L’OPINIONE / Massimo Cogliandro: Il Sud ha meno diritti per legge

di MASSIMO COGLIANDRO Sono meridionale e ammetto di aspirare ad essere considerato un meridionalista. Ma il mio cuore è sempre rivolto alla giustizia, rispettosamente timoroso di quella Divina ed all’equità.

Sono convinto sostenitore di un’Italia unita e migliore in un’Europa non più cripto-continente ma confederazione di Stati, forte, equa, solidale e florida! Ma in questo percorso quanti ostacoli, piccolezze umane e politiche insensate si frappongono, rendendolo quasi impraticabile.

È, quindi, l’ora dell’autocritica, dell’esame, dell’accondiscendenza. Non certamente del mantenere punti di forza od orgogli nazionalistici o peggio ancora regionali! Sono convinto dell’assoluta necessità di ciò perchè il percorso europeista è, a mio avviso, la sola strada percorribile per cancellare il gap infrastrutturale ed economico meridionale.

Ho maturato questo pensiero alla luce della sentenza della Corte Costituzionale sull’Autonomia Differenziata regionale che certifica l’impossibilità di assegnare alcune materie alle regioni, perché già di competenza europea! Quindi solo la via europeista ha chance di salvare il meridione! Infatti ad ulteriore prova e con l’amaro in bocca quale appartenente al Partito del Sud, vedo i miei compaesani più propensi a votare la Lega Nord. Preferiscono andare contro i propri interessi, invece di scegliere di sostenere noi o qualsiasi altra forza politica meridionalista che con convinzione avrebbe esclusivo mandato di tutelare i nostri interessi economici ed il futuro dei figli di questa terra.

Più volte ho riflettuto sul perché questo accada e mi sono spiegato che oltre alla nostra incapacità politica di promettere cose irrealizzabili, tipo le accise abolite ecc. ecc., noi meridionali abbiamo un’educazione forgiata nei secoli dalla legge Pica e dall’impostazione sabauda amministrativa dello stato.

È, quindi, impossibile per qualsiasi forza politica recuperare economicamente il meridione perché necessiterebbe una generale revisione dei codici: civili ed amministrativo e di leggi loro omogenee.

Questa mia sconvolgente affermazione deriva dalla lettura, accidentalmente, occorsami della sentenza della Cassazione, sez. I, 27 ottobre 1988 – 7 aprile 1989, n 4906, CP 90, I, 839” che recita: «Per la sussistenza dell’attenuante della provocazione, necessita un fatto da qualificare come ingiusto, e ciò perché contra ius (ndr. Responsabilità da fatto ingiusto) o privo di motivo ragionevole o non conforme a regole morali e sociali dal punto di vista sostanziale od anche per la forma angarica (ndr.: angheria), villana o vessatoria nella quale viene manifestato un fatto di per sé giusto; cosicché non può essere ritenuta ingiusta la modalità, la misura con cui il Parlamento od il governo nazionali, nella loro politica discrezionalità, procedono alla ripartizione dei mezzi, delle dotazioni e dei servizi fra le varie regioni d’Italia, ripartizione iugulata (ndr. imporre condizioni inique approfittando di uno stato di inferiorità) dalla limitazione delle disponibilità rispetto alle generali richieste».

La sentenza nasce parlando di attenuanti di reato, quindi di un argomento lontano dal meridionalismo. Però, fa riferimento ad un argomento scontato: il dispari trattamento tra territori considerandolo prassi ordinaria e corretta, di impostazione discrezionale!

Non sono un giurista, e men che meno un costituzionalista, quindi lungi da me avere titolo a critiche. Però mi sento profondamente offeso dal dettato di questa sentenza che credo emessa mancante di qualche dovuta specifica.

Credo, infatti, che il giudice bene avrebbe fatto a moderare il concetto, aggiungendo il dovuto rispetto delle libertà che ogni cittadino riesce ad ottenere grazie alle erogazioni statali.

In altre parole la tendenza ed essere trattati economicamente con pari opportunità per avere pari libertà. Questa sentenza, di stagionata epoca, mi fa dedurre che nessun cittadino italiano, per legge, abbia diritto ad un minimo comune multiplo di servizi scaturenti dalle erogazioni statali. Affermo ciò perché questa, come le altre sentenze emesse dalla Cassazione, promanano dall’interpretazione di leggi e di altre sentenze.

È, quindi, giurisprudenza consolidata il dover trattare economicamente peggio i meridionali; rassegniamoci!

Mi resta una domanda, ma la Costituzione non sanciva il contrario? Che amarezza! (mc)

[Massimo Cogliandro è responsabile per la Città Metropolitana di Reggio Calabria del Partito del Sud]

L’APPELLO / Mario Nasone: È urgente dare destinazione a ex scuola di Arghillà

di MARIO NASONEI locali di Arghillà, dove operava l’Istituto Comprensivo Radice-Alighieri, e dove tutt’ora è presente un presidio della Polizia di Stato, è stato oggetto di atti vandalici, furto degli infissi, dei cavi di rame, dei sanitari e dello sfondamento del tetto e delle pareti.

La struttura, che dopo il trasferimento della scuola a Catona, (allora pienamente agibile), ha subìto danneggiamenti gravi, che comporteranno importanti finanziamenti per il ripristino della sua agibilità.

La vicenda inquietante rappresenta l’ennesimo capitolo di quanto accade a beni pubblici che, lasciati senza una custodia e inutilizzati, diventano facilmente bersaglio di chi, per guadagni irrisori, distrugge un bene comune del territorio. Ma ciò è potuto accadere perché tutte le promesse che erano state fatte, come l’istituzione di un Commissariato di polizia, l’utilizzo di almeno parte dei locali come la sala teatro per attività delle associazioni e per offrire opportunità ai minori, anche come contrasto alla allarmante  dispersione scolastica, non sono state mantenute.

Il Centro Comunitario Agape e l’Associazione Libera, d’intesa con il comitato di quartiere, già nel 2017 avevano chiesto al Ministro degli Interni, Marco Minniti e al Prefetto Michele di Bari, l’impegno a dare una destinazione alla struttura coniugando esigenze di sicurezza e attivazione di servizi educativi e sociali.

La presenza più massiccia di forze dell’Ordine nel quartiere era stata reclamata anche dalla stragrande maggioranza della popolazione, che non voleva – e non vuole – vivere in un territorio che continua ad essere terra di nessuno. Un intervento, si diceva, ancora indispensabile, anche in vista di alcune opere che dovevano essere realizzate nel quartiere e che rischiavano di essere vandalizzate senza che fossero garantite le necessarie misure di salvaguardia.

Un esempio, tra tutti, la struttura della palestra da anni ridotta ormai ad uno scheletro e a mini-discarica. Libera e Agape avevano ribadito che Arghillà nord non può essere ridotta a solo problema di ordine pubblico, ma andavano affrontate e risolte tutte le altre problematiche di povertà e di mancanza di servizi essenziali. La sicurezza, la presenza dello Stato è, però, la base per potere ridare vivibilità al quartiere, per avere fiducia e collaborazione dei cittadini e per permettere ai vari soggetti istituzionali e sociali di potere essere presenti ed erogare servizi in condizioni di tranquillità e legalità.

Il Ministro Minniti aveva condiviso la preoccupazione sullo stato dell’ordine pubblico ad Arghillà, e si era impegnato a seguire la problematica e invitato il Prefetto a valutare degli interventi alternativi, quali il potenziamento della presenza delle forze dell’ordine, il coinvolgimento della protezione civile, pur non escludendo se necessario la previsione di un invio temporaneo di unità dell’esercito.

Un comitato dell’ordine pubblico si è, poi, tenuto ad Arghillà per trovare una soluzione condivisa ed efficace, passi in avanti in questi anni sono stati fatti dal Comune e dalle associazioni, ma la maggior parte del lavoro va ancora fatto per la rinascita del quartiere.

Il Comune di Reggio è ancora titolare della proprietà della struttura perché il trasferimento al Ministero degli Interni per l’attivazione del Commissariato di PS non è stato mai formalizzato.

La palla, ora, passa al Comune ed alla Prefettura che hanno il dovere di attivarsi, in sinergia con il coordinamento di quartiere, per non rischiare di perdere una delle poche strutture pubbliche in grado di fornire sicurezza e servizi alla comunità.

Un segno di speranza è quello di una maggiore attenzione da parte del Governo e della Prefetto Clara Vaccaro a questo quartiere da decenni abbandonato. Ma, ora, è tempo di azioni concrete. (mn)

[Mario Nasone è presidente del Centro Comunitario Agape]

Arrical, l’assessore Calabrese: Nessun aumento di Tari

L’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Calabrese ha evidenziato come «al contrario di quanto affermano i capigruppo di opposizione non c’è stato alcun sensibile aumento della Tari».

«I consiglieri regionali Domenico Bevacqua (Pd), Davide Tavernise (M5s) e Antonio Lo Schiavo (Misto) parlano di Arrical ma evidentemente non conoscono le materie delle quali si occupa l‘Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria», ha rilevato Calabrese, aggiungendo come «se analizziamo il dato complessivo, nel 2022 – prima dell’avvio della riforma – i Comuni calabresi spendevano circa 121 milioni di euro per il trattamento dei rifiuti; nel 2023 il costo è stato pari a 127 milioni euro».

«Si tratta di costi che sono sostanzialmente in linea, soprattutto se teniamo conto degli aumenti relativi ai costi energetici che per alcuni servizi hanno superato il 30%. Alle amministrazioni comunali in questi giorni – come avviene ogni anno in questo periodo – sono state comunicate le note riepilogative del 2023 e del 2024, con i relativi rendiconti dei bilanci e i conguagli, in poche parole i costi a consultivo».

«E qui va chiarita – ha proseguito – un’evidenza che i nostri consiglieri regionali del centrosinistra evidentemente ignorano. Arrical non ha determinato alcun aumento così come non c’è ovviamente alcuna determinazione arbitraria delle tariffe».

«Buona parte delle tariffe attualmente vigenti – ha spiegato – sono in continuità con i contratti sottoscritti dalle Ato provinciali. Per gli impianti di non proprietà regionale le tariffe vengono determinate in base alle regole dell’ente nazionale per la vendita al dettaglio dell’energia elettrica e del gas, l’Arera».

«Per gli impianti regionali, in concessione ad Arrical – ha spiegato ancora – le tariffe sono il frutto di procedure di evidenza pubblica attraverso le quali si individua il gestore. Al fine di rendere più leggibili i dati a conguaglio, nei prossimi giorni tutti i Comuni riceveranno un ulteriore dettaglio al fine di poter confrontare i dati che hanno a disposizione con i dati a consuntivo approvati da Arrical».

«In merito alla norma di interpretazione autentica approvata in Consiglio regionale – ha continuato Calabrese – sostenere che sono stati scaricati sui Comuni debiti maturati durante il triennio 20-22 appare ridicolo oltre che preccupante se a dichiaralo sono dei consiglieri regionali- I debiti maturati riguardano i servizi che i gestori hanno effettuato nei confronti dei Comuni prima dell’avvio delle attività da parte di Arrical».

«La norma ha semplicemente chiarito che Arrical – ha detto ancora l’assessore regionale – non può fare fronte ai debiti nei confronti dei gestori se non incassa le relative somme dai Comuni che erano e sono i debitori principali».

«Appare, inoltre – ha continuato – paradossale richiamare l’esigenza di una maggiore concertazione quando in base alla normativa vigente è il Consiglio direttivo di Arrical, composto dai sindaci in rappresentanza di tutto il territorio, che determina le modalità di gestione e approva i piani tarriffari, mentre il direttore di Arrical ha una funzione prettamente esecutiva degli indirizzi determinati dallo stesso Consiglio direttivo».

«È evidente – ha evidenziato – che chi accusa Arrical è nostalgico del vecchio sistema di governance, con le città calabresi sommerse dai rifiuti. Il governo di centrodestra ha deciso di chiudere quel triste capitolo e di voltare pagina».

«Arrical – ha aggiunto – ha avviato proficue interlocuzioni con il governo regionale individuando maggiorni investimenti sia sull’idrico che sulla gestione dei rifiuti».

«Infine, mi sento di rassicurare i sindaci – ha concluso – in linea con quanto ha fatto il governo nazionale, stiamo individuando insieme al governo regionale misure specifiche – anche in considerazione del complesso scenario internazionale – per venire incontro agli utenti e fare in modo che i comuni non debbano determinare alcun aumento significativo della Tari». (rcz)

 

Alecci (PD): A Soverato situazione allarmante per psichiatria infantile

Il consigliere regionale Ernesto Alessi ha denunciato come al Servizio di Neuropsichiatria infantile di Soverato «sono più di 2000 piccoli pazienti presi in carico, più di 100 famiglie in lista d’attesa, un’equipe sottodimensionata che ogni giorno con impegno e sacrificio cerca di dare un’assistenza qualificata a tutti, carenze strutturali».

Una situazione che il dem ha «potuto vedere con i suoi occhi: ancora una volta il grande impegno di tutti i professionisti che si occupano ogni giorno di tantissimi bambini e adolescenti, alcuni con patologie gravi, svolgendo un lavoro di supporto fondamentale sempre con grande accoglienza e empatia».

«Eppure, nonostante l’aumento dei piccoli pazienti – ha proseguito – le problematiche storiche permangono. L’equipe, che va ringraziata per la dedizione quotidiana, è formata solamente da 4 logopedisti, 1 psicomotricista, 2 fisioterapisti e 2 psicologi, questi ultimi a breve andranno in pensione, ed ancora non è stato nemmeno bandito il concorso per la loro sostituzione».

«Alla mancanza di personale – ha sottolineato – si aggiunge la mancanza di spazi adeguati e strumenti specifici per poter portare a termine in maniera dettagliata alcuni approfondimenti diagnostici. Inoltre, non è presente sul territorio una scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile capace di formare per i prossimi anni una classe di giovani medici».

«Le famiglie sono disperate – ha rilevato il consigliere regionale – anche perché la prospettiva è di aspettare anche 3 o 4 anni prima della presa in carico dei loro figli e sono costrette a rivolgersi a specialisti privati o a recarsi in strutture fuori regione, con spese enormi che spesso non possono permettersi. E la situazione risulta essere allarmante anche in altri distretti della Calabria».

«Non è accettabile. Non è facile affrontare ogni giorno queste difficoltà – ha ribadito – cercando di essere sempre e comunque presenti per chi ha bisogno di cure, sostegno, speranza. Basta trascorrere anche 10 minuti in uno di questi centri per capire quanto siano utili e importanti i servizi erogati da queste strutture soprattutto alla luce dei nuovi disturbi che stanno aumentando in una società sempre più complessa, è necessario investire in questo settore, partendo dalle competenze presenti e favorendo il potenziamento del personale e la creazione di strutture con spazi e strumenti adeguati».

«Occorre dare vita ad una rete regionale dei servizi moderna e funzionale – ha concluso – che possa accompagnare i ragazzi nelle varie età e nelle loro esigenze». (rcz)

Il Suino Nero d’Aspromonte un prezioso patrimonio da salvaguardare

Il Suino nero d’Aspromonte rappresenta una risorsa preziosa per la biodiversità e per le tradizioni gastronomiche della Calabria. Per questo è necessario tutelare e valorizzare quella che si può considerare una inestimabile risorsa economica per la Locride.

Di questo se ne è parlato nel corso di una conferenza stampa ella sede del Gal Terre Locridee, dove sono stati anticipati i risultati di una recente ricerca, promossa dalla Cooperativa “Maiale Nero d’Aspromonte” e dal Gal Terre Locridee, condotta dal Dipartimento Agricoltura, Ambiente e Alimenti dell’Università degli Studi del Molise e dall’Università di Bologna, che ha fornito informazioni fondamentali per la sua tutela e valorizzazione.

Gli ulteriori approfondimenti verranno illustrati in un convegno, che si terrà alla Cittadella regionale. Protagonisti della conferenza stampa il presidente del Gal Terre Locridee, il barone Francesco Macrì; il direttore del Gal Terre Locridee, Guido Mignolli;  da remoto Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, con un videomessaggio, l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo in collegamento; e il professore Giuseppe Maiorano che ha relazionato sugli studi effettuati.

Quella del maiale nero è una popolazione autoctona, allevata in modo estensivo nei boschi dell’Aspromonte, dove gli animali si nutrono di ghiande e radici. Questo regime alimentare, unito alle pratiche tradizionali degli allevatori locali, garantisce una carne di altissima qualità e favorisce anche un’agricoltura sostenibile. Il team di ricercatori delle due Università ha analizzato il Dna di quaranta esemplari, utilizzando moderne tecniche di analisi genomica, confrontandolo con quello di altre nove razze suine italiane, inclusa l’Appulo-calabrese.

I risultati di questo studio rappresentano la prima caratterizzazione genetica approfondita del suino Nero d’Aspromonte.

«L’interesse verso questa popolazione suina – ha spiegato Giuseppe Maiorano professore ordinario di Zootecnia speciale dell’Università degli Studi del Molise  responsabile della ricerca – presente nell’areale della Locride ha suscitato notevole attenzione considerando la morfologia di questo animale».

«Gli studi sulla genomica – ha proseguito – hanno evidenziato che questo animale ha una parentela con la razza Appulo-calabrese e, grazie al suo isolamento, all’effetto del territorio e al contributo genomico di altre razze suine, oggi abbiamo un esemplare con caratteri singolari che ne fanno una popolazione autoctona, che dà valore aggiunto a una produzione di qualità: nello specifico, carne e grasso con ottime proprietà  nutrizionali e tecnologiche che consentono di ottenere prodotti di “alta” salumeria. Questo fa di questa popolazione un valore socio-economico e culturale da conservare e valorizzare».

A Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, già Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, si deve l’avvio di attività di cooperazione nel comparto agricolo della Locride, progetto poi ripreso dal Gal Terre Locridee, nello specifico per il Suino Nero d’Aspromonte, e Gal Kroton per la podolica.

«Il cammino scientifico compiuto in questi anni attraverso l’Università del Molise – ha detto nel videomessaggio Monsignor Bregantini –  mostra risultati inattesi, importanti, di alto valore e soprattutto di grande speranza per tutti. Su questo vi esorto a tenere presente che la Locride ha creato strade incredibilmente valide, feconde di luce, di coraggio, in tanti anni. Dio vi e ci ha dato questa grazia che sono le tipicità dell’Aspromonte, quella terra che ha mantenuto da sempre la sua riservatezza, perché è elevata, ma anche la sua fraternità perché è socievolmente presente».

«La terra di Calabria è carica di luce – ha concluso –, di coraggio, voi ne siete protagonisti, andate avanti e vedrete che ci sarà la benedizione del Signore. Sono sempre con voi».

«Questo sul Nero d’Aspromonte – ha evidenziato il direttore del Gal Terre Locridee, Guido Mignolli – è un progetto su cui il Gal punta molto, rispetto al quale nel nostro Piano di Azione Locale abbiamo inserito molti interventi, sia per quanto riguarda l’attività di ricerca, sia per quanto riguarda il sostegno alle imprese».

«Gli studi mostrano – ha proseguito – che si tratta di un prodotto di altissima qualità, con delle caratteristiche organolettiche che ne fanno un prodotto salutare e anche dal punto di vista del benessere animale siamo ai massimi livelli. Ci sono quindi tutte le prospettive per farne un prodotto che possa essere finalmente trasformato qui in Calabria e diventi, così, dal punto di vista dei processi di sviluppo locale un elemento fondamentale».«Questo – ha dichiarato il presidente del Gal Terre Locridee Francesco Macrì – è l’inizio di un percorso importante, di cui siamo grati al professore Maiorana e all’Università. Sull’onda di questo studio incoraggiante diamo nuovo vigore, quindi, a questo progetto. Ringraziamo per l’attenzione e la partecipazione l’assessore Gallo, che ha sempre sponsorizzato questo progetto, e il Vescovo Bregantini, che ha fatto nascere qui a Locri la cooperativa del maiale nero. Bisogna lavorare con impegno e fiducia crescenti, lavorare per fare delle cose importanti per questo territorio splendido, dotato di grandissime potenzialità».

«Potenzialità a cui oggi affianchiamo anche una ricerca scientifica di altissimo livello – ha concluso – per dimostrare che nel posto più bello del mondo si possono fare anche le produzioni migliori del mondo».

«Siamo molto soddisfatti di questi risultati – ha messo in rilievo l’assessore Gallo – che incoraggiano a lavorare sulla strada della produttività. Il Nero d’Aspromonte rappresenta un patrimonio tutto da scoprire sia per le caratteristiche della carne che per la particolari modalità di allevamento, allo stato brado».

«In attesa di presentare lo studio completo in Cittadella – ha concluso – ringraziamo il professore Maiorana e facciamo i complimenti al Gal Terre Locridee per la visione strategica e progettuale in linea con le indicazioni regionali».

Il fondatore e presidente del Premio Mar Jonio, Luigi Stanizzi, ha rimarcato il ruolo basilare di tutti i promotori del suino nero d’Aspromonte, concretamente impegnati in progetti di sviluppo così innovativi e, al contempo, radicati nelle più antiche e profonde tradizioni della nostra terra.

Il Nero d’Aspromonte è attualmente allevato da una cooperativa composta da circa 25 agricoltori, insieme ad esperti del settore, lavorano per preservare la variabilità genetica e promuovere il valore dei suoi prodotti sul mercato. Grazie agli studi genetici, oggi è possibile comprendere meglio la storia e l’evoluzione delle popolazioni locali, proteggendone l’unicità e garantendo che continuino a essere un’eccellenza del patrimonio agroalimentare italiano. Investire nella valorizzazione del Nero d’Aspromonte, non significa solo preservare una popolazione suina, ma anche difendere un pezzo di cultura e biodiversità che rende davvero unica l’Italia rispetto al resto del mondo.

Le prelibatezze che si ricavano dal suino nero d’Aspromonte sono gioielli, eccellenze di altissima, inimitabile qualità indissolubilmente legati a un territorio unico, di profondissima identità e tradizione. Squisitezze di nicchia servite sulle più prestigiose tavole delle Case Reali di mezza Europa, Windsor e Grimaldi per primi, e sulle più umili ma non meno esigenti di tutto il mondo, a partire proprio dai paesi della Calabria. (rrc)

Salone del Libro, l’assessore Capponi incontra gli editori calabresi

La partecipazione della Regione Calabria al Salone del Libro di Torino è un investimento strategico per la crescita culturale ed economica della regione, un’occasione imperdibile per celebrare e promuovere l’identità calabrese nel contesto nazionale e internazionale». È quanto detto dall’assessore regionale alla Cultura, Caterina Capponi, incontrando in Cittadella regionale i rappresentanti dell’editoria calabrese.

Obiettivo dell’incontro è stato delineare le fasi preparatorie per la partecipazione della Regione Calabria alla prestigiosa manifestazione internazionale del Salone del Libro di Torino, la cui edizione 2025 si terrà dal 15 al 19 maggio.

Sono state, infatti, poste le basi per una presenza significativa e ben organizzata della Calabria all’evento torinese, considerato il più importante appuntamento fieristico italiano dedicato all’editoria. Gli editori calabresi hanno avuto l’opportunità di presentare le proprie proposte editoriali e discutere le iniziative culturali da realizzare presso lo stand regionale, con l’intento di valorizzare il patrimonio letterario e culturale della Calabria.

A guidare e coordinare tutti i sistemi bibliotecari calabresi nell’organizzazione della partecipazione regionale al Salone torinese, il Sistema Bibliotecario Silano.

Il Sistema Bibliotecario Silano ha, inoltre, annunciato la nomina di Francesco Mazza come direttore artistico per l’importante iniziativa culturale che vedrà la Calabria protagonista con uno stand dedicato. Questa scelta strategica affida a Mazza la responsabilità di curare sia il concept creativo che il programma dettagliato delle presentazioni, delineando così l’identità culturale che la Regione intende proiettare attraverso questo progetto.

Francesco Mazza rappresenta una figura poliedrica nel panorama culturale italiano, con un profilo professionale che abbraccia molteplici discipline artistiche. La sua carriera si è sviluppata attraverso ruoli complementari: come regista ha dimostrato una visione cinematografica distintiva; come produttore ha saputo valorizzare talenti e storie significative; come editore ha contribuito alla diffusione di contenuti culturali di qualità; e come ideatore di mostre e concorsi fotografici ha creato piattaforme innovative per l’espressione artistica visiva.

Dal canto suo, Mazza ha espresso il suo sincero ringraziamento al presidente Succurro per la prestigiosa nomina ricevuta, manifestando il proprio entusiasmo per l’importante incarico di guidare la partecipazione calabrese al Salone Internazionale del Libro di Torino, uno degli eventi culturali più significativi nel panorama italiano ed europeo.

Particolare attenzione sarà dedicata da Mazza alla collaborazione con le strutture tecniche della Regione Calabria, che avranno il compito fondamentale di trasformare in realtà concreta le idee creative proposte dal cineasta. Questa sinergia tra visione artistica e competenze tecniche rappresenta un elemento chiave per garantire un’efficace rappresentanza della Calabria all’importante manifestazione torinese, creando uno spazio che sappia essere al contempo funzionale, accogliente e rappresentativo dell’identità culturale calabrese.

Presente alla riunione, il presidente del Sistema Bibliotecario Silano, Rosaria Succurro, sindaco di San Giovanni in Fiore e presidente della Provincia di Cosenza.

«Questa scelta sottolinea il riconoscimento dell’eccellenza e della competenza del Sistema Bibliotecario Silano nel panorama culturale regionale, ottenendo un ruolo di primo piano nella promozione della letteratura calabrese”.

Durante l’incontro preparatorio, i vertici regionali hanno delineato il percorso che porterà la Calabria a presentarsi nel contesto nazionale. Maria Francesca Gatto, dirigente generale del Dipartimento Istruzione e Pari opportunità, insieme a Ersilia Amatruda, dirigente del settore Cultura, hanno illustrato i passaggi tecnico-organizzativi che verranno implementati nelle prossime settimane, con l’obiettivo di strutturare una presenza calabrese significativa, capace di valorizzare l’identità culturale e letteraria del territorio. (rcz)

Elezioni, all’Unical si avvicina il Semestre bianco

di FRANCO BARTUCCILa settimana che si è appena chiusa ha registrato all’Università della Calabria episodi ed eventi importanti che rappresentano dei punti fermi nel presente e per il futuro della stessa università, in modo da capirne vita e miracoli.

Iniziamo con il primo episodio riguardante lo stesso Rettore Nicola Leone, che di fronte a delle voci che circolano in alcune testate giornalistiche, circa una sua possibile candidatura a Sindaco di Rende, quale candidato di centro destra, interviene subito, questa volta, a smentire con un proprio comunicato la voce di corridoio ricorrente.

«Ho appreso che alcuni articoli giornalistici – è scritto nel comunicato stampa – mi indicano come possibile candidato alla carica di sindaco alle prossime elezioni comunali di Rende. Ritengo necessario fare chiarezza, anche in considerazione della carica istituzionale che oggi ricopro, così da prevenire polemiche e speculazioni indebite. Anzitutto, sento il dovere di ringraziare tutti coloro che mi hanno invitato a candidarmi per questo incarico, trasversalmente da entrambi gli schieramenti politici, così come i numerosi cittadini che, apprese le indiscrezioni pubblicate sulla stampa, mi hanno contattato per esprimere vicinanza, sostegno e persino entusiasmo».

«Sono onorato e lusingato degli inviti che ho ricevuto – conclude il comunicato stampa – tuttavia è opportuno ribadire con assoluta chiarezza che candidarmi a sindaco di Rende non è mai stato nelle mie intenzioni, né ho preso alcuna “pausa di riflessione” come qualcuno ha riportato. Bensì, con il senso di responsabilità e la trasparenza che hanno sempre contraddistinto il mio operato, ho già manifestato la mia indisponibilità alla candidatura, e confermo che non prenderò parte alla competizione elettorale».

Poi lunedì 10 marzo c’è stata la splendida giornata con Santo Versace, che nell’aula magna “Beniamino Andreatta”, il Rettore Nicola Leone, al termine di una splendida cerimonia gli ha consegnato la pergamena di laurea “Honoris Causa” in Ingegneria Gestionale, su proposta dello stesso corso di laurea passato con l’approvazione del Consiglio di Corso, del Dipartimento Dimeg, del Senato Accademico e del Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica.

Su questa cerimonia ne abbiamo ampiamente trattato il suo contenuto in un puntuale servizio di cronaca pubblicato in questo stesso giornale mercoledì 12 marzo; ma ci porta a sottolineare in questo servizio che sono state due ore splendide per il clima che si è respirato e per i pensieri espressi  dalla moderatrice Livia Blasi, dal presidente di Entopan, Francesco Cicione, che ci ha ricordato la figura alta del Primo Rettore Beniamino Andreatta, e dallo stesso Santo Versace, che nella sua “Lectio Magistralis”, tra le tante cose ha pure detto: «Ho sempre creduto che il lavoro, per essere autentico e portare un contributo importante alla società, debba essere guidato dai valori, dalla passione e dall’etica».

Pensieri e parole forti che riscaldano chi vive nell’Università, con le sue specificità di Campus universitario, nel prestare la sua opera di docente, non docente e studente.

Nella stessa aula magna “Beniamino Andreatta”, ma nel pomeriggio, si è svolto un interessante e storico incontro coordinato dal prof. Giancarlo Costabile per gli studenti di Scienze dell’Educazione sui temi che riguardano la pedagogia della giustizia e l’etica delle responsabilità, quali strumenti educativi per affermare comportamenti orientati al bene comune, alla gratuità dell’opera, alla rigenerazione morale dell’individuo e della collettività da opporre alla visione utilitaristica e prevaricante della cultura mafiosa. 

Relatore principale dell’evento è stato il giudice Vincenzo Capomolla, designato a coprire la carica di Procuratore della Repubblica di Cosenza, che parlando di mafie e ‘ndrangheta, le quali hanno un profilo universale, ha sottolineato che queste «si occupano di tutto ciò che interessa la vita della collettività».

Per tali ragioni, ha avvertito Capomolla, le condotte opache e ambigue «emarginano l’idea di giustizia. Stiamo attenti – ha aggiunto – alla legalità debole nelle relazioni sociali perché le mafie non sono un corpo estraneo dalle comunità in cui si sviluppano. Ed è evidente la loro capacità di contaminare ogni tipo di realtà e settore, anche di natura istituzionale».

Argomenti e temi di studio, riflessione e percorsi formativi, che si può dire siano da sempre di casa all’UniCal fin dalle origini con stimoli creati dal Rettore Beniamino Andreatta e proseguiti con il prof. Pino Arlacchi, nell’ambito del Dipartimento di sociologia. Mentre oggi ci sono: il prof. Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia e promotore del ciclo di seminari in materia di contrasto educativo alle mafie giunto al suo quattordicesimo anno di attività; la prof.ssa Rosanna Adele Rossi, coordinatrice del corso di studio unificato in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche; nonché il prof. Mario Caligiuri con i suoi master sulla Intelligence e seminari sulla pedagogia della comunicazione, che hanno partecipato con dei loro interventi all’incontro con il Procuratore della Repubblica Vincenzo Capomolla.

Al termine del seminario, promosso dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’UniCal, il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Vincenzo Capomolla, è stato ricevuto in rettorato dal Rettore Nicola Leone, che si è intrattenuto, come riportato nella pagina Facebook dello stesso rettore, in un piacevole colloquio parlando tra l’altro dei giovani e dei percorsi educativi alla legalità.

Intanto sull’asse UniCal va segnalato che mancano 44 giorni per entrare con il 1° maggio nel “semestre bianco”, che porterà il corpo elettorale dell’Ateneo a scegliere il loro nono Rettore. Il Decano, prof. Francesco Altimari, dovrà stabilire al più presto i tempi e modi su come gestire, al meglio, questo periodo di transizione. (fb)

A Strongoli il nuovo test di IT Alert per scenario di incidente industriale

Domani, dalle 10.15, lo stabilimento AGN Energia S.p.A. di Strongoli, in provincia di Crotone, effettuerà un nuovo test del sistema IT-alert per il rischio incidente rilevante.

Per lo scenario di incidente rilevante in uno stabilimento industriale il testo della notifica che la popolazione coinvolta riceverà sarà il seguente: TEST TEST Messaggio di prova IT-alert. È in corso la Simulazine di un incidente in un impianto industriale nella zona in cui ti trovi.
L’impianto, soggetto alla direttiva Seveso, era stato tra i primi a sperimentare IT-alert dopo l’avvio dei test su rischi specifici. Le esercitazioni condotte lo scorso anno hanno permesso di individuare alcuni parametri da ottimizzare per migliorare l’efficacia del sistema di allarme pubblico.
Testare periodicamente IT-alert è fondamentale per verificarne il corretto funzionamento e garantire che, in caso di un’emergenza reale, i messaggi di allerta vengano trasmessi dalle celle telefoniche e ricevuti sui dispositivi presenti nelle aree interessate.
Per conoscere il messaggio che si riceverà in caso di reale pericolo e per compilare il questionario vai su www.it-alert.gov.it TEST TEST. (rcz)

Coldiretti Calabria: Invasione grano canadese fa crollare i prezzi

È aumentato del 68% l’arrivo del grano canadese in Italia, con il conseguente crollo dei prezzi pagati agli agricoltori, nonostante  un’annata che ha visto un calo di oltre il 20% del raccolto, mentre diminuiscono le scorte nella Ue. È l’allarme lanciato da Coldiretti Calabria sulla base di un’analisi su dati Dg Agri relativi alla campagna commerciale 2024/2025 (da luglio a dicembre 2024).

Dal Paese dell’acero sono arrivate 392mila tonnellate di grano duro, con un incremento del 68% rispetto allo stesso periodo della campagna 2023/2024 e stime di un ulteriore incremento ad inizio anno. Grano che viene trattato in pre raccolta con il glifosato, con una modalità vietata nel nostro Paese.

«Coldiretti è favorevole agli scambi commerciali  – si legge in una nota – ma serve un’armonizzazione delle regole basate sul principio di reciprocità e di trasparenza. Un obiettivo che ha portato la più grande organizzazione agricola d’Italia e d’Europa a farsi capofila della riunione a Ortigia delle associazioni agricole dei Paesi del G7».

«Una situazione che rischia, peraltro – continua la nota – di peggiorare a causa dei dazi. Secondo il rapporto della Commissione per lo Sviluppo del Grano del Saskatchewan la guerra commerciale tra Usa e Canada potrebbe far calare gli acquisti di cereali canadesi negli States spingendo di fatto a indirizzarli verso altri mercati se non andranno ad incrementare le scorte».

«Il boom di arrivi conferma un trend – ha rilevato Coldiretti – che negli ultimi anni ha visto una serie di Paesi, dal Canada alla Turchia, fino alla Russia, alternarsi di fatto nell’inondare il mercato italiano di prodotto, spesso in coincidenza con il periodo di raccolta, con il risultato di far crollare le quotazioni del grano nazionale che nella prima settimana di marzo hanno visto un calo del 12% dei prezzi pagati agli agricoltori, con 327,50 euro a tonnellate contro i 372,50 dello scorso anno, secondo un’analisi Coldiretti su dati della borsa merci di Bologna».

«La concorrenza di prodotto straniero – continua ancora Coldiretti – sta avendo un effetto negativo anche sulle semine. Secondo le prime stime il quadro tendenziale è quello di un calo significativo delle superfici a grano duro in media del 6-7% con punte del 10% fra la Puglia e la Sicilia dove di fatto di concentra la produzione nazionale. Alla concorrenza sleale dall’estero si sono sommati, nelle aziende agricole italiane, gli effetti dell’aumento dei costi di produzione legato alla difficile situazione internazionale e quelli dei cambiamenti climatici, con la siccità che lo scorso anno ha tagliato la produzione nazionale di un quinto».

«Non è un caso – si legge – che a livello globale le stime per l’annata agraria 2024-25 prevedono una riduzione dal 6% al 4% per le scorte complessive di grano nell’Unione Europea, mentre la quota delle scorte per gli Stati Uniti e la Cina è prevista in aumento, rispettivamente all’8% e al 53%.La minor disponibilità di prodotto non ha però effetto sui prezzi pagati agli agricoltori, proprio a causa delle importazioni sleali di cereali coltivati usando spesso prodotti da anni vietati in Europa».

«Nella coltivazione del grano turco – dice Coldiretti – vengono usate, ad esempio, sostanze da anni vietate in Europa, dal Carbendazim, un fungicida sospettato di avere effetti cancerogeni, al Malathion un altro fungicida tossico per le api, dal Cyflutrin, insetticida anch’esso cancerogeno, al Glifosato, l’essiccante vietato in Italia in pre raccolta e usato anche sul grano canadese e su quello russo, che viene prodotto utilizzando un’altra sostanza non permessa nella Ue, l’erbicida Fenoxaprop P ethyl».

«Il grano ucraino viene, invece – dice ancora l’Associazione – prodotto usando il Chlorothalonil, un fungicida sospetto cancerogeno».

«Uno scandalo contro il quale Coldiretti si è mobilitata nei porti – conclude – per verificare gli arrivi di grano straniero per chiedere più controlli alle frontiere sulla qualità e sulla salubrità delle merci importate e il rispetto del principio di reciprocità, così da garantire che tutti i prodotti agroalimentari che entrano nel nostro Paese rispettino gli stessi standard a livello ambientale, di sicurezza e di rispetto dei diritti dei lavoratori, che sono garantiti dagli agricoltori italiani». (rrm)

LA LETTERA / Giovanni Papapasso: Rivedere progetto Lunetta di Sibari

di GIOVANNI PAPASSO – Presidente Occhiuto, abbiamo avuto modo di confrontarci sulla questione Lunetta di Sibari e le ho già rappresentato l’inopportunità della sua realizzazione nel sito individuato, poiché l’opera proposta sarebbe di gravissimo impatto paesaggistico-ambientale, soprattutto per la realizzazione di due viadotti ferroviari costituiti da campate sorrette da invasivi piloni in pieno centro abitato, che lambiscono le abitazioni, gli edifici scolastici e gli impianti sportivi presenti, deturpando in misura irrimediabile il centro abitato e, più in generale, l’immagine del territorio.

Sono costretto a constatare, negativamente, che sia lui, sia l’Amministrazione Comunale, al di fuori dell’incontro avuto con il Presidente Occhiuto, mai sono stati interessati da alcuno nella fase propedeutica e preliminare al fine di esprimere e rilasciare un parere, non già sulla realizzazione dell’opera, bensì sull’individuazione del sito e ricorda che il Comune di Cassano non era presente, in quanto non invitato a partecipare, al Tavolo Tecnico che ha avuto come obiettivo la comunicazione circa l’esito delle valutazioni preliminari svolte da Rfi in merito alle esigenze trasmesse dalla Regione Calabria con nota del 7.06.2021.

Freddamente solo in una fase avanzata, siamo stati coinvolti in una conferenza di servizi convocata da Rfi in cui abbiamo espresso assoluto parere negativo, sia per il tramite dell’ufficio tecnico comunale e sia come organo politico istituzionale. Credo, nel corso di questi anni di sindacatura, di aver dimostrato di essere riformista e che non mi è mai appartenuta la cultura del No.

Per tale ragione ritengo che il collegamento Tirreno-Ionio vada realizzato senza però far perdere il ruolo e la centralità alla storica stazione di Sibari e di conseguenza al Comune di Cassano All’Ionio e al territorio dell’Alto-Ionio Cosentino.

Il sito individuato per la realizzazione dell’opera, per come più volte evidenziato, è sbagliatissimo, si darebbe vita ad uno scempio e rappresenterebbe un colpo al cuore per tutte le attività e le famiglie che insistono nelle vicinanze.

Ma i problemi e le incongruenze sono molti: anche il nuovo Piano stralcio di Assetto Idrogeologico – Rischio Frane – Alluvioni (Pai) classifica il sito individuato come zona R4 (zona a rischio idraulico), di conseguenza i competenti uffici comunali hanno fatto rilevare questa grave contraddizione.

Oltretutto la sopraelevata contrasta enormemente con i lavori che Rfai sta eseguendo sul territorio comunale di Sibari, nelle immediate vicinanze dell’opera proposta (meno di 100 m), con la realizzazione di due sottopassi interrati. Difatti, a suo tempo, dinanzi alla proposta dei cittadini che ai sottopassi avrebbero preferito la realizzazione di cavalcavia sopraelevati, anche per ridurre i costi e i tempi di esecuzione, i dirigenti delle ferrovie, nonostante i maggiori costi, espressero contrarietà proprio per l’impatto ambientale che si sarebbe determinato.

Alla luce di quanto descritto le chiedo sommessamente e col cuore in mano di venire a Sibari per eseguire un sopralluogo congiunto, all’esito del quale, sono certo, anche Lei esprimerà contrarietà. Mi creda Presidente, non c’è alcuna volontà di strumentalizzare la vicenda, ma come Sindaco di questa comunità ho il dovere di ribadire, ancora una volta, la mia contrarietà e di sensibilizzarLa affinché ci possa essere una rideterminazione del sito.

La popolazione di Sibari è disgustata e come uomini delle istituzioni abbiamo il dovere di percepire e realizzare i desiderata dei cittadini che, a mio modesto parere, nel caso specifico, fanno bene ad essere contrari.

Non si tratta di polemica o populismo, ma nella mia qualità di Sindaco ho il compito istituzionale di assumere tale posizione e di chiederLe un autorevolissimo intervento, non facendolo tradirei la mia coscienza e i miei cittadini. Insieme, fuori da qualsiasi logica strumentale e polemica, Le chiedo di ridiscutere e valutare altri siti che meglio si prestano alla realizzazione dell’opera. (gp)

[Giovanni Papasso è sindaco di Cassano allo Ionio]