Calabrese risponde a Caruso: non conosce neanche situazione suo Comune

L’assessore Giovanni Calabrese ha risposto alle dichiarazioni del sindaco di Cosenza, Franz Caruso, sottolineando come abbia «difficoltà nel conoscere le materie delle quali si occupa l‘Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria».

«Come ho avuto modo di precisare nei giorni scorsi  ha spiegato – Arrical non ha determinato alcun aumento così come non c’è ovviamente alcuna determinazione arbitraria delle tariffe. Buona parte delle tariffe attualmente vigenti sono in continuità con i contratti sottoscritti dalle Ato provinciali. Il sindaco dovrebbe essere a conoscenza del fatto che l’individuazione delle tariffe non può essere frutto di mere scelte discrezionali ma, per gli impianti privati vengono determinate in base alle regole approvate da Arera, mentre per gli impianti pubblici sono il frutto di procedure di evidenza pubblica nelle quali la base tariffaria è stabilità attraverso l’elaborazione di piani economici finanziari che tengono conto dei costi degli anni precedenti.

I costi di gestione dell’Arrical che secondo il sindaco di Cosenza hanno determinato aumenti tariffari sono inferiori all’1% del totale del costo che viene sostenuto in Calabria per la gestione dei rifiuti e non può superare 0,50 euro ad abitante per anno».

«Appena letta la dichiarazione del sindaco Caruso – ha proseguito – mi sono premurato di chiedere i dati agli uffici competenti dai quali si evince che il primo cittadino non sia a conoscenza nemmeno di quanto avviene nel proprio Comune.

«Nel 2022 – ha illustrato Calabrese – il Comune di Cosenza ha avuto una spesa pari a 4.974.795,16 con un costo medio per la FORD di euro 177,06 ed un costo medio per RUR pari ad euro 325,09, e royalties per euro 329.705,64.  Nel 2023 ha sostenuto costi totali per euro 4.915.439,88 con un costo medio per la FORD di euro 171,00 ed un costo medio per RUR pari ad euro 330,76 e royalties per euro 327.362,40. Nel 2024 che è in fase di chiusura si registrano incrementi di moderata entità se si tiene conto del livello dei costi energetici e soprattutto del contesto urbano nel quale la percentuale di raccolta differenziata, secondo i dati Ispra, si è ridotta dal 62,07 del 2021 al 58,6 del 2023».

«Infine rassicuro anche il sindaco di Cosenza – ha concluso – sul fatto che la Regione in ogni caso interverrà con apposite misure per venire incontro agli utenti e fare in modo che i comuni non debbano determinare alcun aumento significativo della Tari». (rcz)

Aumento tariffe Arrical, Caruso: Non si scarichi sui Comuni e sui cittadini costosa gestione

«Non si scarichi sui Comuni e, di conseguenza, sui cittadini la costosa e complessa gestione della neonata  Arrical che, per come dichiarato dall’assessore Calabrese “non può fare fronte ai debiti nei confronti dei gestori se non incassa le relative somme dai Comuni”». È l’appello lanciato dal sindaco di Cosenza, Franz Caruso, dopo che Calabrese ha negato la rimodulazione in aumento delle tariffe regionali imposte dall’Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria.

«Nel 2020- 2021 le tariffe di conferimento infraregione erano di € 188,01 per t. di Rur e di € 130,68 per t. di Ford – ha spiegato –  mentre quelle extraregione erano di € 325,09 per t. di Rur e di € 177,06 per t. di Ford – prosegue Franz Caruso – Arrical, invece, rimodulando gli oneri di conferimento per come erano stati determinati dai soppressi Ato, li ha fortemente incrementati.  Rispetto a questi dati di fatto, come può l’assessore Calabrese  sostenere che non c’è stato alcun sostanziale aumento?».
«Anche la matematica è diventata un’opinione, evidentemente – ha proseguito – per questo governo regionale che sta mettendo in ginocchio la Calabria ed i calabresi, non solo per un evidente peggioramento della qualità dei servizi offerti, quanto per il continuo aggravio economico degli stessi che si riverbera su una popolazione già molto sofferente  ed alla quale non si garantiscono più i diritti elementari, tra cui quello alla salute risulta il più a rischio».
«Ed, invero – ha aggiunto – l’allarme lanciato già nei giorni scorsi nei confronti di Arrical con tanti colleghi sindaci, risiede proprio nella preoccupante consapevolezza che gli aumenti abnormi degli oneri di conferimento dei rifiuti residuali e della frazione organica, rispetto a quelli comunicati, in via preventiva, dalla stessa Arrical e poi da quest’ultima revisionati in aumento, per ben due volte, a consuntivo, con richiesta di conguaglio ai Comuni, potrebbero tradursi in un consistente aumento delle bollette della Tari e dell’idrico per molte famiglie».
«Cosa inaccettabile, soprattutto se si pensa che ancora oggi i settori dei rifiuti e dell’idrico nella nostra regione sono assai critici, con particolare riferimento al sistema idrico integrato che coinvolge, tra l’altro, l’importante segmento depurativo che ha riflessi rilevanti sul piano ambientale e turistico per i Comuni costieri. Altro che efficienza, ma dove vive l’assessore Calabrese?», ha chiesto il primo cittadino.
«L’unica efficienza nel settore rifiuti – ha spiegato ancora – è data dai nostri cittadini, che stanno migliorando le pratiche della raccolta differenziata su cui i Comuni hanno puntato moltissimo con importanti investimenti anche per dar luogo a campagne di informazione e sensibilizzazione. Ciononostante, ci troviamo di fronte a tariffe altissime, che le nostre comunità non possono sostenere».
«Per cui, essendo abituato a proporre e non solo a denunciare difficoltà e malesseri – ha detto – chiedo alla Regione Calabria  di ricercare ed addivenire, nel più breve tempo possibile, a soluzioni adeguate affinché il ciclo dei rifiuti si completi nella nostra regione e non anche fuori regione o addirittura all’estero».
«È questo stato di cose, infatti – ha aggiunto – che contribuisce a determinare i  motivi reali per i quali i costi di conferimento lievitano e lieviteranno nel tempo a discapito dei cittadini  che si ritroveranno a pagare bollette tari sempre più alte».
«Per il resto – ha concliuso Franz Caruso –  ribadisco, sperando che siano accolte, le richieste già formulate con gli altri colleghi sindaci di dar vita ad un tavolo di confronto urgente con Regione e ArriCal, al fine di individuare possibili meccanismi correttivi dei costi di conferimento, per come da ultimo comunicati dalla stessa Arrical, che siano il risultato di un necessario bilanciamento tra la necessità di garantire il regolare conferimento dei rifiuti agli impianti di trattamento e il contenimento, in termini di sostenibilità, dei relativi costi di trattamento. Si favorisca, inoltre, maggiore coinvolgimento delle amministrazioni comunali nei processi decisionali relativi alla gestione dei rifiuti». (rcs)

Nuovo prorettore all’Unical: Francesco Raniolo subentra a Patrizia Piro

Prestigioso incarico per Francesco Raniolo, che è stato nominato Pro Rettore dell’Unical con delega al Centro Residenziale.

La nomina è avvenuta  dal Rettore Nicola Leone, a seguito delle dimissioni dall’incarico di pro rettrice, da parte di Patrizia Piro, per motivi personali

«Desidero esprimere la mia gratitudine alla professoressa Patrizia Piro – ha detto il Rettore Leone –, che nel suo ruolo di prorettrice delegata al Centro residenziale ha lavorato con generosità e profuso grande impegno per garantire servizi di qualità alla comunità universitaria, contribuendo a rendere il Campus un luogo più inclusivo, accogliente e attento ai bisogni degli studenti».

«Grazie alle sue attività – ha concluso – sono stati raggiunti risultati significativi nel miglioramento dei servizi di residenzialità, da alloggi e ristorazione, alla promozione dell’inclusione sociale, l’Unical è diventata un luogo sempre più vivibile e a misura di studente».

 Professore di Scienze politiche e presidente del Comitato arti, musica e spettacolo (Cams), a Raniolo è affidato soprattutto il compito di apportare una visione strategica orientata all’identificazione e al coordinamento delle opportunità di servizio e di public engagement presenti nell’ateneo con particolare riguardo alle attività socio-culturali. In questa prospettiva, le strutture destinate allo spettacolo, come il teatro e i cinema presenti nel Campus su cui già lavora da anni, rappresenteranno un elemento centrale per la diffusione culturale e la promozione sociale e civile.

Nella veste di delegato al Centro residenziale dell’Unical, Raniolo avrà l’incarico di gestire anche i servizi essenziali per la comunità studentesca come l’alloggio e la ristorazione. La delega al Centro residenziale riveste, infatti, un ruolo strategico nell’assicurare che tali servizi siano efficienti e rispondenti alle esigenze degli studenti, contribuendo a creare un ambiente che favorisca il successo formativo e il benessere della comunità accademica. 

«Rivolgo al professor Raniolo – ha concluso il Rettore Leone – i migliori auguri di buon lavoro, certo che saprà affrontare con competenza e visione strategica le grandi sfide intraprese dall’Unical». (rcs) 

 

Le dimissioni a sorpresa della pro rettrice Piro

di FRANCO BARTUCCI – Una notizia eclatante dallUniversità della Calabria: la prof.ssa Patrizia Piro con delega, in qualità di Pro Rettore, alle problematiche del Centro Residenziale, ha consegnato nelle mani del Rettore Nicola Leone, le proprie dimissioni dallincarico affidatole nel mese di dicembre 2019.

La lettera è stata regolarmente protocollata dallapposito ufficio di protocollo dellAteneo Calabrese.

Dimissioni che giungono esattamente a distanza di sette mesi e quattordici giorni dalla scadenza del suo mandato e di quella dello stesso Rettore Nicola Leone, stabilita per legge al 31 ottobre 2025.

La prof.ssa Patrizia Piro, con linsediamento del prof. Nicola Leone a Rettore dellUniversità della Calabria, avvenuto il 1° novembre 2019 per un mandato di sei anni (2019/2025), ebbe lincarico di Pro Rettore con delega al Centro Residenziale, insieme alla prof.ssa Maria De Paola con la funzione di Pro Rettore Vicario, che si dimise dopo pochi mesi.

Breve Curriculum della prof.ssa Patrizia Piro

Oltre ad aver svolto le funzioni di Pro Rettore dellUniCal, con delega al Centro Residenziale, la prof.ssa Patrizia Piro ricopre lincarico di Presidente del Centro Studi Nazionale di Idraulica Urbana (CSDU) fin dal 2018 con scadenza nel 2027. È Professore ordinario dal 2009, presso lUniversità della Calabria, dove acquisì la Laurea magistrale con Lode in Ingegneria Civile per la Difesa del Suolo e la Pianificazione (Indirizzo idraulica) il 23 Luglio 1986. Esperta nel campo delle risorse idriche e dellIdraulica urbana; in particolare: sistemi di drenaggio urbano, soluzioni di ingegneria idraulica urbana a basso impatto ambientale (Low Impact Development e Nature-Based Solutions), allagamenti in aree urbane. È autrice di oltre 300 articoli pubblicati su riviste internazionali, conferenze internazionali e nazionali nel settore delle risorse idriche, costruzioni idrauliche, monitoraggio ambientale e previsione e mitigazione del rischio idrogeologico e dellingegneria ambientale; titolare di brevetti di invenzione industriale nei sopra citati settori.

Le funzioni del CSDU

La prof.ssa Patrizia Piro è la prima Presidente donna dalla nascita del Centro Studi di Idraulica Urbana (CSDU), avvenuta nel 1992, esattamente 32 anni addietro. Partecipano alle attività del CSDU esperti fra professori, ricercatori e cultori della materia, afferenti a più di 20 differenti sedi universitarie italiane.

Il CSDU è unassociazione di ricerca senza scopo di lucro il cui scopo è coordinare e sviluppare ricerche su molteplici aspetti inerenti i sistemi idrici integrati e la tutela dei corpi ricettori, con particolare riferimento ai sistemi di drenaggio urbano e al loro impatto ambientale.  In tale direzione il CSDU promuove un approccio multidisciplinare ai temi affrontati, coinvolgendo esperti dei settori non solo idraulico e ambientale, ma anche territoriale, urbanistico ed economico. La struttura organizzativa dell’associazione si articola in unità operative localizzate presso varie sedi universitarie, distribuite omogeneamente su tutto il territorio nazionale e coordinate fra loro da un comitato direttivo composto da docenti universitari del settore.  (fb)

 

 

IL RICORDO / Natale Pace: La Calabria si scopre più povera con la scomparsa di Villari

«Zio Lucio non c’è più – scrive sui social il nipote Francesco – l’ultima colonna portante della nostra famiglia ci ha lasciati a poche settimane dalla scomparsa dell’amata sorella, la nostra meravigliosa Mirella. È giusto che ora si celebri Lucio Villari, uno dei più grandi intellettuali del dopoguerra, ma per noi è la perdita di un affetto insostituibile, un altro colpo durissimo al cuore e ci stringiamo nell’abbraccio con Fausta, Alberto e Anna, nel momento più straziante. Ci resterà l’onere di essere all’altezza del suo ricordo e della sua grandezza. Buon viaggio zio Lucio».

Aveva 91 anni Lucio Villari, essendo nato a Bagnara Calabra il 26 agosto 1933; si era laureato all’Università di Messina per specializzarsi poi nel secolo XVIII all’Istituto di Studi storici di Napoli sotto la guida di Federico Chabod. In quel periodo di studi napoletani, nella fucina creata da Benedetto Croce, Villari preparò il suo primo saggio a tema settecentesco, Il pensiero economico di Antonio Genovesi (Le Monnier, 1958).

Storico e saggista, specializzato nel periodo di storia tra il Settecento e il Novecento e autore insieme al fratello Rosario di un manuale per le scuole medie su cui hanno studiato generazioni di studenti. Si è spento domenica 16 marzo al Policlinico Gemelli dove era ricoverato da venerdì scorso in seguito a una caduta in casa in cui aveva battuto la testa. Villari aveva insegnato storia contemporanea all’università di Roma Tre, affermandosi anche per le grandi capacità divulgative. Nei suoi studi si era distinto per profondità dell’analisi e varietà dei temi, anche se l’Unità d’Italia è stato quello su cui più aveva focalizzato il suo impegno.

Con il fratello Rosario, morto nel 2017, Lucio Villari pubblicò il manuale ‘La società nella storia. Corso di storia per la scuola media inferiore’, edito da Sansoni alla fine degli anni ’70 e ristampato per due decenni.

Tra l’altro ha anche pubblicato Il capitalismo italiano del Novecento, L’economia della crisi, La roulette del capitalismo, Romanticismo e tempo dell’industria, Niccolò Machiavelli, L’insonnia del Novecento e America amara. Storie e miti a stelle e strisce. Grande divulgatore e comunicatore, come dimostrano i saggi La rivoluzione francese raccontata da Lucio Villari del 1997 e Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento del 2009, ha collaborato con Rai Storia e vari programmi televisivi; per il piccolo schermo è stato membro del comitato scientifico dei programmi televisivi della Rai ‘Il tempo e la storia‘ e Passato e presente, dove è apparso anche in veste di ospite. Fino alla scorsa settimana ha registrato puntate di Passato e presente con la conduzione di Paolo Mieli., oltre che con diversi quotidiani tra cui Repubblica fin dalla sua fondazione nel 1976 a fianco dell’amico Eugenio Scalfari.

Protagonista della vita accademica e culturale, Lucio Villari è stato un appassionato cultore delle arti dello spettacolo, un amore alimentato da tante e importanti amicizie come quelle con Eduardo De Filippo, Ettore Scola e Marcello Mastroianni. Si spiega così, ad esempio, la sua autoironica partecipazione nel 1980 al film La terrazza di Scola, nel quale interpretava il ruolo del padrone di casa che ospita un gruppo di intellettuali e artisti progressisti.

Amava la musica, in particolare il jazz (era un grande amico di Lino Patruno) e suonava benissimo al pianoforte. Da ricordare anche una sua esperienza teatrale: nel 1986 curò la riduzione, l’adattamento e la regia di un classico della letteratura francese dell’Illuminismo. le Lettere persiane di Montesquieu, interpretato da Pino Micol (nel ruolo del protagonista), prodotto dal Teatro Stabile di Roma e andato in scena al Ridotto di Venezia in occasione del Carnevale.

Giuseppe Caridi, Presidente della Deputazione regionale di Storia Patria della Calabria, istituto del quale Lucio Villari faceva parte da tempo immemorabile, nel ricordare l’amico e lo studioso, ha voluto esprimere i sensi del dolore di tutti i soci della Deputazione calabrese, partecipando il dolore per la triste notizia ai figli Alberto e Anna, alla moglie Fausta Cataldi e ai congiunti. Lucio Villari è stato e resterà nella memoria degli studiosi calabresi come un sicuro punto di riferimento per le sue capacità di ricerca e di analisi. La dichiarazione di Giuseppe Caridi.

Tra i messaggi di cordoglio: Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Sono addolorato per la scomparsa di Lucio Villari, studioso insigne e fine intellettuale, riferimento di generazioni di storici, uomo di grande cultura, capace di coniugare rigore scientifico e passione per la democrazia e la giustizia. Ai suoi familiari rivolgo sentimenti di vicinanza e di cordoglio».

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli: «Lucio Villari è stato uno dei maggiori storici italiani. Uno studioso raffinato che ha saputo analizzare in profondità i principali snodi della storia nazionale e le dinamiche economiche internazionali, sempre con la massima libertà intellettuale. Intere generazioni di studenti si sono formati sui suoi manuali di storia. A nome mio e del ministero della Cultura esprimo la mia vicinanza alla sua famiglia e a tutti i suoi cari».

Corrado Augias per l’AdnKronos:

«Lucio Villari era uno storico di scuola meridionalista che leggeva gli eventi con impegno. E il suo impegno era una difesa – lui che era calabrese – dell’Unità d’Italia e del valore che quell’impresa, compiuta da Garibaldi nel 1860, aveva per la nostra convivenza. Lì ha dato il meglio della sua scienza e della sua passione».

Con Lucio Villari ci eravamo scambiati alcuni messaggi in occasione della pubblicazione del mio lavoro Leonida Repaci, critiche teatrali su l’ordine Nuovo nel 1921 e sull’Unità nel 1924/1925 che riporto perché a me tanto cari e per rimarcare il suo amore per la cultura calabrese:

7 febbraio 2024

Caro Professore, grazie della sua gentile lettera e delle tante preziose cose che mi ha detto su Repaci. Apprezzo molto il lavoro che ha svolto su lui e sulla sua attività di intellettuale e di testimone e partecipe di anni complessi e problematici della nostra storia.  La ringrazio anche dei volumi che spero di ricevere in tempo per dare il cofanetto a Paolo Mieli che incontrerò il 13 febbraio.  Come presidente del Premio Viareggio Mieli dovrebbe impegnarsi di più per ricordare Repaci e, grazie a lei, lo solleciterò in questo senso. A presto e cari saluti anche a Pino Bova.

Lucio Villari.

6 marzo 2024

Buonasera, carissimo, scusi il ritardo ma sono stato molto impegnato in questi giorni. Ho dato il cofanetto a Mieli con la raccomandazione di occuparsi, come presidente del premio Viareggio, di Repaci e della sua figura. Speriamo che lo faccia. Lei ha curato molto bene (sia filologicamente sia storicamente) gli scritti teatrali di Repaci. Quando lo presenterà alla libreria Minerva verrò senz’altro. Cari saluti

Lucio Villari.

22.8.2024

Grazie, caro Pace della sua gentile lettera e in particolare della copia della lettera a Leonida. Grazie di cuore. Non siamo venuti a Reggio per il gran caldo…. speriamo di poterlo fare più tardi…. Non ho più sentito Mieli e. non so nulla sul cofanetto che aveva ricevuto regolarmente. Questi comunque non sono tempi normali… .un caro saluto.

La lettera a Leonida Repaci che gli avevo allegato nell’ultimo messaggio, ci racconta della straordinaria amicizia tra i due intellettuali e della umanità di Villari. Da pochi mesi era morta Albertina, l’eterna compagna di Leonida e Lucio gli esprime una dolorosa vicinanza:

Caro Leonida,

ho atteso invano una tua telefonata a Scilla. Pensavo, infatti, di venirti a trovare alla Pietrosa. Non ti ho chiamato io (anche se mi hai dato il numero telefonico) perché non volevo disturbarti. Capisco che per te, quest’anno, il ritorno alla Pietrosa è particolarmente doloroso. Le case, i luoghi non sono solo pietre e paesaggi, ma soprattutto sono fatti di persone, di voci, di ricordi. Senza questi, tutto sembra vuoto. Ed è facile dire che, comunque, Albertina è presente. In verità certe assenze, certe perdite sono veramente incolmabili.

Comunque, caro Leonida, ti sono sempre vicino col pensiero e l’affetto che sai. E insieme a me ti sono vicini Fausta e i ragazzi, i quali mi chiedono spesso tue notizie. Ora siamo tornati a Roma e fra qualche giorno ci trasferiamo a Porto Ercole per trascorrere in vacanza il mese di agosto.

Quanto al “pezzo” sul tuo teatro, seguirò le indicazioni che mi hai dato nella tua lettera e lo riscriverò ampliandolo.

….

Il testo te lo invierò a Roma entro agosto. Comunque ti telefonerò in uno dei prossimi giorni.

Spero di rivederti al più presto e di ritrovarti un po’ più sollevato spiritualmente.

Un abbraccio dal tuo

Lucio.

Ci siamo sentiti al telefono con Lucio Villari; lui sempre con la sua gentilezza “esagerata” a complentarsi per il mio lavoro di ricerca e di promozione della conoscenza di Repaci e degli scrittori calabresi: un lavoro competente e importante, ma non ti aspettare di essere ripagato, di vedertelo riconosciuto! mi diceva.

Caro Lucio, intanto lo hai riconosciuto tu e me ne hai ripagato ben oltre i miei meriti e questo tuo riconoscimento, me lo tengo conservato tra le cose più care che mi siano capitate. Grazie e buon viaggio, grande Lucio Villari: la Calabria, questo Paese non potrà dimenticarti! (np)

IL RICORDO / Giuseppe Bova: Lucio Villari un reggino e un uomo colto

di GIUSEPPE BOVA – È morto un grande amico del Circolo Rhegium Julii. Un reggino e un uomo colto di valore inestimabile per il Paese

Ci ha accompagnato per lungo tempo lungo la strada dell’approfondimento storico, partecipando a numerosi convegni e dibattiti, interessandosi delle sorti della Città e della sua Bagnara, vivendo un amore appassionato per il nostro territorio.

Nel 1986 ha vinto il Premio Rhegium Julii per la sezione saggistica con il volume “Settecento adieu. Dall’illuminismo alla rivoluzione” edito da Bompiani, un volume che ha molto colpito la Giuria del tempo presieduta da Antonio Donat Cattin, che annoverava tra i suoi componenti personalità come Mimì Rea, Arrigo Petacco, Walter Mauro, Elena Clementelli, Giovannino Russo,  Antonio Altomonte, Gilda Trisolini, ed altri esponenti straordinari del mondo dell’informazione e della letteratura.

La sua avventura nel mondo dell’Università Roma Tre e della Rai ha lasciato pagine importanti sulla Storia moderna, con volumi che ancora oggi sono oggetto di attenzione da parte di studiosi di tutto il mondo. 

Oltre a “Settecento adieu” ha scritto , tra gli altri, “Il capitalismo italiano del novecento”, “ “Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento”, “L’economia della crisi”, “La roulette del capitalismo”, “Romanticismo e tempo dell’industria”, “Niccolò Machiavelli”, “L’insonnia del novecento”, “America amara. Storie e miti a stelle e strisce”.

 Su Villari è bello ricordare le parole del Presidente Sergio Mattarella che ha parlato di “studioso insigne e fine intellettuale, riferimento di generazioni di storici, uomo di grande cultura, capace di coniugare rigore scientifico e passione per la democrazia e la giustizia.

Villari resterà per sempre un esempio da seguire, una figura emblematica di calabrese che, attraverso lo studio e la ricerca, ha aperto scenari di conoscenza della storia moderna del nostro Paese che gli sono valsi un’altissima considerazione. (gb)

[Giuseppe Bova è presidente del Circolo Culturale Rhegium Julii]

 

Filippo Strano e il progetto che potrebbe cambiare il volto della Calabria

di ARISTIDE BAVAIncontriamo Filippo Strano, Console onorario Italiano a Cancun in Messico, al termine di un suo incontro con gli Operatori Turistici della Cooperativa Jonica Holidays della Locride, ai quali ha illustrato  “Riviera Cristallina”, un ambizioso progetto che  potrebbe cambiare, a suo avviso, il futuro del turismo in Calabria.

Strano, originario di Bovalino, e molto attaccato a questa terra accarezza questo sogno da anni. Parliamo con lui di questo progetto e delle aspettative che ad esso si accompagnano.

– Perché lei ha la convinzione che “Riviera Cristallina”, come ha più volte affermato, può cambiare il volto della Calabria? 

«Perché è un progetto senza precedenti che ha già preso forma e sta ridefinendo  il concetto di turismo, posizionandosi come una delle iniziative più ambiziose e innovative anche a livello nazionale. È un modello di sviluppo territoriale che integra branding avanzato, tecnologia e strategie turistiche globali, qualcosa mai visto prima nella regione e particolarmente sul territorio della Locride. Già adesso, e siamo ancora nella sua fase iniziale, Con 40 comuni, 1000 km² di territorio e 85 km di costa, la Riviera Cristallina è  il progetto turistico più strutturato della Calabria e tra i più promettenti a livello nazionale. Ad oggi, oltre 25 comuni hanno già firmato il Memorandum of Understanding (MOU), mentre altri stanno formalizzando la loro adesione. Ma non è solo una questione di numeri: il progetto sta dimostrando un livello di competenza mai raggiunto prima nel turismo calabrese, basandosi su modelli di successo internazionale e su strategie consolidate in destinazioni turistiche di fama mondiale come la Riviera Maya, Cancun e Disney Downtown, adattandole alla realtà unica della Calabria per creare un’identità distintiva e innovativa».

– Quali sono le vere “novità” che si porta appresso?

«Intanto una sinergia generalizzata sul territorio, cosa che sin qui è sempre mancata e poi, a differenza delle tradizionali iniziative turistiche, la Riviera Cristallina ha scelto di puntare sull’innovazione digitale e sulla gestione intelligente del turismo. Punti di forza sono un sistema di prenotazione interattivo in fase di sviluppo, che permetterà di personalizzare esperienze e soggiorni come mai prima d’ora in Calabria attraverso sistemi innovativi e puntando ad una interazione dinamica con il territorio, fornendo ai visitatori informazioni e offerte esclusive in tempo reale e d’accordo con la loro posizione geografica con una raccolta e un’analisi di dati avanzata indirizzata a migliorare la gestione del flusso turistico e adattare l’offerta alle esigenze reali dei visitatori».

– Un progetto ambizioso ma al quale si devono accompagnare dati concreti  anche perché di promesse questo territorio ne ha avuto molte ma spesso sono rimaste tali? 

«Con Riviera Cristallina – dice Strano – il futuro è già presente. Abbiamo già in itinere alcuni eventi internazionali che si accompagnano a strategie di espansione. Le prime iniziative rilevanti sono  il Triathlon Silver FITri  fissato per il 3 e 4 maggio 2025, in partnership con la Federazione Italiana di Triathlon, che porterà atleti da tutta Italia e rappresenterà il primo grande evento di richiamo per la Riviera Cristallina, con importanti ricadute economiche per hotel, ristoranti e servizi locali. Poi un  gemellaggio con la Riviera Maya (Cancun, Messico), una delle destinazioni turistiche più importanti al mondo. E abbiamo già in corso un “dialogo” con una compagnia aerea internazionale, per migliorare i collegamenti tra la Calabria e mercati strategici; ed è prevista anche una partecipazione promozionale all’IMEX di Las Vegas 2025, la fiera più importante al mondo per il turismo, dove la Calabria sarà rappresentata per la prima volta nella sua storia. Questi eventi non sono solo occasioni promozionali, ma veri e propri strumenti per internazionalizzare il progetto, rendendolo una destinazione di riferimento a livello globale. Voglio anche aggiungere che dopo  il Triathlon di maggio  partirà una nuova fase fondamentale per il progetto: i primi pacchetti turistici test per i “Pionieri della Riviera Cristallina”. Non si tratta ancora della grande fase di commercializzazione, che partirà con il lancio della piattaforma digitale, ma di un test controllato e selezionato del modello turistico, dove un numero limitato di viaggiatori avrà l’opportunità di scoprire il territorio in anteprima. Questo permetterà di affinare l’offerta turistica e garantire un’esperienza di qualità prima dell’apertura su larga scala».

– Quali le possibile conseguenze positive nel settore turistico? 

«Questi pionieri – risponde Strano – saranno i primi ambasciatori della Riviera Cristallina, raccontando le loro esperienze e contribuendo a far conoscere il territorio attraverso il passaparola e i social media. È una strategia innovativa, che permette di creare una prima ondata di turismo esperienziale e autentico, in attesa del lancio ufficiale su larga scala».

– Quali sono i veri punti di forza per la piena riuscita del progetto?

«Certamente l’opportunità di valorizzare il territorio e di coinvolgere, come sta avvenendo, i cittadini. Uno dei punti fondamentali della Riviera Cristallina è che il turismo non si costruisce senza il coinvolgimento attivo dei cittadini. Per questo motivo, il progetto non si limita a portare visitatori, ma mira a creare un impatto reale sulle comunità locali. Infatti si accompagna ad Opportunità di crescita per aziende e imprenditori, con la possibilità di entrare a far parte di un ecosistema turistico strutturato. Collaborazione con le amministrazioni comunali, che stanno comprendendo l’importanza di lavorare insieme per uno sviluppo strategico. Formazione per giovani e operatori del settore, con corsi già avviati e in continua evoluzione, insieme a iniziative mirate per sviluppare competenze professionali e creare nuove opportunità di lavoro nel turismo. Questa visione di lungo periodo garantisce che la Riviera Cristallina non sia solo un progetto promozionale, ma un motore di sviluppo economico e sociale per l’intera regione».

– Qual è la molla che l’ha spinta a far partire  questo progetto dal territorio della Locride che dal punto di vista turistico rimane ancora un territorio difficile per molte criticità che spesso vengono lamentate? 

«Certamente l’essere originario di questa terra e molto attaccato ad essa. E per essere sincero anche per una questione di dignità  e per favorire un  riscatto di un territorio che per troppo tempo ha atteso che qualcuno lo valorizzasse. Questa volta  non stiamo aspettando nessuno. Lo stiamo facendo da soli. E lo stiamo facendo con competenza, visione e determinazione. Sappiamo che è un progetto molto ambizioso ma stiamo notando che ci sono tutte le premesse perché abbia successo. Il nostro territorio ha finalmente l’opportunità di emergere sulla scena internazionale, e chi sceglie di unirsi oggi non sarà solo spettatore, ma protagonista di questa rivoluzione». (ab)

Dai territori una risposta diffusa per il Manifesto per una Democrazia delle cure in Calabria

Oltre 1.300 firmatari e 1.222 condivisioni, con quasi 14.000 visualizzazioni. Sono questi i numeri straordinari raccolti dal Manifesto per una Democrazia delle Cure in Calabria, un documento che propone soluzioni concrete per: ridurre i viaggi della speranza dei bambini e delle famiglie attraverso il potenziamento della Rete Ospedaliera e Territoriale della Neuropsichiatria Infantile; per abbattere le liste d’attesa, rafforzare la Medicina Territoriale, valorizzando gli Ambulatori Infermieristici. Promuove aggregazioni funzionali territoriali dei Medici di Medicina Generale, le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e i Consultori Familiari. Punta anche a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini nella programmazione e nel controllo sociale della sanità.

«Quando il 26 febbraio scorso abbiamo lanciato il Manifesto Per una democrazia delle cure in Calabria non avremmo mai immaginato di raccogliere in pochi giorni un sostegno così ampio e convinto», ha commentato Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente, sottolineando come «questo straordinario consenso ci incoraggia a proseguire il nostro impegno per una sanità più inclusiva, capillare ed efficace».

Il manifesto chiede, inoltre, lo sviluppo di un ampio programma di interventi nelle Aree Interne, tra cui elisuperfici per voli notturni e la valorizzazione degli Ospedali di Zona Disagiata e l’attivazione della telemedicina e la presenza degli infermieri di comunità.

Alla puntualità del Manifesto è stata altrettanto condivisa la risposta arrivata dal territorio con un sostegno diffuso da tutta la Calabria e non solo.90 tra Associazioni, Comitati e Fondazioni, e cittadini che operano fattivamente in paesi rappresentativi di tutte le province calabresi. Firmatari si sono registrati da Laino, Bocchigliero, San Giovanni in Fiore, Altomonte, San Marco Argentano, Rovito, Rogliano, Marzi, Parenti, Dipignano, Soriano, Serra San Bruno, Tiriolo, Oppido, San Giorgio Morgeto, Bova, Locri, Siderno, Caulonia o in realtà più popolose come le cinque città capoluogo, e da Castrovillari, Rossano- Corigliano, Rende, Tropea , Lamezia , Palmi, Cittanova, Gioia Tauro, Melito P.S., Condofuri Marina, Bovalino.

«Il nostro prossimo impegno – ha detto ancora Curia – sarà di diffondere ulteriormente il Manifesto e confrontarci, in modo costruttivo, con le Istituzioni sociali, religiose, politiche e del Terzo Settore delle 5 province e incontrare il Commissario Occhiuto ed il management aziendali».

«Ci attendono mesi impegnativi per l’attuazione, entro il 31 marzo 2026, del Pnrr attinente all’edilizia sanitaria con le 61 Case della Comunità ed i 20 Ospedali di Comunità – ha concluso – che per la sanità calabrese e per i calabresi sono una occasione storica da non eludere come, purtroppo, è successo con le Case della salute finanziate oltre 13 anni fa ed ancora sulla carta». (rcz)

Aldo Moro e questo 16 marzo diverso dalla retorica e dai rituali

di FRANCO CIMINO – Fra tre anni da questo 16 marzo saranno 50 anni da quella tragedia che ha messo in ginocchio il nostro Paese, creando seri pericoli per la tenuta della Democrazia.

Cinquant’anni sono tanti nella vita delle persone. Quelle che ne avevano pochi o molti di più quel tragico giorno, ne portano un ricordo struggente. I più politicamente avvertiti tra loro, recano anche quello del vibrante sentire quel pericolo. E i segni delle battaglie democratiche, che hanno condotto in quelle piazze dell’allora unità possibile del popolo italiano.

Battaglia dura in quel non breve periodo di spari e sangue, di agguati contro persone inermi e di attacchi mirati contro la democrazia italiana e le istituzioni. Molti di quelle persone non ci sono più. Sono andate via con quelle preoccupazioni sulla pelle e i numerosi perché irrisolti. I tanti che siamo rimasti viviamo nello stesso dolore di allora. E nelle preoccupazioni che su di esso sono rimaste. E nelle domande, che ancora ci poniamo sulle ombre ancora fitte, che dalla via Fani del rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta, si sono allungate fino a via Caetani, il luogo del ritrovamento della famosa Renault rossa nel cui bagagliaio, rannicchiato, stava il corpo trucidato da decine di pallottole del leader della Democrazia Cristiana.

Quelle ombre sono andate molto più avanti, negli spazi e nel tempo. La barbara esecuzione di Aldo Moro, la strana impossibilità di salvarlo, nonostante l’intervento di tutte le forze dell’Ordine e della polizia di mezzo mondo, dei più potenti Servizi Segreti di paesi fortissimi, dell’intervento non solo spirituale della Chiesa e di Paolo VI, il suo Pontefice, lascia ancora quelle ombre lunghe nere, intatte sul pavimento della Democrazia italiana.

La cronaca, che ancora non riesce a farsi storia, i molti processi ai responsabili scoperti di quelle orribili stragi, le decine di condanne a centinaia di anni di carcere mai completamente scontati dagli assassini e dai rapitori, lasciano aperta quella porta che si è tentato mille volte di sbarrare. Sul dolore. Sulla morte. Sulla Giustizia, che quel dolore e quelle morti reclamano in nome della Democrazia, per la vitalità della quale si sono (sono stati) immolati cinque uomini belli. E un uomo bellissimo. Eroi che non avrebbero però voluto esserlo. Almeno nel modo in cui sono stati annoverati.

Io ancora sono convinto, come quel primo giorno di quarantasette anni fa, che giustizia completa non sia stata fatta. Che i veri colpevoli della morte del grande statista, i poteri interni e internazionali che hanno approfittato, senza avere complottato con le Brigate Rosse, della stupida follia di un manipolo di illusi e velleitari soldati della rivoluzione impossibile, per cancellare dalla scena politica interna e internazionale di uno dei più grandi statisi della storia. Il più importante sicuramente dell’Europa di quel tempo.

Oggi, pertanto, voglio parlare solo di lui, dopo aver adagiato il mio cuore su quello di Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zinzi, Raffaele Iozzino, gli uomini coraggiosi assassinati per difenderlo. Aldo Moro era un uomo mite e buono, l’intellettuale profondo nella sua costante filosofia sulla libertà, l’uomo di Stato di grandi capacità, il politico intelligente e lungimirante, l’analista profondo delle problematiche sociali e l’autentico profeta del divenire della società e della Democrazia.

Moro, il politico dalle profonde visioni del mondo, il sognatore “concreto” della mondo più bello. Del futuro più luminoso. Leader riconosciuto da tutti e da molti rispettato e seguito. In particolare, nelle sue ultime analisi sullo stato della democrazia italiana e sui rimedi che unitariamente si sarebbero dovuti adottare per rafforzarla e ampliarla. Anche attraverso quella straordinaria e coraggiosa strategia di allargamento degli spazi di partecipazione diretta al governo del Paese, che coinvolgesse il Partito Comunista, sotto quella formula denominata (non da lui, in verità) “compromesso storico”.

Molti osservatori e studiosi pensano ancora che la convergenza di interessi sulla “convenienza “ della morte del leader della Democrazia Cristiana riguardasse proprio il Compromesso Storico e la piena legittimazione del Partito Comunista quale forza democratica avente il pieno diritto a governare, in alleanza con il suo antagonista, nella fase d’emergenza.

E nel domani immediato, secondo la formula dell’alternanza sancita dal voto popolare. Gli Stati Uniti e L’Unione Sovietica insieme a temere, per opposti interessi, la stessa cosa, assai pericolosa per loro. Io credo che non sia questo il vero motivo dell’avversione nei confronti del politico geniale. Aldo Moro, pochi lo sanno, è stato un grande tessitore dei nuovi equilibri mondiali. Un grande uomo di pace, costruttore, sulla scia del pensiero di De Gasperi, della Pace nel mondo.

Tre erano i capisaldi del suo pensiero sulla Pace. Il primo: La definizione, con completamento, del progetto dell’unità europea, attraverso la nascita effettiva dell’Unione degli Stati d’Europa, quale istituzione democratica, entità libera, autonoma e indipendente. E democratica, dai saldi principi di ispirazione cristiana. Il secondo: un Piano economico straordinario da parte dei Paesi Occidentali per fare uscire i paesi emarginati e poveri dallo stato di arretratezza nel quale si trovavano da sempre, aggravato il quale l’intero pianeta sarebbe stato meno sicuro. Sia per le guerre regionali che sarebbero esplose, sia per l’imponente moto migratorio che si sarebbe avviato senza forza che lo potesse arrestare.

Terzo: la Questione Mediorientale, nella quale sarebbe esplosa la rabbia del popolo palestinese in lotta legittima per avere la patria e lo Stato di cui hanno diritto. E nel proprio territorio, che storicamente li attende. Senza la soluzione della questione palestinese, senza la costruzione di uno Stato palestinese libero e autonomo, riconosciuto dal mondo intero, il pianeta sarebbe andato in fiamme.

E lo stesso Israele, che faticosamente aveva realizzato nell’immediato secondo dopoguerra il suo libero Stato, non sarebbe stato al sicuro. Il mondo nel suo complesso non sarebbe stato al sicuro. La guerra, nelle sue diverse forme, anche terroristiche, sarebbe tornata a essere lo strumento privilegiato non soltanto per la soluzione dei conflitti, ma per la definizione dei nuovi equilibri di potere nel pianeta.

Aldo Moro, nei molteplici ruoli di governo, in particolare quello di ministro degli Esteri, si è tenacemente battuto per realizzare quel progetto da lui stesso pensato ed elaborato. Da quel tempo in qua, il mondo è quello che Moro aveva temuto, rispetto al quale ci aveva avvertito, profetizzando incredibilmente gli scenari drammatici cui stiamo assistendo. Oggi, questa ricorrenza, per essere pienamente compresa e moralmente rispettata, va collocata in quel fatto, in quella storia non narrata.

E in questa tragedia di una umanità tenuta sotto sequestro dalle forze di tipo imperialista, che volevano, e ancora vogliono, che essa sia frantumata in tanti pezzi piccoli e deboli, per risultare più facile imporre il potere dei più forti. E quello dei vecchi e nuovi prepotenti. I vecchi e nuovi predatori egoisti.

Oggi il 16 marzo del 1978, è un atto di protesta contro le guerre e contro le povertà. È, insieme, un richiamo ai valori che l’insegnamento di quel grande statista, l’uomo buono e il politico onesto, ha lasciato agli uomini e alle donne di buona volontà. Ai desiderosi di Pace. Ai sinceri costruttori della Pace. Quella vera. della giustizia e della libertà. Per tutti. popoli e persone. (fc)

Si è costituito l’Ente Bilaterale OPNR per la sicurezza sul lavoro

Nella sede di Confapi Cosenza è stata firmata la costituzione dell’Ente Bilatelare OPNR per  la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.

L’evento ha rappresentato un momento fondamentale per rafforzare la collaborazione tra le parti sociali nella promozione della cultura della sicurezza. L’incontro ha avuto come obiettivo quello di consolidare l’impegno condiviso per la protezione della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, puntando su una continua collaborazione tra le parti sociali.

Francesco Napoli, presidente di Confapi Calabria, ha evidenziato come «la bilateralità rappresenta una pietra miliare per il welfare, sottolineando l’importanza del ruolo degli enti bilaterali nella costruzione di un sistema di welfare inclusivo e orientato alla tutela dei lavoratori».

Sono intervenuti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria, Gianfranco Trotta, Giuseppe Lavia e Maria Elena Senese, esprimendo grande soddisfazione per il percorso avviato da Confapi, riconoscendo il valore dell’iniziativa e l’importanza di una collaborazione sinergica tra le parti sociali per garantire la sicurezza e il benessere nei luoghi di lavoro.

Pasquale Mazzuca, direttore di Confapi Calabria, che ha coordinato i lavori, ha guidato il dibattito sul ruolo fondamentale degli enti bilaterali nella sicurezza e nel benessere dei lavoratori.