanno fortemente voluto questo evento e ai quali verrà consegnata una copia di Almanacco alvariano, fresco di stampa (Città del Sole edizioni), ultimo volume, il 35° della prestigiosa attività editoriale della Fondazione Alvaro.

Momento centrale della giornata sarà la presentazione del romanzo Alvaro. Più di una vita (Castelvecchi, 2025), scritto da Giusy Staropoli Calafati, con la prefazione del prof. Aldo Maria Morace, tra i massimi italianisti del nostro tempo e, anche, il più conosciuto e importante studioso di Alvaro, nonché ex Presidente della Fondazione Alvaro e attuale Presidente dell’Edizione Nazionale dell’Opera Omnia di Luigi Pirandello.

A dialogare sull’importanza dell’opera e sulla centralità di Alvaro nella letteratura italiana ed europea interverranno:

Aldo Maria Morace: Alvaro e Pirandello; Domenico Nunnari, giornalista e scrittore: La lezione Americana di Corrado Alvaro sull’Italia Meridionale; Giusy Staropoli Calafati: Alvaro. Più di una vita.

A coordinare l’incontro, Francesco Mazza, direttore artistico, per la Calabria, del Salone del Libro di Torino.

L’evento rappresenta un’importante occasione per riscoprire e valorizzare l’eredità letteraria e culturale di Corrado Alvaro: autore che ha saputo raccontare la sua terra coniugando la Calabria e l’Europa, la tradizione dei padri e la modernità.

Questa celebrazione può e deve diventare un momento di riflessione e condivisione culturale. La Regione Calabria si fa promotrice di una riscoperta culturale che intende valorizzare il lascito letterario di Alvaro, più che mai attuale.

“Ogni uomo è responsabile del suo tempo”: ha scritto Alvaro. Il 15 aprile 2025 vuole essere una giornata di omaggio alla sua figura, per riaffermarne il ruolo centrale dello scrittore di San Luca nella letteratura italiana del Novecento e nel patrimonio culturale della Calabria. 

Nel pomeriggio, la celebrazione alvariana si sposta a San Luca, dove già in mattinata si svolge nella scuola un evento teatrale, programmato dalla Fondazione Alvaro, a cura di Walter De Fiores. Alle 16,30, nella piazza su cui si affaccia la casa-museo di Alvaro (probabilmente chiusa domani, dopo lo scioglimento del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione a lui intitolata), il Comitato 15 Aprile ha invitato la popolazione calabrese a ritrovarsi per un omaggio collettivo e spontaneo allo scrittore, in una giornata di partecipazione popolare nel luogo simbolico delle sue radici. Chi vorrà, potrà portare un brano tratto dalle sue opere, da leggere e condividere pubblicamente, in un clima di memoria affettuosa e civile.

A partire dalle ore 18, l’agenzia letteraria Herzog, una fra le più importanti in Italia, metterà in rete, su YouTube, una lunga intervista con Aldo Maria Morace sull’opera alvariana, dal volumetto d’esordio (Polsi nell’arte, nella leggenda, nella storia) ai grandi esiti della maturità (si pensi a L’uomo nel labirinto, 1926, che precede di tre anni Gli indifferenti di Moravia; o a L’uomo è forte, 1938, che precede di ben dieci anni 1984 di Orwell). (rrc)

Corrado Alvaro, lo scrittore più iconico della Calabria

di ALDO MARIA MORACE – Non si finisce mai di imparare.

Ho scritto su Alvaro una ventina di saggi accademici di ampio respiro e una decina di volumi, o forse più, fra monografie e curatele, pubblicate tutte con editori di medio o alto prestigio. Enuncio questi dati non per narcisismo ma per farvi comprendere tutta la mia disperazione quando sono venuto a contatto, casualmente, con una scoperta che ha annientato tutta la mia vita di studioso alvariano. Perché era a me sconosciuta.

Mi è stato inviato un video in cui, sotto legida dellassociazione culturale Anassilaos (che mi aveva dichiarato, attraverso il suo presidente, di non essere interessata alle celebrazioni alvariane), un curatore illustrava una mostra di foto alvariane, montata frettolosamente in occasione del 130° anniversario della nascita dello scrittore di San Luca.

Ma il punto non è questo.

Venuto a una foto scattata a Stoccolma, in occasione di un viaggio che Alvaro aveva effettuato da inviato per conto di un grande quotidiano, ma che era divenuto anche una promozione della candidatura al Nobel (che effettivamente ci fu, ma che rimase infruttuosa), il facondo illustratore rivelò a coloro che lo ascoltavano in video che tutto questo era avvenuto nel 1958.

Peccato, però, che Alvaro è morto nel 1956, a Roma, come tutti sanno.

È lo scrittore più iconico della Calabria, il più conosciuto nel mondo della nostra letteratura novecentesca, malgrado abbia avuto il torto di nascere a San Luca. Come ho scritto altre volte, nella sua opera si coagula tutta una linea di tradizione culturale e di civiltà che va dalle radici magnogreche a Gioacchino da Fiore, da Campanella a Padula. Ed è stato un impareggiabile testimone della fenomenologia e della patologia della civiltà a lui contemporanea.

È uno scrittore di respiro mondiale. E non merita di essere usato malamente per dimostrare (???) che la Fondazione Alvaro è viva e vegeta, dopo lormai notissimo subentro di un Commissario straordinario (il magistrato Luciano Gerardis) alla deposta governance per effetto di un incauto decreto prefettizio, che ha di fatto demolito la possibilità di ripensare criticamente la sua opera e di riproporla e di valorizzarla a livello nazionale e internazionale (ma tutto questo è trascurabile, anzi infimo, nellottica della predetta istituzione).

Salviamo non il soldato Ryan ma il nostro maggiore scrittore del Novecento da improvvisazioni (vedi la recentissima mostra sul sacro), da strumentalizzazioni, da incompetenze, da penose provincializzazioni, da appropriazioni colonizzanti (perché non togliere a San Luca anche questo?) e da immiserimenti immeritati e colpevoli.

Non ci si improvvisa. Altrimenti si scade e si cade nella gaffe che causa ilarità e pena. Il sapere scaturisce da una lunga consuetudine, da anni e anni di letture, di accertamenti filologici, di acquisizioni critiche. Prima di parlarne, o di operare nel suo nome, studiamolo. O, almeno, facciamo un corso accelerato.

È chiedere troppo? (amm)

Nel nome di Corrado Alvaro, un pensiero per San Luca e la Calabria che resiste

di FRANCESCO RAO – Oggi pomeriggio, in occasione del 130° anniversario della nascita di Corrado Alvaro, un Comitato spontaneo di cittadini si ritroverà a San Luca per ricordare linsigne scrittore calabrese. Non potrò essere presente fisicamente a questo momento di memoria condivisa, ma idealmente sarò lì, insieme a tutti coloro che si raccoglieranno per leggere e ascoltare le parole di un autore che ha raccontato la Calabria con profondità, umanità e visione.

Per motivi professionali sarò impegnato altrove, ma per essere vicino a promotori delliniziativa porterò con me “Gente in Aspromonte”, uno dei romanzi più intensi di Alvaro, per condividerne alcuni contenuti con i miei studenti universitari nellambito delle lezioni di scienze sociali e, pur parlando di un tempo apparentemente distante, i personaggi, i luoghi, le interlocuzioni, continuano a raccontare con rara lucidità le radici di una terra che non può più essere descritta unicamente attraverso il filtro di una narrazione negativa.

Qualche giorno addietro, in occasione della presentazione del libro Terra Santissima!” dellamica Giusy Staropoli Calafati, a Cittanova, avevo anticipato questa mia impossibilità, ho affidato proprio a lei il mio saluto e la mia vicinanza alla Comunità di San Luca, a chi la abita, a chi la ama e a tutti gli amici di Corrado Alvaro che si ritroveranno in nome della cultura, della memoria e del riscatto, con lintento di diffondere il valore della letteratura donataci da uno tra i più importanti scrittori del secolo scorso.

Ritrovarsi per ricordare “la bellezza di un pensiero”, per onorare la resilienza di chi ha la pelle dura al punto da poterci affilare un rasoio, significa credere che la Calabria sia capace di esprimere passione autentica, cultura profonda e soprattutto una dignità immensa. Per nostra natura, quanti ci contraddicono non sono nostri nemici; sono persone che non conoscendo la nostra natura sino in fondo sono convinti che i nostri silenzi siano rassegnazione e la nostra voglia di essere uniti rappresenti il desiderio di contrastare l’altrui azione. Questa terra ha bisogno di respirare senza essere soffocata dal pregiudizio e soprattutto ha bisogno di vivere una stagione nella quale le persone oneste non siano obbligatoriamente collocate nella sfera di quanti hanno scelto altre vie. Questa terra ha bisogno di uno Stato che non si ricordi dei territori solo nei momenti di emergenza, ma che accompagni le comunità con progettualità e rispetto, facendo esprimere quelle peculiarità che rappresentano le infinite opportunità disponibili, messe a tacere perché considerate inutili.

Molti anni fa, dissi allamico Bruno Bartolo, allora sindaco di San Luca, che il riscatto reale per San Luca sarebbe stato possibile solo nel momento in cui quel paese avrebbe avuto ciò che altrove è considerato normale: un dirigente scolastico, un DSGA, il tempo prolungato per superare la povertà educativa e la marginalità sociale di chi resta indietro, un centro di fisioterapia per bambini e anziani, un centro di aggregazione giovanile, una piscina comunale, una biblioteca, un cinema, un campo di calcio con annessa palestra multifunzionale.

Perché dove c’è il nulla, anche il sonno diventa impossibile e la vita stessa si trasforma per la comunità in incubo. Quando la Calabria e lo Stato si ricorderanno di San Luca e delle sue ferite – come labbandono seguito ai tempi dellalluvione degli anni 50 – allora qualcosa cambierà davvero. Solo allora si smetterà di puntare il dito per cercare colpevoli e si inizierà a comprendere il vuoto lasciato, la solitudine vissuta, la bellezza taciuta di una comunità che ha sempre saputo accogliere, resistere e sognare. Nel nome di Corrado Alvaro, nel solco delle sue parole, continuiamo a credere che la Calabria meriti un racconto nuovo, vero, fatto di memoria, speranza e visione. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” per scrivere quella parte di futuro del Meridione attraverso la valorizzazione delle identità culturali riposte in ognuno dei nostri paesi.

[Francesco Rao è sociologo e docente universitario a contratto Università “Tor Vergata” – Roma]

La sanità tra carenze del sistema e le sofferenze dei cittadini

Si è parlato delle carenze del sistema sanitario e delle sofferenze dei cittadini, nel corso dell’iniziativa, svoltasi a Vibo Valentia e organizzata dal consigliere regionale Antonio Lo Schiavo.

L’evento, dal titolo “La Sanità in Codice rosso, tra commissariamento e diritti negati, contronarrazione di un miracolo che non c’è”, ha visto partecipare amministratori pubblici, esponenti politici, movimenti, operatori della sanità e cittadini.

Un’iniziativa alla quale hanno portato i loro saluti istituzionali il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, il vicesindaco Loredana Pilegi, il segretario regionale di Sinistra Italiana Fernando Pignataro, il consigliere regionale del Pd Raffaele Mammoliti, il consigliere comunale di Reggio Calabria e portavoce del movimento La strada, Saverio Pazzano.

Al dibattito, moderato dal direttore de l’Altravoce-Quotidiano del Sud, Massimo Razzi, hanno portato il loro contributo anche Marisa Valensise, attivista per i diritti della sanità nella Piana di Gioia Tauro, il medico del 118 e delegata provinciale Confsal Alessia Piperno, il medico e scrittore Santo Gioffrè, l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio.  

«Non solo il Piano di rientro e i commissariamenti della sanità non hanno raggiunto l’obiettivo del risanamento finanziario – ha ricordato Lo Schiavo – ma hanno sostanzialmente peggiorato tutti gli indicatori, portando i Lea indietro su tutti i parametri. La Calabria è ancora ultima, ed è per questo che mi viene da sorridere quando il nostro presidente di Regione è contento perché sui Lea dell’Area prevenzione è stato raggiunto un punteggio poco al di sopra del minimo, contando solo i dati delle vaccinazioni, dimenticando però di ricordare che sull’assistenza siamo ultimi, così come sugli screening oncologici e su diversi altri parametri».

«La mancata fine del Piano di rientro – ha aggiunto Lo Schiavo – ha comportato il paradosso che, nella redistribuzione dei finanziamenti ai sistemi sanitari regionali, la Calabria continua ad essere ultima in Italia e con una spesa pro-capite del 30 per cento in meno rispetto alla media dei cittadini europei».

«Il Piano di rientro – ha proseguito – ha prodotto il blocco del turn over, ha portato a tagli di personale per 3.500 unità, ha creato, in altre parole, una macelleria sociale senza precedenti. Questa è l’anatomia di un disastro, ed è diventata la prima emergenza di questa regione. C’è poi la mobilità sanitaria che drena ogni anno 350 milioni di euro del sistema sanitario calabrese verso altre regioni, Lombardia e Veneto in primis. È un’emorragia che in questi anni di governo di centrodestra non solo non si è fermata ma è addirittura aumentata: basterebbe solo questo dato per riportare tutti alla realtà e alla drammaticità della situazione».

«C’è, ancora – ha ricordato – il grande problema della massa debitoria della sanità che produce un buco che non potrà mai essere ripianato solo con i tagli, perché solo gli interessi ammontano a centinaia di milioni di euro. In questo quadro d’incertezza, aver approvato i bilanci delle Asp è una ben magra consolazione quando ci sono grandi banche d’affari che comprano a prezzi scontati i crediti sanitari della nostra regione e attaccano il sistema sanitario regionale con transazioni enormi, con una sproporzione di forze che schiaccia la nostra regione».

«Il presidente/commissario – ha detto ancora – non ha mai avuto una concentrazione di potere, di gestione, di nomine, di risorse come quella attuale. Ma questi poteri straordinari non hanno ancora prodotto risultati. Andrebbe invece rivendicato un principio di fronte al Governo nazionale: la rideterminazione del fondo di ripartizione della spesa. Si abbia la forza politica per fare questo perché sono questi i risultati che si aspettano i calabresi».

«Io penso che la politica – ha aggiunto Lo Schiavo – abbia il compito di ripartire dai problemi veri dei cittadini, perché non si può pensare di riavvicinare i cittadini alla politica se non si riparte proprio dalle tante ingiustizie che vivono sulla propria pelle. Come non può esistere nessun progetto politico vincente se non riparte dalle disuguaglianze territoriali, sociali, economiche e dai problemi reali. E la sanità è il primo dei problemi dei calabresi. Solo comprendendo questo noi possiamo costruire un’alternativa vera».

A prendere la parola dopo l’intervento di Lo Schiavo è stata l’attivista Marisa Valensise, che da anni si batte per la garanzia dell’accesso alle cure nel territorio della Piana di Gioia Tauro e che ora è tra i promotori della manifestazione regionale “Sanità, la Calabria alza la testa” che si terrà il prossimo 10 maggio a Catanzaro.

«C’è voluta l’organizzazione dei cittadini in comitati perché non ce la facciamo più – ha detto –: la Calabria finalmente alza la testa e tutti i comitati sono impegnati ad ascoltare e sostenere quei cittadini che vedono tutti i giorni negato il diritto alla cura. Consultori che chiudono, servizi che mancano, ospedali che andrebbero ristrutturati da molto tempo: questo è l’andazzo in tutto il territorio regionale con i pazienti costretti a fare la valigia e andare a curarsi fuori regione».

«Quello che noi chiediamo alla politica – ha aggiunto – è che sia attenta, che i consiglieri regionali d’opposizione facciano da pungolo e stimolo, perché abbiamo bisogno di persone che portino avanti le nostre aspettative. Non vogliamo morire di sanità, vogliamo vivere e poterci curare in Calabria». 

Il punto di vista del personale sanitario è stato portato nella discussione da Alessia Piperno, giovane medico del 118 e referente provinciale del sindacato Confsal.

«Siamo ormai ridotti allo stremo – ha detto –, negli ospedali mancano barelle, sedie a rotelle, letti, ma la colpa non è dei sanitari che lavorano nonostante tutto. Ci alziamo la mattina e andiamo a lavorare non sapendo quello che ci attende nel corso della giornata. Si parla di riduzione dei tempi d’attesa nell’emergenza urgenza ma questo non avviene realmente: quando noi partiamo in codice rosso su strade pericolose e malandate, ogni volta è un terno a lotto».

«Un servizio che dovrebbe essere incentivato – ha proseguito – è invece sottopagato: gli autisti prendono meno di 5 euro all’ora, non hanno neppure i buoni pasto. E allora perché un infermiere dovrebbe scegliere di venire al 118 in queste condizioni? Credo che in questo momento il servizio territoriale vada assolutamente incentivato, perché se verranno meno i medici la conseguenza sarà un affollamento dei Pronto soccorso dove arriveranno anche i codici bianchi».  

L’analisi sulle condizioni del sistema sanitario calabrese è stata affrontata da Santo Gioffrè, medico ed ex dirigente.

«Nel 2009 dieci regioni entrarono in piano di rientro – ha evidenziato –. Di queste, nove ne uscirono entro i primi 3 anni, l’unica a restarci per 15 anni è la Calabria. Ciò ha portato ad una vera e propria macelleria sociale: il 10 dicembre del 2010, chiusero 18 ospedali con un taglio ragionieristico, in una notte si persero 3.000 posti letto. Perché la Calabria dopo 15 anni non esce dal Piano di rientro? Lo devono dire la Corte dei conti, la Prefettura, la magistratura».

«Ma non esce perché non è chiaro quanti debiti, quanti contenziosi, siano ancora in essere. Dopo 15 anni di mancato turn over – ha proseguito Gioffrè — ci siamo giocati la sanità in Calabria. Quale medico verrebbe qui a lavorare a queste condizioni? Perché ancora si fanno transazioni per 100 milioni di euro e si pagano fatture del 1996? Ci sono delle inchieste, ma qui è successo che le stesse fatture siano state pagate per quattro volte. Noi avevamo iniziato a denunciare il sistema proprio seguendo le fatture, ma quel sistema, con altre forme, resiste ancora». 

A conclusione dei lavori, l’intervento dell’ex presidente della Regione Mario Oliverio.

«Ringrazio Antonio Lo Schiavo per aver promosso e organizzato questa bella iniziativa e per avermi invitato. Eventi come questi dimostrano che c’è bisogno di punti di riferimento, di alimentare una discussione su un tema vitale per i cittadini. Io da presidente della Regione – ha ricordato – ho chiesto che mi venisse affidata la sanità a più Governi, ma nessuno ha inteso farlo con l’argomento che il commissario alla sanità doveva essere diverso dal presidente di regione».

«In realtà ciò non è mai avvenuto – ha aggiunto – ripeto con nessuno dei Governi che si sono succeduti alla guida del Paese, perché io non mi sono mai reso disponibile ad operazioni che sacrificassero il pubblico per allargare la prateria al privato. Oggi mi chiedo, di fronte al disastro della sanità calabrese, dove sono i partiti? C’è voluto il consigliere Lo Schiavo con il suo movimento per promuovere un’iniziativa come questa, ed è paradossale che di fronte alle sofferenze dei cittadini i partiti non prendano posizione, non scendano in piazza al loro fianco, non sostengano attivamente queste battaglie», ha concluso.  (rrv)

L’OPINIONE / Giusi Princi: Investire in strutture turistiche genera sviluppo, crea opportunità per i giovani

di GIUSI PRINCI – L’apertura di strutture di accoglienza moderne e funzionali come questa rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di crescita del nostro territorio: è un’importante occasione per generare sviluppo, creare nuove opportunità occupazionali e contribuire in modo concreto a rafforzare e migliorare la qualità dell’offerta turistica.

È una bellissima pagina per la città che si arricchisce di una nuova struttura, espressione di rilancio e rinnovata fiducia di imprenditori di successo come Giuseppe Musarella. È fondamentale sostenere e incoraggiare imprenditori che, con visione e determinazione, scelgono di investire nella nostra regione, contribuendo a generare economia reale e a rafforzare il tessuto produttivo locale. Il loro contributo è imprescindibile per costruire una comunità più vivace e competitiva.

Fare impresa significa dare opportunità ai giovani e contribuire allo sviluppo di una città più dinamica, attrattiva e capace di guardare al futuro con fiducia. Proprio per questo è necessario che le istituzioni promuovano politiche mirate a sostenere il turismo. Il potenziamento dell’Aeroporto di Reggio Calabria ha sicuramente dato nuova linfa ed è un’opportunità straordinaria: lo scalo reggino rappresenta una porta d’accesso strategica per chi vuole scoprire le bellezze del nostro territorio.

L’incremento dei voli, infatti, favorisce l’accessibilità e permette di attrarre nuovi flussi turistici, italiani ed esteri. La città deve diventare sempre più internazionale, aperta al Mediterraneo e all’Europa, grazie alla sua capacità di accogliere visitatori in ogni stagione per via del clima mite e della sua ricchezza culturale, storica e paesaggistica.

È per me un orgoglio portare a Bruxelles una Calabria migliore e ricca di potenzialità, una regione che finalmente ha cambiato narrazione di sé. Il mio impegno per valorizzare la nostra terra prosegue in Europa con importanti iniziative, anche per intercettare il turismo dei Paesi del Nord Europa, che vivono climi freddi e diversi dal nostro. L’impegno continua anche sul territorio con il servizio ‘Europa a casa’ che ho ideato e promosso proprio per costruire un ponte solido e concreto tra Bruxelles e la nostra regione, affinché le opportunità dell’Unione Europea diventino ancora più accessibili per i calabresi.

È necessario che le politiche dell’UE continuino a sostenere concretamente i territori. Il settore turistico, così come lo sviluppo delle infrastrutture, può e deve essere accompagnato da investimenti mirati e da una visione strategica a lungo termine. L’auspicio è che l’intraprendenza degli imprenditori che oggi avviano questa importante attività nel cuore di Reggio Calabria sia un ulteriore esempio per i nostri giovani affinché, anche grazie alle opportunità europee di finanziamento, possano costruire il loro futuro nella nostra terra.

Ringrazio e mi complimento con l’imprenditore Giuseppe Musarella, con la figlia Martina e con tutti coloro i quali, con coraggio, visione e lungimiranza, hanno deciso e decideranno di investire a Reggio e in Calabria. (gp)

[Giusi Princi è europarlamentare]

L’OPINIONE / Gianfranco Trotta e Simone Celebre: Nuovi ospedali, vera sfida è conciliare qualità, velocità e sicurezza

di GIANFRANCO TROTTA E SIMONE CELEBREIl programma del commissario Occhiuto relativo alla costruzione dei nuovi ospedali in Calabria, sancito dall’ordinanza del capo del Dipartimento della Protezione civile, rappresenta una grande opportunità storica, ma anche una sfida complessa.

Da un lato, è urgente colmare la carenza di strutture sanitarie adeguate nella nostra Regione; dall’altro, è cruciale garantire che questi progetti vengano realizzati nel pieno rispetto delle normative in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, dei diritti dei lavoratori e, soprattutto, nel pieno rispetto dei contratti nazionali e nel contrasto di ogni possibile infiltrazione mafiosa.

Come Cgil Calabria e Fillea Cgil Calabria siamo pronti a fare la nostra parte, dando vita a un’organizzazione del lavoro nel pieno rispetto di ciò che stabiliscono le norme dei contratti nazionali e delle norme della sicurezza sul lavoro per velocizzare la realizzazione di queste infrastrutture ospedaliere che la Calabria aspetta da decenni. Come Cgil Calabria e Fillea Cgil Calabria riteniamo che la vera sfida sia quella di conciliare, nel miglior modo possibile, velocità, qualità, sicurezza e rispetto della legalità.

Il sindacato ha e vuole avere anche in questa circostanza un ruolo fondamentale nel bilanciare le giuste esigenze dei cittadini con l’imprescindibile e doverosa tutela dei lavoratori. Per noi la realizzazione di infrastrutture indispensabili come gli ospedali non può e non deve avvenire in modo frettoloso o senza attenzione alle condizioni di lavoro. A nostro avviso, invece, deve essere prioritario il legame tra qualità, controllo sociale e prevenzione delle infiltrazioni mafiose.

Dove c’è un controllo capillare da parte delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali, c’è meno spazio per le infiltrazioni mafiose. La trasparenza e il controllo rigoroso dei cantieri sono strumenti fondamentali per combattere la criminalità organizzata, che spesso sfrutta la frammentazione dei subappalti e l’opacità dei processi per infiltrarsi. La Cgil Calabria e la Fillea Cgil Calabria, in merito alla costruzione dei nuovi ospedali, per questi motivi e a garanzia della regolarità degli appalti, della sicurezza sul lavoro e dal pericolo di infiltrazioni mafiose, ritengono necessario la sottoscrizione di un protocollo di legalità attraverso il dipartimento di prevenzione antimafia, con le Prefetture, le stazioni appaltanti, le parti sociali e datoriali.

Questo protocollo dovrebbe riguardare sia il monitoraggio dei flussi di manodopera previsti dalla legge e sia l’attivazione di un osservatorio sulla gestione ed esecuzione dei lavori. La Cgil e la Fillea Cgil, a tutti i livelli, sono sempre state e lo sono tuttora, interlocutrici fondamentali per garantire che i progetti infrastrutturali vengano realizzati rispettando i diritti dei lavoratori, assicurando che le opere pubbliche siano completate in tempi rapidi, senza rinunciare alla qualità e, soprattutto, alla sicurezza.

I lavoratori non si sono mai tirati indietro di fronte alle sfide. Ed è proprio questa responsabilità che guida il nostro impegno quotidiano. La nostra missione è dare alla nostra terra una Sanità più giusta e più vicina ai bisogni delle persone. (gt e sc)

[Gianfranco Trotta e Simone Celebre sono rispettivamente segretario generale Cgil Calabria e segretario generale Fillea Cgil Calabria]

Bevacqua (PD): L’approccio ospedale centrico è un errore storico

Per il consigliere regionale del PD, Domenico Bevacqua, ha evidenziato come «la nostra regione ha una popolazione che invecchia e le aree interne sono sempre più isolate. Continuare a pensare di risolvere tutto solo con gli ospedali è un errore storico».

«Servono investimenti in assistenza territoriale, servizi sociosanitari e strutture più vicine ai cittadini, per garantire a tutti, anche nei piccoli centri, il diritto alla salute ed evitare l’ingolfamento dei pronto soccorso», ha rimarcato il dem, sottolineando come il dibattito dell’8 marzo «ha dimostrato quanto fosse necessario convocare un Consiglio ad hoc sulla sanità, che come opposizione abbiamo chiesto con forza, per discutere di un tema così fondamentale per la qualità della vita dei calabresi».

«Dopo 15 anni di commissariamento, iniziato sotto la giunta Scopelliti – ha proseguito Bevacqua, ricordando anche che il centrodestra governa la regione da 10 dieci anni su 15 –, la Calabria continua a subire politiche che hanno favorito la migrazione sanitaria, portando risorse e cure lontano dalla nostra regione. Davanti alla continua emergenza che i cittadini vivono sulla propria pelle non basta dire, come ripetono la maggioranza di centrodestra e Occhiuto, che in Calabria è cambiata la musica, perché la realtà ci mostra una sanità che continua a non rispondere ai bisogni dei cittadini».

«La richiesta di pieni poteri sull’edilizia sanitaria – ha spiegato ancora il capogruppo dem – è segno evidente di una debolezza legata all’incapacità di una gestione, come lo smantellamento del Dipartimento alla sanità dimostra, che non ha saputo raggiungere gli obiettivi prefissati. La mancanza di una visione sulla sanità l’avevamo già manifestata in occasione della presentazione del piano sulla rete ospedaliera da parte dal governatore, considerandolo un mero atto burocratico che si limitava a mutuare la proposta già avanzata dall’ex commissario Scura».

«Un piano che non teneva conto delle mutate esigenze regionali e della necessità di potenziare l’assistenza territoriale – ha concluso – i servizi per le aree interne e, complessivamente, i servizi sociosanitari. Inoltre, i progetti su ospedali, come quelli di Palmi e Vibo, così come quella della Sibaritide, non sono frutto di una visione del presidente Occhiuti, ma risalgono a ordinanze del 2007, e non sono certo intestabili a Occhiuto che sta solo procedendo nel solco della continuità istituzionale».

Per la consigliera dem Amalia Bruni, «le risposte del presidente Occhiuto sono insoddisfacenti e il suo atteggiamento, chiuso al dialogo e incapace di costruire un confronto costruttivo, danneggia ulteriormente la Calabria».

«Altro che cambiamento, la sanità calabrese è ostaggio di una gestione fallimentare, opaca e autoreferenziale», ha tuonato Bruni, non risparmiando critiche a Occhiuto: «fin dalla sua nomina, avevamo espresso disponibilità a collaborare per affrontare la ricostruzione del sistema sanitario. Invece ci siamo trovati davanti un uomo solo al comando, intento più ad annunciare che a risolvere, in una narrazione mediatica distante anni luce dalla realtà».

 

L’OPINIONE / Ernesto Alecci: In Calabria sanità non fa rima con normalità

di ERNESTO ALECCI – Sono d’accordo con il Presidente e Commissario ad Acta Roberto Occhiuto quando dice che la Calabria oggi ha bisogno di uno slancio d’orgoglio, di una nuova narrazione, quando dice che la Calabria, per quanto riguarda la sanità, deve avere l’ambizione di diventare una regione “normale”, come le altre regioni d’Italia. Ma, ad oggi, purtroppo non posso essere d’accordo con lui quando dice che quella intrapresa è la strada giusta.

Ho sempre voluto confrontarmi con la maggioranza di questa Regione in maniera costruttiva e mai strumentale o intellettualmente disonesta. Ma non posso ritenere affatto normale che nel cuore della nostra regione, a Chiaravalle Centrale si continui a svolgere l’attività sanitaria in una struttura non adeguata sismicamente, mettendo a rischio ogni giorno la vita di personale e pazienti, mentre a pochi metri da anni si attende l’ultimazione della nuova Casa della Salute che in nota ufficiale il dipartimento della salute della Calabria fissava per febbraio 2025 e di cui si scorgono a malapena le fondazioni.

Non è normale che in un’area interna come quella di Serra San Bruno da anni si parli dei lavori del nuovo Pronto Soccorso (come è stato risposto ufficialmente anche ad una mia interrogazione), lavori mai partiti, con il reparto di emergenza-urgenza che ad oggi si regge sul lavoro di un solo anestesista che deve essere sempre reperibile per non mettere a rischio l’apertura stessa del reparto. Come non è accettabile che a Catanzaro, in quella Azienda Dulbecco che dovrebbe essere uno degli hub ospedalieri di riferimento del Meridione, è presente una Pet che funziona un giorno sì e dieci no, con i pazienti che arrivano in ospedale e sono costretti a tornare a casa, mentre a Cosenza si acquista una Tac di ultimissima generazione con Intelligenza Artificiale, quasi a voler sottolineare come ci siano calabresi di serie A e serie B.

Gli esempi potrebbero essere decine e decine, partendo dai tantissimi episodi che accadono ogni giorno nei nostri nosocomi e che certificano la mancanza reale di una “guida” della macchina amministrativa. Ma c’è una cosa che non può essere assolutamente definita normale,e dimostra pienamente come la Sanità in Calabria sia oggi mortificata, perché riguarda i nostri figli, i nostri bambini. Mi riferisco alle liste d’attesa infinite riguardo i servizi di Neuropsichiatria Infantile.

Ho toccato con mano attraverso una serie di incontri e sopralluoghi la disperazione delle famiglie di fronte alla prospettiva è di aspettare anche 3 o 4 anni prima della presa in carico dei loro figli, essendo così costrette a rivolgersi a specialisti privati o a recarsi in strutture fuori regione, con spese enormi che spesso non possono permettersi. Quando, in realtà, le diagnosi e le prese in carico precoci, in questi casi molto gravi, sono le uniche a poter dare buoni risultati.

Il Presidente di una Regione dovrebbe agire da buon padre di famiglia, ma un padre che abbandona al proprio destino i propri figli è un padre che ha fallito. (ea)

[Ernesto Alecci è consigliere regionale]

Gli studenti del Capialbi di Vibo sono rientrati dal grande viaggio in Cina

di PINO CINQUEGRANA –  Il Liceo Statale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia. diretto dal dirigente scolastico ing. Antonello Scalamndré da tempo è una scuola è molto attiva in ambito internazionale (Spagna, Malta, Romania, Inghilterra, Stati Uniti) e da quest’anno ha aperto relazioni culturali con la Cina (Qingdao, Shangai, Pechino), grazie al suo percorso linguistico curriculare (qui da 12 si studia la lingua e la letteratura quanto la storia del Sol Levante) che, puntualmente, ogni anno richiama numerosi adesioni al corso, ma anche grazie al suo  laboratorio di lingua di cinese che maggiormente guida gli studenti, grazie ai loro docenti alla scrittura dei caratteri.

Ed è proprio in questo liceo vibonese che gli studenti possono persino svolgere l’esame HSK (Hanyu Shuiping Kaoshi) e YCT (Youth Chinese Test), con certificazioni riconosciute a livello internazionale. Una storia orientale maturata grazie all’opportunità e al sostegno della Pacific International School alle direttive del prof. Roberto Barone, tra le massime autorità italiane nello studio e della conoscenza del mandarino.

La Cina è una meta di viaggio affascinante perché offre un mix di storia, cultura, paesaggi e tradizioni. Qui di recente (dal 22 marzo al 2 aprile) una delegazione di 18 studenti guidati dal dirigente Scalamandé e dalla professoressa Sara Di Leo hanno visitato i luoghi centrali nel percorso programmato Qingdao, Pechino e Shangai entrando in contatto con una delle culture più antiche al mondo. Una storia millenaria davvero speciale.  La delegazione calabrese è stata ricevuta dal Ministro della Cultura cinese e dal Responsabile della Scuola di Qingdao con la quale è stato firmato un protocollo d’intesa ai fini di scambi culturali costruendo un meraviglioso ponte tra la Calabria e la Cina.

Qui i ragazzi del Capialbi hanno vissuto una piena integrazione con coetanei con i quali hanno potuto potenziale l’uso linguistico, ma anche essere guidati dentro una full immersion di cultura e tradizioni, modelli di studio e gastronomia. Non sono mancate le programmate escursioni nei diversi centri storico-culturale delle città visitate definite grande magia di un sentire d’oriente.

E, nell’attesa che per l’anno prossimo si replica intanto il dirigente del “Capialbi” ha attivato tutta una serie di attività culturale per l’accoglienza degli studenti gemellati per il prossimo autunno a Vibo Valentia, i quali saranno guidati lungo tutta la costa degli dei. Una delegazione cinese, interessi economici, è interessata ad aprire relazioni turistiche ma anche economiche: i sapori della Calabria (la Dieta mediterranea) saranno la grande finestra in Cina a fare conoscere la nostra identità del Mediterraneo. (pc)