L’OPINIONE / Nunzio Belcaro: Senza risorse impossibile erogare contributi per sostegno allogiativo

di NUNZIO BELCARO – Avevamo lanciato l’allarme in tempi non sospetti e ora ci ritroviamo costretti a non poter erogare alcun contributo alle famiglie per il sostegno alloggio in locazione, i cui fondi sono stati cancellati dal Governo nazionale. Oltre al danno, la beffa, perché come tutti i Comuni, anche Catanzaro ha portato avanti nei mesi scorsi la fase istruttoria, raccogliendo le istanze dei cittadini e redigendo una graduatoria che rischia di non avere alcuna utilità.

Purtroppo, di tutta questa situazione l’amministrazione e il settore politiche sociali, nello specifico, rappresentano gli unici parafulmini, non potendo fornire alcuna rassicurazione a centinaia di utenti che, dopo aver fatto affidamento per anni su una misura importante, non hanno più la possibilità di beneficiare di un sostegno per il fitto e le spese legate alla casa.

È una situazione paradossale rispetto alla quale il Comune ha le mani legate, avendo ben specificato, fin dalla pubblicazione del relativo avviso, che se non fossero state erogate le risorse di provenienza nazionale, e poi da parte della Regione, non si sarebbe potuto fare fronte ai pagamenti agli aventi diritto. Il consigliere regionale Alecci ha annunciato una mozione affinché Anci, Regione e Stato trovino il giusto raccordo per reperire i fondi necessari a riattivare una misura preziosa per i cittadini.

Al di là delle appartenenze politiche, credo sia giusto andare incontro ai bisogni delle famiglie e non disperdere il lavoro fatto dagli uffici comunali che, non solo sono costretti ad operare in condizioni difficili, ma sempre più spesso vengono lasciati senza risorse. (nb)

[Nunzio Belcaro è assessore alle Politiche Sociali del Comune di Catanzaro]

L’OPINIONE / Aldo Maria Morace: Il mio bilancio della Fondazione Alvaro

di ALDO MARIA MORACENel 2016 dedicavo un mio volume, Alvaro nel labirinto, ai volontari della Fondazione Alvaro. Scrivevo allora (e lo ripropongo, senza nulla modificare, alla luce tristissima di quanto è ingiustificatamente avvenuto): «Sono passati ormai quindici anni da quando il Consiglio d’Amministrazione mi ha chiamato a presiedere la Fondazione; e – se devo compiere un bilancio, un rendiconto, un consuntivo – sono stati anni di grande afflato umano e scientifico: i più intensi, ricchi e densi del mio itinerario culturale, scientifico e accademico [e di] quella che viene ritenuta – a torto – la ‘mia’ creatura, ovvero la Fondazione, che nell’arco di un decennio ha assunto un rilievo, nazionale e internazionale, neppure ipotizzabile al suo sorgere. Dico ‘a torto’ perché la Fondazione è di chi la nutre giorno dopo giorno con il suo sacrificio silenzioso e anonimo, sacrificando famiglie e interessi personali; è di chi, vent’anni fa, rifiutò di arrendersi al peso degli oggettivi elementi di dissuasione che la realizzazione di un sogno (o meglio di un’utopia) comportava.

[…] La lezione di Alvaro (che, partendo da San Luca, era approdato alle pagine dei quotidiani più importanti come narratore, prosatore di viaggio, elzevirista e intellettuale di respiro europeo) ha operato, indubbiamente, nel manipolo di sanluchesi che si sono riuniti all’insegna del suo nome, per legare al volo del suo figlio più noto l’ansia di riscatto di un paese, di una terra, contro il determinismo della non-speranza.

Per valorizzarne ed approfondirne criticamente l’opera – divenuta nel mondo intero l’icona stessa della Calabria – il 24 gennaio 1997 è così venuta alla luce, dopo uno strenuo lavoro di preparazione presso gli enti fondatori, la Fondazione «Corrado Alvaro», ubicata a San Luca nella restaurata casa natale dello scrittore e patrocinata dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione.

Le tappe della sua realizzazione e della sua espansione sono consegnate alle (e scandite dalle) cronache giornalistiche, poi in parte raccolte in due volumi che ripercorrono questo itinerario difficile ed esaltante: un caleidoscopio di eventi, giorni, volti e figure, ma anche un modo di sottrarre all’usura dei giorni, alla consunzione della memoria, le tappe di questa esemplare avventura. Essa dimostra che è possibile sconfiggere una maledizione storica e che è possibile creare cultura lì dove questo valore sembrerebbe destinato a una vita soffocata.

Ancora due anni dopo la sua costituzione, per il ritardo nell’erogazione dei contributi necessari allo start-up, la Fondazione non possedeva un numero telefonico, un computer; pochi mesi più tardi – grazie alla volontà tenace e inespugnabile del suo gruppo promotore – era già in grado di impiantare una mostra memorabile nel romano Teatro dei Dioscuri, presso il Quirinale; e poi, in rapida successione, di dar vita a seminari, convegni nazionali e internazionali, laboratori di scrittura creativa, rappresentazioni teatrali, edizioni impeccabili di opere alvariane e su Alvaro, nonché a dodici edizioni di un premio letterario, articolato in varie sezioni, che si è imposto tra i più rilevanti nell’ambito italiano.

È stata ambasciatrice della cultura calabrese presso le comunità dei diasporati, in Italia e nel mondo (Parigi, Salamanca, Berlino, Mosca, New York); ha acquisito un importante nucleo di autografi alvariani, che sono stati digitalizzati e – prossimamente – messi in rete. Ma il compito più nobile, sul piano civile, che essa si è assunto, è stato quello di promuovere l’incidenza della legalità in un contesto inquinato alle radici dalla enfatizzazione del codice malavitoso e di avere esercitato in molteplici occasioni tale funzione, come quando la sua voce si è levata alta e forte dopo l’eccidio di Duisburg, contribuendo concretamente a riattestare la presenza dello Stato in un tempo di deragliamento coscienziale e mediatico.

Molto di tutto quanto è stato realizzato si deve, indubbiamente, a coloro che hanno creduto nelle possibilità e nelle funzioni della Fondazione: come alcuni illuminati esponenti delle istituzioni […]; e come gli intellettuali e gli studiosi che hanno accettato di spendersi per essa, primi tra tutti i membri del Comitato Scientifico, composto (in passato e nel presente) dai nomi più prestigiosi dell’accademia italiana. Ma tutto questo sarebbe stato vano – o neppure posto in essere – se non ci fosse stata in San Luca quella meravigliosa équipe di volontari (che, per il diradarsi dei contributi istituzionali, ha troppo spesso pagato di tasca propria, rifiutando i rimborsi per le spese effettuate), entusiasticamente votata alla causa della Fondazione: giorno dopo giorno, con dedizione totale, essi hanno formato le strutture umane della sua possibilità di esistere e di espandersi, tanto da consentirle di giungere a mete razionalmente improponibili.

La carriera accademica mi ha riservato gratificazioni che sono andate al di là delle mie stesse speranze; ma quella che mi è più cara è rappresentata dall’aver partecipato a questa appagante avventura, contribuendo alla vita della Fondazione, cui mi sono donato senza remore. Sono stato ricompensato – in misura di gran lunga maggiore di quel che ho dato – dalla loro amicizia e dedizione, tanto che mi hanno voluto cittadino onorario di San Luca, e che continuano più che mai, ora come allora, a spingere la ‘loro’ creatura verso nuovi traguardi.

Ho avuto tante volte – per l’aggravarsi degli impegni istituzionali – la tentazione di passare la mano; poi guardavo gli amici sanluchesi negli occhi, che mi guardavano con fiducia e affetto totale, e il coraggio veniva a mancare. Nulla, davvero nulla, mi ha gratificato e mi gratifica quanto questo stupendo contatto umano. Sono parole, queste, che in tanti anni sono rimaste effuse fra noi come un magnetismo, ma senza che mai siano state pronunziate. Erano parole del silenzio: ora sono state scritte, nel loro nome».

Le ripropongo ora, con commozione: una riattestazione di fiducia. Nel potere, lento ma indistruttibile, della cultura. (amm)

Nuovo Piano Stralcio di Bacino, in Regione incontro tra Rete delle Professioni Tecniche e Dipartimento

Si è discusso della Disposizione Transitoria inerente al Progetto di Piano Stralcio di Bacino sul “rischio alluvioni” (Pai Alluvioni), recentemente adottata dalla Conferenza Istituzionale Permanente (Cio) dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, nel corso dell’incontro svoltosi in Regione tra  i rappresentanti del Dipartimento “Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana” della Regione Calabria e quelli della Rete delle Professioni Tecniche (RPT) della Calabria.

La riunione è stata convocata dall’assessore Giovanni Calabrese e dal direttore generale, ing. S. Siviglia.

I rappresentanti della RPT hanno espresso apprezzamento per lo sforzo di concertazione, recentemente attuato dal Dipartimento con il coinvolgimento della stessa RPT, sottolineando l’utilità del “tavolo di confronto” su temi tanto delicati che attengono alla salvaguardia dell’incolumità di persone e beni nonché allo sviluppo urbanistico del territorio. Il contenuto della Disposizione transitoria rappresenta certamente un importante passo avanti, rispetto a quanto previsto dalla CIP con Delibera n. 2 del 24 ottobre 2024.

Tali norme non rappresentano, tuttavia, la soluzione di tutte le criticità evidenziate dalla RPT nelle “Osservazioni al Progetto di Piano”, inviate a AdDAM il 20 gennaio scorso, inerenti anche ai dati e alle procedure di analisi e modellazione utilizzate. Riguardo all’articolato della Disposizione transitoria, peraltro, sono emersi alcuni dubbi interpretativi e la necessità di approfondimenti su alcune casistiche particolari, nonché di dispositivi specifici inerenti agli strumenti di pianificazione in corso di redazione (PSA, PSC, Piani di Lottizzazione, ecc.).

Terminata l’analisi della Disposizione transitoria, i rappresentanti della RPT hanno ribadito la necessità di pervenire a uno strumento di Piano maggiormente aderente alla realtà territoriale, che garantisca al contempo la mitigazione del rischio geo-idrologico e un sano e sostenibile sviluppo socio-economico del territorio.

L’estensione dei termini, concessa dalla CIP con Delibera n. 1/2025, fa riferimento a un non precisato “termine congruo” (specificando che l’iter dovrà concludersi entro dicembre 2025), e appare limitata alla mera presentazione di richieste di riperimetrazione, non prevedendo più la possibilità di formulare osservazioni al Progetto di Piano (come inizialmente previsto con Delibera n. 2/2024). L’accoglimento delle Osservazioni avanzate dalla RPT a gennaio consentirebbe la formulazione di proposte dettagliate per il miglioramento del Progetto di Piano.

Al termine dell’incontro, l’assessore Calabrese e il direttore generale Siviglia hanno manifestato disponibilità a farsi parte attiva, nei confronti di AdDAM, per definire una serie di quesiti interpretativi (da pubblicare come FAQ) in merito alla Disposizione transitoria. Inoltre, la Regione ha confermato l’intenzione di riconvocare il tavolo di confronto con RPT per approfondire le tematiche di interesse comune.

I rappresentanti della RPT hanno garantito massima disponibilità e collaborazione, proponendo di rendere il presente tavolo di confronto quale organo permanente di approfondimento e indirizzo sulle questioni di pianificazione e mitigazione dei rischi, in modo da poter incidere tempestivamente sui processi di interesse.

I rappresentanti della RPT hanno espresso apprezzamento per lo sforzo di concertazione, recentemente attuato dal Dipartimento con il coinvolgimento della stessa RPT, sottolineando l’utilità del “tavolo di confronto” su temi tanto delicati che attengono alla salvaguardia dell’incolumità di persone e beni nonché allo sviluppo urbanistico del territorio. Il contenuto della Disposizione transitoria rappresenta certamente un importante passo avanti, rispetto a quanto previsto dalla CIP con Delibera n. 2 del 24 ottobre 2024.

Tali norme non rappresentano, tuttavia, la soluzione di tutte le criticità evidenziate dalla RPT nelle “Osservazioni al Progetto di Piano”, inviate a AdDAM il 20 gennaio scorso, inerenti anche ai dati e alle procedure di analisi e modellazione utilizzate. Riguardo all’articolato della Disposizione transitoria, peraltro, sono emersi alcuni dubbi interpretativi e la necessità di approfondimenti su alcune casistiche particolari, nonché di dispositivi specifici inerenti agli strumenti di pianificazione in corso di redazione (PSA, PSC, Piani di Lottizzazione, ecc.).

Terminata l’analisi della Disposizione transitoria, i rappresentanti della RPT hanno ribadito la necessità di pervenire a uno strumento di Piano maggiormente aderente alla realtà territoriale, che garantisca al contempo la mitigazione del rischio geo-idrologico e un sano e sostenibile sviluppo socio-economico del territorio.

L’estensione dei termini, concessa dalla CIP con Delibera n. 1/2025, fa riferimento a un non precisato “termine congruo” (specificando che l’iter dovrà concludersi entro dicembre 2025), e appare limitata alla mera presentazione di richieste di riperimetrazione, non prevedendo più la possibilità di formulare osservazioni al Progetto di Piano (come inizialmente previsto con Delibera n. 2/2024). L’accoglimento delle Osservazioni avanzate dalla RPT a gennaio consentirebbe la formulazione di proposte dettagliate per il miglioramento del Progetto di Piano.

Al termine dell’incontro, l’assessore Calabrese e il Direttore generale Siviglia hanno manifestato disponibilità a farsi parte attiva, nei confronti di AdDAM, per definire una serie di quesiti interpretativi (da pubblicare come Faq) in merito alla Disposizione transitoria. Inoltre, la Regione ha confermato l’intenzione di riconvocare il tavolo di confronto con RPT per approfondire le tematiche di interesse comune.

I rappresentanti della RPT hanno garantito massima disponibilità e collaborazione, proponendo di rendere il presente tavolo di confronto quale organo permanente di approfondimento e indirizzo sulle questioni di pianificazione e mitigazione dei rischi, in modo da poter incidere tempestivamente sui processi di interesse. (rcz)

 

Al via la call for artist per nuovi murales a Diamante

Entro il 7 maggio si può partecipare alla call for artist indetta dal Museo di Arte Urbana Aumentata (MAUA), in collaborazione con OSA Festival, Associazione Culturale Haz Art, il Comune di Diamante e una rete di giovani creativi del territorio, per realizzare oltre 45 nuove opere di street art in realtà aumentata nella città calabrese.

Dopo le recenti tappe a Firenze, Favara e Santa Croce di Magliano, la Calabria, dunque, diventa la quarta destinazione selezionata per Maua Special Edition, progetto finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU e gestito dal Ministero della Cultura.

Questo nuovo capitolo nasce dalla collaborazione tra Bepart, impresa culturale ideatrice del Maua, e Osa Festival – Operazione Street Art, che da anni si occupa della cura e della valorizzazione dei murales di Diamante e Gulìa Urbana che da anni lavora sul territorio Calabrese e Italiano realizzando nuove opere di street art. Insieme, il loro obiettivo è unire competenze e creatività per coinvolgere 45 digital artist nella realizzazione partecipata del progetto, con un forte focus formativo.

La realtà aumentata (AR – Augmented Reality) è una tecnologia in forte espansione, applicata in svariati settori, dall’industria creativa al game design, dal marketing digitale all’e-commerce. In questo contesto, il workshop rappresenta un’opportunità unica per acquisire competenze tecniche e artistiche in un campo sempre più richiesto.

Il workshop, dalla durata di 4 giorni (32 ore), è finalizzato alla formazione di artisti digitali e alla produzione di opere in realtà aumentata che entreranno a far parte del progetto Maua | Diamante e Maua | Cosenza. I partecipanti selezionati trasformeranno i murales esistenti in opere digitali interattive, contribuendo all’ampliamento del Museo a cielo aperto. Le migliori creazioni saranno valorizzate attraverso pubblicazioni multicanale e una mostra itinerante, accessibile al pubblico tramite AR. 

Ciascun partecipante dovrà portare il proprio computer con i software necessari già installati. Alla fine del workshop sarà rilasciato un attestato di partecipazione. (rcs)

L’OPINIONE / Giusy Staropoli Calafati: Lacrime per San Luca

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Era il 24 gennaio del 1997 quando a San Luca nasceva la Fondazione Corrado Alvaro. È il 21 marzo 2025 quando, a San Luca, viene sciolta, dalla Prefettura di Reggio Calabria, la Fondazione Corrado Alvaro.

Una coincidenza l’equinozio di primavera, che vede San Luca gelarsi come con la neve d’inverno. Era impensabile negli anni Novanta, che un paese fragile e depresso come San Luca, ad alta densità ‘ndranghetista, potesse dare avvio a un centro di cultura così importante. Eppure, Antonio Alvaro, padre di Corrado, in tempi non sospetti, non ebbe alcuna remora nell’avviare il figlio alla poesia. Un passaggio senza il quale la Fondazione in oggetto non sarebbe mai esistita.
Una scommessa potente, quella della Fondazione intitolata a Corrado Alvaro, in cui in molti hanno creduto e che oggi molti altri hanno praticamente disfatto. E questi molti altri sono lo Stato che, colto dal dubbio che a San Luca nessuno mai possa davvero vivere e agire rettamente, ammonisce irreparabilmente l’unico presidio vero di legalità, oltre che di cultura, su cui San Luca aveva puntato tutto, superando i confini del proprio paese e soprattutto riuscendo ad accreditarsi come centro assoluto di cultura, contribuendo così a cambiare la sua terribile narrazione di luogo maledetto di ‘ndrangheta.
La Fondazione nasce per ricordare a tutti che San Luca era stato e deve continuare a essere il paese di Corrado Alvaro, quell’intellettuale che essa intende contribuire a far iscrivere definitivamente nell’albo dei padri costituenti della letteratura italiana del ’900.
Primo presidente della Fondazione Corrado Alvaro fu Padre Stefano De Fiores; presidente onorario fino alla morte (2011), Don Massimo Alvaro, custode della memoria del fratello Corrado. Attuale presidente Aldo Maria Morace, tra i massimi italianisti del nostro tempo, professore ordinario di lettere presso l’Università di Sassari, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e direttore della Scuola di Dottorato in Scienze dei Sistemi Culturali.
Uomini che ci hanno creduto, e che hanno investito sé stessi in questa straordinaria opera.
Vorrei poter parlare non allo Stato, ma con lo Stato.
Lo vorrei fare da calabrese che ha sempre creduto che i figli non devono mai pagare gli errori dei padri, che semmai questi vanno educati a non ripeterli; da calabrese che ha sempre creduto che bisogna dare a tutti una seconda possibilità. Ché nulla è perduto per sempre, specie gli uomini che da certi dubbi non vogliono essere colti. Vorrei poter discutere con lo Stato e chiedere perché Antonello dell’Argirò, prima di incontrare la giustizia, ha dovuto commettere il fatto suo.
Dov’era prima la giustizia?
Perché non lo è andata a trovare?
A San Luca, è davvero rimasto tutto come nel 1930, l’anno in cui Alvaro scrive Gente in Aspromonte? San Luca deve continuare ancora oggi a subire come Antonello e poi, sfatta e disfatta, commettere un fatto per essere ascoltata?
La Fondazione Corrado Alvaro è una preziosa creatura che va curata, coccolata, spinta, sostenuta.
E chi avrebbe dovuto darle vita se non i sanluchesi stessi, che – Dio sia lodato – hanno riconosciuto, costituendola, Corrado Alvaro come il faro nella notte di San Luca?
Non lo sa lo Stato che la Calabria è un pugno di gente e che, in questo pugno, c’è il bello e il brutto, il buono e il cattivo? E che, essendo appunto così stretti, esistono infiniti legami di parentele che non si possono pagare come colpe?
Chi le espia le colpe di quelli che portano, non per scelta, cognomi pesanti, o che sono fratelli, parenti, amici di persone che hanno commesso un fatto?
Come lo si dice a un bimbo di San Luca che, solo perché su suo padre pesano accuse gravi, quelle stesse accuse pesano il doppio anche su di lui?
Con quale coraggio e con quale giuramento allo Stato e a Dio si può agire in maniera così assoluta, fatale?
Ho paura di questo assurdo sistema che rende nulle certe vite sulla base delle vite altrui. Ho paura di chi ha potere in questo paese e fa di tutta l’erba un fascio. E fa sì che un melo faccia, a suo piacimento fiori di rosa e fiori di pesco. Che mondo è questo?
Non posso, non posso pensare che tocchi ancora a molti ragazzi lassù la stessa sorte di Antonello, che molti padri non possano sperare in una vita migliore per i propri figli.
Cosa accadrà dopo la Fondazione Corrado Alvaro? Si metterà al vaglio la scuola? Sicuramente è frequentata da figli di ‘ndranghetisti.
Che si chiuda allora! Si chiuda la chiesa, nessuno abbia accesso a nulla, neppure alla montagna. Si chiuda Polsi e, in questa prigione, si chiuda una volta per tutte anche Maria della Montagna. Che ci sta a fare una Madonna lassù? Scioglietela!
La Fondazione Corrado Alvaro ha fatto tanto per San Luca, ha ridato a quel paese la dignità che meritava e che oggi gli viene nuovamente rubata, come se lì non vi fossero case, ma stazzi, e non vi vivessero uomini, ma animali.
Nessuno in grado di vedere un Dio greco pellegrino recitare, a salvamento di questa area della terra, alla fine del Sud, una preghiera. Nessuno in grado di scorgere, sullo scalino delle case, la giovane Melusina, cogliendone il ritegno, la bellezza.
Perché tanta miopia? Perché questo accanimento morboso, ossessivo e compulsivo nei riguardi di un paese che ha tanto sofferto e dove questa Fondazione doveva essere la giusta cura? Perché non vi è fiducia in chi implora fiducia?
Chiedete, chiedete e vi sarà detto.
Chiedete ai tanti ragazzi che si sono rivolti alla Fondazione in questi anni, ai tanti studenti universitari che, supportati dalla Fondazione, hanno redatto tesi su Corrado Alvaro. Chiedete a quanti studiosi, giornalisti sono arrivati a San Luca se la Fondazione si è aperta a loro o è rimasta chiusa. Se la Fondazione, per accedervi, ha chiesto mazzette o ha offerto gratuitamente il suo contributo a chiunque lo abbia cercato. Chiedete.
Alvaro si starà rivoltando nella tomba. Don Massimo, sono certa, non starà trovando pace. E Antonio Alvaro si starà dannando, perché il suo Corrado ha lasciato San Luca appena decenne affinché un giorno non lo facesse più nessuno. E invece no.
Lo scioglimento della Fondazione Corrado Alvaro, su cui viene gettata l’ombra della ‘ndrangheta, è l’ultimo atto in ordine di tempo, e forse quello definitivo, con cui ai sanluchesi e ai calabresi il messaggio che arriva è chiaro e forte: chiudete. Andate via.
Nessuno però ricorda cosa scrive Saverio Strati, ne Il selvaggio di Santa Venere: Nei paesi soli prolifica la mafia, si incarognisce la mafia.
Non voglio immaginare un disegno preciso per San Luca. Non voglio pensare a uno sterminio delle coscienze. Voglio piuttosto immaginare che questo inciampo possa essere riconsiderato.
Quest’anno si celebrano i 130 anni dalla nascita di Corrado Alvaro. Chi organizzerà la sua festa? Chi ricorderà all’Italia l’intellettuale di San Luca? E cosa farà la Calabria?
Ricordate: se la Calabria ha un cuore questo batte a San Luca. Qui nacque Corrado Alvaro.
Oggi siamo tutti San Luca, siamo tutti la Fondazione Corrado Alvaro. E il 15 aprile ci saremo (l’invito è agli scrittori, agli intellettuali, ai poeti, alla politica, a tutto il popolo calabrese), a San Luca, davanti la Fondazione Corrado Alvaro, perché ogni uomo è responsabile del suo tempo.
E se è vero che i calabresi vanno parlati, allora quel giorno ci parleremo tra di noi. Corrado Alvaro non può subire tutto questo. L’impegno di Aldo Maria Morace, in tutta la sua integrità morale e culturale, e di tutti i membri della Fondazione, a qualunque categoria di famiglie questi appartengano, è innegabile. È tangibile. Non lo si oscuri. Non lo si infanghi. Rivivrebbe Antonello dell’Argirò, e non possiamo permettercelo.
L’auspicio è che ora la Prefettura faccia il suo rapidissimo corso, che la Fondazione ritorni ai suoi membri, a San Luca, e che si cooperi tutti affinché San Luca rinasca con Corrado Alvaro in questo 130° anniversario.
Intellettuali calabresi, ci siete? O adesso, a primavera, o d’estate è troppo tardi.
Ho finito di scrivere, ma non di piangere. (gsc)

L’OPINIONE / Orlandino Greco: SS 106, dopo anni si concretizza un intervento atteso e necessario per la Calabria

di ORLANDINO GRECO   Il vertice che si è svolto il 20 marzo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il Ministro Salvini, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, l’AD di Anas, Andrea Gemme, e il nuovo commissario straordinario per la riqualificazione della Strada Statale 106 Jonica, Francesco Caporaso, segna un passo decisivo verso la realizzazione di opere fondamentali per il nostro territorio.

Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento delle procedure per l’implementazione degli interventi di ammodernamento della Strada Statale 106 Jonica, per un importo complessivo di 3 miliardi e 800 milioni di euro.
La notizia che entro il 2 aprile sarà pubblicato il bando per l’appalto integrato dei due lotti della Sibari-Corigliano (circa 1 miliardo e 300 milioni di euro) ed entro maggio il bando per l’appalto integrato dei cinque lotti rimanenti della Catanzaro-Crotone (che, assieme a quello già appaltato, comporta un investimento di circa 2 miliardi e 200 milioni di euro) conferma che, finalmente, dopo decenni di colpevole dimenticanza, la Nazione Italiana ha ricominciato a investire concretamente nel Mezzogiorno, considerando la Calabria una risorsa da valorizzare e non un peso da sopportare.
Per troppi anni la SS 106 è stata sinonimo di ritardi, pericolo e isolamento, con conseguenze drammatiche in termini di incidentalità e limitazioni allo sviluppo economico. Queste opere, in aggiunta a tutte le infrastrutture complementari al Ponte sullo Stretto, come la Bovalino-Bagnara, ci consentono finalmente di parlare di una svolta concreta per la mobilità calabrese e per l’intero Mezzogiorno.
Un segnale forte anche in risposta a chi continua, colpevolmente, ad affermare che il Ponte rimarrà una cattedrale nel deserto. Al di là delle appartenenze politiche, bisogna prendere atto che il Governo e il Ministro delle Infrastrutture Salvini stanno dimostrando un concreto interesse per lo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno, consapevoli del fatto che solo infrastrutture moderne ed efficienti possono garantire un reale miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e offrire migliori opportunità di crescita alle imprese.
Italia del Meridione vigilerà affinché i lavori vengano eseguiti con la massima trasparenza ed efficienza, garantendo tempi certi e il rispetto degli standard di sicurezza. Il rilancio della SS 106 Jonica non è solo un investimento infrastrutturale, ma un atto di giustizia per la Calabria e per tutti i cittadini che ogni giorno percorrono questa arteria stradale e che da decenni attendevano questi fondamentali interventi di ammodernamento. (og)

Baldari (Fp Cgil): È urgente investire nel lavoro pubblico incrementando le assunzioni

«È urgente investire nel lavoro pubblico incrementando le assunzioni e legiferando rispetto al tema delle stabilizzazioni, prorogando la legge Madia e fornendo tutti quegli strumenti per facilitare le stabilizzazioni nelle pubbliche amministrazioni». È quanto ha detto Alessandra Baldari, segretaria generale Cgil Calabria, nel corso dell’assemblea pubblica in cui sono stati presentati i candidati e le candidate nella campagna Rsu2025.

Ai lavori ha preso parte, oltre che la Segretaria Generale Fp Cgil Calabria Alessandra Baldari, il Segretario Fp Cgil Calabria Bruno Talarico e il Segretario Generale Gianfranco Trotta, la Segretaria Fp Cgil Nazionale Serena Sorrentino.

Tante le motivazioni dietro la scelta dei candidati di rinnovare il loro impegno o di correre per la prima volta per l’incarico di Rsu. Tra queste, la disastrosa situazione relativa al personale, schiacciato dalle carenze e dalle mancate assunzioni, costretto spesso a rivestire anche ruoli non propri. Rimane centrale anche il tema dei Ccnl non rinnovati o rinnovati con una maggioranza risicata di organizzazioni sindacali e il contrasto a proposte che non vanno a incidere sul potere d’acquisto perso in questi anni a causa dell’inflazione. Il tutto in luoghi, quelli del pubblico impiego, legati a servizi che vanno da tempo incontro ad una forte desertificazione, ancora di più al Sud e in Calabria, dove resistono grandi bacini di precari.

«Dalla pubblica amministrazione alla sanità – ha detto Baldari – non dare seguito a una stabilizzazione di tutti i precari significa impoverire ancora di più questi luoghi di lavoro. Al momento la situazione si prospetta drammatica: la la legge Madia sta scadendo e il governo non solo non ha previsto alcuna risorsa per incrementare le amministrazioni e stabilizzare i precari, ma nemmeno delle proroghe che riguardino tutti i bacini in essere. Che fine faranno quei precari ormai essenziali per l’erogazione dei servizi? E con loro, che fine faranno i servizi?».

Per la Segretaria Fp Cgil Nazionale Sorrentino è necessario, anche, investire sui salari: «Per quanto riguarda le funzioni locali, ad esempio, ci è stato proposto il sei per cento a fronte di un’inflazione del 17».

Fp Cgil chiede anche un piano straordinario di assunzioni: «Siamo alla desertificazione, soprattutto in un territorio come la Calabria in cui la maggioranza degli enti locali ha organici al di sotto delle cinque unità. Non siamo in grado di dare servizi ai cittadini in sanità, come negli enti locali e nelle funzioni centrali. Per noi la priorità assoluta è reclutare un milione di dipendenti pubblici da qui al 2030».

«In Calabria l’industria più grande è proprio quella del pubblico impiego – ha sottolineato il Segretario Generale Cgil Calabria, Gianfranco Trotta – ma risente delle carenze di organico, specie per la mancata copertura del turnover. Pesano poi le misere proposte di rinnovo del contratto da parte del governo».

«In sanità è urgente un forte piano di assunzioni – ha concluso – abbiamo bisogno di infrastrutture e delle giuste coperture finanziarie, oltre che di piani industriali che prevedano anche la strumentazione necessaria a rendere la sanità efficiente ed efficace». (rcz)

A Oppido Mamertina inaugurato l’Ufficio di prossimità

«È motivo di orgoglio avere partecipato all’inaugurazione dell’Ufficio di prossimità giudiziario di Oppido Mamertina, un ulteriore passo significativo verso un sistema di giustizia più accessibile e vicino ai bisogni locali». È quanto ha detto l’eurodeputata Giusi Princi, presente all’evento, sottolineando come «diventa sempre più stretto il legame tra cittadini e giustizia con al centro i territori. Si sta concretizzando, infatti, l’ambizioso progetto dei 25 uffici di prossimità giudiziari che abbiamo fortemente voluto con il Presidente Occhiuto per garantire alle aree interne, alle fasce sociali più vulnerabili, la possibilità di avere servizi decentrati».

«Con Oppido – ha proseguito – un altro ufficio apre nella città metropolitana di Reggio Calabria, dopo quello di Villa San Giovanni delle scorse settimane. Grazie agli Uffici di prossimità, infatti, sarà realizzata una rete di 25 uffici in altrettanti comuni calabresi, voluta dalla Regione Calabria e dal Ministero della Giustizia attraverso uno stanziamento di oltre un milione e mezzo di euro, resa possibile grazie alla sinergia interistituzionale con i Comuni e i Tribunali competenti. I cittadini, quindi, riceveranno assistenza e accompagnamento, direttamente sul territorio, per tutto ciò che riguarda la volontaria giurisdizione».

«Ringrazio – ha aggiunto Giusi Princi – tutti coloro che con il loro impegno hanno permesso di tradurre in realtà questo importante ufficio di Oppido, Giuseppe Morizzi, Sindaco di Oppido Mamertina, che ha saputo dare continuità ad un percorso avviato dall’allora Sindaco Bruno Barillaro, il Presidente f.f. del Tribunale di Palmi Piero Viola, il Direttore regionale dell’UOP Francesco Venneri e Fincalabra, che ha curato l’attuazione del progetto nelle persone della dott.ssa Bianchi e del dott. Pinto. Un sentito ringraziamento all’on. Domenico Giannetta, che da Consigliere regionale del territorio ha fortemente sostenuto il percorso di realizzazione del progetto».

«Con l’apertura di questo nuovo ufficio – ha evidenziato l’europarlamentare calabrese –, i cittadini di Oppido e di tutto il comprensorio potranno beneficiare di un servizio di giustizia rapido e facilmente accessibile, in prossimità del luogo in cui vivono. Si tratta di un’ulteriore risposta – continua – per una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione calabrese e per garantire che tutte le aree del territorio possano contare su servizi moderni e all’avanguardia, sempre più vicini alle esigenze dei cittadini».

«Il sistema giustizia ha svelato, negli anni – ha continuato – quanto oggettivamente penalizzati siano i luoghi più interni della Regione, così come le fasce più deboli. E la mission per cui il Presidente Occhiuto ha fortemente voluto il progetto di prossimità è stata proprio quella di fronteggiare i vuoti esistenti e di rafforzare il sistema, rendendolo più a misura di cittadino».

Equamente distribuiti sul territorio regionale, gli altri Comuni interessati al progetto sono: Crosia, Cirò Marina, Mileto, Oriolo, San Giovanni in Fiore, Santa Severina e Strongoli (comuni capo fila); a seguire: Acri, Belvedere Marittimo, Cariati, Cassano Jonio, Cetraro, Chiaravalle Centrale, Corigliano-Rossano, Maida, Paterno Calabro, Praia a Mare, Rocca Imperiale, San Marco Argentano, San Sosti, Santa Sofia D’Epiro, Scalea, Verbicaro. I tribunali coinvolti sono: Castrovillari, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Palmi, Paola, Vibo Valentia. (rrc)

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Altro che Calabria Straordinaria, ancora oggi qui si muore per un’infezione

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Mentre parliamo di Sanità in Calabria, siamo costretti a dover registrare l’ennesimo episodio di forte criticità con l’elisoccorso che, a Crotone, non è riuscito a soccorrere un bimbo di 3 mesi perché privo di carburante.

Questo, purtroppo, è solo l’ennesimo episodio di tanti che si sono consumati in una Calabria spesso narrata, usando le parole del Governatore Roberto Occhiuto, come “straordinaria”. Invece, quanto accaduto a Crotone, ci ricorda che la nostra terra precipita sempre di più sui temi che riguardano la carne viva delle persone e ci impediscono la possibilità di immaginare e costruire un futuro in questa regione.

La nostra è la regione dei commissariamenti, ovvero di quelle pratiche che dovrebbero rappresentare una parentesi nella vita democratica di un Paese e delle sue istituzioni, ma che qui stanno diventando la normalità. Così, l’annuncio della fine del commissariamento di Occhiuto viene puntualmente smentito dall’ulteriore dichiarazione dello stato d’emergenza che interessa i nostri ospedali.

Un commissariamento che nasce nel 2007 con la previsione della realizzazione di quattro grandi ospedali in Calabria che, però, non hanno mai visto la luce, comportando l’aggravamento del sistema e disattendendo aspettative ed esigenze dei cittadini calabresi.

Di quel programma, vecchio ormai di 20 anni, restano progetti vetusti e l’aumento esponenziale della spesa. Basti pensare all’ospedale di Palmi, il cui costo partiva da 66 milioni di euro, diventati 152 milioni nel 2015 ed, oggi, arrivati a 140 milioni.

La Calabria è una regione in cui la sanità territoriale è totalmente diversificata, dove sotto la parola “razionalizzazione” chiudono gli ambulatori, le guardie mediche, le ambulanze vanno in giro senza medici. La situazione della psichiatria è al collasso. Nei nostri ospedali, ancora oggi, si muore per un’infezione.

Oggi è primavera, ma la sanità calabrese vive nell’inverno più freddo di sempre.

[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

L’OPINIONE / Ernesto Alecci: In Calabria tantissime famiglie e fragili a rischio

di ERNESTO ALECCI – Anche per l’anno 2025, come per l’anno precedente, nessuna risorsa da parte del Governo per riattivare il fondo contributi affitto (legge n. 431/1998). Ancora una volta questo Governo di centrodestra si dimostra insensibile e lontano dai bisogni delle famiglie più fragili e deboli. In particolar modo in regioni come la Calabria l’azzeramento di tali fondi destinati al pagamento degli affitti per le persone con redditi più bassi sta mettendo a rischio il sostentamento di tanti nuclei familiari che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.

Tra la precarietà del lavoro e l’aumento dei prezzi dei beni di consumo e delle bollette, questa situazione rischia di diventare una vera e propria bomba sociale pronta ad esplodere in qualunque momento. Numerose, infatti, le segnalazioni di disagi e difficoltà che ho ricevuto in tutte le province calabresi. Anche perché, le comunicazioni da parte della Regione Calabria della mancanza di risorse per l’annualità 2024 pare siano arrivate solo recentemente, quando le graduatorie per i beneficiari della misura erano già stilate da diversi mesi, alimentando prima delle aspettative e lasciando poi nello sconforto tantissime famiglie ed i Comuni a gestire le legittime proteste.

Il contributo affitti è stato, da oltre 25 anni, uno strumento utile per alleviare il disagio abitativo, ritardando a volte gli sfratti fino a consentire ai nuclei familiari in difficoltà di trovare un’altra sistemazione. Alcune regioni, come ad esempio l’Emilia Romagna, la Toscana, la Lombardia e la Puglia, e alcuni comuni in Italia hanno provveduto a erogare proprie risorse per il sostegno di migliaia di famiglie.

Per tale motivo ho presentato una mozione in Consiglio Regionale che impegni la Giunta a reperire fondi utili da destinare a questo utilizzo e a sollecitare direttamente l’Anci e il Governo nazionale affinché si possa prevedere un provvedimento urgente per reintegrare ed aumentare adeguatamente la dotazione finanziaria del fondo sociale per l’affitto, per i nuclei familiari in condizioni di difficoltà.

Votare in maniera unanime questa mozione da parte del Consiglio regionale sarebbe una bel messaggio di unità e vicinanza verso le persone più fragili che vivono quotidianamente situazioni molto difficili. (rcz)

[Ernesto Alecci è consigliere regionale del PD]