Francescantonio Pollice eletto presidente del Comitato Nazionale Italiano Musica

Prestigioso incarico per il calabrese Francescantonio Pollice, che è stato eletto presidente del Cidim – Comitato Nazionale Italiano Musica, succedendo a Lucio Fumo.

L’elezione è avvenuta nel corso di un’assemblea che si è tenuta presso la Sala Rocca della Direzione Generale Spettacolo e Cinema del Ministero della Cultura.  Sono stati,inoltre, eletti componenti del Consiglio direttivo Barbara Boganini, Flavia Brunetto, Vincenzo Del Signore, Giovanna Manci, Piero Niro e Grazia Spuria.

«Nel ringraziare il Presidente uscente, Lucio Fumo, che ha guidato la nostra associazione negli ultimi dieci anni e tutti i componenti del precedente Consiglio Direttivo per l’importante collaborazione – ha detto Pollice – desidero assicurare tutto il mio impegno perché il Cidim possa raggiungere ulteriori traguardi nel sostenere la promozione della musica e dei migliori talenti italiani in patria e nel mondo».

«Insieme ai nuovi componenti del Direttivo – ha proseguito Pollice – desidero continuare e implementare il raggiungimento degli importanti obiettivi che hanno caratterizzato l’attività del Cidim in questi anni e perseguire ambiziosi progetti nel campo della produzione, distribuzione, formazione e ricerca musicale contribuendo a implementare in tutto il mondo la presenza della musica e dei musicisti italiani quali efficaci rappresentanti delle eccellenze del nostro paese. Confermo, senza dubbio, l’impegno per la formazione e la promozione di progetti e iniziative in tutti i continenti che renderanno ancora più saldo e fecondo il rapporto con le Ambasciate, i Consolati e gli Istituti Italiani di Cultura e Ambasciate italiane in tutto il mondo, così come l’attività nelle singole regioni italiane in particolare quelle dove le attività di distribuzione musicale registrano maggiori difficoltà».

«Compito del Cidim – ha concluso – è quello di rendere sempre più vitale un comparto culturale che continua a raccogliere l’attenzione e il gradimento di tantissimi spettatori, ma che necessita di programmazione e investimenti puntuali e adeguati».

«Desidero rivolgere al prof. Francescantonio Pollice i sensi della mia stima e le più vive congratulazioni per l’ulteriore prestigioso ruolo che da ultimo gli è stato assegnato  e che lo vede oggi alla guida di un autorevole organismo in campo artistico e culturale, di rango non solo nazionale ma accreditato ad alto livello anche in ambito internazionale», ha detto Pietro Falbo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro Crotone Vibo Valentia.

«Un evidente riconoscimento delle sue indubbie e acclarate capacità e competenze, testimoniate da una carriera sempre ai vertici di importi istituzioni pubbliche, associazioni, Enti di Alta formazione, a cui, con visione e sapienza ha saputo dare il suo contributo di impegno e programmi rispettando la tradizione come pure aprendo all’innovazione», ha sottolineato Falbo, dicendosi certo che «in questo nuovo compito Francescantonio Pollice esprimerà, con rinnovato slancio,  quell’impegno e quel valore che lo hanno sempre contraddistinto e che lo hanno reso autorevole personalità in un settore di alta creatività e fine cultura. Per questo, siamo altrettanto sicuri, saprà dare la sua impronta di alta esperienza e competenza come valore aggiunto nella dialettica con i partner di riferimento ma anche in termini progettuali per lo sviluppo di attività fondamentali per la crescita più qualificata del nostro Paese, che coinvolgono e appassionano i più e soprattutto i giovani».

Francescantonio Pollice è direttore artistico da 35 anni di Ama Calabria, consulente musicale del Ministero dell’Interno, direttore artistico dell’Ensemble 900 e Oltre, guidato da Antonio Ballista e dell’Orchestra della Provincia di Catanzaro La Grecia e presidente dell’AIAM (Associazione Italiana Attività Musicale) aderente all’Agis. È tra i fondatori nel 2016 di FederVivo di cui è componente dell’Ufficio di Presidenza, è vice Presidente del CIDIM, (Comitato Nazionale Italiano Musica) membro dell’International Music Council ONG in partnership con l’Unesco è, tra l’altro, direttore artistico del Progetto Internazionale Suono Italiano realizzato con fondi MiC e Maeci e della Stagione Musei di Sera Concerti nei Musei Vaticani.

Alla Provincia di CS l’incontro sulla legge urbanistica regionale

È stato un importante momento di confronto e di approfondimento con i Sindaci e i tecnici comunali sulle difficoltà e sulle criticità che si registrano nell’attuazione delle disposizioni previste dalla normativa regionale in materia, l’incontro organizzato dalla Regione – Assessorato all’Urbanistica – in collaborazione con l’Anci Calabria e svoltosi nel Palazzo della Provincia di Cosenza.

L’incontro, infatti, era dedicato alla discussione della legge urbanistica regionale calabrese e all’approvazione degli strumenti urbanistici a supporto dei comuni.

Hanno partecipato, in qualità di relatori i referenti degli uffici regionali competenti in materia di urbanistica, di Anci Calabria e del Presidente dell’Istituto nazionale di Urbanistica (Inu) – sezione Calabria, Domenico Passerelli, con il quale è stato sottoscritto, nei giorni scorsi, un Protocollo d’intesa per la diffusione e la valorizzazione delle norme urbanistiche.

I lavori sono stati aperti dall’assessore all’Urbanistica della Regione Calabria, Maria Stefania Caracciolo, promotrice dell’iniziativa, la quale ha sottolineato che l’incontro odierno a Cosenza apre la serie degli incontri previsti su tutto il territorio regionale con i Sindaci e i responsabili degli uffici tecnici dei Comuni calabresi che hanno avviato l’iter di adozione degli strumenti urbanistici, ma che non sono ancora giunti alla loro approvazione.

L’assessore regionale all’Urbanistica ha inoltre ribadito l’impegno della Regione Calabria a supportare i comuni nel processo di attuazione della legge: «la collaborazione tra Regione ed enti locali è fondamentale per realizzare una visione condivisa del nostro territorio. Siamo qui per ascoltare e lavorare insieme, affinché ogni comune possa beneficiare delle opportunità offerte dalla legge urbanistica», ha affermato.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Presidente di Anci Calabria, Rosaria Succurro, che ha sottolineato l’importanza di un confronto costruttivo tra le istituzioni locali e regionali: «Oggi abbiamo l’opportunità di analizzare insieme ai sindaci e ai tecnici comunali le nuove normative che possono realmente fare la differenza nel nostro territorio».

«La legge urbanistica regionale – ha evidenziato – rappresenta un fondamentale strumento per garantire uno sviluppo sostenibile e pianificato delle nostre città, rispondendo così alle esigenze dei cittadini e delle comunità».

La Succurro ha, inoltre, aggiunto che «è essenziale che i comuni siano dotati degli strumenti adeguati per pianificare in modo efficace il proprio sviluppo. L’approvazione di questi strumenti è un passo cruciale per garantire una gestione del territorio che sia al tempo stesso responsabile e innovativa».

L’incontro si è concluso con un forte senso di collaborazione e determinazione da parte di tutti i partecipanti, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo urbano sostenibile che tenga conto delle specificità e delle esigenze dei diversi territori calabresi. (rcs)

Basta Vittim sulla 106: Intervenire con urgenza su vegetazione su statale 106

L’Organizzazione di Volontariato, che da anni lotta per la sicurezza e l’ammodernamento della “strada della morte”, ha chiesto all’Anas, di intervenire, con la massima urgenza,  sul problema gravissimo di manutenzione della vegetazione nel tratto che va dalla chilometrica 323+00 alla chilometrica 329+00 della S.S. 106, e dalla chilometrica 0+00 alla chilometrica 21+00 della S.S. 106 Radd.

«Il problema è palese – ha evidenziato l’Odv –: la vegetazione, non curata da troppo tempo, sta seriamente compromettendo la visibilità lungo la strada, impedendo a chi percorre la Statale 106 di avere una visione chiara e completa del percorso. Un aspetto particolarmente pericoloso nelle rotatorie e in corrispondenza degli svincoli, dove la mancata visibilità rappresenta una minaccia diretta e concreta per la sicurezza stradale».

Da qui l’inoltro, con il supporto tecnico-giuridico di Studio3A-Valore S.p.A., specializzata nella tutela dei diritti dei cittadini, è stata inoltrata una segnalazione urgente alle autorità competenti.

«Non si può più aspettare. L’inerzia di chi è preposto alla sicurezza stradale potrebbe costare caro – ha ribadito Basta Vittime –. Non solo per l’incolumità degli utenti della strada, ma anche per l’ente gestore che, nel caso dovesse verificarsi un incidente, potrebbe essere ritenuto corresponsabile per la mancata manutenzione di un tratto stradale tanto pericoloso».

«È vergognoso dover arrivare a dover segnalare, per il secondo anno di fila – ha proseguito l’Odv – il solito problema, perché che siano stati programmati gli interventi necessari a rimuovere la vegetazione che costituisce un ostacolo per la sicurezza. Un fatto che grida vendetta, e che rende ancora più chiara l’incapacità di chi è responsabile di tutelare la vita dei cittadini. È davvero umiliante, ma purtroppo necessario, ripetere per l’ennesima volta la segnalazione, vista l’incuria totale che continua a prevalere».

«Non possiamo più tollerare il fatto – ha concluso Basta Vittime – che la vita dei cittadini venga messa a rischio dalla negligenza e dall’incapacità di risolvere un problema semplice ma cruciale. Invitiamo, ancora una volta, l’Anas a prendere immediatamente in considerazione questa situazione e ad attuare gli interventi necessari senza ulteriori indugi. L’intervento è urgente. Non ci sono più scuse». (rcz)

Oltre 22 mln per il finanziamento della Diga sul torrente Lordo

di ARISTIDE BAVADiga sul torrente Lordo, si va avanti senza incertezze. Dopo il recente convegno organizzato dal Corsecom in collaborazione con l’amministrazione comunale per mettere a fuoco la delicata problematica della Diga sul torrente Lordo che attende di essere ripristinata da oltre 12 anni è stato superato il primo step relativo alla sua prevista riattivazione.

Come è noto il Ministero dell’Ambiente ha stanziato un totale di 32,4 milioni di euro per cinque interventi in Calabria finalizzati al contrasto della siccità. Di questa somma  22,2 milioni sono destinati alla diga sul torrente Lordo a Siderno, gestita dal Consorzio di bonifica Alto Ionio Reggino.

La notizia di questo importo, che ancora non era ufficiale perché i 32.4 milioni comprendevano finanziamenti di altre strutture calabresi, è stata fornita al presidente del Corsecom, Mario Diano, che sta seguendo meticolosamente l’iter per arrivare ai lavori, dal responsabile tecnico del Consorzio, ing. Domenico Zito, che, come si ricorderà, è stato ospite di Siderno, unitamente al Commissario dei Consorzi irrigui Giacomo Giovinazzo,  per mettere a fuoco le problematiche dell’importante invaso. In quella occasione si era parlato di un possibile finanziamento di circa 25 milioni di euro.

In questo primo stanziamento per la Diga sono, invece, previsti 22.2 milioni di euro che sono pari all’importo di un primo progetto iniziale che poi è stato rimodulato ed approvato dalla Direzione generale Dighe per circa 25 milioni. Non è, quindi, da escludere, che la somma rimanente sarà finanziata in corso d’opera anche perché in questo primo stanziamento per la Calabria di 32.4 milioni sono comprese, come si diceva, altre opere di una certa urgenza. Gli altri finanziamenti riguardano, infatti: 3,3 milioni per la riparazione della traversa fluviale sul fiume Savuto a San Mango d’Aquino (Consorzio di bonifica Tirreno Catanzarese); 5,3 milioni per la sicurezza della Diga di Farneto del Principe a Roggiano Gravina (Consorzio di bonifica integrale dei bacini settentrionali del Cosentino); 1,3 milioni per miglioramenti sismici della diga Redisole a San Giovanni in Fiore; 2 milioni per la manutenzione straordinaria della diga di Votturino a Serra Pedace (Consorzio di bonifica integrale dei bacini meridionali del Cosentino).

Questi finanziamenti, a partire da quello per la Diga sul Lordo, mirano a migliorare la sicurezza e la gestione delle risorse idriche nella regione, e sono indirizzati ad evidenziare l’impegno del governo nel sostenere l’agricoltura e proteggere le risorse naturali, aspetti di notevole importanza per la Calabria e per la Locride in particolare. Nel corso del convegno di Siderno lo stesso Commissario Giovinazzo ha evidenziato l’importanza di contrastare la siccità, precisando che l’acqua della Diga sarà anche destinata al sistema dell’agricoltura, una priorità, questa, definita indiscutibile aggiungendo che anche per questo motivo la Diga deve essere considerata un importante patrimonio di tutta la Locride e non solo di Siderno.

Superato questo primo step, adesso, si va avanti con l’auspicio che vengano rispettati i tempi previsti dallo stesso Commissario Giovinazzo ovvero completamento dei lavori al massimo entro tre anni. È certamente una notizia molto importante che apre le giuste speranze dopo un’attesa durata 12 anni, da quando cioè, l’invaso è stato svuotato per quello che sembrava un semplice problema ad una paratoia da risolvere in tempi molto brevi ma che, poi, col passare del tempo ha assunto proporzioni notevoli. Adesso, finalmente, pari che la delicata problematica si avvii alla conclusione.   (ab)

 

L’OPINIONE / Giusi Princi: L’Europa non si volti dall’altra parte per i femminicidi

di GIUSI PRINCI – Nonostante gli sforzi per combattere la violenza di genere, i femminicidi continuano a segnare tragicamente il nostro presente, dimostrando che la strada verso la parità e la sicurezza per le donne è ancora lunga. Di fronte a questa escalation di violenza, l’Unione Europea non può voltarsi dall’altra parte: le istituzioni devono rispondere con azioni concrete e tempestive. Per questo, ho sottoposto un’interrogazione scritta alla Commissione europea per chiedere quanti fondi saranno destinati alla prevenzione della violenza di genere nell’ambito della nuova Roadmap per l’Uguaglianza di Genere e se siano previsti ulteriori stanziamenti.

Alla Commissione chiedo anche quali investimenti siano previsti, nell’ambito di InvestAI, il programma recentemente lanciato da Ursula Von der Leyen con 200 miliardi di fondi per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale Made in Europe, per sviluppare sistemi di videosorveglianza intelligenti basati sull’Intelligenza Artificiale, che permettano di segnalare tempestivamente episodi di violenza alle forze dell’ordine nel rispetto della privacy, attivandosi solo in situazioni di emergenza.

Sappiamo che, nel caso di femminicidi avvenuti in strada, le registrazioni delle telecamere di sicurezza hanno spesso fornito elementi chiave per individuare i colpevoli. Ma questo non basta: dobbiamo passare dalla mera ricostruzione dei fatti alla prevenzione attiva, investendo in tecnologie in grado di allertare le autorità prima che sia troppo tardi.

Ilaria Sula e Sara Campanella, due giovani studentesse di 22 anni, sono state brutalmente assassinate nel giro di poche ore, a Roma e a Messina. Due vite spezzate in modo tragicamente simile: entrambe vittime di un’ossessione sfociata in violenza, entrambe uccise con un’arma da taglio, entrambe cadute sotto i colpi di chi credeva di poter disporre delle loro vite.

Non è più tempo di rimpalli di responsabilità o di giochi di competenze tra Stati membri e istituzioni europee: la violenza di genere è un’emergenza trasversale che impone risposte urgenti e concrete a tutti i livelli. Questa battaglia non può più essere combattuta con le sole parole. Servono azioni, investimenti e strumenti concreti. La speranza è che in futuro, anche grazie ad un utilizzo proattivo dell’intelligenza artificiale, si possa gioire di tragedie sventate, anziché denunciare l’ennesimo caso di femminicidio. L’Europa, in tal senso, deve essere in prima linea. (gp)

[Giusi Princi è europarlamentare FI-PPE e membro della Commissione FEMM del Parlamento Europe]

Giornata Autismo, Capponi: Impegnati a promuovere una cultura di inclusione e supporto

«La diagnosi di autismo ha un impatto profondo non solo sull’individuo, ma su tutta la sua cerchia di rapporti». È quanto ha detto l’assessore regionale alle Politiche Sociali, Caterina Capponi, in occasione della Giornata mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, ribadendo l’impegno, da parte della Regione, a promuovere una cultura di inclusione e supporto, sensibilizzando l’opinione pubblica per diffondere una comprensione più profonda delle difficoltà quotidiane affrontate dalle persone autistiche».

«A tal fine, la formazione del personale educativo deve essere potenziata, affinché le scuole diventino ambienti di accoglienza e crescita per tutti gli studenti», ha aggiunto Capponi, spiegando come «stiamo implementando, inoltre progetti mirati a fornire supporto economico alle famiglie con persone autistiche, agevolando l’accesso a servizi e terapie specialistiche. Collaboriamo attivamente con le associazioni di volontariato, essenziali nel creare reti di supporto e promuovere attività inclusive, e sono determinata ad avviare una campagna di sensibilizzazione per combattere lo stigma ancora esistente. Sono convinta che il contatto con persone che vivono questa condizione umana migliori la qualità della vita di chi è loro vicino».

«La strada da percorrere è ancora lunga – ha concluso – ma insieme possiamo costruire un futuro in cui ogni persona si senta valorizzata e parte integrante della comunità. Vi invito a partecipare attivamente a questo importante percorso di sensibilizzazione e supporto». (rcz)

Conformazione urbanistica del Centro storico di Reggio Calabria

di CLELIA GIOVANNA LI GOTTIL’attuale fisionomia del centro storico cittadino è la conseguenza di due catastrofici terremoti, quello del 1783 e del 1908, che ne segnarono la storia e la conformazione urbanistica. Il doppio ruolo giocato dal centro storico, quale luogo di residenza e centro di servizi e commercio, ha reso questa parte di città particolarmente sensibile ai mutamenti che hanno configurato l’attuale territorio urbano, con tutte le implicazioni che questi hanno portato, coinvolgendo ogni aspetto del vivere quotidiano nella città.   

Il centro storico medioevale, sempre sotto la minaccia di scorrerie dalla parte di mare, vittima di terremoti endemici, e stremato dagli attacchi degli arabi siciliani, crebbe a stento e sembrava piuttosto una fortezza che una città, seppure con una cattedrale ortodossa che si chiamava Cattolica, residuo del periodo bizantino, una Chiesa madre, il duomo e un fiorente quartiere ebraico. Intorno al 1700 accanto all’ospedale fu costruito un modesto palazzo municipale, che era anche sede del monte di pietà, ma privo di una piazza principale a renderlo simbolicamente solenne, perché la piazza principale era da sempre la piazza davanti al duomo. La strada maestra che attraversava la città da nord a sud aveva un andamento irregolare. Molti saranno i palazzi registrati nel catasto settecentesco tra i quali spiccava per pregio architettonico la domus magna.

I palazzi erano sparsi senza costituire nell’insieme un embrione di strada monumentale, anche se sulla Marina il prato della fiera d’agosto, istituita nel 1357, aveva a suo modo un aspetto monumentale, e nella piazza all’interno delle mura si svolgeva un grande mercato.    Nel 1783 un catastrofico terremoto distrusse la città cancellando l’impianto urbanistico medievale. Il clima culturale mutato suggerì di cogliere l’occasione per ricostruire il centro urbano con un programma di rinnovamento radicale. La situazione orografica della città, stretta tra il mare e la montagna, suggerì a Giovan Battista Mori, autore del piano di ricostruzione, che lo schema urbano più praticabile ed elegante fosse quello di tracciare una strada maestra parallela alla costa larga dodici metri dalla quale si doveva sviluppare la nuova e ordinata maglia a scacchiera del centro.

Il centro della città veniva sottolineato dalla sequenza del palazzo municipale con la sua piazza principale, separata da una fila di case dalla strada maestra, dal teatro, dal collegio per le fanciulle nobili e per quelle povere, e dalla casa di riposo per le vedove benestanti. Contestualmente il Mori suggeriva che la zona meridionale del centro fosse il settore più pregiato della città, contrassegnato nel seguito della strada maestra dalla piazza del duomo, con il seminario e l’arcivescovado, attraversato poi dalla sequenza a quei tempi chiarissima del presidio territoriale – il governatore con la sua guarnigione intorno alla piazza d’armi sul versante a mare e sul versante a monte il castello che ospitava il carcere accanto al tribunale – e concluso dalla piazza del mercato circondata da due esedre alberate che ne fecevano la passeggiata cittadina, mentre a settentrione il settore popolare della strada maestra veniva invece concluso, molto lontano dal teatro, dalla piazza dell’orfanatrofio e del pubblico granaio.

La strada principale veniva poi attraversata al centro dalla sequenza tematizzata a mare da una piazza mercantile, sito del mercato marino, cui corrispondeva una strada più larga che formava una croce equidistante dalla piazza principale e da quella del duomo, e che sottolineava l’accesso alla città dal porto, contrappuntata in tono minore da una strada trionfale più a sud, verso la fontana sulla piazza del duomo, che contrappuntava la fontana sul prato della fiera. Altra rivoluzione urbanistica dell’epoca fu la grandiosa idea del Mori di rendere monumentale la palazzata sul porto coordinandone l’architettura come a Messina nel 1600 arricchendola di monumentali porte che consentivano l’accesso al mare.   

Dopo dure polemiche iniziali con chi avrebbe voluto una ricostruzione com’era e dov’era, il taglio europeo del piano Mori soddisferà le ambizioni estetiche della città e la strada maestra verrà riconfermata nel corso dell’Ottocento come la sequenza esteticamente rilevante della città e non soltanto come una soluzione distributiva razionale dei nuovi spazi che si aprirono con la ricostruzione. I reggini sembrarono rendersi conto che una strada maestra così lunga poteva diventare un motivo estetico peculiare del cuore pulsante cittadino.

Nella nuova strada, denominato corso Borbonico, vi verranno allocati il rinnovato palazzo municipale, il teatro, la prefettura, la camera di commercio, la banca d’Italia, mentre la piazza principale verrà evidenziata e ingrandita mediante la demolizione degli edifici che nel piano Mori la separavano dalla strada maestra. Di lì, verso sud, va emergendo come strada principale, con i negozi più prestigiosi, il tratto della strada maestra tra la piazza principale e la piazza del duomo – anche se poi il caffè dei conservatori sarà nella piazza principale e quello dei liberali nella piazza del duomo.

Più oltre verranno aperti il giardino pubblico, un nuovo teatro, la piazza davanti alla stazione ferroviaria mentre, a confermare il carattere popolare del versante settentrionale – chiamato la “Siberia” – vi verrà aperto il nuovo porto.  Tuttavia le famiglie nobili avranno qualche perplessità sul destino del progetto di palazzata del Mori, forse troppo ambizioso per la consistenza reale del loro ceto, che d’altra parte preferirà sempre e dovunque scegliere l’aspetto esteriore dei propri singoli palazzi anziché affidarsi ai prospetti uniformi suggeriti dal Mori, e poiché d’altra parte, come del resto in molte altre città, vogliono comunque abitare distanti dall’ambiente commerciale delle botteghe sulla strada maestra, preferiscono così dar vita con i loro palazzi alla monumentale via Aschenez, una parallela immediatamente a monte delle strada principale, sorvegliata dalla caserma dei carabinieri e caratterizzata dalla presenza del Conservatorio, del mercato coperto, del liceo, del collegio Campanella, e dove verranno edificate le chiese della Candelora e della Cattolica.   

Il terremoto del 1908, pur nella sua tragicità, rappresentò un’occasione per continuare, anche se con alcune modifiche radicali, l’opera di ricostruzione avviata con il piano settecentesco del Mori in un clima di un vivace dibattito tra architetti e urbanisti che ebbe come interlocutore principale Pietro De Nava, incaricato a redigere il nuovo piano di ricostruzione del centro urbano, allora coincidente con il territorio dell’intera città.  

Per sottolineare l’avvenuta annessione della città al Regno d’Italia si realizzò, a metà della strada maestra (Corso Garibaldi), una piazza nazionale, l’attuale Piazza Vittorio Emanuele II, dove si affacciano non soltanto il Municipio ma anche il palazzo della Provincia e della Prefettura e distante pochi metri dal nuovo Teatro. La strada principale venne successivamente conclusa a sud da una seconda piazza nazionale –Piazza Garibaldi– con la statua di Garibaldi di fronte alla stazione e a nord da una terza piazza nazionale –Piazza De Nava – dominata dal grande prospetto principale del museo archeologico nazionale e arricchita dalla statua del De Nava.

Sul versante simbolico da Piazza Italia si snoda, parallelamente al corso Garibaldi e al corso Vittorio Emanuele III, la via Miraglia dove sono schierati l’uno accanto all’altro i palazzi di tutte le amministrazioni periferiche dello Stato, dall’ufficio delle imposte al genio civile e al palazzo delle poste, per poi terminare più a sud con la piazza dedicata al tenente Federico Genoese.   Per perseguire una pianta geometrica ortogonale del tessuto urbano fu rifatta radicalmente la piazza del Duomo con pianta rettangolare e con due filari di portici simmetrici per renderla monumentale, raro esempio nel sud Italia, con al centro della scena la nuova cattedrale romanica-bizantina. La regolarizzazione della piazza del duomo si inscrive a sua volta in un vasto programma di rinnovamento architettonico che fa di Reggio una delle città più singolari.

Crollate le case precedenti quelle nuove sono state ricostruite con soli due o tre piani fuori terra – secondo le norme antisismiche anteriori alla diffusione del cemento armato – e con facciate sorprendentemente decorate non soltanto lungo il corso Garibaldi, ma anche lungo la vie Demetrio Tripepi, del Torrione, Aschenez, dei Filippini (quest’ultima, nel 2014, è stata sottoposta ad interventi di restyling). Ma l’idea più rivoluzionaria del De Nava sarà quella di profittare del trasferimento del porto nella zona nord e della demolizione delle mura per progettare, al posto di una palazzata ormai irrealizzabile, una passeggiata a mare ispirata alle promenade che si erano andate diffondendo nel corso dell’Ottocento in altre città europee di mare, organizzata su due livelli con uno splendido giardino di palme e di magnolie a dividerli e, ravvivata in seguito dal monumento per Vittorio Emanuele III e da quello ai caduti.  

Nel campo dell’architettura la città di Reggio Calabria presenta significative costruzioni in stile liberty. Il centro storico conserva ancora il fascino di quella città risorta con il forte desiderio di essere “bella e gentile”. Le novità stilistiche del Liberty si manifestarono grazie anche all’apporto culturale degli architetti Ernesto Basile, Camillo Autore e Vincenzo Miccolupi e alla sapiente attività progettuale dell’ingegnere Gino Zani. Il primo firmò l’edificio più rappresentativo della città Palazzo San Giorgio; il secondo progettò l’Istituto Tecnico e l’edificio del Liceo Classico; Miccolupi progettò numerosi edifici, tra cui Palazzo Migliorini (Palazzo Travia), l’Hotel “Centralino”, il Palazzo del Cav. Virtioli e quello del marchese Sarlo; il quarto firmò il progetto del Palazzo del Governo e del Genio Civile oltre che progetti di edilizia privata e popolare. Ruolo non minore hanno poi avuto i progettisti locali che si ispirarono a motivi floreali nelle decorazioni di numerosi edifici. I prospetti dei palazzi risultano decorati con finti bugnati, lesene, cornici marcapiano, cagnoli che reggono esili balconcini, tutto ad imitazione degli elementi in pietra che strutturavano gli edifici crollati. Accanto alle partiture dei prospetti, tipiche dei vecchi edifici in muratura, venivano aggiunti elementi di modernità nelle decorazioni in stucco o in pietra artificiale, nei ferri battuti, nelle vetrate, tutte in stile Liberty

Il territorio comunale della città di Reggio Calabria il centro storico costituisce la prima circoscrizione municipale e comprende il territorio che partendo dal lato mare è limitato dal seguente perimetro: sottopassaggio Lido, via Maldonato, via Domenico Romeo, via Treviso (trasversale), piazza San Marco, via Reggio Campi I tratto fino alla biforcazione con via Pasquale Andiloro, torrente Mili fino al Calopinace che costituisce il confine a sud. Il centro storico occupa una superficie di 1,41 km² (141,19 ettari) ed ha una popolazione di circa 11.000 abitanti ed urbanisticamente è caratterizzato da una maglia urbana regolare e da un tessuto edilizio di qualità. Recentemente ha riacquistato il rapporto con il fronte a mare attraverso un progetto rilevante di riqualificazione del lungomare e della fascia costiera.   Il centro storico di Reggio Calabria presenta una definizione topografica ben precisa: la collina del Trabocchetto ad Est, la riva del mare ad ovest, il torrente Calopinace a sud e il torrente Santa Lucia a nord.

  Il tratto di territorio tra la collina del Trabocchetto ed il mare è piuttosto breve e in linea d’aria supera di poco il chilometro. Il dislivello, invece è ben pronunciato, essendo di circa 110 m. e questo evidenzia la rigidità del versante sul quale la città è edificata. Questo dislivello, nel degradare verso il mare, si apre a ventaglio con la massima curvatura al centro dell’area urbanizzata e con orientamento verso nord-ovest.  

Tale zona così definita presenta il lato destro particolarmente tormentato ed inciso dal torrente Caserta e dalla Fiumara dell’Annunziata, mentre il lato sinistro si allarga nel doppio alveo dei torrenti Calopinace e Sant’Agata, determinando un’ampia zona che va dalla piazza del Duomo sino all’aeroporto. Il terreno, proprio per le sue origini fluviali, è particolarmente ghiaioso con presenza anche d’argilla(cglg)

Giornata Mondiale Autismo, Molinaro (Fdi): Asp rimborsi trattamenti riabilitativi con terapia Aba

«Serve la rapidità delle ASP nei rimborsi dei trattamenti riabilitativi con terapia A.B.A. per le persone in condizioni di autismo». È quanto ha chiesto il consigliere regionale di Fdi, Pietro Molinaro, in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, che ci celebra domani.

Questa Giornata, per Molinaro, «impone un forte messaggio di inclusione a tutte le persone autistiche e con disabilità: nessuno deve essere lasciato solo e occorre sempre di più, dare la possibilità di esprimere il loro pieno potenziale, evitando discriminazioni e isolamenti».

«Oltre che a loro – ha commentato Molinaro – l’edizione 2025 deve dare un segno tangibile di vicinanza a genitori e familiari, che sono impegnati nel quotidiano ad abbattere le barriere sociali e culturali; una sorta di sensibilizzazione/formazione/informazione non medica ovviamente, ma che esce dal cuore dei genitori. Solo un genitore può veramente far capire l’impegno e i sacrifici che serve per seguire il proprio figlio, le fatiche giornaliere, la disperazione a tratti, ma anche la soddisfazione di vedere i piccoli progressi».

«Questi genitori, oltre a dedicare il proprio tempo – ha spiegato – vanno incontro spese onerose che devono peraltro anticipare perché il trattamento non è fornito da tutti i Distretti Sanitari Calabresi e molti genitori sono stati e sono costretti a rivolgersi a strutture e/o a singoli professionisti che lo erogano».

«Recentemente – ha spiegato – facendomi carico delle difficoltà delle famiglie calabresi ho presentato al Consiglio Regionale dello scorso 11 marzo la mozione n° 113, approvata all’unanimità, che prevede il Riconoscimento e rimborso delle spese per il trattamento riabilitativo A.B.A. per persone in condizione di autismo”.  Questo tipo di trattamento ha il maggior numero di evidenze scientifiche riconosciute a livello internazionale, che dimostrano l’efficacia della terapia, in quanto l’A.B.A. è correlata al miglioramento del quoziente intellettivo, al miglioramento dell’abilità di linguaggio ed all’acquisizione di comportamenti funzionali e adattivi».

«Il rimborso di queste spese terapeutiche, – ha concluso – pur rientrando tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero, tra le prestazioni che devono essere assicurate dal Sistema Sanitario Nazionale, in Calabria registrano notevoli ritardi e molto spesso le famiglie sono state costrette a rivolgersi alla magistratura per averle riconosciute. Su questo, è conclamato che non ci può essere discrezionalità amministrativa da parte dell’Ente Sanitario. Bisogna allora passare dalle parole ai fatti». (rcz)

Il Consiglio regionale approva nuovo Statuto per la Fondazione per la Comunità Arbëreshe di Calabria

Il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge per istituire un  Statuto per la Fondazione Istituto regionale per la Comunità Arbereshe di Calabria, affinché possa finalmente svolgere il ruolo per cui è nata: tutelare, promuovere e valorizzare l’identità arbëreshe, che non è solo un’eredità del passato, ma un elemento distintivo del patrimonio storico, culturale e sociale della nostra regione.

Ad esprimere soddisfazione per questo importante risultato è Pasqualina Straface, presidente della terza commissione del Consiglio regionale e delegata dal Presidente Roberto Occhiuto a coordinare i rapporti tra le comunità italo-albanesi e le attività legislative dell’Assise Regionale che ha sottolineato l’impegno della Regione Calabria in questa direzione.

«La proposta di legge – ha sottolineato Straface – rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso da tempo intrapreso dalla Giunta regionale attraverso l’impegno dell’assessore al ramo Gianluca Gallo, volto alla tutela e valorizzazione delle minoranze linguistiche e storiche di Calabria, che sono delle autentiche risorse, fondamentali al fine di preservare identità, tradizioni e valori delle nostre comunità locali».

Il provvedimento riguarda l’approvazione del nuovo Statuto della Fondazione Istituto regionale per la Comunità Arbereshe di Calabria, un documento che – questo è un aspetto che merita di essere evidenziato – nasce da un lungo e articolato iter di confronto e condivisione, attento e partecipato, nel quale ha avuto un ruolo centrale il Comitato delle Minoranze Linguistiche (Coremil), che, nel contesto delle proprie sedute, ha avuto interlocuzioni positive con le comunità locali da cui sono emersi dei contributi che hanno permesso di delineare una visione strategica ed operativa coerente con le esigenze delle minoranze linguistiche calabresi.

L’ampia condivisione anche con i Sindaci dei comuni arbëresh, ha consentito di rafforzare e migliorare il testo del nuovo Statuto che, dopo l’approvazione nella sua nuova versione da parte del Coremil, è stato recepito e formalizzato dalla Giunta regionale a dicembre 2024. Successivamente, la Terza Commissione consiliare ha approfondito nel merito il provvedimento, approvandolo dopo un’analisi dettagliata e un confronto costruttivo che ha visto anche il prezioso contributo del Dipartimento regionale competente.

Analogamente a quanto avvenuto per la Fondazione per la Comunità Greca di Calabria, anche la Fondazione per la Comunità Arbëreshe  «la Regione Calabria – ha detto Straface – ha scelto di intervenire con determinazione, rivedendo l’assetto statutario non solo per adeguarlo al mutato quadro normativo ma soprattutto per migliorarne l’efficacia e rendere più chiaro il quadro delle competenze e delle responsabilità degli organi direttivi, rendendo la Fondazione più funzionale alle esigenze attuali e più vicina alle istanze della comunità arbëreshe, insediatesi nella nostra regione a partire dal XV secolo».

Le modifiche introdotte con il nuovo Statuto mirano, innanzitutto, a una semplificazione della governance, che diventa più snella e trasparente, con l’obiettivo di garantire un maggiore coinvolgimento della comunità arbëreshe e velocizzare le decisioni strategiche della Fondazione, oltre che ottimizzare l’impiego delle risorse disponibili.

L’organizzazione interna della Fondazione è infatti articolata su tre organi principali: il Presidente, il Consiglio di Amministrazione e il Revisore dei Conti, ai quali vengono attribuite competenze chiare e ben definite, di cui alcune nuove. In particolare, il ruolo del Presidente viene rafforzato, attribuendogli poteri di gestione ordinaria e straordinaria che prima erano ripartiti tra più soggetti, con l’intento di accelerare i processi decisionali.

Il Presidente sarà nominato dal Presidente della Giunta regionale su proposta dell’Assessore competente in materia di minoranze linguistiche e sarà scelto, preferibilmente, tra i sindaci delle comunità arbëreshe, così da garantire una più stretta connessione con il territorio e con le sue reali esigenze.

Un ulteriore elemento di innovazione è l’introduzione dell’Assemblea dei Sindaci e delle Province, un organismo che avrà il compito di contribuire all’elaborazione delle linee strategiche della Fondazione, raccogliendo proposte, suggerimenti e garantendo un maggiore coinvolgimento delle comunità locali. Il nuovo Statuto prevede, inoltre, la soppressione di alcune figure che in passato non hanno contribuito a rendere più efficiente l’azione della Fondazione, come il Comitato dei Sostenitori e la figura del Direttore.

Viene istituito un nuovo Comitato tecnico-scientifico che sostituisce la precedente Commissione scientifico-culturale, con funzioni di supporto nell’elaborazione e nella valutazione delle attività della Fondazione. Infine è inserita la previsione di una indennità per il Presidente, nonché il riconoscimento di rimborsi per le spese sostenute da tutti i componenti degli organi statutari e del Comitato tecnico-scientifico.

Questa scelta risponde alla necessità di garantire un impegno costante e strutturato nella gestione della Fondazione, assicurando che chi ricopre questi incarichi possa svolgerli con la dovuta continuità e senza oneri personali. (rrc)

Il Consiglio regionale aderisce alla Giornata mondiale dell’Autismo

Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale, s’illuminerà di blu in occasione della Giornata Mondiale dell’Autismo, che si celebra domani, mercoledì 2 aprile.

Il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso ha espresso «piena vicinanza alle famiglie che quotidianamente si fanno carico dei bisogni e delle esigenze delle persone con disturbo dello spettro autistico. Sono famiglie che hanno bisogno di atti concreti che garantiscano i diritti fondamentali, tra cui l’accesso all’istruzione e al mondo del lavoro, rimuovendo ogni barriera e ostacolo».

«Apprezziamo le iniziative che le istituzioni e le associazioni di volontariato, come ANGSA – Calabria, portano avanti per sostenere le famiglie. In questa direzione, il Consiglio regionale ha istituito il ‘Garante dei diritti delle persone con disabilità’, una figura che la Calabria ancora non aveva, con l’obiettivo di promuovere azioni per favorire l’integrazione sociale e migliorare la qualità della vita dei soggetti più fragili», ha concluso Mancuso. (rrc)